Sahara

Preparazione mentale all’Erg ovvero il deserto, quello della Libia, principale attrazione quello di Awbari. Affrontare l’Erg Awbari è il sogno di ogni endurista off road, non è il diploma è la tesi, la laurea, l’apoteosi o una secca bocciatura, è più una sfida che una gita o più probabilmente soltanto una esagerazione mentale.
Chi è sprovvisto di un mezzo adeguato ed è interessato a venire, può avere a nolo una KaTzM 450cc Standard o una nuovissima 650cc TDC che non è un nuovo modello turbo diesel, ma piuttosto un’apposita specifica per le teste di pietra, il casco non è incluso, casomai portate quello con i bui dalle parti, non si sa mai che in vosta assenza potrebbero tornarvi utili.
Road book semplice + guide e assistenza inclusa, prezzo da fare, come mi pare a me, voi intanto preparate i sordi e fatemi un bonifico di acconto di 1200,00 ducati presso:
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La rotta o Road Book
Genova – Tunisi – Gabes, transfer
Nabeul – Zwara
Nalout – Derij incontro con i nostri amici beduini.
Derij – El Gazeil sterratone classico oltre 100km
El Gazeil – H. En Nahaia – H. Zegher pistone e dune km 200 circa
H. Zegher – Erg Awbari dune e pista km 200
Erg Awbari – Awbari dune km 100
Awbari – Gadamesh pista dune km 800 arrivedessi beduamici.
Gadamesh – Nalout stradina e piste km 250
Nalout – El Jedir – Gabes strada km 400
Gabes – Nabeul asfalto km 400
Nabeul – Tunisi imbarco e levarsi dalle scatole
Parte delle ultime due tappe verranno effettuate in transfer.


Da nord a sud est e da sud a nord per due direttrici diverse, anda e rianda dalla cittadina di Gadamesh.
Percorrenza fuori strada circa km 1600, come ha ben chiarito il bando di iscrizione non sono stati ammessi principianti o bmw-isti muniti.
Partiremo assieme ad un congruo numero di ricambi e due altre moto di riserva al solo scopo di cannibalizzarle in caso di necessità.
I bivacchi e gli attendamenti ricalcheranno quelli delle antiche caravane, come al solito pre organizzati dai beduini.

Pillole di Awbari & Serdeles-Ghadamesh
L’Erg di Awbari è una vastissima distesa desertica che separa la regione del Jebel dal Fezzan, si estende da nord a sud per circa 800 km e da ovest a est per 400 km.
Ghadamesh è una cittadina posta fra il confine con Algeria e Tunisia, è da sempre un’importante crocevia carovaniero, solamente 10 km la separano da Fort Saint estremo sud della Tunisia, ad ovest è dominata dalle grandi dune dell’Erg Algerino ed a est dall’immensa pianura dell’ Hammada El Homra. Ghadamesh assieme a Timbouctu, Tamanrasset, Murzuq e Sigilmassa era uno dei centri più importanti del commercio Trans-Sahariano, essa rappresentava il punto di passaggio delle grandi carovane che dal Niger, dal Sudan e dal Ciad risalivano a nord attraverso Murzuq e l’ Erg Awbari raggiungendo Gadamesh per poi proseguire verso Tunisi o Algeri.
Dopo la disfatta Italiana fu amministrata dai Francesi fino all’avvento del Colonnello.
La pista Serdeles-Ghadamesh si svolge attraversando pianure per poi inerpicarsi su tavolati rocciosi, costeggieremo l’ Erg Titersine per addentrarci lungo le valli interdunarie, sono previste soste, rifornimenti e bivacco, chi vuole potrà con supplemento usare i cessi beduini.
Lungo una valle dominata da pareti di arenaria rossa arriveremo in vista dell’Erg Awbari.
Si affronteranno o si aggireranno 150 km di dune con passaggi impegnativi lungo le vallate interdunarie, risaliremo lungo ouadi e crepacci fino all’Hammada che caratterizza gli ultimi 250 km di pista fino a Ghadamesh.
Costeggeremo il confine Algerino fino a sfiorare un’impressionante pozzo petrolifero.
L’arrivo a Ghadamesh sarà preannunciato a vista del pilone Hertziano.
L’argomento sarebbe lungo da descrivere, vi ho detto più del necessario, ora non ho più tempo devo fare le balligie e non voglio rischiare di dimenticare le mutande a pois da regalare alle beduine.
A proposito di beduine, ecco vedi.. mi stavo quasi dimenticando delle indigene, ma che avrò fatto bene a ricordarmene?
Le signore e le signorine hanno per noi deciso di restare ai fornelli, e meno male.
Eravamo già stati rimandati per aver studiato poco a causa di un’organizzazione da mototurismo, l’ Erg non ammette errori, stavolta sarà diverso, mariolo ha studiato bene tutta la situazione, niente è stato lasciato al caso siamo “una sporca dozzina”
sporca perchè non ci laveremo mai, dozzina perchè dodici sono i partecipanti con dodici cavallini tutti uguali.

Le premesse di una buona riuscita ci sono tutte, niente mezzi misti, niente inesperti, quelli con le bmw stavolta vanno a fare un giro nel Reatino.
Anche il Colonnelo ha detto: Yes we can
Hanno partecipato a questa ennesima avventuvacanza
mariolo master organization in collaborazione con lo zio Lucianone capo dei capi tuareg
capitan nemo l’innominabile
livo1 detto anche il bestemmiatore di Livorno
alain il francese, detto messiè le fransy
sandro il barghini perchè è di Barga provincia del buccellato di Lucca
marcellino detto il dottore perchè ha studiato tanto…
marchino detto canapino perchè è arrocignolato come una corda
gianni detto pinolo perchè ha il cervello duro come una pina
paolino detto il secco perchè è il più secco che c’è
rino detto il barbierino perchè ovvio fa barba e capelli
fabry detto crazy perchè è sonato
giò detto merlo perchè vola… per la terra
e la banda suona il rock

…..e che ce la mandi bona e senza vento
Piccolo report di una non banale gita nel mare di sabbia Sahariano destinato ai pochi amanti delle disavventure facili e delle anticomodità, è sicuro che chi non è mai stato nel deserto non potrà comprenderne appieno il significato, ed è per questo che non lo biasimo, è altrettanto certo che chi invece possiede una primordiale fervida fantasia, spirito avventuroso, molta disponibiltà all’adattamento, e iniziativa a superare le difficoltà potrà anche per certi versi apprezzzarlo, tuttavia sono tutte doti un pò strambe da reperire in una sola persona.

Mi dispiace ragazzi, non ho da raccontare di fantastiche escursioni, improbabili incontri, visioni straordinarie o quant’altro possa colpire la fantasia altrui, il deserto è deserto, sei lì, ti giri intorno a 360° e ti senti un nulla nel nulla, emozioni che non si possono trasmettere in seconda persona, grandi senzazioni che possiamo provare solo al suo cospetto e che rimangono per sempre dentro di noi, cercare di descriverle o trasmetterle sarebbe un’utopia, d’altronde se ne fossi in grado a quest’ora avrei cambiato mestiere.
Preferisco mixare un sintetico racconto di quella volta che tutto è andato a meraviglia,” il diario racchiude l’insieme di più tentativi di portare a termine per intero la gita così come era stata programmata, non sempre in questo tipo di viaggi ciò è possibile, dipende sempre da moltissimi fattori spesso imprevisti e contrari che il più delle volte comportano drastici ridimensionamenti in corso d’opera se non talvolta l’abbandono.
Tutto facile fino a Nabeul.
Adesso l’itinerario si snoda su di un percorso costiero fino a Zwara, da qui una strada in buone condizioni ci conduce fino a Nalout, sostiamo brevemente per le solite necessità corporali nella parte della città vecchia in rovina e disabitata.

Da Nalout ci dirigiamo ad ovest verso il confine per poi ripiegare verso sud dopo un’interminable giramento di scatole fra le cime del Jebel. Attraverso il deserto roccioso arriviamo a Derij percorrendo gli ultimi 50 km in una infinita discesa che anticipa il catino dell’Erg Awbari.
Derij è un pò la base di partenza, qui incontriamo il mitico Lucianone la faina del deserto, il tuareg più tuareg di tutta la Libia, colui che con la sua lunga manina nera ci indicherà i percorsi da seguire, insomma senza di lui non si muove foglia che il colonnello non voglia, tolte le tende inziamo a percorrere la prima pista, il primo tratto Derij-Edri è stato bonificato dai Francesi durante l’ultimo conflitto mondiale, dopo la disfatta Italiana.. la pista consiste in uno stradello ondulè costruito a suo tempo da nostri antenati, la nostra meta è il pozzo di El Gazeil, 120 km di strada lenta attraverso altipiani attorno alla distesa lavica dell’ Hammada. Nei pressi di El Gazeil c’è un’areoporto dell’epoca coloniale Italiana, non ci resta che prendere possesso dei nostri appartamenti che i nostri amici avevano provveduto a preparare.
Lasciamo la pista per dirigerci verso le sabbie di Awbari, sono i giorni del condor, oh si fa per dire, si và solo per dune scavalcando e aggirando dove possibile una dozzina di cordoni verso il centro dell’ Erg dominato dall’Hammada.


A scriverlo sembra quasi una gitarella domenicale, assicuro che superare un cordone è divertente, affrontare il secondo un pò meno il terzo già dà una certa apprensione, al contrario di quanto si possa presupporre scolmare e scendere sono le parti più delicate da affrontare al fine di preservare gli arti inferiori, fortuna vuole che le guide molto beduine conoscono a menadito il percorso così da rendere il tutto più agevole.
La gita precedente si era qui conclusa per alcuni partecipanti bmw gs muniti con conseguente rientro anticipato via europe assistance, questa volta proseguiamo senza incidenti.

Scavalcati gli ultimi contrafforti dunari prima della piana incontriamo una specie di benzinaio, una breve sosta per il pieno di carburante e riempire le taniche dei mezzi in appoggio e ripartiamo, adesso costeggiamo il margine orientale dell’ H. Zegher per ritrovare le dune negli ultimi 100 km verso l’oasi di Edri, senza far nomi alcuni amici mostrano evidenti segni di stanchezza, ma faranno finta di non esserlo, questa è la regola non scritta, per la cronaca ci sarebbe pure la possibiltà di passare a “cassetta” ma equivarrebbe ad una resa, difficile prendere in considerazione questa ipotesi se non in caso di estrema necessità. In una serata per niente stellata ci accampiamo ai margini.. di che cosa? non c’è nulla.
Oggi scendiamo verso la regione più orientale del R. Zellaf , il percorso Edrij – Awbari si snoda attraverso una zona di formazioni lacustri, saltare le creste è impegnativo ma soprattutto impiegheremo un sacco di tempo, i km di sabbia percorsi sono circa 140, arriveremo quasi sfiniti al campo tendato, questa volta a ridosso di spettacolari dune.

Ma il bello ha da venire…
A tutta birra risaliamo verso nord ovest direzione Algeria, sosta e piccolo conciliabolo con lo zio Lucianone, abbiamo due possibilità:
01 asfalto attraverso la strada Sheba/Ghat da Awbari a Serdeles, scartato, troppo facile, in realtà non ci sono altre possibilità era solo un test per verificare che non fossero sopravvenuti eventuali tentennamenti o ripensamenti.
02 pista verso il confine Algerino, faremo questo percorso perchè si evita il transfer su asfalto, perchè mi garba di più, perchè è questa l’avventura che avevo tanto sognato di affrontare e soprattutto perchè lo zio Lucianone ha detto, yes we can.

Questa variante sebbene con le dovute soste e bivacchi è molto ma molto impegnativa, ma allo stesso tempo è fantastica. Ci aspettano tre giorni assai importanti, poco più avanti un’altra spedizione si era dovuta concludere a causa di una gambarotta romana ed a un perone livornese.
Iniziamo con una bella risalitona su di una pista classica in direzione della cittadina di Ghadamesh.

Il 1°giorno ci dirigiamo verso Erg Titersine a n/est di Ghat, attraverso tavolati rocciosi percorriamo una pista veloce fra ampie valli interdunari, aggiriamo i massici passando dai corridoi, le difficoltà sono minime, abbiamo anche il tempo per dedicarci al salto in alto sulle dunette.

La pista Serdeles-Ghadamesh parte ad ovest della città in direzione Ghat.
La prima parte è di facile svolgimento attraversando coltivazioni e capanneti, poi si inerpica su tavolati rocciosi, è necessario diminuire un pò la pressione degli pneumatici, costeggiamo l’ Erg Titersine per addentrarci lungo a bellissime vallate interdunarie, adesso possiamo darci dentro, a tutto foco usciamo dall’Erg e poco dopo arriviamo al pozzo di Bir Tegheri dove c’è un benzinaio, e tutto quanto serve per una sosta, rifornimenti e bivacco. Questo luogo è utilizzato da tutti i tours organizzati e si vede bene dai mucchi di concime lasciati sul posto.

Il 2°giorno ripartiamo in salita lungo una valle dominata da pareti di arenaria rossa ed arriviamo in vista dell’Erg Awbari in una zona cosparsa di tamerici, Awbari è uno dei deserti più affascinanti del Sahara, cordoni e vere montagne di dune poste a catino, un mare di sabbia parecchio incavolato contornato dai sui famosi laghi, occorre un beduino vero, un tuareg per trovare le strette vie di
uscita. Sgonfiamo nuovamente gli pneumatici e affrontiamo i margini delle dune di Awbari, lungo pendii e vallate interdunarie, saliscendi vertiginosi fino all’uscita dell’ Erg, percorso divertente in sù e gìù sopra e ai lati delle dune, sembra di essere sulle giostre, dune dune e ancora dune di tutte le fattezze e dimensioni modellate dai venti.

Alcuni passaggi richiedono più attenzione, infatti il solito merlo si rende conto di quanto la soffice sabbia sia una chimera.
A tutta manetta si esce dall’Erg in una pianura con terreno argilloso, campo tenda e riposo ai margini di un costone roccioso, stasera è festa, attorno ad un fuoco si beve e ci si imbrihaa tutti.
Il 3°giorno prima dell’alba non ancora smaltita la ciucca a zig zag iniziamo a risalire su di un altopiano sabbioso lungo ouadi e crepacci strepitosi fino all’Hammada sassosa che caratterizza l’ultimo tratto di pista fino a Ghadamesh,

H. El Homra sino al confine Algerino è il nulla assoluto, bello, siamo a ca. 60 km da Ghadamesh, incontreremo solo qualche pastore nomade e l’arenaria rossa che ci condurrà alla meta finale.
Ci addentriamo lungo il confine in una zona di bassi rilievi, arriviamo in vista di un’impressionante impianto petrolifero, il cielo è insolitamente coperto dai fumi emessi, l’adrenalina scorre a fiumi, un pò per via di quel megapozzo che incute una certa apprensione un pò per l’ambientazione che ci circonda, dopo innumerevoli salite tagliate e discese arriviamo in vista del pilone Hertziano che ci preannuncia l’arrivo a Ghadamesh.

Anche questa avventuvacanza sta per finire non ci resta che togliersi di dosso quella montagna di polveri e sabbia accumulati nelle due settimane, io mi faccio fare la barba e capelli dal barbierino, che con o senza forbici è un grande. Tutto bene, cadute e scivolate a sfare in regime di amministrazione controllata, niente di compromettente, nessuno stavolta si è fatto male, niente attese per soccorsi, nessuno ha involontariamente creato ritardi ho impedimenti di sorta, l’assistenza ed i meccanici sono stati grandiosi, zio Lucianone ci ha sempre messo nella condizione migliore, i muletti si sono dimostrati ancora una volta dei mezzi all’altezza di ogni situazione.
Dolce riposo su di un letto candido o almeno così lo trovo, dopodichè gita di massa a spasso per Gadamesh la perla del Sahara, che è pur essendo una delle highlights della Libia inserita nei luoghi da preservare dall’Unesco la trovo parecchio bruttina.
Un groviglio di stradelli percorsi turisti, la città vecchia è quasi disabitata poichè gli abitanti hanno preferito spostarsi nei vicini agglomerati cosiddetti moderni.
Partenza direzione Nalout sulla stessa strada dell’andata, una routine, formalità di frontiera e risalta lungo la costa Tunisina verso nord e da qui a casa. Ovvia..accendo la scatola e che ti vedo? riborda, il solito casino e le solite comiche televisive, oh come si stava meglio nel nulla senza antenne e parabole, non per sempre ovviamente, pure a me piacciono i viaggi relax-anti, anzi per dirla tutta mi garbano tutti, ecco, per il prossimo immagino un lungo rigenerante trattamento
ayurvedico e dove se non nel Kerala.
arrisentissi

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Ci sono 4 commenti su “Sahara

  1. Diciamo che la tua “avventuvacanza” mi ha coinvolto nel leggerla… e poi quelle foto…uauuuuuuuuu una meraviglia, colori caldi come piacciono a me… e poi quei dodici cavallini in fila:???:
    Bravo bravissimo!:rose:

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