Papua Nuova Guinea

Giungere in PNG non è così rilassante come si potrebbe ipotizzare, sebbene per la prima tratta del viaggio si impieghino vettori rispondenti alle esigenze del viaggiatore.
Partiti da MPX siamo volati a Londra Heatrow (LHR) dove verso le 11 ci siamo imbarcati su un 747 della BRITISH AIRWAYS con destinazione Hong Kong (HKG) che raggiungiamo alle 15 del giorno dopo. Temperatura fantastica rimaniamo sempre in questo fantascientifico aeroporto perché alle 19 ripartiremo per CAIRNS. Nello shopping ci si spreca: è il paradiso dell’Hi Tech ed i prezzi sono incredibili.
Dopo qualche incauto acquisto voliamo con l’ AUSTRALIAN AIRLINES a Cairns (che mi rammenta una razza di terrier) in Australia: a bordo di un Boeing 767 al comando di Manfred Von Richthoffen o un suo erede, tocchiamo terra alle 5.30 am del secondo giorno di viaggio, non prima di aver abbattuto uno stormo di nemici con acrobazie da pilota da caccia.
Inavvertitamente qualcuno esordisce:- Ci siamo, è fatta!!- Le ultime parole famose. Adesso inizia il vero viaggio; quasi subito con AIR NIUGINI a bordo i un Fokker partiamo alla volta di Port Moresby che raggiungiamo in meno di due ore e tremila vuoti d’aria. I nostri bagagli sono già lì in attesa di essere reimbarcati sul volo finale (poco più di un piper!!) che ci porterà ad Hoskins che vediamo apparire a mezzogiorno.
E VAI questa volta ci siamo: due giorni di viaggio ma quello che ci mostra questa terra è impagabile. L’aeroporto è da film : una piccola aerostazione (come quella di molte isole caraibiche, Roatan p.e.) con la predominanza del legno, le colonne che sostengo il porticato sono pali sacri delle tribù. Troviamo ad attenderci Joshua che con un van ci porterà al Resort, che dista 45 minuti dall’aeroporto. Per chi è stato su isole saprà che 45 minuti di strada sulla terraferma, corrispondono ad almeno tre ore sul su e giù di un‘isola vulcanica.
Il resort è situato lungo la costa di Kimbe Bay, in una verde area delimitata da una catena di vulcani. I bungalows di fronte alla spiaggia sono circondati dalla giungla e la sera si è simpaticamente prigionieri della natura che avvolge l’ambiente.
La natura: chi raggiunge la PNG risponde al richiamo del Wilderness , le immersioni sono inspiegabili, e la l’ambiente che ci circonda con i suoi abitatori ci dona sensazioni pionieristiche.
Impedibile è l’hot river: un torrente nella foresta pluviale, l’acqua di diamante che scorre è calda, grazie all’azione termica che proviene dalle viscere della terra (39°C).
Le immersioni : Hanging Gardens, Christine’s Reef , Donna’s Reef, Agu Reef, Kimbe Island Bommie, Numundo Reef. Due immersioni alla mattina, con ormeggio in punti di dive su una delle tante isole nella baia per il pranzo; per chi non ha pratica di dive è affascinante fare snorkeling.
Nel pomeriggio si può fare una terza immersione, quindi si torna al resort e, per chi lo desidera, notturna… da riva (da fare!!).
Gli autoctoni e le autorità hanno molto a cuore Io stato di conservazione del reef: tutti le local dives hanno un punto d’ormeggio formato da una boa subacquea alla quale ci si ancora con una cima.
Ciò fa si che non ci sia l’ancora sul fondo e che per corrente strascichi e condizioni così lo stato del reef.
Sott’acqua vediamo pareti di corallo a frusta, gorgonie spropositate, spugne e tantissimi anemoni e pesci pagliaccio ed udite udite i pesce mandarino,scatola e cernie. Non mancano anche abitatori pelagici e di grandi dimensioni: molti carangidi, barracuda, squali, tartarughe e tanti tantissimi delfini. ci sono anche una infinità di specie di nudibranchi e di altre minute e stupefacenti forme di vita, che, favorite nella loro abbondante presenza dal gioco di correnti che attraversano questo mare, fanno la gioia delle foto sub.
Nei pressi del Resort c’è la Mahonia Na Dari Research & Conservation Centre”: questo il nome della stazione di ricerca di biologia marina di Kimbe. Fondata nel 1996, è proprio adiacente al “Walindi Plantation Resort”. La stazione è operativa tutto l’anno, offrendo supporto logistico e tecnico per ricerche e studi in favore della conservazione dell’ambiente naturale della zona, che risulta sia dal punto di vista marino che terrestre indubbiamente uno degli ecosistemi più ricchi e straordinari del mondo. Da visitare soprattutto per i reperti e la biblioteca. Da vedere gli alloggia dei ricercatori; personalmente nutro particolare interesse per la vita da ricercatore che mi riporta indietro nel tempo del mio dottorato anche se in zone così piacevoli non mi hanno mai inviato.
Dopo aver trascorso quattro giorni al Plantation Resort ci accomiatiamo da Max che ci riporta all’aereoporto dove prenderemo un volo per Kavieng che dista poco meno di mezz’ora da Hoskins. Qui alloggereremo al Lissenung island resort.
Kavieng si trova solo a due gradi dall’equatore e si ha la possibilità di vedere due colori di mare diversi: il colore del sud pacifico e quello del Mare di Bismark.
Dopo l’atterraggio preso come se fossimo su un deck di una portaerei, raggiungiamo in mezz’ora di battello il nostro resort in una piccola isola privata: è così piccola che per fare il suo periplo ci si impiega solo 20 minuti. Il Resort è tipico di un’isola perduta nell’oceano: spartano, due bungalow con due stanze doppie con ventilatori zanzariere. Il discorso toilette e doccia è avventuroso: se vi scappa , preventivatela, perché vi è una piccola passeggiata per raggiungerli. Lascio a voi immaginare quante volte sono stati utilizzati.
Ma questo è un dettaglio: l’isola è tua, la spiaggia di sabbia bianchissima, palme da cocco, fauna e flora ci hanno coinvolto tanto da ipotizzare una richiesta di asilo politico o di confino! Da non dimenticare il ristorante e il diving (che guide!! Tutte locali poco teoriche ma con un’esperienza da far impallidire qualsiasi sub professionista). Ed i tramonti………che spesso mi hanno fatto riemergere qualche rimpianto per chi non era qui!!
Le immersioni in questa zona sono principalmente indirizzate ai wrecks (zona di Rabaul, nella II GM grandi battaglie aeree e navali tra USA e JAP)e dives in drift.
Le condimeteo e le batimetrie sono sempre pressoché costanti: temperatura esterna 35°C, 29°C quella del mare , con una leggera bava di vento, profondità di dive 28-35 mt.
Una dive veramente unica è quella al Mitsubishi “Jake”: si trova in una laguna tra New Hanover e Tsoi Islands: si tratta di un aereo da caccia Giappi della II GM il cui relitto si trova solamente a 14 mt . Tra il relitto coperto da coralli piccoli e da anemoni vivono branchi di seppie. Oppure quella del B25 americano ammarato ed affondato a circa 12 mt tra Lissenung Island e Albatross Channel.
Un’altra vi porta a Baudisson Bay: una parete verticale che scende fino a 400 mt: sulla superficie ci sono molte grotte e insenature profonde. I locali sono usi chiamarla la città dei Nudibranchi. Nei primi 20 mt abbiamo trovato una grande colonia di Pesce leone.
Da non perdere l’esperienza del Placet Channel: praticamente una gigantesca pass Maldiviana ricoperta per gran parte da corallo nero e dove c’è la possibilità di vedere aquile di mare e mante. Attenzione alla corrente (fortissima e velocissima)
Dopo tre giorni passati a Lissenung ci rechiamo a Rabaul nella Nuova Inghilterra. Rabaul, base giapponese durante la guerra mondiale, è oggi un grande museo navale composto da circa 140 relitti in totale. Vi si trovano grandi aerei, navi di ogni tipo, ed a terra si possono veder innumerevoli relitti perfettamente conservati e molto interessanti. Ma non solo; immersioni davvero straordinarie possono essere effettuate sulla barriera corallina, ancora molto selvaggia e poco esplorata, composta da madrepore di varie forme, e ricchissima di grandi quantità di pesce e gorgonie e alcionari dai colori strabilianti. Fondali, questi di Rabaul, simili a quelli che abbiamo esplorato a Walindi, zona comunque di incomparabile bellezza e suggestione; basti pensare che pinnacoli giganteschi salgono da un fondale di 600 metri fino a dieci, quindici metri dalla superficie, formando gole e caverne dove coralli e spugne crescono in quantità massicce, circondati da molto pesce pelagico e esemplari di animali marini, anche rari.
Qui facciamo visite turistiche e un’overdose di shopping: ma perché le donne non trovano al primo colpo il ciondolo che più le possa soddisfare. E perché dopo aver fatto tre ore di su e giù della main street al sol leone si accorgono che il ciondolo che più soddisfa i loro desideri si trova esattamente dalla parte opposta a quella dove siete voi?
Dopo questo intermezzo di due giorni, dove espelliamo una buona parte di azoto accumulato nei tessuti i, ci sbizzarriamo in insulti tra il catalano ed il lombardo, conti che non tornano, documenti che spariscono e ricompaiono (fortunatamente), io che le faccio visitare tutti i musei militari (a fare il paio con i suoi ciondoli ed anche con i miei….di ciondoli) il,calendario ci ricorda che abbiamo da trascorrere solo ancora tre giorni in PNG.
Perciò decidiamo di immergerci nella capitale Port Moresby o meglio a Loloata Island Resort che si trova abbastanza vicino all’aeroporto. L’ isola è anche la base di partenza ideale per escursioni sulla vicina costa, come al grande villaggio Motuan di Tubusereia, al villaggio di Hula e per visitare le bellissime spiagge lungo la strada per Gaire e Gaba Gaba. Si raggiunge con 15 minuti di auto e 10 minuti di barca da Port Moresby. Si compone di 22 unità situate sulla spiaggia, ognuna delle quali può ospitare fino a 3 persone, ed è dotata di bagno privato e veranda e arredata in maniera semplice; alcune dispongono di aria condizionata. Ristorante, bar. Sala conferenze. Sport: snorkeling, sailboat, pesca, volleyball, ping pong, freccette, kayak, surf-ski. Carte di credito accettate: Visa e Mastercard. Diving center all’interno
Qui le carte di credito a forza di strisciarle diventano rosse dalla vergogna e dal continuo attrito. Il resort è suddiviso in prezzi di soggiorno: quello più basso nella plantation House (136 € giorno FBB) è posto in una zona infame dove per giungere al mare si va attraverso un canale in secca, quello più alto (198 €) è un cottage in buona posizione. Considerando che dovremo rispettare time no fly che mostrerà il nostro pc due giorni faremo immersioni, brevi tranquille: Baldwins Bommie dove arriviamo a 32 mt e riusciamo a fotografare due mante e numerosi squaletti (un po’ rognosa per il vento che alzava la cresta dell’onda e di conseguenza si spara il pallone), all’A 20 Havoc un aereo intatto della II GM a 18 mt e il giorno successivo Lion’s Island (con un eccesso di plancton che sembra di immergersi nel fango, a 25 mt) e loloata Island Jetty (dalla riva fino a 12mt, con un trionfo di vita marina).
L’ultimo giorno trascorre tra preparativi pulizia attrezzatura stivaggio saluti, baci abbracci scambi di indirizzi che reciprocamente dimenticheremo in qualche recondito meandro dei bagagli e soprattutto al saldo del resort.
Veniamo trasferiti di buon mattino all’aeroporto dove partiremo alle 9 LT per raggiungere Londra il giorno dopo (grazie ai fusi orari guadagnati) quasi alla stessa ora.
Il periodo in cui abbiamo fatto questo viaggio è coinciso con l’evento catastrofico dello Tsunami che però non ha avuto riflessi sulla PNG, sebbene questa isola sia stata fatta oggetto anch’essa di uno tsunami il 17 luglio del 1998 che causò 20000 morti e 15000 senza tetto. Nulla però si seppe. Lascio al lettore intuirne le motivazioni di questo silenzio.
Come si leggerà non ho colto l’occasione per vivere in modo temerario quella disastrosa situazione. Ed ora i costi: il volo con Emirates scalo a Dubai Singapore Brisbane AR 6000 €, con British e Qantas solo 1680 € AR (ci sono tariffe particolari con scali lunghi e l’uso di più vettori diversi). I voli interni sono carissimi dell’ordine medio di 200 € (un’ora di vola o poco più). Il soggiorno a Walindi per i sub 630 € sett, quello a Lissenung 420 € sett e al Loloata 1050 € sett. Per periodi inferiori conviene contattare via mail i Resort.

Pin It
Tags:

Lascia un commento

Commenta con Facebook