East Coast low cost (terremoto e uragano inclusi nella quota)

PROLOGO

Quest’anno ho festeggiato i miei primi ……anta e già mi vedevo cullata dalle onde di isole tropicali a festeggiare degnamente l’evento. Peccato che il viaggio che avevo intenzione di fare superasse il budget fissato per le vacanze estive. Immediatamente scatta il piano B (tengo sempre pronto un piano B). Dopo esserci innamorati degli USA durante il viaggio all’ovest della scorsa estate decidiamo di visitare le città della East Coast . Raccogliendo vari suggerimenti (grazie infinite a tutti coloro che ce li hanno forniti) ed organizzando tutto con largo anticipo riusciamo a rispettare il nostro budget. E Madre Natura ci ha gentilmente omaggiati di qualche piccolo fuori programma. L’itinerario sarà Boston-New York-Philadelphia-Washington per un totale di 15 notti. Il volo lo abbiamo trovato (o meglio lo ha trovato per noi il nostro “esperto di voli aerei”) su Orbitz a $ 2550 per tre persone.
Gli spostamento li abbiamo prenotati con Megabus a $ 50 per tre persone per tutte le tratte.

CAPITOLO I: LE ALTRE

Descrivo qui le nostre giornate a Boston, Philadelphia e Washington anche se non sono in ordine cronologico in quanto penso che New York meriti, appunto, un capitolo a parte.

15/8
Il volo della British Airways ci lascia puntualmente alle 19,15 all’aeroporto di Boston dove ci attende una tipica serata di metà Novembre. Chiamiamo l’hotel che in pochi minuti ci manda la navetta. Soggiorniamo all’Holiday Inn Express di Boston str., 3 notti a $ 466 (prenotato a Marzo con offerta tariffa prepagata) con colazione inclusa.
Hotel che mi sento decisamente di consigliare, a poca distanza dalla fermata metro. Nonostante i nostri buoni propositi di lotta al fuso orario alle 21 siamo già a letto.

16/8,
Il tempo è un po’ migliorato. Raggiungiamo la fermata Andrew della T (qui la metro si chiama così)
e scendiamo al Mit mettendoci alla ricerca dello Stata Center.

Da qui a piedi andiamo fino a Cambridge e visitiamo l’università di Harvard.


Sempre con la T rientriamo e visitiamo Common park e Boston Garden dove facciamo un giretto sul lago con la Swan Boat. Proseguiamo verso Copley Square



e andiamo a pranzo al Prudential Center (ottime alette di pollo in una rosticceria all’interno del centro commerciale).
Nel pomeriggio visitiamo Beacon Hill e Downtown


Ceniamo nei pressi dell’hotel in un ristorante italiano Olive Garden che di italiano ha ben poco.

17/8
Oggi abbiamo tutta la giornata per il Freedom Trail che infatti percorriamo con la massima tranquillità, fermandoci a visitare tutti i punti d’interesse storico (anche se per noi non sono poi di così tanto interesse, ma è comodo in quanto seguendolo si visita praticamente buona parte di Boston senza dover consultare la cartina) e non disdegnando di curiosare in qualche negozio lungo la strada.




Nel primo pomeriggio col sole splendente ed un caldo notevole arriviamo a Bunker hill. I miei si fanno un bel sonnellino all’ombra su un prato, mentre io, in preda al demone che si impadronisce di me ogni volta che sono in viaggio, mi faccio 294 scalini per raggiungere la cima dell’obelisco,ripagata dalla vista di Boston che si gode da lassù. Poi un sonnellino me lo concedo anch’io.

Proseguiamo e andiamo a vedere la USS Constitution e la USS Cassin (in entrambe si può salire a bordo).


Per rientrare prendiamo il Ferry che ci porta nella zona del Waterfront. E’ un’ottima ed economica soluzione per vedere Boston dal mare e fa uno strano effetto perchè sembra di entrare con la barca direttamente tra i grattacieli. Anche la zona del waterfront è decisamente carina

Come concludere una giornata piacevole? Concedendosi un piccolo lusso e andando a mangiare l’aragosta!
Boston ha veramente conquistato il mio cuore. Rimpiango di non essermi fermata almeno un giorno in più. Mi è sembrata una città a misura d’uomo, vivibile, fatta in modo che la gente possa trovare un momento di ristoro e divertimento in tanti luoghi.




25/8
Arriviamo alle 12,00 con Megabus a Philadelphia e riceviamo un sacco di aiuti per raggiungere l’hotel.
Soggiorniamo all’ Hampton Inn at the Convention Center, $ 321 per 2 notti (prenotato a Marzo con offerta tariffa prepagata) super colazione inclusa.
Hotel fantastico in zona centralissima.
Dopo una veloce pausa pranzo andiamo al visitors center della Independence Hall per ritirare i biglietti che avevo prenotato. La visita guidata dura circa mezz’ora e visto che non riusciamo a capire un bel niente di quello che dicono ai turisti stranieri viene fornito un bell’opuscolo nella loro lingua con tutte le spiegazioni .Più che l’edificio in sé è interessante vedere il trasporto con cui illustrano i luoghi in cui ha avuto luogo la loro Storia. Ai turisti americani si illuminano gli occhi quando la guida racconta:”Washington quando ha firmato era seduto proprio su QUESTA sedia”.
Entriamo a vedere anche la Liberty Bell.


Per il resto del pomeriggio giriamo un po’ per Market Street e raggiungiamo la non comoda South street, ma restiamo delusi. Cena da Campo’s per assaggiare il tanto decantato Cheesesteak. Super!
Rientriamo velocemente in albergo in quanto Philly è molto frequentata da personaggi un po’ particolari che non ci fanno sentire sicuri all’idea di restare fuori la sera (magari sbagliamo…)

26/8
Iniziamo la giornata andando a vedere la City Hall, il JFK park con la scritta Love e il museo dell’arte dove scatta il momento sciocchino e iniziamo a riprenderci sotto la statua di Rocky con i pugni alzati o salendo di corsa la scalinata con tanto di colonna sonora cantata in sottofondo.





Per pranzo andiamo al Reading Terminal Market, molto carino e con cibo cucinato dagli Amish buono ed economico. Non amano essere ripresi quindi ci è sembrato doveroso rispettare la loro volontà.
Proseguiamo visitando Chinatown che come le altre Cinatown che mi è capitato di visitare non mi piace.

Terminiamo con una visita al Franklin printing office, l’antico laboratorio di stampa, e al B.Free Franklin post office, l’antico ufficio postale da dove si possono inviare le cartoline con uno speciale timbro.
Philadelphia può essere visitata comodamente a piedi nell’arco di un giorno, un giorno e mezzo. Carina ma non speciale, a noi è tornata molto utile come pausa di decompressione dopo la settimana di delirio a New York.
Visto che eravamo a metà pomeriggio e che il nostro hotel aveva una invitante piscina abbiamo pensato di approfittarne. Dopo una pausa mooolto rigenerante nell’hot whirlpool saliamo in camera e qui inizia il nostro “viaggio all’interno del viaggio”. E’ pur vero che da giorni si sentiva la notizia di questo uragano che probabilmente avrebbe colpito New York, ma noi pensavamo di esserne abbastanza fuori (o forse non avevamo abbastanza esperienza nel settore uragani). Insomma il viso pacato del sindaco di Philadelphia appare in TV e con un dolce sorriso ci annuncia che la faccenda è più grave del previsto e che dal mattino seguente tutti i trasporti da e per Philly saranno bloccati per alcuni giorni. Come a dire “chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro”. PANICO. Noi il giorno dopo avevamo il Megabus per Washington, nonché l’hotel pagato per tre notti, dopodichè il volo di rientro.
E a Philadelphia non c’era più niente da vedere. E con un messaggio Megabus ci comunica che tutte le prenotazioni erano state cancellate a partire da quel momento. Sì decisamente PANICO!
Tutto ciò che le mie cellule grigie sono riuscite ad elaborare in quel momento è stato cercare se ci fosse un treno della Amtrak entro sera. Infatti c’era alle 10,30. Anche se significava passare la notte in stazione e perdere una notte già pagata a Philly, viaaaa, valigie di corsa e bye bye Hampton (sigh il più bell’hotel di tutto il viaggio).

27/8
Dopo una notte orrenda trascorsa alla Union Station di Washington, alle 7 siamo già davanti ai cancelli della metro e anche qui troviamo persone gentilissime che non solo ci spiegano come funziona (la piu’ complicata metro incontrata finora), ma addirittura ci accompagnano a piedi fino all’hotel. Speriamo ardentemente che ci sia una stanza libera subito e veniamo esauditi. Ci buttiamo sul letto morti. L’hotel è il Melrose di Pennsylvania Av., prenotato a Marzo con la solita offerta tariffa prepagata, $ 378 per tre ntti . Molto bello ma con pochi servizi: niente colazione (solo caffè in camera e acqua fresca nella hall), niente WiFi, pc a pagamento. In compenso posizione ottima a 500 dalla metro (Foggy Bottom) e a 500 mt. da Georgetown.
Alle 12 siamo già per strada, Irene incalza, ma non sarà certo un uragano che a questo punto ostacola il nostro programma. Armati di k-way ed ombrellini iniziamo la visita al Washington Monument (dove apprendiamo che è rimasto danneggiato dal terremoto dei giorni scorsi e rimarrà chiuso non si sa fino a quando) ed al Lincoln Memorial.


Bagnati come pulcini entriamo al Natural History Museum dove (che gioia) l’aria condizionata gelida ci incolla addosso gli abiti intrisi d’acqua (se non ci restiamo secchi stavolta…..).
Stoici facciamo la nostra brava visita e iniziamo a rientrare in albergo, l’uragano comincia a farsi sentire. Sono le 19, fuori è buio e non passa più un anima. Vabbè, buona notte Irene!

28/8
L’uragano così come è arrivato se ne è andato (Washington in realtà e stata solo sfiorata) lasciando dietro di se qualche traccia: rami spezzati a terra e (sigh) qualche scoiattolino morto per strada.
Esce un timido raggio di sole e noi ci mettiamo in moto. Trascorriamo la giornata al Mall visitando l’Air and Space Museum, l’American Indian Museum e il padiglione ovest della National Gallery.
Alle 15 abbiamo la visita prenotata ai National Archives, dove entriamo senza fare la minima coda.


Andiamo all’Old Post office dove si può prendere l’ascensore (free) per la torre per una bella veduta dall’alto di Washington. Proseguiamo con un giro alla Casa Bianca e una puntatina all’Hard Rock Cafè che non ci siamo mai fatti mancare anche nelle altre città.


Concludiamo con la cena a Georgetown, la vera chicca della città. Dopo la solennità pomposa (e per niente originale) dei monumenti finto-classico, finto-dorico e finto-corinzio finalmente un caratteristico quartiere con una propria identità, ricco di negozi, ristoranti, locali




….. per tutti

Ottima pizza da Paolo’s in Winsconsin Av.

29/8
Oggi abbiamo la visita prenotata per il Capitol. Senza fare file in un’ora facciamo un giro guidato abbastanza interessante.

Proseguiamo con i Botanic Gardens, molto carini, e a grande richiesta di mio figlio una proroga di mezzoretta all’Air and Space (tanto è lì di fianco!)
Continuiamo con l’African Art Museum ed alcuni memorials: Jefferson. Martin Luther King, Korea,
Vietnam e WWII.





Serata di nuovo a Georgetown.

30/8
Ultimo giorno, Supershuttle verrà a prenderci alle 14 così facciamo il check out, lasciamo le valigie in hotel e con la metro andiamo a visitare il cimitero di Arlington. La stessa sensazione di quando lo si vede nei films: un nodo in gola e una sola domanda: perchè?


Terminiamo con una passeggiata al waterfront di Georgetow prima di salutare gli States.

CAPITOLO II: LEI

18/8
Dopo 4 ore di viaggio comodi e al fresco veniamo catapultati nella realtà di New York. Carichi e frastornati raggiungiamo la stazione della Path, la linea di treni che collega Manhattan con il New Jersey e che utilizzeremo per tutta la settimana visto che il nostro hotel si trova a Jersey City. Con non poche difficoltà riusciamo a fare la tessera ricaricabile. A proposito, contrariamente alle altre città, e contrariamente all’esperienza vissuta da tante persone che ci sono state, noi a New York abbiamo fatto veramente fatica a trovare qualcuno che ci desse una mano. Nessuno si è mai offerto di aiutarci e, anche quando noi chiedevamo direttamente aiuto, le risposte arrivavano vaghe e svogliate. Mah, saremo stati sfortunati….
Arriviamo all’hotel Ramada Jersey city, prenotato con sconti ABN a 900$ per 7 notti colazione inclusa. Diciamo una buona soluzione se si vuole dimezzare il budget rispetto agli hotel di Manhattan.
Sono quasi le 17 e per farci una prima idea della città raggiungiamo Times Square. Che botta ragazzi! Disorientati, col naso all’insù e a bocca aperta iniziamo a vagare senza meta, più che altro sospinti dalla folla.


E ceniamo al tanto decantato Dallas BBQ. Very good.

19/8
Premetto che per questa nostra prima volta nella Grande Mela abbiamo scelto di non visitare musei o altro, ma ci limiteremo a vederla il più possibile girando a piedi, suddividendola in varie zone.
Raggiungiamo la fermata del World Trade Center e vediamo subito i lavori di ground zero. Passiamo davanti alla chiesa di St. Paul e ci concediamo già una prima sosta shopping a Century 21.
Camminiamo fino a Wall street, foto di rito al palazzo della borsa

e andiamo a Bowling green per vedere il Charging Bull. Una lunga fila di persone sta dietro al toro in attesa di toccargli gli attributi.
Beh non è proprio una cosa che si addice ad una della mia età! Però dicono che porti fortuna.
Quindi……

Per poter vedere abbastanza da vicino la Statua della Libertà ed avere una bellissima veduta sullo skyline di Lower Manhattan (il tutto gratuitamente) prendiamo il traghetto per Staten Island. Finalmente un po di respiro dal ritmo frenetico delle vie di New York. Che bella che è la città da qui!


Di nuovo tra la pazza folla, andiamo al Pier 17 e ci fermiamo a pranzo.

Ripartiamo verso il Ponte di Brooklyn. Una piacevole passeggiata ci porta dall’altra parte, peccato che per metà sia impacchettato a causa di lavori in corso.

Fortunatamente ad ogni angolo di New York ci sono sedie e tavolini a disposizione dei passanti.
Ormai quasi sfiniti andiamo a Little Italy e Chinatown. La prima ormai poco più di una via con ristoranti Italiani (o pseudo tali), la seconda con ben poco di interessante a parte qualche bancarella e negozio particolare (come già detto non amo le Chinatowns)



Torniamo al porto dove ci sorprende un forte temporale. Ci buttiamo nel primo ristorante che troviamo (ristorante Il porto specialità pesce) e al momento del conto ce ne pentiamo amaramente.
E’ il momento di rientrare in hotel e si tirano le prime somme.
Purtroppo il colpo di fulmine non è scattato, New York per ora non ha rapito il nostro cuore. Troppo caos, troppa gente, troppa frenesia. Insomma troppo….tutto.

20/8
Scendiamo alla 23a e ci dirigiamo ad ovest per percorrere un tratto della Highline. So che adesso si può percorrerla tutta partendo dalla 30a, ma per non stancarci subito decidiamo che un pezzo può bastare. Peccato che ci incamminiamo verso la direzione sbagliata e giunti alla fine ci tocca tornare indietro. Complimenti, così ce la siamo fatta tutta una volta e mezzo

Carina, non imperdibile, ma una buona occasione per vedere la città da un punto di vista differente e un bell’esempio di riqualificazione urbana.
Passeggiamo per il Greenwich Village, quartiere piacevolmente “umano” ed arriviamo a Washington Square.

Da lì a Union Square e poi seguiamo la Broadway fino al Flatiron building. E iniziamo anche a vedere sua maestà l’Empire


prendiamo la 5a Av. e proseguiamo fino alla Public Library, che entriamo a visitare, e St. Patrick (che effetto questa chiesa bella e piccolina sovrastata da enormi grattacieli).

Accanto c’è il Rockefeller center con la statua dorata di Prometeo.

E una quantità innumerevole di persone. La sensazione che ci ha accompagnati durante tutta questa settimana a New York è che al di là della fatica fisica (che pure gioca il suo ruolo) quello che distrugge veramente (o che almeno ha distrutto noi) sia una fatica psicologica. Fiumi di persone di corsa, mezzi pubblici che arrivano e ripartono di corsa, traffico congestionato che vorrebbe andare di corsa, un sottofondo di rumore indefinibile ma continuo e poi lui: l’odore della metro! Io lo sentivo dappertutto!
Sfiniti vediamo lì vicino una fontana e un paio di persone che ci mettono dentro i piedi.
Eh no! Non si fa!
Però….. quasi quasi…..

Ed eccoci di nuovo a Times Square. Che sia vero che è l’ombelico del mondo? Gira e rigira ci ritroveremo sempre qui. Ceniamo al ristorante messicano Chevy’s e per non farci mancare niente finiamo la serata con una visita a Macy’s.

21/8
Oggi con la metro raggiungiamo Harlem, vogliamo assistere ad una messa Gospel. Scartando la troppo famosa Abyssinian proviamo a raggiungere la First Corynthian sulla 116. Troviamo il caos: diversi pullmans avevano accompagnato fiumi di turisti che seguivano le varie guide con gli ombrellini alzati. Storciamo un po’ il naso, non era proprio ciò che stavamo cercando, ma ci mettiamo in fila ugualmente. Poco prima del nostro turno ci dicono che la chiesa è piena quindi dobbiamo stare in lista d’attesa. Man mano che un turista esce ne può entrare un altro. No, è troppo. Ci rinunciamo e mentre stiamo ritornando alla metro vediamo una coppia di turisti che entra in una chiesetta anonima. Entriamo anche noi e ci troviamo seduti tra tanti turisti e pochi fedeli. Ma la messa è stata comunque molto bella, coinvolgente ed emozionante. Proprio una bella esperienza.


Riprendiamo la metro e scendiamo per una sosta a Columbus Circle, dopodichè andiamo a Central Park. Noleggiamo tre bici (50$ in tutto per due ore) E ci facciamo un bel giro, facendoci sorprendere anche qui da un acquazzone.


La serata finisce di nuovo a Times Square e dintorni.

22/8
Per oggi abbiamo prenotato la salita al Top of The Rock con il biglietto sunrise/sunset che permette
due salite, una di giorno e una di sera. Entrambe fantastiche!



Tra le due salite decidiamo di prendere The Tram, la funivia che porta a Roosvelt Island e che permette di vedere lo skyline della parte est di Midtown. Che bello, una passeggiata che costeggia il fiume, all’ombra di piante e con una bella arietta fresca.


E finalmente con le esperienze di oggi capisco cosa provo per questa citta: quando ci sono dentro la detesto. Ma non appena la vedo da fuori (traghetto, grattacielo, Highline, funivia) la adoro . Ogni volta che la guardo da lontano mi scopro a sorriderle estasiata, riverente come fossi di fronte ad una gran dama. Ma quando ci torno dentro, che ansia.
Insomma: ODI ET AMO…..
Sempre in attesa della salita serale entriamo a curiosare da Bloomingdale, da Fao Schwarz e all’Apple Store.

23/8
Oggi giornata shopping. Con la navetta dell’hotel raggiungiamo il Jersey Gardens outlet e dalle 10 alle 16 ci lasciamo affascinare d tutti i negozi. E proprio qui Madre Natura ci offre il suo primo fuori programma. Per la verità io non mi accorgo proprio di nulla (overdose da shopping?) ma poi vedo mio marito e mio figlio che mi cercano allarmati e mi dicono: Ma dove diavolo eri, possibile che non hai sentito niente? Sì c’è stata una scossa di terremoto, in zona non molto forte, ma da quel che vedremo poi in TV altrove si è fatto sentire abbastanza bene, causando anche qualche danno.
Visto che oggi è un giorno dedicato allo shopping torniamo a dare un’altra occhiata a Century 21 e ne approfittiamo così per vedere la zona di South Seaport anche di sera.

24/8
Chi lo avrebbe mai detto che IO un bel giorno mi sarei fatta un’ora di fila per entrare nel negozio di Buddy, il boss delle torte? E invece alle 9 di mattina sono ad Hoboken in fila col mio bravo numerino davanti al Carlo’s Bake Shop. E non vi dico la soddisfazione di uscire con maglietta e dolcetto! Vabbe’, almeno Hoboken è una cittadina carina, con un bel parco sull’Hudson river che quarda la parte ovest di Manhattan.

Poi riprendiamo la Path fino alla 33a e da lì seguiamo tutta la 5a Av. Fino a Central Park e stavolta lo visitiamo da pedoni. E come i Newyorkesi ci togliamo le scarpe e ci sdraiamo sul prato.
Sì, anche da Central park New York mi piace.
Ritorniamo sui nostri passi e andiamo a vedere il Crysler Building (penso sia il più bel grattacielo di NY)

e la Grand Central Station. E visto che è l’ultima serata dove potremmo andare se non a Times Square?

EPILOGO

Questa è stata una vacanza decisamente massacrante, ma che ci ha arricchiti veramente tanto.
Quante le cose viste, quante le esperienze vissute, quante le sensazioni provate!
Positiva o negativa che fosse comunque non c’è stata una sola cosa che ci abbia lasciati indifferenti.
E mi chiedo: ma se sento la mancanza del caffè americano vuol dire che mi sono beccata il mal d’America?
E soprattutto: ma a me New York è piaciuta o non è piaciuta?
Io non ci tornerò di certo un’altra volta per capirlo!
……..forse!

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Ci sono 17 commenti su “East Coast low cost (terremoto e uragano inclusi nella quota)

  1. MITICA!!! Bellissimo diario, per me sarà fonte di ispirazione, si spera il prima possibile!!! Boston mi attira tantissimo, forse più che New York, anche perchè credo che la grande mela mi farà l’effetto che ha fatto a te …
    Stupende foto, quella di te e marito coi piedi a mollo parla da sola….quella di te e tuo figlio con gli ombrelli dimostra come si devono affrontare gli inconvenienti …col sorriso!! complimenti per il diario e anche per come ve la siete cavata nell’affrontare Irene…..
    E mi chiedo: ma se sento la mancanza del caffè americano vuol dire che mi sono beccata il mal d’America? [FONT=arial]Decisamente YES!!!!:ok:[/FONT][/B][/I][/SIZE]

  2. Bel diario, sucuramente mi sarà utile per la prossima visita a NY, grazie di aver condiviso la tua esperienza
    Di sicuro non andrò da Buddy – l’ho visto in tv e non mi dice nulla,anzi , è un pò “troppo “come dici tu, per i miei gusti.:shock:

  3. dunque vediamo….. nostalgia del “caffè” americano, piedi nudi nei parchi e a mollo nella fontana; più il tour de force da pier 17 alla 116 ad harlem. Sbaglierò ma mi sa che prima o poi ti incontro a NYC :-) Riparliamone dopo un po’ di mesi OK ? Ciao grazie per il bel diario

  4. Beh anche voi non vi siete fatti mancare niente :wink:

    @ Ilafabio: non vorrei darti una delusione, ma Buddy si fa vedere solo se sganci un bel po’ di dollarini e chiedi un consulto :notok:, nel negozio solo un sacco di giovanissimi commessi (ed avevano abche fuori il cartello “help wanted”)

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