Zanzibar per una settimana, mal d’africa per tutta la vita!

Zanzibar era un sogno per me da più di quattro anni, quest’anno finalmente, dopo tante peripezie, sono riuscita a realizzarlo…. finamente si parte!!!!
Il viaggio sembra eterno (4 ore per arrivare a malpensa, la coda eterna x il check in, un volo di 7 h e 45 min, di cui ben 3 passate con le cinture allacciate per svariate turbolenze) ma appena atterrate veniamo ripagate dall’aria calda e dallo splendido sole che ci accolgono! Ci spogliamo dei vestiti invernali e ci avviamo all’interno dell’aeroporto più disorganizzato del mondo… karibuni in Zanzibar!!!!
Dopo la bolgia per il visto d’entrata ci avventuriamo nella bolgia ancora peggiore per la consegna dei bagagli, che è una situazione molto pittoresca, in quanto l’aeroporto di Stonetown non ha il rullo trasportatore ma le valigie vengono portate fuori una per una dai dipendenti dello scalo e messe in mostra, se la riconosci la devi arraffare prima che ti venga presa in ostaggio da zelanti personaggi che per trasportarla per 10 metri ti chiedono la mancia, e se osi protestare dicendo “me la porto io” si mostrano stizziti ed allora cercano di venderti qualsiasi cosa, dalla scheda telefonica alla guida turistica di Zanzibar.
Superato questo step ci accomodiamo sul pulmino Eden, già provate dall’alta temperatura che ci ha accolte (ore 07 del mattino, 34 gradi) e ci guardiamo intorno, il sole splende, le palme fanno da cornice ad un cielo blu da cartolina… la stanchezza ed il grigiore invernale vengono spazzati via in un attimo!
Durante il tragitto da Stonetown a Kendwa passiamo attraverso diversi paesini e vediamo un po’ di realtà locale: la popolazione indaffarata nelle faccende quotidiane, i bambini che affrontano camminate di chilometri per arrivare alle scuole, le bestie al pascolo… devo dire che è una realtà molto più florida di quella trovata in Kenya un anno fa, sebbene molto simile.
L’impressione è stata di un popolo che vive nella semplicità più totale accontentandosi di quello che ha, e questo porta ad una riflessione: quante cose superflue a noi sembrano invece estremamente necessarie? E quanto realmente lo sono? Quanti problemi in meno ci sarebbero se si facesse un passo indietro?
Arriviamo all’Eden Village di Kendwa e veniamo accolti dai Masai residenti nel villaggio che si esibiscono nei loro salti altissimi, alla reception ci offrono subito salviette fresche per rinfrescarci ed un ottimo succo, svolgiamo rapidamente le operazioni di ritiro chiavi e veniamo accompagnate nel nostro alloggio, situato nel blocco 700, ovvero le camere nuove definite “Ocean View”… ed una volta entrate capiamo il perchè!! la stanza è enorme, nuovissima, arredata in stile moderno ed a fianco del letto (comodissimo peraltro) si apre una vetrata scorrevole che si affaccia su un mare di un azzurro indescrivibile ed una spiaggia talmente bianca da sembrare neve… il tempo di una doccia veloce e ci ritroviamo con i piedi in quella splendida sabbia che, non si capisce per quale arcano motivo, non brucia mai (a differenza delle nostre spiagge che, se non si è dotati di ciabatta, ci costringe a fare la fine dei fachiri) la prima impressione è molto positiva, il villaggio si sviluppa completamente sulla spiaggia, dall’anfiteatro al bar al ristorante e si può tranquillamente trascorrere una settimana completamente scalzi (il sogno della mia vita!!!)
L’unica cosa negativa di cui ci accorgiamo immediatamente è la carenza di lettini ed ombrelloni, per tutta la settimana abbiamo fatto i turni ad alzarci di prima mattina per fare la corsa alla postazione, addirittura c’erano persone che posizionavano già gli asciugamani il giorno prima, finito lo spettacolo serale, e vista l’ampiezza della spiaggia consiglierei alla direzione del villaggio di aggiungere qualche lettino e qualche ombrellone.
L’ora di pranzo è arrivata e ci avviamo verso il ristorante: i pasti vengono serviti in una struttura di legno a pochi metri dal bagnasciuga, con il tetto in Makuti e con al centro un modello in scala ridotta di Dhow, barca tipica africana su cui poggiano i contenitori del cibo. Cosa c’è di meglio di una pausa pranzo cosi? Il buffet è molto ricco, c’è l’angolo della pasta che oltre a 3 sughi fissi propone un piatto diverso ad ogni pasto, c’è l’angolo della griglia, dove si alternano carne e pesce a piacere, oltre a diversi antipasti sfiziosi, insalate per ogni gusto e tanta tanta ottima frutta tropicale. Ovviamente siamo in Africa, non è la cucina della mamma, ma ci si può accontentare no? Anche il personale zanzibarino che serve ai tavoli è molto gentile e attento alle nostre richieste, sempre sorridente e cordiale..
Dopo pranzo cadiamo in uno stato di coma catatonico, sopraffatte dalla stanchezza per il viaggio, e veniamo risvegliate solo alle 16 dagli animatori che segnalavano l’inizio delle loro attività con la canzoncina della Eden corredata dal relativo balletto… io ho sempre guardato con diffidenza le strutture con l’animazione, a causa di pessime esperienze avute in passato ma durante questa vacanza mi sono dovuta ricredere. Tutti i ragazzi dello staff sono stati adorabili, mai pressanti o invadenti, e con la loro simpatia riuscivano sempre a coinvolgermi in qualche attività, dalle freccette all’acquagym allo spettacolo serale.
Inoltre durante il giorno venivano organizzate passeggiate di gruppo sulla spiaggia di modo da poter quietare ed evitare l’assalto dei beach boys che non appena vedono arrivare dei turisti pallidi, quindi appena arrivati, si lanciano per accaparrarsi il cliente.
Il discorso dei beach boys è un po’ complesso, sono personaggi locali che vendono souvenir e si improvvisano guide turistiche proponendo gite ed escursioni a prezzi notevolmente più bassi di quelli applicati dai villaggi ed è a discrezione del turista decidere se fidarsi di loro o invece fare le escursioni con il villaggio, che comunque si affida ad agenzie esterne ma che danno qualche garanzia in più.
Su questo argomento i pareri sono contrastanti, c’è chi si è trovato benissimo ed ha instaurato rapporti d’amicizia stupendi con i beach boys (come è successo a me l’anno scorso a watamu) e chi invece si è trovato scaricato in mezzo a una strada da beach boys non autorizzati che venivano fermati ai posti di blocco… certo è che il loro modo di approcciarsi può apparire un po’ irruento, ma basta mettere le cose in chiaro da subito se non si vuole essere disturbati e loro asseconderanno sicuramente la vostra volontà, se invece decidete di avvalervi della loro prestazione una volta presi accordi con uno di loro gli altri non vi scocceranno più. Noi abbiamo deciso di fare le escursioni con l’agenzia del villaggio in quanto la guida ci ha fatto da subito un’ottima impressione, abbiamo fatto la visita a stonetown ed il mercato delle spezie, dovevamo fare anche due escursioni in barca ma siamo capitate a zanzibar nella settimana più ventosa dell’anno e quindi sono state tutte annullate… mi toccherà ritornare!!!
Il primo giorno è trascorso pigramente tra il lettino ed il mare, salvo una passeggiata chilometrica (che ci ha procurato una notevole ustione seppure avessimo provveduto a spalmarci con la 50++) sulla spiaggia per godere dello splendido mare cristallino e dello spettacolo della bassa marea, ci troviamo davanti ad un gruppo di donne locali che cercavano i frutti di mare arenatisi a causa del ritiro delle acque e veniamo prese a male parole perchè abbiamo tentato di fotografarle.
A Zanzibar la popolazione è prevalentemente musulmana e bisogna adottare certe regole, sopratutto quando ci si trova in spiaggia, niente topless, niente perizomi e nelle città evitare abbigliamento troppo succinto.
Si avvicina il momento del tramonto e ci sistemiamo sui lettini per godere di questo spettacolo…. da mozzare il fiato!!! Il sole si trasforma in una palla enorme dal color del fuoco che scende velocemente oltre l’orizzonte regalando al cielo colori mai visti e dipingendo tutto con uno splendido color dorato. Noi ci godiamo il momento con il nostro bel bicchiere di birra in mano e ci ritiriamo verso la ns camera per prepararci per la cena.
Dopocena non c’è praticamente nessuna attrazione nei dintorni del villaggio, il centro più movimentato è Kiwengwa che si trova un po’ distante da Kendwa e quindi bisogna arrangiarsi all’interno del villaggio, ed in questo gli animatori sono stati insuperabili, ogni sera c’era qualche attività, una su tutte lo spettacolo di cabaret, nel quale venivano coinvolti i villeggianti con piccole particine, in tale circostanza ci hanno veramente fatto ridere… sopratutto Sasà, una forza della natura!
Poi è stata la volta della serata tipica Zanzibarina dove oltre alla cena con prodotti locali (alla quale ci saremmo dovuti presentare tutti vestiti con il Kanga, una specie di pareo molto più lungo da portare annodato in diverse maniere ma, alle solite, gli italiani hanno paura di perdere la loro aura di rispettabilità quindi quasi tutti erano vestiti da occidentali) abbiamo assistito ad uno spettacolo di Masai che hanno presentato la loro “danza” fatta da salti e movimenti molto ritmici, ed a seguire altri balli del posto che ci sono stati spiegati dalla super-efficiente capo animatrice, Martina.
Per concludere la serata ci hanno messo a disposizione un bellissimo esemplare di pitone con il quale mi sono fatta prontamente fotografare, salvo poi accorgermi che la bestiola aveva il muso legato con lo scotch…. povero pitone!
Anche la festa in spiaggia è stata molto bella, tutti a ballare scalzi nella sabbia ed a giocare al limbo… per un momento mi sono sdraiata su un lettino ed ho guardato il cielo… le stelle sono enormi e brillano tantissimo nel cielo d’Africa, e nell’unica sera senza luna sono anche riuscita a vedere 2 comete, 2 desideri espressi prontamente, speriamo che Zanzibar porti fortuna!

Passato il primo giorno, dedicato al riposo su quella magnifica spiaggia, iniziamo a pianificare le gite: programmiamo la visita alla capitale innanzitutto, e successivamente l’escursione di Lulu Paradise che prevede snorkeling su un atollo, pranzo a bordo del Dhow con aragoste e pesce a alla griglia, pomeriggio visita a Prison Island, centro di smistamento degli schiavi nell’antichità e visita al parco delle tartarughe giganti provenienti dalle seychelles.
La visita alla capitale è stata molto interessante, durante il tragitto Sadhi, la nostra guida, ci ha spiegato la loro mentalità per quanto riguarda matrimonio &C. il loro modo di vivere la situazione della doppia moglie e sono rimasta stupita da questi ragionamenti, è tutto calcolato in termini di vacche e di soldi che devono poi rientrare… si chiama proprio amore eh!!??!?
Arrivati a Stonetown abbiamo visitato innanzitutto la chiesa Aglicana che è stata costruita dove una volta sorgevano le prigioni in cui venivano tenuti gli schiavi in attesa dello smistamento. La chiesa è molto imponente ed elegante, e dopo una breve visita al suo interno siamo scesi nelle prigioni… la sotto manca l’aria, sono cunicoli angusti, bui ed umidi e mi piange il cuore a pensare a quante persone sono state stipate in quelle celle, legate con le catene ed a quali tipi di violenze siano state perpetrate in quel luogo, ed a questa tragedia è dedicato un monumento alquanto inquietante all’esterno della chiesa, dove hanno posizionato in una fossa delle statue con catene al collo in forte contrasto con la presenza, a 10 mt di distanza, di una scuola, materna ed elementare, coloratissima.
Proseguiamo a piedi la visita della città, addentrandoci nei vicoli della città, sembra di tornare indietro di 100 anni, sopratutto nella zona del mercato, vivacissima e movimentata, a margine della strada ci sono venditori di ogni genere alimentare, dalla canna da zucchero, agli ananas, ai pesci buttati su banchetti improvvisati, e poi noi ci preoccupiamo delle date di scadenza!!!
Ovviamente gli odori sono quelli che sono, ed hanno messo a dura prova perfino il mio stomaco che è molto resistente, però è stato bellissimo aggirarsi tra quei banchetti, partecipare alle contrattazioni per portarsi via tutta quella frutta profumata e colorata, ammirare le donne nei loro Kanga colorati con i bimbi appesi in spalla che si aggirano a fare la spesa, fermarsi ad annusare le spezie e cercare di farsi capire dai locali (lo swahilii non è molto comprensibile come lingua, e l’inglese viene parlato comunque a modo loro) quando arriva il momento degli acquisti.
Dopo la sosta al mercato girovaghiamo un po’ per i vicoli, e restiamo stupiti dalla presenza di bidoni, lungo la strada, pieni d’acqua dove chiunque si può dissetare, servendosi con i bicchieri messi a disposizione, praticamente la versione primitiva dei nostri boccioni dell’acqua. Si alternano negozi fatiscenti a negozi molto curati, cosi come i palazzi, alcuni sono diroccati altri sono curatissimi e perfetti…. sono le contraddizioni dell’Africa!
Visitiamo la casa dove è nato Freddy Mercury, e li c’è stata un po’ di delusione in quanto è stata trasformata in un negozio di souvenir qualunque, con solo un paio di foto affisse fuori ed una targa un po’ anonima ad indicare che in quella casa è nato uno dei più grandi cantanti del globo… si poteva fare qualcosina di più!
Visitiamo anche il museo nazionale, struttura a mio avviso un po’ abbandonata, ma all’interno della quale troviamo un modello in scala 1:1 del Dhow che arriva quasi al soffitto dei 4 piani di museo ed una terrazza panoramica favolosa, dalla quale vediamo al largo gli atolli che avremmo dovuto visitare durante l’escursione di Lulu paradise e già sogno il giorno che mi immergerò in quelle acque!!
Per finire la visita ci rechiamo alla African House, un albergo in pieno stile arabeggiante/africano frequentato a suo tempo da Hernest Hemingway e ci accomodiamo sui divani della terrazza a sorseggiare un aperitivo, un ottimo succo di mango godendo di quello splendido panorama.

Rientriamo al villaggio e ci viene data la comunicazione che le escursioni del giorno dopo che prevedevano uscite in barca sono state annullate a causa del persistere del forte vento, e quindi rimandate a data da destinarsi.
Purtroppo per tutta la settimana il vento ha battuto incessantemente, ed è stato quindi impossibile fare la gita di Lulu Paradise, ma ci siamo arrangiate come meglio abbiamo potuto.
Abbiamo fatto un lunga passaggiata sulla spiaggia fino ad arrivare al villaggio turistico della Gemma dell’Est, dal quale poi iniziava la spiaggia di Nungwi. Anche li acqua stupenda, mare cristallino e sabbia bianchissima, se possibile ancora più che a Kendwa.
La struttura però non ci ha fatto un’ottima impressione, molto lussuosa ma con pochissima spiaggia e vigilantes armati ed in divisa ad ogni accesso al mare, probabilmente per scoraggiare l’affluenza dei beach boys… mi pare un po’ eccessivo, che senso ha andare in Africa e vivere in un castello dorato senza mettere il naso fuori e vivere un po’ delle stupende sensazioni che ti da il posto??
Questa splendida passeggiata ci è stata concessa solo due volte in tutta la vacanza, in quanto il mare agitato ha occupato il passaggio, infatti abbiamo goduto del fenomeno della bassa marea solo 2 giorni, il resto della settimana abbiamo dovuto combattere con il vento incessante e le relative raffiche di sabbia… sembrava di essere in una tempesta di spilli! Il versante Est della spiaggia era però più praticabile, e diverse volte ci siamo avventurate in quel lato, peccato non essere mai riuscite a raggiungere il lussureggiante isolotto che si trova davanti alla nostra spiaggia.. Il primo giorno, con la bassa marea, si poteva arrivare a piedi, e chi c’è stato racconta di uno spettacolo bellissimo, palme lussureggianti, mare trasparente e pesci visibili ad occhio nudo… accidenti al vento!! Durante la passeggiata in questa parte di spiaggia ci imbattiamo in parecchia popolazione locale, le case sono a ridosso della spiaggia, costruite in fango pietra e makuti, vediamo i loro bucati variopinti stesi alle finestra e sentiamo i profumi del pranzo aleggiare nell’aria ed i bambini giocano sulla spiaggia con giocattoli costruiti da loro usando cose recuperate sulla spiaggia portate dalla marea. Sono bambini sorridenti e felici, anche se non hanno veramente nulla, ti mostrano orgogliosi il loro giocattolo raffazzonato guardandoti con quegli occhioni profondi e scurissimi e ti invitano a giocare con loro. Io ho portato dei quaderni e delle matite colorate (memore dell’esperienza dell’anno passato in Kenya, durante la visita alla scuola materna) ma mi è stato sconsigliato dai Masai di consegnarli di persona ai bambini, in quanto si sarebbero scatenate delle liti furibonde per averli, quindi li ho donati alla scuola che avrebbe provveduto all’equa distribuzione tra i più bisognosi. Le donne invece si raggruppano sulla spiaggia aspettando che si ritiri il mare per potere andare a cercare frutti di mare per poter mangiare, oltre ad attendere l’arrivo dei pescatori che rientravano sui loro dhow, ed è carino vederle tutte avvolte nei loro abiti, che a volte coprono anche il viso, e sentire il loro modo di parlare tra di loro: urlano da matti, fanno chiacchiere, ridono scherzano, a volte anche assumendo atteggiamenti frivoli tra di loro, proprio come un gruppo di amiche davanti ad un aperitivo.
Durante queste passeggiate abbiamo conosciuto due venditori di souvenir, Matteo e Samuel, che si sono aggiunti al nostro gruppo anche per le sessioni di acquagym ed anche con loro si è finiti a parlare del loro modo di vivere, e ci hanno candidamente confessato che loro non si fidanzerebbero né tantomeno sposerebbero un’italiana perché dicono che noi non sappiamo portare avanti le relazioni, che alla prima difficoltà molliamo il colpo e viviamo male, ed è per questo che quasi tutte si separano, ed abbiamo sentito anche il loro punto di vista su matrimonio &C. sempre ragionato in termini di vacche. Questi hanno capito tutto!!!
L’ultimo giorno arriva rapidamente, e con il magone viviamo l’ultima giornata in quella splendida isola, facciamo la nostra consueta passeggiata sulla spiaggia e ci imbattiamo in un’operazione di liberazione di una tartaruga che era stata ritrovata con un amo arpionato sul muso, soccorsa e poi rilasciate in mare da parte di una biologa inglese che era residente presso dei bungalow adiacenti al ns villaggio che accresce la nostra già accentuata malinconia per l’imminente partenza e vedere quella tartaruga prendere il largo in quelle acque cristalline e sapere che il giorno dopo ci sarebbe toccato il rientro nel grigiore della vita di tutti i giorni non ha influito proprio positivamente sul mio umore. Ci godiamo quindi l’ultimo tramonto, che ci regala ancora una volta colori magnifici e guardiamo con invidia i nuovi arrivati al villaggio che si apprestano a passare un’incantevole vacanza su questa incantevole isola, certo è che un pezzettino del mio cuore, già sparpagliato in giro per l’Africa, è rimasto anche qui a Zanzibar.

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Ci sono 4 commenti su “Zanzibar per una settimana, mal d’africa per tutta la vita!

  1. Da64 wrote:
    …bella l’immagine del tuo cuore sparpagliato in giro per l’africa!:rose: Complimenti per il racconto

    Grazie!!! E’ effettivamente quello che provo… penso che nessun posto al mondo abbia provocato in me questa sensazione…

  2. margetta wrote:
    Grazie!!! E’ effettivamente quello che provo… penso che nessun posto al mondo abbia provocato in me questa sensazione…

    Anche a me Margetta. Vidi Zanzibar per la prima volta nel 2004 e la sua magia mi catturò subito l’anima. Da allora ci sono tornata altre quattro volte; non riesco più a separarmi da questa terra…

    Complimenti per il meraviglioso diario.:bacio:

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