Martinica? E dove è??

Ricevo un messaggio da un sito dove ero iscritto che mi avvisa di una irrinunciabile  offerta AirFrance per “Pointe a Pitre” o “Fort De France” da tutta italia A/R solo € 350. Mi sembra interessante e vedo che si può partire anche dalla mia città. Il problema è che non conosco le due capitali. Certo le immagini e il titolo “vola ai caraibi” non lascia spazio ai dubbi ma devo approfondire per capire che si trattava di Guadalupa e Martinica. Sì, ma dove sono realmente? Non lo sapevo. Cerco di coinvolgere anche mia moglie, ma anche lei mi dice “Martinica? E dove è?” Comunque prenoto lo stesso al volo. Giorno dopo giorno, tra forum, siti, guide, ecc. capisco che ho scelto un’ottima location soprattutto avendo due bambini da 5 e 12 anni che ovviamente anche loro non sapevano dove stavamo andando. Ho preso il mappamondo, l’ho fatto ruotare ed ho detto: …andiamo qua!

Allora….da dove iniziare? Dall’aereo!! Arrivo a Fort de France con 1:30 di ritardo (stava per chiudere l’agenzia di noleggio) ma bagagli consegnati immediatamente. Ci investe una ondata di caldo 28° ed un cartello che ci avvisa dell’epidemia in corso di Dengue e Chikungunia (la zanzara tigre incombe ma ci eravamo preparati con braccialetti, repellenti, vestiti lunghi, racchetta elettrica e VitaminaB). Alle 22:30 ci partiamo con l’auto a noleggio destinazione Diamant. All’inizio la strada sembra semplice: sempre dritta passiamo passo passo tutte le cittadine fino ad arrivare al bivio per Le Diamant, ma qui tra le strade sinuose, il buio pesto, i saliscendi e complice la stanchezza ed il fuso orario ci perdiamo!! All’una di notte decidiamo di fermare una signora di mezza età davanti l’uscio di casa sua che chiacchierava con le figlie. La stessa si offre di accompagnarci guidando la nostra macchina fino in hotel e facendosi poi riaccompagnare a casa. Questa sì che è disponibilità e gentilezza!

In hotel crolliamo dalla stanchezza ma con nostro stupore l’indomani alle 6:30 siamo già tutti in piedi bambini di 5 e 12 anni compresi che ballano sul letto. Che stupore aprendo la tenda della camera: Ci sorrideva un sole caldo e il “Rocher Du Diamant” di fronte a noi: avevo già dimenticato la stanchezza del giorno prima.

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Assaporiamo l’importanza del cucinino in terrazzo preparandoci un bel caffè italiano (non avevamo la colazione compresa …e meno male) e siamo in piscina alle 08:00 (mai successo in vita nostra!). Seguo i consigli di chi mi ha preceduto: “il primo giorno dedicarlo alle coccole in piscina, alla spesa, all’ambientamento ed alla pianificazione del viaggio”. Solo una puntatina al “Cap110” b65094ad-f7a4-466b-b382-474d8c124c14 

e la “Maison du bagnard”: percorrendo la strada litoranea du Diamant li incontrerete senza difficoltà. Solo il tempo di una foto e via. Volevamo fare un po’ di spesa in un Centro Commerciale ma oggi è Domenica ed è tutto chiuso; e poi di Centri Commerciali in zona Diamant neanche l’ombra.

Dopo il giorno passato tra aerei ed aeroporti ed il secondo giorno in totale relax in piscina, il terzo giorno partiamo alla scoperta delle spiagge: Les Anse D’Arlet (borgo) è una emozione farsi la foto classica percorrendo tutto il pontile e girandosi verso la chiesetta (classica foto turistica della Martinica). Spiaggia abbastanza affollata soprattutto da vecchietti. Alla destra del pontile emerge uno scoglio a 20 metri dalla riva ed è lì che lo snorkeling ci offre le prime sorprese con i suoi pesci multicolori (compratevi una fotocamera subacquea). Percorrendo la spiaggia troviamo 4/5 ristorantini sulla sabbia a 15 metri dal mare ed è irresistibile la tentazione di pranzare lì. Poulet Boucanè (mezzo pollo) e Crab farci (granchio farcito), serviti con verdure e riso prezzo circa € 10/13 a piatto unico. Immancabile un antipasto di Accras (frittelle di verdure o gambero speziate) che una volta assaggiate le cercherete ovunque. Per servirci ci hanno messo un’ora (qui c’è un senso del tempo ed un ritmo di vita diverso dal nostro), ma ne è valsa la pena. Nel bel mezzo del pranzo un acquazzone tropicale ci ha fregato in pieno e vi consiglio di scegliere sempre un tavolo sotto una tettoia o un grande ombrellone perché qui in 10 secondi si passa dal sole alla tempesta.

Quarto giorno visita clou alle due spiagge Anse Doufour ed Anse Noire. Da Anse d’Arlet saranno un 6 Km e la strada e facile: ad un certo punto sulla sinistra si trova un cartello per le due Anses e girando, dopo altri 2/3 Km si arriva. Consiglio andarci prima delle 9:00 perché i posti auto non sono molti e si rischia di posteggiare molto lontano mentre alle 08:45 noi ci siamo fermati davanti le scale che a sinistra ti portano ad Anse Doufour Spiaggia dorata tutta piena di buchi fatti dai granchi che si nascondono sotto sabbia, colori del mare splendidi. E’ un borgo di pescatori e la puzza di pesce si sente. C’è un piccolo Snack-Bar ed avrei voluto passarci più tempo, ma vogliamo vedere Anse Noire e per andarci risaliamo in strada e saliamo per altri 100 metri in salita nel senso di marcia: un cartello ci indica che per Anse Noire dobbiamo scendere circa 50 scalini. La sabbia è nera e quando è bagnata addosso fa pure un po’ di senso (sembra petrolio-pece). Qui c’è l’hotel Robinson dove si può dormire nella casa sull’albero. Percorriamo il pontile e ci immergiamo, io ed il figlio dodicenne, a destra verso le rocce con maschere e tubo e magicamente una grande tartaruga ci nuota attorno (che emozione). Nel pomeriggio proseguiamo per Anse a L’Ane sempre sulla strada: è un piccolo borgo dove sulla spiaggia troviamo tantissimi frammenti di corallo. Qui mangiamo e prendiamo la navetta che circa ogni ora porta a Fort De France seguendo il consiglio di lasciare la macchina e raggiungerla via mare. La capitale è una delusione: decadente, povera e arida, ma almeno qui c’è il tanto ricercato Centro Commerciale (che tristezza)!! Riprendiamo dopo due ore il traghetto (7€ a testa a/r, il bimbo di 12a: 4€, la bimba di 5a gratis) ma prima compriamo da un ambulante fettine di banane fritte salate tipo patatine a 2€: sublimi.

Quinto giorno decidiamo di dare un taglio diverso alla giornata: niente mare e giro nel nord dell’isola. Andiamo a Saint Pierre, la vecchia capitale dove faccio sognare i miei cuccioli con la vera storia dell’eruzione e della catastrofe che uccise tutti gli abitanti. Rapida tornata al mercato coperto con razzia di frutti tropicali e spezie. Da lì saliamo per Fond Saint Denis circa 7 Km. da Saint Pierre. Qui le strade sono perlopiù senza guardrail e spesso danno sui burroni, quindi guida tranquilla e senza fretta. Arrivati al Borgo che è in collina non c’è un granché ma proseguendo per la strada ci si addentra all’interno della foresta tropicale, e vi assicuro che fa venire un po’ i brividi. Dopo 5/6 Km dalla chiesa di Fond Saint Denis ecco sulla destra le cascate “Saut Du gendarme”

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Un piccolo posteggio per 8 macchine invita a scendere giù per 40 scalini; poi bisogna attraversare un torrente di circa 5 metri salendo sulle pietre in superfice e sei arrivato: Spettacolo!!! Ci sono pure due tavoli e sedie per picnic, ma ci sono anche zanzare tigre che vogliono pasteggiare anch’esse, dunque decidiamo di restare in estasi per una decina di minuti e poi salire. Volevo fare il bagno ma lì sotto fa un po’ freddino, c’è umidità, ci sono le zanzare, non si vede il fondo…insomma mi sono cag….Comunque come escursione fai da te è consigliata e se l’ho fatta io con bimbi di 5 e 12 anni la possono fare tutti. Al ritorno per Fort de france ci fermiamo sulla spiaggia di Le Carbet dove Colombo nel 1502 scoprì la Martinica per un piccolo bagno con picnic compreso e ci dirigiamo verso i “Giardini di Balata”. prima raggiungiamo la capitale e poi seguendo le indicazioni risaliamo per Balata. Troviamo sul nostro cammino la chiesa di Montmartre, bellina ma aperta solo di mattina. Mozzafiato il panorama dalla piazzetta della chiesa per una foto. Saliamo per il giardino dopo altri 4-5 Km ed entriamo per il modico prezzo di 42€ (alla faccia). Il percorso è guidato da una mappa che ti consegnano e dalle frecce sui vialetti.

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Anche se non si è amanti della Flora, non si può restare indifferenti a certe bellezze della natura: La Rosa di Porcellana

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I Bambù giganti, il Fiore del Paradiso, L’Alpina Gigante, le Ninfee…..30-50 foto assicurate. Momento clou è la passeggiata sugli alberi soprattutto per i bimbi. Ritorniamo stanchi morti.

Prima di partire non capivo il motivo per il quale tutti mi dicevano che la sera non c’era un granché da fare. Non potevo accettare che in un luogo di vacanza la sera non ci fosse movimento, un luogo dove passeggiare e bere qualcosa. Ero troppo abituato a ritmi e città europee. Una volta arrivato lì ho capito tutto. Il ritmo di vita è diverso. Mi sentivo stanco ed assonnato già alle 19:00. Svegliarsi appena dopo l’alba e coricarsi dopo il tramonto ….non ha prezzo!

Arriviamo al sesto giorno che decidiamo di dedicare alle Salines. La spiaggia più lunga e famosa dei caraibi. Les Salines mantiene le sue promesse. Pur in una giornata di mare mosso appena arriviamo sgraniamo gli occhi guardando quello che tutti noi sogniamo sempre, soprattutto quando siamo stressati: una lunga spiaggia di sabbia dorata con le palme di cocco che si protendono al mare blu. Posteggio gratuito enorme dunque noproblem per l’auto. Troviamo spazio sotto una palma e ci tuffiamo. Venditori di parei, frittelle, sorbetti ed oggetti in Bakoua (la palma intrecciata, non so se si scrive così),

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passano ogni 5 minuti ma se vuoi ti avvicini tu, loro non ti importunano.

Unica nota negativa: penso di essere l’unico che in un mare così cristallino ha perso gli occhialini da snorkeling ed un braccialetto. Il mare se li è mangiati letteralmente.

Ci avviciniamo ad un ristorantino sulla sabbia proprio all’ingresso dove c’è la sbarra ed ordiniamo un Colombo Poulet ed un Poulet Boucanè oltre agli Accras che effettivamente mi mancano ancora ora che sono in Italia. I gattini ci circolano intorno e la pioggia (come ogni volta che mangiamo sotto un ombrellone) fa di nuovo capolino. Ma stavolta non ci ha fregati perché ci siamo scelti un ombrellone extra large. Dopo pranzo decidiamo di far fare le treccine a nostra figlia di 5 anni (15€ mezza testa, 30€ la testa intera)… ora sì che siamo ai caraibi. Ci sdraiamo nuovamente sulla spiaggia ma alle 17:00 incominciamo a rivestirci perché soprattutto in questa zona “les moustiques” fanno male. Nella via di ritorno passiamo da Sainte Anne dove il mercato dei pesci all’aperto era ancora in funzione visto che evidentemente i pescatori erano appena rientrati, ma non ci siamo fermati. Il paesino è carino ma niente di diverso da quelli già visitati.

Settimo Giorno. Non abbiamo ancora visto la costa atlantica e così, volendo far conoscere i fantomatici Fonds Blancs ai miei familiari puntiamo dritti verso “Pointe Faula”, famosa spiaggia di Vauclin. Prima di arrivare passiamo da Le Marin, bel posto con porticciolo turistico in fase di sviluppo. Ci fermiamo al mercato al coperto dove facciamo la nostra scorta di souvenir e frutta. Fuori un chioschetto griglia un Poulet Boucanè profumatissimo, ma sono appena le 10:30 e dunque non cediamo alla tentazione. Proseguiamo dunque per Vauclin passando accanto ad immensi bananeti. Arrivati a Pointe faula ci sorprende un vento fastidioso che però fa felici orde di surfisti intenti nel KiteSurf. In realtà il sole non c’è perché è nuvoloso dunque il vento dà un po’ di fastidio e non viene voglia di spogliarsi. Peccato perché la tentazione di passeggiare per centinaia di metri senza che l’acqua del mare sorpassi il tuo ginocchio era una sensazione da provare. Lontano i ragazzi che si sono allontanati sembra che camminino sull’acqua.

Mio figlio grida verso di me perché ha trovato una conchiglia enorme da esposizione. Eccone subito un’altra ed un’altra ancora, per terra, sulla sabbia. Ciò che magari noi troviamo nei musei e nei negozi a vendere, qui sono spiaggiate sulla sabbia senza che nessuno se ne meravigli mentre mio figlio cià ne ha raccolte 10 e le vorrebbe portare a casa. Anche questo è Martinica. Ci allontaniamo comunque da Pointe faula perché volendo fare un Picnic con il vento non ci pare il caso. Ci dirigiamo verso Anse Caritain sempre in zona Sainte Anne. Qui la spiaggia non è più larga di un metro e le mangrovie arrivano a mare. Nella guida leggiamo che l’uragano Dean del 2013 con le varie onde cicloniche si sono mangiati anno dopo anno tutta la spiaggia. Ci fermiamo lo stesso sotto gli alberi per fare un picnic. Non potevamo immaginare mai che quegli alberi così innocui, ombreggianti ed accoglienti altri non erano che “MANCINELLA”: l’albero più pericoloso del mondo, le “Mele della morte” come le aveva denominate Cristoforo Colombo. Anche starci sotto se piove può essere altamente tossico, figuriamoci toccarlo o mangiarne i frutti. Mi avevano avvisato che essi vengono segnati con la vernice rossa ed infatti mia moglie li riconosce da questo segno, peccato che la vernice sia quasi cancellata dal tempo e si veda solo da un lato!!! Dopo aver rischiato la “morte” pensiamo bene di ritirarci. Puntiamo verso la parte ovest dell’isola in quanto non avevamo ancora visitato la “Grande Anse d’Arlet”, spiaggia in cui dice la guida “uno dei pochi posti in Martinica dove si possono vedere pesci multicolori già a due metri dalla riva”. Indossiamo maschera e tubo e partiamo con mio figlio alla scoperta. In realtà il fondale di sabbia non sembra interessante fin quando mio figlio mi fa notare che stavo calpestando una stella marina. Ma non era una stella marina come le conosco io (della dimensione di un palmo di mano). La stella era grande il doppio della mia tesa, come una grande pizza, con spuntoni sul proprio corpo che sembravano spine ed un colore rosso fuoco: …da paura. Non riesco ad immaginare se l’avessi toccata con il piede!! Più in là un’altra stella marina, stavolta gialla. Ancora più in là un paio di pesci palla: che spettacolo!

Ottavo giorno. Oggi si parte, ma essendo il volo quasi alle otto di sera, in albergo ci permettono di usufruire di una camera di servizio e dunque possiamo prenderlo tutto per noi. Decidiamo di passarlo tutto in piscina in totale relax. Stasera si parte e solo al pensiero di tornare in Italia al freddo il nostro corpo sembra voler assorbire più sole possibile. La Martinica sembra volerci assecondare ed oggi il sole picchia veramente duro tanto che dobbiamo fare una prova di resistenza per non metterci all’ombra.

Andiamo via ed il viaggio di ritorno scorre senza problemi. Ci spiace non aver portato fiori (che ovviamente lì erano magnifici), in effetti in aereo c’erano degli spazi per poterli sdraiare. Ma il RUM non è mancato, come anche i braccialetti di perle d’acqua dolce, di semi, di legno, i cappelli, i parei, le conchiglie…. Ma i migliori souvenir li portiamo nel cuore e nella nostra memoria.

Quando sono tornato ho riletto con interesse i diari di viaggio di chi mi ha preceduto in questa isola e li ho riletti con un altro spirito e con una nostalgia che penso metterà molto tempo a lasciarmi.

Pa ni pwoblem ! Come dicono loro

Antonio

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