Safari fotografico Tanzania

L’esperienza che una persona può vivere affrontando un safari fotografico in Africa ed in particolar modo in Tanzania è unica nel suo genere, sia dal punto di vista paesaggistico, che da quello delle popolazioni e degli animali. Parto dall’aeroporto di Milano Malpensa con arrivo a Kilimangiaro via Addis Abeba. Dopo circa 12 ore giungo a destinazione, il caldo è soffocante siamo a febbraio e in questa parte della Terra è piena estate. Fuori dall’aeroporto incontro il mio autista che mi guiderà in questo lungo viaggio, parla molto bene l’italiano e mi invita a salire sul suo mezzo, un Land Cruiser 4×4, perché c’è ancora molta strada prima di arrivare a destinazione. Arriviamo al villaggio di Mto Wa Mbu dove pernottiamo per poi ripartire il mattino presto verso il Cratere dello Ngorongoro. Esso si trova a circa 2.236 metri di altitudine ed è la più grande caldera intatta del mondo. È largo 16 chilometri e ha una superficie di 304 chilometri quadrati. Prima dell’alba ci mettiamo in viaggio per arrivare poi verso tarda mattina sulle pendici del cratere. Il panorama dall’alto è molto emozionante, vedere l’interno di un vulcano interamente ricoperto di vegetazione e animali è qualcosa di speciale. Alcuni sostengono che il suo nome derivi dal rumore che fanno i campanacci dei bovini allevati un tempo dai masai al suo interno. Altri asseriscono che il nome derivi da un gruppo di valorosi guerrieri datogo sconfitti dai masai stessi in una battaglia combattuta 150 anni fa. Iniziamo la discesa molto impegnativa e arriviamo in questa immensa pianura circondata a 360° da pareti montuose, sembra di essere in un’arena naturale. Nel suo interno possono fotografare gran parte degli animali presenti nell’Africa Equatoriale (leoni, leopardi, ghepardi, iene, rinoceronti neri, elefanti, ippopotami e zebre). Dopo aver fotografato per parecchie ore scendendiamo lungo i pendii del Ngorongoro dove si possono vedere numerosi villaggi tipici masai, popolazione antica che vive al confine tra Tanzania e Kenya. Come i Samburu, anche i masai appartengono alle popolazioni che a partire dal XVI secolo abbandonarono i pascoli del Sudan meridionale con i loro bovini dalle lunghe corna per dirigersi lentamente verso sud. I masai non hanno mai praticato l’agricoltura perchè, secondo le lore credenze religiose, le distese erbose e i terreni naturali non devono essere lavorati. Secondo la tradizione, un essere superiore avrebbe mandato dei bovini ai masai direttamente dal cielo sulle radici aeree di un ficus. Gli animali costituiscono l’unica ricchezza di questa popolazione. Con l’ingresso nella casta dei guerrieri moran, i giovani masai completano il passaggio all’età adulta. Dopo la circoncisione vivono alcuni anni in un proprio accampamento separato, il manyatta, si lasciano crescere i capelli ed esercitano le proprie doti di guerrieri con varie prove di coraggio come la caccia al leone armati solo di lancia e scudo. Con la cerimonia dell’eunoto si chiude definitivamente il periodo della giovinezza e si compie l’ultimo passo verso l’età adulta. L’avvenimento viene festeggiato per diversi giorni con balli e con la macellazione di un bue. L’abbigliamento, i gioielli e l’acconciatura indicano lo stato sociale dei masai. Un tempo i capi di abbigliamento erano in cuoio; oggi, in molti posti, fazzoletti di cotone colorati e coperte anno rimpiazzato i vecchi scialli, e le tonalità ocra e beige delle pelli bovine sono state sostituite da un rosso chiaro e da altre varietà di colori. I guerrieri moran si distinguono per il loro corpo dipinto di ocra e per i capelli tenuti in forma con argilla e letame. Ci fermiamo a visitare uno di questi villaggi cercando di catturare con la mia fotocamera gli aspetti più particolari e suggestivi tra balli e canti, rimango colpito dai colori dei loro abiti molto saturi. Il blu ed il rosso che sono i colori principali delle loro vesti risaltano molto su sfondi monocromatici come possono essere le loro abitazioni color terra o il giallo dell’erba secca.Continuando la discesa arriviamo nella Ngorongoro Conservation Area dove è possibile incontrare I Big Five. Nei safari in Africa, l’espressione Big Five (i grossi cinque) si riferisce a cinque grandi animali della savana che si suppongono essere i più graditi avvistamenti per i turisti. L’espressione ebbe origine nella cultura del safari inteso come battuta di caccia, e si riferiva ai cinque animali più pericolosi da cacciare e, di conseguenza, ai cinque trofei più ambiti dai cacciatori. L’espressione sembrerebbe essere stata introdotta in Sudafrica, ma è diffusa in tutta l’Africa dei parchi (Tanzania, Kenya, Botswana e Zimbabwe). I cinque animali a cui si riferisce (sia nel contesto dei safari fotografici che di quelli di caccia grossa) sono: bufalo, elefante, leone, leopardo, rinoceronte. Perrnottiamo in un lodge sulle sponde del Lago Ndutu a Nord della Ngorongoro Area. La mattina successiva ci dirigiamo verso il Parco dello Serengheti a pochi chilometri di distanza per osservare la grande mandria di gnu e zebre che in questo periodo dell’anno vengono a partorire. Lo spettacolo della migrazione vale di per se il viaggio, sia per il numero di erbivori sia il seguito di predatori. Dopo essere stato per altri due giorni nello Serengheti a fotografare ghepardi in caccia all’interno della mandria e una femmina di leopardo con il piccolo, ritorno con il mio autista verso la città di Arusha dove a alloggerò per l’ultima notte prima di ripartire, il giorno successivo, per l’Italia.

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