Cambodia People’s Party Tour

Non riesco a immaginare di scrivere un nuovo post parlando di templi, musei, pagode e mercati, certo sono un viaggiatore e cederò alla tentazione di mostrare foto e fornire qualche sommaria descrizione, ma l’intento che mi spinge a farlo è un’altro, quello di descrivere sebbene in minima parte la realtà del Paese e le sue contraddizioni.
L’attraverseremo da Nord a Sud per poi puntare decisi sulla nostra meta Rong Rong, che già al suono preannunciano una dolce sinfonia per le mie orecchie, si tratta di due isole distanti circa 4 km l’una dall’altra che non ti aspetteresti mai di trovare nel Golfo di Thailandia e che in questo istante non trovo le parole per descriverle, lo farò in seguito con la consapevolezza che la bellezza delle cose è fattore del tutto soggettivo nella mente di chi le osserva.
Frontiera Thai-Cambo di Chong Jom -O’smach

Siamo a circa 150 km a nord ovest di Siem Reap che raggiungeremo attraverso un percorso su fondo dissestato tutta terra. Questo varco è poco frequentato, spesso è un apri e chiudi a causa di controversie territoriali, oggi le formalità di rito sono svolte velocemente, bisogna soltanto ingegnarsi per trovare un passaggio, nel lato cambogiano ci sono poche auto e molte moto in attesa di viaggiatori.
Non importa quello che riuscirete a negoziare, qualsiasi prezzo comporterà delle sorprese a meno che non siate in sei persone, infatti un auto corrisponde a sei passeggeri e finché questo numero non sarà raggiunto non si partirà, oppure si devierà dappertutto in cerca di altro carico, l’alternativa è quella di pagare il corrispondente. Finalmente dopo un’ora di estenuante attesa e solo grazie a un’inondazione di imprecazioni di Mon in un dialetto thailandese che non conosco riusciamo a partire.

Siamo stretti in un residuato della caduta del muro di Berlino, il nostro autista effettua una serie di deviazioni per caricare dei sacchi pieni di non so cosa ed alcuni televisori.
Dopo un paio d’ore di viaggio foriamo un pneumatico che già di suo era sulle tele, il driver non ha quello di riserva cosicché come in un film di ridolini si avventura per la campagna gomma in spalla alla ricerca di un riparatore.
Dopo 7 ore di viaggio attraverso un percorso accidentato pieno di avvenimenti a dir poco esilaranti arriviamo a Siem, tutto sommato una divertente esperienza, ma non per il mio sedere.
Le possibilità di entrare nel Regno sono comunque diverse, chi decidesse di arrivarci nel modo più semplice cioè via aerea potrebbe approfittare della evisa al costo di 25 USD anzichè 20, la riceverete per mail entro tre giorni, il vantaggio è quello di avere all’arrivo alcune porte riservate con un passaggio velocissimo evitando file per ottenerla on arrival, evisa è attivata anche presso i varchi di frontiera più importanti.Le tasse di uscita adesso sono di 25 USD già incluse nel biglietto per chi arriva via aerea.
A Siem dorme Angkor il piu` grande complesso monumentale edificato sulla terra e capitale del regno khmer. E’ un fantastico spettacolo di pietra che ha resistito a guerre, guerriglie, furti e danneggiamenti, ma negli ultimi decenni i siti hanno subito piu`danni che in secoli di abbandono, oggi Angkor rischia di decadere sempre più`a causa dell’abbraccio di centinaia di migliaia di visitatori che arrivano da ogni dove per vivere il fascino di questo luogo. I dati ufficiali riferiti al 2010 ci dicono che da qui sono passati 2milioni di turisti di cui solo 20mila di nazionalità italiana.

Non solo templi 
Siem Reap è ormai la seconda città della Cambogia e si sta ingrandendo sempre più all’ombra di Angkor Wat. E’ la meta turistica per eccellenza con i suoi locali, market e i ristoranti a misura del turista. Non importa che poi la popolazione viva a volte in sporche baracche senza acqua potabile e con corrente alternata, non importa che sia sempre più sospinta ai margini per far posto a nuovi insediamenti, l’importante siamo noi barang, loro fonte principale di ricchezza, per questo fanno di tutto per corteggiarci.
Ormai quasi più niente appartiene a loro, i resort più lussuosi, le guesthouse più accattivanti, i locali di Pub street e persino Angkor Wat stesso appartengono a coreani, cinesi, vietnamiti o francesi. Lo stato ha affttato il sito archeologico più grande al mondo a una società straniera per cercare di ripagare il debito pubblico, quaranta dollari costa il pass di tre giorni, un fiume di danaro che scorre per vie diverse.
L’ Apsara è una società che fra l’altro dovrebbe occuparsi del restauro e la manutenzione di tutti i siti archeologici, in realtà tutto è demandato alla solidarietà internazionale, italiana inclusa, come spesso recitano i cartelloni all’entrata.
Apsaras sono le danzatrici celesti onnipresenti sulle pareti dei templi ma è anche un’associazione non governativa con nobili fini ( Apsara Arts Association)
Rifugio per bambini orfani e abbandonati che vengono introdotti all’arte della danza classica cambogiana.
Siem Reap come Phnom Penh è una città piena di contraddizioni che vanno dai resort più lussuosi dalle stanze da 500 dollari a notte alle cameriere da 40 al mese fino alle bancarelle del quartierino cambogiano dove possiamo consumare un pasto con qualche dollaro.

A Pub street c’è l’unico ospedale gratuito per bambini gestito da una Onlus francese, ne possiamo osservare ogni giorno la fila che si allunga all’esterno per l’intera notte in attesa di poter entrare il giorno successivo.
Chi recandosi in questo Paese non volesse limitarsi a conoscerne soltanto le bellezze monumentali non deve far altro che uscire dal quadrilatero delle città, in questo caso Siem Reap.


One dollar baby, arrotondato o con resto in Rial
Un paese poverissimo, il più povero di tutto il sud est asiatico dove tutto è misurato in dollari americani, può essere paragonata alla Bolivia, ma la supera di gran lunga in negativo per tante altre cose. Se in Ecuador la valuta ufficiale è il dollaro americano in Cambogia lo è ufficiosa, infatti sarebbe il Riel che però viene usato praticamente solo per dare il resto, pochi cambogiani sanno che questo sistema non è un bene.
Ti accorgi immediatamente che non esiste il valore reale delle cose o meglio ne rimani frastornato da quelle che osservi, tanto che non comprendi come questo Paese possa essere così turisticamente e non solo dispendioso.
Quasi tutto è di importazione, perfino la coltivazione del riso a causa dell’export non soddisfa le necessità interne, del resto non c’è una fabbrica di raffinazione cosicché il prodotto viene esportato grezzo e importato finito. Non esiste una ferrovia funzionante, non esiste una compagnia aerea di bandiera è il Paese dei motorini, delle bici e dei carretti, ma pure dei SUV, l’Infinity è la massima aspirazione sebbene il carburante costi il doppio che in Thailandia, nel momento in cui scrivo 1,40 usd ma in alcune zone può arrivare anche a 1,60 usd, altrimenti in bottiglia allungata con acqua.
Cambodia People’s Party Tour


Kompong-Phluk 
Nonostante ormai sia meta turistica vale la pena di farci un salto, si tratta di un’insieme di villaggi nella pianura alluvionale del lago Tonle Sap.
Gli abitanti dipendono dalla pesca e dal turismo, nella stagione delle piogge questa zona è completamente sommersa, nel nostro caso essendo secca le case su palafitte emergono per un’altezza di circa sei metri, scuola, pagoda e tanti sorrisi.


Ma per immergerci nella semplice realtà rurale cambogiana è necessario allontanarsi di qualche km, per questo noleggiamo moto e ATV.

No people’s no party, CPP sono i villaggi di capanne che ogni dove troviamo nel Paese, quasi sempre privi di elettricità, i più fortunati possiedono piccoli generatori altri usano delle batterie per alimentare piccole lampade al neon ma durano solo alcune ore, al mattino vengono ritirate contro sostituzione dall’ometto dell’energia, molti invece usano delle rudumentali torce a petrolio o braceri.
L’acqua potabile è una chimera, ci sono i pozzi che per ragioni economiche vengono scavati in bassa profondità, nel periodo della siccità si esauriscono e le malattie imperversano, per altre ragioni nella stagione delle piogge accade lo stesso colpendo soprattutto vecchi e bambini.
Solo i ricchi possono permettersi un’assistenza sanitaria che il governo non si cura di istituire, quasi tutto è demandato alle Onlus internazionali che fanno quello che possono. Allora ci si affida al profano ed ecco spuntare fuori dalle casette strani altarini con lo scopo di allontanare gli spiriti maligni.
Percorriamo strade di terra rossa attraverso una verde campagna, risaie a perdita d’occhio e mandrie di bufali al pascolo, ad ogni villaggio i bambini ci salutano festosi gridando hello, potrebbero andare avanti all’infinito se solo non tirassimo dritto per la nostra strada, il bello è che quando ci fermiamo a un ristoro con nostra grande sorpresa si avvicinano timidamente senza chiedere neppure un dollaro.


Sostiamo all’antico sito di Hariharalaya una città Pre-Angkoriana che comprende una serie di templi incastonati in un paesaggio bellissimo, l’attrazione maggiore è il grande Bakong, un tempio di montagna la cui piramide si erge al centro di un canale. L’assenza di turisti e i colori della natura che ci circondano creano un’atmosfera carica di fascino regalandoci mistiche sensazioni.
Siamo ora diretti a Elephant Head Village, a circa due ore dalla città. Si chiama così a causa della TIC “This Is Cambodia” un virus che colpisce i bambini che nascono con orrende malformazioni senza comprenderne le cause. Alcuni pensano che sia dovuto alle scorie chimiche, residui dei bombardamenti che ancor oggi avvelenano il territorio, altri esperti dicono che la causa è da ricercare nella malnutrizione, che però è una piaga comune, gli abitanti invece credono agli spiriti cattivi.
Probabilmente questo disastro della natura potrebbe essere debellato se solo qualcuno se ne occupasse. La genetica appare mera fantascienza, in questo contesto pochi sanno perché la Cambogia per esempio sia avanti cinque ore rispetto all’Italia o perché gli asiatici abbiano gli occhi a mandorla, del resto sono convinti che il mondo esterno parli inglese per il solo fatto che chi arriva qui conosce questa lingua.
Le cose stanno lentamente cambiando soprattutto in alcune città, una parte esigua della nuova generazione è auto istruita ma il governo con un certo fastidio recentemente rivolgendosi a questa ha esplicitato un nuovo editto non scritto, “chiunque pensasse ad una primavera araba inizi a costrursi una nuova casa”.
Presto ci saranno le nuove elezioni, la democrazia è garantita dal voto di milioni di cambogiani di importazione e dalle popolazioni rurali che niente sanno di quello che esiste fuori dal loro confine, mentre quelli che sanno bene come stanno le cose se ne stanno a casa convinti che niente possa cambiare.
Al tramonto dopo aver visitato una lunga serie di People’s Party rientriamo a Siem con un cuoricino piccolo piccolo ricoperto di terra rossa.
Poverty Map

Per tutti coloro che non amano le cose turistiche o artefatte consiglio di passare una serata nel movimentato quartierino cambogiano che niente ha a che fare con Pub street.

La distanza fra le due città è di circa 170 km, Battambang è considerata la ciotola della Cambogia ed è pure nota come terra nativa delle più belle donne del Paese, non di meno per il centro ospedaliero di Emergency che dovrebbe a breve passare la mano.
Sono numerose le agenzie locali che propongono questa escursione che può essere effettuata in vari modi.
In bus al costo di 5 dollari, la strada è adesso completamente asfaltata e richiede dalle due alle tre ore di viaggio, dipende dal mezzo, in taxi condiviso 7 usd, privato a circa 40 trattabili, via fiume al costo di 25 usd per una durata di circa 7/9 ore dipende dalla navigabilità. Quest’ultima è senza dubbio il modo più interessante per effettuare questa gita, le condizioni migliori sono da Luglio a Novembre nel periodo delle piogge quando il livello delle acque del Tonle Sap e del fiume Sangker sono alte. Nonostante il periodo sfavorevole abbiamo scelto di partire via Tonle Sap, il lago più grande del Sud-Est asiatico.

Raggiungiamo il molo di Chong Khneas, odori pungenti di pesce marcio o polverizzato ovunque, uscendo dalla patinata Siem Reap una volta di pù ci rendiamo conto che la città non centra niente con la Cambogia, a bordo di una long tail scorriamo le rive del lago dove si possono ammirare numerosi villaggi di pescatori di etnie diverse che vivono per così dire in pittoresche casette galleggianti, dopo ore di navigazione imbocchiamo la stretta via del fiume Sangker.
La traversata ci regala un’esperienza emozionante, oltrepassiamo numerosi villaggi costruiti su palafitte su ambo le sponde, osserviamo scene di vita quotidiana, pescatori immersi nel fango, donne intente a lavare le loro cose nel fiume e tantissimi bambini sorridenti che ci salutano instancabilmente mentre altri tentano di avvicinarsi a noi a bordo di strane bacinelle. Nel primo tratto di fiume i villaggi per quanto miseri sono abitati da persone che godono del minimo indispensabile per la loro sopravvivenza, numerosi sono i negozietti galleggianti e le imbarcazioni che incrociano il Sangker stracariche di merci.
Mano a mano che avanziamo verso Battambang il fiume si restringe e il livello dell’acqua si abbassa a tal punto che la barca molte volte si arena sul fondo, i villaggi sono più miserevoli e le condizioni della gente che popola queste sponde ci appaiono più drammatiche. Anche la natura è più arida, le baracche diventano pochi pali piantati in terra e come tetto un telo di plastica steso.
Non ci è più possibile proseguire, ogni cinquanta metri ci areniamo nel fango, accostiamo in un’ansa e una volta sbarcati proseguiamo con un pick- up, dopo oltre sette ore di viaggio e un trasbordo attraverso un percorso degno di un circuito da motocross arriviamo a Battambang o Bastone Magico dove hanno risolto magicamente il problema della derattizzazione, i ratti vengono cucinati alla griglia.

Aspiriamo a una stanza decente e una doccia calda, la sosta è prevista al Bambu hotel situato a poca distanza dalla stazione del Bamboo train. Tuttavia molte sono le sistemazioni possibili considerato che la città sta diventando sempre più meta turistica.
Oggi abbiamo una gita a bordo di moto con autista, aggiungo qualche dollaro e lo convinco a cedermi lo sterzo, tanto qui nessuno ha la patente e chiunque può guidare una moto, infanti compresi, e poi c’è sempre la polizia. Via via che ci allontaniamo dalla città lo scenario muta rapidamente, attraversiamo numerosi People’s Party, ci inoltriamo nella foresta per visitare alcune cascate, sostiamo presso alcune pagode per poi puntare verso la stazione del Bamboo train.
In realtà è una baracca da dove partono i norry così chiamati dalla popolazione locale, si tratta di una piattaforma di bamboo dotata di un piccolo motore appoggiata su di un’unico binario che serve principalmente per il trasporto delle merci. Per effettuare questa gita occorre pagare cinque dollari alla polizia, che anche a Battambang come nel resto del Paese controlla tutti i traffici.
Percorreremo circa 10 km su questo trabiccolo ma volendo potremmo persino raggiungere in solo 20 ore Phnom Penh.

Caricate le moto sul norry iniziamo l’avventura il problema è che il traffico si svolge in entrambe le direzioni il che significa che qualcuno durante il tragitto dovrà sbaraccare dal binario poiché non esistono scambi.
La regola vuole che sia chi ha meno carico a farlo, davanti a noi il tracciato serpeggia in continuazione procediamo su e giù sobbalzando da tutte le parti, lo scenario è uno spettacolo fantastico, in lontananza vediamo un carrettolo con una bandiera rossa sventolante che procede in direzione a noi opposta, qualcuno inizia a ridere e il contagio è immediato, stiamo andando incontro a un mezzo ufficiale che sta controllando quanto sia orrendo lo stato del binario, non è uno scherzo ma non riusciamo a smettere di ridere. Questo mezzo ha sempre la precedenza, non resta che fermarsi e osservare le strane manovre per lasciargli il passo. Il norry viene letteralmente sollevato e girato di 180°, questa manovra dovremo… dovrà essere effettuata tre volte.
Un’esperienza divertente che però non consiglio a chi soffre di mal di schiena.


Nel tardo pomeriggio rientriamo via strada a Siem Reap dove abbiamo una cena prenotata nel miglior locale possibile sito lungo il fiume ai margini della città. The touich da tre a otto dollari, dipende dalla vostra panza per una cena senza sorprese in un contesto molto naturale.
Siem Reap – Phnom Penh
Abbiamo deciso per un percorso che comprenda una sosta agli antichi ponti Khmer e la visita all’antica città pre-Ankgoriana Ishanapura, per questo scopo occorre noleggiare un mezzo privato.
Prima di arrivare a Ishanapura attraversiamo una vasta area che ci sembra aver subito un bombardamento a tappeto, crateri dappertutto lungo lo scorrere di un fiume, il nostro autista ci spiega che ciò è dovuto a una concessione rilasciata ai cinesi che stanno ricercando minerali pregiati per i quali senza curarsi troppo del territorio fanno saltare tutto in aria. A lato di questi enormi crateri sono immersi nella fanghiglia bufali e improbabili pescatori di non so quale specie di pesce mota.

Ishanapura
L’antica città è suddivisa in quartieri che si estendono in una vasta area oggi coperta da foresta, al nostro arrivo siamo attesi da una banda di bambini venditori che ci accompagneranno nella visita dall’inizio alla fine. Non è possibile rifiutare hanno accesso libero e ti seguono ovunque assieme al poliziotto di turno cosiddetto turistico, non resta che stopparli subito rimandando all’uscita ogni bagarre. Hanno compreso alla perfezione, adesso si limitano a farci da ciceroni ripetendo a turno come in un disco frasi fatte nella nostra lingua.


La disputa ha presto inizio, una sciarpa un dollaro, ma a chi comprarla? al bambino dai grandi occhioni neri o alla piccolina scalza che a malapena riesco a intravederne il viso tanto è sommersa da quel mucchio di sciarpe che tiene nelle mani?
Presto detto e fatto, ad uno ad uno li faccio sfilare a lato, una sciarpa un dollaro, totale undici dollari per regalare una gioia infinita di un giorno, poi a ciascuno di loro restituisco l’acquisto.
Da sapere
E’ l’unico modo che può far si che a loro o alla famiglia rimanga l’uno o l’altro, il dollaro o l’oggetto, se invece tratterrete l’acquisto li sarà riconosciuta la sola percentuale di pochi centesimi tramutati in Riel.
Per entrare nella polizia occorrono tremila dollari per poi guadagnarne cento al mese, vi pare possibile?

Phnom Penh 
Un “Paese in vendita” o la futura Svizzera del Sud Est asiatico?
I nuovi Khmer ricchi controllano la quasi totalità dell’economia attraverso investimenti soprattutto provenienti dalla Cina, ad oggi più di un terzo dei terreni nel Paese è in uso a imprese straniere. La speculazione sul territorio imperversa e i commerci con Pechino non richiedono miglioramenti dei diritti umani.
Dietro questo boom ci stanno migliaia e migliaia di sfollati, nel 2011 gli espropri forzati sono stati 150mila contro compensi irrisori per permettere la costruzione di nuovi insediamenti di lusso. In compenso nel giro di due anni i telefoni cellulari sono passati da 500mila a 9milioni. Intere aree del Paese un tempo ricoperte di acqua, vengono bonificate e poi espropriate ai contadini, nei nuovi quartieri di Phnom Penh possiamo osservare questo fenomeno con i nostri occhi, grandi cartelloni ci avvertono di nuove urbanizzazioni, grandi condomini costruiti ad hoc per essere concessi solo in locazione, da 1200 a 3000 usd al mese.
In questo indecifrabile bordello come al solito nel Palace la bandiera è abbassata, ciò significa che il Re e il suo codazzo sono assenti, si mormora perennemente assenti e residenti in Corea.
Al viandante che dovesse trovarsi a passare da queste parti suggerisco una sosta al bar La luna posto in una terrazza panoramica di Sisowat Blvd con vista sul cuore della città e sul Palace.

La luna
Dall’alto della terrazza è uno spettacolo osservare l’incasinatissimo traffico.
Guidare in Cambogia è ancora una sfida estrema e deve essere tentata solo da piloti esperti, l’eccesso di velocità e le precedenze sono regole del codice stradale che non esiste, così come l’assicurazione, mucche vaganti, bambini ignari e strani mezzi di trasporto sulla strada sono la norma, è comune vedere bambini di otto anni in sella a una moto. Detenere un mezzo e circolare senza targa sarebbe illegale ma li trovi ovunque, il motivo per cui lo fanno è risparmiare soldi, infatti un veicolo immatricolato comporta solo seccature e sarebbe più difficile rivenderlo, troppe beghe, passaggi di proprietà etc nessuno lo acquisterebbe.
I pedoni che intendessero attraversare una qualsiasi strada trafficata dovranno obbligatoriamente effettuare uno slalom a loro rischio e pericolo poiché nessuno si ferma.
in questo contesto nei grandi viali della città retaggio del colonialismo francese circolano i mezzi più disparati, sciami di motorini si mescolano a carretti e grandi SUV, il mezzo più agognato, le giapponesi hanno il monopolio assoluto.


A piano terra proprio sull’incrocio di Sisowat c’è il Kwest, un famoso locale frequentato da turisti e dalla nuova generazione bene cambogiana.
Peccato che in questo periodo il livello delle acque del fiume sia di soli cinque metri e che tutto quello che vi arriva liberamente sommato alla calura e l’assenza di correnti diffonda una nauseabonda puzza insopportabile, passeggiare sul lungo fiume risulta stomachevole, quanto meno è necessario defilarsi sull’altro lato o posizionarsi a quindici metri di altezza dal suolo.
Nella nuova frontiera asiatica tutte le cose sono in frenetica evoluzione, le ragazze si schiariscono i capelli a imitazione occidentale, mai si espongono direttamente al sole, quelle che sono costrette a farlo per motivi di lavoro si coprono il viso e se potessero cambierebbero il colore della pelle. Chi è povero è sempre più povero e come in una piramide pochi riescono a stare in cima, la prostituzione minorile è assai meno visibile ma rimane sempre una piaga, le scuole, quelle private, funzionano bene.
Un’altra piaga sono le plastiche, questa volta dovuta principalmente alle cattive abitudini dei cambogiani, vengono raccolte solo le bottiglie per riciclarle e ricavarne qualcosa, tutto il resto che non serve viene letteralmente gettato a terra e nessuno lo raccoglie.
A chi decidesse di visitare il pittoresco mercato russo e gustarne odori e sapori consiglio vivamente di stare molto attento al borseggio che nonostante sia punito severamente dalla polizia è all’ordine del minuto.
Rong Island e Rong Saloem la sorpresa
Partiamo presto per questo transfer da Phnom Penh a SihanoukVille, un postaccio che non avrei pensato di rivedere.

Le isole possono essere raggiunte in circa due ore con dei ferry al costo di 20 USD a/r, ma dipende dalla vostra destinazione finale, non ci sono strade e i traghetti attraccano solo presso determinati moli degli hotel, altri servizi via maxi long tail sono offerti da alcuni specie di resort.

Bellissime ambedue, mare tropicale, spiagge bianche, niente strade, un tutta natura quasi incontaminata e pochi servizi di basso livello a un costo del tutto spropositato. Non aspettatevi All inclusive o villaggi vacanze, non esistono almeno per ora, non aspettatevi neppure una guest house come magari siete abituati a frequentare.
Rong Island per adesso è così

Ma il suo destino è segnato, nei suoi 78 kmq dovrà diventare la nuova riviera asiatica, come e meglio di Phuket e Samui.
Ma per adesso e prima che le orde arrivino chi vuole si può godere un’isola straordinariamente intatta, ma non chiedere di più.

Ultima sosta in attesa di volare su Bangkok, questi momenti di relax li dedichiamo presso un’istituzione locale posta sulle rive del Mekong.
FCC Foreign Corrispondent Club

http://www.fcccambodia.com/phnom_penh/restaurant_bar.php]fcccambodia

Situato all’interno di un edificio coloniale è celebre per aver ospitato giornalisti e fotografi internazionali, fra gli altri il nostro Terziani che informavano il mondo dei sofferti avvenimenti cambogiani, i muri sono tappezzati di foto in bianco e nero che vengono rinnovate ogni settimana per ricordare agli avventori quell’epoca non tanto lontana.
Un arrivederci a questa terra per certi versi indecifrabile, un Paese in definitiva che deve ancora costruire il proprio futuro.

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Ci sono 8 commenti su “Cambodia People’s Party Tour

  1. Ottimo e puntuale come sempre.
    …leggendo le tue note mi è tornato su un magone al ricordo di luoghi e persone “incontrati” lungo quel viaggio…un percorso meraviglioso e struggente che non ho mai voluto raccontare per il grande senso di impotenza e di tristezza che mi ha pervaso fino alla fine.

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