Viaggio Canada/Alaska

Viaggio Canada/Alaska

9/6/2008 – 6/7/2008

Per chi ama i treni e la natura è possibile che in questo racconto trovi qualche spunto interessante.

Inizio del viaggio con la partenza da Nizza e trasvolata fino a Montreal.
A Montreal abbiamo noleggiato un auto con la quale visiteremo il Quebec.
Montreal è simile alle città americane, grattacieli, grandi spazi, in più ha la possibilità dato i freddi inverni di percorrerla totalmente nel sottosuolo senza mai uscire, di questa prerogativa ero a conoscenza ma sinceramente sono rimasto deluso,
gli spazi sono per lo più occupati da ristoranti e bar orientali di qualità piuttosto scadente. E’ vero che nel sottosuolo esiste un’altra città ma dal mio punto di vista per niente interessante.

Lasciando la città ci si inoltra nel Quebec percorrendo “ La strada dei re” costeggiando il fiume San Lorenzo e qui si incomincia a capire la dimensione degli spazi Canadesi, avendo come paragone il territorio Italiano, tutto è più grande, il fiume che in alcuni punti è largo quanto il lago di Garda, i paesi dove le case sono distanziate tra loro da prati, le strade, i campi sterminati. Subito ti colpisce il fatto che non esistono recinzioni di alcun tipo, il traffico tra i paesi sulle strade provinciali è quasi inesistente, gli automobilisti sono ligi alle regole, rispettando la velocità di 70 km e quando si entra nei centri abitati dove esiste il limite di 50 km. frenano per non oltrepassarla, non esistono controlli o polizia ogni cittadino rispetta le regole. Sinceramente con la mia mentalità Italiana è stato difficile adattarmi, le distanze considerevoli, il limite di 70 km su strade quasi deserte, mi era difficile non premere sull’acceleratore.
I paesi incontrati sono piacevoli, non esiste la nostra frenesia, la gente è cordiale, tutti hanno un secondo lavoro, tagliare il prato davanti alla casa, è abbastanza consueto vederli all’opera, i prati infatti sono sempre curatissimi.
Si arriva nella città Quebec, sulla cartina topografica sono 2 cm. ma in realtà la distanza è di 400 km., sembra di essere ritornati in Europa, si parla, si mangia, e si respira francese. In un parco abbiamo assistito a una raffigurazione di una battaglia tra francesi e inglesi, inaspettata e simpatica, ci siamo permessi pure una passeggiata in carrozza trainata dal cavallo.

Purtroppo con la tabella di marcia imposta dal viaggio non ci è stato possibile proseguire verso l’oceano Atlantico, posto sicuramente molto interessante, ed abbiamo intrapreso la via del ritorno costeggiando il fiume sull’altra sponda fino a Toronto.

Ho trovato questa città molto bella e interessante, esiste un quartiere italiano, “Little Italy” che abbiamo visitato durante una giornata di commemorazione, grande festa, moltitudine di gente, se avete visto dei film tipo il padrino, potete immaginare di respirare la stessa atmosfera, i capi mafiosi che si siedono al ristorante rispettati dagli altri commensali.
Incredibile nel 2008 esiste ancora nel rione Italiano lo strascico dell’ atmosfera degli anni del proibizionismo.
La città si può visitare adoperando i simpatici tram rossi un poco vetusti ma che esplicano con onore il loro lavoro.
Da Toronto ho fatto una scappata alle cascate del Niagara, avevo già visitate dalla parte americana in un precedente viaggio ma certamente dalla parte Canadese sono molto più belle e imponenti, lo spettacolo è grandioso peccato che il contorno sia stato rovinato dagli insediamenti turistici, l’impressione che ho avuto è di vedere un diamante incastonato in un ferraccio arrugginito.

Finalmente dopo aver consegnato l’auto ci rechiamo in stazione per prendere il Canadian Pacific Railway che ci porterà a Vancouver attraversando il Canada per 4000 km. Si consegnano i bagagli e si attende la partenza facendo la colazione offerta dalla compagnia. Il treno è composto da un enorme locomotore diesel con un rimorchio nel quale sono collocati i serbatoi e i motori per i servizi ausiliari del treno, carrozze belvedere, carrozze letto, carrozze ristorante, carrozza lettura, ultima carrozza con belvedere sul retro del treno.

La ferrovia è a binario unico con punti di incrocio per i treni provenienti dal senso opposto, per la maggior parte sono treni merci, trainati da tre locomotori e alcuni anche con locomotore in spinta, ho contato 170 vagoni di un treno, altri non erano inferiori ai 120. Il treno viaggia giorno e notte si ferma in qualche stazione ed è usanza ad ogni fermata dare il benvenuto ai viaggiatori con un ottimo champagne Canadese, veramente eccezionale. Durante il viaggio si attraversano pianure, foreste, montagne, laghi è il paradiso naturalistico, dalla carrozza belvedere abbracci tutta la magnificenza dell’Ontario, Manitoba, Saskatchewan, Alberta, e Columbia Britannica, con le sue maestose Montagne Rocciose, e gli spazi immensi, si il Canada è veramente grande.

Con la compagnia di un svizzero appassionato come il sottoscritto facevamo a gara a trovare spunti per le nostre macchine fotografiche ed era simpatico l’additarci l’un l’altro i particolari, senza parlare.
Un aneddoto divertente è stato, mentre il treno percorreva un ampia curva in discesa alcuni escursionisti con gli zaini in spalla, che sicuramente avevano trascorso giornate nella foreste, chiedevano un passaggio al treno che senza alcuna formalità si fermava in piena foresta e li faceva salire.
L’impressione avuta durante questo viaggio è di aver vissuto un esperienza che è rimasta inalterata negli anni, mi aspettavo prima o poi di vedere il treno attaccato dagli indiani, peccato che ciò non sia avvenuto.
Avvicinandoci a Vancouver si possono notare scendere sul fiume notevoli quantità di tronchi che andranno ad alimentare le industrie per la trasformazione del legno in truciolato che compresso forma i pannelli, per la costruzione delle case. Qui il cemento e il mattone sono rarità per la costruzione delle case.

Arriviamo a Vancouver l’impressione avuta è stata che gli abitanti siano 50% canadesi, 25% cinesi e 25% gay. Qui si incomincia a respirare aria Nordica, situata sul delta del fiume Fraser, è una città moderna, appare subito piacevole da abitare, attiva ma non frenetica, ricca di umanità e di cultura, di fronte il mare e alle spalle le montagne rocciose innevate.

Un grandioso parco urbano con un tratto boscoso che occupa la punta della penisola permette agli abitanti di immergersi nella natura, la possibilità di navigare sul delta del fiume rende vivace il porto dove innumerevoli piccoli idrovolanti si susseguono come moscerini, questo mezzo di trasporto è usato qui come noi usiamo la seconda auto.

E per chi come il sottoscritto è appassionato di treni Vancouver offre la possibilità di divertirsi sul Skytren, trattasi di una metropolitana di superficie o meglio viaggia su viadotti che attraversano la città amalgamandosi con il paesaggio senza deturparlo nonostante l’imponenza dei manufatti, è completamente automatica senza personale, comandata dai computer, sembra di essere su un otto volante, si estende per oltre 40 km, sale, scende, passa sopra il fiume con ponti spettacolari, si snoda tra i palazzi con curve sopraelevate, uno spettacolo che mi sono goduto per un intera mattina.

Una particolarita di questi posti, che mia moglie ha invidiato, sono i fiori, qui sarà per le molte ore di luce o per altro le piante e i fiori sono enormi e coloratissimi.

Vancouver e dintorni merita sicuramente molto più tempo di quanto ho potuto dedicargli dato l’impellente obbligo di continuare il viaggio.
Ora cambio mezzo di trasporto e mi imbarco su una nave per una crociera che mi porterà in Alaska. La nave essendo l’Alaska territorio degli Stati Uniti rispecchia il tenore di vita americano, la maggiore occupazione dei passeggeri è mangiare a tutte le ore, si incomincia con una colazione che basterebbe per tutta la giornata per continuare con uno spuntino di mezza mattina, il pranzo di mezzogiorno al selfservice, la merenda, e la cena servita al ristorante, e per finire una montagna di dolci durante la serata con tonnellate di panna e cioccolato, si capisce facilmente perché gli americani soffrano di obesità.

Sulla nave siamo gli unici Italiani.
La navigazione si svolge tra le isole che fronteggiano la costa dell’oceano Pacifico, attraverso l’Inside Passage per un percorso di 1700 km, il viaggio è noioso, salvo avvistare in lontananza un branco di Orche, il tempo molto variabile cambia velocemente, pioggia, nebbie, vento, poco sole si alternano.

Il paesaggio diventa interessante quando ci inoltriamo nei fiordi per arrivare ai piedi dei ghiacciai, la nave non piccola a confronto del fronte del ghiacciaio è un guscio, impressionante sono i rumori , scoppi assordanti che si verificano quando i ghiacci si rompono e cadono in mare, poi silenzio assoluto interrotto solo dagli urli dei gabbiani.

Alla fine della crociera si approda a Seward dove, la mattina dopo, di buon ora, saliamo su un’imbarcazione che ci porterà a visitare il Kenai Fjord National Park. Nebbia, freddo, poi un pallido sole illumina il fiordo e incominciano ad apparire degli stormi di uccelli che sfrecciano velocissimi sul pelo dell’acqua, pulcinelle di mare si lasciano dondolare dalle onde, cormorani spariscono sottacqua per riapparire più lontano, scorgiamo sugli scogli trichechi, foche, pareti scoscese sono ricoperte da un infinita di uccelli, delfini ci affiancano e saltano gioiosi, sembra ci diano il ben venuto, e poi la barca si ferma spegne i motori, parlano concitati in inglese, lingua per me ostica, c’è frenesia non capisco, ma ecco due sbuffi si alzano dall’acqua a un centinaio di metri, ora comprendo, il silenzio è assoluto. Lentamente due balene nuotando appaiate ci vengono incontro, si vedono quando escono per respirare lanciando in alto lo sfiato, poi immergendosi alzano la coda, si avvicinano lentamente continuando il loro balletto e passano a 5 metri dalla barca, il silenzio è solamente interrotto dai clik delle macchine fotografiche, e mi accorgo di essere emozionato. Che piacevole esperienza. Ritorniamo passando ai piedi di altri due ghiacciai, e nell’entrare in porto incontriamo due lontre che si lasciano trastullare dalle onde a pancia all’aria.
Il viaggio continua ora si prende un altro treno che da Seward ci porterà ad Anchorage.
Arriviamo alle 22 ed è pieno giorno, inutilmente aspettiamo il pulmino dell’hotel che ci doveva venire a prendere, sfiduciati prendiamo un taxi guidato da un albanese che sa qualche parola di Italiano, scopriamo più tardi che quasi tutti i tassisti sono albanesi, si vede che hanno fatto passaparola. In questo hotel avremmo dovuto trovare il pacchetto con i documenti per continuare il viaggio e i biglietti aereo per il ritorno. Purtroppo il pacchetto non c’è e il signore della reception è una delle persone più ottuse con cui abbia avuto a che fare, non c’è verso di fargli capire che l’indomani mattina alle otto avremmo dovuto prendere il treno sul quale avevamo la prenotazione e che i tutti i documenti erano nel pacchetto che l’agenzia di Anchorage non aveva consegnato, pregando quindi di chiamare al cellulare l’agenzia. Momenti di panico: sono le 22.30 locali, non avevamo ancora cenato, l’hotel non offre alcuna possibilità di rifocillarci, in Italia è notte e quindi impossibilità di chiamare la nostra agenzia, all’hotel parlano solo l’inglese lingua come già accennato a noi sconosciuta, ma normalmente con la gestualità e qualche strafalcione riesco a farmi capire, l’hotel è in una zona residenziale priva di altri servizi,e la mattina alle otto dovevamo prendere il treno. Che si fa???? Mi viene in mente che al ritorno dal tour in Alaska che avremmo dovuto fare, saremmo ritornati ad Anchorage ma in un altro hotel, quindi feci chiamare un taxi sperando che nell’altro hotel ci fossero persone più perspicaci. Il taxi arriva e chi è il tassista? Lui l’albanese che ci aveva accompagnato. Gli sottoponiamo il problema, il tassista assai sveglio riesce in breve a far telefonare all’agenzia che avrebbe tempo mezzora portato i documenti. La tensione cala ma la fame cresce, chiediamo all’albanese di portarci dove avremmo potuto cenare, in un primo momento si offre di ospitarci a casa sua, ma data l’ora, mezzanotte, e avendo una bimba piccola si scusa e ci conduce in una pizzeria, qui da ordini alla cameriera di servirci e quando avessimo finito di telefonargli che sarebbe venuto a riprenderci, intanto andava a fare altre corse.
Finito di cenare come stabilito ritorna e ci riporta in hotel, e il pacchetto finalmente è li che ci aspetta. Il tassametro è spento, ricordo che quando ci aveva lasciato in pizzeria segnava 16 dollari. Facendo due conti, i 16 dollari, il tempo perso, la corsa di ritorno, decido di dargli 40 dollari, e sorpresa non li accetta, non c’è verso di fargli cambiare idea, si accontenta di 20 dollari dicendo che sono più che sufficienti. Se mi parlate male degli albanesi vi uccido.
Dopo questo inghippo, alla mattina andiamo alla stazione e saliamo sul RailRoad, due grossi diesel appaiati con carrozze belvedere formano un bellissimo treno giallo e blu che ci porterà nel cuore dell’Alaska.

Seduti comodi aspettiamo la partenza, due persone in divisa salgono sul vagone e si avvicinano, ci scrutano, dopo l’esperienza della sera prima, ero già pronto a confessare tutto, ma il capostazione consegna a mia moglie il portafoglio che inavvertitamente gli era scivolato fuori dallo zaino mentre facevamo i biglietti, nel quale oltre i dollari c’erano il passaporto e tutti i documenti di viaggio, confusi ringraziamo rimanendo senza parole.
La giornata è splendida, il treno viaggia lungo le rive del fiume in mezzo a una vegetazione lussureggiante, alcuni vagoni a due piani hanno al piano superiore un belvedere all’aperto dal quale puoi spaziare sul territorio e contemplare il treno che serpeggia lungo il tragitto tortuoso.

Arriviamo a Talkeetna, simpaticissimo paese con atmosfera da far west, con un pulmino ci accompagnano in un magnifico lodge immerso nella natura, all’ingresso grande camino acceso, cordialità massima degli inservienti.
In questo viaggio attraverso l’Alaska non abbiamo mai portato una valigia, tutto era coordinato scrupolosamente e i bagagli venivano consegnati in camera e riportati al treno.
Con l’organizzazione dell’hotel ci riportano in centro, dove pranziamo in un ristorante su tavolacci di legno tutti insieme appassionatamente, per rendere l’idea mancava solo la sparatoria tra pistoleri. L’incomprensione della lingua non ci permette di capire quello che la cameriera ci domanda, il menù l’avevamo scelto ma ella ci chiedeva dell’altro. Dato l’impossibilità di farsi capire se ne va e ritorna con due tazze una più piccola dell’altra, la domanda era: la quantità della zuppa ordinata. Sveglia la ragazza imbranati noi.
Nel pomeriggio ci accompagnano sulle rive del fiume dove con un potente motoscafo facciamo una scorribanda sulla corrente impetuosa. Attracchiamo e ci scortano nella foresta dove visitando una capanna ci illustrano la vita primordiale dei cacciatori di animali Alaskani, la cosa è molto turistica.

Ritornati all’hotel possiamo goderci il tramonto del sole a mezzanotte senza peraltro che venga la notte.

Si riparte col treno e notiamo che quando esistono delle situazioni interessanti rallenta per dare modo ai passeggeri di fotografare o osservare: cascate, dighe fatte dai castori, alci che pascolano, canoisti sulle rapide del fiume e altre curiosità.

Tutto è sempre inaspettato e non enfatizzato.
Arriviamo al Denali National Park, dopo aver pernottato in un discreto albergo si parte in autobus per l’escursione.
Nel Parco non esiste alcun insediamento, sono solo estese vallate contornate da vette innevate, non è uno zoo, qui se riesci a scorgere qualche animale selvatico, è fortuna. Noi lo siamo stati, prima una famiglia di lupi con i cuccioli che giocavano tra loro, poi aquile americane che volteggiavano in un cielo terso, conigli selvatici, volpi rosse, scoiattoli, indi un orsa con due piccoli per finire con un branco di alci che scendevano da un ghiacciaio al galoppo, il tutto visto da molto lontano. Si perché il parco ha un estensione di 2.500.000 ettari sovrastato dal poderoso e stupendo monte Mckinley che innalza la sua vetta innevata nell’azzurro del cielo per 6194 Mt.

Finito il tour si ritorna in albergo con uno degli autobus pubblici che fanno servizio nella cittadina. Tengo a precisare che si deve sempre tenere presente che in Alaska le distanze sono enormi e anche nelle cittadine è facile dover percorrere diversi chilometri per recarsi da un luogo all’altro.
Seduti sul terrazzo dell’albergo sorseggiando una bibita e contemplando il panorama non ci accorgiamo del sopraggiungere alle nostre spalle della signora autista dell’autobus che avevamo preso per il ritorno, e che cosa ha in mano, il mio zaino che avevo dimenticato sulla reticella del mezzo. Seconda prova di massima civiltà e di grande nostra sbadataggine, Questa gentile signora per restituirmi lo zaino con tutti i miei averi si è dovuta sobbarcare una buona quantità di strada e di tempo, ma non c’è da stupirsi perché gli Alaskani sono naturalmente così, meravigliosi.
Si riparte col treno costeggiando il fiume, è uno spettacolo vedere lo snodarsi del convoglio sul tracciato tortuoso della linea ferrata, a mezza costa con il fiume a valle che corre impetuoso. Molti film riproducono questi scenari, ma viverli in prima persona è un’altra cosa.
Si arriva come ultima tappa con il treno a Fairbanks, in un primo momento eravamo delusi dalla collocazione del Hotel, in quanto pareva assai decentrato, ma poi ci siamo accorti che nella normalità delle cittadine Alaskane era quasi centrale, ma per recarsi al ristorante per la cena occorreva prendere il taxi.
La mattina seguente avevamo l’appuntamento per un altro tour in pullman.
Come prima tappa si va all’aeroporto per visitare i laghetti che lo contornano dove si trovano innumerevoli rimesse per i piccoli idrovolanti, che gli abitanti usano quando escono dalla città lasciano l’auto e continuando lo spostamento in aereo, ho scritto innumerevoli ma per darvi l’idea i laghetti sono parecchi e ognuno accoglie un centinaio di idrovolanti.
Poi ci rechiamo a visitare l’oleodotto transalaskano per il trasporto di petrolio, che attraversa dal nord al sud tutta l’Alaska per 800 miglia. Non è una cosa molto interessante da vedere, se non un grosso tubo, ma particolare è che tutti gli alaskani ricevono dal governo una piccola cifra in dollari per lo sfruttamento del giacimento.

Durante gli spostamenti la guida continua a parlare in inglese, dando esaurienti spiegazioni, senza smettere mai, dato che noi non capivamo niente, ci giungeva agli orecchi una cantilena poco piacevole.
Fin qui eravamo un poco delusi, il paesaggio non destava grandi interessi e la gita era noiosa.
Poi quando arrivammo dove esistevano le miniere d’oro ormai esaurite, la visita incomincio a diventare interessante, i grossi macchinari datati che usavano per estrarre il minerale, il procedimento di lavarlo con le classiche padelle come si vedono nei film, l’ambientazione, rendeva il tutto piacevole.

Durante questa visita ci hanno consegnato dei piccoli sacchetti contenente del pietrisco, il quale lavandolo nelle padelle come facevano i cercatori d‘oro, ci ha fatto trovare sul fondo di esse alcune pagliuzze d’oro. Pur riconoscendo di essere nel vortice di una visita turistica, ci ha reso orgogliosi del ritrovamento.

Fieri del nostro tesoro ci siamo recati nella mensa dei minatori, dove su tavolacci di legno e seduti su panche hanno portato la sbobba dei minatori in paioli di ghisa, patate e spezzatini, eccezionale.
Forse era l’euforia del ritrovamento o la fame ma il sottoscritto se ne è mangiato tre piatti.
Nel pomeriggio ci hanno condotto sul Chena River, dove con un simpaticissimo battello a pale abbiamo percorso il fiume.

Dall’alto del ponte del battello abbiamo potuto osservare diverse ambientazioni.
Un allevamento di cani da slitta Aski, ha dato un piccolo spettacolo. In sostituzione della slitta per mancanza della neve, la muta di cani ha trainato un trattore lungo un breve percorso, facendoci notare come i cani siano contenti di svolgere tale mansione non considerandolo un imposizione.

Abbiamo potuto osservare, lungo le rive del fiume, le belle case in legno degli Alaskani con prati ben curati, e parcheggio per il piccolo idrovolante.
Un idrovolante ha fatto evoluzioni con partenze e arrivi sul fiume.
Poi ci fanno scendere a terra, e percorrendo la foresta ci illustrano come vivevano gli Esquimesi, nella cattura degli animali da pelliccia di come pulivano e preparavano il salmone per l’affumicatura, e come trasformavano le pellicce nei loro abiti tradizionali con intarsi colorati molto belli.

Al ritorno sul battello ci offrono un assaggio di crema di salmone su crostini veramente squisito.
Pur essendo una gita turistica è stata una magnifica giornata, grazie alla cordialità degli alaskani, e alla semplicità in cui essi ti offrono i loro sevizi.
Il 4 luglio si ritorna ad Anchorage in aereo, un panorama veramente bello abbiamo potuto vedere grazie alla magnifica giornata, laghi, fiumi, monti innevati, ghiacciai e notare quasi inesistente la presenza dell’uomo.
Anche questo Hotel come il precedente ad Anchorage è risultato piuttosto scadente e non certamente all’altezza del prezzo che avevamo pagato.
Abbiamo concluso che l’agenzia Alaskana alla quale si è rivolta la nostra agenzia italiana ha speculato sugli alberghi e non è affidabile, al ritorno in Italia è stata inviata una lettera di protesta.
Come ho accennato era il 4 luglio ed essendo festa nazionale tutto era chiuso quindi con un taxi, abbiamo deciso di andare a visitare un parco fuori città. All’ingresso un cartello avvertiva che nella mattinata era stata vista un orsa con il piccolo e quindi di fare attenzione. Non esisteva guardiano per chiedere come comportarci, la decisione è stata di buttarci nell’avventura.

Più che un parco era una foresta e gli abitanti che abbiamo incontrato erano delle fameliche zanzare che ci hanno assalito per tutta la passeggiata. Al ritorno riprendiamo un taxi, guardo il tassametro mi accorgo che segnava la quantità di dollari che possedevo e che per il disguido della festa non avevo cambiato, quindi chiedo al tassista, ovviamente albanese, di fermarsi spiegando il problema, ma anche in questo caso senza nessuna formalità mi ha cambiato gli Euro lasciando che fossi io a fissare il cambio, portandoci a destinazione. Si in Alaska regna la fiducia reciproca.
Mia moglie aveva letto che gli impiegati della città durante la pausa pranzo si recavano sul fiume a pescare i salmoni, io incredulo dubitavo che la notizia fosse vera, e per sincerarci ci siamo recati sul citato fiume. Normalmente dalle nostre parti quando un pescatore riesce a catturare un pesce di 2 kg. rischia l’infarto, quindi potete immaginare lo stupore nel vedere tirare fuori dalle acque salmoni di 20 kg. dopo lotte estenuanti della durata di 20 minuti, e vi assicuro che i pescatori quando riuscivano a tirare a riva il salmone erano stremati.
Alla canna da pesca di una ragazzina ha abboccato un salmone, durante la lotta per portarlo a riva è stata più volte in procinto di essere trascinata in acqua, il padre incitandola non la aiutava perché è la regola che la lotta deve essere testa a testa. Alla fine quando hanno sollevato il salmone era lungo quasi quanto l’altezza della ragazza.

I salmoni pescati vengono messi nei frizer per l’approvvigionamento invernale, nelle due ore che siamo stati ad osservare i pescatori sono stati catturati una ventina di salmoni sempre di ragguardevole peso.
Purtroppo è arrivato l’ultimo giorno del nostro viaggio e per non farci mancare niente andiamo a visitare la città incominciando da un simpatico mercato con souvenir e specialità alimentari locali, facciamo il giro turistico su di un tram in legno molto folcloristico, poi abbiamo assistiamo alla proiezione di un documentario sulle aurore boreali, riuscire a vederle realmente deve essere una cosa meravigliosa, come credo sia molto bello visitare questi luoghi durante l’inverno ma i 40 gradi sotto zero e le poche ore di luce non mi convincono.
La mattina seguente ci rechiamo in aeroporto, perquisizione minuziosa prima dell’imbarco sull’aereo che ci porterà a Francoforte trasvolando il Polo Nord e poi nuovo volo per ritorno a Nizza.
Dall’aereo con cielo limpidissimo è stato meraviglioso sorvolare il mare glaciale artico con i ghiacciai che formavano un tappeto simile a un grande pizzo bianco e blu.

FINE

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