Alla scoperta del Marocco

Il nostro volo parte dall’aeroporto di Pisa alle 6.35 del 29 dicembre, quindi per motivi di treno partiamo la sera prima. Quando arriviamo in aeroporto scopriamo che durante la notte lo chiudono, così un po’ di malumore decidiamo di prendere una camera per la notte in un affittacamere di fronte l’aeroporto.
Arriviamo a Marrakech alle 9.00 (ora locale) del mattino e ci aspettiamo il caldo, in realtà al mattino tira una fresca brezza!
Dopo una lunga contrattazione con il taxista (alla fine mi sa che ci abbiamo rimesso), arriviamo al nostro hotel, Amira et Vacances (36 euro per stanza a notte), proprio a due passi dalla famosa piazza Djemaa El-Fna.
Dopo aver sistemato i bagagli ed esserci messi qualcosa di più leggero perché inizia a far caldo, ci siamo subito immersi nel souq, tra mille bancarelle dai vari colori e odori. L’unica nota negativa, se si può dire, è l’insistenza dei marocchini, che a volte non ti lasciano respirare! Ci siamo diretti a visitare il Palazzo El-Badi (10 dh a testa). Un antico palazzo che è stato depredato dai suoi ori, turchesi e cristalli e ora rimane solo un rudere dove le cicogne hanno deciso di metter su casa!
Poco distante si trova il Palazzo de Bahia (10 dh a testa). Anche questo è un antico palazzo, ma conservato molto bene, e si possono ammirare mosaici, giardini e soffitti intarsiati. Coloro che abitano questo palazzo sono dei gatti, tanti, che gironzolano di qua e di la!
Altra meta interessante da vedere a Marrakech sono la Tombe dei Saaditi (10 dh a testa), nascoste da alte mura e ci si arriva solo tramite un vicolo stretto e buio. Tutto intorno alle tombe si possono ammirare palme, rose e aranci!
Sovrasta sulla città il minareto della Moschea della Koutobia, che non è visitabile al suo interno dai non mussulmani, così ci accontentiamo di vederla da fuori.
Un altro giro per la medina e un ragazzo ci accompagna a vedere le concerie arabe e berbere. L’odore che aleggia è nauseabondo ma meritano di essere viste!
Per la cena proviamo il ristorante Le Grand Balcon du Cafè Glacier, dove ordiniamo cous cous con verdura e pollo e tajine di pollo. Sazi e stanchi torniamo in hotel per dormire!

La mattina del 30 dicembre, dopo una tipica colazione marocchina, ci dirigiamo all’aeroporto per ritirare l’auto che abbiamo noleggiato dalla compagnia Aircar Marocco. Abbiamo preso la nostra auto, una Chevrolet Matiz, e ci siamo diretti alla volta di Ouarzazate!
La strada che si percorre per raggiungerla attraversa i Monti dell’Atlante e si arriva al passo Tizi N’Tichka alto 2260 metri da dove si gode di un panorama favoloso, circondati dai monti con le vette innevate!
Proseguendo per la strada, pochi chilometri prima di Ouarzazate, ci fermiamo ad ammirare la Kasbah di Ait Benhaddu, dove dicono abbiano girato molti film tra i quali Prince of Persia. Purtroppo negli ultimi anni la gente del posto è pian piano diminuita, però con una piccola mancia di 10 dh è possibile visitare le loro case private e arrivati in cima alla collina su cui sorge questo paese, si gode di una bellissima vista!
Il bello di questa Kasbah, e delle altre che si trovano in Marocco, è che si confondono con tutto il resto, il motivo è che sono state costruite utilizzando il fango e l’ argilla che le rendono un tutt’uno con il paesaggio che le circonda!
A circa 5 km da Ouarzazate ci sono i Cla Studios (40 dh a testa), studi cinematografici dove hanno girato dei film famosi. Qui si può ammirare la ricostruzione di un castello che lo hanno utilizzato per le riprese del film Le Crociate con Orlando Bloom. Si possono vedere anche oggetti di scena come statue egizie, mummie, una nave di legno e molto altro che sono custodite in un magazzino. Tutt’ora questi studi vengono utilizzati per riprese cinematografiche e televisive.
Per la notte abbiamo prenotato al Residence Rosas (19 euro per appartamento) a Ouarzazate. Dopo aver cercato invano un supermercato, non sono come li intendiamo noi, ci siamo fermati in un piccolo negozietto per prendere qualche vivere.
La camera del residence è un po’ freddina, ma con tante coperte nel letto andiamo a dormire!

Al mattino del 31 dicembre, facciamo una colazione sostanziosa e una sosta dal benzinaio, dove la benzina costa circa 10.50 dh al litro, e la nostra direzione è M’Hamid.
Lungo la strada il paesaggio cambia notevolmente. Prima i monti dell’Atlante, da Agdz a Zagora palme e alberi fiancheggiano la strada, dopo Zagora incomincia il nulla….
Volevamo fermarci per visitare la Kasbah di Tamnougalt, ma un signore troppo insistente voleva a tutti i costi farci da guida, così ci accontentiamo di qualche foto del paesaggio e riprendiamo la strada per M’Hamid dove ad attenderci c’è Boujemàa, la nostra guida nomade per questi 2 giorni.
Arriviamo nel tardo pomeriggio e Boujemàa ci offre il the a casa sua. Abbiamo un primo squarcio di come è oggi la vita dei nomadi del deserto. Dopo avere sistemato i nostri bagagli e aver preso sul lo stretto necessario per il deserto, ci trasferiamo con un mezzo 4×4 alle porte del deserto in un bivacco dove passeremo la notte. Questo bivacco è formato da stanze fatte di fango, davvero caratteristiche e al suo interno c’è un bel caldino considerando che qui alla notte fa un bel freddino!
Siamo impazienti di vedere il deserto, di toccarlo, di viverlo anche solo per poco!
Approfittiamo del tramonto per scattare qualche foto nei dintorni. Boujemàa ci invita a prendere il the con lui e altri nomadi e abbiamo modo di poter fare qualche chiacchiera con loro, anche se per capirci non è molto facile perché quasi tutti parlano solo arabo e francese, in pochi sanno l’inglese! Ridiamo e scherziamo e io mi conquisto il nome di Fatma! Si fa ora di cena e ci portano zuppa e cous cous di verdura e pollo! Davvero buoni!!!
Dato che stanotte è l’ultima dell’anno la festeggiamo tutti insieme, turisti e nomadi, attorno a un grande falò ascoltando cantare e suonare le musiche berbere dai nomadi! Devo dire che è un Capodanno diverso da tutti quelli già passati, ma è davvero bello poter far parte anche solo per un attimo di una tradizione diversa dalla nostra!
Stanchi e infreddoliti decidiamo di andare a dormire!

Buon anno! E’ la mattina del 1 gennaio, dopo una dolce dormita ci alziamo elettrizzati perché oggi comincia la nostra avventura nel deserto del Sahara! Dopo aver preparato i dromedari, io sono la prima a salirci mentre Valerio per un breve tratto va a piedi insieme ai nomadi. La mia prima esperienza in sella a un dromedario è un po’ dolorante! Sono degli animali buffi e simpatici ma non proprio comodi visto che dondolano di qua e di la!
Il sole inizia a farsi sentire e la nostra pelle inizia a diventare rossiccia!
Dopo circa due ore di marcia in direzione del deserto ci fermiamo all’ombra di un albero per la siesta e per rifocillarci! Boujemàa e gli altri ragazzi ci preparano le coperte dove sederci e per prima cosa ci portano il the con biscotti, fichi secchi e noccioline. Per loro il the si chiama whisky du numade!
All’ombra dell’albero tira una gradevole brezza, ma basta spostarsi al sole per sentire tutto il suo calore! E pensare che siamo in pieno inverno, chissà com’è in estate!!
Il pranzo consiste in verdure tagliate a cubetti e pane, e i loro gustosissimi mandarini!
Ci riposiamo un po’ e sia io che Valerio saliamo in sella ai nostri amici dromedari. Guidati da Boujemàa e i suoi amici iniziamo a vedere il vero deserto con solo dune di sabbia e nient’altro all’orizzonte! Purtroppo non potremo ammirare l’Erg Chigaga perché ci vogliono 5 giorni di cammello andata e ritorno per arrivarci. Ma noi ci accontentiamo di vedere questo, visto che per noi è la prima volta! E ne siamo veramente felici!
Boujemàa decide di fermarsi per poter piantare le tende, così noi nel frattempo ci divertiamo a correre da una duna all’altra a piedi scalzi facendo mille foto! I colori del tramonto rendono la sabbia di un bellissimo color arancio e intorno a noi aleggia il silenzio interrotto solo dalle nostre voci!
Inizia a calare la sera e si fa ora del the. Abbiamo modo di parlare ancora con Boujemàa e capire un po’ le differenze che ci sono tra le nostre culture, i nostri paesi e le nostre tradizioni. La cena è buonissima, zuppa e tajine di pecora!
Si fa ora di andare a letto e ci copriamo con diverse coperte di lana e decidiamo di rimanere vestiti e di tenere anche il giubotto. Unico problema è che la zip della tenda è rotta e non so quanto conteranno tutte le coperte!

La notte passata è stata freddolosa e scomoda e abbiamo fatto fatica a chiudere occhio. La giornata del 2 gennaio è ventosa e fredda e sembra che il sole non scaldi. Partiamo con i nostri dromedari per ritornare in paese.
Facciamo una lunga passeggiata che dura tutta la mattina, e arrivati ai pressi della Kasbah di M’Hamid, ci fermiamo all’ombra di un albero per riposarci e pranzare. Siamo proprio stanchi per la notte passata nel deserto e così ne approfittiamo per stenderci un po’.
Durante la siesta ridiamo e scherziamo con i ragazzi e Boujemàa chiede a Valerio di barattarmi in cambio di cammelli! La trattativa va avanti per un po’ e io non ho modo di dire niente perché, come dicono loro, la donna non può parlare! Valerio sta per cedere, ma decide che per ora mi vuole ancora con lui…dai, per ora mi è andata bene! Ovviamente Boujemàa scherzava, almeno così ha detto!
Ci mettiamo in marcia, dopo pranzo, verso la kasbah. Visitiamo le sue strade e i suoi vicoli, scattando qualche foto e torniamo a casa di Boujemàa dove ci attende una doccia nomade che consiste in un secchio di acqua calda da versarsi man mano addosso! Direi che dopo due giorni in mezzo alla sabbia ci voleva proprio questa doccia!
Ci mettiamo addosso abiti puliti e facciamo un giro per le vie di M’hamid. Boujemàa ci porta a conoscere la cooperativa Oasis du Sud dove producono sciroppo e marmellata di dattero, una produzione che per ora avviene solo qui a M’Hamid. Dopo aver assaggiato la marmellata, è gustosissima, decidiamo di comprarne due barattoli!
Ritorniamo a casa di Boujemàa che ci offre il the e abbiamo così modo di poter conoscere la sua famiglia e di poter stare un po’ con loro e di scambiare qualche parola. Constatiamo che le loro abitudini sono così diverse dalle nostre!
Ceniamo sul tardi con riso, verdure e pollo! Non mancano poi i mandarini!
Sazi e stanchi salutiamo Boujemàa e ci corichiamo nel letto.

Ci svegliamo al mattino presto del 3 gennaio perché ci attende un lungo viaggio di ritorno, da M’Hamid a Marrakech. Boujemàa ci chiede di accompagnarlo fino a Zagora, quindi per un po’ di tempo ci fa compagnia.
Questi giorni passati in compagnia di Boujemàa e della sua famiglia ci sono piaciuti molto, perché abbiamo avuto modo di vedere e di vivere il deserto, ma anche di conoscere usi e costumi di un popolo così differente dal nostro! Abbiamo potuto stare insieme a loro e capire il loro modo di vivere, a volte difficile perché non hanno tutte le comodità che abbiamo noi, però loro in più hanno una gran voglia di vivere, la felicità e la voglia di farsi conoscere e di essere gentile con il prossimo! E’ stata proprio un’esperienza indimenticabile! Credo sia una cosa importante aver modo di conoscere popoli diversi dal proprio, perché questo ti fa capire che ci sono persone che soffrono ma che comunque hanno sempre il sorriso sulle labbra!
Ritornando a noi, arrivati a Marrakech abbiamo riconsegnato l’auto all’aeroporto e siamo ritornati all’Hotel Amira et Vacances per le ultime due notti in Marocco.
Abbiamo appoggiato i bagagli in stanza e siamo andati a cena in un ristorante che si chiama Chez Chegrouni, davvero un’ottima cena!
Compriamo le cartoline da spedire a casa e ritorniamo in albergo per andare a dormire!

La giornata del 4 gennaio è l’ultima che passiamo in Marocco. Per prima cosa compriamo i francobolli e imbuchiamo le nostre cartoline. Decidiamo di andare a vedere i Jardin Majorelle (40 dh a persona). Questi giardini sono stati acquistati da Yves Saint Laurent e il suo compagno Pierre Bergere, i quali li hanno aperti al pubblico. I vasi sono di mille colori e al centro dei giardini spicca una villa color blu elettrico, ora museo di arte islamica. Tutto intorno ci sono piante grasse di ogni specie, palme, piscine azzurre con pesciolini rossi. Sembra di stare in un altro mondo! E’ qui che Yves Saint Laurent ha voluto che venissero sparse le sue ceneri dopo la morte. Da qui ci siamo spostati per vedere il Museo di Marrakech (60 dh a testa per museo, medersa e koubba), situato in un antico palazzo davvero suggestivo, costruito in stile marocchino, e qui si può ammirare una mostra di arte tradizionale marocchina. A pochi passi dal museo si trova il Koubba Ba’adiyn, piccolo tempio che veniva usato per le abluzioni ed è riuscito a conservarsi nel tempo.
Poco distante si trova la Medersa di Ali Ben Youssef, una scuola di studi coranici che un tempo ospitava ben 900 studenti! Ora non svolge più il ruolo di scuola, ma è visitabile al suo interno. I mosaici e gli intagli delle cupole di legno sovrastano nel giardino interno e lo rendono stupendo!
Decidiamo di fare un giro per il souq per prendere qualche souvenir da portare a casa, e non mancano le contrattazioni su ogni cosa!
Ci godiamo l’ultimo sole, visto che in Italia è freddo….e dopo aver ammirato il tramonto prendendo il the decidiamo di andare a cena al ristorante Chez Chegrouni! Ottima! Andiamo poi in stanza per dormire.

Il 5 gennaio il nostro volo doveva partire alle 9.30 del mattino da Marrakech, ma c’è stato un ritardo e siamo partiti alle 12 circa. Arriviamo in Italia che è tardo pomeriggio e ci aspetta il treno che ci riporterà a casa. Siamo stanchi ma felici di questa vacanza! Ora siamo pronti per una nuova avventura!

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