Kenya – Watamu – Aquarius Beach Resort

Per la mia seconda volta in Kenya, torniamo a Watamu, un paesino affacciato sull’oceano, circondato da belle spiagge, e con sensibili effetti maree.
Il volo AirItaly da Verona è perfetto e puntuale, all’andata mezzo vuoto tanto da consentire di riposare comodamente, peccato che per esigenze a me sconosciute si debba andare sino a Zanzibar per poi risalire a Mombasa.
Per uno strano effetto della memoria gli adempimenti burocratici di ingresso in Kenya mi sembrano meno lunghi, e anche questa volta per fortuna nessun problema con i bagagli. Fuori ad attenderci l’assistente del villaggio con la schiera di operatori kenioti che come si muovono ti chiedono senza tanti mezzi termini una mancia. Il viaggio verso Watamu sappiamo esser un po’ lungo, un paio di orette. La parte più noiosa è l’attraversamento di Mombasa, però siamo in pieno giorno e la curiosità di guardarci attorno, di vedere una realtà totalmente diversa dalla nostra, di provare a capire il ritmo della vita da queste parti ci fa tenere gli occhi ben aperti ed il tempo passa; l’alternarsi di costruzioni moderne, di fabbricati fatiscenti, distese di coltivazioni di Agave verso Watamu con strade e modi di guida che insomma … “abbiam visto di meglio” ci fanno arrivare al nostro Aquarius Beach Resort. L’accoglienza è bene organizzata e consueta con una dissetante bibita fresca, e via subito verso le camere già assegnate.

Qui se permettete apro una parentesi il più breve possibile del tutto personale, a beneficio di chi come me può aver problemi con le gambe, (la chiamano anche difficoltà di deambulazione). Valutate bene se andare in questa struttura perché è piena di scale, scalette, scalini, e scalone e pensare che grazie agli assistenti booking Condor sono finito proprio qui, ho rifiutato il Barracuda perché si vede che ha la sala da pranzo al primo piano, e dal catalogo ma anche da internet non si vede una foto di quello che invece vi posso far vedere io. Assistente in loco disponibilissima ad aiutarmi per quanto possibile. Detto questo voltiamo pagina.

Il villaggio a me è piaciuto; è diviso in tre parti: la parte più lontana dal mare e più vicina al paesino di Watamu e che da il nome al resort è l’Aquarius, ospita la reception, il ristorante (al primo piano), un bar ed una bella piscina; è tutto avvolto nel verde, le camere sono semplici, non molto spaziose, (la mia almeno), arredate semplicemente e pulite quel tanto che basta. Una seconda parte che viene chiamata “LiLy Palm”, è di costruzione più recente, ospita camere ha anch’essa una piscina con un piccolo bar, (non ho idea se e quanto sia aperto), partendo dalla reception Aquarius, salendo una scalinata, camminando sopra un ponte di cemento (che scavalca una delle stradine di Watamu), si ridiscende appunto nella zona “Lily Palm”, da qui un comodo ed ondulato sentiero interno, ti conduce alla zona mare, chiamata anche Mapango, dove si trova un’altra piscina, un bar (per chi riesce a salirci), un ristorante che è aperto anche agli esterni (a pagamento con sconto per gli ospiti del resort), e dove è prevista la base per l’animazione diurna e notturna (alla quale non ho mai assistito per motivi di lontananza dalla mia location).

Il pacchetto soft inclusive prevedeva dei soft-drink a tutte le ore, che trovi nei dispenser dislocati in tre o quattro punti del villaggio, (acqua, aranciata, sprite e cola mi pare).
La ristorazione direi abbastanza buona, sufficientemente varia, non abbiamo avuto problemi, nemmeno con la luce, che altrove avevo letto di qualche problemuccio.

Le spiagge ed il mare. Beh qui chi a voglia di passeggiare, avrà un solo problema, quello di non poterlo fare da solo, tanto vale scegliersi un accompagnatore all’inizio settimana almeno (forse) poi ti lasciano in pace, a tale proposito mi sento di suggerire due nomi di beach boys che sono sempre insieme e che sono stati molto educati, per niente assillanti di richieste e dei buoni compagni per le passeggiate dei miei amici: Pietro e Mustafa; per quanto riguarda il mare, è sempre bello caldo, pulito per quanto possibile per effetto delle maree, ricordiamoci sempre le scarpette in gomma consigliate per passeggiate a fondale basso.

Escursioni: noi abbiam fatto solo il safari con pernotto nella savana che non avevamo potuto fare la volta precedente. Precisiamo che il safari non è mai di due giorni, nei parchi, salvo permessi speciali, si può rimanere per massimo 24 ore, se entri alle 10 del mattino alla pari ora del giorno successivo devi esser fuori. Noi lo abbiamo fatto con un ex beach boy contattato dall’Italia, suggeritoci da amici, che ormai fa questo di professione, e che ha confermato le attese, molto attendibile e professionale e che ho già avuto modo di riconsigliare ad altri, il suo nome “italiano” è Bruno, lo vedete anche nelle mie foto. Il safari in mezzo agli animali è sempre diverso, questa volta abbiamo visto quantitativamente meno, ma abbiamo visto tre famigliole di leoni che le scorsa volta ci erano mancate, poi abbiamo sostato nel Voi Wildlife Lodge; un luogo molto bello, curato, dove io e Lina ci siamo anche rilassati per qualche ora nel pomeriggio ai bordi una piccola quanto curata piscina (i km fatti erano già abbastanza). La sera ai bordi dello stagno (nessun problema di zanzare od altro), quattro chiacchiere con Bruno, il nostro accompagnatore, il tempo di uno scherzetto ad una coppia di amici in procinto di partire, e poi a letto perché la mattina la sveglia africana è alle 06.00. Sulla strada per uscire ho chiesto di passare dalle “cascate”, “Lugard Falls” una parola grossa per quello che vedremo, ma comunque un luogo caratteristico che sono stato felice di vedere, se pensiamo fra le altre cose che a meno di 500 mt in linea d’aria avevamo appena lasciato una famigliola di leoni. Mi ricordo e le voglio raccontare due scenette carine, che mi hanno fatto sorridere riguardano le scimmiette: la prima, eravamo all’entrata del parto di Tsavo Est, lungo un sentiero che porta al fiume dove si possono vedere i coccodrilli, ci sono alcune piante sulle quali si fanno fotografare le scimmiette, una di queste ad un certo punto la vedo scendere e venire verso il nostro gruppetto e non capivo dove andasse, ma a pochi metri da noi, una mamma anche lei appena scesa dal pulmino parlava a suo figlio, dicendogli se voleva fare merendina e gli mostrava una piccola banana che si era portata dall’albergo, ad un certo punto tira un urlo perché la scimmietta nel frattempo le si era avvicinata e con un balzo le aveva strappato di mano la banana e poi a due metri di distanza si era seduta, l’aveva sbucciata come fanno gli umani, aveva lasciata cadere la buccia come fanno gli umani, e si era pappata la sua dose di frutta fra il sorriso e lo stupore dei presenti; mentre la seconda scenetta a cui ho assistito è il furto di cibo fatto da sempre da una scimmietta con in grembo il suo piccolo, che scesa dal tetto in makuti della sala ristorante del Lodge, si è presa in mano con una velocità strabiliante, quando più poteva prima che gli inservienti, per dovere, venissero a cacciarla.
Il paesino di Watamu è molto affollato di italiani, i soli credo che diano da lavorare ai beach boys ed alla gente del paese, perché stando alle loro parole con i nord europei i rapporti non sono molto cordiali. La sera chi vuole uscire può farlo ma si trova poco, giusto una specie di disco dove gli animatori ti accompagnano, i bar offrono poco, la gelateria (rigorosamente italiana) chiude presto, ed anche durante il giorno c’è una sola via (molto trafficata) lungo la quale cercare qualcosa, il resto è pura terra d’africa, dove per altro passeggiare non è vietato ma io talvolta riesco a sentirmi un intruso.
Un pomeriggio per mio sfizio, non potendo passeggiare, chiedo ad un tuk tuk (i nuovi taxi stile Thailandia) che numerosi sono arrivati anche da queste parti, di farmi fare un giro nelle spiagge della zona e per il paesino giusto per vederle anche con i miei occhi e per aggiungere qualche foto a quante erano già state scattate.

Informazioni tecniche: non è più necessario portarsi dollari, è comunemente accettato l’euro, il cambio viene effettuato in base alla valuta corrente, qualche scellino per mance o souvenir può far ovviamente comodo; in albergo: si può acquistare una SIM keniota per chiamare col proprio cellulare l’Italia a prezzi davvero vantaggiosi; la zona reception è coperta anche da wireless la cui velocità non è pari alla nostra; vengono forniti i teli mare con cauzione e le solite raccomandazioni di cambiarli solo se necessario; cassaforte a pagamento; dietro cauzione viene fornita la riduzione per le prese elettriche in camera che sono dotate di aria condizionata; qualche zanzara la sera ci può essere, quindi meglio usare le solite precauzioni.

Spero con il racconto di cui sopra di esser utile a coloro i quali hanno fra le loro mete Watamu e l’Aquarius in particolare, e se serve quacosa … chiedete. Per le altre foto vi invito a visitare il mio blog.

Tags:

2 thoughts on “Kenya – Watamu – Aquarius Beach Resort

  1. ciao complimenti per il bellissimo viaggio….io ho intenzione di andarci a settembre e di alloggiare proprio all’aquarius B.R…siccome partiro’ da solo mi farebbe piacere avere un tuo consiglio riguardo alla pericolosita’ del posto ( se sto tranquillo insomma) sul come comportarmi con i Beach boys e quanto dovrei portarmi per una settimana per le spese ,safari e divertimento…aspetto una tua risp baci

Lascia un commento