Marocco … Spice up your travel!

Il mio viaggio in Marocco è stato un parto. Già, sono successi talmente tanti avvenimenti prima di partire che, quando ho sentito sulla mia pelle il calore del sole marocchino e ho toccato con i piedi la sua terra rossa e ocra, quasi non credevo che il nostro viaggio stesse davvero per incominciare!
Le rivolte che hanno toccato i paesi Magrebini ad inizio 2011 e l’attentato di aprile a Marrakech hanno più volte fatto tentennare questo viaggio e i suoi partecipanti. Ma a meno di una settimana dalla partenza, siamo finalmente rinsaviti e abbiamo deciso di affrontare l’avventura! … E che meravigliosa avventura è stata! Un’esperienza che coinvolge tutti i sensi e che ti trascina in un vortice di emozioni!
Il Marocco è una terra sorprendente in cui le contraddizioni sono un forte stimolo al desiderio un po’ infantile di avventura e, per contro, sono anche fonte di incertezze che ti fanno avanzare lentamente, con cautela, lasciandoti tutto il tempo per assaporare attentamente ogni esperienza.
Prima di partire con il racconto, vi riporto qualche numero: il viaggio è durato 9 giorni dal 14/05 al 22/05/2011 e il nostro bel gruppetto era formato da 5 persone (io, Tinel, Claudia, Maria e Moira). Il costo della vacanza a persona è stato di 620€, comprensivo di volo Easyjet da Milano Malpensa (90€), noleggio auto (82€ a persona), notti e bivacco nel deserto (144€), assicurazione medica (40€) e spese varie (pasti, ingressi nei monumenti, benzina, moltissimi souvenir, mance, etc.). A questi sono ovviamente da aggiungere le spese per il passaporto (necessario se non vi appoggerete ad un tour-operator) e gli eventuali vaccini (sono consigliati contro l’epatite A, il tifo, il tetano e l’epatite B ma solo alcuni di noi li hanno fatti tutti).
Ma, bando alle ciance, ecco il racconto le mio viaggio!

PRIMO GIORNO: 14 maggio – MARRAKECH
La sveglia suona presto la mattina perché il volo Easyjet parte da Malpensa alle ore 9.50 (costo andata e ritorno di 90€ prenotando a dicembre). Già prima di imbarcarci viviamo qualche breve attimo di panico quando una hostess richiama più volte l’attenzione su un bagaglio abbandonato (che poi apparteneva ad un passeggero dall’altra parte della fila), temendo si trattasse di un pacco bomba. Ma questo ci permette di sdrammatizzare la situazione e di affrontare l’avventura in modo più disinvolto e ironico. All’uscita dall’aeroporto di MARRAKECH il caldo e l’afa sono impressionanti… finalmente siamo in Africa!
Raggiungiamo la città con un bus pubblico preso fuori dagli Arrivi dell’aeroporto (costo 20Dh) che ci lascia proprio di fronte all’hotel Ali (hotel-ali.com,160Dh/notte" class="bbcode-link">http://www.hotel-ali.com,160Dh/notte), il nostro punto di riferimento per i due giorni di visita della città. La struttura è molto semplice e di poche pretese ma le stanze sono pulite e la posizione è impareggiabile: vista sul via-vai di piazza Jemaa el-Fna, a 100m dalla fermata del bus e dai taxi e a pochi passi da tutte le attrazioni turistiche della città.

Ci lanciamo subito nella piazza dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO con i suoi incantatori di serpenti, addomesticatori di scimmie e venditori di succhi di arancia, di frutta secca, di dentiere e di ogni genere di cose. Sbagliamo subito strada e, invece di attraversare i suk più conosciuti e frequentati, finiamo in zone periferiche. L’impressione è abbastanza shockante: mangiamo malissimo in un posticino troppo sporco, decine di ragazzi cercano costantemente di farci da accompagnatori per vedere la conceria della città (ma noi dovevamo andare da tutt’altra parte!), le persone ci guardano strano e ci danno instancabilmente indicazioni errate e, tutto questo, con un’afa incredibile. Fortunatamente, ritornando sui nostri passi, riusciamo a ritrovare la piazza e ad imboccare la giusta direzione. Qui lo scenario cambia completamente: il suk si rivela in tutta la sua intrigante bellezza, i suoi profumi acuti si diffondono nell’aria e i venditori offrono, senza eccessiva insistenza, la loro merce sapientemente esposta. E’ tutto un altro mondo ed è piacevole lasciarsi andare! Giungiamo brevemente alla Kubba Ba’ Adiyn (che vediamo solamente dall’esterno) e visitiamo la splendida Medersa Ben Youssef (50Dh), una scuola coranica ricca di intricate decorazioni che ci hanno lasciato a bocca aperta.

Vuoi per le indicazioni sbagliate dei vari commercianti e vuoi per il diluvio che ha trasformato la città in un ruscello rosseggiante, le tappe culturali mancanti sono state sostituite dal primo the alla menta e da un rapido assaggio dei deliziosi dolcetti marocchini in una pasticceria nei pressi della piazza.
La sera, invece, quando le luci del giorno scendono sulla città, la Jemaa el-Fna si veste a festa. I ristorantini iniziano a far fumare le loro braci creando una nebbia suggestiva, ogni centimetro viene assalito da una folla di gente che pensa solo a bighellonare, i musicisti e gli artisti intrattengono il loro pubblico e migliaia di luci splendono in questo posto davvero unico ed avvincente. Sorseggiare il secondo the alla menta su una delle terrazze dei bar che si affacciano sulla piazza non ha prezzo, la vista è meravigliosa!

SECONDO GIORNO: 15 maggio – MARRAKECH
Io e Cristian non riusciamo a dormire e alle 7 decidiamo di avventurarci per le stradine desertiche della città alla ricerca di qualche angolino interessante che ci era sfuggito il pomeriggio precedente. Le botteghe sono ancora chiuse e per strada si vedono persone sonnolente che passeggiano senza una meta o che, brandendo una scopa, spazzano gli angoli davanti alle proprie attività. Rientriamo in hotel giusto in tempo per la colazione e, carichi di energia e rincuorati dal sole tornato a splendere nel cielo, partiamo con il tour vero e proprio della città. Iniziamo dal Museo Dar Si Said (10Dh) in cui sembriamo essere gli unici turisti e, effettivamente, se non fosse per il bellissimo palazzo e il lussureggiante giardino andaluso, i pochi pezzi esposti non meriterebbero la visita. I meravigliosi stucchi del vicino palazzo Bahia (10Dh) ci lasciano… di stucco! Le decorazioni sono davvero sorprendenti e i giardinetti che si aprono sulle sale danno una sensazione di serenità. Assolutamente da non perdere! Dopo pochi passi scorgiamo le prime cicogne appollaiate sulle mura dei resti del palazzo el-Badi (10Dh), che visitiamo.

Il caldo inizia ad essere pressante e dopo una breve tappa in hotel, le donzelle sentono la necessità di rifocillarsi con cibo necessariamente europeo. Prima di sfamare i pancini, contempliamo il sorprendente minareto della Koutoubia e il relativo giardino. Ci rimpinziamo quindi al Nid’Cicogne, consigliato dalla guida, e non ce ne pentiamo: la terrazza con vista sui tetti della moschea della kasbah è sorprendente, i panini e le omelettes sono buonissimi e ci sono pure due cicogne che ci osservano da breve distanza. Proprio fuori dal ristorante si trovano le tombe Saadite (10Dh) che, nascoste tra le mura della città, racchiudono dei veri capolavori di stucchi, piastrelle e soffitti intagliati.

Pare che a Marrakech non sia un problema guidare un taxi con 6 persone o così ci spiega il nostro Abdou, autista di fiducia della città, che ci conduce ai giardini Majorelle (50Dh). Credo che il costo richiestoci per le varie corse in taxi non fosse un affare ma a noi il conducente stava molto simpatico e non ci siamo fatti troppi problemi. I giardini sono un’oasi surreale di tranquillità e un tripudio di colori in una città monocromaticamente rosa. I blu, i gialli e gli arancioni contrastano sorprendentemente con il verde lussureggiante delle migliaia di specie di piante coltivate. Il giro è breve ma decisamente piacevole e non perdiamo l’occasione per un bel the alla menta nel costosissimo (per gli standard marocchini) bar del parco che ci offre anche un sicuro riparo dal diluvio temporalesco improvvisamente arrivato.
La sera preferiamo non cenare ai chioschi sulla piazza per via del tempo incerto e ordiniamo degli ottimi piatti di cous cous e tajine al ristorante Chegrouni, consigliato sempre dalla Lonely Planet (prezzo contenuto e vista sulla Jemaa el-Fna). Due passi nella piazza e un veloce salto nei suk che stanno chiudendo e poi a nanna!

TERZO GIORNO: 16 maggio – VERSO IL SUD
Prepariamo le valigie, saliamo sul taxi di Abdou (non vi dico come era stata posizionata la mia valigia nel bagagliaio!) e andiamo a ritirare la mitica Kangoo presso l’autonoleggio (prenotata preventivamente sul sito di Auto Escape per 400€, 6 giorni). Constatiamo già da subito che la guida marocchina è decisamente avventurosa, per utilizzare un eufemismo. Ma per fortuna abbiamo il navigatore che, dopo i primi momenti di crisi mistica, ci conduce degnamente lungo tutto il viaggio.
Subito fuori dalla città il paesaggio cambia magicamente. La strada attraversa villaggi rossastri, dello stesso colore della terra tutta attorno. Poi iniziamo a salire per il passo di Tizi n’Tichka e il paesaggio continua a variare mentre le nubi e la pioggia ingrigiscono i colori delle montagne. Dopo circa 2.30 ore di viaggio raggiungiamo la prima meta: la kasbah in rovina di TELOUET. Inizialmente diffidiamo da Ibrahim che si offre di farci da guida ma lo troviamo rapidamente molto simpatico e poco invadente. Ci lasciamo condurre così sui sentieri infangati di terra rossa e nelle sontuose stanze del palazzo abbandonato al degrado del tempo (20Dh).

Pranziamo nell’unico e caratteristico ristorante dove, con 90Dh mangiamo diverse portate di piatti marocchini. C’è perfino una stufa accesa e c’è chi ne approfitta per asciugare i vestiti inzuppati.
Su consiglio di Ibrahim prendiamo la strada che da Telouet porta direttamente ad Ait Benhaddou. La Lonely Planet la indicava come sterrata ma da qualche anno è stata, invece, asfaltata. Le piogge insistenti degli ultimi giorni avevano però reso alcuni punti veramente impraticabili e in diverse occasioni la macchina ha pattinato pericolosamente sul fango che occupava la strada. Poi finalmente la pioggia ha temporaneamente smesso di scendere, la strada è diventata più pulita e abbiamo potuto apprezzare le meravigliose vedute sulla vallata, sui villaggi e sulle kasbah in rovina.
Arrivati ad AIT BENHADDOU il tempo diventa nuovamente grigio e ritorna la pioggia. Ma l’avventura continua ancora più emozionante! Per raggiungere il villaggio è infatti necessario guadare il fiume saltando su sacchi di sabbia perché il corso d’acqua, solitamente in secca, è decisamente carico di fango. Fortuna che qualche baldo bimbetto è venuto in soccorso di Moira! Ma ne vale decisamente la pena perché lo ksar (10Dh) è veramente favoloso e non è difficile capire perché viene spesso scelto dalle troup cinematografiche per una comparsata in qualche film storico. Avrei vagato per ore lungo le sue stradine e le sue costruzioni di fango e paglia!

Per la notte avevamo prenotato due camere all’hotel La Vallée nei pressi di Ouarzazate (http://www.hotellavalleemaroc.com, 230Dh con cena inclusa), una bella struttura con piscina che, a malincuore, non abbiamo potuto utilizzare.

QUARTO GIORNO: 17 maggio – VALLE E GOLA DEL DADES
Dopo un’ottima colazione, visitiamo la kasbah di Taourit a OUARZAZATE (20Dh). Il tempo è sempre pessimo ma il palazzo è davvero bello e ben restaurato, nonostante gli interni siano piuttosto semplici. Appena fuori, sulla destra, c’è un grande negozio con oggetti di artigianato e bellissimi mobili antichi. I prezzi non sono convenienti ma un’occhiata non costa nulla!

Ci addentriamo nella valle delle mille kasbah in direzione di SKOURA. Il paesaggio è molto brullo e, qua e là, compaiono nuovi ed antichi palazzi in rovina. Lavata l’auto (ne aveva bisogno), parcheggiamo la Kangoo nel letto di un fiume in secca (ci hanno assicurato che non era un problema) e iniziamo la visita della Kasbah di Amerdil (ingresso 10Dh). Situata all’inizio di un palmeto rigoglioso, il palazzo è davvero impressionante e meraviglioso. Gli interni sono invece molto semplici e spogli ma la nostra fantastica guida Reda ci illustra in modo molto simpatico le varie stanze e gli oggetti della vita quotidiana. Lo invitiamo a bere un the nel suggestivo bar accanto e rimaniamo affascinati dalla sua storia, dal suo modo di vedere la sua cultura, l’amore e la fede. Diciamo pure che l’occhietto di qualcuno ha iniziato a luccicare e qualche cuore a battere più velocemente! E tra una chiacchiera e l’altra abbiamo pure ordinato una super omelette e del pane appena sfornato. E’ stata un’esperienza davvero unica ed indimenticabile!

Facciamo una breve sosta a KELAA M’GOUNA ma non riusciamo a comprendere l’identità di questa cittadina famosa per la vendita di prodotti ricavati dai petali di rosa. Facciamo qualche acquisto e, rapidamente, proseguiamo il nostro viaggio verso la VALLE DEL DADES. Abbiamo risalito la gola fino a M’Semrir per circa 1.30 ore e, nonostante sia un viaggio piuttosto lungo, non ce ne pentiamo affatto: i palmeti fanno da contrasto a montagne rossastre dalle forme fantasiose, le kasbah abbandonate dormono arroccate su speroni di roccia, strette gole e rapidi canyon cambiano continuamente aspetto ad ogni curva regalando paesaggi sempre nuovi e sorprendenti. Imperdibile una rapida sosta con the e biscotti cookies (non proprio marocchini) sulle impressionanti terrazze di un bar sospeso nel vuoto, subito dopo la serpentina di curve a zig-zag. Prezzi irrisori e vista da brividi!

Riscendiamo la valle e, dopo quasi due ore, raggiungiamo il nostro hotel Riad Agraw di TINERHIR (prenotato su http://www.hostelbokers.com a 135Dh). La struttura non è affatto male per il prezzo bassissimo che abbiamo pagato ma la zona attorno all’hotel non ispirava molta fiducia. Probabilmente era solo un’impressione ma abbiamo preferito comunque cenare in hotel dove il menu della serata prevedeva solo brochettes (ma comunque buone!).

QUINTO GIORNO: 18 maggio – GOLA DEL TODRA E DESERTO
La guida consiglia la visita delle gole la mattina perché pare che la luce del sole le illumini magicamente ma nemmeno stamane abbiamo avuto la fortuna di un po’ di sole così, consumata la colazione con del buon pane fresco e marmellata, puntiamo un po’ intristiti verso le vicine GOLE DEL TODRA. Abbiamo risalito un po’ la valle ma il punto più interessante è sicuramente all’inizio dove delle altissime pareti di roccia rossa sembrano stringere la strada che scorre al loro interno. Sono veramente impressionanti nonostante la pioggia e il freddo e ci si sente davvero piccolini!
La strada che ci attende per raggiungere Merzouga è molto lunga e attraversa paesaggi brulli e desertici e qualche paesino. In uno di questi abbiamo vissuto un pittoresco momento di panico quando la folla in uscita dal mercato si è riversata sulla strada e la calca si è incrementata con i bambini che probabilmente uscivano da scuola. Era un caos di colori, di grida, di biciclette e di pedoni che schivavano le immense pozze sull’asfalto! Non sapevamo se farci prendere dal panico o se rimanere in contemplazione!
Dopo un veloce pranzo a Erfoud nella Pizzeria-Ristorante des Dunes consigliato dalla guida (la pizza non ha nulla a che vedere con la nostra ma abbiamo colto l’occasione per un diversivo dalla cucina tradizionale), raggiungiamo Rissani dove, finalmente, si intravedono in lontananza le bionde dune dell’Erg Chebbi.
Il tour nel deserto parte alle 17.30 dall’hotel Palais des Dunes di MERZOUGA (http://www.palaisdesdunes.com, costo 300Dh tutto compreso), ai piedi del deserto. Noi siamo arrivati prima con la speranza di prendere un po’ di sole e di fare un bagno in piscina ma anche qui il tempo non è il massimo e, pian piano, arriva un gran vento e il cielo inizia a scurirsi. Ma ci assicurano che la carovana partirà comunque e così attendiamo pazientemente.
I nostri dromedari sono pronti fuori dall’hotel e fanno versi da Jurassic Park che ci intimoriscono. Ma una volta saliti in groppa ci tranquillizziamo e iniziamo a goderci la cavalcata sulle dune. Il sole appare solo raramente con pozze di luce che illuminano la sabbia. L’esperienza è incredibile, sembra di stare in qualcosa di surreale e di profondo che invita al silenzio e all’abbandono.
Arriviamo al bivacco tutti doloranti e con una gran voglia di correre sulle dune. Io mi lancio anche con lo snowboard… fantastico! Poi arriva il tramonto e una luce dorata fende le nuvole tingendo di dolci colori le dune del deserto e i nostri bei faccioni estasiati. Inutile dire che ho scattato decine di bellissime fotografie, sembrava tutto così magico!

Chiacchieriamo un po’ con altri viaggiatori italiani e poi finalmente ci chiamano nella tenda principale dove è pronta la cena. Spazzoliamo velocemente i grandi contenitori ripieni di insalata di riso (alla marocchina), di pane, di tajine e di melone. Chi avrebbe mai pensato di mangiare così bene nel deserto? Poi i nostri carovanieri si armano di bonghi e di un altro strumento simile alle nacchere e ci lasciamo trasportare sulle note di ritmi berberi ed antichi. E non è necessario attendere molto tempo prima che i nostri corpi inizino a danzare al ritmo selvaggio dei tam-tam, illuminati da un’ammaliante luna piena.
Stanchi e affascinati per l’incredibile giornata ci ritiriamo nella nostra tenda e ci addormentiamo sui nostri materassi non proprio puliti… ma il sonno ha la meglio su ogni schizzinosità e ci addormentiamo in pochi attimi.

SESTO GIORNO: 19 maggio – RITORNO AL NORD
Sono le 4.30 del mattino quando un primo tuono ci fa sobbalzare nei nostri giacigli. Pochi attimi sonnolenti per connettere… un tuono nel deserto?! Ebbene si, nel giro di pochi minuti un bel temporale si rovescia sulla nostra tenda e, tramite tre forellini, anche sul materasso della povera Maria che, nel cuore della notte, si risveglia umidiccia ed infreddolita.
I cammellieri ci svegliano quando il sole si è già levato. A causa della pioggia, l’alba non si vedeva e ci hanno lasciato dormire… che amarezza! E così, intristiti, sonnolenti e svogliati, risaliamo in groppa ai nostri dromedari che, avendo dormito all’aria aperta, hanno tutte le coperte inzuppate. Almeno ha smesso di piovere e, talvolta, il sole sbuca dalle nubi ridonando alla sabbia bagnata il suo splendido manto dorato.

Il dolore alle gambe è ormai quasi insostenibile. E’ un peccato ammetterlo ma quasi mi rallegro quando vedo in lontananza la fine del deserto. E, proprio in quel momento, durante la discesa di una duna, il cammello di Maria fa un passo falso e, lanciando urla disumane che vanno a coprire le grida disperate della sventurata, si dimena violentemente strattonando il malcapitato passeggero. Fortunatamente l’animale riesce a tranquillizzarsi prima che succeda qualcosa di grave e Maria prosegue il viaggio a piedi accompagnata da due bei lividi sulle gambe e da un gruppetto di fortunelli che hanno approfittato dell’accaduto per scendere dal loro destriero.
Arrivati al punto base saluto il mio buon dromedarietto, ci facciamo la doccia, prendiamo la colazione e partiamo per il lunghissimo viaggio che ci condurrà a Fez attraversando i palmeti del Tafilalt, la valle dello Ziz e il Medio Atlante. Il paesaggio è, come sempre, bello. Dal finestrino della nostra auto scorrono deserti stepposi, verdeggianti palmeti, cittadine sonnolenti, canyon e qualche kasbah.
Facciamo una sosta a MIDELT, cittadina di montagna, dove pranziamo in un posticino un po’ troppo bruttino e sporco per essere consigliato dalla guida (Restaurant Fès). Mangiamo un’oleosa omelette che poi non si rivela così male. Ma il grande errore è stato quello di lasciarsi convincere ad andare a visitare il laboratorio artigiano di un tizio che ci aveva fatto da traduttore al ristorante. Una volta entrati capiamo che è il classico venditore di tappeti… Ci sentiamo un po’ “braccati” già da subito ma a parte srotolare tappeti non avveniva nulla. La situazione è però peggiorata quando ci hanno divisi in diverse stanzette per la contrattazione di tappeti e stoffe che nessuno voleva (come abbiamo più volte precisato). Quando la situazione è diventata insostenibile e il clima eccessivamente teso ci siamo alzati per uscire e abbiamo atteso all’ingresso che Claudia pagasse i suoi acquisti. E proprio in questo momento mi hanno preso per il braccio e ritrascinato nella stanzetta per cercare di obbligarmi ad acquistare il tappeto. Ero seccato e me ne sono andato. Abbiamo raggiunto velocemente l’auto che, alla prima accensione mi si è spenta. In quel momento sentiamo bussare al finestrino… il sangue ci si è gelato nelle vene… era il venditore che ci aveva rincorsi perché avevamo dimenticato la bottiglia dell’acqua!! Abbiamo tirato un sospiro di sollievo e, dopo aver doverosamente insultato Claudia, ripartiamo velocemente. Ehm… tanto velocemente che un vigile nevrotico ci ferma perché allo stop di un rondò ho rallentato ma non mi sono fermato. Ma con che coraggio dato che la guida del marocchino medio equivale ad una corsa sugli autoscontri? Mi tocca dargli ragione e dopo la predichetta ci lascia andare… Che pomeriggio da dimenticare!!
Durante il resto del viaggio rimaniamo turbati per l’accaduto e ci intristiamo maggiormente quando, attraversate le foreste di cedri del Medio Atlante, non scorgiamo nessuna scimmietta (non che nutrissimo molte speranze..). Nemmeno la serenità e la pulizia che trasuda la cittadina di IFRANE, in cui sembra veramente di essere in Svizzera, ci rallegra l’anima.
L’arrivo a FEZ è sorprendente per tre motivi: il traffico esagerato, la facilità con cui, ad una rapida occhiata, si possono immaginare le meraviglie racchiuse nelle mura della città e l’impossibilità di trovare il nostro hotel. Vaghiamo avanti e indietro invano con il navigatore che non riesce proprio a darci una mano. Dopo un lungo errare dentro e fuori le mura, un tizio in moto si auto-impone di accompagnarci alla nostra meta. Sbaglia sia l’hotel che varie strade ma, alla fine, ci conduce alla meta. Noi ovviamente prepariamo la mancia ma questo pretende ben 50Dh… da non credere!! Cediamo solo perché dovremo lasciare l’auto in strada per tutta la notte (meglio non ritrovarla sfasciata) e per via della giornata disastrosa.
Le fanciulle sono tutte piuttosto traumatizzate dai vari avvenimenti così, nonostante il nostro bellissimo hotel Batha (prenotato su http://www.octopustravel.com a soli 175Dh) sia a 200m dalla porta di accesso alla medina (Bab Boujeloud), non ne vogliono minimamente sapere di fare due passi nei suk della città e, anzi, corrono rapidamente verso il ristorante che abbiamo scelto sulla Lonely Planet. Ceniamo al Clock Café, un bel bar gestito da giovani ragazzi marocchini, realizzato all’interno di un vecchio palazzo. Il posto è molto bello e si possono assaporare sia piatti tradizionali che normali panini (per la gioia di chi attendeva impazientemente un comune ed europeo sandwich da mettere sotto i denti).

SETTIMO GIORNO: 20 maggio – FEZ
Per la visita di Fez ci siamo affidati ad una guida autorizzata, prenotata tramite l’hotel (250Dh), così da tranquillizzarci un attimo e da evitare di perdersi nel dedalo di viuzze che caratterizzano la medina della città. Col senno di poi, credo si sarebbe potuto fare anche autonomamente ma è andata più che bene anche così! Wafi, la nostra guida, ha preferito iniziare il tour in auto, portandoci prima a vedere le bellissime porte di ottone del Palazzo Reale e poi la sorprendente vista della città, baciata finalmente da un bel sole, dalla fortezza che domina uno dei colli attorno ad essa. Un’infinità di casupole, terrazze e antenne ruotano attorno ai tetti verde smeraldo della moschea e dei principali monumenti che si stagliano sui vicini edifici. Come purtroppo temevamo, il tour comprende la tappa obbligatoria ad alcune botteghe artigiane e quindi ci fermiamo a visitare una fabbrica di ceramiche. La visita è davvero interessante e i prodotti veramente belli nelle loro sfaccettature di colori e composizioni.
Raggiungiamo sempre in auto la zona delle concerie e qui parcheggiamo per iniziare la visita della città vera e propria. Saliamo sui gradini che conducono ad una terrazza che si affaccia sulla conceria con la sue numerosissime buche piene di colori e di omini immersi nei liquidi colorati, intenti nei loro lavori. L’odore è veramente sgradevole e il rametto di menta non può fare granché ma, a quanto dicono, siamo fortunati perché il venerdì lavorano in pochi e l’odore è nettamente inferiore. Non voglio immaginare gli altri giorni! Hehe! D’obbligo la seguente visita del negozio di pellame dove acquisto una cintura doubleface davvero carina.

Passeggiamo per il saliscendi di stradine del quartiere Andaluso dove Wafi ci racconta delle tradizioni locali e della vita degli abitanti della medina dove, bisogna ammetterlo, si trova di tutto. Tanto che esistono persone che non ne escono da anni!
E’ un peccato che la maggior parte dei negozietti sia chiusa il venerdì e che le stradine siano più tranquille del solito. Ma questo ci permette di raggiungere più facilmente la piazza el-Seffarine con la splendida e ricchissima Medersa el-Attarine (10Dh) e di dare un’occhiata nei numerosi portoni di ingresso della leggendaria Mosche Karaouiyine. Il cortile con la fontana per le abluzione è sorprendente per il contrasto tra la complessità delle decorazioni e la mistica serenità che si respira.

Dopo la brutta esperienza al negozio di tappeti del giorno prima, non gradiamo la visita all’ennesima cooperativa di produzione di tappeti. Sono certamente molto belli ma non siamo affatto propensi a fare acquisti e lo diciamo palesemente, purtroppo rischiando di offendere la guida e il signore che, con il solito entusiasmo, ce li mostra diligentemente. In compenso, la vista dalla terrazza è notevole!
Visitiamo nuovamente un negozio di abbigliamento tipico (rivolto per lo più a turisti) e, seppur con la solita triste diffidenza che non ci permette di lasciarci andare, ci divertiamo a provare alcuni vestiti tradizionali. A questo punto iniziamo ad avere un po’ di fame così, dopo aver dato un’occhiata all’ingresso del Fondouk el-Attarine, Wafi ci accompagna in un ristorantino tranquillo e veramente incantevole. I prezzi non erano bassissimi per gli standard marocchini (circa 120Dh a testa) ma il cibo è molto buono e la location incomparabile: i tavoli sono sistemati nel cortile di un antico riad ricco di stucchi, intarsi e piastrelle decorate. La povera Maria non tocca cibo perché non sta bene e, quando la guida ci accompagna in una erboristeria, il suo stomaco è tutt’altro che incantato. Al nostro olfatto vengono offerte diverse spezie, creme e intrugli vari e, terminata la dimostrazione, compriamo qualche prodotto. Ma dov’è finita Maria? Dopo poco riappare con la faccia sconvolta e lo stomaco svuotato. Ehm, diciamo che le spezie non le sono proprio piaciute!
Rientrati in hotel, salutiamo la guida e partiamo alla volta di Rabat. Ci fermiamo a comprare qualcosa in un grande supermercato fuori dalla città di Fez e ci stupiamo di quanto sia simile ad uno dei nostri. Sembra tutta un’altra realtà rispetto alla medina: donne che lavorano alle casse, prodotti multinazionali ben allineati negli scaffali e nessuna contrattazione! Anche questa è una delle mille facce del Marocco.
Arriviamo a RABAT con un bel sole ancora alto nel cielo ed è amore a prima vista. Il mare ci sorride luccicante, la gente passeggia per le strade e le mura ocra ci accolgono al nostro arrivo. Sistemiamo Maria e le nostre valigie all’hotel Majestic (http://www.hotelmajestic.ma, 180Dh colazione esclusa) e, da pessimi compagni di viaggio quali siamo, la lasciamo al suo riposo lanciandoci nella medina gremita di gente e di negozi di oggetti dalle marche contraffatte. La sorpresa è che qui i venditori non sono oppressivi e, anzi, piuttosto che contrattare (ormai ci avevamo preso quasi gusto) rinunciano ad un cliente. Il tempo vola e così sono già quasi le 22 quando ci sediamo nella zona del mercato coperto per addentare una pizza dal bell’aspetto (e non era nemmeno malvagia) in un barettino molto semplice, pieno di gente locale. Rientrati in hotel, la sventurata stava dormendo accoccolata nelle braccia di Morfeo e noi, dopo una doccia gelata (l’acqua calda non era regolare), non tardiamo a seguirla.

OTTAVO GIORNO: 21 maggio – RABAT E MARE

Decidiamo di fare colazione nella pasticceria sotto l’hotel dove constatiamo con piacere che le torte e le brioches non sono affatto male. La sera precedente avevo visto un’altra pasticceria/panetteria dall’altro lato della strada con, in vetrina, delle belle confezioni regalo di dolcetti alla mandorla. Ne ho portate a casa un paio ed erano davvero buonissimi!
Saliamo in auto e visitiamo la kasbah Oudaia, accoccolata su uno sperone di roccia e racchiusa da mura, a guardia del mare e del fiume che separa Rabat da Salé. Attraversata la bella porta, sembra di essersi materializzati in una cittadina delle isole greche: le case imbiancate a calce, con le imposte azzurre, si affacciano su viette strette che conducono ad una piattaforma da cui si gode un ottimo panorama. Peccato non aver potuto prendere un the sulle meravigliose terrazze del bar attraverso il quale si accede al giardino Andaluso, con vista sulle scogliere, sulle mura e sul fiume.

Ormai la vacanza è agli sgoccioli così ci lanciamo in modo quasi frenetico nella tranquilla medina, lungo rue des Consuls e rue Souk es-Sebat, dove compriamo ogni genere di cose a prezzi ragionevoli, pur con una limitata possibilità di contrattazione.
Risaliti in auto, facciamo una rapidissima sosta per ammirare la torre Hassan e l’esterno del monumentale Mausoleo di Mohammed V (nonno dell’attuale re). Ormai la voglia di rilassarsi al mare prevale sull’attrazione esercitate dalle tappe culturali!

Fatichiamo un po’ a raggiungere l’hotel La Felouque di TEMARA (http://www.lafelouque.com, 210Dh) ma ne vale assolutamente la pena perché si trova proprio sulla spiaggia Sables d’Or, una bella caletta dalla lunga spiaggia dorata. Le camere danno direttamente sul mare e, dopo un leggero pasto al ristorante dell’hotel (hanno perfino prosciutti e pasta), ci lanciamo in spiaggia. Il vento è insistente ma un bel sole brilla alto nel cielo e salamandrarsi è veramente una meraviglia. Finalmente il meritato relax! Io e Tinel osiamo perfino un bagno nell’oceano che è freddino ma non troppo.
Lavati e stirati usciamo a cena e decidiamo di optare per il ristorante Panorama con vista mare (anche se il sole è già tramontato). Mangiamo abbastanza bene ma il locale è deserto. C’è pure un musicista che suona diversi strumenti per il piano bar ma che si posiziona all’interno del locale dove non c’è nemmeno un cliente e fa una certa tristezza. Diciamo che tra la sua musica e la cena a lume di candela, l’atmosfera è adatta per celebrare la malinconia da ultimo giorno di vacanza.

NONO GIORNO: 22 maggio – RIENTRO
Ci svegliamo in piena notte per raggiungere l’aeroporto di Casablanca e per riconsegnare l’auto. Fuori è ancora tutto buio e, lungo la strada, ci imbattiamo pure in alcuni banchi di nebbia… sembrava di essere nella bassa bergamasca! Arrivati all’aeroporto inseriamo i documento dell’auto e le chiavi in una fessura perché il nostro sportello era ancora chiuso (contrariamente a quanto indicato in internet). Abbiamo poi cambiato i dirham in euro ma fate attenzione perché molti uffici di cambio hanno solo le grosse banconote e si rischia di tornare a casa con ancora molto denaro marocchino.
Per poter salire sul nostro volo (partenza ore 9.50) dobbiamo affrontare numerosissimi controlli e metal detector tanto che, nonostante il nostro largo anticipo, arriviamo al gate giusto in tempo!

Sul volo di ritorno ripensiamo alle bellissime avventure che ci stiamo lasciando alle spalle e a tutte le cose più strane che abbiamo visto, annusato, ascoltato, toccato e mangiato. Tutti i sensi sono entrati in gioco per catturare ogni attimo di questa terra così affascinante.
I paesaggi sorprendono per la loro vastità e la capacità di cambiare rapidamente: svoltando semplicemente dietro una curva della strada il mondo cambia all’improvviso. La terra rossa attorno a Marrakech contrasta con i campi fertili della periferia di Fez, la macchia mediterranea di Rabat sembra tanto lontana dal deserto sabbioso di Merzouga e i canyon rocciosi delle vallate risaltano sullo sfondo dei verdeggianti palmizi che crescono al ridosso dei corsi d’acqua.
In Marocco vivono ancora antiche tradizioni, che sgorgano da una cultura millenaria ma, non per questo, essa risulta chiusa su se stessa. Nelle grandi città si respira un’aria cosmopolita ed occidentalizzata e, chiacchierando con alcuni marocchini, è ben evidente l’interesse che nutrono verso la nostra cultura e le nostre tradizioni. Anche noi, come molti turisti, non eravamo molto tranquilli nell’intraprendere un viaggio fai-da-te in una terra così differente rispetto alla nostra ma ci siamo informati e abbiamo parlato anche con persone che hanno trascorso alcuni mesi in Marocco e ci siamo lasciati convincere. E, difatti, non ci siamo trovati mai in situazioni particolarmente drammatiche (salvo la brutta avventura con il venditore di tappeti).
Prima di partire per questo viaggio vi consiglio di leggere qualche guida, alcuni racconti di altri viaggiatori e dei libri di narrativa ambientati in questo fantastico paese (Al Marocco, Le voci di Marrakech ,Il the nel deserto, Creatura di sabbia, etc.) per poter assaporare al meglio alcuni aspetti della cultura locale e per poter iniziare ad immergersi nelle terre che si andranno a visitare.
Tornare al tran-tran di tutti i giorni non è semplice dopo un’avventura del genere che ti lascia un sacco di materiale su cui meditare. La nostra prepotente cultura avrà sempre ragione in tutto? Forse bisognerebbe iniziare a guardare la vita anche sotto altri aspetti… Chissà, forse un giorno torneremo in questa terra fantastica, ancora tutta da scoprire, e tutto ci sarà più chiaro. Forse basterà solo tornare un po’ in vacanza perdendosi per le labirintiche medine o lungo valli dimenticate dal tempo o, ancora, tra le dune di un deserto piovoso. Ma chi può dirlo? … Inshallah!

Tus-operator

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