Socotra, l’isola dei delfini

Il viaggio a Socotra è nato quasi per gioco, da una disputa fra amici su quale potesse essere l’isola più bella del mondo.
Sono saltate fuori tantissime destinazioni ma due, fra tutte, si contendevano il primato per la loro particolarità ed unicità: Fernando de Noronha, al largo delle coste brasiliane e Socotra, isola dello Yemen nell’Oceano Indiano.
Guarda caso ero appena tornata da un viaggio in Brasile e Perù e, guarda caso, avevo trascorso una settimana a Fernando. Dovevo assolutamente vedere con i miei occhi l’isola che poteva competere con la bellezza dell’isola brasiliana, per me un vero paradiso. E così ho proposto alla mia compagna di avventure un viaggio verso lo sconosciuto Yemen, destinazione Socotra Island.
Prenotiamo il volo per Sana’a con la Turkish e riusciamo anche a farci un giro per la splendida Istanbul, in serata volo per Sana’a e arrivo in piena notte nella capitale yemenita. Sbrighiamo le formalità del visto e incontriamo Mohammed, titolare della socotraguide, che avevamo contattato tramite internet grazie ai consigli avuti da un’amica che ci era già stata con un gruppetto.
Il giorno dopo visitiamo la meravigliosa città, Patrimonio dell’Unesco e luogo magico che ci proietta in una dimensione senza spazio né tempo, in una atmosfera da Mille e una notte che risveglia in noi il desiderio di visitare il resto del Paese. Ma sarà per un’altra volta, dobbiamo scoprire qual è l’isola più bella del mondo!
Dal finestrino dell’aereo ( a proposito, sedetevi nella fila a sinistra entrando) il primo impatto non è stato dei migliori. Ci troviamo di fronte ad un’isola enorme, un altipiano desertico, senza vegetazione, un paesaggio totalmente diverso dalla lussureggiante verdissima isola brasiliana. Ma non facciamo in tempo a scambiarci le nostre opinioni che improvvisamente, fra le nuvole, ci appare un turchese incastonato fra le montagne e una spiaggia bianchissima: la laguna Ditwah uno dei posti più belli dell’isola. L’agitazione aumenta e non vediamo l’ora di arrivare.
Dall’aeroporto ad Hadibu, centro principale dell’isola, abbiamo obbligato Mohammed a fermarsi almeno dieci volte per le prime foto ai villaggi, alle montagne, agli scorci sul mare turchese, alle piante dalle forme incredibili, ai palmeti..
Hadibu non è proprio un gran che, quindi lasciamo al volo il bagaglio in hotel e con la jeep raggiungiamo la spiaggia più vicina, Delisha, dove facciamo il primo bagno fra le onde del Mare Arabico. La spiaggia è piena di coralli e conchiglie enormi (guai a portarle via..) fotografiamo le più belle e camminiamo verso la duna di sabbia bianchissima che si appoggia sulla scogliera..che spettacolo! Ci godiamo la prima giornata al mare e vediamo passare in lontananza un branco di delfini. Buon segno, sarà sicuramente una vacanza meravigliosa.
Il giorno dopo partiamo per il tour dell’isola con la jeep carica di cibo, acqua, le tende e persino tavolo sedie e ombrelloni che si riveleranno utilissimi per evitare scottature che avrebbero rovinato la vacanza.. insomma tutto il necessario per una settimana di vita spartana a contatto con la natura ancora incontaminata. L’eco-sistema dell’isola è sicuramente molto fragile, nuove costruzioni tipo resort stanno prendendo forma direttamente sulla spiaggia e la corsa allo sfruttamento turistico potrebbe creare danni irreparabili. Le piccole agenzie locali di eco-turismo come la nostra sono consapevoli del pericolo e si battono affinchè il turismo rimanga di nicchia, per i veri viaggiatori che non cercano le comodità del villaggio ma preferiscono un turismo solidale verso le popolazioni locali e a stretto contatto con la natura.
Il giro standard offerto dall’agenzia prevede come prima tappa la spiaggia di Ahrar con le sue bellissime dune e il torrente di acqua dolce che ricorda un paesaggio montano. Arriviamo verso Ras Ersel, punta orientale dell’isola dove si incontrano il Mare Arabico e l’Oceano Indiano.
Qui Mohammed ha praticamente sequestrato una barca di pescatori suoi amici per portarci a vedere da vicino i delfini che, a centinaia, compivano evoluzioni e piroette. Uno spettacolo mai visto!
Notte in tenda ad Ahrar e al mattino sveglia prestissimo per la risalita della duna, faticosissimo…ma il panorama che si gode da lassù ripaga ampiamente di tutta la fatica. Ci buttiamo giù a capofitto verso il mare per un bagno nelle acque cristalline finchè sentiamo Mohammed che ci urla “presto presto prendete le maschere..” e ci fa salire nuovamente sulla barca dei pescatori. Raggiungiamo un branco di delfini e senza pensarci un attimo ci buttiamo in mare. Sotto di noi decine di delfini danzavano nelle acque limpide della baia, tanto vicini da poter sentire il loro canto… l’emozione è stata talmente forte che, risalite sulla barca abbiamo gettato le braccia al collo della nostra guida per ringraziarlo, dimenticandoci di essere in un paese islamico dove queste effusioni sono decisamente da evitare. Forse i pescatori vedendo le nostre lacrime di gioia avranno capito, di sicuro Mohammed era terribilmente imbarazzato poverino..
Ripartiamo verso l’area protetta di Dihamri dove facciamo snorkeling in mezzo a centinaia di pesci colorati, coralli mai visti, 2 tartarughe, una murena a pois gialli e persino una grossa manta. Ci godiamo un bellissimo tramonto e pernottiamo in campeggio dopo una cena a base di pesce, riso, verdure e l’ottimo pane arabo.
Al mattino sveglia presto, altro giro di snorkeling per salutare le nostre amiche tartarughe e ripartiamo per Homil dove passeggiamo fra centinaia di alberi di incenso, alberi bottiglia e di sangue di drago e scendiamo verso le piscine naturali dove facciamo un bagno circondate da un ambiente naturale davvero unico al mondo. Pranziamo sotto un enorme albero a forma di ombrello rovesciato, il dragon blood tree, simbolo dell’isola perché endemico e ascoltiamo le leggende sull’origine del nome che la guida ci racconta.
Lasciamo con dispiacere l’area protetta di Homil e in serata arriviamo a Qualansya dove ci aspetta un altro bellissimo tramonto. Dormiamo nel campeggio dell’area protetta della Laguna Ditwah e al mattino la jeep ci porta in un punto panoramico da dove si gode una vista incredibile della laguna. Il turchese incastonato fra mare e monti che avevamo visto dall’aereo qui assume la sua forma e i suoi colori migliori, difficile da descrivere a parole.

E’ proprio qui, di fronte a questo spettacolare scorcio e dopo una breve ed emozionata consultazione, decretiamo che..sì, l’isola di Socotra è l’isola più bella del mondo.
La sua particolarità non sta solo nella bellezza della natura, ma anche nella sua varietà di paesaggi che va dalle spiagge deserte bianchissime, alle montagne che raggiungono i 1500 metri, ai profondi canyon, al deserto, alle grotte, alle cascate, passando per villaggi di pastori sperduti in mezzo al nulla.. E’ un’isola che si fa scoprire piano piano, che svela ogni giorno una parte di se’ così diversa, così emozionante, così unica.
I giorni che seguono ci danno la conferma dell’unicità di questa perla nell’Oceano Indiano: la gita in barca sulla spiaggia di Shoab, anche qui accompagnate da centinaia di delfini; il Diksam Plateau con la foresta degli alberi del sangue di drago, pare ce ne siano 6 milioni alcuni vecchi migliaia di anni; la lunghissima spiaggia delle tartarughe e Omak beach sull’oceano indiano dove cammini per ore senza incontrare nessuno; i bagni nelle piscine naturali immerse in profondi canyon dove si abbarbicano gli alberi bottiglia, splendidi durante la fioritura rosa; il deserto bianco, le grotte, i bambini curiosi.. e i delfini.. splendidi amici che ci hanno accompagnate in tutte le nostre tappe sul mare. Peccato non essere riuscite a visitare le altre isole dell’arcipelago e tanti altri posti sconosciuti alla maggior parte dei turisti che,come noi, rimangono sull’isola solo 10 giorni. L’isola vale sicuramente un secondo viaggio e siamo già d’accordo con il nostro amico Mohammed che è venuto a trovarci in Italia questa estate, che ci porterà a vedere la Socotra sconosciuta per una nuova fantastica avventura sull’isola più bella del mondo.

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