Polinesia e Australia, viaggio di nozze around the world

Questo viaggio è stato il nostro regalo di nozze. 28 giorni, 15 voli, 5 compagnie aeree, crociera in catamarano, noleggi auto e fuoristrada… il viaggio della nostra vita! Ho deciso di organizzarlo da sola perché le agenzie di viaggio mi sconsigliavano il volo giro del mondo, dicendo che era troppo costoso.*-) Sul sito dell’Air New Zealand invece ho trovato un’ottima offerta e da lì è iniziato tutto. Solo per la parte in Polinesia mi sono appoggiata on-line all’agenzia Kiaora con ottima soddisfazione. Ecco il mio racconto….

16 Maggio
Partiamo da Milano verso Londra con la British, preoccupati per la nube vulcanica che minaccia la chiusura degli aeroporti, invece il volo dell’Air New Zealand per Los Angeles parte puntualissimo. I posti anche in classe economica sono più larghi rispetto a quelli che ho trovato su altre compagnie e grazie allo schermo TV in ogni posto riusciamo a farci passare le dieci ore di volo. A Los Angeles imbarchiamo sull’Air Tahiti Nui per la Polinesia dove atterriamo alle 5,30 ora locale del giorno successivo: 12 ore di fusorario!:shock: Meno male che sull’ultimo volo sono riuscita a dormire un po’.

17 Maggio
All’aeroporto ci accoglie Giacomo, l’incaricato della Kiaora, armato di collana di fiori: abbiamo diverse ore prima del prossimo volo che ci porterà alla nostra prima destinazione e lui ci spiega come andare in centro a Papeete per un piccolo giro.
A metà giornata prendiamo il nostro ultimo (per il momento) volo in direzione dell’isola di Raiatea. La vista dall’alto delle isole fa già venire la pelle d’oca! Lì c’è l’incaricato dell’hotel “la Pirogue” che ci aspetta per portarci in motoscafo sulla vicina isola di Tahaa. L’hotel si trova su un motu, cioè su uno degli isolotti sabbiosi che si trovano sulla barriera corallina che forma l’atollo, al centro del quale sorgono le isole vulcaniche. In mezzo l’acqua è di ogni tonalità di azzurro che possiate immaginar e di una trasparenza incredibile. :serenata:

L’hotel è composto da 9 bungalow tutti a pochi metri dalla spiaggia di sabbia corallina bianchissima. Dopo l’accoglienza a base di cocktail di benvenuto e champagne in camera, c’infiliamo il costume e corriamo in acqua. Nonostante il tempo sia un po’ nuvoloso la temperatura, è splendida. La sera a cena scopriamo che la cucina dell’hotel è superlativa: ho fatto la cura di pesce, sia crudo che cotto.

18 Maggio
Dopo un’abbondante colazione a base di frutti tropicali (interi, in succo o marmellate), ci facciamo preparare dei panini e partiamo in kayak per esplorare i motu vicini. Dopo una discreta fatica (il vento soffiava sempre contro..) arriviamo in un punto molto promettente per lo snorkeling. Lasciamo il kayak su una spiaggia deserta e ci tuffiamo ad ammirare i pesci tropicali e i coralli che ricoprono ogni roccia sommersa. Riusciamo anche ad intravedere uno squaletto di laguna. Purtroppo quando usciamo dall’acqua scopriamo che l’isolotto non era così deserto come pensavamo: un cane che assomigliava al piccolo aiutante di Babbo Natale dei Simpson si era impadronito del nostro zaino con le provviste; lo zaino è distrutto e dei panini non rimangono che poche briciole!:x Torniamo pagaiando all’hotel dove ci consoliamo con due belle insalatone di pesce e passiamo il pomeriggio in relax.

19 Maggio
Partiamo per un tour dell’isola di Tahaa. Saliamo in fuoristrada fino ad un punto panoramico su cui si vedono dei magnifici scorci sulla laguna, poi ci portano in un punto vendita di perle nere dove ci spiegano la tecnica di inseminazione delle ostriche e la loro coltivazione. A pranzo la nostra guida ci porta direttamente a casa sua dove la moglie ha preparato per noi insalata di riso e poisson cru (un piatto tipico a base di pesce crudo e latte di cocco). Poi ci portano a fare snorkeling al giardino di corallo di Tahaa; si tratta di un tratto di laguna tra 2 motu ricco di rocce sommerse dove l’acqua arriva al petto: il posto era talmente ricco di pesci e coralli che non sapevo più dove girarmi!:cool:

20 Maggio
Al mattino ci concediamo un ultimo giro dell’isoletta prima di lasciare l’hotel e sistemarci sul catamarano che ci avrebbe ospitato per i successivi 4 giorni. La barca è molto grande: ci sono 4 cabine con letto matrimoniale e bagno privato (anche se Stefano a causa della sua altezza, 190 cm, continuerà per tutta la crociera a dare testate ad una trave sul soffitto) più quelle dell’equipaggio. Insieme a noi salgono una coppia di francesi e 2 coppie di Americani. Siamo gli unici in viaggio di nozze: uno degli americani ci chiede se è il nostro primo matrimonio (?!?).:o
Al pomeriggio ci portano anche loro al giardino di corallo: sapevo che ci sarei tornata ancora, ma ci tornerei altre 100 volte! Lo spettacolo mi lascia ancora senza fiato, ma stavolta mi aspetta un brutto inconveniente: mentre passeggio in mezzo alle rocce sento improvvisamente un forte dolore al piede; mi volto e vedo un’anemone che ondeggia vicinissimo a me. Sbuco dall’acqua e cerco la guida per chiedergli se è pericoloso. Purtroppo la risposta è sì, s’informa dove mi sono fatta male e mi dice che mi medicherà sulla barca. La medicazione sarà poi solo una strofinatina col limone: mi rimarrà per un paio di giorni il bruciore e una sfilza di puntini rossi sul piede…

21 Maggio
Sbarchiamo su Tahaa per partecipare al Vanilla tour: ci aspetta un francese che abita lì da 25 anni. Ci mostra la sua casa (spiegandoci tutti gli usi e costumi polinesiani), il suo giardino (illustrandoci tutte le piante tropicali ed il loro utilizzo) e la sua coltivazione di vaniglia (dicono che su quest’isola si coltivi la vaniglia migliore del mondo).
Dopo pranzo salpiamo alla volta di Bora Bora: il tempo è pessimo e ne approfittiamo per riposare in cabina. Rispunta il sole proprio quando entriamo nella laguna, mostrandoci gli splendidi colori dell’acqua. Ormeggiamo in mezzo ai bungalow overwater dei grandi resort; uno degli americani (texano) si fa fuori un’incredibile quantità di birra locale, mentre gli altri 2 stappano tutte le sere una bottiglia prodotta dalla loro cantina nel South Carolina che si sono portati in valigia… Stefano invece scopre con disappunto che la telecamera subacquea non funziona più.:(

22 Maggio
Ci svegliamo con un sole splendido che fa risaltare ancora di più il magnifico spettacolo di questa laguna.:D In mattinata ci portano a fare snorkeling al giardino di corallo di Bora Bora: i pesci tropicali si affollano a centinaia attorno a noi in cerca del cibo distribuito dai nostri accompagnatori, poi nuotando attorno alle rocce ricoperte di meravigliosi coralli riusciamo a scorgere un’enorme murena. Torniamo sul catamarano per pranzare e ci spostiamo in un altro punto della laguna dove l’acqua, alta al massimo fino al petto, è trasparente come una piscina. Appena ci tuffiamo veniamo circondati da un branco di razze, che in questo punto sono abituate a mangiare dalle mani dei turisti. Io resto un po’ in disparte timorosa mentre Stefano si avvicina per accarezzarle: le razze sono così invadenti che quasi si “arrampicano” sul suo corpo in cerca di cibo!
Ritorniamo sulla barca e ci spostiamo in un pass al limite della barriera corallina. Ci tuffiamo in un punto profondo diversi metri, ma l’acqua è così limpida che distinguiamo perfettamente qualche decina di squali limone adagiati sul fondo. La nostra guida comincia a spargere pezzi di cibo in acqua e i pesci tropicali si affollano per sfamarsi. Pian pianino cominciano a salire anche gli squali, muovendosi a cerchio, finché non ce li troviamo tutto attorno a noi! Non erano enormi (i più grandi erano circa 1,20 m), ma facevano comunque una discreta impressione…:shock: Concludiamo la giornata con un bellissimo tramonto che illumina in controluce gli overwater distesi sulla laguna.

23 Maggio
Sbarchiamo al mattino presto al porto di Bora Bora: abbiamo quasi tutto il giorno a disposizione e decidiamo di passarlo su una delle spiagge vicino alla zona degli hotel. La tassista si offre di tenerci i bagagli per tutto il tempo e ci accordiamo sull’ora del ritorno. Passiamo la giornata in relax, nuotando e pranzando in un chiosco a base di cucina locale. Il pomeriggio andiamo a prendere l’aereo per la nostra prossima isola. L’aeroporto di Bora Bora è molto carino: per raggiungere l’aereo ci fanno camminare in vialetti circondati da fiori di ibisco… L’aeroporto di Maupiti, dove atterriamo dopo un volo di soli 20 minuti, si rivela ancora più caratteristico: la pista d’atterraggio comincia in mezzo all’acqua e la struttura è composta da una capanna senza pareti e con il pavimento in ghiaia! L’isola assomiglia molto a Bora Bora, ma più piccola e più selvaggia: non ci sono resort ma solo piccole pensioni. Ci accoglie il responsabile della pensione “Le Kuriri” che ci accompagna in barca sul motu. La pensione è composta da solo 5 bungalow immersi tra le palme; l’elettricità è fornita da pannelli solari e la sera si cena tutti assieme attorno ad un unico tavolo, con il responsabile che fa da intrattenitore. La spiaggia si affaccia sull’oceano ma prima della barriera corallina c’è un bel tratto d’acqua bassissima cosparsa di rocce ricoperte da coralli. Il panorama alla luce della luna è meraviglioso…:serenata:

24 Maggio
Ci svegliamo sotto la pioggia. Schiarisce verso le 9,30 e dato che è il nostro unico giorno a disposizione non rinunciamo a farci portare sull’isola principale (in compagnia di un’altra coppia di italiani) dove affittiamo delle biciclette. C’è un’unica strada che fa il giro dell’isola lunga al massimo 10 km. Arriviamo alla splendida spiaggia di Tereia dove lasciamo le bici e ci apprestiamo ad attraversare la laguna a piedi: in questo punto l’acqua arriva al massimo fino alla pancia! Il tempo rimane minaccioso ma dove siamo noi per fortuna piove pochissimo; scopriremo poi che alla pensione era piovuto quasi tutto il giorno! Completiamo il giro dell’isola ed andiamo a pranzo nell’unico locale del posto, lo snack Tarona. A metà pomeriggio torniamo sul motu; approfittiamo del sole per fare altri due passi e raggiungere una stupenda lingua di sabbia bianchissima che si allunga nella laguna. Riusciamo anche a vedere delle grosse mante a pelo d’acqua che tornavano verso l’oceano. La sera a cena la cameriera ci chiede, visto che siamo italiani, se conosciamo Antonio, di Roma che fa le pizze; è un po’ dura spiegarle che in Italia siamo un po’ di più dei mille abitanti di quest’isola!:flirt: Il responsabile della pensione ci racconta che lei quando sta in cucina si tiene accesa della musica per allontanare gli spiriti malvagi.

25 Maggio
Ci svegliamo presto per prendere l’aereo verso Tahiti; mentre smontiamo dalla barca piove a dirotto e ci bagniamo completamente, noi e bagagli. Anche all’arrivo a Tahiti piove; lasciamo le valigie al motel dell’aeroporto ed andiamo in città per fare un po’ di sano shopping turistico.

26-27 Maggio
Altra levataccia per prendere l’aereo che ci deve portare in Australia, ma abbiamo una brutta sorpresa: i piloti dell’Air Tahiti sono in sciopero e il nostro volo viene annullato!:-x Con tutti i voli in programma in questo viaggio era impossibile che non ci fosse neanche un intoppo! Il volo successivo sarebbe stato dopo 2 giorni e quindi la compagnia ci alloggia in pensione completa al Sofitel di Tahiti.
L’hotel è molto lussuoso, così cogliamo l’occasione per fare 2 giorni in completo relax, accompagnati da un sole splendido, con l’unica preoccupazione di riuscire a spostare le prenotazioni di auto e hotel che avevamo a Melbourne. Ci contatta anche Giacomo, l’addetto della Kiaora, che ci chiede se abbiamo bisogno di qualcosa: s’informa per noi presso la compagnia aerea e ci conferma che saremmo ripartiti il 28 Maggio alle 3,00 del mattino per Auckland e che era stato organizzato anche il collegamento per Melbourne. Alla sera attorno alla piscina dell’hotel vediamo le prove di una suggestiva danza Maori che avrebbe accompagnato una sfilata di moda in programma lì nei giorni successivi.

28-29 Maggio
Finalmente c’imbarchiamo su un volo Air New Zealand per Auckland, dove arriviamo il giorno 29 (perdiamo 24 ore quando attraversiamo il meridiano del cambio di data). Ripartiamo subito per Melbourne dove finalmente atterriamo alle 11,00. Al duty free dell’aeroporto Stefano trova un’altra telecamera per rimpiazzare quella che non funzionava più, poi andiamo a ritirare l’auto. Avevamo prenotato un fuoristrada, ma a causa del cambio di prenotazione ci troviamo con una sportivissima Ford Falcon blu elettrico. Ci dirigiamo verso la città sperimentando la guida a sinistra; scarichiamo le valigie in hotel e usciamo subito per visitare Melbourne dato che rispetto ai programmi originari il tempo a disposizione si è notevolmente ristretto.
Partiamo dal Queen Victoria Market, (un’enorme mercato coperto dove vendono veramente e di tutto ed a ottimi prezzi), attraversiamo Chinatown (ci sono moltissimi orientali in Australia e una miriade di tipi diversi di cucina esotica), percorriamo alcune vie centrali fino a Rialto Tower (la mia guida indicava che si poteva salire per vedere il panorama dall’alto ma troviamo la torre chiusa), andiamo verso l’acquario, attraversiamo il fiume e risaliamo la promenade dall’altro lato. Qui troviamo l’altissima Eureka Tower dove scopriamo che qui c’è un punto panoramico in cima; compriamo il biglietto sun & stars e affrontiamo la prima salita: lo spettacolo è notevole, si vede tutta la città a 360°.:cool:
Una volta scesi torniamo verso le vie del centro dove Stefano aveva adocchiato una birreria artigianale; purtroppo il locale è già pieno e non riusciamo a sederci a mangiare ma lui non rinuncia ad assaggiare la birra: tuttora afferma che sia la migliore che abbia mai bevuto in vita sua! Andiamo a cena da Cookie, un locale consigliato dalla Lonely Planet, poi torniamo all’Eureka Tower per goderci il panorama notturno di Melbourne. Infine torniamo sfiniti in hotel dove crolliamo letteralmente a letto.

30 Maggio
Partiamo in auto verso la Great Ocean Road, la grande strada costiera che si dirige verso Adelaide. Per un primo tratto la strada corre proprio sulla scogliera a picco sull’oceano e ad ogni curva si scorgono vedute mozzafiato. Il tempo è molto nuvoloso e ventoso, ma contribuisce a rendere il paesaggio ancora più selvaggio regalandoci incredibili onde che s’infrangono sotto di noi. E’ divertente notare come dopo tutti i punti di sosta panoramica ci siano cartelli che redarguiscono i turisti: “ricordati che in Australia si guida a sinistra!”.
Attraversiamo poi un tratto verso l’interno, ricco di foreste e pascoli di mucche e pecore; risbuchiamo sulla costa all’altezza dei 12 Apostoli, un punto panoramico da cui si possono ammirare degli enormi faraglioni staccati dalla costa che si stagliano nell’oceano tentando di resistere alla forza dell’erosione delle onde. Uno sparuto raggio di sole ci da la possibilità di fare qualche foto memorabile…:cool:
Riprendiamo la strada costiera e infilandoci in altri punti panoramici segnalati scopriamo che ci sono altre formazioni rocciose meno famose ma altrettanto spettacolari: l’Arch (un arco di roccia che si protende verso il mare), il London Bridge (un faraglione che fino a poco tempo fa era collegato alla costa da un arco e che quando è crollato ha lasciato dei terrorizzati turisti isolati sulla roccia) ed altre formazioni di cui non ricordo il nome…
Dopo quest’altro tratto prendiamo la statale interna fino alla nostra tappa giornaliera: il paese di Mt Gambier. Ci arriviamo che è già buio da un po’ e lungo la strada riusciamo ad intravedere un grosso canguro che si rifugia nella foresta…

31 Maggio
Ci aspetta una lunga giornata di guida: attraversiamo una grande quantità di pascoli e coltivazioni di abeti, fiancheggiamo un grande parco naturale costiero, infine una zona collinare ricca di boschi ed arriviamo alle 4 del pomeriggio a Cape Jervis dove ci aspetta il traghetto per Kangaroo Island. Arriviamo dopo un’ora e ci rimettiamo subito alla guida perché dobbiamo attraversare tutta l’isola prima di arrivare al nostro hotel e dopo il tramonto gli animali selvaggi iniziano a girare numerosi. Purtroppo il tempo peggiora rapidamente e i grossi nuvoloni di pioggia anticipano l’oscurità: ci troviamo così a percorrere circa 100 Km di strada in mezzo alla foresta mentre davanti ai nostri fari compaiono improvvisamente un gran numero di opossum, wallaby, canguri grigi e grandi canguri rossi!:shock: Grazie ai buoni riflessi di Stefano riusciamo ad arrivare a destinazione senza lasciare vittime sulla strada (ci capiterà di vedere parecchi animali morti ai bordo strada, lasciati da guidatori meno prudenti di noi). L’hotel è in mezzo alla foresta e mentre andiamo a cena vediamo un piccolo wallaby che salta sui bidoni della spazzatura ad un metro da noi. La cucina dell’hotel è costosa ma superlativa: ci godiamo un bel piatto a base di carne di canguro (ottima!) e vino rosso dell’isola.

1 Giugno
Ci svegliamo con un tempo nuvoloso. Quando usciamo dalla camera dell’hotel vediamo il proprietario che esce armato con una carota: fuori lo aspetta un simpatico canguro grigio che afferra la carota con le sue zampette e se ma mangia con calma ; nel frattempo io e Stefano ci facciamo fare un servizio fotografico completo mentre lo accarezziamo… Partiamo poi verso il vicino Flinders Chase National Park, un grande parco naturale dell’isola ricco di sentieri e splendidi panorami. Visitiamo le Remarkable Rocks (dei grandi massi di pietra in cima alla scogliera meravigliosamente erosi dalla schiuma delle onde in forme molto bizzarre), Cape Du Couedic (un promontorio in cui si trova un vecchio faro che fronteggia 2 isolette rocciose continuamente sferzate dalle enormi onde oceaniche) ed Admirals Arch (un arco di pietra proteso sul mare sotto al quale soggiorna una colonia di foche neozelandesi). Facciamo poi una passeggiata vicino al centro informazioni, ammirando delle simpatiche oche selvatiche, uno stormo di bellissimi pappagallini rossi e blu e alcuni wallabies che riposano tra i cespugli. Andiamo infine a fare una piccola escursione in un sentiero che percorreva una valle verso il mare e lì incontriamo 2 australiani di mezza età molto espansivi che attaccano subito bottone con noi (scopriremo che gli australiani sono tutti estremamente loquaci) e ci danno un sacco di dritte sui luoghi da visitare dell’isola. Prima di dormire facciamo una breve passeggiata in una strada sterrata che si inoltra nella foresta: bastano pochi metri per vedere alcuni wallabies ed opossum che ci osservano con gli occhi illuminati dalla luce delle nostre torce.

2 Giugno
Lasciamo l’hotel e ci dirigiamo come prima tappa ad Hanson Bay, dove troviamo il Koala Walk: un breve sentiero in mezzo a vecchi eucalipti rifugio ideale per i koala. Ne vediamo infatti parecchi appollaiati su minuscoli ramoscelli ad altezze vertiginose; non fanno altro che mangiare e dormire tutto il giorno, una vita ideale!:) In un prato vediamo inoltre parecchi grossi canguri rossi che pascolano. Ci dirigiamo poi verso Cape Borda, un altro promontorio sul mare con un vecchio faro ristrutturato ed un piccolo museo (una sola stanza a dir il vero) in cui si raccontano le storie dei vecchi custodi del faro. I 30 km di strada sconnessa per arrivare mettono a dura prova l’auto sportiva che ci hanno dato al posto del fuoristrada!
La tappa successiva è Parnada Farm, una fattoria privata dove all’interno di numerosi recinti tengono tutte le varie specie di animali australiani. Ci danno un sacchettino con del cibo per i canguri (puoi entrare nel recinto e dar da mangiare direttamente delle tue mani) e una mappa con il percorso. Vediamo gli emu (simili agli struzzi), gli echidna (un parente del riccio, con un buffo naso allungato), i koala, varie specie di pappagalli e gli stranissimi cassowary (sempre simili agli struzzi, ma con il collo blu ed un’alta cresta d’osso sulla testa).
Ripartiamo in cerca di un’azienda vitivinicola per acquistare una bottiglia del vino bevuto 2 sere prima, poi ci dirigiamo verso la piccola altura di Prospect Hill da cui ammiriamo un bel panorama a 360°. Concludiamo il giro dell’isola nel tardo pomeriggio e ci imbarchiamo sul traghetto per tornare sul continente. Arriviamo ad Adelaide a sera inoltrata: ci fermiamo a mangiare in una birreria artigianale (immancabile!) ed andiamo a dormire in un motel vicino all’aeroporto.

3 Giugno
Appena svegli ci dirigiamo subito all’aeroporto, riconsegniamo l’auto e facciamo il check in. Tra i negozi delle partenze troviamo una loquace commessa australiana che ci racconta di avere 4 koala nel suo giardino (!); poi ci spiega che questi simpatici animaletti non fanno altro che dormire perché le foglie di eucalipto contengono una sostanza drogante, quindi finito di mangiare si addormentano subito…
Partiamo con un volo Qantas ed atterriamo nel primo pomeriggio ad Alice Springs, nel cuore del deserto australiano. Ritiriamo il fuoristrada noleggiato e dopo un pranzo veloce partiamo per Kings Canyon percorrendo Larapjnta Drive, circa 300 Km di strada dapprima asfaltata poi sterrata, dove ci divertiamo a testare il 4×4 del nostro Outlander alzando dietro di noi polveroni di terra rossa.
Il deserto australiano è in realtà ricco di arbusti e piccoli alberelli e lungo la strada attraversiamo numerose colline. Ad un certo punto vediamo dei cartelli che ci dicono di fare attenzione alle “Dust corrugations”, ma non capiamo di cosa si tratta; improvvisamente davanti a noi vediamo un piccolo fossato che attraversa tutta la strada, probabilmente creato da qualche torrentello durante le piogge: Stefano frena bruscamente ma troppo tardi: lo attraversiamo con un sobbalzo che ci fa picchiare la testa sul tettuccio! Fortunatamente gli ammortizzatori fanno il loro lavoro e l’auto sembra non avere conseguenze: ora abbiamo capito di cosa parlavano i cartelli…:???:
Arriviamo che è ormai il tramonto e ci godiamo i colori accesi che assumono le colline rocciose del Kings Canyon col variare della luce. Il resort, unico della zona, è costituito da una zona campeggio, camere tipo ostello, camere standard e camere di lusso, distributore (ovviamente carissimo dato che non ce ne sono altri per qualche centinaio di kilometri), supermarket e ristorante BBQ che serve tutte le specialità australiane e due yuppie un po’ datati che intrattengono i clienti con musica dal vivo e sketch comici. Quando abbiamo prenotato la camera, quelle standard erano esaurite, così ci siamo concessi una notte di lusso: bagno enorme, doppio letto matrimoniale e vasca idromassaggio vista deserto e cielo stellato…:D

4 Giugno
Al mattino ci dirigiamo ai piedi del Kings Canyon ed imbocchiamo il sentiero di 6 Km che ne fa il giro completo, serpeggiando in mezzo ad ammassi di rocce che con la forza dell’acqua e dell’aria hanno assunto forme incredibili, ammirando le splendide vedute sulle pareti a picco della gola. Terminiamo verso mezzogiorno e ripartiamo in direzione di Ayers Rock, che gli aborigeni chiamano Uluru: un’incredibile, enorme roccia che si eleva in mezzo al deserto e che è diventata uno dei simboli dell’Australia. Anche qui c’è un complesso turistico sorto dal nulla e composto da alcuni hotel, campeggi e una zona commerciale. Noi abbiamo pernottato al Pioneer Outback, l’unico con un discreto rapporto qualità-prezzo (essendoci poche alternative i prezzi qui sono molto elevati). Uno dei ristoranti dell’hotel era un simpatico BBQ dove compravi la carne cruda già infilzata negli spiedini e poi te la cucinavi da solo sulle griglie a disposizione… Prendiamo un assaggio di tutte le carni locali: buoni il canguro e l’emù mentre il coccodrillo ci pareva un po’ gommoso.

5 Giugno
Al mattino ci rechiamo a visitare il Uluru, che si trova all’interno di un parco naturale gestito dagli aborigeni che da migliaia di anni vivono in questo deserto. Nonostante le comitive di turisti che affollano la zona d’arrivo, si riesce ad intuire la sacralità del luogo. Neanche le foto riescono a rendere bene le emozioni suscitate da quest’enorme ammasso roccioso che spunta in maniera incredibile nella distesa del deserto australiano. Ci sono cartelli che sconsigliano ai turisti la scalata del monolito, anzitutto perché per gli aborigeni è sacro e quindi per loro c’è il divieto di salirci sopra, in secondo luogo perché la scalata è molto pericolosa: sono già morte decine di persone!:no:
Partiamo per il giro a piedi attorno alla roccia, in tutto circa 2-3 ore di passeggiata. Esploriamo le polle d’acqua che si formano alla base della roccia, attorniate da alberelli di mimosa in fiore, e le pitture degli aborigeni vecchie di migliaia d’anni che tramandano le leggende che compongono la storia mitologica degli aborigeni e che traggono ispirazione da Uluru e dalle varie forme assunte dalla roccia.
Sfiniti, passiamo il pomeriggio a riposo dato che la sera ci aspetta la cena Sound Of Silence.
Ci prelevano in pullman e ci portano a poca distanza dalla zona dei resort, su una collinetta con una vista perfetta su Uluru. Ci godiamo il tramonto sorseggiando spumante e mangiando tartine e sushi, facendo centinaia di foto alla roccia che cambia colore al calare del sole. Quando oramai è quasi buio ci fanno accomodare su dei tavoli in mezzo al deserto: la temperatura cala rapidamente fino a 4° e i “fungoni” sistemati tra i tavoli aiutano a sopportare il freddo insieme al vino che ci versano i camerieri (buono il bianco, mediocre il rosso), mentre ci invitano a servirci al buffet. Gli australiani al nostro tavolo attaccano subito bottone e continuano a conversare per tutta la serata, ripetendo senza problemi tutte le volte che non capivamo (parlano molto in fretta!). A fine cena i camerieri spengono tutti i “fungoni” e le candele sui tavoli e sopra di noi appare un cielo stellato meraviglioso! Si distingue chiaramente anche la Via Lattea. Una persona armata di pila ci mostra le varie costellazioni, tra cui la Croce Del Sud, che compare anche nella bandiera australiana. Alla fine torniamo in hotel veramente emozionati e anche un po’ brilli…

6 Giugno
Dopo colazione torniamo al parco nazionale, ma stavolta ci dirigiamo verso i Monti Olgas, chiamati in lingua locale Kata-Tjuta, una formazione rocciosa simile ad Uluru ma composta da diverse “cupole”. Anche qui affrontiamo un percorso che si addentra in una delle valli tra queste rocce, la Valley of the Wind, con piccoli ruscelli e foreste di mimose in fiore… Si può facilmente intuire perché per gli aborigeni questi luoghi siano considerati sacri, è un piccolo paradiso in mezzo al deserto australiano! La scarpinata dura un paio d’ore, poi imbocchiamo la via del ritorno verso l’aeroporto. Lungo la strada mi tolgo lo sfizio di affacciarmi sulla via che conduce verso l’ovest dell’Australia: 1.500 km di strada sterrata in mezzo al nulla! Mi faccio fare una foto sotto un cartello con una sagoma di dromedario, che indica il pericolo di branchi di animali selvaggi, e neanche a farlo apposta poco dopo scorgiamo a lato della strada un gruppo di dromedari che brucano liberamente tra i cespugli. Questo sarà il nostro ultimo assaggio di Outback prima di prendere il volo Qantas per Cairns, sulla costa nordest del continente.
La città è una tipica località turistica e il nostro hotel è in pieno centro, in mezzo alle principali vie di negozi e ristoranti e a due passi dal porto. Ceniamo in un locale greco (in Australia si può trovare ogni genere di cucina del mondo) e dopo una passeggiatina tra i locali torniamo in albergo.

7 Giugno
Andiamo al porto per imbarcarci alla volta della Grande Barriera Corallina. Sono decine le compagnie che organizzano questi tour e noi su consiglio della Lonely Planet abbiamo scelto la “Passion of Paradise”, un enorme catamarano in grado di trasportare fino ad 80 persone. Dopo 2 ore di navigazione arriviamo alla prima destinazione del tour: Michealmays Bay, un isolotto di sabbia bianca che affiora dalla barriera. Grazie al cielo noleggiamo delle mute perché l’acqua si rivela freddina (anche se ci troviamo ai tropici siamo in ogni caso in mezzo all’oceano!). Facciamo snorkeling in mezzo a meravigliosi coralli, di ogni forma e colore e di dimensioni impressionanti.:cool::o
Torniamo in barca per pranzare, poi ci dirigiamo verso il secondo sito: un banco corallino pochi metri sotto la superficie dell’oceano sulla barriera esterna. Qui la corrente è un po’ forte e facciamo fatica a nuotare, ma lo spettacolo che appare sotto di noi vale ogni sforzo. La mia esperienza in materia di coralli è molto scarsa, ma la varietà e le dimensioni di quelli visti qui è veramente notevole…
Altre 2 ore di navigazione per tornare al porto, poi la sera andiamo a cena in una birreria artigianale (non potevamo mancare…) che oltre ad avere ottime birre ci serve anche degli succulenti piatti di carne.

8 Giugno
La nostra destinazione stavolta è verso l’interno, sulle colline alle spalle della città dominate dalla foresta pluviale. Prendiamo un trenino turistico che si arrampica attraverso una valle in direzione di Kuranda, un vecchio villaggio di pionieri trasformato in centro d’attrazione turistica. La ferrovia è stata costruita più di cent’anni fa in maniera avventurosa ed il percorso decisamente panoramico si rivela la vera attrattiva della giornata: si aprono infatti meravigliose vedute sulla valle verso l’oceano e sulle cascate che costellano il percorso. La cittadina, splendidamente curata, offre solo un mercatino per turisti, numerosi negozi e la solita collezione di animali esotici. Dopo aver fatto un giro a piedi attorno al villaggio inoltrandoci nel silenzio della foresta, troviamo un negozio d’artigianato locale che esponeva oggetti decorati da artisti aborigeni e cogliamo l’occasione per acquistare un boomerang stupendamente decorato (immancabile!).
Per il rientro nel pomeriggio utilizziamo invece la Skyrail: una funivia che attraversa le colline passando diversi metri sopra le cime degli alberi, con alcuni punti di sosta per poter scendere ad esplorare la foresta su percorsi rigorosamente segnati.
La sera per cena scegliamo nuovamente la birreria, che troveremo affollata di giovanissimi impegnati a scolarsi litri di birra prima di partire con un autobus a 2 piani per scorrazzare tra le vie di Cairns…

9 Giugno
Prendiamo l’auto e ci dirigiamo verso nord per vedere la famosa Cape Tribulation. Scopriamo che il tratto di strada costiera sopra Cairns non ha nulla da invidiare alla Great Ocean Road: ad ogni tornante si aprono infatti splendidi panorami verso l’oceano, poi quando arriviamo nell’area protetta della Daintree Rainforest la strada inizia a serpeggiare all’interno della foresta pluviale costeggiando spiagge da sogno. I cartelli di pericolo segnalano di fare attenzione ai Cassowary, quegli stranissimi animali simili agli struzzi che abbiamo visto in gabbia a Kangaroo Island e che qui girano selvaggi.
Arriviamo a Cape Tribulation, località famosa per essere stata uno dei punti di sbarco del Capitano Cook durante il suo primo viaggio alla scoperta della Nuova Zelanda e dell’Australia. Si tratta di una bellissima grande spiaggia libera di sabbia bianca completamente circondata dalla foresta, rigorosamente protetta: appena arrivati vediamo subito un enorme varano che se ne sta
tranquillamente a prendere il sole al limitare degli alberi…

Dopo aver fatto un giretto in zona riprendiamo l’auto e torniamo indietro, fermandoci per pranzo a Port Douglas. A differenza di Cairns, molto più caotica e vivace, questa cittadina assomiglia di più alle classiche località balneari per benestanti: grandi hotel, villette con giardino, negozi di marca e ristoranti raffinati; sicuramente più indicata a chi cerca la classica vacanza balneare ma non a chi vuole risparmiare.
Andiamo infine in aeroporto e prendiamo il volo verso Sydney della Virgin Blue, la compagnia low-cost australiana. Arriviamo che è già sera e la temperatura si aggira sui 14 gradi: la differenza col caldo tropicale di qualche ora prima si fa sentire! Prendiamo la metropolitana per il centro e troviamo il nostro hotel, il Travelodge Sydney, molto carino e abbastanza vicino al centro. Quando usciamo per cenare sono oramai le 21,00 e tanti ristoranti stanno già chiudendo; ci dirigiamo verso la zona di Chinatown (molto animata) e ci accontentiamo di un trancio di pizza in una rosticceria.

10 Giugno
Iniziamo il nostro tour della città: attraversiamo Hide Park (affiancato da diversi edifici storici) e andiamo verso l’Opera House, che ammiriamo da vicino nelle sue incredibili forme. Passiamo attraverso il porto ed attraversiamo l’Harbor Bridge, poi torniamo indietro e ci perdiamo un po’ tra i vicoli del quartiere di The Rocks (vecchie case di marinai ristrutturate con stile), sbucando poi nel quartiere finanziario. E’ oramai ora di pranzo e in una piazza troviamo un negozietto di pizza al taglio: poiché quella della sera prima non ci ha soddisfatto e dopo un mese di cucina straniera cominciamo ad essere in crisi d’astinenza, decidiamo di provare. Scopriamo così che il giovane pizzaiolo è un italiano immigrato 5 anni fa e la pizza è ottima (faremo anche il bis). Ci racconta che qui si vive bene, ma che dopo un po’ ti manca la frenesia a cui siamo tanto abituati (!?!).:o
Saliamo poi sulla Sydney Tower per goderci il panorama della città da oltre 300 metri d’altezza. Subito dopo visitiamo i Botanic Gardens ed esausti ci stendiamo un po’ a riposare sull’erba. Verso sera ci rechiamo nuovamente al porto per una crociera nella baia al tramonto con la compagnia Captain Cook: il panorama notturno della città vista dal mare è davvero emozionante e al nostro ritorno ci godiamo anche uno spettacolo di luci proiettato sull’Opera House.
Inevitabilmente, anche qui troviamo un’ottima birreria artigianale dove consumare la nostra cena…

11 Giugno
Altro intenso giro della città: attraversiamo il quartiere di Chinatown e visitiamo il Paddy Market, il grande mercato coperto, per poi dirigerci in pieno centro in mezzo ai grattacieli dove si trovano le principali vie dello shopping. Una cosa che mi colpisce è la grandissima quantità di minuscoli negozietti e ristoranti rispetto a locali di grande metratura come quelli che da noi stanno oramai prendendo il sopravvento. Pranziamo in un ristorantino cinese ed esploriamo il Darling Harbour prima di partire per una crociera Whale Watching: tenteremo di avvistare le balene che in questo periodo stanno migrando verso nord. Ci fanno salire su un grosso motoscafo con un potente motore da 900 cavalli e ci portano fuori dalla baia, “volando” sulle onde dell’oceano finché non avvistiamo altre imbarcazioni che hanno già avvistato le megattere; ci accostiamo anche noi e riusciamo a vedere a breve distanza due getti d’acqua, seguiti dal corpo di questi enormi mammiferi che sbucano dalle onde per respirare: l’emozione è davvero grande! Le seguiamo per un po’, poi torniamo a Sydney per goderci ancora il tramonto sulla baia.

12 Giugno
E’ il nostro ultimo giorno in Australia. Torniamo al porto Darling Harbor (pieno di stand e maxischermi dedicati alla coppa del mondo di calcio, e pensare che è uno sport di cui non sono appassionati!) e visitiamo l’acquario di Sydney, ricco di pesci tropicali, pinguini, dugongo (una specie particolare di delfino) e con dei tunnel di vetro che passano sotto le vasche dei delfini e degli squali…
Arriva così l’ora di andare all’aeroporto per il nostro lunghissimo rientro, ci aspettano infatti 4 voli: Sydney-Auckland, Auckland-Hong Kong, Hong Kong-Londra e Londra-Milano. Arriveremo a casa che oramai e la mezzanotte del 13 Giugno, sfiniti ma con la testa ancora tra le nuvole…:bacio:

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