Laos – Lungo il fiume e sull’acqua

E’ il 26 di novembre e questo viaggio inizia come tutti gli altri, freneticamente, dopo un anno di aspettative.
Automobile, metro, treno per Fiumicino, attesa e … finalmente in volo!
L’Emirates da Roma fa scalo a Dubai e successivamente a Bangkok, dove arriviamo ampiamente stropicciati.
Prendiamo lo shuttle per il Don Muang (gratuito, basta mostrare la carta di imbarco o il biglietto telematico), impiegandoci un’ora, inghiottiti dal traffico bangkokkiano e,  con l’ottima compagnia aerea Nok Air (80 euro tot) voliamo a Chiang Rai.
Sono quasi le 19 ed arriviamo in hotel stanchissimi, con gli occhi marmorizzati a sangue.
Il Nak Nakara (b&b 32 euro), è un hotel molto carino e la stanza confortevole e grande.
Usciamo subito, senza neanche lavarci, per cercare qualcosa da mangiare.
Il night market ci offrirà i primi deliziosi noodles del viaggio ed i primi cortesi sorrisi degli avventori tailandesi che ci consigliano su come condire in modo appropriato la zuppetta con salse e sementi varie.
Riusciamo a tornare in hotel appena in tempo per la necessaria doccia, poi sveniamo sul letto.
Il giorno successivo, dopo colazione, conosciamo Luca e Mantana (simpatico italiano lui, bellissima tailandese lei), della Fant-Asia travel, con i quali avevo prenotato una macchina con autista per i 5 giorni di esplorazione nel nord del Laos (circa 500 euro).
Questa coppia ha aperto un’agenzia di viaggi da qualche anno e sono specializzati in “viaggi di nozze” in Thailandia ma hanno diversi contatti con altri tour operator, anche indipendenti, del sud est asiatico.

Chiang Khong, il confine con il Laos, è distante da Chiang Rai circa 120 km e il tragitto, un paio di ore, trascorre in piacevoli chiacchere.
Qui salutiamo Luca e Mantana e dopo aver espletato in pochi minuti le operazioni doganali tailandesi, saliamo a bordo della mini imbarcazione (80 bath=2 euro) che ci porterà, in 5 minuti, “dall’altra parte” a Huay Xai, in Laos.
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Eccolo, finalmente, ancora una volta, il nostro amato Mekong!
In questo tratto le due sponde del fiume non distano più di 500 metri e dalla barca vediamo, praticamente quasi terminato, il ponte che tra pochi giorni unirà anche via terra i due Paesi.
Conosciamo il nostro autista che, a causa della impronunciabilità del suo nome, diventerà per noi Mr. B e, mentre lui attende, ci mettiamo in fila per ottenere il visto laotiano (per noi europei è pari a 35 usd).
Ci impiegheremo un’ora, nella quale il nostro, assieme ad altri passaporti viene controllato, iscritto su un registro, bollato, ricontrollato e ribollato … vedo uno dei funzionari addirittura annusare quello di un tedesco, e finalmente, al termine di questa girandola di passaggi, scatta “indovina di chi è?”. Dal momento che nel frattempo si è scatenata una pioggia torrenziale, tutti i turisti (un centinaio circa) si sono ammassati sotto l’esiguo tetto del piccolo spazio al coperto che corrisponde all’ufficio doganale. Non si capisce più nulla, tra chi abbia consegnato già il passaporto e chi lo debba ancora riavere; il rumore assordante della pioggia che si abbatte sul tetto in lamiera aggrava la situazione: quando al di là del vetro, il funzionario chiama il nominativo e la nazionalità …. nessuno risponde perché l’interessato non ha capito o sentito …. E tutti gli astanti cominciano ad urlare il nome del fortunato, verificando, una volta individuato il soggetto, che il passaporto sia effettivamente consegnato al suo legittimo proprietario. Insomma un vero teatro all’aperto: quanti sperticati applausi quando l’appaiamento passaporto-proprietario viene effettuato con successo!
In marcia dunque, sotto la pioggia.
Capiamo subito che Mr B. non capisce una parola di inglese (Lucaaa!!! poca conoscenza, avevi detto, ma poco … non è nulla…!) quindi è molto faticoso, ma alla fine, anche divertente, cercare di comunicare con lui.

Riusciamo comunque ad arrivare dopo 3 ore e mezza a Luang Nam Tha e quando gli dico di portarci alla Zuela G.H (b&b 22 euro/due notti), che pronuncio così come è scritto, per mezzora non ci capiamo, ma quando, stremata, per caso urlo: SUUUUUELAAAAAAA, miracolosamente appare il nostro alberghetto!! (magia della fonetica!).
Ottima Guest House, accogliente e personale cortesissimo.

Luang Nam Tha è una cittadina piccola e tutta la vita scorre lungo la strada principale, dove è concentrata la vita turistica, non manca uno stupa dorato e un night market dal quale già provengono degli ottimi e invitanti profumi!
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Il giorno dopo, sfortunatamente, continua la pioggia a dirotto e ci appare chiaro che non riusciremo a fare i trekking tra i villaggi più remoti, per di più siamo arrivati a Muang Sing, piuttosto tardi rispetto agli orari di partenza previsti.
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Visitiamo vari villaggi, tra cui uno di etnia Lao Len,  al confine cinese, poverissimo, nel quale si confondono e con la pioggia ed il fango l’effetto è ancor più misero, bambini, maiali, polli e capanne. I tetti di queste ultime sembrano dover sprofondare da un momento all’altro, martellati da una pioggia violenta…
Considerate, che in questo periodo dell’anno fa piuttosto freddo, noi indossiamo i “piumini” e le scarpe chiuse, con i quali siamo partiti dall’Italia. Quindi se intendete portare qualcosa di utile nei villaggi, utilissimi e graditi saranno gli indumenti caldi e le scarpe invernali.
I bambini sono tantissimi, e tutti, avvicinandosi chiedono da mangiare e da vestire.
La nostra sacca, pigiata di vestiti, maglie, pupazzetti, collane e braccialetti, penne, matite, pennarelli, che a Roma sembrava così pesante e stracolma, ora ci appare assolutamente ridicola e insufficiente. Dobbiamo lasciarla in auto, a malincuore, per evitare che si possano creare problemi tra i bambini: sono troppi e non riusciremmo mai a distribuire equamente quanto portiamo.
Impazziscono però per i palloncini gonfiabili che quasi ci vergogniamo di dare. Fabrizio ne porta sempre molti, per i più piccoli, ma che qui, anche gli adulti, mostrano di gradire comunque. E’ una nota di futile colore, un diversivo, probabilmente, rispetto alla quotidianità cui sono abituati.
Ripartiamo da Luang Nam Tha un po’ preoccupati per il tempo, decidendo di bypassare Oudomxay (che ci sembra piuttosto insignificante) e dirigerci direttamente a Muang La (4 ore circa), che, nelle previsioni, avremmo dovuto visitare soltanto per una toccata e fuga.
Ci fermeremo due giorni, invece …

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E’ un luogo idilliaco, non c’è assolutamente nulla dal punto di vista “infrastrutturale-turistico”.
Dalla strada principale non riesci neanche a vederlo ma basta girare verso l’interno, e …LUI … c’è … il Nam Pak. Scorre nel mezzo di una terra così rossa da pensare che l’abbiano colorata a bella posta. In alcuni tratti il fiume si allarga, rallenta e diventa un laghetto tranquillo, dopo qualche ansa, scorre di nuovo veloce creando dei vortici rumorosi, poi, ancora, si separa in due, tre, diversi corsi, abbraccia una piccola isoletta per poi tornare all’ampiezza iniziale. Fanno da contorno campi di riso, coltivazioni di mais, bufali d’acqua, papere, il tempio di Sing Kham; se non bastasse, su una delle sponde si trova un villaggio Khmu nel quale sembra che la vita segua il ritmo dello scorrere del fiume. E, ammaliati, decidiamo anche noi di seguire il ritmo, rallentiamo e cambiamo il corso del nostro viaggio.m_IMG_0288
Nel villaggio, trascorriamo diverse ore, osservando gli uomini intrecciare i cestini con il bambù tagliato in strisce sottili, i bambini giocare ad una specie di “campana” , mentre i più grandi ci accompagnano e ci parlano solo per il piacere di stare con noi!
Ma …le donne …già ….dove sono???m_172
Sono tutte in acqua, dalla mattina alla sera, a raccogliere, ma forse è più corretto a pescare, una sorta di alga di fiume, che chiamano “khai paen” che mettono poi a seccare e mangiano assieme al loro pasto principale, composto da riso o noodles.
La sera, dalla nostra veranda sul fiume dopo una buona cena, il massimo del romanticismo si raggiunge ascoltando il fiume e siamo anche fortunati perché il cielo è finalmente terso e pieno di stelle … “..starry starry night…”!

L’Hotel dove siamo alloggiati, nuovissimo, si chiama Lhakham (b&b 120.000 Kip=11 euro) è di proprietà di una famiglia laotiana di Vientiane. In questo periodo viene gestito da uno dei figli, Nick, che parla un fluentissimo inglese ed è un valido supporto per avere indicazioni e informazioni sulla zona. Tra le altre cose, ci ha consigliato l’acquisto una scheda telefonica della MPhone che ci permetterà di chiamare in Italia con una spesa minima.
E’ durissimo lasciare questo posto, anche per Mr. B, che ci sembra aver gradito molto la pausa inaspettata.
Devo spendere due parole su Mr. B.
A volte è esasperante, non ci capiamo assolutamente e parla in continuazione (rivolgendosi quasi sempre a me, probabilmente perché Madame è una delle poche parole straniere che conosce), chiaramente parlando nella sua lingua finché io, esaurita, ad un certo punto comincio a rispondergli in italiano. Potete facilmente immaginare la cacofonia poco comprensibile generata dal contesto. Quando finalmente nel discorso sembra apparire un elemento decifrabile, tipo la località dove ci stiamo dirigendo, lui è stato capace di ripeterne il nome almeno una ventina di volte di seguito, il tutto conficcandosi, a turno nelle narici, una specie di tubetto non ben identificato, ma dall’odore percepito, pensiamo fosse simile al Vix Sinex.
La differenza fondamentale nell’utilizzo, almeno in questo caso, risiede nel fatto che anziché inalare, Mr. B lo incastra abilmente nella narice e lascia penzolare diversi, interminabili secondi, per poi ripartire con il suo soliloquio!
La strada per Nong Kiaw offre un panorama affascinante. Si susseguono villaggi Khmu, Hmong e Lao Len nei quali ci fermiamo per foto e visite estemporanee.
Le 5 ore che impieghiamo per arrivare trascorrono velocemente.
Abbiamo dato un passaggio a Hubert, viaggiatore tedesco in solitaria, con il quale per un poco parliamo di viaggi, ma ben presto, rapiti dagli scenari che si susseguono, rimarremo in silenzio catartico.

Nong Kiaw è piena di turisti back packers, ed i prezzi sono maggiori rispetto a quelli riscontrati finora.

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Un ponte unisce le due sponde del fiume sul quale la cittadina si distribuisce. Ci sono tantissimi ristorantini, guest house, hotel e agenzie turistiche che organizzano le gite sul fiume Nam Ou ed i trasferimenti da una località all’altra.
Prendiamo alloggio alla Meexay GH (160.000 Kip=14 euro) stanza grande, molto pulita e con acqua calda.
Abbiamo scelto una camera con vista sul fiume perché tra poco sarà l’ora del tramonto e non vogliamo assolutamente perdercelo!
Anche qui le occasioni di visite ai villaggi etnici sul fiume non mancano (84.000 Kip/cad=7,50 euro). E ci regaleranno, ancora, autentiche emozioni.

Muang Ngoi Neu è situato sull’ultimo tratto del Nam Ou navigabile; è l’unico, tra i villaggi sul fiume visitati, che offre diverse sistemazioni turistiche.

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Ci sono solo due strade sterrate, una delle quali è parallela al fiume; qui si trovano i ristoranti, i banchi ed i telai delle venditrici di tessuti in seta e le guest house; l’altra si addentra verso l’interno, dove incontriamo la scuola, case, campi coltivati ed una natura rigogliosissima. Il sentiero, continuando a percorrerlo per altri 5 km, conduce ad un altro piccolo villaggio; non manca un tranquillo monastero buddista ed un view point, dal quale, dopo una bella sgarrupata di 500 mt. (in verticale…), si può godere, dall’alto, di un panorama magnifico.
Si riparte per Luang Prapang con un minivan noleggiato assieme ad altri turisti francesi (100.000 Kip/cad=9 euro), non prima di esserci fatti convincere dal “simpatico” gestore dell’agenzia di noleggio che “dal momento che partirete alle 13, e quindi c’è tempo, non potete  ASSOLUTAMENTE  andare via da Nong Kiaw, senza aver visitato il View Point, (oddiounaltro!), dal quale si gode una fantastica visuale del fiume e la città!” . Rimane vago circa la difficoltà e sul tempo di percorrenza, e noi, inizialmente, abbiamo attribuito la colpa di ciò alla nostra cattiva comprensione della lingua lao-inglese.
L’entrata al sentiero costa 20.000 Kip cad. Il custode ridendo, all’ennesima richiesta di quanto tempo occorra, ci risponde “1 hour and half”. E noi pensiamo, ingenuamente, quanto erroneamente, si riferisca all’andata e ritorno.
Nulla di più sbagliato! Il sentiero, ben celato dalle abitazioni limitrofe, dopo pochi metri presenta una pendenza vicina a quella di una scala a pioli poggiata ad un muro, con l’aggravante del terreno scivoloso a causa delle recenti piogge. Poi, ogni tanto, per pochi metri, il percorso cambia pendenza, diventa meno ripido ma poi, inevitabilmente, riprende con la precedente inclinazione!
Per farla breve, come in ogni nostro viaggio, anche qui avremo occasione di recitare tutto il nostro vocabolario di sante oscenità, più o meno conosciute ed originali. Riesco ad arrivare in cima soltanto perché, forse per il troppo acido lattico mescolato al sangue, mi appare mio padre, grande scalatore, che mi incita a non mollare, a non lasciarmi scivolare a valle.
Ho una foto scattata, a conclusione della scalata, (e che per ovvi motivi narcisistici, non inserisco), dalla quale un pittore potrebbe ricavare, osservando il colorito del mio viso, una nuova sfumatura: il red heart attack!
Quindi, ricapitolando: dal View point il paesaggio è realmente suggestivo e certamente ne vale la pena, ma è sicuramente buona cosa sapere che si impiegano buone 3 ORE tra andare e tornare, comprese alcune pause da dedicare alla respirazione e/o rianimazione!
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Luang Prapang.
Dorata, verde, pacifica. Bella.
Ci sono tantissimi turisti: la sera si riversano immancabilmente sulle strade, disperdendosi tra le miriadi di bancarelle di artigianato del night market, ma di giorno, si riesce facilmente a trovare angolini deliziosi e tranquilli.
I francesi ci “perseguitano” e anche qui ci imbarchiamo con alcuni di loro per la gita alle grotte e alle cascate (65.000 Kip/cad=6 euro) .
La navigazione tocca alcuni villaggi, tra cui quello dei distillatori di whisky dove la pace fa da contorno all’odore dell’alcool ottenuto dalla fermentazione del riso. Vicino al pontile ci sono un paio di distillerie che lo producono a vista. Ci fanno assaggiare una varietà di colore rosso che, secondo il produttore, è il migliore; il francese ed io che lo assaggiamo, rimaniamo piuttosto perplessi; sembra uno cherry … chissà cosa hanno utilizzato per dargli questo aroma!
Le grotte di Pak Ou sono molto interessanti. Qui, come in altri luoghi dell’Indocina, ci sono caverne nelle quali i fedeli, negli anni, hanno accumulato una moltitudine di statue votive del Buddha. In questa pare ce ne siano addirittura 5000!
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Rientriamo a Luang Prapang per un gustoso pranzetto sul fiume. Subito dopo veniamo prelevati da un minivan per il percorso via terra.
Raggiungiamo il Tat Kuang Si Park (20.000 Kip/cad=2 euro) in un’ora
La strada termina all’entrata del parco. C’è un “parcheggio”, a  dir poco infernale!
Una moltitudine di pullman, minivan, tuk tuk, auto e motorini imboccano la stretta entrata di accesso al parcheggio, e si incastrano in manovre improbabili e impossibili.
Lungo i margini di questa strada, ci sono una moltitudine di bancarelle che vendono cibo, dai frullati di frutta ai piatti tradizionali, oltre che a pesci e carni varie, arrostiti su piccoli bracieri che sicuramente, oltre all’aroma affumicato del legno, riserveranno al palato del disgraziato avventore, il gusto inebriante dei gas di scarico dei motori che sgassano a più non posso a pochi centimetri di distanza!
Questo è più che altro un luogo dove effettuare le scampagnate del fine settimana.
Oggi, infatti è sabato e c’è tantissima gente, molti nativi, oltre agli immancabili stranieri, che con viveri e birre alla mano si dedicano a soste alimentari e chiassosi intrattenimenti!
Le cascate sono piacevoli, non molto alte ma, precipitando a valle, formano delle pozze di acqua cristallina dove molti, soprattutto ragazzi, si tuffano, nonostante l’acqua non sia propriamente calda! E’ bellissimo osservare come il colore delle acque muti a seconda della profondità e della luce del sole che  penetra tra gli alberi.
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Un secondo valido motivo per venire qui, è che c’è il Bear Rescue, un piccolo centro di recupero di orsi asiatici, salvati da traffici illegali da parte di personaggi senza scrupoli che li catturavano e imprigionavano, allo scopo di estrarre dalla cistifellea, la bile, richiestissima e strapagata, a cui vengono attribuiti poteri curativi miracolosi. Fortunatamente dal 2003, grazie all’intervento dell’australiana “Free the bears”, è stato creato questo spazio protetto che  con il contributo economico dei visitatori, riesce a preservare gli animali dalla cattura e dall’estinzione.
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A Luang Prapang c’è un piccolo museo etnico che, a mio giudizio, è imperdibile.
Al suo interno sono rappresentate tutte le etnie che popolano o hanno abitato nei secoli il Laos, con molti riferimenti ai loro usi e costumi tradizionali.
Non ci facciamo mancare neanche la visita all’Elephant Village.
L’ingresso per la sola entrata e visita del centro di recupero degli elefanti è di 10 usd cad. Ci sono anche altre formule, ovviamente più costose, che comprendono la passeggiata sul fiume a dorso di elefante, il bagno con un elefante, etc..
Abbiamo la fortuna di arrivare con un tuk tuk piuttosto presto la mattina: solo quattro visitatori.
Proprio nei pressi dell’ingresso c’è una grande piattaforma dalla quale si possono accarezzare o nutrire con banane, gli enormi pachidermi.
E’ un centro privato, tenuto molto bene. Hanno uno splendido resort dove poter alloggiare, e il panorama sul fiume è estremamente bello. Abbiamo l’impressione che, effettivamente, gli animali vengano curati e trattati molto bene.
Avevo letto che a maggio era nato un elefantino e chiedo se si può fare la sua conoscenza. Subito un mahot, si offre, accompagnato dal figlioletto, di portarci dall’altra parte del fiume dove si trova il piccolo con la madre.
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E’ veramente un incontro molto tenero. Maxi è delizioso e lo diventa ancora di più quando capisce che verrà omaggiato con banane mature e sbucciate appositamente per lui!
Le giornate a Luang Prapang trascorrono pigramente tra passeggiate e tramonti spettacolari dal Mount Phousi, scoperte continue di templi e pagode diverse, e troviamo senza sforzo, il tempo per concederci alcuni massaggi tradizionali.
Per le gite sul fiume ci siamo appoggiati alla Mouang Lao Ticketing & Tour, che pratica anche un ottimo tasso di cambio (si trova sulla Inthasom road).
Siamo alloggiati (Lao Lu lodge b&b 84 euro/3 notti e Ammata guesthouse 79 euro/3 notti) vicino al night market e tutte le sere sulla strada, vengono allestite tantissime bancarelle con decine di tegami contenenti alimenti diversi, con i quali riempirsi il piatto, al costo di 1 solo euro, oppure se si intende aggiungere alle pietanze uno degli enormi pesci o polli cotti sui barbecue, si arrivano a pagare ben 2 euro!
Ceneremo qui quasi ogni sera, e non lo facciamo per risparmiare, ma perché il contatto con tutta questa umanità avvicinata dal cibo ci piace molto.
Partiamo per Vang Vieng; 6 ore di Vip bus (115.000 Kip/cad=10,50 euro), sedili comodi, molto meglio di quelli dei minivan.
La strada è bellissima, ma sicuramente per chi soffre l’auto non è il massimo perchè è un succedersi di curve e tornanti!
Le pause sono diverse, una delle quali utilizzata per consumare il pasto, compreso nel biglietto, in un ristorante lungo la strada, dove assistiamo anche ad una rissa tra due cameriere, compresa nel prezzo del biglietto pure questa!
Prendiamo alloggio al Phongsavanah Resort (23 euro/2 notti).
E’ poco distante dal “centro” di Vang Vieng.
Il bungalow è spartano ma pulito e c’è la doccia con acqua calda.
Devo fare una parentesi sui cuscini/guanciali abitualmente forniti nelle guesthouse e negli hotel laotiani.
Abbiamo sperimentato, in tutti gli alloggi in cui siamo stati ospiti, che l’altezza minima dei cuscini è di 30 cm. fino ad arrivare ai 60 (…praticamente si dormirebbe quasi seduti…) qui a Vang Vieng!!
Quindi, specie se soffrite di cervicalgia, portatevi dietro un cuscinetto gonfiabile (li vendono a due euro da D…..thlon), oppure come nel mio caso, ogni sera bisognerà ficcare nella federa, dopo aver sfilato il cuscino, una certa quantità di abiti ripiegati, fino a raggiungere l’altezza desiderata e … dormirci su!
Temevamo molto questa tappa, per via delle informazioni che la dipingevano come luogo per lo più in preda al caos, alla droga e alle attivitá ludiche sul fiume “tipicamente adolescenziali” e, invece, abbiamo trovato anche noi, “tipicamente vintage”, uno spazio che ci ha permesso di scoprire paesaggi bellissimi, risaie sovrastate da imponenti formazioni carsiche, villaggi Hmong e tantissime grotte, dove i più pavidi possono entrare e visitarne le cavità per poi, spesso, trovare statue del Buddha all’interno. E poi, come non menzionare le meravigliose pozze di acque cristalline della “Blu Lagoon” dove tuffarsi per un rinfrancante bagno!
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Tutto questo lo abbiamo visitato in sella ad un motorino affittato al modico costo di 30.000 Kip (3 euro) giornalieri. Per il resto, ristoranti, guesthouse, venditori di pancakes, hamburgers, hot dogs, gelati, e … soprattutto birra a volontà!
Il tramonto sul fiume Nam Song, goduto dalla terrazza del Sanaxay ristobar (il nostro preferito) sorseggiando una Beer Lao o un buon Lao Sunrise, giustifica da solo la decisione di fermarci due giorni qui. Oltre tutto, in quasi tutti i locali mandano musica dei “nostri tempi” … e da veri frikkettoni, quali in fondo siamo rimasti, ci stiamo comodi, comodi, come “piselli in un baccello”!
 Un altro famigerato VIP bus, ci porta a Vientiane (40.000 Kip/cad=4 euro).
Questa volta non ci sono neanche i posti assegnati, quindi appena aprono le porte, una ressa di turisti si fionda al grido di “a li mejo posti” dentro il mezzo. Una caciara terribile, ma incredibilmente Fabri ed io riusciamo a conquistare i primi due posti addirittura a “prua”!
Per arrivare impiegheremo quattro ore e mezza: velocità media di crociera 30 km/h … in bici avremmo fatto prima!
Tenete presente che il bus vi lascerà ad una stazione dalla quale si potrà prendere un tuk tuk (20.000 Kip/cad) che vi porterà al centro di Vientiane.
Noi, per una sola notte, ci siamo concessi un alloggio sul “lungo fiume”; il Sengtawan Riverside (b&b 23 euro) dove, ingiustificatamente, non c’era acqua calda.
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Non posso esprimere giudizi particolarmente fondati sulla capitale, perché una giornata non mi sembra abbastanza per poterlo fare. Ma le visite ai templi principali, secondo me valgono comunque la tappa di un giorno.
Mi è piaciuto molto il Wat Si Saket, con tantissime statue del buddha, rappresentato con le mani nelle diverse posizioni (Mudra) che distinguono i comportamenti indicanti i temi basilari del buddismo.
Da Vientiane, prendiamo un volo per Pakse (212 euro tot.) e da qui (l’ultimo minivan turistico, era partito da mezzora) decidiamo di spendere una fortuna (60 euro circa) per il percorso con un auto privata fino al molo Ban Nakasang (3 ore) pur di arrivare entro sera alle Si Pha Dhon (le 4000 isole sul Mekong).
Che spettacolo! Nonostante fossimo fusi, dopo una giornata trascorsa tra bus, minivan e barca, uno spettacolare tramonto ci ha atteso a Sala Don Khone, l’isoletta da noi scelta come base, quasi a volerci far capire quanta bellezza ci ricompenserà dalla fatica!
La Cambogia è a pochi “metri” di distanza, divisa dal Laos solo dal Mekong.
Qui il fiume raggiunge quasi 15 km di ampiezza. Il paesaggio cambia a seconda che si tratti della stagione delle pioggie o quella secca, e le migliaia di isole (da qui ovviamente il nome…) appaiono e scompaiono con l’avvicendarsi delle stagioni.
Anche qui la vita scorre lentissima e le chiacchere sono gli unici affanni della giornata.
Abbiamo affittato le bici e girovagare alla scoperta dell’isola è stato veramente meraviglioso. Bufali, bambini, case, riso a seccare e polli a beccarlo avidamente!
Dulcis in fundo, durante l’escursione in barca, che ci ha portato a visitare anche le cascate di Khon Pha Pheng, le più ampie del sud-est asiatico, abbiamo avvistato anche i rari delfini dell’Irawaddy … che emozione! Considerato che pare ce ne siano solo 5 da queste parti, dalla quantità di sbuffi, probabilmente, erano venuti tutti, per salutarci!
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Domani lasceremo tutto questo e con un biglietto all inclusive (110.000 Kip/cad=10 euro: tuk tuk/barca/minivan/pullman), acquistato presso la Guesthouse dove alloggiamo, PAN’S (240.000 Kip=21 euro) varcheremo il confine a Vang Tao, per dirigerci, attraversando, a piedi, il tunnel di divisione tra i due Paesi, a Chong Mek, in Thailandia. Tappa finale ad Ubon Ratchathani da dove proseguiremo il viaggio per qualche giorno in terra Thai (lasciatevi 10.000 Kip per lo “sdoganamento”, per il resto cambiate tutta la moneta laotiana).
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Il fiume ci regala un ennesimo tramonto infuocato e di fronte a tanta bellezza, forse anche a causa della malinconia per il prossimo distacco, mi torna alla mente una canzone, che ispirerà il titolo di questo diario, la cui strofa finale recita: “with eyes that watches the world and can’t forget…”, e che rispecchia fedelmente il mio pensiero in questo istante.
In genere, tutti i luoghi dove ho la fortuna di approdare mi rimangono dentro, ma il Laos, come già accaduto per la Birmania, avrà sempre uno spazio speciale nei miei ricordi: un luogo magico nella memoria che mi ricondurrà alla natura, alla tranquillità e all’armonia.
Laura


Volo EMIRATES: Roma/Dubai/Bangkok A/R: 1180 con assicurazione medica
Auto+ autista in Laos: 500 euro
Alberghi+ cibo per 21 giorni: 570 euro
Trasferimenti aerei e terrestri: 292+80
Ristoranti consigliati:

Luang Nam ThaMinority Restaurant: ottimo, economico ed originale

Nong Kiaw – Deena (ristorante indiano): non troppo economico, ma ottimo. Servizio lentissimo!

Vang Vieng – Sanaxai: Un ottimo mix di sapori accompagnati da cocktail da applauso.

Sala Don Khone – Tavandang restaurant: pietanze eccellenti preparate al momento.

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Ci sono 3 commenti su “Laos – Lungo il fiume e sull’acqua

  1. Laura mentre dal Laos scrivevi il live , io sognavo di essere li con te .
    sono anni che programmo di andare a vedere anche questo lembo di Indocina …. chissa’ quando arrivera’ il mio momento …
    leggendo il diario ho la conferma della pace e dolcezza che questo paese trasmette …
    e’ cosi come lo descrivi tu ,che ho sempre immaginato che sia il Laos .
    Bru

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