Istria, veste croata… battito italiano

Voglia e voglia di scoprire, curiosità per mète a noi sconosciute… e, almeno in quest’ occasione, la necessità di non eccedere nelle spese.
Mix che nel settembre scorso ci ha fatto muovere in cerca arrivando a scoprire l’ Istria, piccola regione della Croazia divisa dall’ Italia da un sottile lembo di Slovenia (che ospita il famoso porto di Koper, o Capodistria, per intenderci:wink:).
Collinare nell’ entroterra, “peschereccia” lungo la costa, dall’atmosfera semplice ed umile; quel che possono offrirti i maggiori centri sono feste popolari in serata, musei dediti alla tradizione, tranquillità familiare… eppure si tratta di semplicità apparente: una regione ricca, ricchissima come patrimonio culturale, sorretta e fortificata da valori che noi abbiamo dimenticato, con un cuore ancora memore del nostro Paese, segnato da un passato comune. A similarci v’è anche il territorio stesso e la parlata: seconda lingua ufficiale dell’ Istria è proprio l’ italiano (in puro dialetto veneto).
In una settimana abbiamo avuto la possibilità di vivere a pieni polmoni questa Terra che in parte ricordava le nostre amate campagne… mentre per altro ci ha investito di un soffio unico che vale veramente la pena provare:wink:

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mercoledì 8: Novigrad
Paaaaartenzaaaa!!!! al mattino di buon’ ora imbocchiamo finalmente l’ autostrada, direzione Trieste.
Le soluzioni per raggiungere la Croazia sono diverse:ok: noi, che abitiamo in Versilia, abbiamo preferito affidarci all’ auto… anche per aver più autonomia una volta arrivati in loco.
Inizialmente eravamo indecisi se puntare a sud, verso la Dalmazia; in quel caso avremmo approfittato dei collegamenti via mare: le tratte principali salpano da Ancona o Bari fino a Dubrovnik, Split, Zadar (pure Rijeka) ecc. ecc. attualmente organizzate dalla compagnia croata Jadrolinija (QUA il sito).
Se invece preferite la tempestività dell’ aereo tengo a precisare che l’ aeroporto principale in Istria è quello di Pula.
Tornando a noi, in 5-6 ore d’autostrada tagliamo il nord Italia fino a Trieste per poi valicare il confine con la Slovenia:ok:
ora, va fatta una puntualizzazione… nonostante l’ intermezzo sloveno sia solo di una decina di km, dal 2008 è stata imposta una vignetta autostradale. Per maggiori info su prezzi, validità e penalità cliccate QUA.
Sapevamo del bollino eppure, ehm… il tratto è talmente corto che passata la dogana non abbiamo fatto in tempo a capire dove si acquistasse che eravamo dall’altro capo:perep: ci è andata largamente di lato B (e avevamo tutte buone intenzioni!!) ma se preferite evitare di sborsare le scappatoie esistono… date un occhio QUA:wink:
Ed eccoci… la Croazia c’accoglie con le sue campagne verdeggianti, i boschi, le cotivazioni. Il paesaggio è collinare, niente di dissimile da quello che possiamo trovare a due passi da casa:wink: voltando le spalle prorompe Trieste ed il suo golfo… ma da una prospettiva nuova.
Gongoliamo nella dolcezza e la tranquillità di quello che ci circonda mentre proseguiamo verso Porec.
La prima notte abbiamo prenotato a Varvari (a pochi km da Porec) giusto per immedesimarci gradualmente nella “mentalità istriana e croata”:wink: eh si… il modo più conveniente per girare il Paese è appoggiarsi alle numerosissime “sobe”, ossia apartman, affittacamere: è consuetudine popolare offrire una stanza del proprio appartamento o villa a mò d’ hotel con notevole convienienza per chi ristora, senza alcun bisogno di prenotazione:laugh:. Passando per le vie principali di Porec notiamo un’ incredibile quantità di insegne gialle con su scritto “Sobe” affibbiate ad ogni lampione. Gli alberghi perdono quasi di significato.
Alloggiavamo all'Apartmani Sobe Anna, gestiti da un’arzilla signora maestra del dialetto veneziano. Due stanze matrimoniali, contenute e pulite, bagno in comune… arredamento che ricorda tanto l’inizio ‘900:wink: il tutto a 50 euro a notte.
E’ il primo pomeriggio, abbiamo ancora 7 pesanti ore di viaggio sulle spalle. Sistemiamo valigie e ci stendiamo per riacquistare le forze poi via… in serata usciamo per la nostra prima tappa istriana: Novigrad (o Cittanova d’ Istria).

Qualche km più a nord rispetto a Varvari, dal profumo “peschereccio” e contenuto.
Una volta arrivati ne approfittiamo per fare il cambio valuta: la moneta nazionale non è l’Euro bensì la Kuna (1 EUR = 7,40 HRK KUNA circa). L’euro viene accettato in tutta l’Istria ma, onde evitare qualsiasi fregatura, meglio procedere col cambio (consiglio di farlo direttamente nella regione e non in dogana… sempre per il discorso fregature).
Parcheggiamo l’auto e paghiamo: se non ricordo male 5 kune (circa 0,70 euro) l’ ora.
Non incontriamo molta gente, per le stradine si passeggia tranquillamente… ottimo relax way dopo aver macinato tanta strada. Siamo nella piazza principale dove si erge il campanile di S. Pelagio; dietro la parrocchiale uno spiazzo verde e subito dopo… l’Adriatico immerso nel blu abisso; all’orizzonte tante piccole lucine: barche e barchette cullate dal canto delle onde. Che rigenerazione d’animo!
Eh però… un certo languorino si fa sentire:wink: sediamo lì vicino, al ristorante “Pelagius”. Mentre gli altri ordinano una pizza (buona buona) io vado con qualcosa di più tipico: spezzatino di maiale con contorno di funghi. Niente male!
Placata la fame va dato il contentino pure allo sfizio: un gelatino ci sta tutto… a differenza nostra si paga “al gusto” e non “a coppetta o cono”. Saziati e deliziati torniamo sui nostri passi costeggiando il molo… quanto adoro l’odor di salmastro:oops:
ultimo, veloce giretto… mi attirano le vetrine di alcune oreficierie che espongono gioielli in filigrana, tipici delle zone costiere. Cavoli, fosse stato orario d’apertura una spesetta inaugurale non me la toglieva nessuno!!:???:

giovedì 9: Beram, Pazin, Hum, Buzet, Motovun, Porec
La tv annuncia tempo variabile… in effetti il buongiorno arriva da alcuni nuvoloni che aleggiano sopra Varvari e tutta la regione; considerando l’ incertezza della giornata preferiamo dedicarci all’entroterra.
Mettiamo in moto l’auto e i primi goccioloni picchiano sul parabrezza… ufufuf:notok: fortunatamente durante il tragitto il tempo migliora e dopo una trentina di km ad est facciamo la prima tappa: siamo a Beram (o Vermo). Il paesello di per sè non è niente di esemplare, al di là di un gruppo di abitati rudimentali non v’è altro… se non fosse per uno dei più preziosi esempi di pittura muraria in Istria, situato ad 1km di distanza: il santuario di Sv. Marija na Skriljinah (o S. Maria delle Lastre). Immersa all’ombra del bosco, presenta 46 affreschi di Vincenzo da Castua risalenti alla seconda metà del 1400.
Con poche kune d’ingresso e la prenotazione telefonica potrete godervi questo piccolo gioiello artistico… non perdete l’occasione.
Passata un’oretta ad ammirare gli affreschi in chiacchera con la guida, proseguiamo il tragitto… sono le 10 e non abbiamo ancora colazionato! Non ci meditiamo su troppo quando, pochi km dopo, arriviamo a Pazin (o Pisino).

Posizionato esattamente nel cuore della penisola, Pazin ne è il capoluogo amministrativo. Niente più di una cittadina ben curata e discretamente popolata (potrei paragonarla a Viareggio). Parcheggiata la macchina ci inoltriamo nella piazzetta principale alla ricerca di un bar dove far colazione… scopriamo così che caffè e paste vengono serviti in due posti differenti:o: le “pekara” (panetteria) servono dolci, cornetti, pasticcini e chi più ne ha più ne metta (tra l’altro in quantità industriali… al prezzo di una brioche italiana). Nei paraggi poi vi sono bar che generalmente offrono la sola bevanda (caffè, latte, cappuccino ecc. ecc.). Basta prendere il vizio di passare prima dalla pekara, e il gioco è fatto:wink:
Saziati da cappuccio e brioschona ci dirigiamo verso il Pazin kastel (o castello di Pisino). Una delle fortezze meglio conservate in tutta la Croazia, costruita sulle pendici di un precipizio profondo oltre 100m che ispirò a Jules Verne il “Mathias Sandorf”. In fondo alla gola scorre un torrente chiamato Pazincica.
Entriamo per visitare i due musei che ospita: l’Etnografski muzej Istre (o museo etnografico dell’ Istria) e il Muzej grada Pazina (o museo civico di Pisino). Molto belli entrambi soprattutto per chi è interessato ad approfondire la storia, la cultura di un popolo. Parlando poi della comune sorte di italiani e croati istriani che nel ’47 furono obbligati ad abbandonare la propria patria… non si può certo rimanere indifferenti. Concludiamo visitando la cattedrale di S. Nikola.
Ripartiamo stavolta verso nord macinando una quindicina di km… siamo diretti a Hum (o Colmo), la città più piccola del mondo! in effetti è proprio piccina, medievale, le casine strette strette l’un sull’altra, una ventina gli abitanti in totale… prima di raggiungerla si percorre una strada lunga 9 km chiamata Aleja Glagoljasa (o Viale dei Glagoliti) per la presenza di 11 sculture glagolitiche. La stessa Hum ha fatto del glagolitico il suo simbolo (mi son comprata un ciondolino con la mia iniziale in quest’antica scrittura hehe). Dopo aver fatto due passi per i viottolini c’accorgiamo che è quasi ora di pranzo… nella città più piccola del mondo v’è un’unica trattoria: la “Humska konoba”. Circondati dalle colline istriane gustiamo un bel piatto di trofie al tartufo… mmmmh che bontà!!!:laugh:
Soddisfatti dai sapori tradizionali, e dopo l’ennesimo scroscio d’acqua, riprendiamo il nostro cammino.
Saliti altri 10 km a nord facciamo tappa a Buzet (o Pinguente). Borgo-castello sorto in cima ad un’altura, anche lei conserva quest’aspetto umile e medievale. Non riusciamo a fare una passeggiata per le viuzze che la burrasca imperversa nuovamente… scendiamo di gran lena salutando Buzet e con noi se ne va anche il nuvolone. E’ bello voltarsi sbirciando dal finestrino e vedere il paesello decorato da un flebile arcobaleno, mentre il sole fa capolino da sotto le nubi:serenata:
Torniamo ad ovest e dopo una decina di km arriviamo alla base del colle ove prorompe Motovun (o Montona).

Al borgo si accede tramite un imponente portale; quello che si offre all’occhio è spettacolare: sembra di volteggiare sul polmone verde dell’Istria. Colline tutt’intorno, coltivazioni e boschi… dopo una giornata uggiosa poi le terre illuminate dai caldi raggi trasmettono un appagamento unico.
Quel che non ho potuto fare a meno di notare sono le effigi veneziane, simbolo dell’antica dominazione, presenti ovunque nel territorio; sovente il leone di S. Marco rimarca l’imposizione su pietre e mattoni degli edifici. Passando giro giro le mura abbiamo potuto godere appieno della ricchezza dell’entroterra… ma ormai è quasi sera, montiamo in macchina in conclusione della nostra escursione.
Il cielo è terzo e decidiamo di cenare a Porec (o Parenzo). Porec è una deliziosa cittadina portuale situata a nord della costa occidentale; qua respiriamo già più vivacità e turismo:wink:
come un orologio svizzero approdiamo proprio mentre il sole si sta coricando… dicono che i tramonti croati siano in grado di rapire il cuore:oops:

Passeggiare per Porec di sera è un incanto: profumo di pesce cucinato in mille salse lungo le strade, chiacchericcio rilassante, risate giovanili, il muoversi del mare tutt’intorno. Una vera doccia di benessere:ok:
Dopo la camminata lungo obala Marsala Tita (il vialone principale) optiamo per trg Slobode (dove “trg” significa “piazza”): uno spettacolo musicale intrattiene i turisti intenti a mangiare. Ci sediamo ad uno dei tanti bar/ristorante, ordino un omelette con insalata e mi faccio trasportare da questa sinfonia melodica composta di voci, suoni, profumi, grida di gabbiani in lontananza.

venerdì 10: Porec, Vrsar, Limski kanal, Dvgrad, Rovinj
Il dì precedente c’eravamo accordati con la proprietaria per passare una seconda notte nell’ Apartmani Sobe Anna (50 euro per due doppie, circa 370 kune). Si preannuncia una splendida giornata:yeah: così salutiamo definitivamente Varvari dirigendoci a sud.
In mattinata facciamo ancora tappa a Porec: quella vissuta la sera prima era stata romanticità pura, ma solo una delle tante sorprese che la cittadina racchiude.
Semplicemente passeggiando per le vie, oltre alle numerose boutique e negozi d’ogni genere, si intuisce la sua storia: edifici romani e simboli veneziani sparsi qua e là. Per es. in trg Marafor, al termine ovest del Decumanus (la via centrale), si possono osservare esempi di case gotiche e romaniche istriane. Ma il patrimonio più importante è da ricercare nella Basilica Eufrasiana: tra i maggiori esempi di arte bizantina dell’ Adriatico, risale al VI° sec. Visitiamo il suo interno, l’abside centrale è riccamente decorato da intarsi marmorei mentre nel presbiterio spiccano meravigliosi mosaici su fondo oro. Dall’atrio che precede la Basilica si raggiungono il Battistero e il campanile trecentesco dov’è possibile salire pagando poche kune: dalla cima si ha un bel panorama di Porec. Il complesso si chiude con l’Episcopio, singolare costruzione del VI° sec. che custodisce parte del patrimonio artistico diocesano. Dopo un ultimo giro per la cittadina rimontiamo in macchina proseguendo la nostra discesa… in circa 10 km di litoranea arriviamo a Vrsar (o Orsera).

Vrsar è un’altra cittadina portuale famosa più che altro per i suoi campeggi e oasi naturistiche (come l’antistante isolotto di Koversada). Facciamo un giro tra il porto e i giardini affacciati sull’Adriatico: all’orizzonte un mosaico di isole e isolette.
Passando dinnanzi una sfilza di ristoranti ci fermiamo per il pranzo: pesce a gogo tra fritture e insalate di mare, tutto ottimo (qualità che si fa sentire anche dal portafoglio:???:). Non rimaniamo molto e nel primo pomeriggio rimbocchiamo la via.
Immediatamente a sud di Vrsar s’estende per circa 11 km il fiordo più lungo dell’ Istria: è il Limski kanal (o canale di Leme). Alcune postazioni rialzate permettono d’osservare e scattare foto.

Ad esser sinceri il panorama non è niente di eclatante ma si tratta comunque di una particolarità del territorio. Da Fazana partono traversate in battello che includono anche la navigazione del Limski kanal (carine per viverlo da un’altra prospettiva).
Proseguiamo sul litorale tappezzato da chioschi ambulanti a bordo strada: liquori, grappini, limoncelli… tutto rigorosamente locale:wink:
decidiamo per una piccola deviazione ad est: la curiosità ci porta a Dvgrad (o Duecastelli), conosciuta come città fantasma. Il nome dice tutto… si tratta dei resti di alcuni ruderi medievali abbandonati nel ‘600 a causa della malaria. Quello che rimane oggi è lo “scheletro” del paesino, diversi turisti vi fanno tappa per un giro tra le rovine.
Parcheggiamo la macchina all’ ingresso dell’ abitato e subito facciamo conoscenza con un personaggio singolare: sarà la nostra guida all’ interno di Dvgrad:laugh:
scopriamo un passato paesano e della regione dal fascino unico, raccontato da chi l’ha vissuto sulla pelle e nell’anima. Saremmo rimasti l’intera giornata ad ascoltare meravigliati le esperienze di quest’istriano… peccato il tempo voli così velocemente:bye:
ringraziamo con qualche kuna il nostro nuovo amico salutandolo con un “arrivederci”… se visiterete l’Istria mi raccomando di ritagliare qualche ora per Dvgrad:-) probabilmente la fortuna vi farà incontrare un ragazzo che come nessun altro saprà narrarvi le realtà più nascoste di questa regione.
Tornando sui nostri passi, tra Dvgrad e Kanfanar (o Canfanaro), incrociamo una casupola di pietre molto simile ai famosi trulli di Alberobello, solo più… piccina picciò:wink:

è un “casùn”, tradizionalmente ripostiglio e/o dispensa contadina tipico della regione. Ne incontreremo diversi durante la visita sparsi qua e là su tutto il territorio.
Infine ci apprestiamo a raggiungere l’ultima tappa di oggi: ad una decina di km da Dvgrad, tra due collinette in dialogo col mare, si svela a noi la splendida Rovinj (o Rovigno).

Un’ ondata di voci e allegra tranquillità, colore nelle risate che invadono le stradine, famiglie a passeggio, un molo gremito di vita… così si presenta a noi Rovinj.
Ci soffermiamo nel porto a contemplare il gioco di luci tra case ed onde… l’acqua è continuamente animata dal via vai delle barche, alcune in ritorno da escursioni sulle antistanti otok Katarina (o isola di S. Caterina) e Crveni otok (o isola Rossa).
Arriviamo al fulcro cittadino passando per l’arco dei Balbi e proseguiamo su su per il viale… la distesa dell’Adriatico ci circonda. In lontananza un battello carico di giovani s’appresta ad attraccare… avvicinandosi la baia si riempie della sua musica.
La salita della Grisia (l’arteria principale della città vecchia) continua fino alla sommità del colle ovè situata la chiesa di S. Eufemia.

Un ubicazione che incentiva la sua bellezza: spettacolo baciata dai raggi del sole. Il piazzale antistante è zeppo di turisti… facciamo una veloce capatina al suo interno per poi ridiscendere al Molo grande. Lì veniamo incuriositi da alcune indicazioni che ci portano alla Kuca o batani (o Casa della batana) piccola mostra interamente dedicata alla “batana”, tipica barca a vela dei pescatori locali. Carina ed interessante, abbiamo acquistato un cd con i canti popolari di Rovinj.
La sera invade le strade della cittadina e noi non abbiamo ancora dove dormire… mangiamo un kebab al volo (mh ne ho sentiti di migliori… ma tra la poca fame e il portafoglio implorante pietà ci siamo accontentati senza troppe storie) e iniziamo la ricerca di qualche sobe. Ne troviamo una poco distante, bella villa con parcheggio e stanze ampie. Ci chiedono 90 euro per due doppie:???: ma riusciamo a contrattare facendo scendere il prezzo a 75 (circa 555 kune)… rimarremo due notti.
Conclusi gli accordi portiamo le valigie in camera… dal terrazzo riusciamo a vedere il mare in quell’istante rosso fuoco per il meraviglioso tramonto; parlando del nostro soggiorno in Istria inutile dire che Rovinj m’ ha rapito il cuore:oops:
più tardi torniamo in centro ma le gambe reggono poco… dopo una breve passeggiata rincasiamo, i bar ancora gremiti di persone, le vie inebriate dalle risate dei rovignesi dopo una giornata di lavoro.

sabato 11: Fazana, Nacionalni park Brijuni, Vodnjan, Bale
Dopo aver fatto colazione in uno dei bar sul Molo grande di Rovinj (sta volta bevande e dolci serviti assieme:wink:) proseguiamo a sud lungo la costa occidentale.
Stamani siamo diretti a Fazana (o Fasana), altro piccolo e tranquillo borgo di pescatori. La giornata terza fa riflettere l’intonaco rosa degli abitati… sembra quasi d’essere in confettolandia:laugh:
Il paesello non ha niente a che vedere con il turismo di Rovinj ed è proprio questa semplicità a renderla così piacevole. Facendo un giro per le viuzze possiamo osservare la Madoneta (o chiesetta della Madonna del Carmelo) ed il parrocchiale dei Ss. Cosma e Damiano decorato con affreschi di un ignoto autore friulano.
Ma il motivo principale per cui abbiamo raggiunto Fazana è l’opportunità escursionistica che offre: immediatamente innanzi al suo porto si scorge l’arcipelago delle isole Brijuni (o Brioni) che costituisce uno degli 8 parchi nazionali, il Nacionalni park Brijuni.
Il biglietto può essere acquistato direttamente in loco tranne che per il periodo invernale (necessita di prenotazione) con un prezzo vario a seconda della fascia d’età, la stagione e il tipo d’escursione; noi abbiamo optato per l’isola di Veli Brijuni (o Brioni Maggiore), la più grande dell’arcipelago, pagando 200 kune (27 euro) per gli adulti ed un ridotto (bambini tra i 4 e i 14 anni d’ età) a 80 kune (circa 11 euro).
Dopo circa un’oretta ci imbarchiamo diretti a Veli Brijuni. La traversata dura 15 minuti, attracchiamo e veniamo smistati per nazionalità. Già all’arrivo quello che ci si prospetta è un’isola “d’elitè”, curatissima, rigogliosa, quasi esotica, con un’acqua da far invidia alla nostra adorata Sardegna. La guida, signorina croata dall’ ottimo italiano, illustra il percorso che faremo e i siti da visitare: per prima cosa passiamo dal Titova Izlozba (o museo di Tito), come avrete intuito interamente dedicato alla figura di Tito e il suo regime che tra l’altro scelse le Brijuni (in particolare otok Krasnica o isola di Vanga) come residenza estiva. Si prosegue con l’ausilio del trenino: il paesaggio ha una bellezza unica.

Superato il campo da golf facciamo tappa al Safari Park che ospita numerose specie esotiche donate a Tito dai vari sovrani che venivano a fargli visita: buoi, pony, asini, capre, zebre, struzzi, persino un’elefantessa popolano l’area. Ma non sono gli unici animali presenti: in libertà si trovano cervi, daini, mufloni, pavoni e altri tipi d’uccelli.
Continuiamo toccando diversi siti archeologici: in val Catena vi sono i resti di una superba villa romana di età imperiale, sulla sommità del colle Verige un castelliere dell’età del bronzo si fa ancora ammirare mentre in val Madonna appare il castrum bizantino, in realtà sorto in epoca romana repubblicana. Nelle vicinanze i ruderi della basilica bizantina di S. Maria ed altre chiesette del periodo veneziano.
L’ isola inoltre vanta di un vero e proprio monumento vivente: un ulivo di oltre 1600 anni ancora produttivo. Scattiamo diverse foto eppoi terminiamo il nostro giro con altre fermate qua e là… all’ora di pranzo ci vengono offerti panini e dolcetti da un piccolo bar vicino al porto dove facciamo una simpatica conoscenza: Coki, il cacatua di Tito! ormai diventato mascotte dell’isola, ci intrattiene con le sue chiacchere:wink:

Sono circa le 3, la permanenza è terminata. Salutiamo l’arcipelago delle Brijuni, da tanti conosciute come “perle dell’Adriatico”, e la loro incomparabile bellezza seppur rimaneggiata e adattata a piacimento durante gli ultimi secoli.
Tornati a Fazana decidiamo di concederci un’oretta lungo le sue sponde: l’ala opposta al fulcro cittadino ospita varie spiagge ed una bella macchia verde ov’è stato inaugurato il parco delle Sardelle con alcune sculture dedicate a questo pesciolino. Dopo la pausa-merenda al sapor di gelato imbocchiamo la strada del ritorno.
A pochi km da Fazana facciamo tappa a Vodnjan (o Dignano), paesino dall’ aspetto medievale che conserva i segni di un passato illustre. Nella piazza principale affacciano il palazzo Bradamante e palazzo Bettica in stile gotico veneziano (dal 2009 è museo etnografico). Più avanti arriviamo alla parrocchiale di S. Biagio, famosa per la mummia di S. Niccolosia e altri 5 corpi imbalsamati di santi.

Continuando in auto dopo una decina di km raggiungiamo Bale (o Valle) che a dispetto del nome è ubicata su un colle. Racchiude un passato di dominazione romana e veneziana tra i resti delle mura merlate e massicce fortificazioni come il palazzo-castello Bembo Soardo.

Si fa un giro tra viottoli e case in pietra (mi ricorda uno di quei paesini montani a pochi km da casa mia) per poi tornare a Rovinj. Che odor di frittura nell’aria… ah già!!! stasera c’è la festa paesana di cui si parlava il giorno prima con alcuni del posto!
è stato allestito un piccolo palco al Molo grande e viene suonata musica tradizionale, a coppie la gente si prende sotto braccio in una specie di coreografia di gruppo (decisamente meglio di high school musical) mentre ci rempiamo i piattini di sardelle e totanetti fritti. Mamma che divertimento:clap: la seratina ideale per salutare Rovinj, inebriati dalla sua atmosfera più vera e dal ricordo dei suoi magici tramonti.

domenica 12: Pula, Rt Kamenjak, Medulin
Salutiamo Rovinj per continuare la nostra discesa. Una quarantina di km a sud ci aspetta la maggiore città della contea d’Istria per dimensione ed importanza: Pula (o Pola).
Se dovessi descrivere l’Istria con una città Pula sarebbe l’ultimo esempio che potrebbe saltarmi in mente: rilevante polo turistico ed industriale, con i suoi cantieri e moltitudine d’edifici riesco malapena a percepire l’atmosfera “umile e tranquilla” che m’aveva accompagnato sin’ora… niente da togliere però alla sua ricchezza culturale ed archeologica.
Parcheggiamo la macchina vicino al grande porto e, salendo una scalinata, raggiungiamo via Flavia con il più maestoso monumento della città: l’Anfiteatro romano.
La biglietteria si trova al suo ingresso dove approfittiamo del vantaggioso biglietto cumolativo che include la visita a tutti i monumenti di età romana, al sito di Nesazio ed al museo archeologico.

Costruito durante il I sec. contemporaneamente al Colosseo, non sarà paragonabile a quest’ultimo o all’arena di Verona ma conserva importanza sia come grandezza che integrità. Tramite un passaggio si raggiunge un vano sottostante anticamente adibito a magazzino, oggi ospita la mostra dell’olivicoltura e viticoltura istriane. Un complesso davvero superbo, da non perdere se avete intenzione di visitare Pula.
Dopo l’anfiteatro usufruiamo del biglietto dirigendoci all’Arheoloski muzej Istre (o museo archeologico dell’Istria) che offre una gran quantità di reperti. Continuiamo nel centro storico attraversando porta Gemina, l’augustea porta d’Ercole e, al termine della cinta muraria, lo splendido arco dei Sergi. Poco distante è la chiesa di S. Maria Formosa in stile bizantino.
Superato un trafficato lungomare arriviamo all’ area del Foro ov’è conservato interamente solo il tempio di Roma e Augusto, vero gioiello dell’architettura romana. Accanto ad esso il Palazzo comunale e poco distante la cattedrale della Beata Vergine Assunta.
Proseguiamo il giro in salita: in un punto rialzato irrompe il castello di Pula a pianta stellare, un bel bestione da cui si gode ottimamente degli abitati e la baia colma di attività. Al suo interno il Povijesni muzej Istre (o museo storico dell’Istria) con una mostra permanente sui cantieri navali locali.
Spinti dal languorino di mezzodì scendiamo con gran lena per ritrovarci nelle vicinanze del Foro e, sedendoci ad uno dei tanti ristorantini, vengo incuriosita dalla scritta “cevapcici”, piatto a base di carni speziate e piccanti accompagnate da salsa di paprika, cipolle e patate fritte. L’origine è più balcanica che istriana ma voglio provarli ugualmente: buoni! anche se non credo di aver gustato il massimo di questa specialità:wink:
Con la pancia piena siamo pronti per proseguire: il pomeriggio ci serba il lembo più meridionale della regione, l’estremo sud che più estremo non si può… il parco naturale di Rt Kamenjak (o Capo Promontore). Per accedere si devono pagare poche decine di kune (l’ingresso in bici o a piedi è gratuito), da lì si apre una serie di strade e percorsi sterrati immersi nella vegetazione di cui fiore all’occhiello è l’orchidea in più e più specie. Proseguiamo in un succedersi di sali scendi fino a raggiungere la frastagliatissima costa.

All’orizzonte si scorge la famosa isola di Porer con il suo faro.
La penisola offre varie spiagge (scordatevi la morbida sabbia… è tutta roccia e sterpaglie) e calette ove rilassarsi. Non vi sono strutture abitate ma un unico punto di ristoro, il “Safari bar”. Troppo divertente:ok: costruito al 100% in materiale naturale, è arredato in maniera particolarissima (aspetto “hawaiano”) con un parcogiochi tutt’intorno. Sbarbicandosi tra le varie vie adocchiamo il “percorso dei dinosauri”… lasciamo l’auto e proseguiamo a piedi. Dopo circa 10 min arriviamo ad un altro lembo della penisola ove sono evidenziate alcune orme impresse sugli scogli.

Che bell’angolo quello dell’estremo sud dell’Istria:wink: consiglio vivamente una capatina soprattutto agli amanti dei campeggi: anche se all’interno del parco non si può soggiornare tutt’intorno centri turistici come Pomer, Premantura (o Promontore), Banjole (o Bagnole), Medulin (o Medolino) offrono qualsiasi servizio di ristorazione. E’ l’ora del dietrofront, ne approfittiamo soffermandoci a Medulin per ammirare il tramonto nel suo porto…

lunedì 13: Nesactium, Barban, Labin e Rabac, Moscenicka Draga
Ripartiamo da Pula, dove una signora d’origini italiane c’ha ospitato nel suo appartamentino (50 euro due doppie, circa 370 kune).
L’ ennesima ricerca dell’abbinata “pekara” e bar eppoi via, in marcia… dopo aver scandagliato da nord a sud la costa occidentale puntiamo alla risalita del lembo opposto:wink:
A 13 km direzione nord est incrociamo il sito di Nesactium (o Nesazio, incluso nel biglietto cumolativo), anticamente castelliere degli Istri fino al 177 a. C., poi risorta come municipium romano. Gli scavi, ancora attivi, hanno riportato alla luce centinaia di metri di mura romane entro le quali si vedono i resti dell’abitato.

Visitiamo anche la casa del custode che ospita una piccola sezione del museo archeologico di Pula, tutto molto interessante.
Il sito di norma apre alle 9 di mattina ma consiglio di prenderla comoda… al custode piace sonnecchiare:wink:
Trascorsa un’oretta proseguiamo… 20 km in auto e siamo a Barban (o Barbana d’Istria), piccolo borgo fortificato che, dalla metà del 1500, divenne feudo della famiglia veneziana Loredan sino al XVIII sec. Di stampo medievale, fulcro principale è la piazzetta definita da costruzioni come il municipio, la loggia con orologio e palazzo Loredan; nel sec. XVIII alla parte settentrionale fu addossata la parrocchiale di S. Nicola. Abbiamo ammirato affreschi quattrocenteschi ed iscrizioni glagolitiche nella chiesina di S. Antonio, fuori della porta Grande e nella chiesa di S. Giacomo. E’ un centro tranquillo e contenuto, ubicato in posizione elevata.
Più turistica e vitale è Labin (o Albona), distante una quindicina di km. Considerata una delle più belle strutture medievali d’Istria, si suddivide in tre parti: Labin (il centro storico sorto in cima al monte), Podlabin (zona nuova alla base del colle che oggi ospita la maggior parte della popolazione) e Rabac (il porto). Immancabile la visita alla città vecchia, un reticolo di vicoli e scalette tra edifici addossati gli uni agli altri, preceduta dalla Titov trg (o piazza Tito) con un secentesco bastione tondo e il municipio di periodo asburgico. Da porta S. Fiore si entra nel nucleo fortificato, gravitante attorno a Stari trg (piazza Vecchia). Da ammirare la parrocchiale della Beata Vergine Maria collegata per via d’una cappella a palazzo Scampicchio.
In fondo allo spiazzo il palazzo Battiala-Lazzarini (barocco dei primi anni del ‘700) che ospita il Narodni muzej Labin (o museo popolare di Albona).

Lo visitiamo… al suo interno un lapidario, una mostra etnografica permanente e, nel sotterraneo dell’ edificio, un percorso minerario (che craniate!!:???:).
Superando Stari trg sbuchiamo su uno spiazzo da cui si gode un ottimo panorama… neanche il tempo di assaporare ben bene che è già ora di pranzo. Scendiamo in Titov trg dove una sfilza di ristorantini affacciati sulla valle e il mare ci convince a sedere senza troppi ripensamenti:wink:
a pancia piena decidiamo di far tappa a Rabac (o Porto Albona). Rabac si presenta con una mini spiaggetta di ciottoli, forse l’unica (per il resto ho notato solo scogli e pietroni), i bagnanti passeggiano indisturbati lungo il viale di cemento che fiancheggia la parete del colle…

non l’abbiamo percorso tutto ma credo conduca nelle zone dedite ad abbrustolimento e tuffaggio:wink:
in quest’ala troviamo i luoghi per la balneazione e vari negozietti (facciamo un pò di compere), nell’altra l’agglomerato di case, villette, hotel sopra, risorantini e bar alla base.
Tornati sui nostri passi proseguiamo la salita direzione est. La costa orientale non è particolare tanto per città o luoghi d’interesse (che comunque ci sono) quanto per ciò che offre in se per se: una vista meravigliosa sull’ Adriatico.
Da Barban susu fino a Opatija, tratto che consiglio di fare godendosi appieno il panorama… assolutamente perfetto da percorrere in moto!

Avrete la possibilità di adocchiare Cres otok (o isola di Cherso, nella foto) ed anche Losinj (o Lussino), potrete scorgere le coste del golfo di Kvarner. Noi abbiamo ammirato volentieri tutto sto ben di Dio fino a raggiungere Moscenicka Draga (o Val Santamarina).
Ormai superati i confini della contea d’Istria, ci addentriamo nella regione del Kvarner (o Quarnero) ma, per adesso, siamo ancora immersi in una magia che non fa percepire differenze. Cerchiamo subito una sobe (trovata! una casetta pieeeeeena di piante di fico… 60 euro a notte per due doppie, circa 445 kune) per proseguire a piedi… Moscenicka Draga è un pittoresco villaggio di pescatori, famosa la sua passeggiata che costeggia il mare. Non v’è molta gente, ideale per rilassarsi dopo la maratona di quest’oggi.
Gongoliamo avanti e indietro dando pane ai gabbiani, ceniamo al primo bar che troviamo con un pezzetto di pizza e un bel gelatone… ai nostri piedi la distesa del mare, la silouette di Cres otok e sull’orizzonte le colline del Kvarner vividizzate dall’atmosfera rosata sul far della sera…

martedì 14: Opatija
E alla fine… arriva pure il giorno della partenza. Per l’ultima volta ricomponiamo le valigie e salutiamo Moscenicka Draga.
Ci fermiamo a far colazione ad Opatija (o Abbazia). Ormai l’Istria è solo un ricordo: c’accolgono hotel imponenti e villoni di stampo austriaco e barocco… certo tra qui e Vienna c’è un bell’oceano sotto tanti versi, ma la differenza in loco si sente a distanza di un centinaio di km.
Non rimaniamo molto, il tempo di un succo d’arancia con briosche (niente “pekara”… ci servono addirittura al tavolo:wink:), una passeggiata veloce per vedere la “spiaggia” sottoforma di lastrone cementato eppoi via… ciao Opatija, ciao Istria, ciao Croazia… è stata una settimana allucinante, le gambe implorano pietà (avremmo bisogno di una vacanza per riprenderci dalla vacanza:zzz:) ma non voglio nemmeno immaginare cosa avremmo rischiato di perderci similando le lucertole al sole. E’ stata una splendida gita in una bellissima terra che ha saputo donarmi tanto al di là di lusso, servizi o relax. Un domani tornerò in Croazia alla scoperta delle sue mille meraviglie… ma per ora son felice così, con il ricordo nel cuore di una piccola grande penisola chiamata Istria.

Il punto della situazione
alloggio: ovviamente la scelta è vostra che sia hotel, B&B, campeggio ecc. ecc. secondo la mia esperienza se puntate al risparmio e alla totale libertà di gestione temporale non prenotate niente (a meno che non andiate di agosto), in loco troverete sobe ovunque. Certo un minimo di adattabilità è indispensabile: non sempre finirete in ville lussuose… ma neanche in catapecchie malsane (bene o male si tratta delle case, ville, appartamenti ove abita la gente del posto). Personalmente ho apprezzato questa soluzione soprattutto perchè hai la possibilità di conoscere le persone, parlare della loro vita.

mezzi di trasporto: fondamentale la macchina se si vuole girare un pò per la regione. Nei centri abitati ci si sposta tranquillamente a piedi, per le isole è a disposizione un efficiente servizio battelli. So che è possibile noleggiare barche a vela o aliscafi anche privatamente.

benzina: più o meno i costi sono come quelli italiani, forse una decina di cent in meno ma la differenza è poca.

moneta: la moneta nazionale è la kuna croata (1 EUR = 7,40 HRK KUNA).

gastronomia locale: tipicità istriane? bè sicuramente il pesce, in ogni salsa. Se parliamo di terra invece… funghi! tradizionale il tartufo. Eppoi carni come quella di maiale o di manzo. Passando a specialità vere e proprie: il brodetto istriano, minestra a base di pesce servita con polenta o fette di pane tostato; la jota, di origine centroeuropea, zuppa saporita a base di crauti, carne di maiale, pancetta affumicata, fagioli e patate; senza dimenticare la supa, bevanda a base di vino rosso insaporito con olio, pepe, zucchero e pezzetti di pane abbrustolito in accompagnamento del pasto.
In linea di massima il cibo, in particolare il pesce, ha prezzi più contenuti rispetto all’ Italia.

prodotti tipici: lungo tutte le zone costiere, Istria inclusa, sono tradizionali i gioielli in filigrana. Negozietti che vendono questi gingilli sono in ogni dove.

guide turistiche: posso consigliarvi quelle a cui mi sono affidata; “Croazia, Zagabria e le città d’ arte, Istria, Dalmazia, Slavonia, le isole e i Parchi Nazionali” di Touring Editore, molto consigliata, e “Croazia” di Giunti. il mio ALBUM FOTOGRAFICO sull’ Istria

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Ci sono 8 commenti su “Istria, veste croata… battito italiano

  1. grazie!! un pò kilometrico… ma le cose da dire sono tante, è un peccato tralasciare… anche se non sono brava a stringare ihihi:oops: comunque vero… è stato un viaggetto piacevolissimo!! spero che il diario possa tornar utile:-)

  2. Complienti…hai scritto veramente bene questo diario….mentre lo leggevo mi facevo venire in mente tutti quei bei ricordi che ho di quei favolosi posti.Sarà che sono innamorato della croazia,,,sarà che almeno minimo una volta all’anno una scappatina li la faccio!!!!! :)ps.posto molto bello anche per fare immerisoni!!!!

  3. grazie a tutti!
    non sono una maniaca delle immersioni (anche se mi piacerebbe provare una volta o l’ altra:-) ) ma confermo… i fondali devono serbare no poche sorprese.
    So che la zona a sud, verso Rt Kamenjak, è apprezzata dagli amanti del windsurf.

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