Karpathos will bring you back!

Quest’anno io e il mio fidanzato eravamo indecisi sulle vacanze. Aleggiava l’idea della Sardegna ma poi, complice la nostra agente di viaggio di fiducia, abbiamo optato per Karpathos, di cui non sapevamo nulla. Documentandoci un po’ sul web abbiamo subito capito che sarebbe stato il posto ideale per noi che ci eravamo già innamorati della Grecia (dopo Rodi e Creta) e siamo sempre in cerca di mare bellissimo e buona cucina.
Decidiamo quindi di prenotare tramite Eden Viaggi che propone il volo diretto da Bergamo abbinato a un hotel: scegliamo il Miramare Bay per la vicinanza al centro di Pigadia, dato che la sera ci piace fare due passi e cercare ristoranti e taverne; l’hotel offre soluzione di bed and breakfast, ha clientela internazionale e una piscina (!).
06-08
Levataccia (ore 3) per essere all’aeroporto di Orio al Serio alle 4; il volo (operato da Meridiana) parte puntuale alle 6.05 e ci lasciamo alle spalle una Bergamo umida e fresca. Volo non proprio tranquillissimo perché ci è stato appioppato il posto in ultima fila, molto rumoroso per la presenza del motore proprio alle nostre spalle, e l’aria condizionata è un po’ troppo alta. Nonostante questo riusciamo a dormire; a una mezz’ora dall’arrivo il pilota ci avvisa che a causa delle raffiche di vento a 50 km/h potremmo avvertire delle turbolenze in fase di atterraggio (e così è stato!). Sani e salvi atterriamo in orario all’aeroporto di Karpathos, appena rimodernato ma comunque piuttosto piccolo. Dopo il ritiro bagagli ci avviamo con il pullman del TO verso il nostro hotel, e ci rendiamo subito conto del vento e delle strade strette, non illuminate e senza guardrail… ma sapevamo già che l’isola è ancora “incontaminata” almeno da questo punto di vista.
Assieme ad altre 2 coppie arriviamo al Miramare Bay Hotel; alla reception ci spiegano che per oggi la nostra camera non è pronta, quindi per la prima notte alloggeremo all’Electra beach hotel, proprio di fronte; hotel internazionale con camere piccole ma appena rinnovate e una splendida piscina. Per noi l’unico disagio è stato di non poter disfare la valigia (non avremmo avuto comunque l’auto, prenotata dall’Italia, fino al giorno successivo). Dato che è ora di pranzo esploriamo le vie di Pigadia e ci fermiamo a mangiare un hamburger e un’insalata in uno dei bar sulla via parallela al porto, poi torniamo in hotel per goderci la piscina e passeggiare sulla spiaggia (che, spiace ammetterlo, è veramente brutta in quel tratto e non abbiamo proprio capito come gli ospiti di questi alberghi e del 5 stelle Alimounda potessero fermarsi lì). Usciamo a cena sul presto e ci rechiamo verso il porto, dove sono allineati numerosi ristoranti / taverne e bar; decidiamo di fermarci da Sofia’s place, taverna segnalata sia su web che sulla nostra guida, ed è stata una fortuna capitare lì così presto perché nelle sere successive ci sarà sempre coda e sarà impossibile trovare un tavolo libero. Scegliamo subito alcune specialità greche: dopo il pane con patè di olive che viene servito ovunque come antipasto, prendiamo una feta alla piastra con pomodori e peperoni, uno spiedino di pesce spada accompagnato da una Ceasar’s salad per il mio fidanzato e il kleftico (agnello al cartoccio con verdure e patatine fritte) per me, con acqua e vino bianco. Mangiamo molto bene e con 36 euro ci vengono offerti dei dolcetti buonissimi (credo si chiamino “loukoumades”, sono delle frittelle innaffiate di miele e cannella). Proseguiamo poi la passeggiata fermandoci per un caffè al rinomato Angolo italiano, dove ci portano una moka al prezzo di 2 euro; dovunque il caffè espresso – almeno nei locali in cui lo fanno – costa 2 euro, altrimenti si può prendere un caffè frappè (tipo caffè freddo shackerato, con latte e/o zucchero a piacimento).
07-08
Facciamo colazione all’Electra (colazione continentale molto varia e, come scopriremo in seguito, decisamente migliore di quella del Miramare) e sbrighiamo le formalità di checkout-checkin, per scoprire che la nostra stanza al Miramare non sarà pronta fino alle 11. Nell’attesa andiamo allora all’autonoleggio per ritirare la nostra auto, prenotata dall’Italia sempre tramite la nostra agenzia: avevamo fatto questa scelta perché essendo alta stagione temevamo di non trovarla sul posto, e volevamo una jeep o comunque un 4×4 per girare l’isola in libertà. Qui scopriamo che nonostante la prenotazione e il conto salato che avevamo già pagato, la jeep non è disponibile e per un giorno dovremo accontentarci di una Toyota Yaris!!! Oltretutto rischiamo di non avere nemmeno quella perché, ingenuamente, non avevamo portato con noi una carta di credito come garanzia (“no credit card, no car” ci ha detto l’impiegata…), ma con diplomazia riusciamo a convincerla a farci lasciare una cauzione di 200 euro e a darci comunque l’auto. Non credo che negli altri rent a car venga chiesta la carta di credito, sicuramente in questo autonoleggio di livello internazionale sono molto più fiscali ma abbiamo imparato la lezione, la prossima volta cercheremo un’auto in loco e risparmieremo la metà! Tra l’altro avevamo programmato come primo giorno di andare a Olympos, per poi dedicarci alle spiagge, ma ovviamente con la Yaris non è neanche da pensare… Un po’ arrabbiati torniamo in hotel, dove per scusarsi del disguido di averci fatto cambiare stanza ci viene assegnata una camera familiare molto spaziosa, con uno sconto sull’aria condizionata (che in un paio di notti in cui il vento sarà calmo si rivelerà provvidenziale) e con frigorifero e cassetta di sicurezza gratis (se non ricordo male, l’aria condizionata costa 7 euro al giorno, il frigo 25 e la cassetta di sicurezza – presso la reception – 10 euro). L’hotel non è nuovissimo, la nostra stanza è parzialmente rinnovata con armadio nuovo, materassi e cuscini nuovi e comodi, mentre il bagno è vecchiotto ma pulito (unico appunto: è un bagno cieco senza ventola e per tenere aperta la porta dobbiamo posizionare un cestino davanti). Lasciamo le nostre cose in camera e finalmente possiamo partire alla scoperta dell’isola; essendo molto tardi (sarà stato mezzogiorno) ci rechiamo ad Achata che è la spiaggia più vicina a Pigadia. Qui ovviamente non ci sono più ombrelloni liberi e troviamo un po’ d’ombra sotto un albero. Scopriamo subito di essere circondati da italiani… cosa che non mi aspettavo a questi livelli! Il mare ad Achata è bello, con fondale di sassi, l’acqua è piuttosto fresca come in tutte le altre spiagge. La baia è circondata dai monti a picco sul mare quindi il vento non soffia così forte qui. Per pranzo ci fermiamo alla taverna sulla sinistra guardando il mare (a destra c’è un altro bar) e prendiamo una Greek Salad, una fruit salad e un caffè frappè a 21 euro in tutto. Poco dopo decidiamo di ripartire alla volta delle spiagge a sud, vicino all’aeroporto: riusciamo a trovare Damatria Beach dopo non pochi giri (è indicata solo da una tavola da surf all’angolo della strada) e ci fermiamo davvero il tempo di un paio di foto perché il vento è fortissimo (per la gioia dei surfisti che si vedono in acqua) e solleva la sabbia. Proseguiamo poi per Diakofti che da quanto abbiamo letto è una delle spiagge più belle dell’isola. Innanzitutto devo dire che la strada per arrivare a Diakofti, che costeggia l’aeroporto, è sterrata e secondo me non è facilissima da percorrere con un’utilitaria come la Yaris o con un motorino, più che altro ci sono molti sassi e il pericolo forature o danneggiamenti alla parte inferiore dell’auto non è così remoto. Intorno alla strada il deserto, nessun’auto dietro di noi, il vento che soffiava impetuoso. Diakofti è formata da due insenature: quella sulla destra è quasi vuota (ci saranno al massimo 6 persone) e quella sulla sinistra è davvero vuota. Non ci sono ombrelloni né taverne. Il vento è esagerato e veniamo insabbiati, troppo fastidiosa la sabbia che viene sferzata addosso, l’unico rifugio è l’acqua splendida e trasparente (mi ha ricordato Elafonissi a Creta, per chi ci è stato). Anche qui facciamo qualche foto e nell’andar via scambiamo qualche parola con una coppia di signori milanesi, che incontreremo poi per caso a Pigadia la sera successiva.

Rientriamo a Pigadia e finalmente lasciamo la Yaris per una Dahiatsu Terios che comunque non si rivelerà affidabile come un Suzuki Jimmy o simili, la Terios è più un suv compatto da città… leggerete più avanti le nostre avventure. Dato che avremmo dovuto restituire l’auto il venerdì – ultimo giorno – alle 12.30, riusciamo a convincere la titolare a prorogare fino alle 18.30 per avere un giorno in più, come “risarcimento” per aver avuto un’auto di categoria inferiore il primo giorno. Rientriamo in albergo, facciamo una doccia e ceniamo da Orea Karpathos, una delle ultime taverne sul porto, dove assaggiamo i tipici “makarounes”, un po’ pesanti ma comunque molto buoni, il saganaki (feta impanata e fritta) e la moussaka. Il tutto per 26 euro in due, vino bianco compreso! L’ambiente è molto piacevole e almeno qui non ci sono troppi italiani (anche se i menu sono ovunque in greco, italiano e inglese e tutti i ristoratori parlano abbastanza bene l’italiano, anzi propongono subito il menu del giorno in italiano…). Dopo la passeggiata ci fermiamo in una delle gelaterie sulla via parallela al porto, il gelato è quasi come il nostro e i prezzi pure.

08-08
Ci svegliamo prestissimo per la luce che entra in camera; scendiamo a far colazione e scopriamo che non c’è latte caldo (nonostante la richiesta non è possibile averlo) né un tostapane, per cui ci limitiamo a caffelatte freddo e pane con burro e marmellata. Ci sono anche cereali, biscotti, yogurt greco e tè, oltre alla parte “salata” con formaggio e prosciutto, uova sode e insalata di cetriolo e pomodoro (da noi mai toccati). Dato che è presto decidiamo di andare ad Apella, che ha poco parcheggio ed è più distante da Pigadia (comunque meno di mezz’ora di auto su una strada asfaltata a strapiombo sul mare, non difficoltosa) e siamo in spiaggia per le 9.30, c’è pochissima gente quindi ci fermiamo in uno degli ombrelloni nella parte centrale di questa spiaggia di sassi fra le più grandi. Un ombrellone e 2 lettini costano dappertutto 6 euro (non più 5 come in un racconto che avevo letto riferito all’anno scorso… ma tant’è, sono prezzi abbordabilissimi e lontani da quelli italiani!): ci si piazza sul lettino e prima o poi passerà qualcuno a riscuotere… Ma veniamo al mare: è davvero stupendo, con colori che digradano dal trasparente della riva, al verde, al turchese e al blu ed è piatto… in acqua non ho mai visto un’alga o un’erbetta, il mare sembra una piscina insomma con dei riflessi spettacolari. L’acqua è fresca ma dopo esser stati sotto il sole è un toccasana… unica nota, se i sassi vi infastidiscono portatevi delle scarpette (a me personalmente non danno troppo fastidio).

A pranzo saliamo all’unica taverna presente, gestita da un ragazzo originario dell’isola ma cresciuto a New York; qui mangiamo il piatto del giorno (petto di pollo soffritto nel vino accompagnato da riso per me, piatto di verdure cotte e feta per il mio fidanzato), come dolce una coppa di yogurt con miele che diventerà un po’ il leit motiv della vacanza, il tutto costato 28 euro in due, ma la vista spettacolare e la brezza sono impagabili! Restiamo a rilassarci in spiaggia e nel tardo pomeriggio rientriamo in hotel, dove scopriamo che la nostra stanza non è stata rifatta, perché il personale ha il giorno libero il lunedì (strano). Per cena andiamo al ristorante To Kyma, consigliato dalla nostra guida; facilissimo da trovare perché è l’ultimo in fondo al porto. Un calamaro (gigante) alla griglia, makarounes, vino bianco – buonissimo ovunque – , acqua e insalata per 25 euro in due… Anche se il pesce non è il piatto forte di Karpathos, anzi in molti menu è indicato che si tratta di prodotto congelato, mangiamo bene. Dopo cena ci fermiamo al Boulevard of broken dreams, locale sulla salita che dal porto va sulla via interna, appena dopo l’Angolo italiano, per una birra e un cocktail e per ascoltare della musica dal vivo (torneremo qui anche le sere successive).
09-08
Ormai ci siamo adattati al vento e nonostante qualche scottatura del mio fidanzato che ha la carnagione chiara, abbandoniamo l’idea di andare a Olympos per esplorare tutte le spiagge più belle dell’isola. Partiamo quindi per Amoopi, a sud est, che è un paesino costituito per lo più da studios e taverne e da diverse spiagge: la prima in fondo abbastanza piccola, di sabbia, con ombrelloni tutti attaccati e nessuno libero; la più grande sempre di sabbia mista a ciottoli, molto più spaziosa e raggiungibile dall’altra attraverso un passaggio fra gli scogli. Ci fermiamo qui e notiamo molte famiglie con bambini (dato che c’è la sabbia e l’acqua digrada più dolcemente rispetto alle spiagge a nord est). Non è sicuramente una delle spiagge più tranquille. L’acqua è fredda ma davvero trasparente e facciamo diversi bagni. A pranzo per oggi ci adattiamo con un po’ di frutta comprata la sera prima in uno dei tanti minimarket all’uscita di Pigadia in direzione nord (il nostro preferito era quello di fronte all’”ecomostro” Kostantinos Palace). Nel pomeriggio esploriamo le altre due spiaggette: una di sassi, sotto la taverna Calypso, ma non siamo scesi; l’altra più piccola e “privata” e con fondale roccioso in cui ho fatto un breve bagno, procurandomi un piccolo taglietto sotto la pianta del piede (sicuramente spiaggia non adatta a chi ha bambini, ma ideale per chi fa snorkeling). Siamo anche entrati nella chiesetta che domina la baia, restando come sempre incantati dall’arte iconografica ortodossa.

Per cena ci fermiamo alla taverna Esperida (una delle prime sulla sinistra scendendo per Amoopi) di cui avevamo letto note positive, che non possiamo che confermare: per iniziare ci viene offerto pane alla cipolla caldo con paté di olive e di caviale, poi assaggiamo la feta “ambrosia” (fritta e ricoperta di miele e semi di sesamo, un sapore molto particolare), un enorme gyros plate con cipolla, come dolce il mio ragazzo prende un baklava, il dolce tipico con pasta sfoglia ripiena di mandorle, noci e miele e anche qui con acqua e vino inclusi spendiamo 29 euro in due, con una coppetta di gelato offerta dalla casa. Ci è proprio piaciuto e difatti ci torneremo. A Pigadia il vento si è calmato e il caldo è quasi soffocante; quando il vento non soffia sembra che tutto trattenga il respiro, è una sensazione stranissima… anche questa sera ci fermiamo al Boulevard per un drink rinfrescante e poi ci sediamo alla piazza di fronte al Municipio, che sembra essere leggermente più arieggiata. La zona vicino al Municipio ci è sembrata quella meno turistica e più abitata dai locali; sulla strada per raggiungerla c’è infatti un caffè vecchio stile, con musica tradizionale e vecchietti che bevono e cantano ai tavoli.
10-08
Tra le spiagge più belle e caratteristiche resta ancora da vedere Kyra Panagia, a cui si arriva seguendo la strada che porta a nord e poi prendendo la deviazione prima di Apella. La strada non è bellissima, piena di tornanti a strapiombo sul mare ma vale la pena… ci fermiamo in un punto panoramico per fare qualche foto e assaporare il silenzio rotto solo da qualche motorino di passaggio e i profumi della natura, che sono davvero inebrianti a Karpathos: pini, origano, erbe… indescrivibili! Kyra Panagia ha dei colori stupendi, rispetto ad Apella il mare è più azzurro e meno verde e la spiaggia è più piccola, anche se c’è buona possibilità di parcheggio. Prima di arrivare alla spiaggia vediamo alcune taverne, minimarket e studios. Anche qui gli ombrelloni costano 6 euro; prima di farci un bagno, decidiamo di salire alla famosa chiesetta approfittando del sole non ancora così forte e facciamo delle foto meravigliose. C’è anche una taverna in alto con vista panoramica, ma noi abbiamo preferito pranzare in quella sulla destra salendo dalla spiaggia. Il mare qui è davvero meraviglioso, non vorrei mai uscire dall’acqua!

Nel pomeriggio decidiamo di rischiare e raggiungere Kato Lakko, spiaggia vicina decisamente sconsigliataci dalla titolare del rent a car (ce l’ha proprio cancellata dalla cartina con la penna!). Ci facciamo spiegare dalla ragazza degli ombrelloni come fare a raggiungerla e speriamo che la nostra Terios non faccia troppa fatica (ci siamo già accorti che sulle curve non è il massimo, probabilmente la cilindrata è troppo bassa – 1300 benzina – e quando accendiamo l’aria condizionata fa proprio fatica!). Iniziamo la discesa lentamente sulla strada sterrata, quando a un certo punto vediamo un motorino parcheggiato, e dato che la strada comincia a farsi pericolosa parcheggiamo a lato della curva e proseguiamo a piedi. Sentiamo più in basso rumore di auto, quindi pensiamo che avremmo potuto anche continuare a scendere con la Terios… invece troviamo un ragazzo e una ragazza che cercano invano di risalire lo sterrato con la loro Citroen C3. Le ruote non hanno aderenza sulla ghiaia e la ragazza toglie con le mani i sassi davanti alle ruote anteriori… i poveretti sono tutti insabbiati e cerchiamo di aiutarli come possiamo, spingendo l’auto, togliendo i sassi ma la C3 non ne vuole sapere di affrontare la salita. Sono due ragazzi greci e l’auto è di loro proprietà; provano a chiamare i vigili del fuoco ma nessuno si vuole prendere la responsabilità di venire a recuperarli. Passa una coppia di ragazzi italiani con un Suzuki Jimmy (questo sì riesce ad arrivare in fondo, vicino alla spiaggia) ma nemmeno loro possono fare molto. Noi pensiamo che abbiamo fatto bene a parcheggiare l’auto qualche curva più su altrimenti probabilmente saremmo stati nella stessa situazione… i ragazzi pensano quasi di accamparsi lì dato che hanno una tenda, noi proponiamo di dar loro un passaggio fino a Pigadia dove avrebbero potuto decidere il da farsi, ma dopo mezz’ora di telefonate e tentativi vari ci convincono ad andare in spiaggia mentre loro cercano di reperire telefonicamente un ragazzo conosciuto al loro campeggio. Kato Lakko è una spiaggetta isolata e tranquilla, che credo sia divisa in alcune calette, ma noi stanchi dall’avventura con i greci e dato che erano ormai le 18 decidiamo di fermarci e fare un bagno in quella sulla destra, che ha anche alcuni ombrelloni. In tutto saremo in 6-7 persone e tutti ci godiamo il suono delle onde che si infrangono sulla riva, nessuno parla. Risaliamo a piedi nel bosco e troviamo i ragazzi greci ancora nella loro auto: fortunatamente hanno trovato qualcuno che verrà a recuperarli e difatti poco sopra incrociamo un pickup. Ma le avventure per noi non sono ancora finite… recuperiamo la nostra Terios e affrontiamo la salita con qualche difficoltà, nelle curve a strapiombo. A un certo punto, non so se perché il sole stava calando o per le emozioni vissute, perdiamo l’orientamento e a un incrocio di tre diversi sentieri di campagna prendiamo quello sbagliato e finiamo su un sentiero che non ci ricordiamo di aver percorso all’andata, perché si addentrava nel bosco. Qui riusciamo a fare inversione ma davanti a una piccola salita la Terios non ne vuol sapere di ripartire… Piccolo momento di panico perché eravamo in mezzo al nulla e il sole stava calando, inoltre non sapevamo chi chiamare! Dopo diversi tentativi finalmente l’auto si rimette in moto e torniamo all’incrocio, dove una signora del posto (forse un angelo?) ci indica la direzione per tornare sulla strada principale… Tiriamo un sospiro di sollievo e riusciamo ad arrivare in hotel stanchi per le avventure della giornata. Morale: non andare a Kato Lakko senza un fuoristrada degno di questo nome!! In alternativa andare in barca con la Sofia My Love che ogni giorno propone gite alle spiagge più belle.
Andiamo a cena al ristorante “La vita degli angeli” dato che ne avevamo letto bene, ma a noi non è piaciuto: il servizio è infatti molto lento nonostante siano le 22 e ci siano pochi clienti, il personale è frettoloso e scortese e il “pastitzio” che ho preso è bruciato. Inoltre abbiamo speso più che negli altri ristoranti (probabilmente ora che è diventato “famoso” hanno alzato i prezzi!). Per finire la serata andiamo al Fruit Bar, sulla via interna, con vista mare, dove ordiniamo una buonissima macedonia di frutta fresca con gelato.
11-08
Oggi decidiamo di esplorare la costa occidentale e partiamo in direzione di Lefkos, prendendo la strada che da Pigadia attraversa Aperi, Volada, Othos e Pires, paesini arroccati che mi hanno ricordato alcuni paesi dell’entroterra siciliano. Lefkos è l’unica spiaggia completamente di sabbia vista durante la nostra vacanza oltre a Diakofti, il mare è anche qui trasparente ed è piacevole passeggiare sul bagnasciuga. La spiaggia – attrezzata – è popolata come al solito da turisti per la maggior parte italiani; oggi stranamente vediamo delle nuvole lungo le montagne e ogni tanto il sole viene oscurato per pochi secondi (grazie al vento infatti le nuvole passano velocissime!). All’ora di pranzo ci avviamo verso la taverna “I tre delfini” appena dietro il parcheggio; qui non ci sono italiani ma solo americani, anche il ragazzo che ci prende le ordinazioni è di origine greca ma cresciuto a Baltimora. L’atmosfera è molto rilassata, i tempi sono rallentati e ci godiamo i nostri gyros pita, tuna salad e yogurt con miele in tranquillità (tra l’altro spendendo pochissimo, 11 euro!). Il vento oggi soffia di nuovo forte dopo qualche giorno di relativa calma, quindi diamo un’occhiata veloce alla spiaggia libera più a destra rispetto alla taverna e risaliamo in macchina.

Per tornare decidiamo stavolta di spingerci più a sud, e ci fermiamo a Finiki per una mezz’ora sulla spiaggetta vicino al porto. Il vento però è insopportabile e l’acqua non è pulitissima per cui rinunciamo al bagno. Proseguiamo per Menetes, dove vorremmo fare un po’ di foto dalla chiesa che si staglia sul paese ma non troviamo posto per lasciare l’auto; ci fermiamo invece al monumento dedicato alla rivoluzione karpaziana contro il “nemico” italo-tedesco nel 1944. Dalla sommità della scalinata la vista è spettacolare ma il vento è così forte che facciamo fatica a scendere! Come impressione generale l’ovest dell’isola ci è sembrato molto più roccioso e riarso e il vento era davvero forte. Prima di tornare a Pigadia, decidiamo di concludere la giornata ad Amoopi; questa volta però riusciamo a trovare la spiaggia di Kastellia, una piccola caletta tra gli scogli, che l’altra volta avevamo cercato invano. Sicuramente è un posto ideale per gli amanti dello snorkeling; ci fermiamo solo il tempo di un paio di foto e torniamo alla grande Amoopi per l’ultimo bagno della giornata con gli ultimi raggi del sole. Per cena ci rechiamo ancora una volta all’Esperida, dove non ci facciamo mancare niente: il “farmer’s dish” con pane raffermo, pomodori, olive, capperi e feta, di nuovo la feta “ambrosia” che è piaciuta tanto al mio fidanzato, souvlaki di calamari (spiedino) e orata alla griglia. Spendiamo un po’ più del solito ma le porzioni sono super abbondanti; puntualmente ci dimentichiamo che è meglio ordinare solamente il piatto unico (contornato sempre di riso, patatine fritte e insalata) dato che come antipasto viene offerto il pane con il paté di olive… abbiamo condiviso una piccola parte della nostra cena con gli immancabili gatti che in tutte le taverne elemosinano un po’ di cibo. Dopo la cena torniamo in hotel per docciarci e nonostante i molti giri della giornata (ricordatevi comunque che le distanze sono ridicole a Karpathos: ad esempio, da Amoopi a Pigadia ci vogliono 10 minuti!) facciamo due passi e ci fermiamo ancora al Boluevard of broken dreams. Stasera però il vento è davvero fortissimo, la temperatura sembra essersi anche abbassata e stare seduti all’aperto è impossibile… prendiamo comunque una birra con una coppia di ragazzi che alloggia presso il nostro hotel e decidiamo di tornare ad Apella assieme il giorno successivo, dato che loro non hanno più il motorino e per noi è l’ultimo giorno.
12-08
Il vento non dà tregua nemmeno oggi, ma imperterriti torniamo ad Apella e lungo la strada incontriamo diversi massi franati dalle pareti rocciose, forse a causa del forte vento. Il mare è agitato e per tutta la mattina non possiamo fare il bagno, quindi ci crogioliamo sotto l’ultimo sole di Karpathos (anche oggi con qualche nuvoletta di passaggio). Altro pranzo alla taverna (tuna salad e solito yogurt con miele, buonissimo) e torniamo in spiaggia, dove dopo poco il vento sembra essere calato e finalmente riusciamo a farci un bagno.

A malincuore dopo aver fatto altre foto lasciamo la spiaggia intorno alle 17.30 perché dobbiamo riconsegnare l’auto entro le 18.30 e dobbiamo ancora far benzina… ma tutti i benzinai sono rimasti a secco da un paio di giorni, quindi non ci resta che pagare la differenza all’autonoleggio. In tutto nei nostri giri abbiamo percorso 226 km in 6 giorni… nulla a confronto delle distanze di Creta! In hotel iniziamo a preparare la valigia e per la cena stasera scegliamo il Mirage, consigliatoci dagli altri ragazzi. E’ il ristorante con la terrazza vicino a Sofia’s place. Stasera però il vento forte ci fa optare per un tavolo in posizione più interna; mai visto un vento così in tutta la settimana, il mare è talmente agitato che le onde arrivano fin quasi ai locali sul porto. Il ristorante si rivelerà il più caro: ceniamo con antipasto, souvlaki di pollo e di maiale, proviamo la birra Mythos, acqua e gelato per un totale di 42 euro, il servizio è piuttosto lento ma essendo l’ultima sera vogliamo goderci con calma ogni istante a Karpathos, quindi non ci pesa troppo. Purtroppo il vento forte ci impedisce di fare il solito giro tra i negozietti e i bar e torniamo presto in albergo a finire le valigie.
13-08
Ci alziamo presto perché alle 8.25 arriverà il pullman di Eden per accompagnarci all’aeroporto. La signora alla reception dell’hotel ci lascia con questa frase: “Karpathos will bring you back”… chissà! Sicuramente abbiamo lasciato diverse cose da vedere, come il famoso villaggio di Olympos, “scartato” dai nostri piani perché sentivamo di avere troppo bisogno del mare, che non vedremo per più di un anno… e anche altre spiagge come Agios Nikolaos e magari Diakofti con meno vento. In ogni caso quando l’aereo si è alzato in volo puntuale alle 11 e ha lasciato sotto di noi questa meravigliosa “montagna emersa dal mare” ci siamo sentiti molto tristi perché un’aria come quella, con quei profumi e quei colori non li troveremo facilmente e ci mancheranno molto nel lungo e umido inverno della val padana…

In conclusione, se la vostra idea di vacanza è quella di scendere dalla vostra camera di albergo e andare direttamente in spiaggia (o peggio in piscina), e restare lì fino a sera senza muovere un muscolo, beh allora Karpathos non fa per voi: bisogna assaporarla e viverla fino in fondo in compagnia di chi la sa apprezzare e non teme le avventure, il vento e il sole bruciante. Non è certo l’isola per una vacanza romantica e rilassante; anzi mette alla prova il rapporto di coppia e lo spirito di adattamento!
Sicuramente non è più l’isola incontaminata che traspariva dai racconti di qualche anno fa, è diventata molto turistica ma il vantaggio in questi primi anni di “boom” è che i turisti vengono trattati bene dappertutto e i prezzi sono ancora convenienti. La natura ha comunque ancora il sopravvento sull’uomo e ne percepirete la grandezza contemplando gli scogli spazzati dalle onde, gli alberi cresciuti obliqui per il forte vento, il cielo di un azzurro limpidissimo e i magnifici colori del tramonto.

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Ci sono 8 commenti su “Karpathos will bring you back!

  1. Grazie, mi hai fatto rivivere la mia vacanza a karpathos dello scorso anno… per ora il mare più bello che ho visto in Grecia l’ho visto lì… io di sicuro ci tornerò, mi piacerebbe alloggiare qualche giorno nella zona nord, che deve essere ancora incontaminata e splendida. comunque hai avuto la mia stessa impressione: il turismo sta avanzando inesorabilmente su quest’isola… ;-) PS noi non eravamo riusciti a trovare la strada per kato lakko! ma da quel che leggo forse è stato meglio così, anche perchè eravmo in scooter ed esperienze di scendere in spiaggia senza poi riuscire a salire più ne abbiamo già fatte nella vita! ahahaha

  2. Veramente veramente brava! Hai sviluppato un dettagliato diario di viaggio e mi sento di condividere tutto quello che hai scritto. Anche noi eravamo in quell’isola meravigliosa nel tuo stesso periodo: partenza 6 da Malpensa e ritorno 13 sempre a Malpensa.Noi, eravamo all’Hotel Alimounda, con ingresso a mare veramente impraticabile, ma dopo un anno stressatissimo per un sacco di motivi avevamo proprio voglia dii staccare la spina e farci coccolare e all’Hotel Alimounda il trattamento é stato veramente da cinque stelle. Comunque il bagno difronte all’hotel l’abbiamo fatto diverse volte anche perché se stavi sulla sinistra difronte alla Taverna era stato creato un ingresso a mare con ciottoli. Da lì, maschera e boccaglio, vento permettendo, più di una volta abbiamo raggiunto a nuoto gli isolotti difronte alla struttura Hotel. Hai presente quelle tre roccione emergenti dal mare, ebbene lì con fondali trasparenti abbiamo visto tanti ma tanti pesciolini!Anche noi abbiamo visto le spiagge + belle a bordo del caicco Sophia My Love(€ 22,00 barbeque compreso) Il mitico capitano Vasilis ci ha portato nel suo paradiso , una spiaggetta privata di 3 mt x 1,5 veramente un paradiso ben nascosto da rocce di granito e pini marittimi, dove all’ombra degli alberi abbiamo gustato il suo barbeque!Un’esperienza sorprendente! Poi sembre con caicco siamo approdati ad Apella, Kyra Panagia, etc. Ad Amoopi ci siamo andati con il bus pubblico € 1,60 a testa! Bella spiaggia, ma quanto vento!!!!Insomma anche per noi é stata una bella vacanza, un’isola ancora “vergine” dal turismo di massa, insomma da rivedere magari pensando ad un vento “moderato” e non forte e molto forte!!!!

  3. mi fa piacere che l’abbiate trovato interessante… sentivo il bisogno di raccontare e condividere la mia vacanza prima di tutto per ripercorrere gli istanti passati su quest’isola meravigliosa, e anche per dare un po’ di informazioni dato che online avevo trovato pochi racconti recenti… ecco, spero solo di non aver fatto “troppa” pubblicità a Karpathos, non deve diventare affollata come Rodi o Mikonos!!!@Pasionaria: sì l’ideale sarebbe tornarci a giugno o settembre quando il meltemi è sicuramente più calmo! mi hai fatto venire voglia di fare le gite in caicco, avendo l’auto non le abbiamo fatte!!@seabreeze: volevo ringraziarti perchè alcune informazioni prima di partire le avevo prese dai tuoi interventi, ad esempio il fatto di scegliere l’alloggio a Pigadia che per quanto mi riguarda è stata la scelta migliore ;-) quanto a Kato Lakko… non dirò pubblicamente come fare a raggiungerla, bisogna scoprirla da soli! (se vuoi tornarci magari te lo spiego in privato :-D)@Brusen: come ti ho già scritto in privato… non fartela sfuggire!!

  4. grazie pe rtutte le info che hai dato andrò a karpathos in agosto spero non di trovar ebufere di vento perhcè ho un bimbo di due anni e mezzo e non sarebbe il massimo ma l’idea di andare in un isola ancora poco sfruttata dal turismo ci ha colpiti subito spero di non pentirmene

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