A Gran Canaria… non per il mare!

Anche stavolta era giunto il momento di scegliere la meta della vacanzina invernale che sarebbe stata a inizio febbraio; nell’incertezza tra il mar Rosso e le Canarie, un’ottima offerta di voli Ryanair ci ha aiuto a scegliere: come si poteva dire di no ad un volo A/R a 120 euro (comprensivi di bagaglio e gabelle varie) a testa per Gran Canaria?

VOLI: come già detto abbiamo volato con Ryanair partendo da Orio al Serio ed era per me la prima volta con questa compagnia; i voli sono stati puntuali sia all’andata sia al ritorno (partenza alle 12.30 da Bergamo, ritorno con partenza alle 6.55 da Las Palmas), il viaggio del ritorno è stato però un continuo susseguirsi di annunci di vendite e promozioni, e considerato che eravamo in piedi dalle 4 del mattino è stato davvero fastidioso venire ogni minuto svegliati da un annuncio. Mentre a Bergamo hanno chiuso un occhio sui miei 2 kg di troppo (parlo della valigia ovviamente, non di me, lì mi sa che i kg son ben più di 2!) e hanno fatto passare tutti quanti indipendentemente dalle dimensioni del loro bagaglio a mano, a Las Palmas son stati molto più rigidi: ho pagato 20 euro per un chilo di troppo (e tanti altri come me hanno dovuto pagare) e son stati fiscalissimi sui bagagli a mano che non entravano nella gabbietta (ho visto davvero tanti che hanno dovuto pagare 50 euro e imbarcare): comunque mi sembra giusto, ci sono delle regole e vanno rispettate, anche perché come sempre ho visto dei bagagli a mano davvero enormi (non per niente all’andata abbiamo dovuto viaggiare con lo zaino tra i piedi essendo le cappelliere già piene).
Un plauso va all’aeroporto di Bergamo: dopo dieci minuti dall’atterraggio avevamo già in mano le nostre valige: abituati ai tempi biblici di Malpensa ci sembrava un miracolo!

AUTO: all’aeroporto di Las Palmas ci sono parecchi autonoleggi: oltre ai soliti e famosi internazionali, anche diversi locali. Noi abbiamo prenotato l’auto all’ottima cifra di 98 euro per tutta la settimana, informandoci prima via email sulla possibilità di lasciare l’auto alle 5 del mattino (cosa che è stata possibile fare essendoci la key-box).

APPARTAMENTO: volevamo alloggiare nella zona costiera ma senza stare in mezzo al caos: abbiamo così optato per San Agustin, località agli inizi della Costa Canaria, preferendola a Playa de l’Ingles e Maspalomas. Abbiamo trovato su Booking un appartamento nel complesso Apartamentos Silvia, per 280 euro totali per tutta la settimana, con annesse pulizie 5 giorni su 7; con 2 euro al giorno extra abbiamo avuto poi l’accesso alla cassetta di sicurezza; anche wifi e aria condizionata (completamente inutile) erano a pagamento, mentre era presente tv con canali satellitari (ma quelle poche volte che l’abbiamo accesa abbiamo preferito dedicarci alla tv canaria). Il complesso si trovava in una zona molto tranquilla, praticamente sul mare (noi da casa vedevamo l’oceano), con due ingressi su due lati diversi; la reception è in comune con quella degli Apartamentos Patricia. Il nostro appartamento era decisamente spazioso, con zona giorno separata da zona notte (in Spagna devo dire che anche gli appartamenti più piccoli li ho effettivamente sempre trovati così) e cucina ben fornita; certo si notava che non era proprio nuovissimo, così come la zona esterna non era particolarmente curata, ma per dormirci e passarci qualche ora andava più che bene.

VARIE: Insomma con poco più di 300 euro a testa ci siamo garantiti viaggio, soggiorno e auto, il resto dei soldi sono andati in benzina (che fortunatamente alle Canarie ha un prezzo ancora buonissimo), cibo (a cena abbiamo alternato casa e ristoranti, mentre a pranzo abbiamo sempre mangiato in giro, prevalentemente nei bar: panini o tortillas) e souvenir vari. A proposito di ristoranti, a San Agustin la maggior parte si concentravano nel centro commerciale e ve ne erano di diverso tipo, dalla pizzeria al ristorante greco, dal ristorante cinese a quello addirittura polacco; quello che davvero mancava era qualcosa di tipicamente Canarios, da cercare nei paesini dell’interno, anche perché sulla costa era più facile trovare menu scritti in Svedese o Finlandese, anziché in Spagnolo (tradotto: l’isola era invasa dai pensionati scandinavi!). Piatti tipici dell’isola sono le Papas arrugadas (patate novelle bollite, servite ancora con la pelle, solitamente accompagnate con il mojo, una salsina leggermente piccante e agliata) e il gofio, una specie di semolino. Attenzione che tendono a mettere aglio e salse agliate un po’ ovunque…:fear2:

CLIMA: se le chiamano “isole dell’eterna primavera” e non dell’eterna estate, un motivo ci sarà. Sperare di trovare 30°C e fare il bagno a Gran Canaria a febbraio è decisamente troppo ottimistico (anche se qualche matto che il bagno se lo faceva, c’era davvero, ma come già detto era pieno di Scandinavi); l’acqua è fredda, anche se non gelida, ma il vero problema è il vento, quasi perennemente presente. Solo un giorno su tutta la settimana ci ha dato tregua (e quel giorno, devo dire, faceva parecchio caldo… il sole si fa sentire e ci ricorda che non siamo lontani dai tropici). I due versanti dell’isola sono molto diversi: quello settentrionale è umido e piovoso (abbiamo spesso trovato pioviggine), con nuvole spesso presenti; la diretta conseguenza è che è molto verde. Il versante meridionale, invece, è brullo e secco, a guardare il terreno sembra che non piova da mesi: si capisce perché la zona turistica (la cosiddetta Costa Canaria) si trova al sud! La zona interna è invece un mondo a sé, essendoci le montagne che raggiungono quasi i 2000 metri: se c’è il sole e il vento non soffia, fa caldo e ci si scotta, ma se si copre e tira vento… brrr! Guardando un tg canarios abbiamo scoperto che un giorno ha anche nevicato sul Pico de las Nieves, il monte più alto. Insomma se cercate mare e sole costante, a febbraio non fa per voi! (da specificare però che la settimana in cui mi trovavo lì è stata caratterizzata da una forte ondata di gelo in tutta Europa, con mezza Italia sotto la neve e l’altra mezza a -15°C… tutto sommato i 18/20°C scarsi di San Agustin non erano così male, no?:linguacciadx:)

5 febbraio 2012: Bergamo-San Agustin
Partiti da Bergamo con qualche fiocco di neve e temperatura glaciale, arriviamo all’aeroporto di Las Palmas con sole, venti gradi e venticello neanche troppo furente… Il piumino, il maglione e la sciarpa di lana son subito sembrati un peso inutile. Ritirati abbastanza rapidamente valigia e auto, abbiamo raggiunto San Agustin con facilità, essendo ad una mezz’oretta scarsa di autostrada dall’aeroporto. Arrivati alla reception dell’appartamento, che era chiusa, abbiamo contattato il numero che era indicato da booking e ben presto son venuti a portarci le chiavi e a sbrigare le pratiche di pagamento. Essendo già le 18 passate la giornata si è conclusa con una passeggiata sul lungomare.

6 febbraio 2012: costa orientale
Abbiamo dedicato la prima giornata alla costa orientale dell’isola. Sicuramente questa non è una delle zone che più ci è piaciuta: in particolare, le cittadine di Aguimes, Ingenio e soprattutto Telde le abbiamo trovate abbastanza tristi. L’autostrada e la strada ad essa parallela attraversano zone industriali di alcun fascino. Verso l’interno va decisamente meglio e vale la pena visitare il Barranco de Guayadeque, dove si trovano le case-grotte, ovvero abitazioni costruite nella roccia; è una zona abbastanza turistica perciò probabilmente la troverete abbastanza affollata. Quando siamo stati noi, nel mese di febbraio quindi, la valle è anche costellata di mandorli in fiore. In cima alla valle c’è anche un ristorante-grotta.

Spostandoci più a nord, consiglio invece la Caldera di Bandama (nei pressi per gli interessati c’è anche un verdissimo campo da golf) e il giardino botanico di Tafira Alta, il cui ingresso è gratuito.
Tra Ingenio e Telde è interessante la zona di Cuatro Puertas, uno dei più importanti ritrovamenti archeologici di Gran Canaria… da qui ci sarebbe stata anche una vista bella, se non fosse stato per la foschia.
Quella sera, tornando dal ristorante, abbiamo visto la luna in una veste particolarissima (con aureola).

7 febbraio 2012: l’interno dell’isola (zona sud)
La guida della Dumont che avevo comprato prima di partire, nell’introdurre questa zona dell’isola dice: “Benvenuti nell’altra Gran Canaria”. Una signora che distribuiva volantini di un ristorante in un punto panoramico sulla strada che da Maspalomas conduce a Fataga, ci ha detto: “Alle vostre spalle, verso Maspalomas, c’è la Gran Canaria dei turisti, di fronte a voi si apre invece la vera Gran Canaria”. Insomma, tutte queste parole per dire che la zona interna dell’isola non ha nulla a che vedere con la Costa Canaria e il suo susseguirsi di centri commerciali e hotel. E già la vista che si apriva di fronte a noi trasmetteva questa sensazione.

Superata la graziosa Fataga, ci dirigiamo verso San Bartolomè de Tirajana, ma prima di raggiungerla abbiamo effettuato una deviziazione in direzione Santa Lucia, alla ricerca di un laghetto che… non abbiamo trovato. Per tornare indietro, anziché la stessa strada, abbiamo fatto una stradina minuscola passante per gli agglomerati di case di Risco Blanco e La Culata; ecco, le stradine minuscole, a malapena segnate sulla cartina e dove si doveva pregare di non incontrare nessuno nell’altro senso sono state per quasi tutta la vacanza il nostro pane quotidiano.
San Bartolomè de Tirajana è, a nostro avviso, una delle cittadine più graziose dell’isola (in generale le altre città non è che ci abbiano proprio esaltato).
Ci siamo poi diretti verso il Roque Nublo, il simbolo dell’isola insieme alla dune di Maspalomas, ma anche stavolta non senza una deviazione: e stavolta è andata decisamente meglio, perché abbiamo raggiunto il carinissimo lago di Chira.

Si tratta di un lago artificiale, creato tramite una diga; Gran Canaria è costellata di laghi artificiali, alcuni piuttosto secchi, altri decisamente più in piena, come quello di Chira appunto.

Ripresa la strada principale abbiamo raggiunto quindi il Roque Nublo. O meglio, il sentiero che conduce ad esso: si tratta di un monumento naturale alto circa 80 metri, che era simbolo di culto per gli antichi canari.

Il sentiero che conduce ad esso (circa 30 minuti di camminata) è in salita ma abbastanza tranquillo (abbiamo visto anche famiglie con bambini), a tratti però tirava un’aria veramente gelida e fastidiosa: beh, c’è da dire che eravamo a 1800 metri! Vento a parte, lo spettacolo che si apriva ai nostri occhi era meraviglioso: in lontananza, tra le nuvole, si intravedeva pure il Teide, il vulcano di Tenerife.

Siamo stati veramente fortunati a trovare una giornata così.:serenata:

Tornati alla macchina, ci siamo diretti verso Pico de las Nieves, la cima più alta dell’isola. Ma le condizioni meteorologiche sono peggiorate repentinamente: siamo stati avvolti dalle nuvole nel giro di pochi istanti e raffiche di vento fortissime ci hanno impedito di scendere dall’auto… tra l’altro, essendo ormai totalmente avvolti nelle nubi, non avremmo comunque visto nulla. Peccato!
Siamo tornati verso casa riscendendo dal versante orientale. Malgrado ci siamo persi la vista dal Pico de las Nieves, non potevamo che essere soddisfatti di quella giornata. Ed è proprio vero: quella è la vera Gran Canaria!:oops:

8 febbraio 2012: costa settentrionale
Gran Canaria è dotata di un autostrada che va da Agaete, estremo nord-ovest, a Puerto Rico, costeggiando tutta la costa da nord-ovest sino a sud in senso orario. Sono inoltre in corso lavori che dovranno portarla almeno sino a Puerto de Mogan. Con l’autostrada (che è gratuita e sempre decisamente scorrevole, tranne nella zona di Las Palmas… ma anche qui, nulla a che vedere con la A8 o la A4!) abbiamo raggiunto Las Palmas e da qui ci siamo poi buttati sulle strade locali per visitare i vari paesini interni della zona: Arucas, Teror (con la sua bella cattedrale), Moya… come sempre non abbiamo mancato di intraprendere qualche stradina improbabile, di quelle dove ad un certo punto ti domandi: ma arriverò da qualche parte o dovrò farmela tutta in retro???
Tutta la zona è molto verde e rigogliosa, un paesaggio completamente diverso da quello del giorno precedente. Malgrado ciò, non siamo rimasti particolarmente esaltati della zona, sarà stata anche colpa del cielo coperto … probabilmente con il sole sarebbe stata tutta un’altra cosa! Il villaggio di Firgas (dove imbottigliano una delle acqua più vendute sull’isola) però ci è piaciuto particolarmente, merita una visita.
Superata Galdar, ci siamo poi spinti al faro di Sardina, ma anche qui non siamo rimasti entusiasti, anzi l’abbiamo trovata una zona abbastanza squallida; inoltre tirava un vento fortissimo e scendere dalla macchina era praticamente impossibile.
Decisamente più carina la valle di Agaete, sebbene sempre avvolta dalle nuvole.

Sulla strada, strani cartelli…

E se si mette a piovere che faccio? Non posso tornare a casa??
L’ultima tappa della giornata è stata a Puerto de la Nieves, dove finalmente ha fatto capolino il sole; Puerto de la Nieves è un villaggio di pescatori, noto per la presenza del Dedo de Dios, una roccia di basalto che si innalza dal mare per diverse decine di metri. Peccato che nel 2005 una tempesta tropicale l’abbia danneggiato.

Da Puerto de la Nieves partono i traghetti per andare a visitare Tenerife.

9 febbraio: costa meridionale
Al risveglio abbiamo trovato sole, cielo terso e assenza di vento: quale occasione migliorare per andare alle famose Dune di Maspalomas?
Maspalomas e Playa de l’Ingles sono il fulcro della movida e della zona turistica di Gran Canaria: un susseguirsi di locali, hotel e centri commerciali. Ma Maspalomas è nota anche per la presenza di dune, create nel corso degli anni dalla sabbia del Sahara trasportata dal vento, una cui parte sono anche riserva naturale.
Dopo aver parcheggiato a dire il vero senza neanche troppa difficoltà e in zona non a pagamento, abbiamo raggiunto le dune: sono veramente suggestive, anche se, devo dire, quelle di Corralejo a Fuerteventura mi avevano trasmesso ancora più sensazione di immensità, forse perché c’era molta meno gente.

Molto graziosa anche la palude nei pressi delle dune.

In spiaggia c’era parecchia gente, molti a prendere il sole, qualcuno che si lanciava anche a fare il bagno.
Il lungo mare e la strada lastricata che costeggia il laghetto sono molto “trafficati” dai pedoni e pieni anche di venditori di ogni sorta, dalle escursioni ai braccialetti. Devo dire che in vacanza divento un po’ misantropa ed essere fermata ogni due passi o addirittura afferrata per le braccia nel tentativo di legarmi un braccialetto al polso mi ha fatto abbastanza innervosire e sono giunta alla conclusione (che già sapevo in realtà) che certe località non fanno più per me! Però le dune vanno viste!
Ci siamo poi diretti verso ovest, prendendo però una delle solite deviazioni e raggiungendo così il lago di Soria, uno dei luoghi più belli, a mio avviso, di tutta Gran Canaria.:serenata:

Attenzione che lungo tutte le strade abbiamo trovato un grandissimo numero di ciclisti: credo fossero professionisti in allenamento, ce n’erano veramente tanti e si facevano delle salite davvero da paura!
Siamo poi ridiscesi verso Mogan e abbiamo raggiunto in seguito il villaggio di Puerto de Mogan, una delle poche (forse l’unica) località costiere veramente meritevole dell’isola.

Qui trovare parcheggio non a pagamento è stato impossibile!
Tornando verso casa, lungo la strada che costeggia il mare, abbiamo avuto modo di vedere delle località che, a mio avviso, sono un vero e proprio scempio: Taurito, Puerto Rico… ecco, rappresentano un po’ l’antitesi del mare che piace a me (ma che invece, evidentemente, piace a molti, altrimenti non si spiegherebbe perché siano così frequentate e perché stiano continuando a costruire resort su resort…)!
Ma la delusione più grande l’abbiamo avuta dalla Playa des Amadores: ne avevo letto gran bene, se ne parlava come di un posto paradisiaco, con mare cristallino e sabbia bianchissima… ed effettivamente sì, il mare è molto bello e la sabbia chiarissima (importata direttamente dalle Bahamas) ma tolti questi particolari mi sembrava di stare a Rimini a Ferragosto: una serie di ristoranti sulla spiaggia, tanta gente, lettini e ombrelloni… No, le spiagge paradisiache per me sono un’altra cosa!:notok:

Ho veramente ringraziato di essere venuta a Gran Canaria per visitare l’isola e scoprire posti come Soria o salire al Roque Nublo, perché se ci fossi venuta solo per il mare sarei rimasta veramente delusa!

10 febbraio: costa occidentale
Raggiunta nuovamente Mogan, abbiamo poi proseguito verso Aldea de San Nicolas. Abbiamo però prima intrapreso una deviazione verso la spiaggia di Veneguera. In realtà non è stata una grande idea, la strada era lunga più di 10 km e sterrata (quindi dovevamo andare abbastanza piano) e la spiaggia non era un granché, perlomeno non in questa stagione in cui non si poteva neanche fare il bagno. Insomma, tra andata e ritorno abbiamo buttato via un’ora.
Lungo la strada verso Aldea si possono rimirare, sulle rocce, delle strane ramature verdastre, generate da eruzioni successive, chiamate Azulejos come i mosaici Spagnoli e Portoghesi (anche se sono verdi e non azzurri).
Da Aldea, con qualche difficoltà causa lavori in corso e deviazioni non ben segnalate, abbiamo preso la deviazione per Artenara, dirigendoci così verso l’interno dell’isola. La strada si inerpica per delle strette gole che costeggiano laghetti artificiali, lo spettacolo è molto bello.

L’unico inconveniente è che la strada è stretta e piena di curve, si spera sempre di non incontrare nessuno che provenga nell’altra direzione (ma bisogna dire che non è certo una zona molto trafficata).

Dopo la pausa pranzo ad Artenara, abbiamo scollinato verso Agaete: il paesaggio è subito cambiato, da brullo a verdissimo, e così anche le condizioni meteo, dal cielo sereno a coperto, con piogge a tratti, e aria gelida (quello già ad Artenara: ero coi sandali e mi si stavano congelando i piedi!).
Il ritorno l’abbiamo poi fatto lungo la strada litoranea occidentale, davvero suggestiva (mi ricordava molto le strade di Madeira… beh, la zona e l’ambiente bene o male son quelli!)

11 febbraio: l’interno dell’isola (zona nord)
Ultimo giorno di vacanza dedicato a ciò che ci mancava: Las Palmas e la zona interna settentrionale.
A dire il vero a Las Palmas abbiamo riservato davvero pochissimo tempo, ma cosa ci volete fare, né io né Dario siamo appassionati di cittadine e preferivamo dedicare il nostro tempo ad altro. Se però siete appassionati di carnevale, sappiate che a Gran Canaria, così come un po’ in tutte le Isole Canarie, è una festa molto sentita e tutto il mese di febbraio è dedicato ai festeggiamenti, che a Gran Canaria si tengono dapprima a Las Palmas (proprio nella settimana in cui non eravamo lì) e in seguito a Maspalomas.
Abbiamo attraversato Santa Brigida, Vega de San Mateo, Valleseco per poi raggiungere il Passo di Cruz de Tejeda, a 1510 metri… e direi che si sentivano tutti! L’aria era davvero gelida, non per nulla c’erano anche bancarelle che vendevano giacche, sciarpe e guanti. E noi, come due fessi, avevamo lasciato il piumino a casa nell’armadio! :shock: Comunque sia per la temperatura sia per l’ambiente, sembrava davvero di stare su un passo Alpino.
Abbiamo poi proseguito verso Tejeda, grazioso paesino colmo di turisti, dove però il clima era decisamente più piacevole, non prima però di aver fatto una deviazione verso la località de la Culata (omonima di quella dell’altro giorno).

Eravamo poi indecisi sulla strada del ritorno, sarei ripassata volentieri dal Pico de las Nieves, ma visto il tempo non ottimo abbiamo desistito e siamo ripassati da Fataga (e abbiamo fatto bene, visto che la sera abbiamo scoperto che al Pico aveva nevicato!); in realtà avremmo poi voluto prendere una strada alternativa, che dalla cartina pareva asfaltata, ma era invece uno sterrato lunghissimo e pieno di curve, perciò siamo rimasti sulla strada principale.

12 febbraio: ritorno a casa
La sveglia è suonata alle 4, dopo un sonno non proprio felice (i nostri vicini di appartamento, un gruppo di ragazzi nord-europei arrivati proprio il giorno prima, era rientrato alla 1 e si era messo a spostare mobili e a fare un gran casino… e vi assicuro che io ho tutt’altro che il sonno leggero). Alle 5 eravamo già in aeroporto. La stanchezza ha giocato brutti scherzi, in quanto abbiamo sbagliato a lasciare la chiave dell’auto nella cassetta: l’abbiamo messa in quella di un’altra compagnia! Dopo un attimo di panico e smarrimento e di colpe date a vicenda tra noi due:argue:, abbiamo risolto mettendo un biglietto di scuse, con spiegato l’accaduto, in entrambe le cassette… son passati quasi due mesi e la polizia spagnola ancora non è venuta a cercarci, perciò direi che la vicenda si è risolta con un lieto fine!:D
A Bergamo ci attendevano ancora temperature polari, ma solo per pochi giorni: alla fine, ci eravamo saltati i giorni di maggiore gelo di tutto l’inverno.

Come si sarà capito, Gran Canaria mi è piaciuta ma non mi ha certo entusiasmato. Forse in un periodo un po’ più mite ci saremmo dedicati maggiormente ai trekking nella zona interna, la più bella dell’isola, e sarei tornata più soddisfatta; una cosa però è certa: se mai un giorno ci tornerò, non sarà certo per le sue spiagge e per il suo mare!
In ogni caso è stata una buona meta per un break invernale, e ad un costo decisamente ottimo.:sorridente:

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Ci sono 10 commenti su “A Gran Canaria… non per il mare!

  1. Sara’, ma dalle foto mi hai fatto proprio venire voglia di andarci, a camminare naturalmente, per il mare penso anch’io che non sia niente di che, come del resto anche le altre Canarie.
    Io in una settimana a Tenerife sono stato in spiaggia solo un’oretta e la trovo un’isola bellissima, penso che Gran Canaria anche senza il Teide non deve essere per niente male.

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