Omo river e Doncalia

Omo river & Crocodile Market
Etiopia meridionale
Come al solito la ditta arl non garantisce ne è responsabile di nullla, chi viene viene e chi non se la sente è meglio che stia a casina sua, le signore e le signorine accompagnate da su mà o su pà vengono a loro rischio e pericolo, l’assicurazione non è inclusa, è consigliata una copertura totale, se no, in caso di necessità non vi resterà che prolungare il soggiorno oppure piagnucolare all’ambasciata.
Hanno partecipato a questa Avventuvacanza disorganizzata dal farang in collaborazione con negus tour:
Io – canapino – merlo – mariolo – livo1 – barbierino – fonzi -claudione – marmitta – giando, tutti Ktm muniti.
Le moto ci hanno preceduto via cargo su Addis Abeba, noi le raggiungeremo con un comodo volo
Addis
arrivo e sistemazione all’ Adot-Tina
http://adottinahotel.com/
non ne troveremo più Htl di questo livello, sic!
L’appuntamneto con i nostri amici è fissato per le otto, dovremo effettuare tutte le pratiche di sdoganamento delle moto, la procedura dopo i primi rimbalzamenti da un’ufficio all’altro stranamente si rileva più svelta del previsto poco più di tre ore e siamo fuori, sarà per via delle mance.
Questa degli oboli, dei pedaggi, dei salvacondotti, etc. ci accompagnerà costantemente per tutto il viaggio, come le banane, però almeno quelle sono piccole e succulente, un morso e via a tutte le ore.
Gli Etiopi pensano a noi Europei come a l’uva da brucare, non è il caso di fare tante discussioni, in certe zone, in certi villaggi Mursi potreste essere addirittura bloccati, conviene sempre pagare e basta.
Le moto nel frattempo sono state caricate sui camion, partiamo in direzione Arba Minch, un lungo viaggio.
Ci sistemiamo al campeggio dell’Hotel Bekele Mola.
Arba Minch
http://www.bekelemollahotels.com/hotelslodges/arbaminch.htm
E’ la città più grande dell’Etiopia sud/occidentale, circondata da montagne e ospita i due laghi fra i più belli del paese.
Una birretta dalla terrazza del Bekele ci aiuta ad apprezzarne tutto il suo fascino, una vista straordinaria sul lago Abaya
e Chamo, è il più grande ed anche probabilmente quello con più fascino.
Siamo nella Rift Valley i laghi sono quelli di Abaya e Chamo, per dare un’idea il lago Abaya misura circa 1200kmq
Nel Lago Chamo vivono moltissimi coccodrilli, si dice che sia il coccodrillaio dell’africa, non a caso è definito Crocomarket,
il mercato dei coccodrilli, siamo qui anche per questo. Non resta che recarsi sul Chamo alla foce del fiume Kolfo dove ne
avvistiamo una marea, circa sette metri di lunghezza precisa la guida, tutti fermi immobili al sole, non proprio tutti qualcuno
ci fa anche le boccacce. Dopo alcuni tentennamenti usciamo in barca con il ranger armato, una gita con il fiato sospeso, quasi due ore di navigazione per percorre un piccolo tratto, in un silenzio assoluto.
Oh ragazzi, mi raccomando, se andate non sporgete nulla dalla barca sennò son cavoli vostri e non portatevi dietro cosette appetibili non servono! Huau è fatta finalmente a terra, siamo sudati marci è inutile nasconderlo, decidiamo di visitare anche la fattoria dei cocco, si tratta di una roba statale ad uso e consumo dei turisti ed è anche uno sfruttamento ai fini commerciali, all’interno vi si trovano un numero imprecisato di cocco, dicono 10000 ma i più sono di piccola taglia, camminiamo sopra i recinti con un certo pizzicorino ai piedi, ma non è bello anzi la cosa mi disgusta.
Leviamo le tende e ci spostiamo in riva del lago, da un punto di avvistamento, possiamo osservare dei magnifici Ippo, dai quali è necessario stare alla larga, molto alla larga, sono assai più pericolosi dei coccodrilli. Abbiamo ancora il tempo per andare a fare un bagno colletttivo alle 40 sorgenti, Arba Minch significa 40 sorgenti, occorre un permesso che ci viene rilasciato immediatamente, è una radura dove le famigliole vengono a fare la merenda, si bagnano e si lavano, la vegetazione è pluviale ed ospita un gran numero di uccelli e mammiferi.
Arba Minch -Konso – Machekie
I muletti sono pronti, abbiamo il pieno di carburante, l’avventura ha inizio.
Il primo tratto di strada non ci è favorevole, l’asfalto scalda ed usura le gomme, per fortuna inizia una bella pista sterrata, la imbocchiamo decisamente a tutta velocità, il terreno sembra essere quello di certi tratti della Calvana, oltrepassiamo alcuni guadi e alla fine giungiamo a Konso, 1650 mt di altezza, un villaggio sull’orlo del baratro, lì stanno aspettando i nostri amici, di andare in hotel non se ne parla, quale hotel?? ma non è il caso neppure di montare le tende a causa delle polveri.
E’ presto c’è ancora tanta luce i nostri amici ci consigliano di spostarci a Mechekie, sarà una scelta giusta, solo 15 km di strada per raggiungere il villaggio. Ci fermiamo alle mura esterne e subito arrivano.. arrivano.. nugoli di bimbi arrivano…
Dopo aver versato tutti gli oppurtuni oboli ai vari capi clan ci viene permesso di entrare nel fitto labirinto di stradine di Machekie, il villaggio è un modello Konso, le capanne sono ordinate ed enormi, alcune sono senza pareti e vengono usate dalla collettività. Nella piazzetta principale di Machekie si trovano alcuni waga, sono pali di legno tenero intagliato e provato dalle intemperie, che raffigurano un antenato particolarmente coraggioso, le sue mogli i figli e gli animali selvatici uccisi.
Altro obolo e ci viene concesso di attendarci fuori dalle mura. Machekie è arroccato su di una montagnola rocciosa dalla quale si gode uno scenario fantastico, l’atmosfera è quella di un campetto estivo di lupetti, mi ricorda da piccino quando.. ma è solo un attimo altro che lupetto, mi accendo un toscanello ammezzato alla grappa, faccio tre o quattro tiri in successione e impesto mezzo villaggio di una dolcissima fragranza, la serata finisce qui ,sdraiato sull’erba speando il sigaro con gli occhi rivolti al cielo.
Machekie – Weyto -Key Afar – Jinka
Sveglia all’alba, riusciamo ad evitare l’assalto degli inigeni e partiamo per la prossima destinazione, circa160 km per raggiungere Jinka.
Ci buttiamo verso Konso la strada adesso ci è amica, attraverso un altopiano arriviamo a Weyto, questo piccolo villaggio è posto al bivio per Arbore, non c’è niente che giustifichi una sosta se non per gli umani bisogni, proseguiamo verso Key Afar.
Key Afar è adagiata su un lussureggiante altopiano a un pò più di metà strada fra Konso e Jinka, è territorio abitato dalle tribù Tsemay e Erbore, oggi è giorno di mercato vale la pena fermarsi ad osservare le etnie locali, fra tutti gli Hammer e i Banna che vengono a barattare i loro semplici oggetti. Proseguiamo per la destinazione finale, Jinka. Siamo a circa 1500mt, Jinka non offre granchè salvo un rinomato mercato che purtroppo oggi non si svolge, c’è una pista di atterraggio che funge anche da pascolo per le vacche. Un Fashion Fruit è d’obbligo al mercato della frutta prima di sistemarci al Jinka Resort, resort per modo di dire, siamo al camping, riusciamo a cenare al resta con un spaghetto Etiope.
Jinka – Mago – Park Mursi
Entreremo nel territorio dei Mursi, lungo il river Mago, vorrei dire subito che è una delle Hit della gita, ci addentriamo in un una pista fantasticamente micidiale, prima di arrivare al passo la percorriamo fra fango e polveri per poi scendere decisamente a valle sotto un sole cocente, i nostri amici hanno sistemato il campo sulle rive di un torrente, babbuni, scimmie volanti ed ogni genere di uccelli ci faranno compagnia. Rinfrancati ripartiamo per gli ultimi km che ci separano dal villaggio dei Mursi, la pista adesso si fa stretta, il terreno è un misto di sabbia adatto ai nostri mezzi, superiamo tante pozze fangose e finalmente arriviamo dai Mursi. Gli uomini sono molto minacciosi e portano a spalla i loro fucili, siamo completamente accerchiati, chiedono del denaro per visitare il villaggio, niente storie, nonostante la compagnia un ranger locale siamo costretti anche a fotografarli sempre in cambio di soldi, una folla di bambini ci prende d’assalto, tutti sono a caccia di denaro per una foto, le donne ci avvicinano senza alcun timore, portano tutte il piattello labiale,
a me mi.. a me mi… fanno più impressione degli uomini.
Bella gita! decidiamo di rientrare al campo facendo una corsa a chi fa prima e l’ultimo paga da bere.. per modo di dire tanto non ci sono bar, si i bar..
1° canapino 2° merlo 3° me, ma c’è un problema all’arrivo ci accorgiamo che manca il barbierino, attendiamo un pò, poi dopo mezzora quando ormai in pensiero stavamo tornando indietro arriva questo… a due all’ora, niente di preoccupante si era solo fermato nella savana per le sue necessità. Rinfrancati ci fumiamo un mezzo toscano al caffè dopodichè ci buttiamo nel fiume per un lavaggio di massa.
Mursi – Turmi
Sveglia presto, dobbiamo cercare di guadare il river per dirigerci verso Turmi, con l’aiuto dei nostri amici troviamo un punto basso e con qualche difficoltà riusciamo a ricongiugerci tutti sull’altra sponda. La pista per Turmi è bella, tanto fech e tanto divertimento, mandrie di gazzelle, orici e zebre ci accompagnano, giungiamo finalmente in vista di Turmi, i d’intorni sono punteggiati da tanti villaggi Hamer, paghiamo il solito pedaggio per entrare. C’è il mercato, le donne Hamer si distinguono per le loro trecce ramate, acquistiamo i loro ninnoli, più che altro vendono bracciali e altri oggetti tradizionali. Le Hamer si distinguono anche per il loro portamento e sono veramente belle.
Non possiamo assistere alla famosa cerimonia del salto dei tori, sarà per un’altra volta.
Ci accampiamo al Kaske Camp vicino all’ononimo fiume sotto maestosi alberi di mango.
E’ molto carino, ci sono dei padiglioni aperti con il tetto impagliato dove possiamo cucinare il pasti fai da te attingendo dalla
cambusa.
Turmi – Omorate – Turmi
Partenza per Omorate 70 km di pista che ci porterà vicini al confine con il Kenya, la città di Omorate è sulla riva orientale dell’ Omo river, non offre un granchè, se non l’escursione ai villaggi Dasanech, abbiamo noleggiato una canoa e attraversato il fiume, una volta arrivati al villaggio composto da una serie di basse capanne vediamo sbucare quello che probabilmente ne era il capo, immediatamente Birr Birr Birr,
soldi, soldi,soldi, però il tipo è simpatico, allora tiro fuori dal taschino un toscanello al gusto di anice, lo accendo e gli tiro una bella peata, una nuvola di fumo al sapore di anice lo avvolge, nella sua lingua e a gesti mi fa capire che lo vuole, gli regalo il pacchetto con dentro due sigari, ma non è contento vuole il mio, faccio il verso di porgerlo, me lo strappa di mano e comincia a tirare e respirare, amico..
non lo dovevi fare! Un tubo! tira e respira che sembra un turco! Adesso vogliono tutti i miei toscanelli aromatizzati, no, no, non posso, non posso, poi divido altre due scatole ed è fatta, possiamo fotografare senza tirar fuori un Birr, alla fine è costato di più, ma ne è valsa a pena, mi sono divertito, come si dice da noi.. un monte, come essere protagonisti in presepe vivente africano.
Ritorno su Turmi al Kaske Camp dove consumiano questa volta un’ottima cena Etiope.
Turmi – Arbore – Yabelo
Il giorno precedente Claudione ha rististemato le Kappatm, solo semplice manutenzione e cambio degli pneumatici, possiamo partire per la destinazione finale che sarà Yabelo.
Sostiamo a Arbore per visitare il villaggio, la nostra mini carovana desta sempre una certa euforia soprattutto nei ragazzini che ci assalgono chiedondoci di tutto, il popolo Erbore è una tribù nomade che vive in Tukul costruiti con steli di papiro.
La pista per Yabelo è facile solo qualche buca e nulla più.
Yabelo – El Sod – Yabelo
Giornata dedicata a El Sod, visitiamo la casa del sale dove gli uomini si calano in dei pozzi per estrarre il sale, visitiamo anche i pozzi cantanti dove gli uomini della tribù Borana scendono per decine di metri passandosi a catena i secchi, per farsi coraggio intonano continuamente canzoni.
Presso la casa del sale c’è uno straordinario cratere che sprofonda per circa 100 metri per terminare in un lago salato dal colore scuro, i Borana anche qui estraggono il sale.
E’ impressionante vedere il fiume di animali da carico che vanno in sù e giù carichi di sale.
Rientriamo a Yabelo, stasera si dorme di lusso al Yabelo motel, doppia con zanzariera e tv sat, giusto per vedere che tempo fa in Italia e se c’è sempre il solito casino oppure no, non mi sembra che sia cambiato nulla, i soliti dibattiti posso spegnere.
Yabelo – Awasa – Wondo Genet
Siamo sullo stendere, carichiamo il tutto sui camion e la truppa stavolta a cassetta fino ad Awasa, così è stato deciso.
Dopo un tranquillo trasferimento arriviamo ad Awasa adagiata sul lago omonimo, è carina ed ordinata ma turisticamente non offre molto, una gita sul lago oppure potremmo darci alla pesca, decidiamo di noleggiare una barca e fare un giro sul lago, a Tikur Wuha possiamo osservare nuovamente gli Ippo, è sempre uno spettacolo.
Rientriamo per un giro al mercato del pesce, è situato lungo la Crow Valley, si presenta benino, barche in fila allineate e pescatori intenti a rifare le reti, solito pedaggio per entrare, qualcuno pensa anche a comprare il pesce, lo cucineremo stasera. Decidiamo di spostraci subito a Wondo Genet, si tratta di un villaggetto turistico circondato da una bella foresta, è un luogo gradevole di montagna, l’attrazione principale sono le piscine termali, noi ne facciamo subito uso per un caldo lavaggio.
Tutti daccordo pernottiamo obbligatoriamente all’Abyssinia Hotel,
Wondo Genet -Lago Ziway
Gionata dedicata all’esplorazione di questo lago della Rift valley, ci rechiamo al molo e affittiamo un’imbarcazione, solo venti minuti di lenta navigazione e siamo già in vista di un branco di Ippo, ne restiamo a dovuta distanza, il meccanico e fotografo ufficiale Claudione ha dimenticato l’attrezzatura sui mezzi, ci dirigiamo verso Tullo Gudo un’isolotto bellissimo, c’è una chiesa in abbondono, si dice l’arca dell’allenza fosse custodita qui, incontriamo una sorgente di acqua calda e ne approfittiamo.
Rientrati a Ziway e ci sistemiamo al Bekele Molla hotel.
Ziway – Addis Abeba
Giornata dedicata alle operazioni del rientro dei mezzi dopodichè ricca dormita in un lussuoso hotel di Addis.
E’ una costante al rientro non riesco mai a prendere sonno, frammenti di ricordi mi trapassano il cervello, allora inzio a contare le pecorelle della negretta del mokambo e piano piano tutto va a posto.

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Doncalia e circuito storico in moto Ktm
Quando me vedereee buccia di bananaaaa, me sentire dentro nostalgia stranaaaaa, me pensare jungla nera alla tigre e alla panteraaaa..
Di nuovo in Etiopia ma per visitare la parte settentrionale attraverso un percorso non turistico, la Doncalia.
Partecipano a questa nuova avventuvacanza coordinata da farang e negus tour
I soliti noti, marco e pino di roma i giovani di milano da sessanta primavere e naturalmente non poteva mancare lui, livo, l’incasinatore di Livorno, il disturbatore di tutte le gite, da Rosignano Marittimo alla Doncalia per portare il verbo amaranto.
Anche questa volta siamo accompagnati da un numero imprecisato di signore e signorine, ognuna per conto suo in piena autonomia.
Italia Addis Abeba
Le bimbette via cargo sono già in nostra attesa, ma dovranno attendere ancora il giorno successivo.
Addis – Gewane – Addodas
Sappiamo già come affrontare la procedura di sdoganamento delle moto, questa stavolta dovrebbe essere più facile.
Appunto.. come non detto, ci sono moltissime incomprensioni, allora l’altra volta eravamo stati solo fortunati!
Rriusciamo ad essere fuori solo dopo le una, siamo fortemente in ritardo, i nostri mezzi d’appoggio sono comunque già pronti con tutti i rifornimenti, facciamo il primo pieno di carburante e partiamo per il nord, per cercare di recuperare il tempo perduto abbiamo deciso di fare più strada possibile ci fermeremo dove saremo.. saremo.. solo al tramonto inoltrato.
Oltrepassiamo Awash dove era prevista una sosta per delle visite, tiriamo dritto per Gewane fino a raggungere Addodas, un villaggio di poche capanne, dove ci accampiamo per la notte, attorno alle capanne vengono accesi dei fuochi per tenere a distanza eventuali ospiti indesiderati.
Addodas – Logia – Samera- Afrera
Partenza di primo mattino attraversiamo i villaggi di Mile e Tendaho e sostiamo a Logia per i rifornimenti, la destinazione è Samera dove necessariamente dobbiamo fare le autorizzazioni per procedere in Doncalia con la scorta armata. Visitiamo la città vecchia di Samera con il suo colorato mercato quindi riprendiamo la pista per Afrera, lungo la strada incontriamo un continuo via vai di camion e carovane che trasportano il sale, in questo luogo desolato la vita è imperniata sull’estrazione del sale e sulla pastorizia. Fa un caldo tremendo, intorno ad Afrera è cresciuta ogni sorta di civilizzazione, il luogo è infernale e allo stesso tempo di un certo fascino, una cosa è sicura, ci sentiamo fuori dal mondo.
Ci accampiamo nell’unico posto possibile vicino ad un alberghetto.
Afrera – Erta Ale
Oggi è il giorno tanto aspettato, dopo una breve visita alle saline entriamo in Doncalia nella terra degli Afar, il paesaggio adesso è desertico, la pista si presenta a tratti sabbiosa a tratti mista di tavolato, nonostante il fech riusciamo a scorrere bene, non si può dire altrettanto per le auto che si insabbiano facilmente. Affrontiamo la pianura che ci porta alle pendici dell’Erta Ale a tutta manetta e ci accampiamo nei pressi dove abbiamo trovato un pò d’ombra creata dagli arbusti. Poco dopo veniamo contattati dai Doncali che si offrono di portarci l’indomani su per L’Erta Ale, il trekking sul vulcano era una tappa prevista, ma a causa del caldo opprimente il gruppo inizia a sfaldarsi, a maggioranza decidiamo di non decidere e rimandare al mattino successivo.
Erta Ale
Non c’è accordo sul da farsi, qualcuno ha l’idea di almeno percorre quella ventina di km di pista che porta al campo base, non è un’idea così geniale, la pista è rocciosa con il fondo lavico, di per sè non è difficile anzi a passo di cross sarebbe anche
divertente, il problema è che le rocce sono taglienti come il vetro, il rischio di rovinare gli pneumatici è alto, fortuna vuole che tutto procede senza inconvenienti, la decisione di non effettuare il trekking che il giorno prima non avevo totalmente condiviso adesso appare lampante che è stata giusta. Il caldo è insopportabile amplificato com’è dal mare di lava specchiata nera. Marcia indietro tutta verso Ametela, arriviamo a questo gruppo di capanne nel pomeriggio, siamo sul confine della depressione del Dalol, anche qui l’unico sostentamento è l’estrazione del sale unito a qualche gregge di pecore, al baretto del villaggio riuisciamo a rinfrescarci con una pepsi Etiope bella calda.
Montiamo il campetto tendato e stasera ci gusteremo una bella cenetta a base di capra arrosto sotto un cielo stellato.
Ametela – Dallol – Ametela
Oggi andiamo a vedere le conformazioni colorate di Dallol “la collina degli spiriti” percorriamo la piana con il gas a manetta fino a giungere ai piedi di questa collinetta che in realtà è un mini vulcano cresciuto sulla crosta salina della depressione della Doncalia, c’è anche un lago adesso è quasi in secca, ma quando è riempito dalle precipitazioni la successiva evaporazione forma uno strato spesso di sale che viene tagliato a pezzetti e trasportato con le carovane a Makallè. Il paesaggio si trasforma creando forme e colori talvolta irreali, siamo nella cosiddetta zona dei miraggi, un tripudio di colori indescrivibile.
Ametela – Makallè
Stiamo per uscire dalla Doncalia vera e propria, ci dirigiamo verso Makallè percorrendo una bella pista a tratti impegnativa, oltrepassiamo valichi, canyon, letti di fiume in secca, a Makallè lasciamo le nostre guide.
Da qui in avanti inizieremo il percorso storico più turistico.
Makallè – Adigrat – Debre Damo
Ci stiamo dirigendo nel punto più a nord dell’ Etiopia verso il confine con L’Eritrea, la pista è ancora tutta da guidare, con la moto è appagante, oltrepassiamo Adigrat, non c’è niente di imperdibile e ci dirigiamo verso Debre Damo. Debre vale una sosta, il paese è abbarbicato su di una cima di una montagna, visitiamo il monastero e la chiesa di Aregawi un bell’esempio dell’architettura Aksumita, siamo nel pumto più a nord dell’Etiopia storica, montiamo il campo nei pressi del monastero.
Debre Damo -Yeha – Auxum
Con calma leviamo le tende ed iniziamo la discesa su Auxum, oltrepassiamo Yeha senza sostare, la pista non offre niente di spettacolare è bella grande e polverosa, il paesaggio adesso è rurale, Auxum è il sito archeologico probabilmente più importante dell’Etiopia tanto che è dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità Unesco.
Adesso ci aspetta un hotel come si deve
http://www.ghionhotel.com.et/yeha.htm
più che altro è situato in una bella posizione con una vista invidiaìbile sulle stele, è comunque tenuto in ordine.
Occorre un pass per iniziare a scoprire Auxum.
E’ una cittadina vivace legata soprattutto alla sua storia ed ai siti archeologici, ci sarebbero tantissime cose da vedere noi avendo poco tempo a disposizione ci limitiamo alle stele di Auxum e i bagni della regina di Saba, un’impressionante serbatoio di contenimento dell’acqua.
Auxum – Debark
Riprendiamo la pista per Debark, in direzione del Lago Tana, nel corso del trasferimento attraversiamo passi montani, vallate e immense praterie, incontriamo molte gite organizzate che in senso a noi contrario si dirigono ad Auxum, il circuito storico viene così affrontato da tutti i t.o.organizzati, noi continuiamo a scendere fino a Debark.
Siamo in un parco nazionale, i monti Simien sono uno spettacolo della natura da qualsiasi lato si guardino, noi dal basso verso l’alto, è una zona frequentata dagli amanti del trekking, molti percorsi guidati sono possibili.
Ci sistemiamo al Simien Park Hotel
http://www.simienparkhotel.com
La giornata è libera ognuno si muove a piacimento, alcuni si dedicano a lunghe passeggiate altri più semplicemente ad un dolce riposo in camera con vista sui monti, io e il Livornese ci scoliamo una birra con gli occhi puntati verso l’alto sui percorsi di trekking, imbambolati da questo scenario magnifico e dalla stanchezza.
Debark – Gondar – Bahir Dar
Sono tappe di trasferimento quello per cui eravamo venuti in Eiopia del nord l’abbiamo già vissuto, quel che viene viene, arriviamo a Gondar attraverso una strada facile mista asflalto terra, la tabella di marcia non prevederebbe una sosta ma alla vista di un’insegna Bar Italiano tutti ci fiondiamo per un cappuccino, un semplice cappuccino in Etiopia un’esperienza davvero surreale. Riprendiamo la strada che costeggia il lago Tana fino a Bahir Dar, la sistemazione è al Tana hotel sulle rive del lago, semplice ma con camere con una bella vista.
http://www.ghionhotel.com.et/tana.htm
Bahir è un luogo orientato per lo pìù sul turismo, ampi viali, palme e anche una bella spiaggia.
Bahir Dar – Debre Markos – Nilo azzurro
Al mattino noleggiamo una barca e visitiamo la famosa sorgente del Nilo azzurro, riusciamo ancora ad avvistare gli Ippo e i Cocco, sul lagoTana ci sarebbero da visitare i monasteri ma non c’è più tempo, riprendiamo la via che ci porterà alla gola del Nilo azzurro, è un tratto di strada spettacolare con notevoli dislivelli, c’è anche un ponte costruito dagli Italiani, pernottiamo in un alberghetto che offre anche la possibilità di un buon pasto.
Fiche – Debre Libanos – Addis Abeba
Facile trasferimento e giornata dedicata al rimpatrio dei mezzi.
Allora anche questa gita è finita, dopo giornate di libidine allo stato selvaggio siamo riusciti anche a tornare tutti interi, in Doncalia i soliti bischeri si sono lasciati prendere la mano e giù scivolate a sfare determinate dal fech, pochi altri imprevisti se non normali cadute, l’attrezzaKTMento ci ha permesso di sfilare via senza tanti inconvenienti, dei veri muli, tutto bene insomma per una volta lo possiamo anche dire, un solo rammarico.. non aver potuto fare la risalita in trekking sull’Erta Ale… e meno male!
Per gli appassionati delle vacanze avventurose ma non delle moto, ci sarebbe da specificare che gli stessi percorsi vengono
organizzati da avventure con comode Jeep, comode .. si fa per dire, per le comodità rivolgersi altrove..mOmo river & Crocodile Market
Etiopia meridionale
Come al solito la ditta arl non garantisce ne è responsabile di nullla, chi viene viene e chi non se la sente è meglio che stia a casina sua, le signore e le signorine accompagnate da su mà o su pà vengono a loro rischio e pericolo, l’assicurazione non è inclusa, è consigliata una copertura totale, se no, in caso di necessità non vi resterà che prolungare il soggiorno oppure piagnucolare all’ambasciata.
Hanno partecipato a questa Avventuvacanza disorganizzata dal farang in collaborazione con negus tour:
Io – canapino – merlo – mariolo – livo1 – barbierino – fonzi -claudione – marmitta – giando, tutti Ktm muniti.
Le moto ci hanno preceduto via cargo su Addis Abeba, noi le raggiungeremo con un comodo volo
Addis
arrivo e sistemazione all’ Adot-Tina
http://adottinahotel.com/
non ne troveremo più Htl di questo livello, sic!
L’appuntamneto con i nostri amici è fissato per le otto, dovremo effettuare tutte le pratiche di sdoganamento delle moto, la procedura dopo i primi rimbalzamenti da un’ufficio all’altro stranamente si rileva più svelta del previsto poco più di tre ore e siamo fuori, sarà per via delle mance.
Questa degli oboli, dei pedaggi, dei salvacondotti, etc. ci accompagnerà costantemente per tutto il viaggio, come le banane, però almeno quelle sono piccole e succulente, un morso e via a tutte le ore.
Gli Etiopi pensano a noi Europei come a l’uva da brucare, non è il caso di fare tante discussioni, in certe zone, in certi villaggi Mursi potreste essere addirittura bloccati, conviene sempre pagare e basta.
Le moto nel frattempo sono state caricate sui camion, partiamo in direzione Arba Minch, un lungo viaggio.
Ci sistemiamo al campeggio dell’Hotel Bekele Mola.
Arba Minch
http://www.bekelemollahotels.com/hotelslodges/arbaminch.htm
E’ la città più grande dell’Etiopia sud/occidentale, circondata da montagne e ospita i due laghi fra i più belli del paese.
Una birretta dalla terrazza del Bekele ci aiuta ad apprezzarne tutto il suo fascino, una vista straordinaria sul lago Abaya
e Chamo, è il più grande ed anche probabilmente quello con più fascino.
Siamo nella Rift Valley i laghi sono quelli di Abaya e Chamo, per dare un’idea il lago Abaya misura circa 1200kmq
Nel Lago Chamo vivono moltissimi coccodrilli, si dice che sia il coccodrillaio dell’africa, non a caso è definito Crocomarket,
il mercato dei coccodrilli, siamo qui anche per questo. Non resta che recarsi sul Chamo alla foce del fiume Kolfo dove ne
avvistiamo una marea, circa sette metri di lunghezza precisa la guida, tutti fermi immobili al sole, non proprio tutti qualcuno
ci fa anche le boccacce. Dopo alcuni tentennamenti usciamo in barca con il ranger armato, una gita con il fiato sospeso, quasi due ore di navigazione per percorre un piccolo tratto, in un silenzio assoluto.
Oh ragazzi, mi raccomando, se andate non sporgete nulla dalla barca sennò son cavoli vostri e non portatevi dietro cosette appetibili non servono! Huau è fatta finalmente a terra, siamo sudati marci è inutile nasconderlo, decidiamo di visitare anche la fattoria dei cocco, si tratta di una roba statale ad uso e consumo dei turisti ed è anche uno sfruttamento ai fini commerciali, all’interno vi si trovano un numero imprecisato di cocco, dicono 10000 ma i più sono di piccola taglia, camminiamo sopra i recinti con un certo pizzicorino ai piedi, ma non è bello anzi la cosa mi disgusta.
Leviamo le tende e ci spostiamo in riva del lago, da un punto di avvistamento, possiamo osservare dei magnifici Ippo, dai quali è necessario stare alla larga, molto alla larga, sono assai più pericolosi dei coccodrilli. Abbiamo ancora il tempo per andare a fare un bagno colletttivo alle 40 sorgenti, Arba Minch significa 40 sorgenti, occorre un permesso che ci viene rilasciato immediatamente, è una radura dove le famigliole vengono a fare la merenda, si bagnano e si lavano, la vegetazione è pluviale ed ospita un gran numero di uccelli e mammiferi.
Arba Minch -Konso – Machekie
I muletti sono pronti, abbiamo il pieno di carburante, l’avventura ha inizio.
Il primo tratto di strada non ci è favorevole, l’asfalto scalda ed usura le gomme, per fortuna inizia una bella pista sterrata, la imbocchiamo decisamente a tutta velocità, il terreno sembra essere quello di certi tratti della Calvana, oltrepassiamo alcuni guadi e alla fine giungiamo a Konso, 1650 mt di altezza, un villaggio sull’orlo del baratro, lì stanno aspettando i nostri amici, di andare in hotel non se ne parla, quale hotel?? ma non è il caso neppure di montare le tende a causa delle polveri.
E’ presto c’è ancora tanta luce i nostri amici ci consigliano di spostarci a Mechekie, sarà una scelta giusta, solo 15 km di strada per raggiungere il villaggio. Ci fermiamo alle mura esterne e subito arrivano.. arrivano.. nugoli di bimbi arrivano…
Dopo aver versato tutti gli oppurtuni oboli ai vari capi clan ci viene permesso di entrare nel fitto labirinto di stradine di Machekie, il villaggio è un modello Konso, le capanne sono ordinate ed enormi, alcune sono senza pareti e vengono usate dalla collettività. Nella piazzetta principale di Machekie si trovano alcuni waga, sono pali di legno tenero intagliato e provato dalle intemperie, che raffigurano un antenato particolarmente coraggioso, le sue mogli i figli e gli animali selvatici uccisi.
Altro obolo e ci viene concesso di attendarci fuori dalle mura. Machekie è arroccato su di una montagnola rocciosa dalla quale si gode uno scenario fantastico, l’atmosfera è quella di un campetto estivo di lupetti, mi ricorda da piccino quando.. ma è solo un attimo altro che lupetto, mi accendo un toscanello ammezzato alla grappa, faccio tre o quattro tiri in successione e impesto mezzo villaggio di una dolcissima fragranza, la serata finisce qui ,sdraiato sull’erba speando il sigaro con gli occhi rivolti al cielo.
Machekie – Weyto -Key Afar – Jinka
Sveglia all’alba, riusciamo ad evitare l’assalto degli inigeni e partiamo per la prossima destinazione, circa160 km per raggiungere Jinka.
Ci buttiamo verso Konso la strada adesso ci è amica, attraverso un altopiano arriviamo a Weyto, questo piccolo villaggio è posto al bivio per Arbore, non c’è niente che giustifichi una sosta se non per gli umani bisogni, proseguiamo verso Key Afar.
Key Afar è adagiata su un lussureggiante altopiano a un pò più di metà strada fra Konso e Jinka, è territorio abitato dalle tribù Tsemay e Erbore, oggi è giorno di mercato vale la pena fermarsi ad osservare le etnie locali, fra tutti gli Hammer e i Banna che vengono a barattare i loro semplici oggetti. Proseguiamo per la destinazione finale, Jinka. Siamo a circa 1500mt, Jinka non offre granchè salvo un rinomato mercato che purtroppo oggi non si svolge, c’è una pista di atterraggio che funge anche da pascolo per le vacche. Un Fashion Fruit è d’obbligo al mercato della frutta prima di sistemarci al Jinka Resort, resort per modo di dire, siamo al camping, riusciamo a cenare al resta con un spaghetto Etiope.
Jinka – Mago – Park Mursi
Entreremo nel territorio dei Mursi, lungo il river Mago, vorrei dire subito che è una delle Hit della gita, ci addentriamo in un una pista fantasticamente micidiale, prima di arrivare al passo la percorriamo fra fango e polveri per poi scendere decisamente a valle sotto un sole cocente, i nostri amici hanno sistemato il campo sulle rive di un torrente, babbuni, scimmie volanti ed ogni genere di uccelli ci faranno compagnia. Rinfrancati ripartiamo per gli ultimi km che ci separano dal villaggio dei Mursi, la pista adesso si fa stretta, il terreno è un misto di sabbia adatto ai nostri mezzi, superiamo tante pozze fangose e finalmente arriviamo dai Mursi. Gli uomini sono molto minacciosi e portano a spalla i loro fucili, siamo completamente accerchiati, chiedono del denaro per visitare il villaggio, niente storie, nonostante la compagnia un ranger locale siamo costretti anche a fotografarli sempre in cambio di soldi, una folla di bambini ci prende d’assalto, tutti sono a caccia di denaro per una foto, le donne ci avvicinano senza alcun timore, portano tutte il piattello labiale,
a me mi.. a me mi… fanno più impressione degli uomini.
Bella gita! decidiamo di rientrare al campo facendo una corsa a chi fa prima e l’ultimo paga da bere.. per modo di dire tanto non ci sono bar, si i bar..
1° canapino 2° merlo 3° me, ma c’è un problema all’arrivo ci accorgiamo che manca il barbierino, attendiamo un pò, poi dopo mezzora quando ormai in pensiero stavamo tornando indietro arriva questo… a due all’ora, niente di preoccupante si era solo fermato nella savana per le sue necessità. Rinfrancati ci fumiamo un mezzo toscano al caffè dopodichè ci buttiamo nel fiume per un lavaggio di massa.
Mursi – Turmi
Sveglia presto, dobbiamo cercare di guadare il river per dirigerci verso Turmi, con l’aiuto dei nostri amici troviamo un punto basso e con qualche difficoltà riusciamo a ricongiugerci tutti sull’altra sponda. La pista per Turmi è bella, tanto fech e tanto divertimento, mandrie di gazzelle, orici e zebre ci accompagnano, giungiamo finalmente in vista di Turmi, i d’intorni sono punteggiati da tanti villaggi Hamer, paghiamo il solito pedaggio per entrare. C’è il mercato, le donne Hamer si distinguono per le loro trecce ramate, acquistiamo i loro ninnoli, più che altro vendono bracciali e altri oggetti tradizionali. Le Hamer si distinguono anche per il loro portamento e sono veramente belle.
Non possiamo assistere alla famosa cerimonia del salto dei tori, sarà per un’altra volta.
Ci accampiamo al Kaske Camp vicino all’ononimo fiume sotto maestosi alberi di mango.
E’ molto carino, ci sono dei padiglioni aperti con il tetto impagliato dove possiamo cucinare il pasti fai da te attingendo dalla
cambusa.
Turmi – Omorate – Turmi
Partenza per Omorate 70 km di pista che ci porterà vicini al confine con il Kenya, la città di Omorate è sulla riva orientale dell’ Omo river, non offre un granchè, se non l’escursione ai villaggi Dasanech, abbiamo noleggiato una canoa e attraversato il fiume, una volta arrivati al villaggio composto da una serie di basse capanne vediamo sbucare quello che probabilmente ne era il capo, immediatamente Birr Birr Birr,
soldi, soldi,soldi, però il tipo è simpatico, allora tiro fuori dal taschino un toscanello al gusto di anice, lo accendo e gli tiro una bella peata, una nuvola di fumo al sapore di anice lo avvolge, nella sua lingua e a gesti mi fa capire che lo vuole, gli regalo il pacchetto con dentro due sigari, ma non è contento vuole il mio, faccio il verso di porgerlo, me lo strappa di mano e comincia a tirare e respirare, amico..
non lo dovevi fare! Un tubo! tira e respira che sembra un turco! Adesso vogliono tutti i miei toscanelli aromatizzati, no, no, non posso, non posso, poi divido altre due scatole ed è fatta, possiamo fotografare senza tirar fuori un Birr, alla fine è costato di più, ma ne è valsa a pena, mi sono divertito, come si dice da noi.. un monte, come essere protagonisti in presepe vivente africano.
Ritorno su Turmi al Kaske Camp dove consumiano questa volta un’ottima cena Etiope.
Turmi – Arbore – Yabelo
Il giorno precedente Claudione ha rististemato le Kappatm, solo semplice manutenzione e cambio degli pneumatici, possiamo partire per la destinazione finale che sarà Yabelo.
Sostiamo a Arbore per visitare il villaggio, la nostra mini carovana desta sempre una certa euforia soprattutto nei ragazzini che ci assalgono chiedondoci di tutto, il popolo Erbore è una tribù nomade che vive in Tukul costruiti con steli di papiro.
La pista per Yabelo è facile solo qualche buca e nulla più.
Yabelo – El Sod – Yabelo
Giornata dedicata a El Sod, visitiamo la casa del sale dove gli uomini si calano in dei pozzi per estrarre il sale, visitiamo anche i pozzi cantanti dove gli uomini della tribù Borana scendono per decine di metri passandosi a catena i secchi, per farsi coraggio intonano continuamente canzoni.
Presso la casa del sale c’è uno straordinario cratere che sprofonda per circa 100 metri per terminare in un lago salato dal colore scuro, i Borana anche qui estraggono il sale.
E’ impressionante vedere il fiume di animali da carico che vanno in sù e giù carichi di sale.
Rientriamo a Yabelo, stasera si dorme di lusso al Yabelo motel, doppia con zanzariera e tv sat, giusto per vedere che tempo fa in Italia e se c’è sempre il solito casino oppure no, non mi sembra che sia cambiato nulla, i soliti dibattiti posso spegnere.
Yabelo – Awasa – Wondo Genet
Siamo sullo stendere, carichiamo il tutto sui camion e la truppa stavolta a cassetta fino ad Awasa, così è stato deciso.
Dopo un tranquillo trasferimento arriviamo ad Awasa adagiata sul lago omonimo, è carina ed ordinata ma turisticamente non offre molto, una gita sul lago oppure potremmo darci alla pesca, decidiamo di noleggiare una barca e fare un giro sul lago, a Tikur Wuha possiamo osservare nuovamente gli Ippo, è sempre uno spettacolo.
Rientriamo per un giro al mercato del pesce, è situato lungo la Crow Valley, si presenta benino, barche in fila allineate e pescatori intenti a rifare le reti, solito pedaggio per entrare, qualcuno pensa anche a comprare il pesce, lo cucineremo stasera. Decidiamo di spostraci subito a Wondo Genet, si tratta di un villaggetto turistico circondato da una bella foresta, è un luogo gradevole di montagna, l’attrazione principale sono le piscine termali, noi ne facciamo subito uso per un caldo lavaggio.
Tutti daccordo pernottiamo obbligatoriamente all’Abyssinia Hotel,
Wondo Genet -Lago Ziway
Gionata dedicata all’esplorazione di questo lago della Rift valley, ci rechiamo al molo e affittiamo un’imbarcazione, solo venti minuti di lenta navigazione e siamo già in vista di un branco di Ippo, ne restiamo a dovuta distanza, il meccanico e fotografo ufficiale Claudione ha dimenticato l’attrezzatura sui mezzi, ci dirigiamo verso Tullo Gudo un’isolotto bellissimo, c’è una chiesa in abbondono, si dice l’arca dell’allenza fosse custodita qui, incontriamo una sorgente di acqua calda e ne approfittiamo.
Rientrati a Ziway e ci sistemiamo al Bekele Molla hotel.
Ziway – Addis Abeba
Giornata dedicata alle operazioni del rientro dei mezzi dopodichè ricca dormita in un lussuoso hotel di Addis.
E’ una costante al rientro non riesco mai a prendere sonno, frammenti di ricordi mi trapassano il cervello, allora inzio a contare le pecorelle della negretta del mokambo e piano piano tutto va a posto.

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Doncalia e circuito storico in moto Ktm
Quando me vedereee buccia di bananaaaa, me sentire dentro nostalgia stranaaaaa, me pensare jungla nera alla tigre e alla panteraaaa..
Di nuovo in Etiopia ma per visitare la parte settentrionale attraverso un percorso non turistico, la Doncalia.
Partecipano a questa nuova avventuvacanza coordinata da farang e negus tour
I soliti noti, marco e pino di roma i giovani di milano da sessanta primavere e naturalmente non poteva mancare lui, livo, l’incasinatore di Livorno, il disturbatore di tutte le gite, da Rosignano Marittimo alla Doncalia per portare il verbo amaranto.
Anche questa volta siamo accompagnati da un numero imprecisato di signore e signorine, ognuna per conto suo in piena autonomia.
Italia Addis Abeba
Le bimbette via cargo sono già in nostra attesa, ma dovranno attendere ancora il giorno successivo.
Addis – Gewane – Addodas
Sappiamo già come affrontare la procedura di sdoganamento delle moto, questa stavolta dovrebbe essere più facile.
Appunto.. come non detto, ci sono moltissime incomprensioni, allora l’altra volta eravamo stati solo fortunati!
Rriusciamo ad essere fuori solo dopo le una, siamo fortemente in ritardo, i nostri mezzi d’appoggio sono comunque già pronti con tutti i rifornimenti, facciamo il primo pieno di carburante e partiamo per il nord, per cercare di recuperare il tempo perduto abbiamo deciso di fare più strada possibile ci fermeremo dove saremo.. saremo.. solo al tramonto inoltrato.
Oltrepassiamo Awash dove era prevista una sosta per delle visite, tiriamo dritto per Gewane fino a raggungere Addodas, un villaggio di poche capanne, dove ci accampiamo per la notte, attorno alle capanne vengono accesi dei fuochi per tenere a distanza eventuali ospiti indesiderati.
Addodas – Logia – Samera- Afrera
Partenza di primo mattino attraversiamo i villaggi di Mile e Tendaho e sostiamo a Logia per i rifornimenti, la destinazione è Samera dove necessariamente dobbiamo fare le autorizzazioni per procedere in Doncalia con la scorta armata. Visitiamo la città vecchia di Samera con il suo colorato mercato quindi riprendiamo la pista per Afrera, lungo la strada incontriamo un continuo via vai di camion e carovane che trasportano il sale, in questo luogo desolato la vita è imperniata sull’estrazione del sale e sulla pastorizia. Fa un caldo tremendo, intorno ad Afrera è cresciuta ogni sorta di civilizzazione, il luogo è infernale e allo stesso tempo di un certo fascino, una cosa è sicura, ci sentiamo fuori dal mondo.
Ci accampiamo nell’unico posto possibile vicino ad un alberghetto.
Afrera – Erta Ale
Oggi è il giorno tanto aspettato, dopo una breve visita alle saline entriamo in Doncalia nella terra degli Afar, il paesaggio adesso è desertico, la pista si presenta a tratti sabbiosa a tratti mista di tavolato, nonostante il fech riusciamo a scorrere bene, non si può dire altrettanto per le auto che si insabbiano facilmente. Affrontiamo la pianura che ci porta alle pendici dell’Erta Ale a tutta manetta e ci accampiamo nei pressi dove abbiamo trovato un pò d’ombra creata dagli arbusti. Poco dopo veniamo contattati dai Doncali che si offrono di portarci l’indomani su per L’Erta Ale, il trekking sul vulcano era una tappa prevista, ma a causa del caldo opprimente il gruppo inizia a sfaldarsi, a maggioranza decidiamo di non decidere e rimandare al mattino successivo.
Erta Ale
Non c’è accordo sul da farsi, qualcuno ha l’idea di almeno percorre quella ventina di km di pista che porta al campo base, non è un’idea così geniale, la pista è rocciosa con il fondo lavico, di per sè non è difficile anzi a passo di cross sarebbe anche
divertente, il problema è che le rocce sono taglienti come il vetro, il rischio di rovinare gli pneumatici è alto, fortuna vuole che tutto procede senza inconvenienti, la decisione di non effettuare il trekking che il giorno prima non avevo totalmente condiviso adesso appare lampante che è stata giusta. Il caldo è insopportabile amplificato com’è dal mare di lava specchiata nera. Marcia indietro tutta verso Ametela, arriviamo a questo gruppo di capanne nel pomeriggio, siamo sul confine della depressione del Dalol, anche qui l’unico sostentamento è l’estrazione del sale unito a qualche gregge di pecore, al baretto del villaggio riuisciamo a rinfrescarci con una pepsi Etiope bella calda.
Montiamo il campetto tendato e stasera ci gusteremo una bella cenetta a base di capra arrosto sotto un cielo stellato.
Ametela – Dallol – Ametela
Oggi andiamo a vedere le conformazioni colorate di Dallol “la collina degli spiriti” percorriamo la piana con il gas a manetta fino a giungere ai piedi di questa collinetta che in realtà è un mini vulcano cresciuto sulla crosta salina della depressione della Doncalia, c’è anche un lago adesso è quasi in secca, ma quando è riempito dalle precipitazioni la successiva evaporazione forma uno strato spesso di sale che viene tagliato a pezzetti e trasportato con le carovane a Makallè. Il paesaggio si trasforma creando forme e colori talvolta irreali, siamo nella cosiddetta zona dei miraggi, un tripudio di colori indescrivibile.
Ametela – Makallè
Stiamo per uscire dalla Doncalia vera e propria, ci dirigiamo verso Makallè percorrendo una bella pista a tratti impegnativa, oltrepassiamo valichi, canyon, letti di fiume in secca, a Makallè lasciamo le nostre guide.
Da qui in avanti inizieremo il percorso storico più turistico.
Makallè – Adigrat – Debre Damo
Ci stiamo dirigendo nel punto più a nord dell’ Etiopia verso il confine con L’Eritrea, la pista è ancora tutta da guidare, con la moto è appagante, oltrepassiamo Adigrat, non c’è niente di imperdibile e ci dirigiamo verso Debre Damo. Debre vale una sosta, il paese è abbarbicato su di una cima di una montagna, visitiamo il monastero e la chiesa di Aregawi un bell’esempio dell’architettura Aksumita, siamo nel pumto più a nord dell’Etiopia storica, montiamo il campo nei pressi del monastero.
Debre Damo -Yeha – Auxum
Con calma leviamo le tende ed iniziamo la discesa su Auxum, oltrepassiamo Yeha senza sostare, la pista non offre niente di spettacolare è bella grande e polverosa, il paesaggio adesso è rurale, Auxum è il sito archeologico probabilmente più importante dell’Etiopia tanto che è dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità Unesco.
Adesso ci aspetta un hotel come si deve
http://www.ghionhotel.com.et/yeha.htm
più che altro è situato in una bella posizione con una vista invidiaìbile sulle stele, è comunque tenuto in ordine.
Occorre un pass per iniziare a scoprire Auxum.
E’ una cittadina vivace legata soprattutto alla sua storia ed ai siti archeologici, ci sarebbero tantissime cose da vedere noi avendo poco tempo a disposizione ci limitiamo alle stele di Auxum e i bagni della regina di Saba, un’impressionante serbatoio di contenimento dell’acqua.
Auxum – Debark
Riprendiamo la pista per Debark, in direzione del Lago Tana, nel corso del trasferimento attraversiamo passi montani, vallate e immense praterie, incontriamo molte gite organizzate che in senso a noi contrario si dirigono ad Auxum, il circuito storico viene così affrontato da tutti i t.o.organizzati, noi continuiamo a scendere fino a Debark.
Siamo in un parco nazionale, i monti Simien sono uno spettacolo della natura da qualsiasi lato si guardino, noi dal basso verso l’alto, è una zona frequentata dagli amanti del trekking, molti percorsi guidati sono possibili.
Ci sistemiamo al Simien Park Hotel
http://www.simienparkhotel.com
La giornata è libera ognuno si muove a piacimento, alcuni si dedicano a lunghe passeggiate altri più semplicemente ad un dolce riposo in camera con vista sui monti, io e il Livornese ci scoliamo una birra con gli occhi puntati verso l’alto sui percorsi di trekking, imbambolati da questo scenario magnifico e dalla stanchezza.
Debark – Gondar – Bahir Dar
Sono tappe di trasferimento quello per cui eravamo venuti in Eiopia del nord l’abbiamo già vissuto, quel che viene viene, arriviamo a Gondar attraverso una strada facile mista asflalto terra, la tabella di marcia non prevederebbe una sosta ma alla vista di un’insegna Bar Italiano tutti ci fiondiamo per un cappuccino, un semplice cappuccino in Etiopia un’esperienza davvero surreale. Riprendiamo la strada che costeggia il lago Tana fino a Bahir Dar, la sistemazione è al Tana hotel sulle rive del lago, semplice ma con camere con una bella vista.
http://www.ghionhotel.com.et/tana.htm
Bahir è un luogo orientato per lo pìù sul turismo, ampi viali, palme e anche una bella spiaggia.
Bahir Dar – Debre Markos – Nilo azzurro
Al mattino noleggiamo una barca e visitiamo la famosa sorgente del Nilo azzurro, riusciamo ancora ad avvistare gli Ippo e i Cocco, sul lagoTana ci sarebbero da visitare i monasteri ma non c’è più tempo, riprendiamo la via che ci porterà alla gola del Nilo azzurro, è un tratto di strada spettacolare con notevoli dislivelli, c’è anche un ponte costruito dagli Italiani, pernottiamo in un alberghetto che offre anche la possibilità di un buon pasto.
Fiche – Debre Libanos – Addis Abeba
Facile trasferimento e giornata dedicata al rimpatrio dei mezzi.
Allora anche questa gita è finita, dopo giornate di libidine allo stato selvaggio siamo riusciti anche a tornare tutti interi, in Doncalia i soliti bischeri si sono lasciati prendere la mano e giù scivolate a sfare determinate dal fech, pochi altri imprevisti se non normali cadute, l’attrezzaKTMento ci ha permesso di sfilare via senza tanti inconvenienti, dei veri muli, tutto bene insomma per una volta lo possiamo anche dire, un solo rammarico.. non aver potuto fare la risalita in trekking sull’Erta Ale… e meno male!
Per gli appassionati delle vacanze avventurose ma non delle moto, ci sarebbe da specificare che gli stessi percorsi vengono
organizzati da avventure con comode Jeep, comode .. si fa per dire, per le comodità rivolgersi altrove..

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Ci sono 6 commenti su “Omo river e Doncalia

  1. ciao bellinooooo….sei mitico….mi hai fatto divertire …..proprio un monte!!!
    …ma guarda te…gli garbavano i toscanelli a quelli è…..mica scemi…..

    ….”giornate di libidine alla stato selvaggio”….:serenata:…poesia ragazzo..poesia….

    …”per le comodità rivolgersi altrove”………boia dè!!:D

    sei avanti..sei avanti….:)

    PS: foto bellissime naturalmente!!

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