Destinazione Borneo malese

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VOLO

Roma-Kuala Lumpur con Etihad, scalo a Francoforte e Abu Dhabi, prenotato 3 settimane prima

680 euro

VOLI INTERNI

Per tutti voli interni ci siamo serviti del vettore low-cost  AirAsia, aggiungendo al biglietto base un supplemento per bagaglio fino a 15kg.

Kuala Lumpur-Kuching, prenotato 3 sett prima, 29 euro

Kuching-Kota Kinabalu, Kota Kinabalu-Tawau, Sandakan-Kuala Lumpur, prenotati sul posto alcuni gg prima, mediamente 110 euro

AUTOBUS

Kuala Lumpur-Melaka, con Delima Express, 12 MR

Semporna-Sandakan, con Manis Express, 40 MR

sipadan

ESCURSIONI

Nel Sarawak ci siamo affidati alla Borneo Adventure scegliendo il pacchetto 3 giorni/2 notti Nanga Sumpa & Lubok Kasai Jungle Camp, 1800 MR (circa 415 euro).  Consigliatissimo per l’ottima organizzazione, una buona attenzione alle realtà locali  e la collaborazione di guide preparate ed esaurienti.

Sul fiume Kinbatangan abbiamo optato per la Nasalis Larvatus Tour, per 3 giorni/2 notti al Nature Lodge Kinabatangan 450 MR (circa 103 euro).

In questo caso, e’ vero che spendendo meno si ottiene meno.  Sconsigliato per la gestione approssimativa. Inoltre usano un sistema di prenotazione/saldo insolito che fa andare a buon fine il pagamento anche se non hanno posto e si giustificano dicendo che il loro sistema si basa sugli accordi preventivi.

Meglio contattarli prima di pagare, quindi.

IMMERSIONI

Al Tunku Abdul Raman National Park (Kota Kinabalu) con Scuba Junkie, 3 immersioni a testa, con noleggio attrezzatura, barca e pranzo, 600 MR (circa 140 euro)

A Sipadan, sempre con Scuba Junkie, 3 giorni/2 notti in lodge a Mabul, 6 immersioni a testa con noleggio attrezzatura, barca, pernottamento e pasti, 1.936 MR a coppia (circa 450 euro)

GUIDA

Lonely Planet e, ovviamente, ore passate a leggere il forum del Giramondo e i diari vari ;)

CUCINA

Molto varia, si va dai cibi che rispettano la legge islamica alla cucina cinese fino alle influenze indiane

Comunque, spesso piccante, gustosa e saportita, con alcune eccellenze tutelate anche da Slow Food, come il riso Bario o il pepe nero di Ribas.

In alcuni locali non vendono alcolici.

ASSICURAZIONE SANITARIA

Viaggisicuri.com, 113 euro a coppia

ITINERARIO

1 giorno a Kuala Lumpur, 1 giorno Melaka, 5 giorni Kuching, 3 giorni Kota Kinabalu, 1 giorno Semporna, 3 giorni Mabul, 5 giorni Sandakan

26/27 luglio – ITALIA/KUALA LUMPUR

Volo tranquillo (Etihad è una buona compagnia) ma con scali scomodi perché ho comprato con poco anticipo e mi sono dovuta accontentare. Atterriamo in tarda serata al KLIA e cerchiamo le indicazioni del  KLIA Express per raggiungere la città : 15 MR e in 20 min siamo a KL Sentral, dove prendiamo un taxi per raggiungere l’hotel Swiss Inn prenotato dopo aver letto buone recensioni dei giramondini

(40 euro la doppia, comodo ed essenziale, unico punto debole, alcune stanze sono senza finestra)

28 luglio – KUALA LUMPUR

Il fuso ci fa svegliare tardi, ma dopo una super abbondante colazione in hotel,  ci tuffiamo nel caos di Petaling Street, tra bancarelle e street food, borse contraffate e banchi di frutta colorata.

 

Anche se fa caldo ci spostiamo a piedi per vedere il più possibile e arriviamo alla Menara KL Tower, saliamo al livello più alto, a 276 mt dove si ha una completa vista sulla città nella sua interezza nonostante la foschia dovuta all’umidità.

A poca distanza si trovano le Petronas, massicce e imponenti; ci rifugiamo nel mall all’interno per godere del fresco e pranziamo ascoltando un gruppo folkloristico che suona.

 

Il pomeriggio, seguendo gli itinerari segnalati dalla guida, facciamo il giro di Little India e dei suoi templi e ci fermiamo all’Old China Café, un’antica sala da tea cinese, perfettamente conservata e dove si respira un’aria d’altri tempi.

 

Rientriamo per cena a Chinatown, che, se possibile, è ancora più brulicante di gente che di giorno e di nuovo alle Petronas per vederle illuminate (decisamente più scenografiche che di giorno).

Sapevo di non dovermi aspettare troppo da questa città,  quindi la scelta di restare solo un giorno ci pare adeguata.

29 luglio – MELAKA

Con un taxi arriviamo alla TBS Station da dove, ogni 2 ore, parte un autobus per Melaka.  Si viaggia comodi, a parte la temperatura siberiana del condizionatore, e in meno di 2 ore, attraversando enormi piantagioni di palme da olio, siamo alla Melaka Sentral St e da lì, con  il bus cittadino n17, si arriva in centro in pochi minuti.

Il primo impatto è con lo Stadthuys, l’edificio rosso residenza del Governatore e l’aria europea si percepisce immediatamente. Lo sguardo è subito attratto dai tipici risciò: eclettici, coloratissimi, molto kitch ma anche divertenti, per pochi ringgit ti portano in giro e ti fanno da guida nel loro inglese folk.

 

La città è molto graziosa, le dimensioni rispetto a KL la rendono più adatta alle passeggiate e ci dirigiamo subito verso la Porta de Santiago, gli ultimi resti dell’antica fortezza portoghese, dove sorge la St Paul Church da cui si gode anche un bel panorama sulla città.

La parte più caratteristica, al di la del canale,  è  la chinatown dove i  bei palazzi decorati che erano gli antichi magazzini commerciali, si affacciano sulle strette vie piene di antiquari e le botteghe artigiane e si alternano a una moltitudine di templi.

Abbiamo trovato molto gradevole anche l’escursione sul fiume: il battello permette un punto di vista differente facendo apprezzare una discreta opera di rivalutazione urbana dei vecchi magazzini fluviali.

Rientriamo in serata a KL.

 

Due info tecniche.

Il bus per tornare alla Sentral St, al ritorno, fa un giro lungo il doppio dell’andata: ricordatelo per non farvi prendere dal panico come me!

All’arrivo alla TBS St a KL, abbiamo preso un taxi  che ci ha chiesto molto di più rispetto a quello dell’andata. Avremmo fatto meglio ad accordarci con lo stesso della mattina affinché ci riportasse anche al ritorno.

Fatto  tesoro di quest’episodio, ci è stato spesso utile nel resto del viaggio.

30 luglio – KULA LUMPUR/KUCHING

Dopo una delle solite buonissime colazioni dell’hotel prendiamo un taxi e ci facciamo portare al LCC Terminal (circa 1 ora e 90 MR). Siamo in ritardo e le code ai desk sono lunghissime. Un impiegato di AirAsia ci conferma che non ce la faremo mai e ci consiglia di usare i banchi 61, 62 e 63 che sono più veloci:  aveva ragione e anche se di corsa, riusciamo a imbarcarci per il Borneo.

Volo tranquillo ma durante le fasi di avvicinamento a Kuching si cominciano a vedere enormi chiazze chiare nel verde: che siano aree deforestate? Mah…

 Aeroporto piccolo = ritiro bagaglio rapidissimo. Un taxi, per pochi ringgit,  ci porta al Lime Tree

(33 euro, buon hotel, a poche centinaia di metri dal lungofiume, camere carine, personale estremamente cordiale e con una bella terrazza panoramica dove sorseggiare l’aperitivo).

Buttiamo gli zaini in camera e andiamo sul lungofiume dove, all’ombra di enormi alberi, si passeggia placidamente tra caffè e chioschi di cibo ammirando Il Forte Margherita.

 

Pranziamo in uno dei locali che più mi è piaciuto in tutto il viaggio, il Bistro James Brooke sotto un gazebo che guarda direttamente il Brooke Memorial e dove assaggiamo un’ottima cucina locale.

La città è piena di omaggi ai gatti (Kuchin significa “gatto”) , fa molto caldo ma ci addentriamo nelle vie interne dove ci sono da vedere  i mercati e diversi templi. Nel giro di mezz’ora il cielo ci rovescia addosso delle violente secchiate d’acqua e ci rifugiamo nel Sarawak Museum dove abbiamo modo di imparare cose interessanti su questa regione, sulla sua storia e sulle popolazioni tribali.

 

Rientrando in hotel è impossibile non fermarsi in una delle mille botteghe dove si vende del bell’artigianato locale e indonesiano, dalle maschere in legno, ai gong, alle stoffe dipinte dagli Iban. Mi comprerei tutto ma freno lo shopping compulsivo pensando al mio zaino!

Cena al Top Spot, un’enorme food court situata sul tetto di un parcheggio a piani:  obbligatoria una discreta mangiata di gamberi giganti, germogli di felce della jungla con  l’immancabile Tiger ghiacciata.

In serata arriva la mail con gli accordi  per la mattina dopo: alle 8.30 ci aspetterà nella hall la nostra guida della Borneo Adv.

 

31 luglio – KUCHING/BATANG AI

Puntuali partiamo con il minivan dopo aver lasciato gli zaini grossi in hotel ed aver portato con noi solo l’essenziale per 3 giorni. La nostra guida è malese e con noi viaggiano anche 2 francesi.

Il viaggio verso il confine con il Kalimatan  è lunghissimo e nel frattempo, la guida ci racconta un po’ di cose sulla cultura del Borneo, sugli Iban, sulla multiculturalità che da sempre caratterizza questo paese, sulle differenze tra il Borneo e la Penisola.

Dopo 2 ore arriviamo a Serian, un piccolo villaggio dove facciamo una sosta per visitare il mercato locale. Oltre alla magnifica frutta, a infinite varietà di peperoncini e a della verdura sconosciuta, vediamo vendere anche carne di pitone! Nonostante sia vietata la vendita, in questo mercato c’è chi la commercializza perché parecchio richiesta.

 

Riprendiamo la strada che diventa sempre più sconnessa, ci fermiamo per mangiare in una specie di autogrill malese e poi di nuovo in auto per arrivare ad una piccola fattoria dove si coltiva il pepe. La guida ci spiega un po’ come cresce, come si trattano le bacche e come questo genere di coltivazione (pressoché interamente manuale e che da vita ad un prodotto eccellente) si stia perdendo perché meno redditizio di altre: le società governative, infatti, pagano per affittare i terreni dove piantare palme da olio, spesso estromettendo i contadini stessi dal sistema produttivo che è quasi tutto automatizzato.

Gli ultimi kilometri di sterrato, infine ci fanno arrivare al lago Batang. Si tratta di un bacino artificiale creato negli anni ’90 per alimentare una centrale idroelettrica. Per realizzarlo è stata costruita un’enorme diga e poi allagata una vasta superficie di foresta obbligando gli Iban a spostarsi a monte.

L’impatto visivo è molto forte, il lago ha dei magnifici colori ma il panorama pare artefatto. le rive sono prive di vegetazione a causa dei vari livelli delle acque e dalla superficie spuntano sinistrele cime degli alberi ormai morti.

La navigazione è comunque piacevole anche se il bello comincia quando si entra nella parte stretta del fiume Batang tra due mura di vegetazione.

 

Il livello basso dell’acqua costringe il nostri barcaioli a delle evoluzioni per risalire i punti dove le piccole rapide mettono a rischio le eliche del motore.

Passiamo davanti al centro medico, dove le tribù sparse nell’area ricorrono per vaccinazioni e cure, e davanti alla scuola dove diversi progetti sociali cercano di risolvere il grave problema dell’analfabetizzazione dgli Iban.

Finalmente arriviamo alla longhouse e sul pontile ci sono diversi bimbetti che ci salutano ma anche molti polli giganti e io sono terrorizzata dai pennuti…… Oddioooooo come fo’??? Dovrò ricorrere a tutto il mio sangue freddo!

La parte dove dormono gli ospiti è distinta dalla longhouse ma le due strutture sono comunicanti e non ci sono limitazioni di movimento; Borneo Adv ha operato questa scelta  per rispetto alla comunità. Così come per rispettare le loro tradizioni, da qualche tempo, non ci sono obblighi di nessun tipo da parte degli Iban.

Ci viene spiegato, per esempio, che le danze sono un aspetto molto serio e carico di significati per la comunità. Decontestualizzarle e ripeterle ad uso del turista equivarrebbe a svuotarle dei contenuti tradizionali e cerimoniali.

 

Ci viene mostrata la nostra camera: è essenziale, i materassi sono a terra, le lenzuola pulite e la zanzariera integra. L’area dove mangiamo affaccia sulla cucina dove le donne iban stanno preparando la cena e con la scusa di aiutarle, vado a soddisfare la mia curiosità culinaria.

Una discreta libreria multilingue è a disposizione degli ospiti ma noi optiamo per fare un giro lungo il sentiero che si allontana dal villaggio, dopo esserci inondati di repellente.

A cena scambiamo due parole con gli altri (ci sono danesi, inglesi, francesi e canadesi, siamo una quindicina, e un totale di 3  guide); subito dopo andiamo nella longhouse e  veniamo presentati al capo villaggio, un signore di 74 anni, con un fisico asciuttissimo e con l’agilità di una ginnasta!

Siamo curiosi e ci guardiamo reciprocamente i tatuaggi, e tramite l’interprete, iniziamo a parlare. Mi spiegano la storia, i significati dei disegni tipici (come il fiore di melanzana che hanno quasi tutti) dei rischi sanitari e del materiale tradizionale fatto con aculei di istrice e inchiostro vegetale.

 

Poi una delle donne ci invita a vedere la sua casa, ci mostra la cucina e i bellissimi orci dove si conserva il vino di riso. Tutti hanno una televisione in casa ma non c’è alcun segnale, quindi usano solo dvd.

Più in là c’è una nonna che canta una nenia a due marmocchi assonnati e un gruppetto di ragazzi chiacchiera in cerchio. Tutti immancabilmente con la sigaretta in bocca.

Le pareti sono tappezzate di manifesti per sensibilizzare su alcune malattie strane che hanno colpito la popolazione tempo fa. Ma sono esposti anche manufatti che possono essere comprati (davvero splendide le stoffe e i cesti intrecciati).

La notte, la foresta da il meglio di se: nel buio totale, quando si spengono i generatori si sentono mille versi di animali, lontani e vicini.

Mettiamo i tappi, fa un po’ caldo ma dormiamo benissimo.

1 agosto – BATANG AI

Dopo una buonissima colazione preparata al momento richiudiamo gli zaini e ci incamminiamo per il trail nella jungla. Siamo in 4, il percorso è abbastanza facile, il sentiero è stretto ma il terreno asciutto consente di arrampicarci bene anche nei tratti scoscesi. Passiamo in mezzo alla vegetazione tipica e fitta e poi nelle radure dove gli Iban coltivano riso e alberi della gomma. Ci sono anche diverse tombe, curiose e insolite. In poche ore siamo alla  Enseluai waterfall e ci concediamo un rigenerante bagno con annessa fish pedicure!

Nel frattempo ci è stato preparato il pranzo sulle rive del fiume: sopra un grosso fuoco hanno arrostito il pollo, fatto il tipico sticky rice  e hanno cotto le verdure nel bambù. Tutto davvero ottimo!

 

Riprendiamo a camminare per raggiungere il jungle camp prima che faccia buio. Oltre alla guida della Borneo, viene con noi una guida Iban che conosce l’arenie enormi che vivono in queste strutture messe dall’uomo: non scappano, anzi restano in bella mostra a farsi fotografare.

 

La terza, dopo aver scartato l’ex piattaforma a causa della corrente, viene fatta in drift, sul lato occidentale e li vediamo ancora diverse tartarughe, branchi di barracuda e una manta di dimensioni notevoli.

Alle 5.30 siamo di nuovo al pier, felici e riconciliati con l’isola che ci aveva fatto una pessima impressione.

La barca veloce ci riaccompagna a Semporna regalandoci un indimenticabile tramonto. Poi di nuovo al Seafest Hotel: cena senza infamia e senza lode in uno dei locali della via principale.

11  agosto – SANDAKAN

Alle 7.30 siamo davanti alla moschea, alla Manis Express, ma il bus arriva con un’ora di ritardo. Le 5 ore di viaggio passano tranquille; abbiamo prenotato i posti davanti, i sedili sono comodissimi e non c’è nemmeno l’aria condizionata a palla!

Arriviamo in una stazione periferica e in pochi minuti, un taxi sgangherato ci porta al Sandakan Hotel

(140 MR,3 stelle abbastanza anonimo ma centrale, consiglio di chiedere una camera al 6° piano da cui si domina tutta la baia)

La città è diversa da tutte quelle viste finora. Ne abbiamo subito un’impressione positiva, forse è per quell’aria un po’ decadente data dai bei palazzi decorati risalenti all’epoca d’oro del legname affiancati a strutture contemporanee.

Anche la passeggiata pedonale lungomare ha un’aria frizzante, è festa e ci sono moltissimi ragazzi che ascoltano musica, leggono sdraiati nelle aiuole e si divertono con le fontane davanti al mall.

Ci facciamo subito un giro al mercato del pesce e a quello alimentare dove pranziamo con una sacchettata di frutta dolcissima che scopriamo essere longan.

Passeggiamo per le vie laterali e ci rendiamo conto che non ci sono i cumuli di spazzatura che abbiamo visto a Semporna o KK.

 

Cena all’ English Tea Houese, nalla casa di Agnes Keith, sulla collina: la Lonely la mette tra i ristoranti da non mancare ma a noi non ha entusiasmato.

La location è molto romantica, in tipico stile anglo-coloniale, con un dehors curatissimo e arredi sofisticati però la cucina ha la metà delle cose riportate nel menu, i vini, in special modo sono davvero pochi, la carne australiana non assolutamente all’altezza dei prezzi e si dimenticano un dessert. Decisamente sopravvalutato come ristorante, probabilmente perfetto, invece, come sala da tea.

Lo scambio di mail con la Nasalis mi avvilisce e non mi aiuta a digerire! Il pacchetto Wing che ho prenotato e pagato è esaurito, la responsabile ci propone un cambio di programma con alloggio nel dormitory. Non ho più l’età per dormire nelle camerate!

Purtroppo è tardi per cercare un’alternativa e, anche se contrariati, accettiamo anche se devo rinunciare alle Comanton Caves.

12 agosto – KINABATANGAN

Il minivan che ci deve prelevare arriva tardi e deve essere sostituito per problemi meccanici. Partiamo quindi in ritardo, facciamo 2 ore di strada raccattando altre due coppie e finalmente verso le 3 siamo a Bilit, per traversare il fiume. Breve briefing informativo sulle attività che prevedono 2 uscite in barca al giorno di un’ora (all’alba e alle 16.30), una passeggiata notturna e un trekking mattutino. L’organizzazione è un po’ dozzinale, veniamo suddivisi in gruppi di circa 12 persone a assegnati ad una guida.

Ci danno la stanza ad uso personale per ovviare al disguido e subito dopo suona il gong per la prima crociera. Una barca per ogni gruppo, si prendono i giubbini (che puzzano parecchio) e si parte. Le ore dell’alba e del tramonto sono indicate per vedere il maggior numero di animali, infatti dopo poche centinaia di metri vediamo un grande albero che ospita una nutrita comunità di scimmie nasiche.

Sono placide sui rami, si sta avvicinando l’ora della nanna e loro sono calme quindi abbiamo modo di vederle bene.

Vediamo anche diverse famiglie di macachi coda lunga, serpenti delle mangrovie e moti uccelli acquatici tra cui l’ainga e  parecchie grosse aquile.

La nostra guida è un ragazzo giovane, di un villaggio vicino; è molto disponibile a rispondere alle mille domande e ci fornisce una gran quantità di informazioni sulle specie animali oltre a raccontarci il “fiume” attraverso gli occhi di chi ci è sempre vissuto accanto.

 

Quando rientriamo alla base è quasi buio. Nei giorni precedenti ha piovuto e i sentieri sono fangosi, quindi andiamo a prendere subito gli stivali di gomma per l’escursione serale prima che finiscano i numeri.

La cena è servita sotto una bella veranda in legno, ai margini della foresta. Siamo circa una cinquantina di persone e i posti ai tavoli sono pre-assegnati (!) Inoltre, non è servita acqua ma solo del succo, e solo nelle ore dei pasti. Per tutto il resto, essendo nel mezzo del nulla, si deve ricorrere alla reception.

La passeggiata notturna viene fatta dalla nostra guida che si rivela attentissima in fatto di avvistamenti. Però c’è molta gente e, inevitabilmente, troppo rumore, quindi vediamo solo qualche martin pescatore che dorme acciambellato sul ramo.

Torniamo alla base, e vado a lavarmi i denti ai bagni comuni (mi sembra di essere tornata quindicenne in campeggio!).  Ci addormentiamo bene: le stanze sono ben isolate con le zanzariere e c’è anche il fornelletto con il repellente, le lenzuola e i cuscini sono molto usati ma abbiamo qualche pareo da stendere sopra. C’è anche il ventilatore ma la temperatura è decisamente buona.

13 agosto – KINABATANGAN

La sveglia all’alba per l’uscita in barca è traumatica, ma siamo ripagati quasi subito dalla vista di due grossi coccodrilli che stanno quieti alla foce di un ruscello. A quest’ora la foresta si sveglia e c’è un gran via vai di buceri che sorvolano il fiume.

Dopo colazione infiliamo gli stivaloni di gomma, prendiamo scorta di acqua e repellente e partiamo per il trekking che si snoda lungo il fiume durante il quale la guida ci delucida sulla flora sub tropicale. Anche qui, oltre alle nozioni botaniche, la sua esperienza personale risulta molto interessante quando ci mostra diverse piante da cui le donne del suo villaggio estraggono rimedi curativi.

Circa 4 ore tra andata e ritorno, su terreno pianeggiante anche se scivoloso e, a tratti , con pantano a metà stivali. Però decisamente facile e divertente.

 

Dopo pranzo ci scappa la pennichella per recuperare un po’ del sonno di stamani e poi di nuovo in barca. Anche oggi molte nasiche, e anche un combattimento tra due maschi che urlano in modo davvero impressionante.

La serata è animata dalla presenza di un grosso pitone fuori dal ristorante. E’ lungo più di 3 metri e le guide lo immobilizzano a fatica. E’ davvero smisurato, il corpo è nerboruto e lucidissimo, con colori cangianti.

Viene liberato verso il fiume e scappa via in un attimo. Questo tipo di incontri è assai frequente, ci dicono: tutti parlano ancora della signora francese che la settimana prima ne ha visto uno fuori dalle camere ed ha chiesto di essere riportata a Sandakan perché terrorizzata.

Il motivo per cui molti animali si concentrano lungo le rive è semplice: l’area di foresta che costeggia il fiume è larga, nel massimo punto, una ventina di km, il resto sono coltivazioni di palme.

Riducendo l’habitat, gli animali si sono concentrati sulle sponde.

14 agosto – KINABATANGAN/SANDAKAN

Di nuovo una bella esperienza con la crociera all’alba e avvistamenti ancora interessanti ma nessun elefante pigmeo, putroppo.

Dopo colazione il minivan ci riporta all’hotel Sandakan, e mentre aspettiamo che la lavanderia ci riconsegni i vestiti puliti, pranziamo in un ottimo thai restaurant con tom yam e un frullato di dragon fruit, dal colore improbabile ma delizioso.

Ci accordiamo con una specie di taxi non ufficiale, per 80 MR, per farci portare a Sepilok l’indomani e per fare qualche giro sulla via del ritorno.

15 agosto – SANDAKAN/SEPILOK

Facciamo gli zaini per lasciarli alla reception e il tassista ci aspetta con l’auto fuori dall’hotel, direzione Orang-Uthan Rehabilitation Centre, a poco più di 20 km dalla città, ma su una strada trafficatissima che porta via un’ora abbondante.

Arriviamo verso le 9.30 e abbiamo tempo per raggiungere l’area della piattaforma dove alle 10 verranno nutriti gli orango. C’è moltissima gente ma poca confusione e appena i ranger portano le ceste con la frutta, cominciano ad arrivare gli animali. Sembra che si sia una gerarchia che rispettano per accedere alle ceste;  arriva anche Mimì, una femmina di vent’anni circa, con il cucciolo, che aspetta che la piattaforma sia meno frequentata. Dopo di lei, un esemplare quasi completamente senza pelo, probabilmente reduce da un incendio. E’ bello vederli così da vicino ma nulla a che vedere con l’emozione provata a Batang.

 

Questo centro si prefigge lo scopo di salvare, accogliere, curare e se possibile, reinserire in natura gli orango. A questo proposito, per stimolarli a cercarsi il cibo da soli, gli viene fornita sempre la stessa roba al fine si stufarli e spingerli a cercare altro.

Per alcuni esemplari pare impossibile un ritorno alla vita selvaggia, visto il rapporto simbiotico che hanno con i ranger, molto tenero per certi aspetti.

Tutti gli esemplari ospitati sono censiti, e alla biglietteria si possono vedere le loro “carte d’identità” con foto, età e caratteristiche. E’ sorprendente notare come abbiamo espressioni diverse tra di loro, e quanto siano simili a noi.

Comunque anni di caccia e distruzione indistinta dell’ habitat ha portato il loro numero al di sotto dei 15.000 e li ha collocati nelle specie a alto rischio estinzione.

Al centro visitatori c’è una bella sezione su tutte le specie a rischio, del Borneo e dell’Indonesia e alcune mappe estremamente chiare sull’opera di deforestazione nei vari decenni a partire dagli anni’30.

Mappe drammaticamente realistiche…

A poca distanza dal centro c’è il Rainforest Discovery Centre che offre un canopy walk e alcune piattaforme a 18 metri per vedere al dopra della foresta pluviale; ci sono diversi sentieri, un bel giardino botanico ben curato e un laghetto.

 

Restiamo a camminare al suo interno per più di un’ora e la visita risulta molto interessante. E’ ora di pranzo e il nostro tassista ci propone di accompagnarci dove va abitualmente a mangiare con la famiglia. Accettiamo.

Si tratta di un ristorante che fa cucina malese anche se i proprietari sono di lontane origini cinese. Niente menu ma solo una scelta tra veg o carne, da bere tea verde o ee-bee chui, una bevanda a base di orzo e sciroppo di zucchero di canna. Troviamo tutto buonissimo oltre che interessante per le spiegazioni di quello che ormai è un amco e ci racconta delle sue origini indiane, della sua famiglia.

 

Lungo la strada ci fermiamo a comprare del durian visto che siamo in piena stagione. E’ buono quanto puzzolente e capiamo il motivo per cui è vitatissimo portarne all’interno degli hotel. E’ anche stagione di rambutan e ovviamente approfittiamo  ;)

Ci dice che non possiamo ripartire senza aver visto il Puu Jih Shih Temple ed effettivamente il tempio è molto bello e in posizione elevata che permette un bel colpo d’occhio sulla Teluk Sandakan. Sulla via del ritorno ci porta a visitare la Cattedrale, lui è cristiano e molto fiero di mostrarci la sua chiesa.

Il tempo di recuperare gli zaini e andiamo in aeroporto dove abbiamo il volo per Kuala Lumpur in tarda serata. Salutiamo il nostro amico che ci ha scorrazzati in giro tutto il giorno, gli lasciamo una mancia meritatissima e facciamo il chek-in.

 

16 luglio – KUALA LUMPUR/ITALIA

Atterramo al LCC, raggiungiamo il KLIA con la navetta che è fuori dai teminal e dopo 3 ore c’è il nostro volo per l’Italia. By by Malaysia!

Primo scalo veloce a Abu Dhabi; il secondo, a Belgrado, invece, è di 4 ore e decidiamo di andare a vedere la città. Con la navetta arriviamo in centro giusto per fare una passeggiata nella bellissima via principale e constatare che pare una gran bella città, elegante, vivace e dinamica.

Il volo per Fiumicino, poi, è deserto e ci godiamo la vista dell’arcipelago Dalmata al tramonto.

 

CONSIDERAZIONI

Abbiamo scelto la Malesia perché volevamo vedere un altro pezzo di sud est asiatico dopo essere rimasti affascinati dalla Thailandia.

Siamo partiti quindi, con moltissime aspettative e siamo tornati disillusi. Non ci aspettavamo che l’opera di deforestazione avesse quelle proporzioni. La foresta c’è ancora, ma si trova nelle aree protette, nei parchi. Al di fuori sta scomparendo, ad una velocità impressionante che lascia ben poche speranze.

Altro aspetto che ci ha lasciati sconcertati è la sporcizia. Mi riferisco ai grandi cumuli di spazzatura nel centro delle città, alle fogne lungo i marciapiedi, ai topi. Ma anche alla spazzatura in mare, sulle isole, sulle spiagge.

Onestamente, senza alcuna polemica, anzi con il desiderio di capire, non so se questa è la vera anima dell’Asia, e io non sono pronta a coglierla, oppure se la Malesia è un paese con caratteristiche particolari e la mia voglia di vedere altri paesi in quell’area sarà realizzabile.

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