Palawan & Busuanga nel Posto delle Cose

Piccolo report di una gita al mare, cercherò di scrivere solo di cose e sensazioni del tutto personali, evitando per quanto possibile di farne una cronistoria, se poi per qualcuno potranno rivelarsi anche informazioni di una qualche utilià..meglio.
Quanto più un viaggio si rivela straordinario tanto più crescono le difficoltà nel trovare gli aggettivi adeguati per descriverlo, vorrei in questo caso rendere un’idea il più possibile veritiera magari portando nei termini di paragone altri luoghi più blasonati, ma non mi viene in mente niente di simile, a meno di non concentrare in un’area ristretta il meglio della diversità del Sud/Est Asiatico.

Ad uso e consumo degli amanti o conoscitori di questa parte di Asia, dovremmo allora immaginare in un colpo solo un’ambientazione morfologica che spazia dal grande Guilin cinese al piccolo thailandese, da Kaho Sok ad Halong, da Phi Phi quà a Phi Phi là, da Koh di destra a quella di sinistra, dalle Mitsio a Tarutao, da Surin a Roques, dal Cayo dei Cayos ad Anakao a tutte le Pulao, continuate pure voi con il meglio che conoscete, adesso aggiungiamo undicimila kmq di barriere coralline, foreste pluviali e alte montagne, laghi spettacolari e fiumi sotterranei, flora e fauna tropicale, non è un’esagerazione, sottraiamo il caos, il turismo di massa, l’affollamento, l’inquinamento e spostiamo di molto il calendario a ritroso nel tempo.

Il risultato è l’ arcipelago di Palawan, circondato dal Mar Cinese Meridionale e dal Mare di Sulu, il nuovo eden per alcuni, l’ultimo per altri, lo sviluppo turistico è abbastanza recente, nasce negli anni 80 per puro caso fra aree protette e riserve marine ed è tuttora pochissima cosa, direi un niente. Siamo nelle Filippine che come sappiamo è l’unico paese del sud/est asiatico a maggioranza cattolica, non resta che sottolinearne la genuina ospitalità.
Sebbene l’arcipelago di Palawan sia composto da oltre1700 isole quando ne parliamo non si può non citare per primo El Nido situato nell’estremo nord dell’isola orlato da ben 45 fra isole e isolette le quali formano a sua volta l’arcipelago Bacuit.
L’arcipelago Calamian comprende Busuanga, Coron e Culion e con una miriade di isole circostanti fa sempre parte della provincia di Palawan, sono separate a nord da un braccio di mare molto spsso incasinato da dove transitano i tifoni nei mesi delle piogge, esse potrebbero definirsi semplicemente miniature di Palawan ma con qualche optionals in più, quali il Colacuit Game ed il Barracuda e Kayangan Lakes. Per gli amanti del diving Coron Bay rappresenta uno dei siti più importanti al mondo, non soltanto per la specie marine ma soprattutto poichè vi troviamo una delle più grandi concentrazioni di relitti, attorno a Busuanga sono numerose le navi giapponesi affondate durante la seconda guerra mondiale, alcune appoggiate sul fondo a circa 10/ 20 mt di profondità ben visibili con lo snorkling, quasi tutte esplorabili a livello di sub ricreativo, ed è anche per questo che siamo qui.
Tutto fantastico? si lo è oltre misura, salvo le difficoltà da superare per raggiungere questi nidi che è necessario dipanare subito assieme al periodo da recarsi in queste zone.
Senza voler convincere Nemo e neppure Mik il quale è già persuaso a ragione per conto suo, qualche altra info è necessaria.
Per iniziare diffidate dalle indicazioni che pongono fra Dicembre e Maggio il periodo migliore, il meteo nelle Filippine è alquanto bizzarro diciamo per correttezza che il bel tempo non è una chimera ma insomma.. con un pò di fortuna.. è evidente che visitare queste isole ed imbattersi in pioggie e quindi incontrare condizioni marine di scarsa visibilità sarebbe cosa deludente.
Allora Febbraio/Marzo, in teoria è stagione di mezzo, secca, e non dovrebbe piovere, purtroppo è probabile avere ugualmente delle giornate coperte con il mare assai incavolato, tutti gli altri mesi precedenti e successivi sono più a rischio o addirittura da evitare come ad esempio Dicembre.

Collegamenti
Se da un lato potranno sembrare difficoltà o seccature dall’altro ciò spiega bene come questi luoghi possano ancor oggi essere considerati quasi immacolati.

Da Manila per Palawan – Puerto Princesa – El Nido
Ci sarebbero anche dei ferry che partono da Manila, opzione non presa in considerazione per via della durata del trasferimento, da un giorno ad un giorno e mezzo di viaggio.
Da Manila con voli regolari su Puerto Princesa, oppure direttamente su El Nido dove operano piccole compagnie con aerei a 19 posti, da prenotare con largo anticipo in quanto sono spesso riservati a gli ospiti di due resort collocati nelle isole circostanti ed un’altro a Taytay.
http://www.flyseair.com/
http://www.islandtransvoyager.com/
max 10 kg franchigia
Tutti i voli sia su Palawan che su Busuanga hanno una breve durata che varia da un’ora a un’ora e mezza. Puerto Princesa è collegata a El Nido via terra con un’itinerario molto suggestivo ma alquanto scomodo in fatto di strade, una piccola avventura da non prendere in considerazione nella stagione delle piogge. Per percorrere circa 270 km servono a secondo del mezzo dalle 7/ 9 ore, sempre poi dipende dagli inconvenienti in corso d’opera.

San Jose Terminal, Autobus e Fortwally Shuttle
Con pittoreschi jeepney senza aria climatizzata, partenza e arrivo molto suscettibile 7 USD
Con Van minimo 10 persone 15 USD, non illudetevi sarebbe a sei posti, magari farsi un posticino sul tetto fra una valigia e l’altra potrebbe essere una soluzione migliore.
Con van privato 250 USD, non spaventatevi è la migliore soluzione vedremo poi perchè.
Qualunque sia la vostra scelta sono da mettere in conto strade sterrate e frequenti interruzioni, work in progress come dicono loro, ma pensavo peggio, in ogni caso la gita potrebbe rivelarsi divertente oppure un incubo, molto dipenderà anche dalle vostre intuizioni.
Se per recarsi a Palawan – Puerto Princesa e quindi poi a El Nido ci sono delle opzioni da valutare, per Busuanga-Coron la soluzione migliore è un breve volo da Manila, nel nostro caso per una questione di coincidenze con Air Philippines
http://www.airphils.com/
Ma ci sono altre compagnie valide ed economiche come Cebu Pacific
http://www.cebupacificair.com/
Fra Palawan e Busuanga non esistono collegamenti regolari se non via Manila.
Abbinare Palawan e Busuanga in un solo viaggio è difficile ma non impossibile, la prima volta che ho visitato le Filippe non c’erano le condizioni, adesso non è che siano tanto migliorate ma con più tempo a disposizione diciamo che si può fare.
La decisione definitiva è derivata dal fatto che il nostro capo forchetta dottor mariolo specializzato in riparazioni urgenti all’ H di Livorno, meglio conosciuto al baretto come Drdammilatopahouse, laureato alla A-normale di pisa dal quale beninteso non mi farei appiccicare neanche un cerotto, sono anni che siringa per andare a El Nido, io viceversa a Busuanga, il connubio di queste due pretese alla fine ha prevalso su tutto. Più che altro l’idea di fare un anda e rianda da Manila per ritornare poco più a nord di El Nido mi ha inizialmente non poco scompensato le idee, comunque con il senno di poi devo dire che ne è valsa la pena. Per chi fosse disposto a prendere in considerazione tale ipotesi di itinerario ci sarebbe da dire che comunque è la via più breve e soprattutto sicura.
Visto che ci siamo vediamo eventuali alternative sconsigliate.
Occasionalmente si può approfittare di un volo su di un piccolo Piper che parte da Puerto Princesa senza soluzione di continuità, oppure da El Nido avventurarsi via mare su delle specie di barchette dotate di stabilizzatori, sic!..
che potrebbero imbarcare al massimo 10 passeggeri e che invece..il concetto della sicurezza in mare per i filippini è cosa molto aleatoria, le barche partono a secondo del meteo marino le cui condizioni però possono mutare repentinamente nel braccio di mare in questione. Occorrono circa 9 ore per effettuare la traversata che considerati gli incidenti occorsi non consiglio a nessuno, a meno che non siate in cerca di grane, per questa soluzione solo in apparenza valida informatevi bene.Siamo a Manila il tempo di sbrigare le solite formalità e dopo poco più di un’ora di volo con Cebu Pacific arriviamo alla base, l’abbinamneto Qatar-Cebu Pacific ci permette di essere a pranzo a Puerto Princesa, la porta della pricipessa.. di Palawan.
Ci sistemiamo all’Hibiscus hotel non distante dall’aeroporto, si rivelerà una buona scelta, effettueremo loro tramite tutti i tour i zona.
PPrincesa ha il vanto di essere la città più pulita e ordinata delle Filippine, e sotto questo aspetto siamo in Svizzera.
La cittadina è abbastanza grande pur consevando le sembianze di un villaggio, la strada pricipale è quella che porta dall’aeroporto al porto, lunga circa sei km, sulla stessa insistono gli edifici per così dire più moderni, ai lati del viale si dipanano stradelli e viuzze a formare piccoli quartieri, le case sono costrutite per lo più in misto rattan e lamiera quelle più sciccose parte in muratura e parte in rattan.
Benchè vi sosteremo per alcuni giorni la prima cosa che ci preme definire è il successivo transfer a El Nido, presto detto e fatto, siamo in quattro quindi nessun problema, van privato 59 USD a testa e vi assicuro che sono soldini spesi bene.
Da sapere che ci sono sempre ospiti che cercano di aggregarsi per dividere la spesa, se siete in due non avrete difficoltà ad intrupparvi su di un van privato, per questo tipo di soluzione, sempre se vi aggrada dovrete adoperarvi non all’ultimo minuto.
Nei d’intorni di PPrincesa
Fra le cose da fare, ci sarebbe anche un tour per esplorare la cittadina, noi siamo qui per questioni marinere pertanto non posso dirvi altro sulle bellezze o sulla vita di PPrincesa.
Per primo ci dedichiamo alla visita Underground River.
In realtà è soltanto la punta di diamante del parco nazionale di PPrincesa, di cui ne è ovviamente la prima attrazione, si colloca ai primi posti dei siti UNESCO al mondo, a circa due ore verso El Nido, si tratta di un fiume sotterraneo che sfocia nell’Oceano.

Partiamo per questa escursione destinazione il molo di Sabang da dove prendiamo una canoa che in circa 20 minuti ci conduce all’entrata del parco, l’alternativa per gli amanti del trekking sarebbe quella di percorrere il sentiero delle scimmie nella jungla della durata di circa 1 ora 1/2, auguri.
Una volta raggiunta l’entrata della grotta dobbiamo attendere più di un’ora per iniziare l’esplorazione, non è così tanto, dobbiamo considerare che ultimamente questo sito è molto frequentato e che le barche autorizzate a percorrere questo tratto di fiume lungo otto km sono poche, evitate se possibile di presentarvi nei giorni festivi, la capacità di visite sono di 500 persone al giorno, potreste farci sera, fra l’altro meglio sarebbe non avventurarsi dopo il calar del sole causa pipistrelli.
In definitiva cercate di arrivare sul posto fra i primi.

Iniziamo l’avventura in compagnia di signore e signorini orientali, come potrete immaginare il tragitto si svolge al buio, il barcaiolo mi offre una torcia raccomandando di non fare rumore, guradare senza strillare, all’interno fa freddo, l’acqua illuminata dalle torce riflette un bel colore blu, per certi versi mi sembra di essere alle grotte di Postumia senonchè stiamo solcando un fiume fra stalattiti e stalagmiti e un fottio di pipistrelli, molti svolazzano intorno con un forte stridio, la maggior parte fortunatamente sono a riposo, si lo so che sono animaletti innocenti ed utili, però meglio non esserci quando si sveglieranno tutti.
La navigazione dura circa trenta minuti fra stretti passaggi e grandi anse dopodichè ritorniamo verso la spiaggia di Sabang non prima di aver saggiato il Monkey Trail, una breve passeggiata allinterno della foresta ci permette di osservare un gran numero di scimmiette e varani.

In tutto l’arcipelago di Palawan e quindi anche Busuanga tutti i siti sono dichiarati parchi marini, necessitano di un ticket di ingresso, variano da 100/200/300 Phippi che servono per il mantenimento e la sorveglianza, talvolta come a Culion e Coron sono a vantaggio delle tribù locali sempre con lo stesso fine, altre semplicemente perchè sono isole private. A El Nido volendo è possibile fare un ticket settimanale che consente l’accesso a tutto l’arcipelago Bacuit.

Tubbataha Reefs
distante 90 miglia dalla costa è il primo parco marino delle Filippine dichiarato patrimonio mondiale protetto dell UNESCO, presidiato dai rangers ed aperto soltanto su invito agli operatori autorizzati.
Occorrono circa nove ore di navigazione per raggiungerlo, il problema è che visitare questo luogo richiederebbe una crociera dedicata, almeno 6 notti che noi non abbiamo.
Allora oggi andiamo in giro per isole
Island Hopping attorno a Honda Bay
Pambato Reef

arriviamo in mezzo al nulla ad un capanno galleggiante con annesso un piccolo pontile in bambù, attorno a noi solo mare, sull’istante non si capisce granchè ma una volta sotto.. comprendiamo perchè è definita “Mini Tubbataha”.

Pandan Island
un’enorme piscina, alberi di cocco sabbia candida e snorkling su bassi fondali, bar, ristorante e tutto quello che serve.

Snake Island
chiamata così per la sua forma, un’isola con una lunga distesa di sabbia bianca a forma di serpente, famosa per il suo banco di sabbia a mio avviso il migliore snorkling facile nella zona.

Starfish Island
privata occorre un permesso retribuito, l’isoletta ha acque scintillanti piene di stelle marine di ogni dimensione.

Transfer El Nido

Partiamo con il van, comodi comodi attraversiamo distese di palme di cocco e piantagioni di riso, oltrepassiamo Roxas fino a sostare per il pranzo nella bella baia di Taytay, totale 4 ore 1/2 di viaggio. Nei pressi è stato riaperto l’ex Eco resort Club Noa Isabelle adesso semplicemente Apulit Island un’altro santuario della natura gestito dagli stessi proprietari di El Nido Resort, averlo saputo in tempo utile magari sarebbe valso un paio di giorni sosta.
Altre due ore e siamo a destinazione.
Questo trasferimento mi dice solo una cosa, ritornare con un approccio diverso, ci sono una valanga di posti da vedere, restare o tornare, questo è il problema.
L’ esperienza surreale di El Nido
El Nido Town, una bellissima baia, un minuscolo aeroporto che la collega con Manila, una spiaggia brutta per i locali, discreta per i nostri occhi, una paesotto cresciuto a dismisura negli ultimi anni, alcuni lo definiscono tuttora pittoresco, non più a mio parere, un nugolo di casette e stradine polverose situato ai piedi di una montagna fino a raggiungere la baia, riparato si dai venti ma con il sole che tramonta molto presto. Gli alloggi sono tutti spartani, la vita serale è quasi inesistente, prevedibile ed in certo senso auspicabile, ma non siamo del tutto soddisfatti, allogggiamo per una notte al Marina Garden, El Nido Town se una volta appariva come un villaggio e tutto ci poteva stare, adesso non saprei come definirla, con l’aumento del flusso turistico sembra più un casotto trascurato che un nido.

Comunque sia è solo il trampolino di lancio da cui partire per tutte le escursioni nei d’intorni di Bacuit Bay ed è bene dirlo subito tutto il resto è rimasto invariato.
Chi decidesse di trattenersi può trovare assistenza e tutto ciò che serve all’ Artcafè, probabilmente il posto più ganzo di Town.
http://www.elnidoboutiqueandartcafe.com/artcafe.html

Abbiamo tutto il mattino a disposizione per esplorare la costa di El Nido, con un breve trekking sulla sovrastante montagna possiamo godere di una bella vista sulla baia, forse è la cosa più bella da fare, come previsto ci spostiamo su Miniloc Island, circa 40 minuti di barca.
http://www.elnidoresorts.com/el-nido-resorts3.aspx
Costoso ma una spesa che giudico indispensabile, siamo direttamente su gli spot più belli di El Nido, inoltre per tutte le altre gite i trasferimenti risultano più agevoli.

Semplicemente tuffarsi dal pontile del resort è come immergersi in un’acquario, nuotiamo a fianco di cernie giganti della lunghezza di oltre due-tre metri e un’infinità di pesci tropicali multicolori.

A Miniloc gli amanti della natura potranno approfittare in particolare di alcune mete che si possono facilmente percorrere in kayak, si tratta di tre lagune, solcare certi paradisi a colpi di pagaia fra alte pareti rocciose è un’esperienza unica.

Bene, molti di coloro che hanno viaggiato in Thailandia negli ultimi anni animati dal desiderio di trovare la propria spiritualità in un isola paradisiaca in realtà hanno detto poi che le aspettative non sono state del tutto appagate, allora se così fosse suggerisco di visitare questi luoghi definiti National Geographics dai dayuhan, a onor del vero dal Traveler Magazine, che ha valutato la provincia come la migliore destinazione in Oriente e nel Sud/Est Asiatico, ” Una delle più ricche biodiversità terrestre e marina”, ebbene i dayuhan senza dubbio qui troveranno ciò che cercano.

Quanti pensano o hanno creduto di sapere o non lo sanno ancora il significato dayuhan è l’equivalente di farang o di barang e via ad andare nei paesi asiatici, per non farla tanto lunga il succo seppur con le dovute differenti sottigliezze è sempre lo stesso e sta ad indicare uno straniero occidentale, uomo o donna che sia, chi crede che il termine sia di per se offensivo si sbaglia di grosso, per diventarlo bisogna sempre che sia abbinato ad un aggettivo dispregiativo a secondo della pronuncia e del contesto, siamo e rimarremo sempre e solo dayuhan, stranieri dalla pella bianca spesso loro unica fonte di guadagno, se poi vi sentirete appellare per esempio con il termine farang kinok, potrebbe anche darsi che ve lo siate meritato, va da se poi che certi popoli siano per indole per così dire più nazionalisti di altri, nel caso di specie i thai che per inciso non amano per nulla sentirsi chiamati tali sono al primo posto e i filippini all’ultimo.

Come sappiamo The Beach è stato girato in buona parte a Phi Phi Leh -Maya Bay e Krabi, ci sarebbe da dire invece che il famoso romanzo omonimo di Alex Garland ha tratto la sua ispirazione a Palawan e precisamente a El Nido dove ha vissuto per sei mesi, penso che se il film fosse stato girato qui avrebbe avuto un risultato scenografico più esaltante.

Per godere di questa esperienza surreale bisogna recarsi a Matinloc Island, ovvero la bella, dove si trova “la spiaggia segreta”, (che poi tanto segreta non lo è) l’isola è circondata da pareti rocciose e scoscese, per raggiungere questo baia è necessario nuotare sott’acqua attraverso una stretta fessura di una parete, una volta raggiunto il posto, con un pò di immaginazione ci si può sentire come se fossimo protagonisti nel set del famoso Beach, se possibile più bella si rivela la spiaggia nascosta.

Secret e Hidden beach a parte, la baia di Kulasa rappresenta con la sua spiaggia bianca un luogo ideale per rilassarsi, il fondo del mare degrada dopo circa venti metri ed è adatto a tutti, i contrasti dei colori creano una sensazione di timore e riverenza rispetto all’incontaminata bellezza della natura, per concludere o chi lo preferisce per iniziare a Kalmung Point ci si può immergere o snorkare su di un giardno tropicale.

Che alloggiate a Town, Lagen o Minloc occorre sapere che l’unica via per godere dell’arcipelago, è prepararsi al salto a ranocchio giornaliero, tante agenzie propongono il day tour, quasi del tutto simili allo stesso prezzo, dipende poi dall’imbarcazione e in quante persone deciderete di andare, a seconda della scelta il risultato potrebbe essere diverso.

Island Hopping è d’altronde il vero highlight del viaggio
Tutti i tour sono denominati con delle lettere a volte accompagnate da numeri ed ognuno comprende un island hopping diverso.
A – B – C sono i più importanti, poi ci sarebbe per gli incontentabili il D, si visitano i luoghi più distanti e misconosciuti, infine il FCVP Fate Come Vi Pare, starebbe a dire assumete un barcaiolo e fate i .. la soluzione che preferisco, de gustibus non est disputandum.

Non c’è da stilare una classifica, tutti luoghi sono egualmente di un’incoparabile differente bellezza che rinuncio a descriverli, non vi annoierete, anzi una volta terminati tutti i tour possibili avrete voglia di ricominciare dall’inizio, magari.. considero al minimo una settimana di tempo per costruirsi il proprio nido.

Matinloc a parte, un’altra sola nota, anche qui abbiamo una Snake Island con la differenza che rispetto a quella di Honda Bay questa al momento giusto collega due isole per un braccio di mare relativamente distante, il resto scopritelo da soli.

A Palawan, Busuanga & Co. in realtà la vera sfida è scoprire la propria isola, i locali le descrivono come l’ultima frontiera del loro paese, non so se ciò corrisponde alla realtà in quanto le Filippe comprendono ben 7000 isole, fate voi e scegliete la vostra, c’è persino Boracay una località che si sta ispirando alla peggiore tradizione phukkettara.
Take it slowly è il motto da queste parti, se potete fatelo, purtroppo noi dobbiamo andare.

Partiamo da quella specie cosiddetta di areoporto con ITI la compagnia di proprietà dei resort El Nido destinazione Manila.
http://www.islandtransvoyager.com/
e successivamente per Coron, è l’unica soluzione che ci permette di essere presto a Busuanga
http://www.airphils.com/
Calamian Islands, sono costituite da Busuanga – Culion – Coron ed un’altro centinaio di isole.

Se il Traveler magazine Conde Nast ha votato l’arcipelago come la destinazione turistica con le migliori spiaggie in Asia, Forbes lo ha eletto come uno dei primi 10 siti di immersione al mondo, finalmente siamo a Sangat Island.

Da sapere, è un pò lontana da tutto ma al centro dei siti di immersione, se non amate questa attività non andateci, noi siamo qui per questo e vi resteremo quattro giorni dedicati al Reefs and Wrecks.
http://www.sangat.com.ph/

Prenderò un poco di spazio in più per descrivere questa parte di Palawan poichè il contesto di gita è molto diverso, pochi dayuhan in giro molti orientali e giusto qualche grasso gringo accompagnato da piccolissima filippa.
Direttamente sull’isola di Sangat ci sono diversi siti facili da visitare, iniziamo da questi per prendere una giusta confidenza.
Tralasciamo il Sangat House Reef dove si può snorkare facilmente in qualsiasi momento dalla spiaggia

Partiamo per un giretto informativo
100 Php Phippi per ingresso nella parte opposta al resort di Sangat in dieci minuti di barca arriviamo al sito di un relitto di una cannoniera.
E’ un’immersione delle più facili, il relitto inizia a soli tre metri di profondità e considerata la perfetta visibiltà si snorka e si gusta senza la minima difficoltà.

Lusong Reef, isola omonima
altri 20 minuti per raggiungere questa isola, la barriera si estende per circa 2 km fino ad una baia riparata, facile su una profondità masima di 15 mt e piena visibilità, in fronte all’isola giace il relitto di una cannoniera appruata a circa nove mt di profondità la cui poppa sporge dall’acqua, secondo contatto con i relitti sono gasssato, a me mi garba un monte.

Con un’altro breve tragitto ci spostiamo al Dynamite Point Reef, da 2 a 15 mt di profondità, snorkling su di un giardino di corallo, uno dei più belli che abbia mai visto per la sua multivarietà di colori, acque calme e visibilità di circa 10 mt, per tutti.

E’ l’ora di rientrare ma non prima di sostare al Sangat Coral Gardens, niente di particolare solo un giardinetto di coralli con qualche pesciolino e qualche tartarughetta a pochi minuti da casa, si tratta di un’altro santuario fantastico da esplorare in snorkling, volendo chi vuole ci può arrivare anche a piedi, io no.

Come primo giorno non c’è male, sono cotto ma talmente soddisfatto che all’arrivo a Sangat mi viene voglia di ballare il ballo di Busuanga, il buanga buanga, eh si, clamoroso proprio nella vicina Culion, ovvero l’isola dei morti viventi o del non ritorno, il noto ballo che per la verità somiglia molto a quello di San Vito è stato inventato proprio qui, niente di particolare, si tratta di una cosina innocente degli indigeni che esprime solo felicità.
Oggi ci spingeremo fino al Calumbuyan Reef trenta minuti di barca veloce.
Calumbuyan Reef, isola omonima
questo sito ha la particolarità di avere una doppia barriera corallina a formare un canale, siamo in acque poco profonde, strepitoso per lo snorkling, nei pressi rispettivamente a nord e a sud ci sono i relitti della Okikawa Maru e la Akitsushima.

E’ il momento di andare in profondità, la Akitsushima è una nave da guerra adagiata a 25/30 metri su di un fondo sabbioso, a 15 mt la possiamo vedere bene, è dotata di una gru gigantesca che serviva per mettere a mare un idrovolante di cui non c’è traccia, ci fermiamo a 25 mt, giusto per toccarla, è pieno di cernie giganti e tonni ma soprattutto la presenza di un’infinità di pesci scorpione sul fondo e sopra il relitto mi induce a darmela a gambe, non si sa mai, sinceramente questa immersione mi ha messo addosso un certo pizzicorino.

Okikawa Maru
vicino a Conception Island si tratta di un relitto di una petroliera di circa 200 mt di lunghezza, il più grande di Coron Bay.

Mi sento più a mio agio, diciamo che è un’immersione facile ma per me va bene, scendiamo a 10 metri e siamo sul ponte, ci sarebbero diversi accessi per un’esplorazione interna, declino l’invito e mi limito ad una passeggiata sul lungo ponte fino ad una profondità di 15 mt, è coperto di corallo, pochi pesci, le solite cernione, avevo detto all’inizio sub ricreativo e così dovrà essere non è il caso di farsi prendere la mano, gli esperti potranno divertirsi assai di più.
Per oggi ne abbiamo abbastanza, preferiamo rientrare e finire la giornata snorkando sull’House Reef.
Oggi è l’ultimo giorno decidiamo per una cosetta mista
Occorre relativamente un pò più di tempo per raggiungere il sito della Skeleton, una cannoniera affondata nei pressi di Coron Island,è vero che ci sarebbe di meglio, ma la scelta è dettata dal fatto che il relitto è circondato da barriera corallina vicino ad un’isoletta stile fate voi con un bellissimo mare e la solita spiaggia candida, snorkling su barriera ed immersione in acque limpide e poco profonde, relax alla griglia a Solitary Island.

Sulla via del ritorno a poca distanza da Sangat ci attende il sito della Kogyo Maru, un cargo adagiato di lato ad appena 22 mt, il relitto è circondato da una grande varietà di vita marina, in particolare da pesci palla giganteschi, sul ponte si distinguono bene avvolti dai coralli i cannoni antiaerei, stavolta penetriamo all’interno attraverso una grande varco nella zona di carico, una breve e facile esplorazione adrelinante ci permette di osservare alcuni bulldozer, una betoniera ed una grande quantità di materiali probabilmente da costruzione non bene definibili, terminiamo la giornata e il soggiorno a Sangat con bagni ad una sorgente termale all’interno dell’isola raggiungibile in quindici minuti di cammino.

Impossibile vedere e fare tutto, è arrivato il momento di levare le tende, destinazione altri lidi.
Oggi ci spostiamo nei pressi di Coron Town, la città principale di Busuanga da non confondere con Coron Island, abbastanza movimentata e piena di tricilcli il mezzo più diffuso, ma non c’è praticamente un tubo da vedere in città, è comunque una scelta adeguata che ci permetterà di fare un’altro tipo di escursioni in modo più agevole.

Dal porticciolo di Coron Town partiamo effettuare una gita di un giorno all’Isola di Coron, ( Coron Town è il capoluogo di Busuanga, Coron Island o L’isola dei 7 laghi è appunto un’ un’isola a parte, che niente a che spartire con Town) pur essendo la terza in ordine di grandezza di tutto l’arcipelago… un c’è nulla.. solo qualche indigeno, ma c’è tantissimo da fare e vedere il che direi che è perfetto.

Senza addentrarci all’interno visiteremo Banol beach e successivamente Twin Lagoon, Barracuda e Kayangan Lake, gli unici che abbiamo il permesso di visitare, località tutte l’una appresso all’altra.

Banol beach
una delle cento, bellina stile atollo, una capanna e un tavolo da picnic e i soliti 100 Phippi per la tribù.
Twin Lagoon grande e piccola
Una combinazione di acqua dolce e di mare forma le due lagune gemelle collegate fra loro da uno strettissimo passaggio, acqua smeraldina alte falesie calcaree in un contesto da Jurassic Park.
Le esploriamo in snorkling con una cima in vita collegata ad uno zatterino di bambù, siamo gli unici ospiti presenti il che amplia di molto l’atmosefra già di per sè surreale.

Barracuda Lake prende il nome dal suo inquilino residente
Atterriamo con la barca in fondo ad una baia dove c’è uno zatterone con gli stabilizzatori, sempre dopo aver versato i Phippi ci è concesso di andare a trovare Ginetto il barracuda.
Ahiaihai, per raggiungere questo sito occorre scarpinare una ventina di minuti su di uno stretto ripido sentiero di roccia calcarea a tratti tavolato fino all’ingresso, non c’è spazio per la sosta, una stretta fessura collega questo luogo fuori dal mondo, siamo in un cratere di un vulcano, necessariamente bisogna tuffarsi, la senzazione è strana l’acqua è a strati, dolce, salata e geotermica, a tratti nebbiosa per via della densità, tutto affascinante purtroppo Gino non si è fatto vedere.
Kayangan Lake
di forma tondeggiante racchiuso fra montagne calcaree orlate di verde vegetazione con acque di un blù del tutto simili a quelle del marine, spesso è indicato come Blue Lagoon a ricordare la Laguna Blu di Port Antonio in Jamaica dove è stato girato l’omonimo film, a parte che qui è centomila volte più bello, una delle differenze oltre al contesto circostante sta nelle profondità assai minori delle acque e della loro visibilità, al contrario dell’originale qui è possibile fare i bagni senza difficoltà.

Una volta sbarcati e pagato il giusto obolo, dalla darsena ci incamminiamo per un sentiero che porta all’unico punto panoramico di osservazione, c è solo una visuale poichè tutto è circondato da un’impenetrabile vegetazione, ora capisco perchè tutte le foto mostrano pù o meno lo stesso angolo, si tratta di uno dei luoghi più immortalati dall’ ETP, adesso anche noi possiamo scattare una delle fotorito più comuni sulla bellissima baia di Kayangan.

Il lago non ha spiaggia, ai lati della baia ci sono mumerose piattaforme in legno e camminamenti in bambù dai quali è possibile immergersi oppure per strasene lì a grogiolarsi ad occhi socchiusi, noi ne approfittiamo per saggiare se è vero come dicono i Filippi che è il lago più pulito del paese, si snorka e si galleggia in un misto di acqua miscelata dolce- salata, anche qui affiancati da una zatterina in bambù, potremmo passare ore a snorkare intorno al lago ma purtroppo dobbiamo intraprendere la via del ritorno.
Tante volte ho letto e pure io ho scritto di certe altre mete descrivendole come ” paradiso, natura incontaminata etc” dopo oggi, ritiro tutto, imperdibile e indimenticabile, un’esperienza unica che non ha eguali in tutto il sud-est asiatico, Nido compreso

Oggi abbiamo un giretto circosritto ai margini di Culion Island
Un Island Hopping che comprende una serie di altre isole vicine relativamente distanti da Coron Town, una cinquantina di minuti di navigazione con mezzo veloce e per questo poco visitate,
Malcapuya è il primo approdo, un’isola con quattro spiagge di sabbia bianca che più bianca non si può, nemmeno a lavarla con.. la soda, circondata da una lussureggiante vegetazione, tante scimmiette, diverse capanne o gazebo dedicati ai compagni di merende, una distesa di palme e prati verdi stìrati all’inglese, qualche amaca appesa, non c’è altro, che dire, i filippini pensano che sia uno dei posti più belli di Busuanga, definirei Malcapuya un maxi atollo maldiviano allo stato brado con la differenza che occorrerebbe un’intera giornata per esplorarlo.

Dicabulan Island e Malaroyroy Islands
Dicabulan è conosciuta anche come Banana island, ambedue sono private e delle stesso proprietario, occorre pagare un ticket per visitarle, la prima è circondata da piccole barriere coralline, qualche capanna, un barettto nascosto fra le piante e una torretta di avvistamento sulla spiaggia, la sabbia è candida con la particolarità che una volta bagnata dal mare diventa dura come il cemento.

Al Banana Island Resort chi vuole previa prenotazione potrà anche pernottare.
Siete in cerca di intimità? fuga per due?
via.. diciamo pure quattro, tanti quanto sono i posti letto nel resortino, pensateci.

Malaroyroy è un’isola disabitata con due belle spiagge bianche orlate da palme una bellissima laguna blu e l’immancabile capanna in uso ai visitatori, ah, non proprio disabitata c’è il custode.

Bulog Dos Island
una lingua di sabbia a forma di serpente separa il mare dalla laguna, un piccolo promontorio verde e sempre un grande capanno a disposizione dei gitanti, per la verità questa casetta open air è molto grande e bella, sollevata da terra e pure con un terrazzo stile bellavista, sarebbe ideale per ospitare un moderno Robinson Crusoe, certo che se uno si sentisse troppo in solitudine potrebbe sempre fare una passeggiata verso Malaroyroy, non so, magari quattro salti alla disco oppure dedicarsi ad un frenetico shopping, con la bassa marea il banco di sabbia unisce Bulog a Malaroyroy, dos si sa che è meglio che una.

L’isola è piccola e molto carina, mare e spiaggia ormai diciamo solo.. come al solito, la visitiamo in poco più di mezz’ora.

Siamo quasi sullo stendere, da Coron Town ci dirigiamo al molo dove noleggiata barca e barcaiolo visitiamo Siete Pecados uno spot che mi è stato indicato da un filippo locale, si narra che sette bambini furono lasciati in un’isola e che nel tentativo di fuggire siano tutti annegati in questo tratto di mare, è un parco marino composto da sette isole, adesso come dicevo è parco ma in precedenza queste isole sono state prese per lungo tempo a dinamite dai pescatori, con ciò la vita sottomarina risulta essre ancora scarsa e anche il mare non è niente di particolare, in definitiva per chi ha i giorni contati da evitare, acciderbolina a Pino il filippino che le aveva decantate.

Oggi è l’ultimo giorno, decidiamo di fare i terragnoli, noleggiamo una Jeeppettina con l’idea di visitare Calauit Island, ciò che i filippi chiamano santuario, wildlife etc etc, dovrebbe essere una specie di grande parco zoologico ma all’improvviso un pò per la distanza da percorrere e un pò perchè di andare a vedere le zebre e le giraffe filippe un me ne pole fregà di meno, cambio idea e svolto a destra direzione Gutob Bay, esploriamo a destra e a manca Busuanga, mi gira la testa da quante prospettive si presentano davanti, quante isole, isolotti, penisole, baie, quello che mi colpisce sono i cartelli ” vendesi” ma non si tratta di case o villette, ma di isole e spiagge, questa mi è nuova, e vero che avevo già notato che vi sono alcune isole private ma non pensavo che fosse una cosa così normale, vabbè, tanto un centinaio in più o in meno che sarà mai, Island Hopping ( for Sale) da Conception a Gutob Bay, a piece of paradise, questa mi colpisce, faccio due conti, chiamatela come volete 80mila mtq 500mila ducati, una bella spiaggia di 4 km con annessa casetta? solo 24mila pippi, un’altra con 10 km di stretch? solo 50mila, va bene ci penseremo, oh, a me non mi attizza ma se a voi interessa contattatemi eh! si fa per scherzare non scrivete a me per questa bischerata.. ma a Pino il filippino.
Acta est fabula, eccoci a casa lo spettacolo è finito, anche questo viaggio è terminato, non volevo scivere quasi nulla invece è uscito un romanzo, non resta che archiviarlo nel Posto delle Cose, quelle particolari, una libreria virtuale, in alto a sinistra sezione F lettera P sub. B.
un saluto nella lingua di Culion
issitnesirra e issedevirra

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Ci sono 17 commenti su “Palawan & Busuanga nel Posto delle Cose

  1. Grande come al solito Ale, beato te che fai questi viaggi. Comunque a Palawan, che è un mio sogno, prima o poi ci vado. (prima però sarà Birmania). Penso che Palawan sia il più bel posto delle Filippine.
    Ciao ale, Domenica abbiamo il Derby con i Lucchesi,speriamo di vincere altrimenti saran dolori.
    Comunque sempre Pisa olè Livorno…. !!:shock:

  2. Che meraviglia..
    E io che non mi sono mai interessata più di tanto alle Filippine!!QUesto è il mio paradiso!! Vegetazione stupenda e tante tante isole con un mondo marino tutto da scoprire…per un’amante delle immersioni come me è perfetto!
    Gran bel viaggio..complimenti!!!

  3. Bravissimo e divertente come al solito! E sì …. mi hai fatto “ricordare” che esistono anche le Filippine….!
    …domandina invidiosssssa.(:()….ma quanto tempo trascorri di norma a “casa”….non hai a cuore i tuoi poveri micetti:???:??

  4. Gattarossa wrote:
    Bravissimo e divertente come al solito! E sì …. mi hai fatto “ricordare” che esistono anche le Filippine….!
    …domandina invidiosssssa.(:()….ma quanto tempo trascorri di norma a “casa”….non hai a cuore i tuoi poveri micetti:???:??

    casa..dolce.. KappaTM
    Dovresti sapere che esistono le gattare! ma se casomai avessi una necessità urgente…
    che potrei rivolgermi a te? per quei sei.. + uno
    :oops:

  5. alefarang wrote:
    casa..dolce.. KappaTM
    Dovresti sapere che esistono le gattare! ma se casomai avessi una necessità urgente…
    che potrei rivolgermi a te? per quei sei.. + uno
    :oops:

    Certamente.!!!!…che ce vo??? Faccio un salto dai tuoi mici e poi come un lampo torno dai miei 4 +1!!!!!:-P

  6. Complimenti ,hai descritto con molta passione le tue emozioni in un paese davvero unico…. dopoaverlo visitato per la prima volta quest’anno penso di andare a El Nido il prossimo anno, l’idea a dire il vero non è solo quella di fare vacanza ma di valutare un trasferimento….
    Ben organizzato davvero….:cool:

  7. nelle 3 settimane di permanenza diciamo che in totale ne abbiamo avuta una molto variabile, nella stessa giornata il meteo cambia repentinamente più volte con acquazzoni di breve durata, le altre due con tempo sereno e mare con condizioni ideali.
    una conoscente invece su Dic/gennaio non ha visto il sole.
    A El Nido si stanno insediando molti occidentali un pò come a Phuket negli anni 80, a Busuanga invece ne incontri pochi, pochi, per lo più concentrati a Paradise Island, Coron è l’ultima frontiera, ma capisco che per alcuni il troppo ..può essere troppo,
    Fantastico trasferirsi a Palawan!! mi basterebbero 4/5 mesi all’anno!
    :D

  8. Spent five days in Coron this last January and currently planning on going back there to stay overnight on one of the island, either Banana Island or Malcapuya Island, before the year ends. Hope to visit El Nido too..

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