Tanzania – Parchi del Sud

TANZANIA : Parchi del Sud ( Ruaha e Selous )

E’ la quinta volta che partiamo per l’ Africa, ma la gioia di rivedere questa terra così genuina mi affascina sempre e sono felice di tornarci. Dopo il lungo viaggio Milano-Roma-Addis Ababa-Zanzibar, prendiamo un piccolo velivolo per Dar El Salam e da qui un altro piccolo velivolo della Società Coastal che ci porterà nel Ruaha National Park. La Coastal è una società italiana che gestisce ottimamente sia il trasporto nei Parchi del Sud che la gestione dei Parchi stessi. L’atterraggio su una striscia stretta e corta in terra battuta mi fa sentire in Africa…

Ad attenderci la giovane Micol, italiana, laureata in scienze naturali, con alle spalle “stage” sui leoni, responsabile del Mdonya River Camp. E’ qui da 6 anni, parla ottimamente lo swahili, come l’inglese e risponde ad ogni nostro quesito. E’ molto disponibile e preparata e noto che i Masai, abbastanza maschilisti, la trattano con molto rispetto. Nel campo è l’unica donna con 50 Masai alle sue dipendenze per i servizi. Vi sono 11 tende, ben distanziate fra loro, molto spaziose, con un arredamento completo e rustico, cioè con materiali ricavati in loco; prevale il legno intagliato, il porta sapone è il baccello di un albero di mogano svuotato dai semi.
I semi del mogano sono dei bellissimi fagioloni neri con il cappellino rosso).

Fuori della tenda, (ma nulla al di dentro!) circolano bellissimi insetti.

Qui ovviamente non c’è la luce elettrica , vi sono pannelli solari per l’acqua calda, lumi a petrolio per i vialetti esterni e candele all’interno delle tende. La zona bagno e doccia sono a cielo aperto ed è stupendo ritrovarsi nella notte buia con un cielo stellato luminosissimo.
Si sconsiglia il viaggio in questi campi per bambini sotto i 6 anni, perché vi sono regole da seguire per non incorrere nei pericoli causati da un comportamento non idoneo verso gli animali selvatici. Il campo non è recintato e gli animali transitano ovunque, ma sempre sotto l’occhio attento dei Masai che tengono controllato tutto il perimetro del campo. Dopo il tramonto non si circola più da soli, ma sempre con una scorta Masai. La cena si svolge all’aperto, coi lumi a petrolio e con tutti gli ospiti riuniti che possono scambiarsi notizie sulle avventure della giornata. Il cibo è eccellente: brava Micol che dà disposizioni al cuoco. Dopo cena, accompagnati alla nostra tenda, ed illuminati dalla torcia abbiamo visto un nutrito gruppo di bufali che pascolavano lì a fianco.

Di notte si sentono rumori o versi fatti dalle iene, ma basta stare tranquilli che gli animali non sono interessati a noi, bensì noi a loro. In caso di pericolo c’è in dotazione in tenda un fischietto.
Al Ruaha National Park, il secondo parco per dimensioni della Tanzania che si estende per più di 10.000 kmq, ci fermeremo per 3 notti: siamo a quasi 1000 mt di altitudine, la temperatura è 36° di giorno e scende a 15° la notte, sotto il piumino si sta caldi ed essendo un caldo secco, anche di giorno si sta bene.
Abbiamo concordato con la nostra guida di prendere un appuntamento con il leopardo perché è l’unico felino che manca nei nostri “ reportage” africani. Ha promesso di fargli una telefonata…
Durante i safari effettuati durante la nostra permanenza al Ruaha abbiamo visto elefanti, leonesse, giraffe,

antilopi, bufali, dick dick, kudu,

manguste, aquile, bucceri , cicogne, fagoceri…..
Senza volerlo abbiamo infastidito un elefante che voleva attraversare il sentiero per raggiungere il suo gruppo e per ben due volte, sventolando le orecchie ed alzando la proboscide, ci ha lanciato due poderosi barriti di avvertimento.

Con gli elefanti non si può scherzare perché non conosciamo le loro trascorse esperienze: hanno ottima memoria e se sono stati infastiditi da una automobile o da una persona, anche parecchio tempo addietro, si vendicano al momento. E’ capitato che una jeep, con 6 persone a bordo, è stata sollevata con le zanne e trascinata a marcia indietro per parecchi metri e poi lasciata cadere mentre gli occupanti, gialli e verdi, senza fiatare, seguivano l’evento poco piacevole.
Contrariamente a quanto si pensa i leoni non sono pericolosi, a meno che non siano feriti o accompagnati da cuccioli. Hanno nella memoria genetica il timore per l’uomo che lo cacciava e, in caso di pericolo, o restano tranquilli o scappano via.

Nei nostri avvistamenti sono sempre rimasti tranquilli a dormire anche se eravamo a pochi metri di distanza, ma noi, ovviamente, non li abbiamo mai disturbati, anzi semmai invidiati per la loro rilassatezza!

Siamo nella stagione secca e gli avvistamenti sono facilitati dalla mancanza di erba alta e per il bisogno degli animali di avvicinarsi ai corsi d’acqua per dissetarsi.
Fastidiose sono le mosche tze tze che arrivano a pungere quando si viaggia lentamente o, peggio, quando ci si ferma. Un sistema ottimo per allontanarle è quello utilizzato dal nostro bravo autista: mette sterco di elefante in una lattina, lo accende ed attacca la lattina sul retro del fuoristrada. Il fumo prodotto allontana le mosche e non ci dà fastidio. I veicoli in generale sono aperti.
Durante un safari è arrivata la segnalazione di avvistamento ghepardi. Arriviamo!!

Eccoli lì, sono in quattro, eleganti, slanciati, sempre stupendi con il loro mantello maculato.

Durante un altro safari arriva notizia di avvistamento leopardo, ma trovasi in zona distante da dove ci troviamo noi. Ci chiede la guida se siamo disposti a fare un tragitto un po’ lungo. Ma ceeertooo!
Per il leopardo questo ed altro. Per fortuna i sentieri del Ruaha non sono dissestati come quelli dei Parchi del Nord ed il nostro autista parte sparato “come Alonso”, trascurando il tradizionale “pole pole” tanzaniano. Sanno andare anche veloce quando serve!
Aggrappati alle maniglie e con i piedi ben ancorati ci diamo voce l’un l’altro“ buca senza acqua!!” e dopo trenta minuti abbondanti di autodromo arriviamo in zona.
Il leopardo c’è, anche se arrampicato su un albero parecchio distante e coperto da parecchi rami e foglie. Sono giunte prima di noi altre quattro jeep per l’avvistamento e relative foto ed una di loro, più furba delle altre, lascia il sentiero e va fuori strada, avvicinandosi all’albero.
Ovvio!! Prima che la macchina arrivi a destinazione il leopardo se ne è andato via! Restiamo tutti a bocca asciutta!!
Ci consoliamo ammirando un baobab ornato di baccelli che sembrano piccole olive, visti dal basso

ma, prendendone uno e guardandolo da vicino, si ha l’esatta dimensione sia del grosso baobab che del suo frutto.

All’interno ci sono i semi che scuotendoli suonano come fossero delle “maracas”.
Al tramonto, al nostro rientro al campo, c’è sempre Micol, in compagnia di un masai, che ci attende con un succo di frutta fresco e verifica che la giornata sia trascorsa per noi in modo tranquillo e senza problemi.
Il Ruaha National Park si estende fra vallate e altopiani con panorami molto vari: le spianate si alternano a boschetti di palme e sicomori, le foreste di baobab alle acacie;

nel letto asciutto del fiume Mdonya i fagoceri scavano buche in cerca dell’acqua e gli impala e le gazzelle ne approfittano.

Prosegue la nostra ricerca del leopardo. Sapete come si cerca? Bisogna osservare bene se si vede una zampa o una coda che penzola in giù da un ramo di albero dove il nostro solitario amico si riposa indisturbato da insetti e si gode il venticello che circola meglio in posizione sopraelevata.
Io vedo tante cose che penzolano dagli alberi, ma in genere sono i frutti degli alberi delle salsicce
o rami rotti e secchi, ma niente di tutto quello che stiamo cercando…
Oggi arriva un’altra segnalazione di leopardo e siamo disponibili ad effettuare una seconda corsa alla “Alonso”. Se non ci si prova…. anche se siamo un po’ sfiduciati, vista la prima esperienza.
Ecco il risultato:

nel massimo silenzio lo troviamo in posizione di riposo e poi si fa ammirare in tutte le posizioni.
Siamo molto fortunati perché si trova su un ramo basso e sufficientemente spoglio per cui è a piena vista. Sei bellissimo!!!

Questa volta l’Africa ci ha dato un altro regalo splendido!
Difficile da avvistare ecco per noi un nido di gufo con il suo proprietario.

Due stupendi leoncini di 1 mese sono incuriositi dalla nostra rumorosa jeep e ci guardano ,

ma vengono poi richiamati dalla loro mamma.
Sul letto di un fiume in secca gli elefanti cercano l’acqua

Lasciamo il campo Mdonya e Micol con tutto il suo staff, con dispiacere, perché abbiamo ricevuto una accoglienza ed una disponibilità eccellenti.
Riprendiamo il nostro piccolo aereo per trasferirci nel Selous e, dopo essere atterrati sulla solita striscia di terra battuta, per consentire all’aereo di ripartire, siamo dovuti andare con la jeep ad allontanare due giraffe che passeggiavano tranquille sulla pista.
Ad accoglierci al….ehm…diciamo aeroporto (un locale aperto, coperto di fronde, con un funzionario addetto ai voli) c’è Sara. Anche lei italiana, laureata in scienze naturali, dirige, assieme a Richard, il Lake Manze Camp. E’ qui da poco più di un anno, giovane, ha imparato lo swahili, parla l’inglese, è disponibile, socievole e preparata.
Sono stupita di notare come, così giovani ragazze, riescano ad essere intraprendenti da partire per una terra lontana, di cui conoscono poco, per assumere incarichi di grande impegno.
Anche questo campo è impostato come il Mdonya nel Ruaha: non è recintato, vi sono 12 tende ampie e ben arredate, bagno e doccia a cielo aperto, 50 Masai svolgono tutti i lavori del campo, compreso il controllo su tutto il perimetro giorno e notte. Anche qui, al calar del sole, si circola accompagnati dai Masai; la cena si effettua all’aperto coi lumi a petrolio con tutti gli ospiti riuniti. Poco distanti circolano gli elefanti forse attirati dal profumo della frutta più che dalle altre vivande. Sara ama cucinare ed elargisce istruzioni ai suoi Masai addetti alla cucina. Superfluo dire che si mangia benissimo!

Il Selous non è un Parco, ma una riserva di caccia, ciò significa che, accompagnati dai ranger si può
girare a piedi, è l’area protetta più vasta in Africa, annoverata dall’UNESCO tra i luoghi del Patrimonio naturalistico e culturale mondiale.

Occupa una superficie di 55.000 kmq, alcune zone sono ancora riserva di caccia, altre zone invece non sono ancora state esplorate; siamo a 60 mt sul livello del mare, c’è un caldo umido e si sente.

E’ un territorio disabitato, pertanto non vi sono tracce di interferenze umane.

Nel Selous l’acqua non manca, ci sono laghi, lagune, canali ed i safari si possono fare in jeep, a piedi e con la barca.

Con la barca abbiamo avvistato aironi, giacane, cavalieri d’Italia, marabu, cicogne,

ibis, oche, garzette, martin pescatore, aquile, avvoltoi, coccodrilli enormi, ippopotami ed innumerevoli White Fronted Bee Eatter che hanno creato i nidi con fori nella parete rocciosa. Pare che nessuno sbagli la porta di casa!

Questa notte mi è sembrato di sentire un piccolo rumore, poi più nulla, però mi sono alzata a vedere chi circolava all’esterno.
Era uno degli elefanti che spesso si aggirano tra le tende sia di giorno che di notte. Come fanno animali così grossi e pesanti a non fare rumore pestando le foglie secche delle palme non me lo spiegherò mai!!

Al mattino invece sveglia con la cavalcata sul tetto della tenda da parte delle piccole scimmiette che si rincorrevano..
Uscendo dalla tenda per recarci a fare la colazione, è venuto subito un masai a farci da scorta e ci siamo meravigliati perché di giorno si può girare nel campo da soli. Abbiamo capito poco dopo il perché: al limitare del campo un gruppo di 20 elefantesse, con piccoli, stava transitando per accedere al Lago Manze.
Questa mattina safari in jeep con avvistamenti di impala, facoceri, gazzelle,antilopi, elefanti, leonesse, bufali, gnu, giraffe

In riva al Lago Manze una leonessa con due figlie adulte riposa dietro un cespuglio ombroso, ma non dormono bensì sembrano sornione…

Il nostro autista ci consiglia di perdere un po’ di tempo e vedere cosa fanno. Ci allontaniamo dal bordo del lago e dal cespuglio. Poco dopo si vanno ad abbeverare un nutrito gruppo di gnu. Dopo di che se ne vanno tranquilli mentre si sta avvicinando una mandria di bufali. Stanno abbeverandosi tranquilli quando scatta il putiferio… le leonesse sono scattate contemporaneamente sul gruppo dei poveri assetati, che, sorpresi, fanno una velocissima retromarcia verso l’interno…. si alza un polverone incredibile …..
il nostro autista scatta in avanti e si avvicina ai leoni….

Mentre le leonesse hanno raggiunto lo scopo con facilità aggredendo il più debole, il gruppo di bufali si è fermato di scatto per stabilire se passare al contrattacco o proseguire con la fuga. Sono rimasti ,lì, fermi, ad osservare che oramai il destino del piccolo era concluso ed era inutile ogni loro intervento.

Le leonesse, ringhiando ed allungando la zampa, rivendicano la proprietà della preda, poi si mettono a giocherellare come fa il gatto col topo : gli tirano una zampa, lo leccano, lo sollevano, lo leccano ancora e vanno avanti così per parecchio tempo.

La leonessa madre preferisce trovare un posto tranquillo ed ombroso dove fare tranquillamente questa colazione e, con molta fatica ( peserà circa 20 kg il piccolo bufalo), comincia a trascinare la preda verso un albero. Le figlie aspettano all’ombra comodamente.

Quando i leoni sono in movimento si odono i babbuini lanciare l’allarme a tutte le altre scimmie ed anche gli impala si mettono in guardia e si allontanano dalla zona.
Riusciamo ad avvistare una iena maculata completamente allo scoperto!

Ed ecco i licaoni: anche questi animali mancavano nel nostro repertorio.

E’ terribile il loro sistema di caccia : si organizzano come una staffetta per inseguire a turno la preda che alla fine, stremata, cede e viene sbranata viva dal gruppo, per la paura di perdere il bottino, facile preda per felini più grossi. Un leone almeno prende alla gola e soffoca la preda in pochissimi istanti, poi lo mangia morto!!!
Proseguiamo il nostro safari ammirando un grosso termitaio,

mentre un varano si è trovato un comodo alloggio per un tranquillo riposino pomeridiano.

Scende il tramonto sul lago Manze e sugli ippopotami che lo popolano

e sui coccodrilli che, numerosi, scivolano sul pelo d’acqua e sono pronti all’immersione..

Sono più di 350 le specie di uccelli che vivono nel Selous ed abbiamo potuto osservarne parecchi:
ghiandaie, bucceri,

martin pescatore, cavalieri d’Italia, aquile, avvoltoi…

Lascerò la riserva del Selous con molto rimpianto sia per la bellezza del posto che per la sua autenticità. Un caloroso abbraccio a Sara e a tutto lo staff del Lake Manze Camp per la gentilezza ed efficienza dimostrata durante la nostra permanenza.
In questi posti stupendi, fuori dal mondo, mi è venuto di pensare che, in caso di necessità urgenti, i soccorsi non possono essere così tempestivi!!! Non ho però avuto il tempo di soffermarmi su questo pensiero essendo troppo occupata ad ascoltare il canto degli uccelli al sorgere del sole, ad ammirare un cristallino cielo stellato, a vedere l’incedere imponente di un elefante di passaggio a tre metri di distanza, a riflettere sul nome Manze che significa: “Amore”.
Vorrei tanto che ci fossero solo sentimenti di amore verso questa terra africana meravigliosa ed intatta perché ancora non guastata dal …progresso!!!

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Ci sono 10 commenti su “Tanzania – Parchi del Sud

  1. Stupendo!
    Certe foto sembrano finte da quanto sono belle per colori ed atmosfere!!!
    E poi…un posto un po’ fuori dagli itinerari comuni, ma davvero spettacolare e per questo forse ancora più bello!
    Complimenti!

    Lola:rose:

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