Zanzibar: …e sentirsi a casa

Moneta:  € 1 = 2.000 scellini tanzaniani (TSZ) – prezzi a persona

 

Sono sul volo di ritorno da Lima, è fine agosto ma la mia mente pensa già al prossimo viaggio e dovrà essere al caldo, al sole e soprattutto a 0 metri sul livello del mare, appunto al MARE…

E’ il 4 ottobre e sto prenotando un volo della Turkish Airlines per Dar Es Salaam, Tanzania (€ 399).

Manca ancora molto tempo alla partenza ma su Booking c’è una buona offerta per una struttura semplice sulla costa centro/sud est dell’isola di Zanzibar, su di un tratto ancora abbastanza selvaggio: Twisted Palms Lodge & Restaurant a Bwejuu, aggiudicato! (€ 150 bungalow in collina con prima colazione inclusa).

 

PARTECIPANTI:

Serry & suo fratello, dopo molti anni si rifarà una vacanza insieme, ma, senza mamma e papà!

I preparativi spettano a me, chiaramente, fratello accetta con entusiasmo le mie proposte, fiducioso della mia esperienza… forse! :-P

Dopo aver stipulato l’assicurazione su travelguard (€ 53,70), decido di acquistare anche il volo che dalla terra ferma ci porteranno sull’isola. Dapprima l’idea è quella di fare la tratta d’andata in traghetto ed il ritorno in aereo, ma valutando le tempistiche ed i prezzi decido di acquistare entrambe le tratte con Precision Air (€ 110).

 

1^ Giorno: Milano Malpensa – Istanbul

Sono le 14:25, l’aereo si alza in volo leggermente in ritardo, arriviamo all’aeroporto di Istanbul dove trascorriamo le 4 ore abbondanti tra creme, profumi, assaggi di dolcetti locali ed uno snack salato. Ripartiamo con destinazione Dar Es Salaam.

 

2^ Giorno: Istanbu – Dar Es Salaam – Zanzibar

Si apre il portellone dell’aereo e veniamo investiti dal calore umido dell’aria, sono le 04.30 di mattina, è ancora quasi buio ma si intravede il tipico paesaggio africano: radura – piante rigogliose – steppa e boscaglia fitta ad intermittenza.

Ci mettiamo in coda con gli altri turisti del nostro volo per le pratiche inerenti al visto: si pagano 50 $ e si consegna il visto compilato sull’aereo al poliziotto, lui porge il tutto ai funzionari e si attende la riconsegna dopo aver ascoltato con attenzione il proprio nome scandito ad alta voce dal’uomo in divisa “TSERENNA”: presente! Impronte digitali, foto ricordo – digitale – timbro e via!

Imbarchiamo i nostri bagagli pesandoli su delle bilance italiane di vecchio stampo, attendiamo il nostro volo pisolando (lui) cogliendo più dettagli possibili (io): signore con ampi panettoni al posto dei fondoschiena fasciate in abiti coloratissimi e di gradevole fattura; una ragazza musulmana seduta davanti a me, avvolta da un leggerissimo vestito nero lungo fino alle caviglie, lascia intravedere fantastici tatuaggi su mani e piedi, scorre le pagine di internet sul suo smartphone, avrà 20 anni ed di un’eleganza disarmante.

Saliamo al piano superiore e, dopo aver fatto una buona colazione a base di the e torta con cannella e carote, sfruttiamo la connessione wifi per avvisare del quasi arrivo amici e parenti.

Il cielo è terso, fa caldo ma è ventilato quindi molto piacevole.

Ritiriamo i nostri bagagli e chiediamo informazioni ad una ragazza per poter prendere un dalla dalla che ci porti in città.

Dopo aver consultato il suo amico, ovviamente taxista, ci comunicano che a quell’ora (ore 8 del mattino) si incapperebbe nel dannato traffico cittadino, e ci consiglia una tratta sulla sua vettura ($ 10) fino alla zona di “Mwanakwerekwe” (‘na parola) più semplicemente detta “Kwerekwe round about” dove troveremo il mezzo che ci porterà a destinazione.

Ci scarica nei pressi della famosa rotonda e ci indica al mezzo nr. 340 con capolinea a Michamvi.

L’ottovolante è un vecchio pullmino con circa 15/18 posti a sedere, siamo i primi a salire e, attendiamo che lentamente – moooooolto lentamente – si riempia. Tutte le volte che sembriamo aver raggiunto l’occupazione completa del mezzo, qualcuno scende e si torna daccapo.

La densità di popolazione all’interno è alle stelle, siamo in circa 30 senza contare borse, sacchi, piante e mercanzie varie. Finalmente si parte tra un tripudio di colori e odori… (3.000 TZS)

I finestrini sono aperti, entra un’aria fresca mista ai più disparati profumi, di terra, di carbone, di barbecue, di frutta matura e del sudore di tutti i nostri vicini e forse pure il nostro.

Il paesaggio è ricco di piante, erba, terra bagnata, piccoli villaggi e molte persone a piedi, in moto ed in bicicletta. Le bambine sembrano alcune vestite da carnevale, con ampi abitini principeschi ed altri bimbi pare che si siano tuffati in un mucchio di stracci e poi rotolati tra fango ed erba.

Ci lasciano davanti al cartello della nostra guesthouse sulla strada asfaltata e, dopo circa 500 mt a piedi sul sentiero che degrada verso il mare, arriviamo al nostro alloggio.

Ad accoglierci ci sono Renato e Laura, i gestori della struttura, sono piacevolmente sorpresi del nostro arrivo sui mezzi locali e scrutano con ironia i nostri piccoli bagagli, malamente imballati nel film protettivo.

Sono circa le 10.00 la camera non è ancora pronta e, dopo aver fatto una piacevole chiacchierata sui servizi offerti ed una dritta sui dintorni, ci addormentiamo all’ombra di un bell’albero sui morbidi cuscini dei lettini da spiaggia.

Ci svegliamo dopo circa un’ora, ci trasciniamo nel nostro bungalow e, ci sentiamo davvero in vacanza.

La camera è spaziosa, con un letto matrimoniale ed un singolo, entrambi in muratura. Ci sono le zanzariere sia alle finestre che sui letti, un ventilatore a muro e un bel bagno con ampia doccia. Biancheria da camera e lenzuola incluse.

Ci mettiamo in costume ed iniziamo a camminare sulla spiaggia, verso sud, facciamo un paio di km ed inizia a piovere. Ci ripariamo sotto un grande makuti costruito da alcuni abitanti dove spiccano appesi ai ceppi di legno i trofei della pesca: piovre freschissime.

Salutiamo i gentili compagni e torniamo verso la guesthouse.

La spiaggia è ampia, bianca, di sabbia finissima orlata da palme e cespugli. Il mare è ai minimi livelli, la bassa marea in questo tratto di costa si fa sentire moltissimo, le donne raccolgono piccoli molluschi e le alghe: offerte della madre terra.

Senza sole la distesa di alghe e rocce che spuntano dall’acqua sembrano una landa desolata, il nostro animo è messo a dura prova ma siamo fiduciosi che nei prossimi giorni arriverà il sole che tanto abbiamo sognato.

Ci concediamo un aperitivo con patate fritte e una birra fresca presso il ristorante del nostro alloggio. Il tempo di attesa è qualcosa di surreale ma come recita il menù, “se hai fretta, sei nel posto sbagliato” ed il pole pole rule’s è in vigore anche qui, sempre! L’aspettativa è ampiamente ripagata, patate croccanti e gustose!

Decidiamo di avventurarci verso il Bellevue Guesthouse – verso nord – scorto durante la nostra passeggiata pomeridiana, un ristorante molto curato in stile locale con tocchi arabeggianti. C’è anche la possibilità di connessione alla rete wifi – a pagamento.

Spendiamo così i nostri 10.250 TSZ per un ottima cena a base di pesce, riso, verdure e patatine.

E’ molto buio e ci aiutiamo con la torcia del telefono per tornare al nostro giaciglio.

 

3^ Giorno: Zanzibar

Ci svegliamo alle 9 e dopo un sonno ristoratore ed una bella colazione a base di the, caffè solubile, frutta, succo e pane locale con marmellata, decidiamo di fare l’escursione alla Jozani Forest Reserve con annesso Spicy Tour visto che il sole non fa ancora capolino tra le nubi.

Conosciamo un ragazzo che abita vicino alla guesthouse e si offre per venderci il pacchetto completo per 40 $.

Partiamo su di un van privato e raggiungiamo la Farm dove visiteremo le piantagioni di spezie e frutti.

Il ragazzo che ci accompagna parla un fluente italiano, ci spiega tutti i segreti e le curiosità delle piante coltivate: banane, albero del pane, papaya, mango, chiodi di garofano, pepe, caffè, vaniglia, ananas, durian, noce moscata e molte altre.

Un altro giovane ragazzo ci confeziona una corona, una cravatta ed un cestino con le foglie raccolte che appenderemo in bella vista nella nostra camera da letto rinominata “kasuku” (pappagallo in swahili).

Il tour termina con l’assaggio dei frutti appena ammirati: ananas, banana, pompelmo, jackfruit anguria e altri ancora.

C’è la possibilità di acquistare the, spezie e saponette prodotte con l’estratto delle piante coltivate.

Riprendiamo l’auto con destinazione la foresta di Jozani dove ammiriamo i kolobo rossi, tipiche scimmie endemiche dell’isola ed altre piante, accompagnati da un’esperta guida della riserva (ingresso 10 $).

Proseguiamo per la foresta di mangrovie e poi ancora nella foresta tropicale.

Torniamo verso casa facendo sosta a Paje in un curioso locale “African BBQ” dove conosciamo una ragazza romana alla sua 3 visita sull’isola, ci da qualche consiglio e ci spiega un po’ come funziona qui.

Attendiamo circa un’ora (abbondante) il nostro pasto che divoriamo in men che non si dica: riso, pesce e verdure (10.000 TSZ).

Facciamo spesa di acqua in bottiglia, cracker, salatini e birre nell’unico negozio di alimentari della zona, ci godiamo quindi il nostro aperitivo sulla veranda della camera ed andiamo a letto soddisfatti.

 

4^ Giorno: Zanzibar

Dopo sveglia, colazione ed aver constato che il sole ancora non ci grazia con i suoi raggi, prendiamo al volo un dalla dalla, destinazione Stone Town (3.000 TSZ).

Scendiamo al capolinea nei pressi del mercato di Darajani, ci addentriamo subito tra le bancarelle ricolme di frutta e ci spingiamo fino a quelle di carne e pesce. Gli odori sono intensi ma la mancanza di sole allevia un po’ la nostra visita.

Compriamo una pagnotta di pane e degli spiedini di pollo in strada e, dopo un giro di ricognizione entriamo in un ristorantino per mangiare qualcosa.

La scelta ricade su riso biryani con verdure e ugali (simil polenta a base di mais ed acqua) con latte di cocco (3.000 TSZ). Scopriremo solo poi che è sulla guida della Lonely Planet, il suo nome è Passing Show Restaurant.

Continuiamo la visita della città costeggiando il mare ed arriviamo al Palace Museum dove per per 6.000 TSZ visitiamo i tre piani contenenti quadri, monili e arredamento dei sultani vissuti sull’isola, non è nulla di trascendentale ma dalla terrazza superiore si gode di una bella vista sul mare.

Proseguiamo fino al Palazzo delle Meraviglie che purtroppo è chiuso per restauri.

Ammiriamo le mura del forte e ci addentriamo nei vicoli.

I venditori parlano quasi tutti italiano ed invitano in continuazione nelle loro botteghe.

Ammiriamo i portoni in legno intarsiati e decorati con dettagli in metallo: gioielli di artigianato locale.

Acquistiamo 2 quadri in stile africano ma moderno per le nostre casine e proseguiamo con la visita al mercato degli schiavi con annessa chiesa anglicana in restauro quindi praticamente inutile entrarvi (6 $).

Ci fermiamo in un bar, il Dolphin, dove c’è connessione wifi gratuita, gustiamo due succhi di frutta freschi e riposiamo un po’ (5.000 TSZ).

Percorriamo le vie principali della piccola cittadina, incontriamo la casa di Freddy Mercury ed acquistiamo qualche souvenir per casa.

Raggiungiamo i Forodhani Gardens, è quasi il tramonto, i bambini fanno il bagno in mare e le ragazze chiacchierano sedute sulle panchine.

C’è molta gente e gli ambulanti allestiscono i loro banchetti dove noi, attirati da tutto ciò che vediamo, ci gustiamo della seppia alla piastra, pane locale tostato, due piccoli kebab di pollo, succo di canna da zucchero e lime e un piattone di frutta freschissima (30.000 TSZ)

Cala la notte e vengono accese una miriade di lanterne che illuminano le bancarelle e danno un aspetto molto romantico a tutta la piazzetta.

E’ ora di tornare a casa e dopo non aver ascoltato i consigli di un giovane locale che – prima della cena – ci invitava a cercare un dalla dalla per il ritorno, ci ritroviamo a piedi nelle tenebre.

Torniamo con lunghe falcate al punto in cui siamo arrivati al mattino ed iniziamo a chiedere, avvolti nell’oscurità dove possiamo trovare un mezzo che ci porti alla nostra destinazione: perché prendere un taxi a 50 $ quando con 3 euro possiamo cavarcela? :D

Un paio di ragazzi si prodigano per farci prendere un dalla dalla con arrivo a Kwerekwe e da lì penseremo al resto del tragitto.

E’ buio pesto e la città si è come risvegliata, sonnolenta e tranquilla di giorno, è un tripudio di voci, barbecue e lanterne la notte.

Facciamo circa un km a piedi e superiamo centinaia di persone che ci guardano perplesse ma incuriosite; saliamo sul nostro dalla dalla! Evviva! E’ probabilmente l’ultima corsa della giornata, il pulmino è super affollato, mi invitano a sedermi su di una tanica dell’acqua, lo chiamano african seat.. in pratica resti incastrato con le chiappe tra gli altri due sedili laterali, le anche dei 3 passeggeri renderanno la corsa più stabile.

Come sempre passiamo diversi controlli della polizia, guardano il mezzo, la targa, l’autista ed i passeggeri: il nostro mezzo si becca una multa per sovraffollamento!

Il ragazzo seduto accanto a me mi fa diverse domande sulla mia vita e mi chiede da quanti mesi abito a Zanzibar (?) è sorpreso dalla nostra disinvoltura sul mezzo. E’ sempre buio pesto e l’abitacolo si accende di decine di occhi bianchi scintillanti che ci scrutano sorridendo (4.000 TSZ).

Arriviamo stravolti ma orgogliosi della nostra avventura.

 

5^ Giorno: Zanzibar

Il sole appare timido in cielo per nascondersi subito dopo dietro le nubi; i pescatori passano con le loro barchette e le donne raccolgono le alghe.

Camminiamo verso nord in direzione Paje e dopo circa 2 ore di cammino arriviamo sul tratto della famosa costa dove si pratica kite surf. Qui è molto più affollato ma è molto più facile fare il bagno visto il fondale prettamente sabbioso.

Nel pomeriggio torniamo dall’amico che ci ha accompagnati nella nostra prima escursione, si era offerto di cucinare per noi, a casa sua, noi avremmo provveduto ad acquistare gli ingredienti per la spesa.

Andiamo al villaggio di Bwejuu dove compriamo del pesce fresco, calamari, riso, cocco, olio, verdura e birre per la nostra cenetta. (40 $ totali)

La moglie si mette all’opera dapprima grattugiando il cocco fresco e mettendolo a bollire con il riso, il marito pulisce il pesce e lo cucina in 3 modi differenti.

La scena è tragicomica: noi seduti su delle sedie davanti ad un tavolino e loro a cucinare, inginocchiati nel cortile di casa, di fronte ad una casina di cemento con il tetto in paglia.

Ci avviciniamo, osserviamo le movenze e cerchiamo di capire i passaggi della cucina a noi ignota, ridiamo sotto i baffi per gli standard HCCP in vigore in Italia (fratello è cuoco e sa bene di cosa si parla).

Il sole tramonta e il nostro ristorante non ha corrente elettrica: si accendono le lanterne e la torcia del cellulare per continuare la preparazione dei cibi.

Il risultato sarà dell’ottimo riso al cocco con pesce, pesce alla piastra e pesce fritto.

Ci comunicano che noi mangeremo sul tavolinetto e loro lontani, sui mattoni di cemento, ci rifiutiamo categoricamente, vogliamo mangiare tutti insieme, di controbattuta ci confessano che loro mangiano con le mani dallo stesso piatto, accettiamo la sfida, adoriamo mangiare con le mani e ci sbraniamo tutte le portate, facendo attenzione a come appallottolare il riso tra le dite per portarlo alla bocca.

Sotto al tavolino attendono golosi 3 mici, i nostri commensali gettano gli scarti: anche qui, nel cuore dell’Africa c’è da mangiare per tutti, ripetiamo con gioia i loro gesti.

Jambo amici, asante sana.

 

6^ Giorno: Zanzibar

Ecco il sole! Ne approfittiamo per raggiungere il Dongwe, un maestoso villaggio italiano verso sud, ha un pontile che ospita un costoso ristorante, lo raggiungiamo e ci sdraiamo sui lettini a godere del paesaggio dopo un bel bagno nelle acque limpide :D.

Per cena torniamo alle Bellevue  dove per 25.000 TSZ ci gustiamo un barbeque con spiedini di pollo, carne, pesce e verdure, riso, pasta fredda, patatine ed insalata con una bella birra fresca (prezzo fisso).

 

7^ Giorno: Zanzibar

Il sole, come i precedenti giorni, va e viene; prendiamo le biciclette gentilmente offerte da una coppia di ospiti della nostra stessa struttura e raggiungiamo Michamvi circa a 13 km di distanza, dove un signore della bergamasca ha trovato la pace dei sensi: una graziosa casetta con orto, una bella veranda e una cascata di bouganville.

Torniamo con le chiappe rotte fino al nostro alloggio dopo aver assaggiato diversi snack locali sul nostro tragitto: patate speziate, samosa (fagottini ripieni di carne e/o verdure) e ciambelline dolci (2.000 TSZ).

 

8^ Giorno: Zanzibar

La giornata passa tra passeggiate in spiaggia e bagni vicino al famoso pontile.

Un pranzo come sempre ottimo al ristorante del Twisted, oggi a base di hamburger di carne, riso e verdure.

La sera decidiamo di spingerci in dalla dalla fino a Paje dove gustiamo una fantastica cena presso un “buffet” in strada: si scelgono le portate che si possono riscaldare sulla piastra vicina e, alla fine di tutto si fa il resoconto al gestore delle portate divorate: chapati, spiedini di carne, pesce, pesce, pesce, il tutto annaffiato da dell’ottimo succo di frutta (7,50 $).

Per il ritorno prendiamo un taxi che per 4 $ ci riporta a casa.

 

9^ Giorno: Zanzibar

Siamo ormai agli sgoccioli, camminiamo su e giù per la spiaggia facendo gli ultimi bagni.

La sera prepariamo la valigia dopo esserci gustati un’ottima grigliata di pesce al ristorante del Twisted.

 

10^ Giorno: Zanzibar – Istanbul

I gestori ci comunicano che possiamo usufruire della camera finché ne avremo bisogno, quindi restiamo in spiaggia più che possiamo, paghiamo il conto del ristorante ($ 129) e partiamo in dalla dalla con destinazione aeroporto, passando dalla città di Stone Town per cambiare mezzo (2.000 + 1.000 TSZ).

Scruto gli ultimi fotogrammi di questa vacanza: la gente per strada, la foresta, il cielo e mi viene un po’ di tristezza.. sarà il famoso mal d’Africa? Chissà…..

Paghiamo la tassa di uscita dell’isola (11.000 TSZ) del quale non avevo sentito parlare, nemmeno sulla guida.

Il volo interno partirà con ben 2 ore di ritardo, le passiamo connessi alla rete wifi gratuita.

Per una volta siamo felici di avere uno scalo più lungo del previsto visto che non rischieremo di perdere il prossimo volo per Istanbul.

 

11^ Giorno: Istanbul – Milano Malpensa

Il resto del viaggio è come sempre tranquillo. Arriviamo all’aeroporto di Malpensa e ci fiondiamo al terminal del bus che ci riporterà a Bergamo: 18 € a persona?!?!??

Ragazzi, scusate, dov’è il dalla dalla?

 

 

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