Tour Della Scozia – Otto giorni tra le Lowlands e le Highlands

Come i fili di lana disposti sul telaio per dar vita alla trama intricata di un tartan, anche noi siamo pronti per iniziare il viaggio in Scozia. Il disegno è già stato stabilito, il telaio è stato messo in moto. Ora tocca a noi iniziare ad intrecciare gli eventi e dare inizio a questa indimenticabile avventura!

primo giorno (sabato 21 aprile) – da Edimburgo a St Andrews
Pronti… partenza… via! Il nostro volo Easyjet con destinazione Edimburgo, parte da Milano Malpensa e arriva in terra scozzese planando tra nuvole e sole: il tempo che poi ci accompagnerà durante tutta la vacanza. Tramite dei telefoni appositamente installati in aeroporto, chiamiamo Arnold Clark Car Rental precedentemente prenotato dall’Italia tramite il sito internet www.economycarrentals.com (costo per Mercedes Vito: 90€ circa a persona con integrazioni polizze assicurative). L’impatto con la guida a sinistra è inizialmente uno shock! La tensione in auto è palpabile, c’è chi parla istericamente e chi tace in religioso silenzio finché, al primo rondò, scappa anche qualche urletto di panico. Non che sia successo qualcosa di particolare ma, semplicemente, ci rendevamo conto che qualcosa non andava per il verso giusto (per lo meno secondo i nostri canoni)! Dopo poche miglia ci si abitua comunque rapidamente alla guida “al contrario”, alle voluminose dimensioni dell’auto e al cambio automatico (che si è rivelato poi una gran comodità) e la tensione si scioglie sulle note della nostra Scozia Compilation (appositamente preparata per il viaggio!).
La tappa principale della giornata è il famoso castello di Stirling (durata viaggio 45 min). La cittadina ci accoglie rannicchiata sotto un cielo grigio e carico di pioggia ma essa, noncurante, rivela già da subito il suo fascino intriso di storia. Bastano davvero pochi passi per osservare una gran quantità di palazzi e monumenti (Argyll’s Lodging, Mar’s Wark, Cowane’s Hospital, Old Town Jail, etc.) e giungere infine a Broad St, una piazza un po’ anonima, in cui decidiamo di fermarci al Darnley Coffee House(consigliato dalla guida Lonely Planet) per il nostro primo pasto scozzese. Lo scetticismo sull’alimentazione locale era decisamente elevato ma, dopo una rapida occhiata al menù, capiamo che non avrebbe costituito un problema né qui né nel resto della vacanza. Con lo stomaco riempito di panini e dolcetti vari, ci intrufoliamo nell’affascinante chiesa di Holy Rude dove un gruppetto di grassocce signore si è radunato per chiacchierare alla fine di un concerto. Subito oltre si stende l’antico cimitero, il cui fascino mistico è forse accentuato da alcuni raggi di sole che fanno capolino da nuvole nere e minacciose.

Torniamo quindi in prossimità del castello e iniziamo la visita (www.stirlingcastle.gov.uk – ingresso compreso nell’Explorer Pass – 37£ per 7 giorni). La posizione su cui sorgono la pluralità di edifici che lo compongono è veramente spettacolare: lo sguardo degrada lungo lo sperone roccioso su cui è arroccato il castello e scivola verso la pianura, da un lato, e verso le prime alture delle Highlands, dall’altro. I palazzi sono ricchi di storia ed, esternamente, creano un’atmosfera affascinante e coinvolgente.

Non sapevamo bene da dove iniziare tanto sembrava grande! Poi è arrivato il momento degli interni… che delusione!! Un susseguirsi di ricostruzioni storiche pacchiane e di ristrutturazioni evidentemente pesanti. Un vero peccato date le potenzialità che pareva offrire il magnifico complesso. Rimango perplesso per la delusione finché, nelle segrete del castello, ci imbattiamo negli abiti d’epoca dello spazio didattico per bambini. Basta un’occhiata complice ai miei compagni di viaggio e in pochi minuti ci ritroviamo tutti abbigliati da nobili cinquecenteschi! Eravamo tanto euforici e divertiti che solo al sopraggiungere di un gruppo di turisti che ci guarda come a dire “ecco, solo degli italiani possono fare queste cose”, decidiamo di rimettere i nostri vestiti del XXI secolo e di riprendere la visita del palazzo.

Risaliamo sulla nostra auto e ci dirigiamo verso St Andrews (durata viaggio 1.30 h) dove raggiungiamo il B&B St Nicholas Farmhouse (www.stnicholasfarmhouse.com – 30£ a persona con colazione), prenotato precedentemente dall’Italia. La struttura è carina e ben tenuta, con camere grandi e bagni in ogni stanza. I proprietari erano in crociera e la sig.ra che gestisce attualmente la struttura parla un lodevole italiano. L’accoglienza e la cordialità degli scozzesi è stata una delle tante sorprese di questo viaggio: tanta disponibilità nel soddisfare ogni richiesta e modi gentili ed educati che non varcano il limite dell’invadenza. Il B&B si trova proprio vicino alla bella spiaggia della città e, nonostante la zona centrale sia raggiungibile con una bella passeggiata di 15 minuti lungo la costa, ci viene consigliato di fermarci al vicino pub The New Inn in quanto, dato l’orario (le 20 circa), sarebbe stato azzardato andare alla ricerca di ristoranti con la cucina aperta. Non è facile abituarsi ad orari così anticipati, specialmente in vacanza e con ancora tante ore di luce ancora davanti!
Il vento lungo la costa è troppo forte per poter azzardare una passeggiata così ritorniamo nelle nostre stanze e, nonostante il buon proposito di ritrovarsi tutti per the e biscotti, crolliamo a letto dopo una doccia rapidissima.

secondo giorno (domenica 22 aprile) – da St Andrews a Inverness
La sveglia suona presto questa mattina. La componente più mattiniera del gruppo, infatti, decide di ritentare la passeggiata che, costeggiando la spiaggia, permette di raggiungere il centro storico di St Andrews. Il vento è forte ma il sole illumina di una calda luce la lunga spiaggia rosa, le affascinanti rovine della cattedrale e i resti del castello arroccato sulla scogliera.

Non c’è nessuno in giro, tranne qualche temerario che si dedica al jogging, e la sensazione di pace è devastante… Ma mai devastante quanto la nostra prima colazione scozzese! Al B&B, la sig.ra ci attende con una gran quantità di vivande che poi ritroveremo anche durante il resto del viaggio: salsicce, bacon, uova strapazzate, funghi, pomodori grigliati, fagioli, porridge e, per noi poveri amanti di una colazione più mediterranea, yogurt, pane tostato, marmellate e frutta fresca.
Ben rimpinzati ci dirigiamo verso il suggestivo castello di Glamis (durata viaggio 45 min -www.glamis-castle.co.uk -costo 9.75£). Un lungo viale alberato conduce lo sguardo verso un edificio turrito e fiabesco, immerso nel verde.

La visita guidata (in inglese ma con fascicoletto esplicativo in italiano) è molto interessante: si vedono degli ambienti bellissimi e ben tenuti e le spiegazioni sono sempre condite da racconti divertenti e interessanti (fantasmi e avvenimenti della famiglia reale). Il giardino italiano che si trova nei pressi del castello non ci è parso proprio ben tenuto e così, complice anche l’arrivo della pioggia, ripieghiamo rapidamente verso il gift shop e poi verso l’auto.
Il tempo non accenna a migliorare e, anzi, quando arriviamo nei pressi del Dunnottar Castle (durata viaggio 45 min), vicino a Stoneheaven, un bel diluvio ricopre senza pietà quel paesaggio incantevole che si apre davanti ai nostri occhi (che sono ben camuffati sotto strati di ombrelli e k-way). Lo scenario è veramente di una bellezza sconvolgente: lunghi prati verdi costellati di fiori gialli si rincorrono fino al sopraggiungere delle scogliere che, precipitosamente, scendono verso il mare. E proprio in mezzo a questo spettacolo, su di uno scosceso promontorio roccioso, sorgono le rovine del castello, posizionato come una corona sulla testa di un anziano re. E la magia di questo luogo non si fa attendere… i nuvoloni si aprono e un raggio di sole illumina i nostri bei faccini estasiati!

Decidiamo di non visitare le rovine che, come ci disse la signora che gestiva il B&B di St Andrews, non sono all’altezza della spettacolarità del luogo.
Tutti contenti risaliamo sulle nostre auto e, dopo una sosta al supermarket per il pranzo, giungiamo ad Elgin (durata viaggio 1.45 h). I resti della cattedrale (www.historic-scotland.gov.uk – ingresso compreso nell’Explorer Pass), conosciuta nei secoli che furono come la “Lanterna del nord”, sono imponenti e lasciano ben intuire la magnificenza e la sacralità del luogo. Unici turisti in questa immensità di pietre lavorate e poi tristemente precipitate a terra e saccheggiate, ci aggiriamo curiosi sul manto erboso e risaliamo i faticosi gradini che portano alla sommità della torre da cui la vista spazia oltre la città.

Dopo circa un’oretta di viaggio giungiamo infine ad Inverness, la capitale delle Highlands, dove ci sistemiamo nel bel Fairfield Villa Guest House (www.fairfield-villa.com – 25£ a persona con colazione). L’accoglienza è molto cordiale e, come sempre, per nulla invadente. Le stanze sono piccine e ristrutturate da pochi anni in modo molto gradevole. Per la cena ci facciamo consigliare dalla proprietaria e, con una breve passeggiata di 10 minuti, raggiungiamo il centro e mangiamo splendidamente al pub Johnny Foxes. La povera cameriera, per spiegarci che la zuppa conteneva carne di cervo (e chi sa come si traduce “cervo” in inglese?!), si è dovuta prodigare in varie performance di mimo fino a quando, disperata, ha chiesto: “Do you know Santa Claus?” riferendosi alle renne, simili appunto ai cervi!! Fantastico, siamo riusciti a capirci!
D’obbligo una passeggiatina serale nei pressi castello che, pur non essendo nulla di speciale, regala una bella vista sulla città.

Percorrendo gli argini del fiume, splendidamente illuminati, ritorniamo poi al B&B per una tazza di the in compagnia e per una bella dormita.

terzo giorno (lunedì 23 aprile) – da Inverness a Gairloch
La colazione mattutina ha come guest star il primo ed unico black pudding che abbiamo trovato in Scozia. Dopo averlo a lungo analizzato e dopo inutili congetture sul perché fosse proprio necessario mangiare interiora di pecora inzuppate nel sangue, alcuni avventurosi lo assaggiano. Non è proprio immangiabile (anche se molti avrebbero da ridire) ma, a colazione, sarebbe di gran lunga meglio un bel croissant!
Si parte finalmente per il tanto famoso lago di Loch Ness, le cui sponde ci accolgono baciate dal sole. I paesaggi lungo la strada sono davvero piacevoli ma nulla a che vedere con i panorami che si possono osservare dalle rovine dell’Urquhart Castle (www.historic-scotland.gov.uk – durata viaggio 30 min – ingresso compreso nell’Explorer Pass). La visita inizia con un breve filmato (davvero ben fatto e con sottotitoli anche in italiano) e poi, finalmente, il castello ci appare in tutto il suo splendore tra i raggi del sole e qualche goccia di pioggia.

Le rovine del castello sono a tutti gli effetti delle rovine ma è comunque piacevole gironzolare tra torri e mura e soffermarsi poi sul vicino pontile alla ricerca di Nessie che, ovviamente, non intende farsi vedere. Ma forse la povera bestiola è solo intimorita da due bimbetti australiani che si fanno il bagno nelle gelide acque del lago. Ho la pelle d’oca solo a pensarci!
Il viaggio prosegue verso il punto più a nord del nostro viaggio: Ullapool. Il paesaggio è sempre sorprendente nei suoi contrasti e nelle sue suggestioni. Ci immaginavamo la Scozia come una terra dal manto verde ma, in realtà, le Highlands sono, almeno ad aprile, una distesa stepposa alternata a rocce e terra rossastra… il paragone con il paesaggio del Marocco, visitato lo scorso anno, in alcuni tratti è quasi scontato! Poi, dopo qualche curva, appaiono finalmente i famosi loch scintillanti e, osservandoli incantato, ti rendi conto di trovarti effettivamente in Scozia!
Purtroppo quando arriviamo a Ullapool (durata viaggio 1.45 h) è già molto tardi e, essendo in ritardo sulla tabella di marcia, dobbiamo accontentarci di un pranzo veloce al supermarket e di una sosta fotografica alla piccola cittadina caratterizzata da una fila di cottage affacciati sul porticciolo.

Il viaggio riprende verso Gairloch (durata viaggio 1.30 h)dove al Gairloch Marine Wildlife Centre & Cruises ci attende il nostro capitano di bordo, già ingaggiato attraverso la prenotazione che avevamo effettuato in Italia (www.porpoise-gairloch.co.uk – 20£). Ma prima di raggiungere la meta, il paesaggio che ci tiene incollati al finestrino dell’auto è davvero incredibile. Le scogliere e i loch si alternano a magnifiche spiagge di sabbia fine e dal mare cristallino… è impossibile resistere alla tentazione di fermarsi e di scattare qualche foto! Ma torniamo all’indimenticabile escursione in barca. L’importante premessa, nonché l’obiettivo primario, era l’avvistamento di foche e delfini che desideravo vedere a tutti i costi! Nella prima ora e mezza, a parte cormorani e gabbianelle di mare (carini, certo, ma non proprio all’altezza delle attrattive principali) non si vede nulla. Il sole non ci abbandona ma soffia il freddo vento del nord che, pian piano, pare voler gelare anche le nostre speranze. Poi finalmente avvistiamo le foche, accoccolate beatamente sullo scoglio! E non vi dico l’emozione quando, proprio a mezzo miglio dal porto, avvistiamo due delfini che iniziano poi ad affiorare attorno alla barca! Ero paralizzato dalla meraviglia!! Beh, paralizzato non proprio dato che correndo tutti come matti da un lato all’altro dell’imbarcazione, iniziamo ad farla oscillare pericolosamente! Sulle faccette di tutti si legge una felicità infantile che non riusciamo a descrivere a parole.

E la giornata non era ancora finita! Il programma di viaggio di questi giorni era stato appositamente pianificato con un unico scopo: passare la notte in un faro! Avevo letto in un racconto di questa esperienza e abbiamo fatto di tutto per riuscire ad inserirla! Per raggiungere il Rua Reidh Lighthouse (www.ruareidh.co.uk – prezzo a persona 43£ circa con colazione e cena incluse – durata viaggio 30 min) si percorre una stretta single track road (strada ad unica corsia per entrambi i sensi di marcia) con viste spettacolari su prati verdissimi e affollati di pecorelle, scogliere impervie e sul luccicare del mare che domina la scena. Quando, oltre uno sperone di roccia appare finalmente la torre del faro, un “Oooooh” generale si diffonde nell’auto. E’ collocato sulla cima di un promontorio roccioso, in un punto che non sarebbe potuto essere più spettacolare e da dove la torre bianca e gialla risulta ben visibile per i navigatori. Quella che una volta era la casa del custode è stata riadattata ad ostello, gestito da due grezze ma gentili signore. Bisogna ammettere che le camere non sono molto curate e che l’acqua dei rubinetti (e perfino quella servita a tavola) è gialla ma l’atmosfera è magica e si sorvolano rapidamente questi inutili dettagli. Depositate le valigie ci precipitiamo all’esterno dove, tra una passeggiata e un momento di mistica contemplazione, scatto un’infinità di fotografie. Il menù della cena è a sorpresa e non particolarmente curato ma comunque viene gradito e i piatti ritornano in cucina ben ripuliti! Il sole sta iniziando a scendere e corriamo di corsa fuori a goderci lo spettacolo di uno dei tramonti più affascinanti che abbia mai visto. La palla infuocata sbuca da alcune nuvole basse e io, avvolto nella sua luce aranciata, sono assalito da una piacevole sensazione mista a malinconia, incanto e pace.

quarto giorno (martedì 24 aprile) – da Gairloch a Skye
La meta principale di oggi è la famosa isola di Skye e, per raggiungerla, ci dirigiamo verso sud lungo belle strade che fiancheggiano loch, montagne e scogliere. Prima di arrampicarci sul vertiginoso Skye Bridge, facciamo sosta al piccolo paesino di Plockton (durata viaggio 2h). Non ha grandi attrattive o pretese e, forse proprio per questo, la fila di cottage affacciati sulla piccola baia contornata da qualche palma hanno un qualcosa di surreale e artificiosamente attraente.

Facciamo due passi (anche perché sarebbe impossibile farne di più!) e, soddisfatti, torniamo all’auto per raggiungere Skye. Nonostante il nome stesso dell’isola sia legato alla presenza incessante di nuvole, noi siamo piuttosto fortunati e possiamo ammirare i suoi paesaggi mutevoli. La prima tappa prevista è la Talisker Bay (durata viaggio 1.15h), fuori dalle principali mete del turismo di massa, che si rivelerà poi essere una delle perle del viaggio! Una passeggiata di circa 20 minuti corre lungo paesaggi bucolici con pascoli e pecorelle. Il silenzio della natura è rotto solo dal belare degli agnellini che, al nostro passaggio, si proteggono dietro le madri. Sullo sfondo, il mare fa da protagonista tra le imponenti scogliere. Giunti sulla spiaggia si rimane a bocca aperta: la sabbia ha sfumature che vanno dal bianco all’argento, uno scoglio isolato si erge tra le acque azzurre e tranquille dell’oceano, una cascata si getta dall’alta scogliera e, alle nostre spalle, infinità di pecorelle brucano baciate dal sole.

Io e Tinel non riusciamo a resistere e, tolte le scarpe, passeggiamo a piedi nudi sulla battigia. E’ tutto così perfetto che facciamo fatica a ritornare sui nostri passi.
La seconda tappa tocca le varie attrattive della penisola del Trotternisch: l’Old Man of Storr (un pennacchio di roccia che vediamo però coperto in buona parte dalle nuvole) e la Kilt Rock (un scogliera basaltica a ridosso dell’oceano che, preceduta da una cascata, ricorda molto vagamente le pieghe di un kilt).

E’ sicuramente molto bella ma, forse, mi aspettavo qualcosa di più… sarà anche perché sono già le 4 del pomeriggio e non abbiamo ancora pranzato? Ale e Claudia individuano su una staccionata la piccola pubblicità di una tea house con dolci fatti in casa. Non sembra una perfetta coincidenza? E infatti lo è! La The Small & Cosy Teahouse si trova più a nord, affacciata sulla Staffin Bay, e offre una deliziosa merenda a base di tea e fettone di torta in un ambiente molto “familiare”.
Quando arriviamo a Portree, la principale cittadina dell’isola, tutti i negozi sono chiusi (ormai non è una novità) e passeggiamo lungo il colorato porticciolo alla ricerca di un posticino in cui cenare.

Incredibilmente i ristoranti sono tutti pieni (ma non c’è in giro quasi nessuno!) così puntiamo sul ristorante del Royal Hotel, affacciato sul porto, dove ci avventuriamo sul pesce (tra l’altro molto buono). Io sbaglio clamorosamente prendendo un granchio (nel vero senso della parola), servito freddo… fa impressione e non c’è molto da mangiarci! E non se ne parla proprio di succhiare le zampette! … Mai più! Chi si è gettato, invece, sulla montagna di pesce servita su un piatto da portata di tre ripiani (manco fosse una torta nuziale) non se ne è affatto pentito.
Ritorniamo a Staffin e raggiungiamo il nostro B&B Achtalean (www.achtalean.co.uk – 25£ per persona con colazione), ritenuto all’unanimità il migliore della vacanza. La casa è graziosa e affacciata sulla lunga baia, i proprietari sono gentilissimi e le stanze, a parte la nostra doppia che è un po’ minuscola, sono ampie e ben arredate. Io attraverso la fase eremitica della vacanza e ne approfitto per connettermi al mondo tramite il wi-fi mentre gli altri si radunano per il consueto the e biscotti (tutti i B&B in Scozia hanno in camera il bollitore e dei biscottini).

quinto giorno (mercoledì 25 aprile) – da Skye al Loch Lomond
Il cielo oltre il lucernario della mia cameretta è tutto grigio ma la colazione pantagruelica ridona una certa gioia al nostro animo. Anche il cibo è ottimo così, prima di andarcene, facciamo una foto di gruppo con il cuoco-marito della proprietaria vestito di tutto punto! Saliamo a bordo del Vito e continuiamo a nord della penisola del Trotternisch. Facciamo una sosta fotografica al The Skye Museum of Island Life di Kilmuir e alla tomba di Flora Mc Donald (tempo viaggio 20 min) ma il vento è spaventoso e, dopo aver velocemente scattato un paio di fotografie, corriamo in fretta al riparo dell’auto. Terminiamo il giro della penisola passando da Uig (ma non ci fermiamo) e, riattraversata tutta Skye, raggiungiamo il castello scozzese per eccellenza (durata viaggio 1.45h), uno dei biglietti da visita del suo turismo: l’Eilean Donan Castle! Decidiamo di non visitare gli interni perché, trattandosi di una ricostruzione di inizio novecento, temiamo di incappare in un tarocco storico ma, credetemi, il suo fascino è veramente sufficiente anche osservandone solo gli esterni. Lo fotografiamo da due punti differenti (anche se il migliore è dal parcheggio nei pressi dell’ingresso) e, bisogna ammetterlo, è parecchio fotogenico con quel cielo carico di pioggia e quei raggi di sole che, talvolta, fanno capolino sotto i nuvoloni!

Il viaggio di ritorno verso le Lowlands è decisamente molto lungo e, seppur i paesaggi siano come sempre affascinanti, la pioggia condisce il tutto con abbondante malinconia. Per pranzo ci sgranchiamo le gambe a Fort William (durata viaggio 1.30h) che non visitiamo perché i nostri stomaci affamati ci trascinano dritti verso un ristorante dove ci ingozziamo di mega hamburger contornati dalle immancabili patatine fritte!
Un po’ appesantiti ci rimettiamo in viaggio verso il sud. Dopo poco si apre davanti ai nostri occhi l’imponente spettacolo del Glencoe, una delle vallate più famose ed affascinanti della Scozia.

Non so se è per il grigiore del tempo piovoso o per le note malinconiche della colonna sonora di Braveheart che fanno da sottofondo a questo tratto di strada o forse, ancora, per i tristi avvenimenti storici di questa terra ma il silenzio cala improvviso sull’auto e, osservando fuori dal finestrino, mi rendo conto di avere la pelle d’oca.
Le lancette dell’orologio scorrono inesorabili così ci concentriamo per analizzare il tempo a disposizione e decidiamo, infine, di azzardare la visita al castello di Inveraray, inizialmente eliminato dal programma. Tinel guida il furgoncino a velocità spericolata lungo valli, loch e strade collinari e finalmente raggiungiamo la tappa giusto in tempo per l’ultimo ingresso (durata viaggio 1.45h). Il cuore di Claudia, fermatosi dal terrore diversi tornati prima, può finalmente riprendere a battere! Le famose “goccine” (fiori di Bach), in questa occasione, non hanno portato a termine l’incarico di rilassare la malcapitata. L’edificio settecentesco del castello (www.inveraray-castle.com – costo ingresso 9£), dal gusto vagamente francese, è molto interessante.

Visitiamo in autonomia le sontuose sale del palazzo (ci sono delle schede esplicative in italiano) e ci soffermiamo sorpresi ad osservare le foto dei conti. Sono giovani e belli … e ricchi … e vivono in un castello! Evidentemente le favole, a volte, esistono davvero!
Il Loch Lomond, il lago più grande della Gran Bretagna, e il nostro The Corries B&B (www.lovelochlomond.com/business/the-corrie – 25£ a persona con colazione) ci attendono. Raggiunto Inveberg (durata viaggio 30 min), non fatichiamo a trovare le indicazioni per la struttura dove passeremo la notte. L’edificio e le stanze sono molto semplici e poco curate ma comunque pulite. Il signore che ci accoglie è piuttosto rude e poco incline a conversare ma si giustifica dicendo che di solito, degli ospiti, se ne occupa la moglie. Prenotiamo in un ristorante di Luss (The Village Rest) dove mangiamo discretamente e facciamo due passi nel minuscolo paesino caratterizzato da cottage molto pittoreschi e dall’atmosfera romantica e malinconica tipica delle località lacustri.

sesto giorno (giovedì 26 aprile) – dal Loch Lomond a Edimburgo
A colazione ci accoglie la padrona di casa… O meglio, dobbiamo attendere un po’ prima che arrivi e che inizi a prepararci le varie cibarie. Però è un tipo un po’ particolare che mi ha messo tenerezza con il suo faccione tondo e il suo modo un po’ bizzarro di essere gentile.
Anche oggi il programma di viaggio è stato super ampliato data la buona volontà dei miei compagni di viaggio. Prima di andare a recuperare Giorgio, in arrivo all’aeroporto di Edimburgo nel primo pomeriggio, faremo ben tre tappe culturali contro l’unica che avevamo preventivato! E tutto questo mi ha reso ovviamente di buon umore nonostante il cielo grigio e piovigginoso.
La prima tappa, quella che proprio non avevamo nemmeno considerato prima di partire per la Scozia, è il castello di Doune (www.historic-scotland.gov.uk – durata viaggio 45 min) , scelto principalmente per l’ingresso compreso nell’Explorer Pass (bisogna pur ammortizzare il suo super costo!). Si trova non molto distante dalla città di Stirling ed è un bell’edificio del XIV secolo che, a differenza di buona parte dei castelli scozzesi, non è stato completamente rimaneggiato e che, in ogni caso, non si trova in uno stato di rudere totale.

Ci avventuriamo su e giù per le sue numerose scale a chiocciola e perlustriamo ciascuno degli spogli ma imponenti saloni. La pietra è dominante in questo palazzo dal fascino medievale che, sotto il cielo grigio di questa mattina, è ancora più imponente e minaccioso.
Il viaggio prosegue verso Curloss (durata viaggio 30 min), un grazioso paesino di pescatori affacciato sul Firth of Forth, con caratteristiche casette, una piazzetta con la chiesa e il Culross Palace. La sosta è molto breve ed una mezzoretta è sufficiente per passeggiarvi tranquillamente.
Il tempo a disposizione inizia a diminuire, proprio come se davanti agli occhi avessimo una grande clessidra con ormai pochi granelli di sabbia. Dobbiamo ancora raggiungere la Rosslyn Chappel e correre in aeroporto per recuperare Giorgio. Un po’ di tensione inizia ad aleggiare nell’abitacolo del nostro Vito e nemmeno lo splendido attraversamento del Forth Road Bridge riesce a scioglierla. Per la visita della Rosslyn Chappel (durata viaggio 30 min – www.rosslynchapel.org.uk – costo 9£) ci diamo un tempo massimo di 20 minuti che sono decisamente troppo pochi per la visita accurata che meriterebbe! La chiesina è davvero molto ricca ed affascinante con tutte le sue elaborate sculture e i suoi riferimenti massonici ma il costo è decisamente troppo elevato per una chiesina di campagna, oltretutto coperta per 3/4 da impalcature! Un grazie al sig. Dan Brown per aver fatto impennare il prezzo del biglietto!
In 20 minuti raggiungiamo l’aeroporto di Edimburgo, scarichiamo le fanciulle in un posto non ben definito (che era poi lontanissimo dall’ingresso!), e ci occupiamo delle pratiche per la riconsegna dell’auto. Una volta arrivati in aeroporto, il nuovo arrivato è già circondato dalle ragazze e sta trafficando per procurarsi un panino per il pranzo.
Proprio all’uscita, prendiamo il bus n. 35 della linea locale (Lothian Buses – www.lothianbuses.com – costo biglietto 1.30£) che in 45 minuti ci lascia di fronte al nostro Edinburgh City Hotel (www.edinburghcityhotel.com – 36£ circa a persona con colazione esclusa), un albergo di 3 stelle molto curato e moderno, allestito in quello che un tempo era un vecchio ospedale. Le stanze sono piuttosto grandi e ben arredate ma la colazione, modesta in relazione al prezzo, non è compresa nel costo della camera (aggiunta di 7$ a persona). La differenza tra la grande città e le piccole realtà che abbiamo attraversato in questi giorni è subito visibile anche dal differente trattamento riservato agli ospiti. Alla reception sono abbastanza freddi e combinano un casino incredibile con il pagamento delle camere e delle caparre!
Il cielo sopra le nostre teste è grigio, in perfetto stile scozzese, e l’unico sprazzo di colore sopra i nostri occhi è dato dagli ombrellini perennemente aperti. Raggiungiamo subito i giardini che segnano il confine tra la Old e la New Town di Edimburgo. Tra il grigiore muschiato delle lapidi tombali gironzolano gli scoiattoli e, appena oltre, la vista è sovrastata dall’imponente massa del famoso castello della città.

La visita della New Town, la parte più “moderna” della città edificata verso la fine del XVIII secolo, si rivela un disastro. La pioggia aumenta di intensità, le strade sono affollate di impiegati al termine della loro giornata lavorativa ed è impossibile catturare l’attenzione dei miei compagni di viaggio. Così, dopo qualche foto al curioso Scott Monument, ripieghiamo per la minor soluzione turistica possibile: lo shopping! Ci addentriamo in un grande magazzino di abbigliamento a prezzi molto contenuti e ne usciamo pieni di sacchetti! Il tempo un po’ migliora così ci concediamo una breve passeggiatina per portare a termine il programma. Diciamo che non ci sono moltissimi monumenti importanti in questa zona ma passeggiarvi è davvero molto piacevole, non solo per le splendide viste sulla città vecchia, tutta stipata sulla collina, ma anche per ammirare i begli edifici armoniosamente allineati in quello che, all’epoca, era un quartiere moderno e alla moda. Ceniamo in un pub, scegliendo un po’ a caso, tra i menù esposti in George St ma, poveri noi, incappiamo nell’errore di ordinare una varietà piuttosto ampia di pesce tutto fritto e avvolto in una pastella dall’inquietante spessore! E il nostro fegato, ovviamente, urla vendetta!
La serata è troppo bella per tornare subito in camera. Le luci della città sembrano chiamarci con il loro canto silenzioso ma ammaliante e noi, depositato il frutto dello shopping in camera, ci lasciamo condurre tra le stradine incantate della Old Town.

settimo giorno (venerdì 27 aprile) – Edimburgo
Un sole incredibile illumina, con la sua luce accecante, i tetti della città. Ci alziamo stupefatti e ci dirigiamo verso la colazione che, dato il livello dell’hotel, speravamo fosse più ricca e con un tocco un po’ più internazionale. Va beh, poco male, ormai alla scottish breakfast siamo abituati!
Attraversato lo spiazzo di Grassmarket, ci addentriamo nel cimitero dietro la Greyfriars Kirk ma, con una giornata simile, la suggestione di queste lapidi evapora sotto i raggi del sole. Dopo l’immancabile tappa alla statua di Bobby, il cagnolino che sorvegliò per anni la tomba del padrone defunto, ci dirigiamo verso il castello.

Il famosissimo Edinburgh Castle (www.edinburghcastle.gov.uk – ingresso compreso nell’Explorer Pass), splendido agglomerato di edifici di varie epoche, sorge in una posizione tale da avere una vista incredibile sulla città, fin verso il mare. Dedichiamo un paio di ore alla visita delle sue numerose attrattive ma, quelle che più di tutte mi affascinano, sono la sala con gli sfavillanti Honours of Scotland (gioielli della corona scozzese) e la Great Hall. Moira si attacca per tutta la durata della visita alla sua amata audio guida e, con dedizione, riesce a ricostruire l’albero genealogico della lunga dinastia di regnanti scozzesi. E’ esaltatissima ed, effettivamente, le loro vicissitudini sono davvero interessanti!
Usciti dal castello devo mantenere fede alla mia promessa: dopo aver lesinato per tutta la settimana sul tempo dedicato allo shopping, concedo quasi due ore all’andirivieni selvaggio tra gli identici e numerosissimi negozi di souvenirs disseminati lungo il Royal Mile (tra gli oggetti più gettonati: biscotti Walkers, tazze, sciarpe in cachemire, calamite, whisky, etc).
Il ritrovo è ai piedi della cattedrale di St Giles (ingresso gratuito) e, con il dovuto ritardo, il popolo si presenta carico di sacchetti e pacchetti contenenti ogni genere di inutilità (che è il bello dei souvenir!). La chiesa è molto bella e merita sicuramente una visita.
Proseguiamo lungo il Royal Mile, sul quale si affacciano splendidi palazzi caratterizzati da numerosi piani che, nei secoli passati, stupivano i visitatori per le loro altezze.

All’estremità opposta rispetto al castello, si giunge ai cancelli che separano il palazzo di Holyroodhouse dal viavai continuo della città e dallo stravagante palazzo del Parlamento Scozzese (un’opera di architettura contemporanea).
Il palazzo di Holyroodhouse (www.royalcollection.org.uk/visit/palaceofholyroodhouse – costo ingresso: 10.75£ con esclusione della Queen’s Gallery) è la prestigiosa residenza della regina Elisabetta quando, durante il periodo estivo, si stabilisce ad Edimburgo. La visita è accompagnata da comode audio guide e permette di attraversare numerose stanze e saloni (ovviamente non si può accedere agli appartamenti privati della regina ma solamente ai luoghi di rappresentanza), di conoscere le vicende storiche e le curiosità del palazzo, di passeggiare tra i resti dell’antica abbazia e del curato giardino circostante e di avvicinarsi alla turbolenta storia personale di Mary Stuart. Ho trovato molto curioso il negozietto ufficiale di gadget della regina Elisabetta… decisamente kitsch!

Ci siamo ormai abituati ai cambiamenti repentini del clima scozzese e, difatti, un bell’acquazzone ci attende quando usciamo dal palazzo. Ombrellini e k-way possono fare ben poco e, arrampicati sulla bassa collina di Calton (raggiungibile a piedi in 15-20 minuti), ci godiamo un’umida, seppur splendida, veduta sulla città.
Dopo una necessaria doccia bollente in hotel, ceniamo al ristorante Outsider, consigliato dalla Lonely Planet e non molto distante dall’hotel (si trova nei pressi del monumento a Bobby). Il livello è decisamente più alto rispetto ai pub/ristoranti frequentati durante la vacanza (crepi l’avarizia e pure il budget per una volta!). Si tratta dell’ultima nostra cena in Scozia e la luce soffusa delle candele che illuminano il locale accompagna perfettamente i vivaci e malinconici racconti degli aneddoti degli ultimi giorni.

ottavo giorno (sabato 28 aprile) – rientro in Italia
Il temuto suono della sveglia ci riporta alla triste realtà: il nostro bel viaggio in Scozia è ormai giunto al termine. Per far fronte a questo difficile momento, una parte del gruppo boicotta la colazione tipica di queste zone e punta decisa verso un più internazionale Starbucks. Finalmente un bel muffin gigante ad addolcire il risveglio mattutino dei sensi!
Sbrigate le pratiche di check-out in hotel (non senza qualche problema relativo ai saldi delle camere e al pagamento delle colazioni), attendiamo alla pensilina il bus n. 35 che ci riporterà direttamente in aeroporto. Una volta sopraggiunti, l’unico evento degno di nota è stato il febbricitante smaltimento delle monetine che, in Italia, non ci avrebbero riconvertito in euro. Finalmente, dopo una settimana di ricerche, riesco a trovare la paperella con la divisa scozzese che ora, dignitosamente, fa bella mostra nel bagno di casa mia!
Il caldo afoso che ci attende all’aeroporto di Milano Malpensa coglie impreparati noi e il nostro abbigliamento invernale. Ma non sarà certo questa piacevole temperatura a far evaporare la nostra stanchezza e il nostro entusiasmo!
Mentre la Scozia Compilation accompagna il nostro viaggio verso casa, sulle note di questa musica ormai divenuta familiare penzolano, come fossero il prolungamento della nostra memoria, i numerosi ricordi di questa terra incantata e di questo viaggio sorprendente: le pinne dei delfini venuti a portarci il loro saluto, la suggestione di castelli addormentati su promontori inaccessibili, i laghi popolati da creature mostruosamente turistiche, le bellezze naturali di spiagge dimenticate dall’uomo, le turrite e fiabesche architetture delle dimore nobiliari, il fascino leggermente dark dei vicoli di Edimburgo, il suono malinconico e struggente delle cornamuse e, infine, il tramonto del sole che, scendendo oltre il faro, si portò con sé la magia delle nostre faccette incantate.
Tus-operator

I viaggi non finiscono all’aeroporto come succede negli sceneggiati” – Banana Yoshimoto

alcune informazioni /considerazioni/consigli :

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[*]Partecipanti: io, Tinel, Clo, Moira, Maria, Silvia, Ale e Giorgio (che ci ha raggiunti ad Edimburgo).
[*]Durata viaggio: 8 giorni (anche se, effettivi, sono stati 7).
[*]Costo totale della vacanza: 900€ circa a persona. Indicativamente, il totale è così suddiviso: volo A/R 120€ + hotel/B&B 270€ + ingressi/escursioni 120€ + autonoleggio 90€ + varie 300€ (pasti, benzina, parking a Malpensa, souvenir, etc). Ci aspettavamo qualcosa di meno, effettivamente. Però ci siamo concessi qualche ingresso in più nei vari monumenti e qualche cenetta un po’ più “raffinata”… in fondo siamo in vacanza e bisogna sapersela anche godere!
[*]Clima: in diverse guide il periodo da noi scelto (fine aprile 2012) era indicato come ideale in quanto poco piovoso e non ancora intasato dal turismo di massa. Effettivamente siamo stati più fortunati del previsto in quanto il tempo è stato prevalentemente bello. Quasi ogni giorno c’è stato qualche piccolo rovescio ma le nuvole qui si spostano tanto rapidamente che non ci hanno dato alcun fastidio. La temperatura si aggirava di giorno attorno agli 8 gradi, quindi non faceva eccessivamente freddo.
[*]Prenotazioni: abbiamo riservato con largo anticipo i voli, gli hotel/B&B, il noleggio auto, l’escursione in barca a Gairloch e l’Explorer Pass. Noi eravamo un gruppo abbastanza nutrito e non sarebbe stato ideale partire senza indicazioni precise su dove trascorrere la notte. Consiglio comunque, anche per piccoli gruppi, di prenotare precedentemente sia perché di strutture ricettive non ce ne sono molte fuori dai grossi centri turistici e sia perché questo vi permette di scegliere con calma la struttura più di vostro gusto, tenendo presente sia il budget che i pareri espressi da altri viaggiatori.
Costo della vita: non è così alto come si pensa! Gli ingressi ai monumenti sono effettivamente altissimi ma i prezzi dei pasti sono allineati ai nostri e si rientra tranquillamente nei 10-15£ (poi ovviamente dipende dai posti scelti e dal tipo di pietanze ordinate).
[*]Pianificazione del viaggio: come ogni anno, ho organizzato il viaggio e le tappe con largo anticipo utilizzando i racconti di altri viaggiatori pubblicati in internet, le tracce dei tour organizzati e la consultazione dettagliata delle due guide turistiche che preferisco (Lonely Planet, che ci ha accompagnato anche nel viaggio, e Geo Mondadori, comoda per farsi un’idea fotografica delle mete da scegliere).
[*]Orari: per l’organizzazione del viaggio, fate bene attenzione a non trascurare i pessimi orari degli scozzesi! La colazione viene servita solitamente tra le 8.30 e le 9.30 (ma è tranquillamente concordabile con i gestori) e la cena, anche nei grossi centri abitati (forse ad esclusione di Edimburgo), viene servita molto presto. Calcolate come orario massimo di presentarvi per le 19.30 altrimenti rischiate di trovare la cucina chiusa (perfino nei pub). I monumenti aprono solitamente alle 9.30 e chiudono alle 17.00. Diventa quindi difficile fare più tappe nelle stessa giornata ma, se studiate bene i tempi degli spostamenti, guadagnerete sicuramente tempo! Tenete anche presente che qui le giornate sono molto lunghe e che, dopo cena, c’è ancora un po’ di luce per fare due passi.
[*]Cibo: partendo dal presupposto che la cucina italiana è certamente la migliore al mondo, in Scozia non si mangia poi così male. Nei ristoranti e nei pub si trova sufficiente varietà di cibo tale da non obbligarvi a digiunare o a mangiare sempre le stesse pietanze. Oltre alle zuppe, c’è il tradizionale fish&chips (anche se la sera rimane un po’ pesantino), carne e pesce alla piastra o comunque cucinato in modo leggero, hamburger di vario genere e dal gusto decisamente più apprezzabile rispetto a quello dei fast food, spezzatini di carne, etc. Sono un po’ carenti di dolci tradizionali… Peccato, sono la mia passione!!
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