Sri Lanka – Un pieno di serenità

Hikkaduwa, 10.03.2012

Siamo agli sgoccioli, anche stavolta il tempo è volato via.

Sul terrazzo, vista (e udito) oceano, sono assalito dalle solite contrastanti sensazioni di fine viaggio (aggiungerei anche “tatto” visto che i fogli sono bagnati dall’esageratà umidità).

Tristezza, al pensiero del rientro alla faticosa quotidianità.
Gioia, sapendo di rientrare a casa più ricco, d’aver raccattato quel “non so che” da ogni centimetro di terra sconosciuta, da ogni sguardo incrociato per caso.

Srl Lanka, nome buffo: più che il nome di uno stato sembrerebbe quello di una badante moldava o di una ginnasta russa.
Sri Lanka: non ricordo il significato ma, da oggi, nel mio linguaggio significa “Terra della Serenità”.

Serenità che traspare (e ti arriva) dai sorrisi spontanei che tutti ti regalano, sorrisi che si staccano dai volti e di depositano nella tua anima … e son talmente tanti che per confessare i tuoi peccati, anziché andare da un prete, dovrai rivolgerti da un dentista.

Serenità che ti arriva dalla natura che, per quanto prorompente e imponente, sembra voglia abbracciarti (parola di Boa Constrictor) e dirti: “siamo parte dello stesso mondo”.

Certo, il percorso verso la serenità è sempre faticoso e così è stato anche per lo Sri Lanka e i suoi abitanti.
Prima sono arriivati gli indiani del nord che hanno rubato e distrutto (questa storia degli indiani cattivi l’ho già sentita raccontare da quei bugiardoni americani).
Poi sono arrivati gli inglesi che hanno soltanto rubato (e ci credo … cosa distruggevano se avevano già provveduto gli indiani!?).
Infine una guerra, spacciata come guerra civile, che però, come tutte le guerre recenti, aveva una causa inequivocabile: il petrolio.
Difficile altrimenti spiegare la lotta tra cingalesi e guerriglieri tamOil!

Quante informazioni preziose ci ha fornito la nostra super guida cingalese, il mitico Robert “Tè” Niro.

Ci ha raccontato e spiegato tante cose:

che i cingalesi non utilizzano gli elicotteri bensì gli elifanti,
che i lioni si sono estinti (n.d.r. da noi, invece, i lioni col prefisso “cog” proliferano espandendosi a macchia di leopardo),
che essere buddhisti è meglio che essere cristiani perché hai solo 5 comandamenti da rispettare,
che le 32 posizioni di Buddha non hanno niente a che vedere con quelle che le nostre pervertite menti immaginavano.

Ha dei numeri Niro e se li sa giocare.
La sorte, a dispetto delle apparenze, non è cieca, osserva i numeri, eccome se li osserva, pazientare e perseverare.
Lunga vita a Niro e a chi crede nei propri numeri e non molla mai.

Sempre in tema di numeri e sempre grazie a Niro, ho scoperto che in Sri Lanka non esistono i secondi, i minuti, le ore … no, esistono solo due misure: “trequarti d’ora” e “quattro ore”.

Da Colombo a Habarana? Quattro ore
Da Habarana a Polonnaruwa? Trequarti d’ora
Da Polonnaruwa a Sigirya? Trequarti d’ora
Da Sigirya a Habarana? Trequarti d’ora
Da Habarana a Kandy? Quattro ore
Da Kandy a Nuwara Elya? Quattro ore

Da Nuwara Elya a Kataragama? Quattro ore
Jeep Safari? Quattro ore
Etc, etc., …

Chissà in quanti, scoprendo che in Sri Lanka anche le cose brevi durano “trequarti d’ora”, vi si trasferirebbero di corsa.
Meglio non indicarne il motivo.

Trasferirsi in Sri Lanka?
Beh, a me sembra di averci già vissuto.
Questo è stato, per me, un viaggio a ritroso nel tempo.
Ho rivisto nei comportamenti degli indigeni tante cose che mi hanno riportato, piacevolmente, alla mia infanzia.
Il mio minuscolo paesino, lontano da tutto e da tutti;
dove non serviva chiudere la porta a chiave,
dove ogni incontro generava saluto e sorriso,
dove noi bambini eravamo liberi d’esser bambini, di correre scalzi nei prati, di giocare seminudi sotto la pioggia.
Liberi di fare le ore piccole nelle calde notti d’estate, giocando sereni, senza la paura di incontrare “l’uomo nero”.
Un luogo (e un tempo) in cui “uno per tutti, tutti per uno” non era uno slogan da moschettieri ma un modo di vivere.
Era così, poi è arrivata la civilizzazione, ‘starda madre dell’inciviltà.

Anche stavolta, come ogni volta, rientrerò con la macchina fotografica semivuota ma con occhi e cuore gonfi d’emozione.
Un gran bel viaggio: bei luoghi, bella gente, ottima compagnia.

Un momento su tutti.
Giardino botanico; precedevo solitario l’allegra brigata di un centinaio di metri.
Incrocio una coppia giovanissima con in braccio un frugoletto di un anno di età, pià o meno.
Saluto, sorridente, e i due genitori contraccambiano.
Il bimbo mi fissa, quasi torvo, e all’improvviso mi spara sul viso un sorriso devastante, di una potenza indescrivibile.
Ho sentito un groppo alla gola, assurdo e inspiegabile.
Inspiegabile.
Forse una spiegazione c’è.
Forse la poesia esiste davvero e non è un ammasso di parole incastonate ad arte ma il groppo in gola, assurdo e inspiegabile.
Forse lo Sri Lanka mi ha voluto regalare una delle sue gemme preziose.

Goodbye Sri Lanka.

E’ stato un viaggio inaspettato quanto soprendente.

Un viaggio incentive per la notra azienda in cui ho dovuto sostituire il collega che doveva partire… che jella!!!:yeah:

Il mio primo viaggio organizzato che si è rivelato comunque molto positivo, organizzato davvero bene.
Certo, il “fai da te” è tutta un’altra musica, ogni tanto mi son sentito un’animale in gabbia, ma non mi è dispiaciuto affatto, per la prima volta, non dovermi preoccupare di nulla.
Nelle occasioni “poco interessanti” son rimasto lungo la strada ad osservare la quotidianità locale, cercando di rendere interessanti momenti altrimenti morti.

Non posso quindi fornire tanti dettagli tecnici utili a chi intendesse recarsi in Sri Lanka ma, nonostante ciò, ho deciso di pubblicare il mio resoconto con la speranza di contagiare a qualcuno la Srilankite.
E’ una terra che tra guerra e tzunami ha subito delle brutte botte e che dal turismo si aspetta una spinta alla propria economia.
E’ altresì vero che il turismo,se da un lato porta ossigeno, dall’altro, quasi immancabilmente, porta danni.
Non credo di affermare nulla di nuovo dicendo che la bellezza (non fisica) degli indigeni sia inversamente proporzionale all turisticità del luogo, in SriLanka come nel resto del mondo.

E, in quanto a bellezza, laggiù, ne ho trovata davvero tanta.
La mia prima volta ad Est: cumulando le mie sensazioni agli innumerevoli diari di viaggio letti nel forum, mi sembra di capire che l’Asia rapisca l’anima più per merito degli abitanti che dei luoghi.
Sento una grande voglia di ritornare là, visitando meno luoghi da visitare e trascorrendo più tempo in mezzo alla gente.

L’unica impressione negativa, oltre ai militari visti a Kandy, è che anche là per smuovere centi ingranaggi servano conoscenze e vil danaro…

CLIMA

Sempre afoso, tranne Nuwara Eliya.
Il primo giorno mi son svegliato all’alba per fare una passeggiata rilassante nel parco che è il Cinnamon Lodge e ho sudato fa fare schifo.

IGIENE

Me ne son strafregato del consiglio di lavarmi i denti con l’acqua imbottigliata, del lavarmi le mani con le salviette apposite, dell’evitare la frutta già sbucciata.
Non mi è accaduto nulla o se mi è accaduto non me ne sono accorto visto che son partito da casa già febbricitante.

ALLOGGI

Habarana – Cinnamon Lodge
Candy – Amaya Hills
Nuwara Helia – Hotel Grand (perchè non Grand Hotel????)
Katharagama – Hotel Rosen
Hikkaduwa – Hotel Chaaya Tranz

Strutture di livello, immagino poco economiche.
Cibo idem: assortiti buffet con cucina locale ed internazionale.
Il migliore, il Cinnamon Lodge, un gradino sotto gli altri, l’hotel Rosen.

LUOGHI

Sigiriya, tra quelli visitati è il luogo che mi ha emozionato più degi altri.
Uno scoglio solitario in mezzo alla jungla, circa 1200 scalini per arrivare in vetta.
Scalinate che non davano proprio l’impressione di sicurezza assoluta ma forse anche questo ha contribuito ad aumentare l’emozione.
Fortezza ormai distrutta ma, con l’immaginazione si può arrivare a percepire la maestosità e l’inespugnabilità del luogo.
Svariate persone appostate quasi ad ogni rampa con la speranza di guadagnare qualche soldino aiutando i turisti a salire.

Polonnaruwa, invece, conserva ancora degli edifici integri o quasi: interessante ma mi ha colpito meno di Sigiriya.

Dambulla, un’altro bel pò di scalini per fare indigestione di statue di Buddha dentro grotte artificiali, interessante.

Kandy, una città dove l’auto non è una mosca bianca in mezzo ai tuk-tuk.
Probabilmente perchè vi si trova il tempio del dente di Buddha, luogo simbolo per i buddhisti, vi sono tanti militari col mitra spianato lungo le strade.
Una delle poche scene poco serene viste nel viaggio, inquietante.
Il tempio e le tante persone che pregavano mi hanno fatto respirare un’aria particolarmente strana, mi son sentito allo stesso tempo corpo estraneo e parte integrante di qualcosa di magico… giuro che non mi faccio le canne.
Meraviglioso il giardino botanico di Peradeniya con pochi visi pallidi e tantissime famigliole indigene a godersi la tranquillità del posto.

Nuwara Eliya, finalmente un pò di fresco da felpa.
Cittadina in stile old-england che non mi ha stregato mentre mi son goduto la tortuosa strada per arrivarci, che scorre in mezzo a ordinate piantagioni di the.
Interessante anche la visita “commerciale” alla fabbrica di the.
Straordinaria anche la scoscesissima strada che da Nuwara Eliya ci ha portato, il giorno seguente, a Katharagama.
Prima tra i terrazzati orticelli di montagna, poi sempre più ripida in mezzo all’immancabile jungla con vista di belle cascate (mi sembra si chiamino Ravana).

Katharagama, il safari nello Yala Park.
Molto turistico, non indimenticabile.
Divertente riempirsi di polvere nei saltellanti fuoristrada ma non è che abbiamo visto poi tanto di più di quanto visto nei giorni precedenti.
Qualcuno del gruppo ha visto e fotograto il leopardo, a noi non è toccato questo gradito incontro.

In Sri-Lanka non ho trovato particolai highlights, luoghi unici e indimenticabili, ma è l’insieme ad avermi conquistato.
Penso che Madre Natura abbia fatto un gran bel lavoro in quell’isola.
Verde, verde, verde, ovunque ti giri.
Jungla ovunque e in quei pochi luoghi in cui non appare, risaie e piantagioni di the.
Tanto bianco nella vociante allegria di sterminate scolaresche.
Tanti colori nei negozietti di frutta, presenti ovunque nelle strade.

PREZZI

Ho avuto rare occasioni per verificarli.
Negli hotel, dove i prezzi son particolarmente esosi, ho pagato circa 1,30 Euro una bottiglietta di CocaCola e 3E una bottiglia grande di birra.
In un negozio per la strada 60 Eurocent la solita bottiglietta di CocaCola, bella fresca.
Ho visto nelle vetrine capi d’abbigliamento e valigie a prezzi bassissimi: sarà mica che loro producono a costo bassissimo e poi le aziende occidentali importano la merce ricaricandoci percentuali esorbitanti? Ma quando mai….

P.S. – Non so inserire le foto nel racconto, quelle poche che ho fatto le ho raccolte nel video

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Ci sono 7 commenti su “Sri Lanka – Un pieno di serenità

  1. Penso che Madre Natura abbia fatto un gran bel lavoro in quell’isola.
    Verde, verde, verde, ovunque ti giri.
    Jungla ovunque e in quei pochi luoghi in cui non appare, risaie e piantagioni di the.

    si penso anch’io che Madre Natura sia stata particolarmente generosa con questa magnifica isola .
    anche se anche qua ho trovato nella sua gente il vero tesoro .

    come dici tu anche ” se organizzato ” e’ proprio un bel viaggio .:serenata:

  2. Anche stavolta, come ogni volta, rientrerò con la macchina fotografica semivuota ma con occhi e cuore gonfi d’emozione.

    mmh *-)..l’ho già sentita questa storia….
    Diario simpaticissimo, semplice, scorrevole…bravo!!!!
    PS: proprio una bella jella dover sostituire il collega…………..

  3. Grazie a tutte.:rose:

    Franziska67:
    dici che l’ho postato nella sezione sbagliata o, meglio ancora, nel forum sbagliato?:sorridente:

    Ziadenny:
    visto il titolo del diario, starai mica canticchiando “Sereno è”?:-)

    Ely80 :
    Storia già sentita? Facevi per caso parte anche tu del gruppo vacanze? *-)
    O intendi dire che anche tu rientri col cuore pieno di immagini e con la macchina fotografica semivuota?:sorridente:

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