Viaggio di nozze Down Under

Premessa: ci ho messo davvero tanto tempo prima di scrivere questo diario. Ora che i ricordi di questa eccezionale esperienza iniziano a sopirsi un po’ ho deciso di iniziare, per evitare di dimenticare qualche cosa di importante. Mi spiace quindi che alcuni nomi di ristoranti e località siano completamente andati nel dimenticatoio.
L’importo del viaggio è stato molto alto, ma era il nostro viaggio di nozze e convivendo già, abbiamo deciso di “sbizzarrirci” un po’, togliendoci quanti più sfizi possibili, scegliendo gli hotel migliori, e tornando indietro non c’è nulla che cambierei. E’ stata davvero un’esperienza indimenticabile.

29 settembre:
La sveglia suona presto, ed è uno dei rarissimi casi in cui svegliarmi all’alba non mi pesa, anzi,… finalmente si parte per il viaggio di nozze. L’Australia è il mio sogno da più di dieci anni ed ora mi sembra impossibile che sto per realizzarlo. Volo da Torino per Roma dove prenderemo poi la coincidenza per Hong Kong nel pomeriggio. Il volo da Torino a Roma passa in un baleno, un po’ più lunga l’attesa a Roma visto che il volo per Hong Kong partirà con 3 ore di ritardo.
Finalmente si parte per la Cina, aereo nuovo e personale cordiale. Mio marito si addormenta prima ancora che l’aereo inizi a rullare in pista io mi guardo qualche film e leggo un po’, ma di dormire non se ne parla.

30 settembre:
Atterriamo ad Hong Kong con 3 ore di ritardo, ma non ci spaventa visto che abbiamo molto da attendere prima di prendere il volo Qantas per Sydney. L’aeroporto di Hong Kong è gigantesco, con molti negozi e quindi il tempo passa abbastanza velocemente. Facciamo un giro fuori ma l’aria è quasi irrespirabile, ci sarà un tasso di umidità al 200%. Quindi decidiamo di aspettare dentro con l’aria condizionata. Mio marito riesce ad addormentarsi anche sulle panche di ferro nella saletta d’attesa dell’aeroporto ed io continuo a leggere e sfogliare riviste. Finalmente dopo quasi 9 ore di attesa ci imbarchiamo sul volo che ci porterà a Sydney. quindi bye bye Cina, l’Australia ci sta aspettando.

1 ottobre:
Dopo 2 notti passate in volo finalmente atterriamo a Sydney, non facciamo in tempo a ritirare i bagagli e a fare dogana che un autista ci stava già aspettando per portarci in hotel.
Appena usciamo dall’area aeroportuale iniziamo a guardarci intorno, c’è un bel sole e la temperatura è piacevole. Poco traffico anche appena ci addentriamo in città. Inizio a guardarmi intorno cercando la baia di Sydney e l’Opera House (le immagini di quest’ultima sono state per anni sul mio desktop insieme a quelle dell’Uluru e dei 12 Apostoli, quindi ero davvero impaziente di vederla). Mi giro a destra, e a sinistra ma non la vedevo, peccato che ce l’avevo davanti!!!! E’ stata un’emozione intensa,… ero davvero arrivata a Sydney.
Non facciamo in tempo a fare il check in hotel, l’Holiday Inn Old Sydney che si trova nel quartiere The Rocks proprio davanti alla baia di Sydney, che un’auto che ci è venuta a prendere per fare un giro nella parte nord di Sydney.
Attraversiamo un quartiere di ville tutte affacciate sulla baia

un tratto di foresta dove a lato della carreggiata vediamo diversi canguri morti in seguito all’impatto con le auto (che tristezza mi ero fatta un’idea differente sul primo canguro che avrei visto in Australia:() ed arriviamo in spiaggia dove dei pellicani stavano cercando di rubare il pesce ai pescatori

e saliamo sino al faro che domina l’ingresso della baia di Sydney, da qui il panorama è davvero mozzafiato, si vede tutta la città e la baia.

Per la strada del ritorno ci siamo fermati a Manley, una delle spiagge più famose di Sydney, la cittadina è carina, di mare, con ristorantini e locali.
Rientrati in hotel, eravamo stremati, 2 notti passate in aereo ed il fuso orario ci aveva veramente provati, ma alla fine la voglia di uscire superava anche la stanchezza, quindi doccia e via per le strade di Sydney. Ci fermiamo a mangiare nel primo locale che troviamo, ebbene si non mangiavamo qualcosa seduti al tavolo dal 28 di settembre, quindi eravamo affamati. Subito dopo cena incuranti della stanchezza decidiamo di andare sulla baia. Lo spettacolo dell’Opera House e dell’Harbour Bridge illuminati è bellissimo e ci fa anche dimenticare che l’ultima volta che abbiamo dormito in un letto risale a 2 notti prima. La zona della baia è il vero fulcro della vita notturna di Sydney,moltissimi sono i locali affacciati sulla baia con i dehors all’aperto, tanta gente in strada anche se è un giorno feriale, ragazzi con chitarra che suonavano nei giardini,… insomma da un po’ l’idea di essere arrivati in un campus universitario, ma con gente di tutte le età.
I nostri fisici ci stanno chiedendo aiuto, il sonno prende il sopravvento e ce ne torniamo in hotel per una lunga dormita.

2 ottobre:
Appena apro gli occhi vedo il sole che entra dalla finestra, quindi sveglio Marco perché non stavo più nella pelle all’idea di iniziare l’esplorazione di questa città. Quindi veloce colazione e pronti alla visita.
Il nostro hotel si trova a George street, una delle strade più importanti di Sydney, quindi iniziamo a risalirla per arrivare al quartiere finanziario. La camminata è piacevole, bei negozi da entrambe i lati della strada, via vai di lavoratori in giacca e cravatta. Arriviamo a quella che Marco considerava la sua personale opera House a Sydney: l’Apple store :o. Ci fermiamo un’oretta e proseguiamo in direzione della Sydney Tower. Per chi non lo sapesse è l’edificio più alto della città, con una observation deck all’ultimo piano che permette di avere una visuale a 360° della città. Un’ascensore velocissimo ci porta fino in cima, ed iniziamo a scattare foto, godendoci quella meravigliosa vista.

Scendendo dalla torre si passa attraverso un centro commerciale con molti negozi di souvenir, ed è qui che per la prima volta vediamo dal vivo un didgeridoo.
Passiamo dalla St. Andrew’s cathedral e ci dirigiamo in direzione del municipio il Sydney Town Hall.
La mattinata passa velocemente ed è quasi ora di pranzo. Decidiamo di andare verso la baia, così facciamo già i biglietti per il giro in battello, a Circle Quai, che partirà alle 14.00. Troviamo un locale carino vicino all’Opera House con tavolini all’aperto, così mentre ci mangiamo una caesar salad possimo vedere il via vai di battelli, l’Harbour Bridge e l’Opera House (quale panorama migliore avremmo mai potuto desiderare?).
Un po’ prima delle 14.00 ci mettiamo in coda al molo dove puntualmente arriva il battello della Captaincook che ci farà fare il giro della baia. Il tour dura circa 3 ore, ci andiamo a posizionare nel ponte alto dell’imbarcazione, visto che il sole è caldo ed un po’ d’arietta non guasta, e soprattutto perchè non volevamo fare foto con i vetri davanti all’obiettivo.

Il panorama è meraviglioso,

passiamo dietro l’Opera House e ci dirigiamo verso l’entrata della baia.

Passiamo davanti alla famosissima Bondi beach e Tamarama beach. C’è un’isola nel centro della baia con una bellissima casa in stile vittoriano che ci fa da boa, qui il battello fa il giro e torna verso Circle Quai, non prima però di farci passare davanti al Taronga Zoo. Arrivati al porto scendiamo e ci facciamo un giro nei giardini, molto curati del porto, l’unica nota “stonata” sono gli aborigeni costretti a mendicare qualche moneta suonando il didgeridoo, ce ne sono davvero tanti anche bambini, se si pensa che loro sono i veri “australiani” i veri nativi di quest’isola-continente, mentre oggi sono visti più come un problema da risolvere per il Parlamento australiano piuttosto che una risorsa di conoscenza, e di tradizioni, fa riflettere. (in tutto il nostro tour australiano abbiamo notato che l’unico luogo in cui queste persone possono dire di essere davvero a casa loro sarà il Red Center). Immerso tra i giardini e George Street c’è un museo di arte contemporanea, mentre Marco si gode ancora un po’ di sole e scatta qualche foto io vado al museo, piccolo ma carino con opere contemporanee davvero interessanti.
Torniamo in hotel per una doccia e per cena scendiamo rapidamente in strada visto che in Australia si mangia prestissimo. Ci hanno consigliato un ristorante in George Street di alta cucina il Rockpool, decidiamo di provarlo, i prezzi sono elevati, ma è pur sempre il nostro viaggio di nozze, una cena a lume di candela ci va! le nostre aspettative sono state soddisfatte in pieno, pasteggiamo con un ottimo vino proveniente dalla Barossa Valley e mangiamo veramente bene. Dopo cena giriamo un paio di locali intorno alla baia e poi in hotel per la nanna. Alla fine il fuso orario ancora si fa sentire e poi il mattino successivo la sveglia suonerà presto visto che la nostra tappa saranno le Blue Mountain.

3 ottobre:
La sveglia stamattina suona alle presto, ed alle 7.00 siamo già pronti, viene a prenderci la nostra guida che ci accompagnerà nell’escursione, insieme a noi c’è un’altra coppia in viaggio di nozze.
Il viaggio verso le Blue Mountains dura un paio d’ore e nel frattempo passiamo attraverso l’enorme villaggio olimpico costruito in occasione delle Olimpiadi di Sydney del 2000. Appena arriviamo alle Blue Mountains, il sole se ne va, facciamo una strada sterrata che ci porta ad uno spiazzo dove lasceremo la macchina per proseguire a piedi lungo un sentiero. Strada facendo scorgiamo a quache decina di metri un gruppo di canguri anche con i cuccioli,… vivi questa volta :D!

Che ben presto si abituano a noi, proseguiamo ancora in direzione del crepaccio che ci porterà ad una vista meravigliosa sulle montagne. Chiaramente il crepaccio è privo di ringhiera e quando Marco si avvicina per fare le foto io con le mie vertigini quasi muoio di paura. Torniamo alla macchina per proseguire ancora verso le Three Sisters, un gruppo di 3 rocce che si stagliano verso il cielo. Chiaramente c’è una leggenda attorno ad esse: erano 3 sorelle in pericolo di vita, il padre per non permettere che le sue figlie venissero uccise, lanciò su di esse un incantesimo e le trasformò in rocce.
Inizia a piovere, ma non demordiamo e decidiamo di scendere in una ex miniera di carbone per una visita di un paio d’ore, i sentieri già ripidi diventano scivolosi per la pioggia e quindi proseguiamo lentamente, ma ne è valsa la pena, è una visita davvero interessante.
Dopo la camminata ci viene fame, ci fermiamo a mangiare in un ristorante carino, che prepara una sala apposta per noi con un buffet privato. Finito il lauto pranzo finalmente le nubi lasciano spazio al sole e riusciamo a vedere ed immortalare le Blue Mountains con il caratteristico alone azzurro che le caratterizza. L’alone azzurro è dovuto dall’olio che evapora dalle foglie degli alberi di Eucliptus presenti in quest’area.
Ci rimettiamo in auto e prima di rientrare in città ci fermiamo al Wildlife World, una sorta di zoo dove viene ricreato l’habitat per diverse specie endemiche australiane. Appena arrivati mi mettono in braccio un piccolo di wallabee che sta buonissimo, probabilmente le mie saranno state le centesime braccia in cui era stato catapultato quel giorno,… appena entrati ci danno un cono da gelato pieno di semi e subito veniamo “assaliti da dei canguri attratti più dal cono che dai semi, e ce li strappano letteralmente di mano

Proseguiamo la nostra vistita e vediamo il diavoletto della Tasmania,

alcuni coccodrilli, un canguro albino

ed i koala, anch’essi lasciati liberi ad uso e consumo dei turisti.

Come avrete capito non sono un’amante di questi parchi-zoo e trovo molto più emozionante vedere gli animali nel loro habitat piuttosto che in recinti.
Usciamo dal parco e ci mettiamo in macchina verso Sydney.
Dopo una doccia ed un po’ di relax usciamo a cena con la coppia che abbiamo conosciuto durante l’escursione e finiamo in un ristorante dove lavora un ragazzo italiano come cameriere, chiacchiera un po’ con noi e ci racconta la storia della sua immigrazione in Australia. Abitava in Toscana e con il suo lavoro da operaio specializzato non gli passavano il mutuo, ha avuto un aggancio a Sydney ed ha deciso di provare, in 10 anni, lavorando come cameriere, si è acquistato una casa a Manly con giardino, si è sposato ed ha avuto 3 bambine. Era entusiasta della scelta fatta, visto che in Italia non sarebbe riuscito ad acquistare casa in contanti nemmeno dopo 30 anni di lavoro! Finita la cena facciamo ancora una camminata a Circle Quai e ci salutiamo.

4 ottobre:
Stamattina ci svegliamo con un sole meraviglioso, decidiamo di raggiungere la zona del Darling Harbour a piedi, la camminata tra le vie di Sydney è piacevole e quando raggiungiamo il Darling Harbour scorgiamo subito il porto pieno di barche da natanti e da crociera, visitiamo in museo della Marina Militare e poi ci dirigiamo verso l’acquario. Non c’è molta coda alla biglietteria ed in pochi minuti siamo dentro. L’acquario è tenuto molto bene, ci sono moltissime specie di pesci provenienti dalla Grande Barriera Corallina, una vasca per i pinguini, e una sala dava accesso ad un tunnel con il tetto in vetro per gli squali, sarà banale ma per tutto il tempo ho sperato che il vetro reggesse, avevamo questi giganti del mare sopra la nostra testa e il pensiero di nuotare con loro non ci allettava per niente :no:.
Ci rendiamo conto che il nostro biglietto dava l’accesso anche allo zoo vicino, entriamo per curiosità, ma usciamo velocemente, non c’è nulla da fare gli animaletti messi in gabbia o recinti proprio non ci piacciono.
Sempre a piedi ci dirigiamo verso Hyde Park, e da lì proseguiamo verso i Royal Botanic Garden. Sono davvero magnifici, tenuti benissimo, è l’ora di pranzo e molti lavoratori in giacca e cravatta mangiano stesi sul prato. Andiamo a comperare anche noi qualcosa e li emuliamo. Ci rilassiamo un po’ nei girdini e proseguiamo la nostra esplorazione. Passiamo attraverso l’area dei pipistrelli dalla testa grigia, sono impressionanti, enormi, appesi agli alberi a testa in giù, ma sembrano dormire, passiamo con un po’ di circospezione e ci dirigiamo verso l’ultima parte dei giardini che terminano all’Opera House.
Facciamo un giro per i negozi e in pochissimo vediamo dei nuvoloni neri che minacciosi si avvicinano. Ci affrettiamo ad rientrare in hotel e appena messo piede nella hall inizia un temporale di dimensioni epiche.
Non possiamo salire in camera perchè nella hall del nostro hotel stanno girando le riprese di un film, così ci fermiamo a curiosare e ci colleghiamo ad internet per vedere che cosa succedeva nel mondo.
Usciamo dall’hotel per cena, il temporale era passato, e l’aria si era un po’ rinfrescata ma la temperatura
era sempre piacevole, decidiamo di mangiare all’aperto, nonostante l’arietta fresca, perchè è la nostra ultima sera a Sydney e vogliamo riempirci gli occhi di questa meravigliosa città.
Rientriamo con un po’ di malinconia in hotel, domani lasceremo Sydney per dirigerci a Melburne.

5 ottobre:
Raggiungiamo l’aeroporto di Sydney per il volo su Melburne, la Qantas, ha un suo terminal con molti schermi per il check in online, degli addetti sono a disposizione dei viaggiatori per assisterli in caso di dubbi, in realtà è tutto molto intuitivo e veloce e ci mettiamo davvero pochissimo. Ci tornerà utile per i prossimi voli interni visto che per i voli domestici, in tutti gli aeroporti toccati, è previsto solo questa tipologia di check in. Il volo parte puntuale e dopo un’ora e mezza atterriamo a Melburne, anche qui ci aspettava un autista per portarci al nostro hotel il Crown Promenade.
L’hotel è meraviglioso, moderno, la camera assegnataci ha un’enorme vetrata al posto della parete esterna con vista sulla città e sull’Eureka Tower. Disfiamo i bagagli e decidiamo di iniziare la nostra esplorazione un po’ più tardi, questo hotel è provvisto di una palestra e una piscina con Jacuzzi. Quindi perchè non utilizzare questi servizi, mentre Marco si allena io mi rilasso nella Jacuzzi.
Dopo la doccia usciamo in strada, il nostro hotel è sul fiume Yara Yara, fulcro dei ristoranti i locali per la sera. Non dobbiamo allontanarci troppo per trovare un meraviglioso ristorante, non ci rendiamo conto che è italiano, fino a quando non ci danno il menù, va bè vediamo come si mangia italiano a Melburne. In effetti la cucina è molto buona e anche la qualità e la freschezza degli ingredienti usati è notevole.
Finita la cena camminiamo un po’ sul lungo fiume, anche qui come a Sydney c’è tantissima gente in strada e nei locali scattiamo qualche foto e rientriamo in hotel. Domani mattina si parte presto per la Great Ocean Road!

6 ottobre:
Alle 6 sono già in piedi elettrizzata all’idea che oggi finalmente vedrò i 12 apostoli (altra immagine sul mio desktop per anni ricordate?).
La strada che ci porta fuori Melburne è priva di traffico, e ben presto ci ritroviamo in aree quasi disabitate, se non per qualche fattorie qua e là. La nostra prima tappa sarà Bells Beach, famosa spiaggia per i surfisti, dove ogni anno si tengono importanti gare ed è anche lo scenario usato per il finale di uno dei film preferiti di Marco: Point Break. Oggi il mare è stranamente calmo, ma nonostante tutto per Marco è una forte emozione essere qui.

C’è poca gente anche perchè sono circa le otto del mattino. Beviamo un cappuccino e mangiamo qualcosa seduti sulla scala della spiaggia e dopo aver scattato un po’ di foto proseguiamo per la Great Ocean Road.

La strada è bellissima, con panorami meravigliosi sull’oceano. Ci sono cartelli ogni pochi chilometri che ricorda che in Australia si guida sulla sinistra e spiazzi appositi perchè i pullman si possano fermare per far passare le auto dietro, ed incredibilmente i pullman lo fanno! E’ proprio vero siamo davvero dall’altra parte del mondo.
In uno spiazzo vediamo diverse auto ferme, decidiamo di fermarci anche noi per goderci il panorma e capire che cosa stanno guardando. Appena scesi inziamo a guardarci intorno e scrogiamo anche noi un koala su un albero che si sta spostando da un ramo all’altro con la sua consuenta lentezza.
Ci rimettiamo in marcia e man mano che maciniamo chilometri la strada ed i panorami migliorano sempre di più, a Marco viene nostalgia della sua moto, visto che la strada si presta notevolmente ai centauri.

Il sole inizia ad andare e venire e si alza davvero un bel vento. Per pranzo ci fermiamo a mangiare nei pressi di Apollo Bay, in un ristorante turistico vicino al mare, il sole ritorna a fare capolino ma il vento non si placa, dopo aver fatto un giro a piedi per i negozietti proseguiamo per i 12 apostoli. Dopo circa un’ora entriamo nel Port Cambell National park area, incredibile, già dalla strada riesco a scorgere le punte di queste rocce, appena parcheggiamo io quasi corro per attraversare la strada, e percorrere una lunga passerella che porta ad ammirare i 12 apostoli.

Il vento non si è ancora placato, anzi aumenta di intensità ma nonostante il fastidio crea un paesaggio meraviglioso visto che le onde si infrangono sulle rocce creando un effetto di schiuma intorno ad essi. Ho una piccola delusione, 1 dei 12 apostoli, (quello fatto a forma di Toscana) è crollato. Ci dicono che è un evento abbastanza recente e di esso non rimane che un cumulo di massi. Il panorama è stupefacente e sono davvero sopraffatta dall’emozione di essere lì. Nonostante il vento non sarei mai voluta rientrare in auto, ma dopo circa un’ora mi rendo conto che se non fossi andata al caldo le orecchie mi si sarebbero staccate dalla testa. Per riscaldarci un po’ entriamo nella cittadina di Port Cambell e ci beviamo una cioccolata calda (se così si poteva chiamare visto che al posto del latte c’era l’acqua) ma almeno ci riscaldiamo. Il vento sembra essersi un po’ placato e quindi proseguiamo verso il London Bridge.

E’ una roccia,con 2 archi, che fino a qualche anno fa era attaccata alla terraferma, e faceva da ponte verso l’oceano, poi l’arco più vicino alla costa non ha retto ed è crollato. Ora quindi rimane solo la parte verso il mare. Ci hanno raccontato un aneddoto divertente su questa roccia: pare che ci fosse una coppia sulla punta nel momento del crollo che era rimasta quindi bloccata senza possibilità di raggiungere la terra ferma. Naturalmente sono arrivate troupe televisive per riprendere la scena del salvataggio con l’elicottero ma i due erano piuttosto reticenti nel farsi riprendere visto che erano amanti. Leggendo metropolitana o verità non saprei dirvi, ma se fosse vero: che sfortuna!!!

Ora il sole inizia a calare e quindi rientriamo verso Melburne, la strada da percorrere è lunga, priva di traffico. Ci impieghiamo circa 4 ore a rientrare in città e stremati dalla giornata densa di emozioni mangiamo qualcosa in camera e andiamo a dormire.

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Ci sono 18 commenti su “Viaggio di nozze Down Under

  1. Bhe, che dire…questo viaggio di nozze è stato un vero sogno!
    Complimenti!!!
    Noi ad ottobre faremo la seconda parte, ossia quella Polinesiana…con 3 isole!!! Purtroppo per motivi di tempo non abbiamo potuto fare altrimenti…ma l’Australia è solo rimandata!!!!

    Bellissimo il diario, il viaggio e le foto!
    Grazie!!!

    Lola:rose:

  2. grazie a tutti :bacio:

    @Lola: la Polinesia è davvero meravilgliosa, ma l’Australia mi ha dato davvero tanto, è una terra splendida e merita di essere visitata. Fai bene a pianificarla per un eventuale altro viaggio, vedrai che non ti deluderà:cool:

  3. Ma guarda … non ti meriti nemmeno il commento !!!!!!
    Così bello è troppo facile !!!:rose:

    Ma esistono posti più belli e coinvolgenti ??? Perchè ogni volta che vedo una foto dell’Australia, magari anche senza sapere di dov’è, mi viene il “groppo allo stomaco” ??:???:

    Complimenti !

  4. Eh, mi immagino! Ma per l’Australia ci sarebbero voluti troppi giorni e per questa volta non li avevamo, sarà per la prossima!!!
    Intanto attendiamo con ansia la Polinesia!!! Tanto sognata oltretutto!!!
    Ah…ho riso un sacco a leggere i commenti dei “vacanzieri” di Bora Bora…è proprio quello che mi aspetto :-x!!! Ci spacceremo per British!!! Come spesso facciamo :-P!!!
    Se posso…nel topic dedicato…avrei qualche info da chiederti sulle tanto costose escursioni!!

    Lola:rose:

    PS: A Tahiti, già prenotato l’airport motel per la prima notte…arriviamo la sera e ripartiamo la mattina!

  5. Guarda, come ho scritto l’Australia è stato il mio sogno per 10 anni, ed anche ora che ci sono stata non posso non guardare le foto senza provare una voglia di ritornarci incredibile!
    E’ assolutamente da visitare e da vivere.

  6. @lola: nessun problema se hai bisogno di info chiedi pure. Mi fa sempre piacere rievocare quei giorni :serenata:

    Per i vacanzieri, non ti preoccupare avrai modo di farti 4 risate anche tu, visto che ottobre è periodo di viaggi di nozze. A noi ci avranno scambiato per muti, visto evitavamo sempre di parlare in loro presenza!

  7. @shetlander: il vento era pazzesco, e soprattutto gelido, ma almeno il panorama che abbiamo ammirato è risultato essere ancora migliore.
    @paolas: anche a me è piaciuta di più la prima parte del viaggio, la Polinesia ti riempie gli occhi con il colore del mare e ella vegetazione, ma l’Australia ti rimane davvero dentro!

    grazie a tutti per aver avuto voglia di leggervi questo diario :bacio:

  8. Complimenti!! che meraviglia…l’Australia è un mio sogno!!
    Anche noi in Polinesia avevamo incontrato italiani che si lamentavano di tutto…anche i pesci erano brutti!!! :x

    Dopo perle di tale saggezza io e Marco evitavamo di parlare per non far capire che eravamo italiani, non ci andava proprio di socializzare con quella tipologia di vacanzieri (vacanzieri e non viaggiatori, c’è una bella differenza).

    concordo pienamente con te! io e mio marito quel tipo di vacanzieri li abbiamo evitati come la peste!

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