6 giorni a Parigi

Prima di iniziare, ecco il programma di quanto fatto in questi 6 bellissimi giorni a Parigi!
Giorno 1: arrivo e sistemazione in appartamento nel primo pomeriggio; di sera giro nei pressi di Notre Dame e cena da “Le Paradis du Fruit”.
Giorno 2: di mattina camminata lungo la Senna passando per il Pont des Artes per arrivare fino al Musèe d’Orsay, visita al museo; di pomeriggio arrivo in metropolitana al Centre Pompidou, visita al museo e riposo nella piazza Pompidou; di sera cena in appartamento e Pont des Artes di notte.
Giorno 3: di mattina visita alla cattedrale di Notre Dame, passeggiata nell’Ile de la Citè, passeggiata fino all’Institute du Monde Arabe e visita al museo; pranzo in appartamento; di pomeriggio arrivo al Louvre (che stava chiudendo), quindi passeggiata lungo il viale degli Champes Elisèe e arrivo all’Arc du Trionfe, metropolitana per la Tour Eiffel; di sera visita alla Tour Eiffel.
Giorno 4: di mattina visita al Musèe du Louvre; pranzo al Musèe du Louvre; di pomeriggio riposo nel Jardin du Carrousel; cena in appartamento; di notte Pont des Artes e zona del Marais.
Giorno 5: festival musicale “Rock en Seine”, concerto di Massive Attack, Queens of The Stone Age, Paolo Nutini, Aerosmith, e altri.
Giorno 6: di mattina itinerario a piedi a Montmartre con visita al Museo di Dalì, alla basilica del Sacro Coeur; cimitero di Père Lanchaise; di pomeriggio Merchè au Pulches (non trovato); giro a piedi sulla rive gouche (quartiere latino) e arrivo da Shakespeare & Co.; cena in appartamento.
Giorno 7: partenza per l’Italia.

Le mie compagne di viaggio erano 3 ragazze, tutte della mia età (appena maggiorenni) e quasi tutte alla prima esperienza di viaggio da sole!
Abbiamo deciso di prendere in affitto un appartamento per avere più privacy e più indipendenza (avevamo le chiavi ed era come se abitassimo a Parigi), e inoltre per risparmiare sul cibo (potevamo cucinare, evitando di spendere troppo in ristoranti). Abbiamo trovato un’agenzia di viaggi online, la Halldis, che fitta per lo più appartamenti in tutta Europa: l’agenzia ci è piaciuta molto, l’appartamento era arredato in maniera moderna e appena ristrutturato, era al centro (in Rue Saint-Honorè, a due passi dal Louvre) e il costo era estremamente modico (appartamento con 2 letti matrimoniali, 230 euro a persona caparra compresa, per 6 notti). L’unica pecca era il palazzo in cui era locato: un vecchio palazzo con il portone vecchio e un po’ malandato e un ingresso angusto, in parte in comune con il retro di una baguetteria (in particolare eravamo spaventate da una signora anziana che abitava un piano sotto al nostro appartamento, che lasciava sempre la porta aperta e ci fissava quando scendevamo le scale), ed eravamo al quarto piano senza ascensore, ma malgrado ciò consiglierei Halldis (http://www.it.halldis.com) a chiunque non abbia intenzione di spendere molto per una vacanza con sistemazione confortevole in una città europea. L’agenzia, per di più, è italiana e quindi il nostro referente per l’appartamento, ossia il ragazzo che ci ha dato le chiavi, era italiano.
Il volo l’abbiamo prenotato con Easy Jet, per persona: andata 91,99 euro tasse escluse e ritorno 73,24 euro tasse escluse, che con le tasse faceva un totale di 192,36 euro: la pecca è stato il supplemento che Easy Jet mette per ogni bagaglio da imbarcare, di 22 euro per bagaglio.
Abbiamo preferito programmare volo e alloggio da sole, piuttosto che rivolgerci ad un’agenzia: almeno a me piace cercare appartamenti in internet, confrontare i prezzi e cercare i voli. Tra l’altro, per provare consultammo anche un’agenzia, che però non seppe trovarci un appartamento migliore di quello trovato da noi su internet.
Ma adesso passiamo ai giorni parigini!

PRIMO GIORNO
Dopo essere atterrate, abbiamo scelto di arrivare al centro di Parigi in metropolitana, affrontando le scale della metro da salire con le nostre valigie (ogni tanto trovavamo dei francesi simpatici che ci aiutavano a portarle, meno male che c’è gente così gentile!). Siamo scese alla fermata di Palais Royal-Musèe du Louvre e ho usato quel poco di francese che ricordavo per chiedere ad un giornalaio dove fosse Rue saint-Honorè: mi raccomando di evitare di chiedere informazioni direttamente in inglese, c’è il rischio che non rispondano o facciano finta di non capire! Arrivate davanti al portone del palazzo, dov’era il luogo di incontro con Gabriele, il ragazzo della Halldis, ci siamo accorte di essere in anticipo e, morte dalla fame, abbiamo preso delle baguette nella baguetteria che era accanto al portone: per tutti gli amanti di panini e formaggi, le beguette francesi sono l’apoteosi! Una volta impossesateci dell’appartamento e pagato la caparra di 80 euro, abbiamo chiamato a casa per accertare i nostri genitori del nostro arrivo (le chiamate sui fissi italiani dal telefono dell’appartamento erano gratuite, altra ottima cosa), e abbiamo sistemato e svuotato i bagagli. Poi io ed un’altra ragazza siamo scese a perlustrare la zona, trovando due minimarket sulla strada, un ristorante giapponese che faceva anche consegne a domicilio, e un altro ristorante il cui cameriere ci ha fermate lungo la strada per una chiaccherata, vantandosi delle poche parole italiane che conosceva, come “amore mio” e “ciao”. Successivamente ci siamo fermate ad uno dei minimarket per comprare del caffè, delle bottiglie d’acqua, delle birre e del pane. Tornando in appartamento, abbiano notato con gioia che vicino al nostro portone, mentre sulla destra c’era la baguetteria, sulla sinistra c’era una torteria dalle torte di una faccia spettacolare, e non abbiamo potuto non comprare 4 fette di torta per la mattina dopo.
Tornate in appartamento, abbiamo deciso di non cucinare ma uscire direttamente, siccome erano già le 8. Ci siamo dirette verso l’Ile de la Citè, isola della Senna che ospita la cattedrale di Notre Dame de Paris. La sera l’Ile era turisticamente illuminata, ed erano molte le persone che come noi avevano deciso di ammirare la cattedrale di notte, con i famosi gargoyle resi celebri, almeno per noi ragazze, dal cartone animato Walt Disney “Il Gobbo di Notre Dame”. Attraversando il Pont des Artes, abbiamo notato che era lì che si riuniva la maggior parte dei giovani parigini, seduti a terra o sulle panchine del ponte bevendo birra o semplicemente chiaccherando. Attraversato il ponte, abbiamo percorso la riva sinistra della Senna in direzione del quartiere latino (andando quindi a Est) in cerca di una birreria o di un locale, ma poi, vedendo l’insegna di un ristorante chiamato “Le Paradis du Fruit”, siamo entrate a mangiare. Il ristorante lo consiglio fortemente a chiunque ami piatti particolari: il menu consisteva nella scelta di una pietanza da 3 liste diverse per formare un piatto unico, le pietanze erano per lo più cibi derivati dalla cucina orientale: riso, curry, insalate, tofu, formaggi, soia. Ma il pezzo forte del menu sono, come consiglia il nome, i dolci, per lo più a base di frutta: erano realmente squisiti. In più, i tavolini all’aperto davano un’atmosfera amichevole e briosa. Il ristorante si trova al numero 29 di Quai des Grands Augustins, come ho già detto, sulla riva sinistra della Senna.

SECONDO GIORNO
Svegliate abbastanza presto, e mangiata la nostra fetta di torta, abbiamo deciso di visitare il Musèe d’Orsay, dove c’era una mostra temporanea di Van Gogh. Ci siamo dirette a piedi, passando sempre per il nostro amato Pont des Artes per attraversare la Senna (il museo è, passando per il Pont des Artes in direzione della rive gauche, più avanti sulla destra). Io personalmente non amo i musei, ma il Musèe d’Orsay (ingresso gratuito per i giovani residenti in Europa fino ai 25 anni), con le sue tre statue nere molto belle di tre grandi animali all’ingresso (un rinoceronte, un elefante e un cavallo), è l’ideale per chi vuole conoscere la pittura impressionista e post-impressionista. Particolare è anche la locazione, un’ex stazione ferroviaria. Oltre alla mostra temporanea su Van Gogh, i quadri che più mi hanno colpita sono stati quelli di Courbet, specialmente la famosa “Origine del Mondo”, “Le Petit Dejuner” di Monet e “Il Circo” di Seurat. Per il Musèe d’Orsay consiglio l’audioguida, in quanto oltre il nome degli artisti e delle opere, non ci sono scritte che ne raccontino la storia o che diano ulteriori informazioni.
Dopo le 5 ore passate nel museo (per me strazianti, perché, come ho detto, non amo i musei), abbiamo cercato un posto dove mangiare, percorrendo la stradina affianco all’entrata del museo che si allontana dalla riva della Senna. Là ci sono un pub, un cinese e un giapponese pseudo self-service, e altri posti dove poter mangiare velocemente. Noi abbiamo optato per il cinese, che era piuttosto sporco e angusto, e neanche il cibo non era granchè. Sconsiglio a chi ci voglia andare il pollo alle mandorle, per la sua salsa nauseabonda. Il riso al curry, invece, si può mangiare, sebbene non sia dei migliori. Dopo aver mangiato abbiamo continuato la nostra esplorazione verso l’entroterra, allontanandoci dalla Senna (che ormai era diventata il nostro punto di riferimento) e ritrovandoci in un viale alberato, molto bello, dove abbiamo preso la metropolitana in direzione Rambuteau, per vedere il museo d’arte moderna e contemporanea, le Centre Georges Pompidou, il tipo di musei che preferisco. La piazza Igor Stravinsky è molto bella, ci siamo sedute sul bordo della fontana meccanica, colorata e in tema con il museo che stavamo per visitare. La piazza Pompidou, invece, è completamente vuota di architetture, ma piena di turisti e parigini sdraiati sul suo suolo inclinato, pendente verso il museo: stendersi nella piazza dopo una visita al museo, soprattutto se c’è il sole, è ottimo per riposarsi o anche solo per prendere un po’ di sole o per guardare gli spettacoli dei numerosi artisti di strada lì presenti. Il Centre Pompidou ha una splendida architettura progettata dal nostro connazionale Renzo Piano: lo si vede già dall’esterno, ricoperto di tubi colorati verdi rossi e blu che continueranno anche sul soffitto del museo, e dall’entrata, composta da due giganti tubi in vetro in cui sono poste le scale mobili che portano all’entrata, che è ai piani alti, da dove si può vedere la piazza Pompidou in tutta la sua bellezza. Anche il Centre Pompidou è gratuito per i giovani fino ai 25 anni. Al sesto e ultimo piano si trova l’arte moderna, con Picasso, Giacometti, Chagall, Kandisky, Pollock, Mirò: in particolare mi sono piaciute le sculture di Alberto Giacometti, e le prime opere di Picasso. Inoltre, dei pannelli illustravano man mano il progressivo sviluppo dell’arte moderna. Sconsiglio l’audioguida, in quanto ho trovato le informazioni sui pannelli informativi più che esaurienti. Al piano inferiore, invece, c’era l’arte contemporanea, che ho apprezzato ancor di più di quella moderna. Mi sono piaciuti per lo più i supporti audio e video utilizzati dagli artisti contemporanei. Non ho avuto modo di vedere, però (nonostante mi abbiano detto che c’erano) le opere del mio artista preferito, Andy Warhol, e quelle di Leitchenstein.
Dopo la visita al museo, siamo tornate in appartamento a piedi, dove abbiamo cucinato della pasta portata da noi dall’Italia. La sera siamo uscite verso le 11 per andare sul Pont des Artes, e dopo una passeggiata, cantando “Psycho Killer” dei Talking Heads, ci siamo imbattute in un gruppo di francesi coetanei, che ci hanno fermato mentre camminavamo per fare conoscenza. Mi sono meravigliata della loro non chalànce e del loro inglese molto stentato (almeno loro lo parlavano). Dopo aver bevuto qualcosa insieme, ci hanno invitato a casa loro per una festa. La casa era a Place d’Italie, nel sud di Parigi, e ci andammo a piedi, divertendoci moto con questi ragazzi –tre maschi, Amoury, Thomas e Kevin e una femmina, Caroline- che erano davvero molto simpatici ed ospitali, infatti ancora oggi siamo rimasti in contatto.
Tornammo a casa prendendo un taxi chiamatoci da Thomas alle 4 del mattino, contente della nostra serata parigina.

TERZO GIORNO
La mattina, avendo dormito poco, non riuscimmo a svegliarci presto, e piuttosto tardi – verso le 11 – comprammo la solita torta mattutina alla pasticceria vicino il nostro portone (era davvero buona!), e ci dirigemmo verso la cattedrale di Notre Dame. La fila per salire sopra era davvero esagerata, quindi decidemmo di entrarci soltanto. Della cattedrale, oltre le vetrate gotiche da cui traspare la luce del fioco sole parigino, mi ha colpita la sala confessioni, indicata da un cartello in vetro che elencava le lingue parlate dai preti: inglese, francese, italiano, e addirittua arabo. Mi è parsa come una globalizzazione della religione, che lasciava il suo fascino delle cattedrali seicentesche per delle sterili scritte d’orate su placce di vetro trasparente e moderno.
All’uscita della cattedrale ho dovuto prendere un caffè in un bar, perché avevo veramente tanto sonno. Le persone erano tutte molto carine, e qualcuno parlava anche l’italiano. Nella piazzetta davanti la cattedrale c’era un uomo, che pare sia un abituèe, che dava da mangiare a stormi di piccoli uccelli grigi (non piccioni) facendoli salire sulle sue braccia. Abbiamo poi percorso il lato della cattedrale per vedere i gargoyle che sporgevano minacciosi, e ci siamo poi ritrovate a percorrere l’Ile de la Citè fino a passare nuovamente nella riva sinistra per dirigerci verso l’Institute du Monde Arabe.
L’Institute du Monde Arabe è certamente il museo che ho più apprezzato nel soggiorno parigino: lo consiglio a tutti gli appassionati di culture orientali, ma anche a quelli di architetture orientali. L’edificio, infatti, ha una architettura particolare, che fonde l’oriente con l’occidente: ne sono un esempio le mushrabiya (tipiche finestrine delle moschee arabe) meccaniche, che si aprono cioè automaticamente a seconda della graduazione del sole. La parete esterna dell’edificio, è invece completamente a specchi: l’ideale per chi ama la fotografia (peccato che la mia macchina fotografica si sia scaricata poco dopo l’entrata nel museo). Tornando alla materia del museo, vi sono conservati i maggiori rappresentanti dell’evoluzione della cultura araba: particolare è il primo “romanzo” arabo, completamente illustrato e tradotto in francese sui pannelli informativi del museo. La pecca è che non ci sono audioguide, perché essendo un museo non molto conosciuto l’unica lingua è quella francese: a meno che non capiate almeno un minimo di lingua francese, quindi, sarà dura apprezzare davvero le opere e capirci qualcosa.
Dopo la visita all’Institute du Monde Arabe, siamo tornate in appartamento per cucinarci qualcosa, e l’idea era quella di andare al Luovre, che però, come abbiamo scoperto poi, avrebbe chiuso le entrate dopo quasi un’ora (alle 6 del pomeriggio). Abbiamo “ripiegato” quindi su una passeggiata (shopping incluso) lungo il boulevard degli Champes Elisèe, dove, sedendoci un attimo, ci siamo divertite ad ammirare il buon gusto nel vestire dei francesi, soprattutto delle donne, accuratamente vestite, eleganti anche solo per fare dello shopping. Arrivate all’Arc du Trionf, che si trova ad un’estremità del boulevard, eravamo troppo stanche per fare la fila per salire in cima, e quindi abbiamo preso una metro per la Tour Eiffel (fermata Pont de l’Alma) quando ormai iniziava a fare buio.
La Tour Eiffel era illuminata da luci gialle a intermittenza, sembrava un enorme albero di natale, ma si è mostrata molto adatta ad essere il soggetto di belle foto, con il contrasto tra il blu dell’imbrunire e il giallo delle luci. Avrei voluto passare più tempo in quella zona ed andare al Champ de Mars, ma oltre al buio, era contraria alla mia intenzione anche la pioggia, che iniziò a scendere dal cielo proprio poco dopo tempo che arrivammo di fronte alla torre. Quindi, mangiammo un panino dal Subway vicino la stazione della metro, e tornammo in appartamento per le 10, quando il sole ormai se n’era andato.

QUARTO GIORNO
Avendo dormito un po’ in più, ci svegliammo in tempo per andare al Luovre, dove passammo quasi l’intera giornata, entrando alle 11 ed uscendo un po’ dopo le 18. Anche il Louvre, come la maggior parte dei musei parigini, era gratuito per i giovani sotto i 25 anni. Il museo è davvero immenso, come anche la fila all’entrata, ma io ingannai il tempo dell’attesa scattando foto ai riflessi delle nuvole sulle piramidi di vetro. Purtroppo, il giorno che scegliemmo per andare al Louvre era una bellissima giornata, ed avrei sinceramente preferito restare all’aria aperta. Prima di addentrarsi tra le opere del museo, chiunque consiglierebbe di procurarsi una cartina, sedersi, e scegliere bene dove andare e che zone evitare: è infatti impossibile vedere tutto ciò che il Louvre custodisce. Più che per la pittura e la scultura, mi interessava maggiormente l’arte egizia: sui tre piani del museo c’è un’ala per piano dedicata all’antico egitto e all’arte mediorientale ed etrusca. Anche la ricostruzione delle stanze dei reali francesi l’ho trovata piuttosto interessante: passeggiare per quelle sale, anche velocemente e distrattamente, mi dava l’impressione di trovarmi in una casa reale del 1700. Riguardo ai quadri, invece, gli unici che hanno suscitato in me qualche interesse sono state le opere di Delacroix e, soprattutto, la “Zattera della Medusa” di Gericault, che sono state, oltre all’arte orientale, le uniche opere per cui ho usufruito dell’audioguida. La “Monna Lisa” di Leonardo, invece, mi ha delusa come delude tutti gli avventori e amanti di arte spicciola, che si aspettano un non so che di massiccio e monumentale dalla visione del quadro di cui hanno tanto sentito parlare: la Gioconda era invece minuscola, per di più inguardabile a causa della folla che si ammassavva lungo la cordicella protettiva per fotografarla con le loro macchinette giapponesi.
Una volta uscite dal museo (finalmente!) ci siamo stese sul parco del Jardin du Carrosel per un’oretta, e poi siamo ritornate in appartamento per una cena veloce.
Uscite, siamo passate come al solito per il Pont des Artes, e proseguendo siamo entrate in un locale piccolo ma accogliente: Le Pixel. La specialità del locale erano i cocktail “fai-da-te”, in cui dovevi scegliere una bevanda da tre o quattro liste diverse, alcoliche e non alcoliche, per creare il tuo drink. Noi abbiamo sperimentato un cocktail alla frutta, scegliendo di mischiare il succo d’ananas, il rum bianco e il malibu al cocco: era davvero buono! Raccomando fortemente questo locale, che è al numero 10 di Rue Dauphine, sulla riva sinistra della Senna.
Tornando sul Pont des Artes, abbiamo conosciuto altri ragazzi, che ci hanno portate a fare un giro per la zona del Marais: lì abbondano le discoteche e i localy gay, sconsiglio quindi agli omofobi di passare di lì. Io invece mi sono divertita molto a vedere locali pieni di soli uomini e altri pieni di sole donne! Poi, continuando, c’era una zona con molti pub irlandesi, dove ci siamo fermati, per poi farci riaccompagnare all’appartamento.

QUINTO GIORNO
Questo era il giorno che tanto aspettavamo: il giorno del concerto! Il festival si chiama Rock en Seine, rock sulla senna, si fa ogni anno verso la fine di agosto, il sito è http://www.rockenseine.com/fr/.
I cancelli aprivano alle 15, quindi la mattina siamo andate a fare un po’ di shopping a Rue de Rivoli. Poi, abbiamo preso la metro che ci ha portate a Saint-Cloud, nella parte sud ovest di Parigi. Appena scese dalla metro quasi tutte le persone nel treno hanno fatto la nostra stessa strada per andare al festival: l’atmosfera era stupenda, molto giovanile e soprattutto molto rock! Il posto era bellissimo, un enorme parco con 3 palchi diversi, vari ristoranti di cucina internazionale (noi abbiamo mangiato degli ottimi falafel sedute su dei tappeti turchi) e stend di cd, magliette e souvenir del festival. Ce n’era per tutti i gusti: si poteva pogare tra la folla andando sotto il palco, ballare, sedersi sulle collinette erbose con un’ottima birra alla spina ed ascoltare la musica. Per il consumo di bicchieri di plastica hanno trovato poi un’ottima soluzione: al pagamento della prima birra ti veniva dato un bicchiere del Rock en Seine (che io ho conservato) in plastica dura, che portavi indietro per riempirlo alla tua seconda consumazione, così da evitare lo spreco di plastica. Noi avevamo il biglietto solo per il 28 agosto, per sentire quindi Paolo Nutini, gli Stereophonics, i Queens of the Stone Age e i Massive Attack. Alla fine di tutti i concerti, più o meno dopo la mezzanotte, l’atmosfera da woodstockiana si è trasformata in quella più simile ad un rave, con musica house e techno e luci colorate. È stato certamente uno dei più bei festival a cui io abbia mai partecipato, e raccomando fortemente di andarci a chi ama la musica e l’aria aperta!

SESTO GIORNO
Seguendo gli ottimi consigli della guida Lonely Planet, abbiamo dedicato il nostro ultimo giorno ad un itinerario a piedi nella suggestivissima zona di Montmarte. Conosciuta per il Moulin Rouge, Montmarte è immersa nel verde dei rampicanti e nei colori delle case, dalle quali spunta un mulino di quando in quando. Consiglio vivamente la guida Lonely Planet con i suoi magnifici itinerari a piedi: questo di Montmarte era davvero ben fatto. Salendo e scendendo, siamo arrivate, incontrando un trampoliere che camminava veloce per stradine strette, alla Basilica del Sacro Cuore, gremita di turisti, dove un artista di strada suonava una bellissima melodia con l’arpa. Poi siamo andate al museo di Salvador Dalì, che aveva per lo più sculture. Montmarte è davvero molto bella da fotografare, sia per i suoi scorci, sia perché è la parte più alta di Parigi, da cui si stagliano i palazzi della città dei lumi. A Montmarte, per i cinefili, c’è il “Cafè des 2 Moulins”, il bar dove lavorava la protagonista del film “Il Meraviglioso Mondo di Amelie”, ambientato a Montmarte: per entrare, però, si deve per forza effettuare la consumazione, non posso entrare, cioè, gruppi se ordina uno solo di loro. Da Montmarte ci siamo spostate con la metropolitana al cimitero di Père Lanchaise, altro luogo molto suggestivo, che ricorda i cimiteri inglesi. È fantastico vagare senza meta perdendosi in questo cimitero, che non ha affatto un’atmosfera macabra.
Sempre quest’ultimo giorno volevamo andare al mercato delle pulci a nord di Parigi, consigliato anche dalla guida Lonely Planet: non siamo state però capaci di trovarlo, e ci siamo quasi perse nella periferia di Parigi. O la Lonely Planet ha toppato, oppure siamo state noi a non capire le sue direttive! Siamo andate quindi nel quartiere latino, dove ci siamo imbattute, dopo aver mangiato un panino da Subway, nella piccola libreria Shakespeare & Co., che vende soltanto libri in lingua inglese. La libreria, oltre ad avere una valenza storica, ha una particolare atmosfera che ti fa dimenticare di essere in Francia e ti porta nella sua antagonista Inghilterra. Dopo un’attenta perlustrazione dei vecchi scaffali colmi di libri (bisogna cercare bene per trovare ciò che si vuole…!) ho comprato un libro di poesie di Sylvia Plath, la mia poetessa preferita. Tornando all’appartamento, ci siamo fermate dai tantissimi venditori di libri usati che si trovano sulla sponda della rive Gauche: tra quei libri si trova davvero di tutto, e chi, come me, ha la passione dei vecchi libri impolverati, potrebbe passarci una giornata intera. Oltre ai libri, ci sono anche vecche cartoline risalenti anche ai primi del novecento. Insomma, la passeggiata lungo la rive gauche merita.
Tornate in appartamento, dopo aver cenato, ci siamo viste con i ragazzi conosciuti la seconda sera per salutarci. Siamo arrivate, seguendo le loro direttive, a casa loro prendendo un pullman, e ciò ci ha fatte sentire sempre più parigine: la cosa bella di un viaggio, infatti, è proprio mescolarsi con la gente del posto. La casa dei ragazzi era in un tipico palazzo francese: senza ascensore, con scale a chiocchiola dai gradini altissimi (il ragazzo abitava al nono piano). Al ritorno, non trovando un taxi, siamo tornate a casa a piedi, ed è stato piacevolissimo. Infatti, nonostante fosse una certa ora della notte, ho trovato Parigi estremamente sicura come città. Tornate in appartamento, dopo una passeggiata di circa un’ora nel cuore della notte, ci siamo accorte che erano le 6 del mattino, e che dovevamo stare in aereoporto per le 11. Ci siamo messe quindi a dormire, ed ho avuto una strana sensazione nell’addormentarmi proprio quando negli uffici del palazzo di fronte al nostro si accendevano le luci, nel concludere la mia giornata quando per i parigini ne iniziava una nuova.

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