Usa: I still haven’t found what I’m looking for

Partiamo dal titolo,… oltre ad essere una delle mie canzoni preferite degli U2 é anche quello che ho provato imbarcandomi sull’aereo di ritorno verso casa. “Non ho ancora trovato quello che sto cercando.” Questo è il mio secondo viaggio negli Usa e alla fine mi aspettavo un senso di sazietà verso questa nazione; mi aspettavo di non avere più stimoli per ritornarci ancora; mi aspettavo di avere voglia di iniziare a scoprire qualche altro posto; e invece? Invece mi sono imbarcata con un senso di malinconia e tristezza ancora più acuto del solito, non era la semplice considerazione che la vacanza era finita, e si ritornava al lavoro ed alla solita vita, che mi faceva salire sull’aereo con il cuore pesante, era perchè stavo lasciando il Paese che più di tutti gli altri fin’ora visitati mi ha dato di più, a livello paesaggistico, a livello umano e a livello di stile di vita. Il Paese in cui mi trasferirei anche domani, anche ad occhi chiusi e solo con il bagaglio a mano. Ma andiamo con ordine nel racconto di questo viaggio.

17 Settembre:
Il volo dell’American Airlines parte alle 10.10, quindi alle 7.30 io e mio marito Marco siamo già a Malpensa, ci rechiamo immediatamente al check in e aspettiamo, con una buona colazione, di imbarcarci. L’aereo non è pienissimo, abbiamo la fila centrale tutta per noi, quindi riusciamo a dormicchiare durante il volo per New York. Atterrati al JFK, facciamo dogana e abbiamo giusto il tempo di un sandwich, guardando lo skyline di Manhattan, prima di imbarcarci sul volo per Los Angeles. Questo volo è pieno quindi non abbiamo lo stesso confort del volo precedente ma tra un film ed un po’ di musica passa velocemente. Atterriamo a Los Angeles in anticipo di mezz’ora sul previsto, quindi alle 19.00 locali siamo già sulla navetta che ci porterà al noleggio auto della Dollar. Abbiamo noleggiato un Suv visto che i chilometri da macinare in questo viaggio sono moltissimi, ci danno un Dodge Nitro bianco e molto trendy di cui mi innamoro subito, carichiamo i bagagli e ci dirigiamo verso Pasadena, dove abbiamo prenotato al Ramada Inn Pasadena. Per raggiungerlo ci tuffiamo nel traffico di Los Angeles, passando in mezzo a Downtown tutta illuminata, che meraviglia, e quanto mi è mancata la città degli angeli. Arriviamo al motel e velocemente ci assegnano una camera al secondo piano, pulita, spaziosa e con balcone. Il sandwich mega mangiato al Jfk ci ha saziato, quindi decidiamo dopo una doccia di andare subito a dormire.

18 Settembre:
Come al solito il jet lag si fa sentire, quindi alle 5.00 siamo già belli svegli, ma siccome l’hotel ci offriva la colazione aspettiamo che l’orario sia più consono per andare a mangiare qualcosa. Dopo colazione andiamo a fare un po’ di spesa prima di iniziare il nostro tour, ci rechiamo quindi al supermercato a fare un po’ di scorta d’acqua, dolcetti, frutta e snack vari e appena sistemata la spesa in macchina il nostro Dodge ci fa uno scherzetto, si accende la spia del cambio d’olio. Che sfortuna, io volevo cercare un ufficio noleggio Dollar a Pasadena, Marco invece, che di macchine ne capisce molto più di me, mi spiega che per fare un cambio d’olio ci vuole tempo visto che il motore si deve raffreddare, quindi è meglio ritornare all’ufficio vicino all’aeroporto e farci sostuituire l’auto. Ci rechiamo quindi nuovamente alla Dollar dove l’addetto si scusa per l’inconveniente e ci dice appunto che è meglio sostituire l’auto, di Dodge non ce n’è quindi la scelta è tra una Grand Cherokee, ed un Ford Edge (che avevamo già noleggiato nel nostro precedente viaggio). La scelta ricade su quest’ultimo visto che ci eravamo trovati bene, saluto il mio Dodge Nitro e finalmente possiamo iniziare a gironzolare per LA. Ci eravamo costruiti un itinerario che prevedeva di iniziare le visite dalla zona nord scendendo verso la costa, ma siccome siamo già sulla costa invertiamo il giro. Partiamo quindi in direzione Malibù, passiamo davanti al molo di Santa Monica che abbiamo già visitato 2 anni fa e proseguiamo lungo la Pacific Coast Hwy. La strada è meravigliosa, come la giornata di sole e priva di vento, con punti panoramici spettacolari. Ci fermiamo alla Pepperdine University di Malibù all’Alumni Park, dove si tengono le cerimonie di laurea e dove sventolano una moltitudine di bandiere americane e non, ognuna rappresenta la nazionalità di un alunno che si è laureato durante l’anno accademico.

Questo parco da un senso di pace, sarà per le bandiere al vento, per la vista meravigliosa sull’oceano Pacifico e per le dolci colline verdi, quindi scattiamo qualche foto e ci rimettiamo in marcia. Arriviamo fino al Point Dume, sbirciando dentro i cancelli di case paradisiache affacciate sull’Oceano. Terminata la visita a Malibù ci dirigiamo verso Calabasas, una cittadina storica a nord di Los Angeles, le colline intorno alla città sono riarse dal sole, ma il centro cittadino è molto bello, con negozi alla moda e notiamo delle ville faraoniche, scopriamo quindi che questa cittadina è diventata negli anni un posto esclusivo dove si rifugiano molti vip di Hollywood. Si è fatta l’ora di pranzo e ci fermiamo in un mall (tipico centro commerciale americano all’aperto) dove troviamo un ristorante take-away che prepara gustosi piatti a base di pollo e riso. Dopo pranzo vediamo che all’interno dello stesso complesso c’è anche lo Starbuck’s, quindi anche il caffè espresso è garantito. La prima parte del pomeriggio è dedicata alle visite di Marco, che voleva andare a vedere delle case che erano state i set televisivi per 2 film della sua infanzia, la prima a Reseda (quartiere non proprio raccomandabile) è del film Karate Kid.

E la seconda ad Arleta è quella di Marty McFly in Ritorno al Futuro. Foto di rito e marito contento come un bambino. Possiamo quindi dirigerci verso il Griffith Park. Arriviamo fino all’Osservatorio Astronomico da dove si gode una meravigliosa vista di Los Angeles e della collina di Hollywood.

Anche l’osservatorio astronomico è molto interessante, con uno splendido Pendolo di Foucault.

Essendo domenica pomeriggio notiamo la presenza di moltissime famiglie in questo parco, chi a passeggio, chi sull’erba, chi a fare pic-nic. Finito il nostro giro nel “verde” visitiamo ancora il campus della UCLA, bellissimo, essendo che l’anno accademico doveva ancora iniziare era quasi deserto se non per qualche gruppetto di ragazze vestite tutte uguali con le magliettine delle varie confraternite di appartenenza. Chiaramente il pensiero va all’università che frequentavo, un edificio fatiscente e al limite della praticabilità, ed a quanto sarebbe stato bello frequentare un college come questo. Ormai è il tramonto, torniamo quindi a Pasadena per cena, purtroppo la stanchezza per il Jet lag ancora si fa sentire quindi prima di tornare in hotel mangiamo un boccone al Danny’s di Pasadena e di corsa a nanna.

19 Settembre:
Questa mattina ci alziamo un po’ più tardi, ma alle 6.30 eravamo comunque pronti per la colazione. La prima parte della mattinata la dedichiamo a visitare Pasadena e South Pasadena, e notiamo quanto sia vivibile come città, veramente a pochi passi dal centro di Los Angeles eppure molto più tranquilla, con un ritmo di vita rallentato, fatto di viali alberati, villette con giardino privo di alcuna recinzione, gente in bicicletta, e molto meno traffico. Andiamo a visitare la Gamble House, sia perchè è un edificio molto caratteristico dei primi del Novecento, ma anche perchè è un’altra casa usata come set televisivo di Ritorno al Futuro.



Terminata la visita andiamo al Rose Bowl di Pasadena, purtroppo lo stadio era chiuso alle visite e quindi ci siamo accontentati delle foto dall’esterno.

Ci spostiamo nuovamente in LA, anche se ci eravamo già stati, una visita al Rodeo Drive non può mancare, e quindi eccomi qui a due anni di distanza a fissare nuovamente le stesse vetrine con il solito motto di “guardare e non toccare”. Per pranzo andiamo ad Hollywood sulla Vermont Avenue al Cafe ’50, che come si evince dal nome è un ristorante anni ’50, sembrava realmente di stare nel bar di Happy Days, le cameriere sono vestite a tema ed il menù è quanto di più tipico: hamburger, patatine, frullati e frappè ed in ogni tavolo c’è un Jukebox che funziona con i quartini. Ci mangiamo un bell’hamburger, grazie al wifi gratuito controlliamo che cosa è successo nel mondo e partiamo in direzione della Walk of Fame. Nonostante ci siano moltissime persone, trovare parcheggio non è un problema, la percorriamo quasi tutta un po’ guardando in giro, e un po’ per terra per “scovare” le stelle dei nostri attori e cantanti preferiti. C’è una famiglia con una bambina bellissima di circa 6 mesi seduta per terra sulla stella di Marylin Monroe ed i genitori che cercano di attrarre la sua attenzione per farle la foto, come di diceva in un film “anche questa è Hollywood”.

La giornata è molto calda quindi cerchiamo refrigerio bevendo qualcosa di fresco, il venditore ci chiede di dove siamo e quando scopre che siamo italiani inizia a parlare della sua famiglia che è immigrata dalla Sicilia 30 anni fa, ormai l’italiano non se lo ricorda nemmeno più ma è contento di poter parlare della sua vecchia, e quasi sconosciuta patria. Scattiamo un po’ di foto alle varie attrazioni presenti sulla Walk Of Fame dal Chinese Theatre, al Kodak Theatre, al museo di Madame Tussauds. Prima di tornare a Pasadena facciamo ancora un salto a West Hollywood al negozio di Tattoo di Kat Von D, protagonista della trasmissione LA Ink, sia perchè seguiamo la trasmissione, sia perchè adoriamo i suoi lavori. Il negozio è affollatissimo sia da clienti, che da turisti e per l’occasione hanno anche una serie di magliette e libri in vendita per gli avventori del negozio.

Risaliamo in macchina e ritorniamo verso Pasadena. Per cena stasera scegliamo di andare ad Old Pasadena e scegliere qualcosa al momento. La scelta ricade sul Malagueta, un ristorante di cucina mediterranea, mangiamo un piatto tipico greco, buono, sostanzioso ed abbondante. Dopo cena facciamo un giro per il centro, cercando uno Starbuck’s per concludere la giornata con un caffè espresso, torniamo all’hotel, ci sono le valige da chiudere domani si iniza a macinare chilometri.

20 Settembre:
Appena aperti gli occhi vedo che la giornata non è delle migliori, sembra molto nuvoloso, una volta messe le lenti a contatto invece scopro che c’è nebbia! Nebbia? In California? Pazzesco,… Dopo la colazione faccio il check out mentre Marco sistema i bagagli e si parte. Oggi la nostra destinazione finale é Las Vegas, con Calico come tappa intermedia. Percorriamo la I 15, ma non troviamo molto traffico, mentre sulla carreggiata opposta, in direzione Los Angeles, sono praticamente fermi, man mano che ci allontaniamo da Los Angeles la nebbia inizia a diradarsi un pochino per lasciare posto ad uno splendido sole. La strada scorre via tranquilla, e dopo circa due ore raggiungiamo Calico, che si trova vicino alla cittadina di Barstow. Calico è conosciuta come città fantasma, perchè non ci abita più nessuno da decenni, cioè da quando hanno chiuso la miniera.

Appena arrivati al parcheggio, dopo aver pagato l’ingresso di 5$ a testa vediamo che sulla collina c’è la scritta di Calico a mo’ di Hollywood.

Appena entrati in “città” ci sembra di essere all’interno di un film western.

Essendo nemmeno le dieci del mattino c’è pochissima gente, riusciamo quindi a goderci con calma questo paesino, fatto di casette in legno, una chiesetta che sembra quella de “la casa nella prateria”, e la ferrovia dove un treno a vapore porta a fare il giro della miniera.

C’è anche una casa museo, alcuni negozi dell’epoca allestiti per i turisti e degli scorci panoramici molto suggestivi. E’ un posto sicuramente turistico, ma carino da vedere soprattutto per spezzare un po’ il viaggio in direzione di Las Vegas. Verso le 11.30 vediamo arrivare diversi pullman dei tour organizzati, e capiamo che è ora di rimetterci in marcia, alla fine ci siamo goduti la cittadina in solitudine per un’ora e mezza, meglio ricordarcela così che affollata di turisti. Riprendiamo la I 15, per fermarci a pranzo poco prima del confine con il Nevada ad Halloran Spring, cittadina fatta di motel e punti di ristoro, per il pranzo scegliamo un burritos di Taco Bell, una mela presa dalla nostra scorta ed un caffè annacquato. Il caldo di mezzogiorno è davvero intenso quindi ci rifugiamo in macchina con l’aria condizionata al massimo. Ci manca circa un’ora per raggiungere Las Vegas, e ci accorgiamo di essere entrati in Nevada grazie ad un mega outlet con hotel, montagne russe e casinò annessi, proprio sul confine, spuntando come un miraggio dal deserto infuocato dal sole. Nonostante manchino ancora diversi chilometri riusciamo a scorgere la torre dello Stratosphere e via via anche gli altri hotel delle strip. Finalmente, per la felicità di Marco, siamo di nuovo a Las Vegas, dopo un po’ di coda raggiungiamo il nostro hotel il Bally’s, al check in ci chiedono se vogliamo un upgrade per la camera vista Bellagio e Strip, essendo il supplemento quasi più alto di quello che abbiamo pagato la camera rifiutiamo, ma la camera che ci danno comunque è vista Strip, vediamo parzialmente le fontane del Bellagio, mentre abbiamo proprio di fronte il Flamingo ed il Caesar Palace. La camera è enorme, forse un po’ datata, ma pulita e confortevole, decidiamo di uscire subito comunque, anche se il caldo è pazzesco ma avevamo voglia di rituffarci nella movida della Sin City.

Due anni fa eravamo capitati a Las Vegas durante il weekend e quasi non si riusciva a camminare per strada dalla confusione, questa volta essendo in settimana, è molto più vivibile, notiamo che l’hotel accanto al Bellagio, che l’altra volta era in costruzione, è terminato: il Cosmopolitan è molto chic ed ha una galleria di negozi a dir poco favolosa, in un piccolo centro commerciale sono concentrate le migliori firme del mondo, quindi non potevamo evitare di farci un salto. Prima di tornare in hotel a prepararci per la serata andiamo a comprare il necessario per la colazione delle mattine successive che naturalmente non erano comprese. Dopo una rinfrescata usciamo per cena, scegliamo un locale dove mangiare qualcosa al volo, non abbiamo voglia di perdere tempo a tavola. La serata la passiamo a girovagare negli hotel che l’altra volta non eravamo riusciti a visitare, ma anche se è ancora presto per essere a Las Vegas, ci ritiriamo in camera, visto che la mattina dopo ci aspetta una giornata impegnativa, con sveglia all’alba.

21 settembre:
Ci svegliamo presto, oggi è il compleanno di Marco, ma la tabella di marcia prevede l’escursione in giornata alla Death Valley. Dopo la colazione a base di muffin e cereali recuperiamo l’auto e ci mettiamo in viaggio. Nonostante siano le 6.30 c’è già gente in giro (o ancora in giro dalla notte prima) ma usciamo dal centro in pochissimo. La strada per la Death Valley è monotona, c’è veramente poco sia a livello paesaggistico che urbanistico. Molte montagne riarse dal sole e pochissima vegetazione. Per la strada incontriamo la città di Pahrump, dove vediamo altri casinò e qualche punto di ristoro. Non avendo ancora preso il caffè ci fermiamo al Terrible’s Town Casinò, si entra in un negozio simile ad un autogrill, dove possiamo acquistare per pochi cents un caffè. Facciamo un giro per la sala da gioco, ma è molto diversa da quelle di Las Vegas, sembra la zona divertimento di una casa di riposo, veramente molto triste e squallida. Usciamo e ci rimettiamo in marcia per la Death Valley. Arriviamo intorno alle dieci del mattino, ma il sole è già rovente, il primo punto che visitiamo è lo Zabriskie Point, i colori sono spettacolari ed essendo di nuovo molto presto non ci sono bus di tour organizzati quindi ci godiamo il panorama con tranquillità.

Terminata la visita raggiungiamo Furnace Creek dove in realtà non c’è praticamente nulla se non un centro visitatori, una pompa di benzina dai prezzi quasi raddoppiati rispetto a quelli del resto dello Stato ed un hotel. Imbocchiamo quindi la strada per il Badwater Basin, dove ci fermiamo fino a raggiungere il lago salato.

Con la temperatura a 43° ed il sole a picco è dura percorerre quasi un chilometro, ma ne vale la pena visto che è uno dei paesaggi più aridi, lunari e più ostili all’uomo che abbia mai visto. La nostra visita si conclude intorno all’una, riprendiamo la strada per tornare a Las Vegas, fermandoci nuovamente a Pahrump per il pranzo. Rientriamo a Las Vegas a metà pomeriggio, decidiamo, dopo la doccia, di riposarci un po’ prima di sera, e ci addormentiamo ben bene. Quando riapro gli occhi noto che sono le 20.30. Sveglio il festeggiato e usciamo per cena. Stasera, essendo il compleanno di Marco scegliamo un delizioso ristorante all’interno del Planet Hollywood, e dopo cena Marco vuole tentare la fortuna alla roulette. La serata è propizia, visto che vinciamo un po’ e ci divertiamo un sacco con un tedesco che è al nostro tavolo davvero molto simpatico, probabilmente l’alcool servito gratuitamente a chi gioca ci ha fatto perdere un po’ di lucidità, in compenso però abbiamo passato una bella serata e vinto una discreta somma per poter, all’indomani, fare un po’ di shopping. Rientriamo in hotel quasi alle 4 del mattino, sogni d’oro Las Vegas.

22 Settembre:
Questa mattina ci svegliamo con calma intorno alle 11.00, il caldo in strada è opprimente quindi non ci rimane che passare la giornata al riparo in qualche outlet e spendere al meglio il denaro vinto la sera precedente. Così passiamo quello che rimaneva della mattinata facendo un po’ di shopping, e per pranzo andiamo al Planet Hollywood all’interno della galleria di negozi del Caesar Palace, uno dei centri commerciali più belli in cui sia mai stata. Prima di cena facciamo ancora un giro al Bellagio e vediamo uno spettacolo delle fontane.

Per l’ultima sera a Las Vegas non vogliamo perdere troppo tempo per mangiare, quindi cena veloce e via lungo la Strip per la nostra ultima notte. Non rientriamo molto tardi visto che il mattino successivo dobbiamo affrontare una giornata stancante.

23 Settembre:
Stamattina si inizia il vero on the road, che ci porterà a cambiare meta ogni giorno, la partenza è come al solito molto presto, il check out è rapidissimo e prima delle sette siamo già in macchina. Oggi la meta principale è il Bryce Canyon, ma per arrivarci passiamo all’interno dello Zion. Dopo circa un paio d’ore di viaggio, arriviamo alla cittadina di St. George, proprio sul confine tra Nevada e Utah, facciamo una tappa all’immancabile Starbuck’s del centro commerciale per il caffè, e un giretto per i negozi. La cittadina è molto carina e piena di negozi, insomma una piacevole tappa. Ci rimettiamo in macchina ed imbocchiamo la Ut 9 per lo Zion.

Il paesaggio è bello, alte montagne con colori in contrasto tra il verde rigoglioso della vegetazione ed il rosso fuoco delle rocce.

Ci impieghiamo circa 1 ora e mezzo ad attraversarlo facendo varie soste per le foto, non posso dire di aver visto lo Zion ma almeno gli ho dato un’occhiata. Usciti dallo Zion imbocchiamo la Us 89, il traffico è poco, e scorrevole, il paesaggio davvero bello, grandi pascoli, qualche fattoria e piccole cittadine lungo la strada. Essendo quasi ora di pranzo ci fermiamo a Gendale in un locale lungo la strada di cucina messicana, la locanda è davver piccolina ma riusciamo a mangiare una bella insalata con del pollo alla piastra, un toccasana per il nostro fegato, e miracolosamente hanno anche il caffè espresso. Ci rimettiamo in macchina e finalmente arriviamo alla Dixie National Forest, qualche foto di rito e proseguiamo direttamente per l’hotel prima di andare al Bryce. Questa notte pernottiamo a Tropic al Bybee’s Steppington Motel, che richiedeva un arrivo entro e non oltre le sei del pomeriggio, appena arrivati al motel, la porta della reception è chiusa, e c’è un cartello che dice di chiamare dal telefono posto sulla parete per necessità. Chiamiamo quindi dal telefono e una signora molto gentile ci dice che sarebbe arrivata subito. In effetti dopo due minuti arriva, paghiamo la camera e ci spiega che non esiste check out, quindi alla mattina dovevamo solo chiudere la porta lasciando le chiavi in camera. Lasciamo i nostri bagagli e notiamo che è tutto molto pulito, ben arredato per essere un motel e molto attrezzato e ci avviamo al Bryce Canyon che dista 10 minuti circa da Tropic.

La prima vista che facciamo è il Sunrise Point, per poi proseguire al Sunset Point e ancora l’Inspiration Point.
Tutte e tre le viste sono meravigliose e danno sul Bryce Amphitheater ma quella che ci è piaciuta di più è la seconda il Sunrise Point, che ha una vista più ampia sui pinnacoli del Canyon.

Abbiamo proseguito lungo i vari punti di osservazione nel pomeriggio e dopo questa visita posso dire tranquillamente che il Bryce per me è molto più affascinante del Grand Canyon (visto nel precendente viaggio negli Usa), che colpisce per la maestosità ma non è così particolare come il Bryce. E’ quasi sera, prima di tornare in motel ci fermiamo al Bryce Canyon City per fare un po’ di spesa per il giorno dopo e siccome la nostra camera era ben attrezzata con tavolo, microonde e frigo decidiamo di comprare qualcosa per la cena. La giornata è stata abbastanza stancante e non abbiamo molta voglia di uscire, anche perchè nè Bryce Canyon City, nè tantomeno Tropic offrono grandi attrattive. Mangiamo quindi in camera e dopo cena ci godiamo il panorama seduti sul portico. Sembra di essere tornati indietro nel tempo, nessun rumore, case con il bucato steso in giardino, altalene fatte con i copertoni delle auto e bambini che giocano tranquilli per strada. Appena il sole tramonta del tutto il clima diventa davvero rigido, quindi rientriamo in camera per metterci sotto le coperte.

24 Settembre:
Anche questa mattina ci svegliamo che è ancora buio, facciamo la solita colazione e ci mettiamo in macchina. Il termometro dell’auto segna -4°, ripensando che il pomeriggio precedente ne segnava 25° ci stupiamo davvero molto dell’escursione termica, d’altronde però siamo sopra i 2000 metri. Riattraversiamo la Dixie National Forest e ci dirigiamo a Kanab, giusto per una tappa. Visitiamo quindi il set di vari film western, anche in questo caso essendo solo le 8.30 del mattino ci siamo solo noi in giro.

Lasciamo un’offerta all’uscita del museo e saliamo in macchina per raggiungere Page. La strada è molto bella e quasi priva di traffico, mentre Marco sonnecchia io mi godo il panorama visto che la strada è sempre dritta, e tra il cruise control ed il cambio automatico non mi devo impegnare più di tanto nella guida. Già a diversi chilometri di distanza da Page scorgo il Lake Powell che colpisce per l’azzurro delle sue acque, sveglio Marco in modo che anche lui possa godere del panorama e passiamo sopra la diga per dirigerci subito all’Antelope Canyon a prenotare l’escursione. Purtroppo il tour delle 11.30 è pieno, quindi dobbiamo accontentarci di quello delle 13.30. Mancando più di 3 ore all’escursione ci dirigiamo all’Horseshoe Band, al parcheggio ci sono diverse macchine e vedo arrivare gente distrutta, la strada per arrivarsi è lunga circa 1 chilometro con diverse pendenze ma non l’ho trovata particolarmente impegnativa nonostante il sole battente ed il caldo. Il panorama che si apre davanti ai nostri occhi è a dir poco meraviglioso, Marco si arrampica e si sporge per fare le foto migliori, io con le mie vertigini mi tengo invece ben lontana dal precipizio.

Torniamo alla macchina e andiamo in centro a Page, mangiamo qualcosa al sacco che ci eravamo preparati la sera prima all’ombra di un albero e ci dirigiamo finalmente all’Antelope Canyon. Saliamo a bordo di questi camioncini aperti, sulla strada sterrata, la guida ci dice che ci sarà da divertirsi ed in effetti a parte il chilo di sabbia ingoiata sembra di stare sulle montagne russe. Arriviamo all’Antelope Canyon e rimango senza parole, nonostante il sole non sia più allo zenit riusciamo comunque a vedere i giochi di luce che filtrano tra le rocce, purtroppo le foto non rendono giustizia alla meraviglia del luogo.

Terminata l’escursione facciamo un giro per Page, ma abbiamo sabbia ovunque, quindi andiamo al motel prenotato per la notte il Motel 6, per farci una doccia. Avevo letto commenti non troppo positivi su questa struttura, devo dire che l’ho trovata confortevole e pulita. Essendo ancora presto decidiamo di rilassarci un po’ in piscina e prendere un po’ di sole. Per cena andiamo a Page, la cittadina è molto carina e con un numero esagerato di chiese, sulla strada principale lunga circa 3 km ne ho contate 12. Dopo cena facciamo una passeggiata per il centro abbastanza animato, prima di tornare in hotel.

25 Settembre:
Anche stamattina sveglia presto e colazione in stanza, prima di lasciare Page facciamo ancora un giro al Lake Powell ed infine andiamo al supermercato per fare scorta di libagioni e per l’acquisto del pranzo.

Ci mettiamo in macchina per dirigerci alla Monument Valley, anche qui il viaggio scorre tranquillo con poco traffico e panorami meravigliosi sulla Us 98 mentre è un po’ più trafficata quando ci immettiamo sulla Us160.

Passiamo da Kayenta e notiamo subito che come cittadina ha veramente poco da dire, ci fermiamo per un caffè in un locale indiano, molto caratteristico e proseguiamo ancora per la Monument Valley. Decidiamo di non entrare subito nel parco ma ci fermiamo a mangiare lungo la strada con il panorama della Monument davanti a noi,… che meraviglia. Prima di iniziare la nostra perlustrazione andiamo al nostro motel che si trova a Mexican Hat, per lasciare i bagagli, e soprattutto perchè vogliamo vedere la Monument arrivando da Mexican Hat.

Il motel scelto per la notte è l’Hat Rock Inn, la struttura, gestita da personale indiano è pulitissima, le stanze davvero graziose con vista sul fiume e patio in legno. Riprendiamo l’auto percorrendo la US 163 Scenic, ci fermiamo in una piazzola per la foto alla Monument in lontananza come vista nel film Forrest Gump.

Finalmente entriamo nel parco che si trova al confine tra Arizona e Utah. Iniziamo il nostro giro dal centro visitatori e poi prendiamo l’auto per fare il percorso.

Per questo itinerario consiglio vivamente un Suv perchè la strada oltre ad essere sterrata è anche molto accidentata, quindi con un’utilitaria si possono avere problemi.

Nonostante i dossi, gli scossoni e la sabbia l’itinerario è superlativo, il cielo terso poi in contrapposizione al rosso delle rocce è solo la ciliegina sulla torta. Terminato il nostro giro ci rechiamo al Goulding’s Lodge (l’unico hotel con vista sulla Monument) con un piccolo museo annesso.

E poco distante c’è anche un supermercato ed un lavaggio auto, approfittiamo dell’occasione per togliere un po’ di sabbia al nostro Ford Edge che era ridotto in condizioni pietose prima di tornare in hotel. Per la cena non abbiamo dubbi, a pochi metri da noi c’è il Mexican Hat Lodge e Swingin Steak, locale famoso per le bistecche. La struttura è spartana, con tavoloni in legno alternati da altri in plastica, ed il menù è a dir poco essenziale, hamburger di carne, hamburger vegetariano e 3 tipi di bistecca, il tutto accompagnato da insalata e fagioli. Prendiamo una bella bistecca cucinata su un barbecue a dondolo, ed è la bistecca più buona, tenera e saporita mai mangiata in vita mia. Sono stati i $28 a persona meglio spesi per mangiare carne. La serata è calda e mite, torniamo al nostro hotel e ci mettiamo a sedere nel patio della nostra camera ammirando il cielo più stellato che avessimo mai visto. Che giornata spettacolare!

26 Settembre:
Ormai il jet lag non ci da più fastidio, ma dovendo fare un’altro bel giro ci svegliamo comunque presto. Oggi la tabella di marcia prevede Canyolands e Arches, quindi alle sette siamo già pronti per partire. Ci fermiamo per una sosta a Monticello, un paesino molto carino e anche parecchio trafficato, c’è un locale delizioso lungo la strada il Peace Tree Juice cafè con wifi gratuito ed un buon espresso. Ci fermiamo una mezz’ora in Monticello e ci rimettiamo in strada per Canyolands, dalla US 191 c’è la deviazione sulla UT 211 Scenic che ci porta al Parco. La strada è lunga circa 50 km, è abbastanza tortuosa ma non c’è assolutamente traffico. All’ingresso di Canyolands ci viene data la cartina e scopriamo che dall’entrata sud del parco non c’è modo di raggiungere la zona nord (più vicina ad Arches), se non tornando indietro sulla US 191. Facciamo quindi un paio di viste nella zona Sud e torniamo indietro.

Essendo ora di pranzo, anche oggi siamo attrezzati con panini e frutta, ci fermiamo quindi lungo la strada tra la foresta e le rocce, che meraviglia tutta questa natura. Tornando indietro vediamo il cartello del pericolo attraversamento animali, come capita anche da noi, quindi non gli diamo più di tanto peso, ma qualche chilometro dopo dobbiamo inchiodare perchè due simpatiche mucche hanno deciso, naturalmente dietro una curva, di attraversare la strada. Un po’ di spavento per noi, mentre le mucche ci gurdavano curiose ma non spaventate, meno male! Ripendiamo la US 191 in direzione Moab, dove ci fermiamo, prima di proseguire per i due parchi, al motel per lasciare i bagagli. Il motel scelto per la notte è Inca Inn, molto piccolo, appena fuori dal centro di Moab, anche qui abbiamo una camera enorme con due letti. Lasciati i bagagli andiamo subito a Canyolands, entrando questa volta dalla zona nord. Arriviamo al centro visitatori, facciamo qualche vista per arrivare infine a Mesa Arch. Per arrivarci la strada da percorrere a piedi è di circa 800 metri, non particolarmente complicata nonostante la pendenza. La passeggiata è comunque piacevole grazie agli scorci panoramici che vengono offerti. Arrivati a Mesa Arch ci fermiamo ad ammirare la meraviglia della natura, facciamo qualche foto, ma anche qui lo scatto non gli rende giustizia.

Torniamo indietro a malincuore, ma abbiamo ancora Arches che ci aspetta. Entriamo ad Arches e subito notiamo diversi archi che sbucano dalle rocce e soprattutto alcune rocce la cui forza di gravità sembra non avere nessun potere. Facciamo il giro intorno alla Balanced Rock e proseguiamo per il Delicate Arch.

Purtroppo la strada per arrivare vicino a questo arco è lunga circa 4 chilometri a tratta, e noi eravamo scarsi d’acqua e di tempo, visto che era quasi il tramonto. Decidiamo quindi di “accontentarci” di vederlo dai punti di osservazione più distanti e torniamo al motel. Per cena andiamo in centro città, molto carino ed animato, e andiamo in uno dei ristoranti più pieni di Moab (con la speranza che un locale pieno voglia dire, buon cibo). Ordiniamo nuovamente la bistecca ed anche se non è buona come quella della sera precedente è comunque un buon piatto. Capiamo il perchè il locale sia così pieno, quella sera era previsto un all you can eat di pizza ed insalata,… ma noi avevamo già ordinato la bistecca, pazienza!

27 Settembre:
Oggi è il nostro terzo anniversario di matrimonio, ce la prendiamo quindi un po’ più calma, facciamo colazione al motel, visto che era compresa, e ci dirigiamo verso il Colorado per raggiungere il parco di Mesa Verde. Altra tappa a Monticello per l’espresso al Peace Tree Juice cafè, deviamo quindi sulla 491 per raggiungere il parco. Il panorama in Colorado è meraviglioso e ricorda un po’ le nostre Alpi, essendo fine settembre, nonostante il caldo, gli alberi avevano già indossato i colori autunnali regalandoci un paesaggio stupendo. Oggi Marco non ha proprio voglia di guidare, quindi proseguo nella guida anche all’interno di Mesa. Il parco è abbastanza grande e la strada che porta ai punti di osservazione è molto tortuosa, la classica strada di montagna con tornanti e curve a gomito, ma la carreggiata è molto ampia e non è particolarmente impegnativo. Mesa Verde è uno dei parchi più particolari, la sua peculiarità è la visita di piccoli centri costruiti sotto le rocce, utilizzate dai popoli ancestrali fino al 1500 d.c. Molti di questi siti sono posizionati in punti non facilmente raggiungibili, per questo motivo bisogna fare dei tour guidati, altri invece basta camminare un po’ come lo Spruce Tree House, posizionato vicino al Chapin Mesa Museum.

Dopo questa visita siamo andati al Cliff Palace, ma quando ho visto che per risalire dalla visita alla grotta bisognava salire su una scala a pioli tra le rocce senza protezione, ho declinato. Le mie vertigini hanno avuto il sopravvento e mi hanno fatto desistere. Solito pranzo al sacco, e nel pomeriggio abbiamo fatto qualche altro punto di osservazione prima di raggiungere Durango, città che ci avrebbe ospitato per una notte. Abbiamo prenotato al Super8, anche in questo caso la struttura è pulita così come la camera. La temperatura a Durango è decisamente fresca, quindi dopo una doccia calda usciamo a cena alla ricerca di un ristorante carino visto che è il nostro anniversario. La scelta ricade sul ristorante dello Strater hotel, un locale/saloon con musica dal vivo, buon cibo ed eccellente carta dei vini. Tutti i tavoli erano illuminati a luce di candela, veramente un’ottima scelta per il nostro anniversario. Ormai fa veramente freddo ed è buio, rimandiamo quindi all’indomani la visita della cittadina di Durango.

28 Settembre:
Anche questa mattina la colazione in hotel era compresa, quindi dopo esserci rifocillati andiamo a dare un’occhiata al centro di Durango. La cittadina si snoda lungo la ferrovia d’epoca con treni a vapore ancora in funzione che partono ad orari prestabiliti per fare escursioni nei dintorni, e la Main Street, piena di negozi d’antiquariato. Si respira un clima tranquillo con gente in bicicletta nonostante le temperature rigide, è una città animata nonostante sia bassa stagione, il clou per Durango è la stagione sciistica, avendo a pochi chilometri diverse piste. Partiamo quindi verso metà mattina in direzione New Mexico. Oggi la nostra tabella di marcia prevede l’arrivo a Santa Fe. Appena arriviamo in New Mexico il panorama cambia molto. Non ci sono più alte vette verdeggianti, ma solo avvallamenti sulla strada sempre dritta e a dirla tutta un po’ monotona. Per pranzo ci fermiamo a Chama, una cittadina costituita quasi unicamente dalla via principale dove c’è il solito centro commerciale. Mangiamo quindi il nostro pranzo al sacco e ripartiamo subito. Nel primo pomeriggio arriviamo a Santa Fe, anche questa notte abbiamo prenotato nuovamente al Super8, che si trova sulla via che porta in centro. Lasciamo i bagagli e ci dirigiamo in centro. Avevamo letto sulla guida che Santa Fe è abitata da molti artisti americani, nativi e messicani infatti la prima cosa che notiamo è la presenza di numerosissime gallerie d’arte e gioiellerie con manufatti indiani. La passeggiata è piacevole, Santa Fe ricorda molto le cittadine messicane, per l’architettura, lo stile di vita, i ristoranti che sono quasi tutti di cucina messicana, ma anche per la lingua. Infatti sentiamo parlare molto più spagnolo che inglese. In certi momenti facciamo fatica a ricordarci che siamo negli Usa invece che in Messico, infatti questa città l’ho trovata molto somigliante a Valladolid nello Yucatan.

La vita sembra quasi rallentata, c’è un gruppo di mariachi che suona nella piazza del paese e i nativi che vendono gioielli ed oggetti vari seduti per terra sotto il colonnato della piazza. I viali che portano al centro sono molto belli, con edifici storici e lunghi viali alberati. Per cena ci fermiamo in centro, in un ristorante tipico facciamo ancora una camminata prima di tornare in hotel.

29 Settembre:
Oggi ci dirigiamo nella meta più orientale del nostro viaggio: il Texas, ed in particolare ad Amarillo. Lasciata Santa Fe, imbocchiamo la I40, che ha sostituito quasi integralmente la Route 66. In alcuni tragitti vediamo ancora la mitica Mother Road al lato, in altri punti invece la I40 è stata costruita sopra. Anche oggi è una bella giornata di sole, e ci fermiamo per una tappa a Tucumcari. Ci sono dei piccoli motel lungo la strada e qualche pompa di benzina abbandonata, ma c’è anche il museo della Route, e uno sui dinosauri. Ci dirigiamo alla casa museo di Tucumcari dove alcune signore attempate ci raccontano un po’ delle origini della città.

Il museo è carino con oggetti risalenti fino alla Guerra Civile, siamo gli unici visitatori e quindi possiamo fermarci a parlare ancora un po’ con le disponibilissime signore prima di rimetterci in marcia. Marco non ha più voglia di guidare, e si mette a dormire al mio fianco, lo sveglio quando entriamo in Texas, e notiamo subito che nonostante la bella giornata di sole il cielo sembra più giallo che azzurro, capiamo il perchè subito dopo: le mandrie ed il vento. C’è molto vento e enormi vallate di mandrie che si spostano da un punto all’altro alzano moltissima terra, tanto da rendere il cielo giallognolo. Entriamo in Amarillo, che è abbastanza grande, e ci rechiamo al nostro motel. Questa notte abbiamo prenotato al Motel 6. La struttura ci sembra decisamente datata e tenuta male, e ne abbiamo una riconferma una volta entrati in stanza. La camera non era molto pulita. Comunque lasciamo i bagagli per dirigerci in centro. Appena lasciata la camera vedo che c’è una donna seduta sulle scale che ci guarda in modo strano, non le diamo più di tanto peso, immagiamo sia una donna delle pulizie in pausa e ci dirigiamo in centro. Ci rechiamo subito sulla Route 66 dove sono rimasti negozi e locali d’epoca. C’è poca gente in giro, evidentemente non è una meta così turistica e gironzoliamo nei negozi che vendono in particolare vecchi oggetti risalenti al periodo della costruzione della Mother Road, probabilmente è rimasta anche la stessa polvere dell’epoca su questi oggetti perchè in ogni negozio visitato si sente odore di polvere.

Passiamo la prima parte del pomeriggio a gironzolare per il centro storico della città, che a dirla tutta non ci fa una grande impressione, in molte vie non mi sono sentita totalmente al sicuro visto che c’erano parecchi loschi personaggi ad ogni angolo della strada.

La seconda parte del pomeriggio è dedicata alla visita di un po’ di negozi del posto, i prezzi sono molto buoni, ma decisamente il gusto, soprattutto per i negozi di abbigliamento, è molto diverso dal nostro. Verso il tramonto siamo andati a vedere il Cadillac ranch, carino e molto particolare come opera artistica. Sicuramente da vedere se di passaggio per Amarillo. Torniamo in hotel per cambiarci per cena e vediamo che seduta sulle scale c’è la stessa signora di prima,… che sia nuovamente in pausa? Sulla cena non abbiamo dubbi, stasera andiamo al Big Texan ranch, locale famoso in tutti gli Usa per le mitiche bistecche da oltre 2 kg, che se mangiata in un’ora è gratis.

Il posto è molto caratteristico e quasi pacchiano, molto texano ma comunque imperdibile. All’ingresso ci accoglie un orso imbalsamato di oltre 2 metri, e un inserviente ci fa sistemare dopo poco. Il locale all’interno sembra un saloon del vecchio west, con tovaglie dalle fantasie muccate e cow boys che passano per i tavoli per suonare canzoni western. Il cibo è buono ed anche se non abbiamo osato fare il tentativo per la bistecca da oltre due chili è stato divertente vedere gli altri provare, visto che sono posizionati davanti alla cucina/barbecue su un tavolo rialzato con i riflettori puntati. Dopo la cena torniamo al motel e vediamo la stessa signora che sta dormendo sulle scale,… non è possibile era una barbona che aveva preso la residenza nel nostro hotel! Cerchiamo di dormire nonostante il pensiero che siamo finiti in un posto non troppo raccomandabile.

30 Settembre:
Anche stamattina sveglia presto, lasciamo la stanza prima delle sette, la nostra amica barbona ancora dormiva, e andiamo alla ricerca di un posto per fare colazione prima di riprendere il viaggio per Albuquerque. Il viaggio per il New Mexico prosegue veloce, ci fermiamo nuovamente a Tucumcari per cercare un po’ di caffeina, mentre ci guardiamo in giro ci rendiamo conto che abbiamo un auto della polizia dietro di noi con le sirene accese. Ci fermiamo ed il poliziotto ci dice che stavamo superando il limite di 4 miglia all’ora,… ci chiede dove da dove veniamo e dove siamo diretti, ci intima di andare più piano e ci lascia andare,… meno male! Prendiamo un caffè e ci rimettiamo al volante. Arriviamo ad Albuquerque prima di pranzo, la città è molto grande con molte freeway che la attraversano con deviazioni di non facile comprensione nonostante il navigatore Gps. Oggi niente pranzo al sacco, mangiamo dei tacos da Taco Bell prima di andare al Super8 prenotato per la notte. Lasciamo i bagagli in camera e andiamo in centro ad Albuquerque. La città, soprattutto il centro storico è molto carina, e soprattutto in festa visto che l’indomani ci sarebbe stata la loro manifestazione più rappresentativa: quella delle mongolfiere.

C’era moltissima gente in giro, anche qui il centro è molto più messicano che americano, immancabili peperoncini appesi ovunque, gallerie
d’arte e negozi di souvenir.

Fortunatamente ogni tanto vedevamo qualche bandiera americana al vento che ci ricordava in quale Stato fossimo.

Nella piazza c’era un altro gruppo messicano che suonava per la soddisfazione dei passanti. Il pomeriggio scorre via veloce tra le vie imbandite per la festa, ed al tramonto torniamo in hotel per cambiarci per cena. Questa sera scegliamo un locale non troppo distante dal nostro hotel, i molti chilometri in macchina e la passeggiata tra le vie affollate ci ha stancato, per non parlare del modo di guidare degli abitanti di Albuquerque, che ti sfrecciano da tutte le parti, e hanno propabilmente un codice della strada diverso che dal resto degli Usa. Il locale scelto era abbastanza affollato, chiediamo un tavolo e subito ci viene chiesto se eravamo italiani, ma da cosa l’hanno capito? Comunque quando gli rispondiamo di si, magicamente abbiamo un tavolo, capiamo successivamente che i propietari della struttura sono immigrati italiani, e ci hanno fatto un trattamento di favore, in quanto connazionali. Il proprietario dopo cena viene al nostro tavolo ed iniziamo un po’ a chiacchierare, ci racconta la sua storia da immigrato e come si vive in Mew Mexico, e naturalmente il discorso va sul calcio. Incredibile Marco riesce a parlare della Juve anche in New Mexico! Dopo cena rientriamo in hotel a dormire, anche oggi la giornata è stata impegnativa ed aneliamo un po’ di sonno ristoratore.

1 Ottobre:
Sveglia e colazione in hotel intorno alle sette. Ci mettiamo in viaggio e vediamo che il cielo di Albuquerque è pieno di mongolfiere coloratissime, il traffico nella direzione opposta alla nostra è davvero congestionato, nonostante sia molto presto ci sono molte persone che evidentemente parteciperanno alla manifestazione. Anche oggi è una bella giornata di sole, ci immettiamo nuovamente sulla I40 che è abbastanza libera. Ci fermiamo a Gallup per una sosta, anche questa è una cittadina che si snoda sulla Route 66, con piccoli motel, benzinai e meccanici, si vede che è una città improntata sul passaggio di auto e camion. Però ha anche un centro storico carino. Ci rimettiamo in marcia e raggiungiamo la Foresta Pietrificata, che è proprio lungo la strada. La percorriamo tutta entrando da Nord per uscire a Sud. La prima parte è dedicata a viste spettacolari sul deserto dipinto, con i colori delle rocce che variano dal giallo al blu, davvero stupefacente.

Il punto di osservazione che preferisco è il Chinde Point dai colori davvero surreali.

Immancabilmente al parcheggio delle varie piazzole ci sono enormi corvi che chiedono cibo, evidentemente è pratica comune esaudire i loro desideri, nonostante ci siano molti cartelli che proibiscono di dar loro da mangiare, visto la loro presenza così pressante; ormai non hanno paura nè delle macchine nè delle persone visto che si avvicinano moltissimo ed iniziano a gracchiare nella richiesta di cibo. Ci fermiamo al Lacey Point, ed essendo ora di pranzo tiriamo fuori il nostro pranzo al sacco godendoci il panorama. La parte più a sud del parco invece è cosparsa dai tronchi pietrificati dai colori davvero incredibili. Ci fermiamo al Newspaper Rock, dove ci sono dei binocoli per osservare delle pitture rupestri risalenti all’era preistorica e proseguiamo per il Blue Mesa, che è il punto dove ci sono più tronchi.

Quest’area è pattugliata da molti rangers che vigilano sui turisti perchè non si portino a casa un po’ di quella meraviglia. All’uscita del parco c’è scritto di fermarsi per la perquisizione del veicolo, evidentemente sono spariti molti tronchi,… ma un ranger ci chiede solo se ci è piaciuta la visita e ci lascia andare, si vede che abbiamo la faccia da brave persone! All’uscita del parco proseguiamo sulla 180, fino a Holbrook dove ci immettiamo nuovamente sulla I 40. Dopo pochi chilometri alla nostra sinistra ci troviamo una centrale nucleare in un punto panoramico molto bello,… mi viene da chiedermi come in Arizona, uno Stato che gode di oltre 300 giorni di sole all’anno e zone desertiche disabitate, abbia bisogno di questi ecomostri per sviluppare energia. Soprattutto in un paese come gli Usa che preserva così tanto le sue bellezze naturali, e colloca poi queste centrali, potenzialmente letali, senza pensare a mezzi di energia alternativa. Il viaggio prosegue nonostante le mie elucubrazioni mentali. Dopo poco tempo vediamo il cartello che ci indica l’uscita per la visita al Meteo Crater Enterprises, naturalmente usciamo per visitarlo. L’ingresso si trova a circa 12 miglia dalla I40, l’ingresso al sito costa 25$ a persona, ma ne vale la pena. La meteora caduta 25.000 anni fa ha creato questo enorme cratere di circa un chilometro di diametro e 300 metri di profondità, anche qui ci sono dei punti di osservazioni posizionati a diverse altezze per vedere al meglio il cratere.

Riusciamo a visitarlo tutto prima che dal cielo inizino a cadere delle gocce di pioggia, la prima incontrata in tutto il nostro viaggio. Rientriamo quindi all’interno dove assistiamo ad una proiezione sulle meteore e visitiamo il museo che offre molti spunti interessanti. Ci rimettiamo in strada, nonostante l’acquazzone piuttosto intenso che si sta abbattendo sulla zona. Entriamo a Flagstaff nel tardo pomeriggio, l’auto ci segnala che abbiamo una gomma a terra, quindi prima di arrivare all’hotel passiamo da un benzinaio dove per 25 cent è possibile gonfiare le gomme, ma il problema è che non c’è il manometro. Entro all’interno della stazione di servizio e spiego il problema, l’inserviente molto gentile mi da un manometro manuale, alla faccia della tecnologia americana. Andiamo al nostro hotel il Motel 6 che si trova nella zona universitaria di Flagstaff e ci rilassiamo un po’ in camera, con la speranza che il temporale passi presto. Verso l’ora di cena finalmente ha smesso di piovere, abbiamo voglia di una pizza, ci mettiamo quindi alla ricerca di un locale adatto. Ne troviamo uno molto piccolo, con un unico tavolone per tutti i commensali, circa 12 coperti, il forno a vista ed un menù abbastanza spartano, circa 6 pizze, 1 insalata e 1 dolce. Però la pizza è molto buona ed il tavolone da un senso di condivisione. Purtroppo usciti dal ristorante ha iniziato nuovamente a piovere molto forte, quindi ritorniamo in hotel.

2 Ottobre:
Fortunatamente oggi c’è un bel sole, facciamo il check out e ci rechiamo in uno Starbuck’s per la colazione, c’è molta gente e soprattutto famiglie con bambini, nonostante non fossero nemmeno le otto di domenica mattina; mi fa sorridere una bambina che stava facendo colazione ancora con il pigiamino. Ci rimettiamo in strada per raggiungere Sedona. Sia la strada panoramica che la cittadina sono molto belle. Molte gallerie d’arte, con opere meravigliose, ma con prezzi da capogiro, ed altre strutture un po’ più strane, ma ugualmente costose.

Le montagne rosse di Sedona sono bellissime anche al mattino, mi immagino come possano essere al tramonto, ancora più infuocate.

Dopo qualche ora a gironzolare per Sedona e dintorni ci mettiamo in macchina. Oggi arriviamo all’estremo sud dell’Arizona nella località di Casa Grande, per arrivarci però passiamo per Phoenix, dove ci fermiamo a pranzo. Facciamo un giro per il centro della città, che è molto moderna, ma ci piace. Ci rimettiamo in macchina sulla I10, contornati da molto traffico e moltissimi cactus lungo la strada.

Arriviamo a Casa Grande al Super 8 che abbiamo prenotato intorno alle cinque del pomeriggio, la città non ha molto da offrire se non i soliti centri commerciali tutti uguali, quindi ce la prendiamo comoda e visti i 40° ci facciamo un bagno in piscina e prendiamo un po’ di sole. Per cena scegliamo un ristorante messicano, molto caratteristico con piatti abbondanti (anche se probabilmente scaldate a microonde) ma gustosi. Quando chiediamo due birre ci ci viene richiesta la carta d’identità, e quando nota che abbiamo rispettivamente 32 e 34 anni, si mette a ridere e ci porta la birra. A Casa Grande non abbiamo grandi spunti per una passeggiata, ce ne torniamo quindi in hotel e passiamo la serata navigando su internet per aggiornarci sulle notizie dal mondo.

3 Ottobre:
Anche stamattina partiamo presto, il caldo si fa sentire nonostante siano le otto del mattino, un bel sole ed il cielo terso ci accompagnano in questa lunga tratta che dobbiamo fare in macchina. Oggi i chilometri da percorrere sono circa 600, ci diamo un po’ il cambio nelle guida, fino a San Diego. Come tappa intermedia ci fermiamo a Yuma, proprio sul confine tra Usa e Messico, i sobborghi della città sono carini, con villette basse e curate, il centro città però è una delusione, tutto sembra abbandonato, fatiscente. E sinceramente non ci siamo sentiti molto al sicuro, le facce in giro non erano rassicuranti, quindi ci fermiamo giusto per prendere un caffè e ci mettiamo in marcia. Appena usciti da Yuma, c’è un posto di blocco della polizia, ci chiedono semplicemente se veniamo dal Messico e se stiamo trasportando delle piante, alla nostra risposta negativa il poliziotto ci lascia proseguire. Dopo poche miglia, ci imbattiamo in un nuovo posto di blocco, dove è segnalato che ci saranno dei cani antidroga, aspettiamo il nostro turno, l’addetto ci chiede i passaporti, il cane fa il giro della nostra macchina, e ci lasciano proseguire. E’ l’ora di pranzo, ci fermiamo a Ocotillo, una cittadina che si snoda sulla superstrada, c’è un enorme centro commerciale con molta scelta di fast food, ci mangiamo un toast e proseguiamo per San Diego. Prima di entrare nello Stato della California, c’è un nuovo posto di blocco, in questo caso l’agente ci fa accostare, ci chiede i passaporti ed un altro cane fa il giro intorno alla macchina. Davanti a noi abbiamo un pick up guidato da messicani, gli agenti gli stanno smontando i sedili, evidentemente i cani hanno individuato qualcosa. Dopo pochi minuti l’agente ci dice che siamo a posto e ci lascia andare. Entriamo in California, ed il paesaggio cambia notevolmente, davanti a noi ci troviamo una distesa di dune di sabbia, molto affascinanti. Il traffico si intensifica man mano che ci avviciniamo a San Diego, e le montagne si fanno sempre più verdeggianti. Nel primo pomeriggio arriviamo finalmente in città. Il sole è nascosto dalle nuvole, ma la temperatura è piacevole. Ci fermiamo al nostro hotel per scaricare i bagagli. La sistemazione che abbiamo scelto per queste due ultime notti è il Travelodge San Diego Mission Valley. Molto carino, con camere pulite e spaziose. Dopo una rinfrescata iniziamo a perlustrare la città. L’impatto è subito molto buono, la città ci da un senso di tranquillità, con strade e case tenute molto bene. Gli scorci che offre San Diego sono bellissimi, con saliscendi come a San Francisco. Per cena andiamo nella zona di Little Italy, vicina al Downtown. Qui c’è un senso di italianità molto forte, con case interamente dipinte di bianco rosso e verde, ristoranti italiani, e molte persone che parlano il nostro idioma.

Mangiamo un piatto di pasta e facciamo ancora una camminata per il centro cittadino. I molti chilometri fatti in macchina si fanno sentire, quindi ce ne andiamo a letto.

4 Ottobre:
Questa mattina purtroppo il cielo è plumbeo, e cade qualche goccia di pioggia, peccato è il nostro ultimo giorno di vacanza, e non ci sarebbe dispiaciuto vedere San Diego illuminata da un bel sole. Non ci facciamo comunque scoraggiare e dopo colazione iniziamo la nostra visita dal Balboa Park. Il parco è veramente bello, molto ben tenuto e con un sacco di musei. Siccome una delle passioni di Marco è lo spazio decidiamo di visitare il San Diego Air & Space Museum.

La scelta si rivela azzeccata, questo museo racchiude la storia del volo dell’uomo, quindi dai primi aerei fatti di legno, fino alle navicelle spaziali. C’è anche un richiamo alla filmografia, visto che stanno allestendo la parte dedicata al film Top Gun, che scopriamo essere stato girato qui in San Diego. Un inserviente del museo, mi vede interessata, sparisce dietro un muro in carton gesso e mi porta un carrello, dove sopra c’erano i caschi di Maverick e Goose, utilizzati dagli attori durante il film; ma che gentile! Quando usciamo dal museo, la pioggia sembra intensificarsi, quindi decidiamo a malincuore di uscire dal parco. Passiamo in mezzo a Downtown, visitiamo la Old Town e quando arriviamo al porto finalmente ha smesso di piovere. Scendiamo dalla macchina per visitare la Marina di San Diego. Finalmente il sole fa capolino, e ci accompagna in questa gradevole passeggiata, tra l’Embarcadero ed il Seaport Village. Il posto è molto bello, assomiglia un po’ al Fisherman Wharf di San Francisco, ma è decisamente più pulito e piacevole, sia per i negozi che per l’ambientazione.

Per pranzo ci fermiamo in un locale take away che si vantava di fare i migliori hamburger di San Diego. In effetti la nomea ha trovato riscontro nel nostro palato, visto che è stato sicuramente uno dei panini più buoni mai mangiati. Nel pomeriggio ci rechiamo a La Jolla, in un centro commerciale di cui avevamo letto recensioni positive. In effetti c’erano le migliori marche al mondo di abbigliamento, scarpe, tecnologia, e arredamento tutti racchiusi in un centro commerciale. Facciamo un po’ di shopping e siccome è uscito un bel sole ritorniamo al Balboa Park. E’ quasi il tramonto, ed i raggi obliqui del sole illuminavano a meraviglia i giardini di questo enorme parco, utilizzato dagli abitanti di San Diego per fare jogging, come Central Park per i newyorkesi.

Facciamo una camminata nel parco fino a quando non diventa buio.

Rientriamo quindi in hotel per cambiarci per la cena. Per la nostra ultima serata scegliamo un locale in centro, con luci soffuse, ed un ottima carta dei vini. Dopo cena facciamo il nostro ultimo giro per San Diego e andiamo in hotel a chiudere le valige, questa volta in maniera definitiva.

5 Ottobre:
Anche stamattina la pioggia ci sveglia, facciamo il check out prima di colazione e andiamo da Starbuck’s. Il nostro volo partirà da Los Angeles nel tardo pomeriggio, quindi ce la possiamo prendere comoda. Salutiamo San Diego, che ci ha piacevolmente sorpresi, l’abbiamo trovata vivibile e bellissima, con il clima di Los Angeles ma con gli edifici storici e le colline di San Francisco. E’ una città che sicuramente consiglio di visitare, noi purtroppo abbiamo avuto solo un giorno e mezzo per godercela, quindi abbiamo dovuto tralasciare diverse cose come il Sea World, il Coronado, Mission Beach,… sia per il poco tempo, sia per le condizioni climatiche trovate. Ma questa può essere un’ottima scusa per ritornarci quanto prima! Lasciamo a malincuore San Diego e ci dirigiamo a Los Angeles, il programma iniziale era di utilizzare la prima parte del pomeriggio per fare ancora un giro nella nostra amata città degli angeli, ma quando arriviamo un vero e proprio nubifragio si sta abbattendo sulla città. Lasciamo perdere quindi l’idea, pranziamo con calma e nel primo pomeriggio ci rechiamo alla Dollar per il rilascio dell’auto. Ora viene il momento più triste, il nostro on the road è finito e lasciare l’auto rappresenta veramente la parola “the end” alla nostra avventura durata 18 giorni per la bellezza di 6500 km. La navetta della Dollar ci lascia all’aeroporto dove facciamo il check in, purtroppo l’aeroporto di Los Angeles non offre molti negozi, dove poter passare il tempo d’attesa, quindi ci mettiamo a leggere aspettando di imbarcarci. Il nostro volo dell’American Airlines parte in orario, e tra un film ed un po’ dormiveglia arriviamo a Londra.

6 Ottobre:
C’è un bel sole, e l’aereo passa proprio sul centro città, quindi posso ammirare dall’alto, il Tamigi, il London Eye e tutto il distretto finanziario di Londra. Il solito pulmino ci porta da un terminal all’altro di Heathrow, dove dobbiamo attendere un paio d’ore per la coincidenza su Malpensa. Purtroppo il nostro volo è in ritardo, nel tabellone continua ad essere posticipato di mezz’ora in mezz’ora. Siamo stanchi, abbattuti dalla tristezza che inevitabilmente comporta terminare un viaggio, abbiamo quindi solo voglia di arrivare a casa. Finalmente con due ore e mezzo di ritardo sul previsto partiamo per atterrare a Malpensa intorno alle undici di sera. Incredibilmente appena arriviamo al nastro trasportatore i nostri bagagli sono già ad attenderci, quindi in 5 minuti usciamo dall’aeroporto. Ora il viaggio è veramente finito, sulla strada di ritorno verso casa il nostro unico argomento di discussione è stato il prossimo viaggio negli States, che cosa vedere, dove andare e dove ritornare, visto che I still haven’t found what I’m looking for.

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Ci sono 21 commenti su “Usa: I still haven’t found what I’m looking for

  1. Bellissimo diario…non so com’è ma mi ricorda vagamente qualcosa :serenata: … ci aggiungiamo poi un marito che ha la passione per lo spazio e siamo a posto :wink:
    condivido in pieno la tua premessa iniziale, sarei sempre pronta per una nuova avventura di viaggio made in USA!!
    il mio sogno è visitare tutti gli stati…ce la farò????
    :ciao:

  2. Complimenti per il viaggio e per il bellissimo diario, interessante, corredato di belle foto e con notizie molto utili.
    Conosco alcuni dei luoghi che hai descritto e devo dire che mi trovo molto in sintonia con le tue sensazioni.
    Altri sono per me nuovi e il diario accentua ancora di più la voglia di scoprirli.
    Veramente brava !!:ok:

  3. E’ come se mi avessi letto nel pensiero solo con il titolo…noi partiremo per lo stesso viaggio la prossima estate, proprio perchè il nostro viaggio di nozze dell’anno scorso nella east coast e la replica di gennaio nella grande mela ci hanno fatto capire che ci siamo..dimenticati qualcosa!! condivido appieno quello che hai scritto all’inizio..mi trasferirei domani, e senza paura, solo con una valigia in mano…perchè io là ci ho lasciato il cuore!! complimenti anche per le foto!!! spero di riuscire a farle uguali:yummy:

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