Rwanda Rwanda

Un chiodo piantato lì incosapevolmente da chissà quanto tempo, da quando ho ascoltato il suo struggente tema l’interesse è gradualmente cresciuto fino a trasformarsi in fascino. Adesso è arrivato il momento, l’occasione da non perdere, devo andarci lo richiede l’organismo, ecco tutto.
Siamo io e il dottore, questa volta non mi dispiace affatto potrebbe venire utile anche lui.
A mano a mano con l’approssimarsi della partenza si sono aggiunti gli indecisi, estranei di viaggio, amici che ancora non si conoscono, uomini e donne, taluni ispirati dai gorilla di montagna altri mossi soltanto da spirito di avventura.
L’itinerario è da tempo stabilito in ogni dettaglio, Rift Valley da Entebbe, attraverseremo l’Uganda risalendo verso nord per poi ridiscendere a sud percorrendo la cornice del Rwanda fino a giungere a Kigali, tragitto che effettueremo in moto usa e getta spedite dall’Italia assieme all’occorrente senza aver dimenticato le cose utili che distribuiremo nel corso del viaggio.
Roma-Addis un flashback mi attraversa la mente, Omo river, il mokambo, la pantera, un casino di nostalgia strana ma, non posso distrarmi troppo ho un compito da assolvere, curare i pargoletti, fortuna vuole che lo farà il dottore.
Siamo a Entebbe, sotto una pioggia battente risaliamo verso nord fino alle Murchison falls, Fort Portal, solcando la Rift valley in un alternanza di strade battute e fango scendiamo a Queen Elizabeth, Mweya, Kihihi, Ishasha.
Dieci giorni di parchi, montagne, laghi e tante piste fantastiche di terra rossa che mi lascio scivolare alle spalle.

 


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Il triangolo Bwindi N.P. Uganda – Virunga N.P. DR Congo – Volcanoes N.P. Rwanda

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Seguendo una bellissima strada entriamo nel Bwindi Impenetrable Forest, è il cuore del Gorilla tracking del versante Ugandese, troppo traffico, perlomeno per i miei gusti, scendiamo rapidi verso Kisoro una piccola cittadina polverosa sul confine di Congo e Rwanda. Diverse sono le possibilità di alloggio, si tratta di una soluzione valida per chi come noi opta per una visita di un giorno nel Virunga.
Virunga N.P. DR Congo


Come molti sapranno le visite alla ricerca dei gorilla di montagna sono contingentate, è necessario prenotarle con largo anticipo, mesi non giorni, soprattutto per chi decidesse di entrare dal versante rwandese.
In Congo la situazione è diversa poichè al momento causa la mancanza di materia prima è sufficiente decidere sul momento, si stima che siano 700 gli esemplari che vivono nel triangolo.
Dieci km e siamo alla frontiera Kisoro-Bunagana, uscire è facile entrare può essere più complicato, chiedono di lasciare loro i nostri passaporti, cosa da rifiutare, è un modo per metterci in difficoltà, per non averne non occorre la diplomazia è sufficiente spendere.


 
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Il nostro contatto cosiglia di sganciare i dollari e accettare le guide e la scorta proposta, non ho capito bene se sono soldati o rangers, di fatto hanno un AK-47 sulle spalle. Sebbene non ci sia nessun conflitto in corso siamo in un Paese dove tutto è possibile, le precauzioni non sono mai troppe, stabilito questo la scelta si rivelerà valida sia per risparmiare un centinaio di dollari a testa quanto per evitare le attese.
Saliamo a bordo di scassatissime land cruiser, procediamo lentamente e dopo circa tre ore arriviamo al campo base, un breve briefing con quelle che saranno le nostre guide, i tracker, o quello che volete voi, non ho capito nulla, non importa, sono soltanto raccomandazioni sui comportamenti da tenere che già avevo per conto mio bene in mente.
Siamo divisi in due gruppi, quattro ore di cammino attraverso ripidi sentieri e foreste immacolate fino a quando la nostra famigliola non decide di farsi vedere, è proprio così, sembra un inseguimento in realtà sono loro che hanno deciso di guardarci negli occhi.
Indossiamo le mascherine, siamo a una giusta distanza né troppo di qua né troppo di là da quella sottile linea di demarcazione che non è consentito superare, un’ora, appena un’ora ci è concessa, una delle più belle che abbia mai vissuto.

 
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Rientro in Uganda via Kisoro
L’Uganda è bella con paesaggi contrastati di verde e rosso, il contrario di altri paesi africani dove la savana è predominante, un Paese allo stato primordiale non ancora contaminato dal turismo di massa. Certo, negli ultimi decenni ha dovuto sopportare feroci dittatori e soltanto da pochi anni ha trovato un minimo di stabilità, sulla quale tuttavia permangono molti dubbi.

 

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Lettere dal Rwanda la sveglia
Ma io ho un chiodo da schiodare, il Paese dalle mille colline incastonato fra Uganda, Congo, Tanzania e Burundi è lì ormai a portata di mano, più che altro è noto a causa del genocidio che coinvolse Hutu e Tutsi nel 1994, ricostruito bene in Hotel Rwanda dieci anni dopo. In solo poco più di tre mesi furono sterminate a colpi di macete oltre un milione di persone, le cifre governative parlano di 1174000, altre fonti stimano fra le 800mila e 1 milione di ogni sesso ed età, nel mentre il mondo civilizzato stava alla finestra ad osservare il più grande massacro del XX secolo.
http://Romeo Dallaire Shake hands with the Devil
Una buona lettura che rappresenta in prima persona l’accaduto, un qualcosa che avrebbe fatto impallidire persino Pol Pot. I ricordi sono appena sopiti, nell’aria si respira ancora Gikonkoro, 27792 persone, uomini, donne, bambini, 9264 al giorno, 386 ogniora, che in difetto per cento giorni di barbarie…
Ma perchè parlare di queste cose brutte?
Siamo in vacanza…
In fondo sono qui per il nuovo Rwanda però, non si può vivere il presente e guardare al futuro senza aver coscienza del recente passato; provare a incrociare lo sguardo di una vecchia che con una mano mima il cenno del taglio e con l’altra pulsa le cinque dita.
Il 7 Aprile si svolge il Memorial Day, per ricordare come in un diario che ciascuno porta sempre con sé fino a che punto può arrivare l’atrocità umana, persino a Roma, addirittura all’Onu sul quale nel merito ci sarebbe molto da dire si celebra la ricorrrenza.
Rwanda oggi
Un’insieme di altopiani tanto da meritarsi l’appellativo di Paese dalle mille colline, per altri versi dai mille desideri, è posto sulla fascia equatoriale a un’altezza media di 1700 slm , è privo di sbocchi a mare, condivide con la DR Congo il grande lago Kivu il quale ne delimita quasi interamente il lato ovest, ha la minore incidenza di Hiv.


Il clima complice l’altitudine è sempre temperato per questo molte malattie endemiche africane sono qui assenti;grazie anche alla sua salubrità ha il più alto rapporto di densità abitanti km2 di tutta l’Africa, è sospeso fra recente passato, presente e futuro, colmo di sensazioni difficili da descrivere ma facili da percepire, un Paese magnifico che malgrado tutto sta cercando la via della rinascita, il periodo migliore per visitarlo è compreso fra Giugno e Settembre.


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I critici asseriscono che è simile a uno Stato di polizia, credono che non ci sia abbastanza democrazia, altri, la maggior parte, pensano che ci sono ancora troppe persone che guardano a una separazione etnica fra Hutu e Tutsi, per questo Paul da poco rieletto tira dritto.
Grande fermento di lavori per quella che aspira a diventare la Singapore dell’Africa, tanti sono i progetti di rinnovamento, distese di fibre ottiche e grattacieli.


<< La tecnologia è al centro di tutto ciò che facciamo>> recita uno spot governativo che possiamo osservare ovunque nelle città, il Paese è il meno corrotto dell’intero continente orientale, l’indice è quantificato nel 6% contro il 33% di Uganda e il 32% del Kenya per non dire di Tanzania e Burundi.
Da sapere: hotel, food & beverage dove come
Amafaranga soldi, soldi, tranquilli nessuno li chiede né tantomeno vuole cercare di vendere inutili oggetti. Il danaro è uno degli argomenti più gettonati solo e sempre nei loro discorsi per via della voglia di emanciparsi economicamente, di intraprendere, fare, arrivare, niente di altro.
A proposito dei soldi evitare di toccare i putridi, si tratta dei taglio da cento Rwf, dovrebbero toglierli dalla circolazione, sono particolarmente adatti a veicolare un’infezione.
Un appellativo che udirtete spesso è muzungu o abazungu, poco diversa è la pronuncia, significa uomo bianco, straniero-i che sarebbero tutti coloro che non hanno la pelle testa di moro, se vogliamo salutare amichevolmente marhao corrisponde al nostro ciao.
Alloggi, non è necessario prenotarli, in generale in un posto o in un’altro ci possiamo accomodare facilmente, costano tutti un mucchio di soldi rinuncio a capirne il motivo, l’unica possibilità per spendere poco sono i campeggi, secondariamente gli Hotel pastorali ONG. Il Rwanda pullula do Onlus che fra l’altro gestiscono ottimi e puliti BB, a non meno di una cinquantina di euro se vogliamo la camera con bagno privato, talvolta di meno dipende dove ci troviamo, poi le g/house che possono costare di più e molto spesso sono di qualità inferiore.
Da ultimo esiste un’altra via che poi sarebbe la prima da tentare, provare con gli hotel più stellati praticamente sempre vuoti. La contrattazione è nell’ordine delle cose, vi chiederanno qual è il vostro budget, rispondete con le vostre tasche, il più delle volte assisterete a un divertente conciliabolo dopodiché sarete sarete benevolmente accolti.
Se dormire può rappresentare un problema di danaro mangiare e bere certamente non lo sono.
Non chiedete caffè o cappuccino se non siete disposti a spendere in euro 1,20 e 1,80, uno slavato e l’altro slavato africano, vero è che ci sono grandi piantagioni ma, meglio la cara vecchia moka se proprio non potete farne a meno. Sono abbordabili le ottime zuppe del giorno, hamburger e insalate di pollo più o meno a 3/4 euro, la birra è indispensabile non ha prezzo.
Comunicazione Wimax non inventato, sperimentale non ultimato, questione di poco tempo ancora. Al momento non esiste la possibilita di mobile roaming, chi ha bisogno di comunicare via internet non resterà che cercare un TIP Tucul internet point oppure un PMS Pigeon mail service, meglio bianchi, sebbene l’arrivo non sia garantito hanno più autonomia, in alternativa recarsi in un chioso giallo con scritto MTN o celeste TIGO.

 

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In ambedue i casi ci sono soluzioni leggere prepagate valide da 30 a 90 giorni, certo le connessioni sono lente, gli hotspot sono diffusi a Kigali e in alcune altre città. Invece chi avesse solo la necessità di qualche chiamata o sms potrebbe valutare di acquistare in loco telefono e sim per dieci euro.
Ultimo camp ugandese, siamo nei pressi di Cyanika la nostra porta per il Rwanda, ci apprestiamo a varcare la frontiera, da adesso avrò l’onere dei pargoletti cosicché il dottore potrà rilassarsi. Davanti a noi una squadra di francesi vengono accuratamente perquisiti mediante rudimentali plastic detector, se vi recate da queste parti dimenticate i sacchetti di plastica, non entrano, il contenuto sarà sbattuto per terra e sarete costretti a raccogliere le carabattole, così è per loro, hanno voglia di blaterare << oh la vache>> certo che strano binomio le vacche e i cugini, comunque sia è solo il primo segno della nuova coscienza civile rwandese.

 
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La nostra destinazione odierna è Giseny, una cittadina di medie dimensioni a vocazione turistica posta a occidente sulle sponde del lago Kivu e prossima al Congo.
Lungo il percorso di avvicinamento la prima cosa che notiamo è un grande flusso di persone in movimento e tantissimi bambini che al nostro passaggio salutano festosamente al grido di abazungu, stranieri, cambiano i termini ma il significato è sempre lo stesso, sarà una costante che ci accompagnerà per utto il viaggio.

 
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Benchè molte siano le presenze di volontari occidentali attraverso le Onlus i turisti veri e propri sono ancora merce rara, sarà anche per questo che l’atmosfera è molto accogliente.
Gyseni è nota per le sue spiagge che poco hanno da invidiare ad altri luoghi marini, non a caso ne troviamo una chiamata Palm beach.
Prendiamo alloggio nel miglior hotel possibile Serenaun buon posto per una Primus sbornia e non rilassarsi, tutto è meglio del previsto, spiaggia privata, grande piscina e un casino di birrra, direi un pensatoio africano quasi perfetto.


 

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Ci attende una gita turistica a Goma, il contraltare congolese di Gyseni, senonché tristemente famosa per le guerre, i campi profughi del 94, il colera, e non di meno per l’eruzione nel 2002 del vulcano Nyiragongo che distrusse il 50% della cittadina.
Sebbene la città sia in un contesto bello in giro osserviamo un brutto spettacolo, rovine, croce rossa e soldati. Io non lo sapevo, mi ero portato il costume da bagno,pensavo a un patino, una trattoria in riva al lago, una trota sulla brace, invece ci siamo ridotti a una veleggiata in catamarano, si tratta comunque di un’esperienza utile


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Il rito della birra
Bere una birra è un rito pressappoco come sposarsi, i giovani la prima cosa che ti chiedono è se ti piace la bionda, la seconda da dove vieni e che lavoro fai, che nella loro testa equivale a quanti soldi hai o guadagni, la terza se sei sposato, allora considerata l’importanza vada per la prima.

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Una sola fabbrica la Bralirwa per l’appunto qui a Gyseny, il birrificio è abbastanza noto poiché distribuisce il nettare anche nei paesi limitrofi. In loco viene prodotta una nota marca straniera, i rwandesi dicono buona per fare la pipì e sono pure io daccordo, un’altra sottospecie di birra di banane è molto diffusa, si chiama Urwagwa, ottima per cantare l’inno del corpo sciolto e sono d’accordo pure loro, infine la Primus, una lager discreta che possiamo trovare in tutti i baretti, spesso abbollore, calda voglio dire, è a quest’ultima che ci attacchiamo appena possibile.

 
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Nel mezzo del lago Kivu c’è un brillante esempio di come le cose stiano cambiando, un nuovo impianto di estrazione di metano è da poco entrato in funzione, servirà la necessaria energia per la crescita del Paese.
La prossima tappa è di circa cento km di pista che scorre costeggiando il lago, sale e scende su mille colline attraversando verdi foreste insinuandosi per lunghi tratti nei fiordi del Kivu, è Rwanda, siamo in vista di Kibuye, pernotteremo dal Morino, un resortino sospeso sul costone di una collina con splendida vista panoramica.
Kibuye è posto ideale per effettuare una serie di escursioni alle isole vicine.
Napoleone island
Il nome deriva dalla forma del suo cappello, sull’isola si potranno osservare vaste colonie di strani passerotti. Sono pipistrelli della frutta, non c’è molto da preoccuparsi di giorno dormono quasi tutti però, ci sono gli addetti al volo che suonano i tamburi per svegliarli e divertire i turisti.

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Amahoro island Peace Island
Circa trenta minuti di navigazione per raggiungere questa isola dai tratti tropicali del tutto simile a un ritiro da “Pirati dei Caraibi”, solo il pranzo a base di pesciolini di acqua dolce ci rammenta che siamo in un lago, le cui dimensioni sono enormi, basti pensare alla lunghezza di novanta Km e la larghezza di circa cinquanta, sembra un mare e Kivu See viene qui impropriamente definito.

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Oggi ci sposteremo ancora più a sud-ovest, la meta da raggiungere è Cyangugu posta sull’estrema punta meridionale del Kivu. Nel percorso più breve sarebbero soltanto 70 i km che ci separano, troppo pochi, utilizzeremo gli sterrati sottocosta attraversando le colline Remera e Kabutembo.
La pista è sempre è sempre stupenda, siamo a Rewesero, l’ultimo villaggio, ci addentriamo all’interno di foreste disabitate, risaliamo altopiani terrazzati di coltivazioni di tè, percorriamo stretti viottoli che tagliano distese di piantagioni di cotone e infine in un saliscendi interminabile giugiamo a destinazione.


 

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La città è situata in una posizione un po’ così, un posto un po’ così, l’alloggio è previsto al Ten to Ten Paradise, il paradiso può attendere il resto è accettabile, trovo buona perfino una birretta di banana allungata di non so cosa per renderla più alcolica e gradevole.
Cyangugu è divisa in due parti, una Kamembe dove in una strada c’è tutto e poco più in là l’areoporto , l’altra neppure così vicina al lago, l’una per così dire un po’ così e l’altra pure.
Siamo a due passi dalla congoose Bukavu, abbastanza nota poiché vi ha vissuto Dian Fossey prima di trasferirsi in Rwanda, forse meriterebbe un’escursione ma nessuno mi asseconda, non resta che rientrare in paradiso e preparare la tappa successiva.


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Nyungwe Forest N.P. campo base 2500 mt
La distanza che ci separa non è molta, dobbiamo solo evitare di arrivarci con il buio.
Partiamo in ordine sparso, seguiranno i ritardatari e passeggeri al seguito.
Per rendere più appassionante la gita ci infiliamo in uno stradello che porta direttamente a Bugarama, ultimo angolo del Rwanda conosciuto anche come la Valle del Riso, siamo a soli 1200 mt di quota sul confine del Congo e Burundi, qui vivono circa cinquantamila persone dedite alla coltivazione che solo da poco tempo ha trovato un minimo di sussistenza grazie alla piantagione.

 
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Stiamo per lasciarci il lago Kivu alle spalle, a Gisakura c’è il check-in per il parco,chi lo desidera può prendere alloggio in una BB per 50 dollarii con bagno in comune, noi preferiamo comperare gli ultimi rifornimenti e prenotare qualche capanna disponibile nella foresta di Uwinka. Riprendiamo la strada b3 perdendoci letteralmente fra le colline del Rwabidege, dovrebbero esserci secondo le statistiche almeno 360 teste morettine a km2, qui non c’è nessuno di nessuno, nessuna indicazione, niente chiosco, niente birra, non resta che accendere un sigaro e attendere l’arrivo dei pulmini, tutto il vantaggio è perso.

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Nonostante l’umidità il freddo notturno e il bagno nel Tucul è bello essere qui, sarà lo stato d’animo ma, la sensazione è quella di trovarsi nel giardino dell’Eden, se mai fosse esistito.
Il parco è situato nella Rift Valley e copre una superficie di mille Km2 di foresta pluviale con un’altitudine variabile da 1600 a 3000 mt, poco visitato e pieno di soldati rwandesi che controllano i confini con il Burundi causa le infiltrazioni di ribelli.

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Il prossimo appuntamento avrà come traguardo Butare, ogni stop è una fiera, come in un rituale predeterminato siamo circondati da ragazzini che piùche altro sono attratti dal nostro abbigliamento da enduro, in seconda fila gli adulti ci mostrano le loro scoppiettanti moto, nessuno chiede niente, cercano un contatto, uno scambio di emozioni, una bella sorpresa per chi conosce l’altra Africa. Appena più distanziati i vecchi ci osservano in modo minaccioso, ho come l’impressione di una certa ritrosità nei nostri confronti e più in generale verso i bianchi, non so dire con precisione forse è una sensazione errata.

 
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Stiamo avvicinandoci ad uno dei più noti memorial a causa del numero così elevato di vittime che furono coinvolte. I memoriali sono talmente tanti che quasi ogni città o villaggio ne possiede uno, spesso sono chiese o scuole altre volte semplici capanne.
Tutti sono contraddistinti da un numero, tuttavia sono facilmente riconoscibili dai drappi viola, Hutu o Tutsi per noi sono indistinguibili. Siamo al memorial 16 di Murambi, l’entrata a forma di arco è drappeggiata di viola, era un’istituto tecnico allora, una scuola appollaiata su di una collina con una serie di edifici che dominano una grande valle.

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La vista è straordinaria in contrasto con ciò che accadde.
Qui si erano rifugiati 65 mila Tutsi, per meglio dire dove furono costretti a concentrarsi dalle autorità con la scusa chesarebbero stati protetti dai soldati francesi, nulla di vero solo una trappola, in seguito questa massa di persone fu sterminata dall’ interahamwe letteralmente “Quelli che lavorano assieme uccidono assieme” una milizia paramilitare Hutu, superfluo descrivere ciò che si prova.
Con un nodo in gola proseguiamo verso nord per altri quaranta Km e arriviamo a Butare, nessuno di noi ha più voglia di scherzare, non riusciamo neppure a trovare la nostra g/house, ci affidiamo a improssivate guide che con le loro moto ci scorrazzano a destra e a manca senza nessun risultato. Alla fine veniamo abbandonati in mezzo a un posto che sichiama Huye vicino al dormitorio degli Artisti, cella senza vista a un equivalente di euro dodici, lo raccomando, e chi verrebbe mai fin qua?- Giusto un artista con molto sonno- acqua fredda marmata quando viene viene, oggi è un gocciolatoio, non sarebbe un problema se solo non fosse per qualla puzza insopportabile di cavolo.
Quello che più mi rompe è che non hanno la birra e questo non va bene, sarà pure un problema del cavolo ma, è intollerabile, optiamo per un rapido trasferimento.
In seguito capiremo che Huye e Butare sono la stessa cosa, una cittadina carina piena di vita, considerata l’area intellettuale del Rwanda, da non perdere la gita al museo nazionale, alla cattedrale e alla cittadella universitaria, così almeno mi dicono alcuni compagni.

 
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Io ho altri impegni, ho adocchiato un’attrazione troppo interessante per un muzungo a questo punto in Africa, si tratta del miglior locale che possa aspirare, con una terrazza night and day dove viene servita ogni gustosa specialità e ogni tipo di beveraggio, sarà oggetto di una visita approfondita day and night.
night and day food & beverage
Huye è una città carina e vivibile, come al solito in questi casi qualcuno vorrebbe addirittura fermarsi, un’altro invece mormora: << Un casale in cima alla collina e giù spianate di vigneti perché no, sembra il Chianti, facciamo il ChiantiRwa>>. A me non interessa ma, per completezza di informazione qui tutte le nuove attività straniere sono ben viste e godono di tantissime facilitazioni.
Gli articoli più richiesti sembrano essere la trippa e il castagnaccio, allora magari un chiosco, “da Mario il dottore Abbacchio e Lampredotto”, certo in che mani se uno avesse bisogno di una puntura…
Via facciamo così “Trippa e caldarroste” è più internazionale, un successone garantito.
Le mille colline
Saranno giorni nei quali ne supereremo un numero imprecisato, da Huye ci dirigeremo in direzione di Kigali, successivamente imboccheremo una pista che costeggia verso est il lago Cyohoha e quindi nei pressi di Gasenyi entreremo nel distretto di Bugesera.
Questo tratto di strada non presenta difficoltà, sostiamo in alcuni villaggi fra cui Rusatira dove esiste una missione e altre strutture gestite da religiosi, poco più avantia Nyanza per una breve visita al palazzo dell’ex re. Veniamo accolti da tantissimi bambini in festa, in giro ci sono delle strane mucche da latte con delle gigantesche corna.

 
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Stiamo correndo lungo il confine con il Burundi, vicino c’è il Kamabare center, circa 50mila sono i bimbi che tramite Compassion sono adottati a distanza, storie di fame, ingiustizie e violenze chiedono amore a chi lo sa dare, se qualcuno fosse interessato penso che un posto valga l’altro.
Compassion
Adesso è arrivato il momento di far girare il disco, il tema che abbiamo ascoltato tante volte, prima, durante e dopo, non dovrebbe urtare la sensibilità vacanziera di alcuno.
http://www.youtube.com/watch?v=ACP-mjyERK0&feature=related

http://youtu.be/ACP-mjyERK0

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Continuiamo lungo il lago superando una serie di piccoli villaggi fino a Ngenda, nei pressi di Gasenyi iniziamo a risalire, come non fermarsi al Nyamata Church Memnorial.
In ricordo delle 24mila vittime che furono trucidate al suo interno e nell’area circostante, questa chiesa di mattoncini rossi non sarà più usata come tale, ma come memoriale.
Una commozione sconvolgente, chi è particolarmente emotivo non dovrebbe entrare, un’esperienza intensa e straziante, tutti i vestiti di coloro che vi persero la vita sono distesi sui banchi e sul pavimento, sui muri sono ancora ben visibile i fori di proiettile e le macchie di sangue.
Dobbiamo continuare.
Pochi Km a ritroso verso il Lake Sake e siamo lontani anni luce da ogni forma di civilizzazione come da noi intesa, a Kinbungo sostiamo in un motel dove c’è un po’ d’acqua riscaldata, hard rock bar e pompa di benzina.
Il silenzio è appena rotto dal click delle biciclette, le case sono di fango e paglia, molte hanno una recinzione sormontata da cocci di bottiglie rotte, le donne tengono sulle spalle un bimbo e in una forma di equilibrismo trasportano sulla testa taniche o grandi sacchi, i ragazzi trainano carretti pieni di ananas e banane, tanti bimbi soli vagano a piedi scalzi sui cigli delle strade.

 
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Siamo giunti a ridosso del più tradizionale dei parchi africani.
Akagera N.P.
Solo due le sistemazioni all’interno del parco, un lodge e il camping dei babbuini, scegliamo il secondo sul fiume Kagera dove stazionano gli ippo e i coccodrilli, siamo a distanza di sicurezza, montiamo le tende ma nessuno le userà.
Tanto freddo e umidità, tanta birra, tanti rompi babbuini che cercano di fregare qualcosa, trascorriamo la notte davanti a un grande fuoco costantemente alimentato, e nessun dorma.


Un parco africano come tutti gli altri, laghi e animali, si estende per 2500 Km2 di savana lungo il fiume Kagera che segna il confine con la Tanzania, se proprio vogliamo si differenzia per la grande varietà ornitologica, cinquecento sono le specie di uccelli molte delle quali endemiche.
Gli amanti del birdwatching saranno molto impegnati.

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Ultima tappa da percorrere quasi di un fiato, saltiamo le ultime colline Nyamirembe, lungo strade semisconosciute arriviamo a Kinyami, oltrepassiamo Byumba e Shyotongi, possiamo scorgere la periferia di Kigali.
La capitale adesso
Se Huye è il centro pensande del Rwanda certamente Kigali è il cuore politico finanziario della emergente economia.
Situata su di una collina è formata da tre distretti, Gasabo, Kicukiro e Nyarugenge a loro volta suddivisi in quartieri che si dipanano da tutti i lati verso valle, un fermento di lavori tutt’intorno, la prima cosa che ti colpisce è la pulizia, slogan a sfare, mi verrebbe da commentare qualcosina però…
Meglio dire che la città è sorprendentemente bella e inattesa, strade a quattro corsie, grandi rotonde, tanto verde e tanto ordine, niente a che spartire con le altre metropoli africane, il quatiere di Nyarutarama è denominato simpaticamente Beverly Hills, non siamo distanti dalla realtà che il nome vuole evocare.

 
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Se non fosse per tutti i mori in circolazione stenterei a credere di essere in Africa.
Dopo alcune ore di girovagare approdiamo a un mega hotel da poco inaugurato, non è una mega cavolata, entriamo e chiediamo ospitalità, il prezzo è di 120 dollari, alla fine con 60senza tante discussioni ci sistemiamo alla grande. No, non è L’Hotel des Mille Collines, è l’unico a Kigali sempre pieno, tutti ci vanno per la sua storia e per un tuffo nella famosa piscina.
Veramente non riesco a capire come si possa albergare in un posto simile, in ogni caso chi vuole potrà fare per sei dollari un bagno asciugamani compresi, per poi magari vantarsi di aver sguazzato dolcemente in quello che fu l’abbeveratoio umano.
Sebbene Agosto sia il mese più caldo grazie alla quota di 1600 mt Kigali smentisce la sua posizione equatoriale, è da considerarsi sicura, tanto da poterla vivere senza nessun tipo di assillo.
Abbandonate le moto ci facciamo scassettare in giro con un paio di minivan, alcuni di noi si dirigono al Kigali Memorial Center dove sono sepolte circa 250mila persone, il solo fatto di saperlo è toccante, il che di per sé non significa necessariamente che per voi sia lo stesso ma, non ho più voglia di sentire, strano a dirsi ho la pizza nella testa.
Cappuccetto nero il nostro autista consiglia il Cactus, purtroppo oggi è chiuso, sarà per domani. Non demordo, diversi sonoi locali con il tricolore verde bianco rosso, Sole e Luna è uno dei più quotati, serve tutto in stile italiano compreso lasagne e spaghetti.
Allora vada per una pizza alla diavola e un paio di boccioni di Primus alla modica cifra di euro 7, più un tiramisù per non star giù e siamo a euro 10, più o meno considerando il meno costa più che a Pisa, per concludere il quantum corrisponde a ciò che percepisce un lavoratore privilegiato in una settimana, che al momento in considerazione dell’espansione economica sno quelli edili. Visto che ci siamo andiamo al Bourbon per finalmente gustare una tazzina come si deve. Il dazio è pagato, cosicché adesso con un po’ di fantasia possiamo per modo di dire confonderci nei quartieri di Kigali.

 
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Per assaporare un po’ di sano caos è necessario dirigersi verso il grande mercato di Nyabugogo, è aperto tutti i giorni e occupa interamente il fondo di una valle, se qualcuno vuole provare l’emozione di sentirsi perso qui deve entrare, l’uscita non è garantita serve il filo di Arianna.
Vi ho detto quasi tutto.
Il quasi “La birra”
Sono astemio, tuttavia è un rito da assolvere per questo non è plausibile farne a meno.
Il tutto ” Clamore in Toscana sconcerto a Livorno”
svelata la vera identità di farang, è una topa.
Adesso se fosse vostra intenzione visitare il Rwanda, cosa che vi auguro, potreste nel caso tentare con ” Win a Tour of Rwanda” Twitter@TravelRwanda Contest Rules, entrogennaio 2012 forse e se gli pare verrà riproposto, riservato ai writers and bloggers quindi aperto a tutti.
Una iniziativa sponsorizzata dal Governo volta a far conoscere in rete il Paese al fine di incrementarne il turismo.
TravelRwanda
La campanella è appena suonata, il libera tutti è per domani, alcuni di noi andranno in Tanzania per poi terminare le vacanze a Zanzibar.
Altri che della savana Tanganika e del mare zanzibarino agostiano glie né frega meno di nulla non resta che rientare alla base, forse in Prrrovincia di Leghorn, se potessi via mare, non c’è un motivo razionale, soltanto per metterci di più.
Alla prossima, a Sula, si spera wesi

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Ci sono 4 commenti su “Rwanda Rwanda

  1. In fondo sono qui per il nuovo Rwanda però, non si può vivere il presente e guardare al futuro senza aver coscienza del recente passato;

    bel pensiero! Hai detto bene, recente passato, 1994…ho ancora impresse le scene del film Hotel Rwanda…da rabbrividire!
    Devo finire di leggerlo, ma hai fatto un bel viaggio, e l’esperienza dei gorilla è un po anche un mio pallino….
    PS: le foto sono bellissime…sfocate…imperfette…come piacciono a me…raffigurano la vera realtà e ti fanno sentire partecipe.
    :rose:

  2. Bellissimo edn insolito viaggio e ottime foto come sempre…:clap:; mi sembra non ci sia l’ironia che contraddistingue i tuoi racconti, del tutto giustificata dal luogo, tristemente noto per i fatti anche da te ricordati….

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