Tenerife: da zero a quattromila

In realtà non sono 4000, ma “solo” 3718 i metri di altezza che raggiunge il Teide, il vulcano di Tenerife, nonché la montagna più alta della Spagna.

VOLO

Anche quest’anno per il nostro break invernale abbiamo deciso di andare alle Canarie; indecisi tra Tenerife e Lanzarote, alla fine abbiamo optato per la prima, per una questione di orari e costi. I costi del volo erano molto simili sia con Ryanair (da Bergamo) sia con Iberia (da Linate), perciò alla fine abbiamo scelto quella con gli orari migliori, cioè Iberia: vero, con Ryan avremmo fatto volo diretto ed evitato il noioso scalo a Madrid, ma almeno ci siamo evitati le levatacce nel cuore della notte! Spesa 320 euro a testa, con prenotazione eseguita a metà dicembre.

All’andata lo scalo è stato di poco più di 2 ore, al ritorno di 4. Peccato che all’aeroporto di Madrid il wi-fi gratuito è solo per 15 minuti.

Sui voli a breve raggio di Iberia il cibo e le bevande sono a pagamento, al ritorno ho speso 4.50 euro per mangiare un panino davvero inconsistente.

Attenzione che a Tenerife ci sono due aeroporti: Tenerife Norte, localizzato appunto a nord, a pochi km da Santa Cruz, il capoluogo dell’isola, e Tenerife Sur, nell’estremo sud. Sul primo atterrano perlopiù voli nazionali o collegamenti tra le isole, tutti gli altri voli atterranno sul più nuovo aeroporto del sud; noi siamo atterrati a nord.

ALLOGGIO

Anche stavolta abbiamo cercato alloggio su Booking: la scelta è molto vasta. La maggior parte di hotel e resort si trovano nella zona sud-occidentale dell’isola, quella baciata dal sole tutto l’anno, ma anche nel resto dell’isola non mancano appartamenti e hotel. Non interessando a noi una vacanza balneare abbiamo puntato  sulla comodità, cercando un alloggio che ci piacesse, abbastanza economico e al tempo stesso non eccessivamente lontano dall’aeroporto. Alla fine abbiamo optato per Estrella del Norte, un complesso di aparthotel a Icod de los Vinos, cittadina sulla costa settentrionale a una cinquantina di km da Santa Cruz (quasi tutta autostrada), per l’ottima cifra di 295 euro per tutta la settimana. La scelta è stata ottima: appartamento spazioso (come quasi sempre in Spagna), ben fornito, con balcone vista mare, wifi (a pagamento, ma solo 1 euro al giorno) e pulizie giornaliere. All’ultimo piano c’era anche una piscina coperta riscaldata e una sauna (quest’ultima a pagamento) ma non ne abbiamo mai usufruito. Disponibile in loco anche un parcheggio, cosa molto importante visto che a Icod de los Vinos scarseggiano. L’unico vero problema è stato trovare il posto la prima sera, essendo abbastanza fuori paese e raggiungibile tramite strade così strette e pendenti che sembrava di stare in una candid camera… il tutto chiaramente al buio, essendo il sole già tramontato.

MEZZI DI TRASPORTO

Abbiamo noleggiato un auto presso Top Autoreisen, noleggiatore di cui già ci eravamo serviti a Gran Canaria. Abbiamo ritirato in aeroporto una C3 all’ottima cifra di 108 euro, comprensivi di secondo guidatore e assicurazioni varie, oltre all’immancabile chilometraggio illimitato (senza il quale saremmo spesso caduti in rovina; stavolta ci siamo tutto sommato limitati a 1200 km!). La macchina era un po’ vecchiotta ma tutto sommato in buone condizioni. Sconsiglio auto troppo grandi, soprattutto se si alloggia i posti tipo Icod, dove le strade sono strette e tortuose.

La benzina costa circa 1.1 euro.

Non so dirvi molto riguardo agli autobus: ne abbiamo visti circolare parecchi, ma non essendocene serviti non so molto. Certo, dopo aver visto alcune strade e alla luce anche dei recenti incidenti avvenuti a Gran Canaria, viene da pensare se non sarebbe meglio evitare che certi “bestioni” circolassero in certe zone e sostituirli magari con dei pullmini più piccoli.

Esistono due autostrade (gratuite) che costeggiano la costa settentrionale e quella meridionale; dicono che in zona Santa Cruz all’ora di punta ci sia parecchio traffico, ma quando siamo passati noi era sempre abbastanza scorrevole.

CLIMA

Come pure a Gran Canaria, ci sono notevoli differenze tra la zona nord, esposta agli Alisei, e quella sud, più riparata. A nord il cielo tende a rannuvolarsi rapidamente, soprattutto nelle ore pomeridiane. A sud, invece, è più facile trovare cielo sereno. La latitudine è bassa, quindi il sole si fa sentire, anche se in apparenza la temperatura può non sembrare altissima: meglio mettersi un po’ di protezione anche in inverno! Noi non abbiamo fatto vita da spiaggia, ma c’era parecchia gente che la faceva e qualcuno anche si lanciava a fare il bagno. Discorso a sé merita il parco Nazionale del Teide: siamo in alta montagna! Quindi indispensabile portarsi vestiti pesanti, soprattutto d’inverno e se si intende salire con la teleferica: quando l’abbiamo presa noi, su a 3500 metri c’erano -4°C e un vento che ti tagliava la faccia! Quelli che salivano in pantaloncini e sandali non li invidiavo proprio! E ovviamente non dimenticarsi la crema solare, che il cocktail di alta quota e vicinanza ai tropici può essere letale per la pelle!

In definitiva, se vi interessano in prevalenza il mare e la tintarella soggiornate a sud, altrimenti se avete intenzione di girare qualsiasi posto va bene. In inverno, poi, mettete in conto la possibilità di qualche pioggia in più: noi in particolare nei primi due giorni di vacanza ci siamo beccati due acquazzoni da paura.

CIBO E RISTORANTI

Uno degli elementi principali della cucina canaria è il gofio, una specie di farina che viene utilizzata e mangiata un po’ in tutti i modi: come contorno, nel latte, nelle zuppe, per fare dolci. L’avevo mangiato sotto forma di zuppa a Gran Canaria e non mi aveva convinto, a Tenerife l’ho rivalutato. Un’altra particolarità di Tenerife è il barraquito, un caffè allungato con latte, cannella, liquore e non ricordo cos’altro; ne ho scoperto l’esistenza solo l’ultimo giorno di vacanza, grazie alla guida della Cueva del Viento.

Particolare il miele di palma, che a dispetto del nome e delle sembianze non è vero e proprio miele, ma è ricavato dalla linfa delle palme; viene usato per accompagnare i dolci o come condimento su verdure e formaggi.

Tra i ristoranti segnalo, a Icod de Los Vinos: Los Faroles (gestito dagli stessi proprietari del nostro aparthotel: ci abbiamo mangiato per comodità la prima e l’ultima sera e devo dire che era proprio buono, offre sia cucina internazionale sia piatti canari più particolari) e El Mortero, che offre una cucina canaria creativa e originale. In entrambi i posti ce la siamo cavata con meno di 40 euro in due per delle belle mangiate!

A pranzo ci siamo invece spesso affidati ai bar e anche nelle zone più turistiche la spesa è sempre stata ridotta.

ESCURSIONI

A Tenerife c’è solo l’imbarazzo della scelta: per chi non volesse passare tutto il tempo a crogiolarsi al sole della spiaggia o della piscina, le scelte son molteplici. Parchi acquatici, centri zoologici (il più famoso è il Loro Parque), giardini botanici. Ovviamente poi il Parco nazionale del Teide dovrebbe essere tappa obbligata. E ancora la Cueva del Viento, una delle grotte vulcaniche più importanti del mondo. Per chi ama il trekking c’è la possibilità di percorrere diversi sentieri segnalati. Restando in ambito marino, invece, molte agenzie organizzano uscite di whale watching. Insomma, un’isola dove annoiarsi è quasi impossibile.

8 marzo: Milano-Madrid-Tenerife

Voli in perfetto orario e nessun contrattempo (a parte una lunga attesa della valigia a Tenerife: ad un certo punto abbiamo iniziato a temere che fossero andate perse). Il bel tempo ci ha accompagnato per quasi tutto il viaggio, purtroppo sull’isola il cielo era nuvoloso, ma sapevo che le previsioni per i primi giorni di vacanza non erano ottimali.

Abbiamo avuto non poche difficoltà, invece, a trovare il nostro aparthotel, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Cena, sistemazione in casa e poi subito a letto. Prima, però, fuochi d’artificio vista mare: ci stavano dando il benvenuto?

9 marzo: Teno

Sveglia presto (intorno alle 8, come praticamente sempre durante la vacanza), colazione in un bar di una Icod ancora deserta (forse erano tutti a casa reduci dai festeggiamenti del carnevale, che alla Canarie, e in particolare a Tenerife, è molto sentito) e poi partenza direzione Teno, l’estremità nord-occidentale dell’isola. Dopo una sosta a Garachico, un villaggio che nel 1706 fu quasi completamente distrutto da una eruzione vulcanica, abbiamo proseguito fino alla strada che conduce alla Punta del Teno, descritto come un luogo imperdibile: peccato che ci siamo trovati davanti questo

con tanto di sbarra abbassata; la tentazione di alzarla e proseguire era forte, visto anche che il tempo non era minaccioso (anzi c’era un bel sole caldo) ma alla fine abbiamo deciso di lasciar perdere e andare verso La Masca; prima però ci siamo addentrati per varie stradine impervie, dove ci siamo goduti alcuni dei luoghi più incontaminati dell’isola, con bellissimi giochi di colore.

Siamo anche finiti in un villaggio dove era in corso la festa del paese, con tanto di canti e balli.

A La Masca, invece, non siamo riusciti a fermarci, in quanto impossibile trovare parcheggio, neppure lungo la strada, a causa anche della presenza dei vari bus turistici. Peccato!

Abbiamo proseguito fino a Los Gigantes, primo insediamento turistico che si incontra sulla costa occidentale. Nel mentre il tempo era decisamente peggiorato e in breve ha iniziato a piovere, quindi siamo tornati in macchina e abbiamo ripreso la strada verso casa. Avvicinandosi a Icod la pioggia era sempre più intensa, accompagnata anche da forte vento; le strade erano ormai diventate dei veri e propri torrenti e onestamente c’era anche un po’ da aver paura.

Inutile dire che arrivati a Icod ci siamo barricati in casa! Ma era ormai metà pomeriggio, quindi bene così.

10 marzo: Candelaria, Guimar e La Laguna

Prima tappa della giornata il villaggio di Candelaria, sulla costa sud-orientale (non lontano da Santa Cruz): luogo molto amato dagli isolani e meta di pellegrinaggio a Ferragosto; importante la Basilica, che però di lunedì mattina era chiusa e non visitabile. Sul lungomare, invece, le statue dei Guanci, gli antichi abitanti delle Canarie.

Ci siamo poi spostati verso Guimar, per visitare il parco delle piramidi:

http://www.piramidesdeguimar.es/es-ES/index.aspx

qui, infatti, diversi anni fa, durante degli scavi archeologici, sono state riportate alla luce delle piramidi a gradoni.

L’ingresso ha prezzo diverso a seconda di cosa si intende visitare, noi abbiamo optato per il parco base più la visita al “giardino segreto” ( 16 euro), cioè una giardino coltivato a sole piante tossiche e velenose, con descrizione della tossicità. Per fortuna che nel mentre il cielo si era un po’ coperto, sennò ci saremmo di sicuro arrostiti!

Tornando poi indietro, abbiamo fatto tappa a La Laguna, la vecchia “capitale” dell’isola, città universitaria. Davvero caruccia e con begli scorci, peccato che ci fosse un vento forte e gelido che ci ha convinto ad andarcene il prima possibile; pare che lì il clima sia sempre poco mite, quindi tenete presente.

Prima di concludere la giornata, un’ultima sosta alla Playa de san Marco, la spiaggia di Icod: l’oceano era abbastanza agitato e si vedevano di quelle onde infrangersi sugli scogli!

11 marzo: Playa de las Americas, Loc Cristianos, Vilaflor e Drago millenario

Stavolta si va verso sud-ovest: era una giornata tersa e la strada molto panoramica. In lontananza di fronte a noi si vedeva anche il profilo de La Gomera (per la quale partono anche diverse escursioni giornaliere e traghetti di linea).

La zona sud-occidentale dell’isola è anche quella meno esposta alle perturbazioni e più calda, ed è quindi qui che l’industria turistica è andata sviluppandosi: da Adeje andando verso sud si ha un susseguirsi senza distinzione di nota di hotel, villaggi, negozi e centri commerciali. Tutto molto cementificato. Questo è il genere di posto che non piace molto a noi, ma per chi è alla ricerca di una vacanza comoda e con tutto quello che si desidera a portata di mano è perfetto!

Ci siamo comunque fatti una bella camminata sul lungo mare tra Las Americas e Los Cristianos: quel giorno il sole si faceva sentire e siamo tornati a casa la sera tutti bruciati. In spiaggia c’era molta gente e qualcuno faceva anche il bagno.

Ci siamo poi spostati all’interno, a Vilaflor, il villaggio di montagna spagnolo più elevato, ma nel frattempo il tempo era peggiorato e gocciolava anche.

Tornando a Icod, sosta nel parco cittadino per vedere il Drago Millenario: il Drago non sarebbe altri che un albero subtropicale tipico delle Canarie e quello di Icod è considerato essere il più vecchio esistente. L’ingresso nel parco costa 5 euro e a parte il Drago non è che ci sia granché da vedere; perciò, volendo, si può guardare in lontananza l’albero, visibile dalla piazza del paese.

12 marzo: Teide e Puerto de la Cruz

Giornata prescelta per andare sul Teide; rispetto agli altri giorni ci siamo quindi svegliati un po’ prima. Ci sono diverse strade per salire nel Parco nazionale, noi abbiamo preso quella che parte da La Orotava. Si attraversano inizialmente boschi e pinete (si incrocia anche una strana struttura di roccia, chiamata “rosa di roccia”), il termometro dell’auto a poco a poco inizia ad indicare la temperatura in calo. Ad un certo punto la vegetazione termina e ci si ritrova nell’ambiente vulcanico: terreno arido, rocce e colori che creano forti contrasti con l’azzurro del cielo.

La salita non è lunga, praticamente in poco più di un’ora siamo arrivati alla partenza della teleferica, cioè abbiamo fatto 2500 metri di dislivello!

Il biglietto per la teleferica costa 25 euro A/R e la salita sino a 3500 metri dura circa 10 minuti. Arrivati in cima si può scegliere tra: passeggiare in uno dei sentieri che gira intorno alla caldera; intraprendere il percorso che arriva sino alla cima del Teide (ma per farlo serve un permesso speciale, da chiedere con anticipo) o godersi semplicemente il panorama. Purtroppo noi non abbiamo avuto scelta, in quanto a causa della presenza di neve e ghiaccio sui sentieri (poco, a dire il vero) erano chiusi. Lo sapevamo, avendo consultato il giorno prima il sito, ma d’altronde in inverno è da mettere in conto.

http://www.telefericoteide.com/

Ci siamo quindi dedicati allo scattare foto e al goderci la vista spettacolare.

La permanenza, in assenza della possibilità di percorrere i sentieri, è stata breve, anche perché il vento e il freddo si facevano sentire malgrado l’abbigliamento invernale: c’erano -4°C! Malgrado ciò un gruppo di pazzi Francesi si è messo a scattare la classica foto di rito in mutande di fianco a un cumulo di neve.

Onestamente 25 euro per 10 minuti di permanenza possono sembrare eccessivi, ma andare a Tenerife senza salire sul Teide è come andare a Parigi e non vedere la Tour Eiffel. Poi ognuno fa le sue scelte.

Al ritorno, una fila lunghissima attendeva di salire, benché la frequenza delle corse fosse abbastanza elevata (circa una ogni 10 minuti): come scritto su tutte le guide, prima si arriva alla teleferica, meglio è, dalla tarda mattinata al primo pomeriggio si rischia di fare anche un’ora o più di coda.

Per tornare al livello del mare abbiamo poi optato per un’altra strada, quella che scende verso Santa Cruz e costeggia la zona dell’osservatorio astronomico, dove si vedono strane costruzioni che altro non sono che telescopi:

Già lo scorso anno, a La Palma, avevamo assistito ad uno spettacolo analogo.

Prima, però, una sosta al Centro Visitatori del Portillo, con ingresso gratuito, dove è possibile farsi una cultura sulla geologia del luogo e assistere anche alla proiezione di un video (inquietante) sulle eruzioni vulcaniche.

Tornati sulla costa, tappa a Puerto de la Cruz, località turistica del nord, dove ci siamo fatti anche un giro al famoso Jardin Botanico, che accoglie piante tropicale provenienti da tutto il mondo.

Carino, ma niente di eccezionale, tuttavia visto i soli 3 euro di ingresso val la pena farsi un giro.

13 marzo: Anaga e Parco nazionale del Teide

In realtà avremmo voluto iniziare la nostra giornata con una visita alla Cueva del Viento, non lontana da casa nostra, ma da bravi sprovveduti non ci eravamo preoccupati di prenotare e quando siamo arrivati ci hanno detto che le visite erano al completo! Per fortuna son riusciti a trovarci un buco per l’indomani, altrimenti ci sarei davvero rimasta male. A questo punto bisognava rivedere i piani di spostamento, anche perché il giorno dopo la visita sarebbe stata alle 13, quindi proprio nel bel mezzo della giornata, perciò abbiamo deciso di dirigerci verso la penisola di Anaga, l’estremità nord-orientale dell’isola.

Anaga è la zona dell’isola forse più incontaminata, ancora ricoperta per buona parte dalla foresta di laurissilva, la tipica foresta endemica delle isole della Macaronesia. Anche qui, comunque, dai  vari mirador il Teide fa bella mostra di sé.

Prima di avventurarci per Anaga, però, una sosta a Hidalgo, località turistica sulla costa settentrionale: anche qui l’immancabile Teide sullo sfondo.

Dopo una sosta-pranzo nei pressi della Playa de las Teresitas (una delle spiagge più famose dell’isola, grazie anche alla sua sabbia chiara proveniente dal Sahara), abbiamo deciso di tornare nel parco nazionale del Teide.

Stavolta abbiamo fatto una strada ancora  diversa. Dopo aver percorso tutta l’autostrada meridionale sino a El Medano, siamo risaliti da Vilaflor. Per giungere poi all’interno del parco nazionale. I giochi di colore creati dalle distese di antica lava rispetto al cielo blu cobalto son davvero belli.

Il paesaggio è ovviamente brullo ma al tempo stesso molto affascinante.

E malgrado l’altitudine faceva tutt’altro che freddo, anzi il sole scottava parecchio.

In quella zona sorge anche il Parador, un hotel statale spagnolo dove è possibile passare un soggiorno alternativo (vengono anche organizzate serate di osservazioni astronomiche: il solo pensiero di che cielo meraviglioso si vedrà lì, senza nuvole e così lontani dall’inquinamento luminoso mi commuove; se un giorno tornerò a Tenerife vorrò sicuramente passarci una notte).

http://www.parador.es/es/paradores/parador-de-las-canadas-del-teide

Siamo poi tornati verso casa scendendo dalla strada nord-occidentale: praticamente quel giorno ci siamo fatti il giro completo dell’isola (e infatti la nostra povera auto ha accusato, ad un certo punto si è pure accesa la spia di surriscaldamento, per fortuna che eravamo quasi arrivati).

14 marzo: La Orotava, la Cueva del Viento e Garachico

Mattinata a visitare la cittadina di La Orotava, forse la città più carina di tutta l’isola. Val la pena farsi un giro nei suoi vicoletti.

Alle 12.30 appuntamento alla Cueva del Viento; come già detto, abbiamo seriamente rischiato di non poter fare la visita, perciò se siete interessati prenotate per tempo.

http://www.cuevadelviento.net/

Le visite sono possibili in Spagnolo, Inglese, Tedesco e Francese (nota: in giro per l’isola abbiamo visto e sentito tantissimi Francesi), noi abbiamo seguito quella  in Inglese. I gruppi son da massimo 15/16 persone.

Noi eravamo gli unici Italiani del gruppo, insieme ad Inglesi e Nord-Europei.

La visita è iniziata con una bella infarinatura di geologia e vulcanologia e con informazioni generali sulla grotta che avremmo visitato, che è una delle gallerie di origine vulcanica più lunga al mondo (anche se la parte aperta ai visitatori è molto ridotta).

Con un pullmino ci hanno poi portato all’ingresso della grotta, dove abbiamo avuto un’altra infarinatura, stavolta su flora, fauna, cibo e usanze canarie. La nostra guida, preparatissima, dava idea di essere molto fiera delle sue origine.

Per entrare ci hanno fornito caschetto con pila incorporata, proprio come dei veri speleologi (sì, come no!). Ovviamente foto e risate si son sprecate. Come già detto la zona visitabile è abbastanza corta, ciò non toglie comunque fascino a questa esperienza.

Molto bello anche il momento in cui la guida ci ha fatto spegnere ogni torcia e nascondere ogni fonte di luce, piombando così nell’oscurità più totale e provando quindi quel senso di ansia e angoscia che possono aver provato le persone o gli animali che in passato erano cadute lì dentro… e pensare che ci vivono anche decine di specie di invertebrati (brrr… mi vengono i brividi al sol pensiero).

L’escursione nel complesso è durata due ore e devo dire che son stati 16 euro davvero ben spesi: siamo andati via con l’impressione di aver davvero appreso nozioni nuove.

La giornata si è conclusa a Garachico, dove avevamo già fatto una sosta il primo giorno, gironzolando in prevalenza tra i suoi negozi di artigianato (potevo forse non comprarmi la classica collana in pietra lavica?)

15 marzo: Tenerife-Madrid-Milano

Alle 11.15 ci attendeva il volo per Madrid; in aeroporto (e anche sul nostro volo) un sacco di squadre di società sportive in trasferta: è stato inevitabile riflettere su quanto possa essere strano e particolare vivere su un arcipelago in mezzo all’Oceano.

Inevitabile pensare anche al disastro aereo che si è consumato in quell’aeroporto nel 1977, quello con più morti nella storia. Ma cerchiamo di non pensare alle cose tristi godendoci atterraggi e decolli dei piccoli aeroplanini della Binter, la compagnia canaria: prima o poi ne prenderò uno.

A Madrid qualche ora  di attesa e poi alle 19 finalmente il volo per Linate.

Per la quarta volta abbiamo salutato le Canarie, ma molto probabilmente sarà ancora un arrivederci: ci mancano ancora La Gomera, El Hierro e Lanzarote.

 

Una settimana volata ma che ci ha permesso di vedere e visitare tante cose diverse; un’isola che permette di passeggiare a 3700 metri e, nello stesso giorno, farsi un bagno nell’oceano o una pennichella sulla sabbia; dove si può scegliere se farsi le notti brave in discoteca a Los Cristianos o le notti insonni al Parador a guardare le stelle.

Sicuramente Tenerife non è il posto più spettacolare dove sono stata, ma offre talmente tanta scelta e varietà che è perfetta per un break, in tutte le stagioni e indipendentemente da quello che vi piace fare.

 

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Ci sono 8 commenti su “Tenerife: da zero a quattromila

  1. un diario sulle Canarie che non ti aspetti …con alti picchi, strade tortuose, neve e panorami favolosi .
    che dire Samy amo il tuo modo di viaggiare , i tuoi diari sono precisi concisi e con tante info utili .
    la foto con la strada che sembra un torrente e’ da paura …..

  2. Brava, diario molto bello e ottime foto.
    Io invece la trovo proprio spettacolare Tenerife. Come te guardo meno l’aspetto balneare della vacanza e Tenerife offre davvero tante escursioni a piedi molto belle e diverse, ho una guida con 70 itinerari e ne ho fatti solo 5 finora …..
    ciao
    Roberto

    • Grazie!
      Non fraintendermi però, l’isola mi è piaciuta molto, ma rispetto ad altri luoghi dove son stata non rientra tra quelli che più mi ha colpita. Non mi spiacerebbe comunque tornarci un giorno, magari in un’altra stagione, e dedicarmi a quelche escursione.

  3. Mi sono appena iscritta perché stiamo progettando una vacanza alle Canarie la terza settimana di ottobre. Io sono un’amante del mare e avevo subito optato per Fuerteventura con le innumerevoli spiagge, ma mio marito obbietta ” e il bagno si potrà fare in ottobre”? allora ho cercato informazioni sul clima e temperature e ho visto che Tenerife in ottobre ha in media i venti più deboli delle altre isole e il mare leggermente più caldo. E’ la prima volta che ci andiamo e se deludo mio marito potrebbe essere anche l’ultima. Confermate questi dati su Tenerife? Grazie

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