Lanzarote, dove anche il nulla ha il suo fascino.

Le idee non sono chiare e per combattere il grigiore dell’inverno si sogna una meta per le future vacanze.

Egitto, Minorca, Grecia, Portogallo…..l’importante, oltre a stare dentro al budget, è trovare sole, mare e relax.

Iniziano le ricerche, i preventivi….all’improvviso una foto, una frase: ‘La puesta del sol, Lanzarote’.
La luce di quella foto al tramonto mi ha stregato, deciso! quest’anno si andrà a Lanzarote!

Ci accoglie la calima, la sabbia sahariana che, spinta dal vento del deserto, offusca il sole, e un’aiuola all’uscita dell’aeroporto che ci lascia a bocca aperta; non c’è terra, solo graniglia lavica e varie specie di cactus su cui spiccano fiori rossi. Che meraviglia!…ed è solo un assaggio…

Ritiriamo l’auto e iniziamo a scoprire quest’isola, mentre ci dirigiamo al nostro appartamento a Puerto del Carmen.
In quei pochi km trascorsi ci rendiamo conto di essere atterrati su una distesa di lava infinita, nessun albero, nessun animale, solo rocce nere modellate dal vento, arbusti spinosi e fichi d’india.
Un paesaggio aspro ma con contrasti di colore bellissimi.

Il nostro appartamento è alla periferia est di Puerto del Carmen, a un paio di km dal fulcro del paese, in una zona tranquillissima……credo che non saremmo stati così bene se avessimo scelto in pieno centro.
E’ metà pomeriggio e approfittiamo subito della spiaggia di Gran Playa Blanca, a 500 mt dal Tisalaya in cui soggiorneremo.
Una distesa lunghissima di sabbia dorata impalpabile mescolata ad altrettanta sabbia lavica finissima e un mare calmo e trasparente, poca gente, un paradiso!

La calima persiste.
I ragazzi del posto ci dicono che durerà un paio di giorni e noi ne approfitteremo per visitare la maggior parte dei siti culturali-turistici, accompagnati per mano dal grande Cesar Manrique, artista e architetto lanzaroteno.

Sembra di vivere in un mondo in bianco e nero, asfalto grigio, montagne nere, cielo grigio/bruno per la calima.
Spiccano solo i Pueblos.
Le loro casette tutte uguali, bianche,abbaglianti e con gli infissi verde bandiera, sembrano incastonate inquesto paesaggio lunare, hanno giardini di lava con vasi di cactus, fichi d’india e bouganville.
I Pueblos sono tutti molto simili ma le cittadine più belle, per noi, sono Teguise e Puerto del Carmen, mentre Yaiza e Harìa sono le più ‘verdi’ grazie a una quantità infinita di palme (o meglio di chicas) che le circondano e quelle che ci sono piaciute meno sono state Arrecife e Playa Blanca (la cittadina, non la zona omonima delle calette) per la grandezza e il caos che ne consegue.

…iniziamo le visite…

La Cueva de Los Verdes, una grotta derivante dall’eruzione del vulcano Monte Corona, nella quale si possono percorrere due gallerie abilmente illuminate per far risaltare le forme e i colori della lava solidificata, come l’abisso apparentemente senza fondo che si incontra alla fine della seconda galleria.

Los Jameos de Agua, un tubo vulcanico famoso per ospitare una specie di granchio albino e cieco, unico edendemico. In perfetta armonia tra la naturalezza e la creazione artistica, accompagnati da una musica rilassante che ne esalta la magia del luogo.

La Fundacìon Cesar Manrique, una casa-museo, voluta dal popolo dopo la morte del grande artista, in cui ha vissuto, progettandola e costruendola sopra una colata lavica.
Camere con grandi spazi e ampie vetrate inserite nel basalto vulcanico, un gioco di bianco/nero in cui spicca un salotto rosso fuoco o un lampadario arancio brillante. In una delle tante stanze una lingua di lava ‘entra’ direttamente da una vetrata sapientemente costruita. Una vista sul nulla strepitosa!

Parque Timanfaya, un’emozione continua, un paesaggio unico, ancor più apprezzato dal giro in pullman con la guida.
Il parco contiene 25 vulcani, alcuni dei quali ancora attivi. La vasta zona fu colpita da molte eruzione all’inizio del 1700 e del 1800 che cambiarono drasticamente il paesaggio sepolto da lava e cenere. La lava alterna strati neri astrati rosso-ruggine per l’alta concetrazione di ferro, la sabbia hail colore del deserto….intorno il deserto nero.
A fine giro viene dimostrata l’alta attività geotermica e magmatica di questa zona, la paglia prende fuoco dal nulla, le pietre raccolte scottano e l’acqua di trasforma in geyser…e non potevamo saltare il pranzo cucinato sopra una caldera, trasformata in forno da Manrique.

Jardin de Cactus, come accade in tante opere di Manrique (ebbene sì, ancora lui!), la scelta di inserire il giardino all’interno di un vecchio cratere è stata vincente.
L’entrata è stata progettata ad arte, un piccolo labirinto e un oblò nascondono la vista interna provocando un effetto sorpresa che lascia a bocca aperta!
1400 specie di cactus su aiuole di graniglia lavica contrastano piccoli laghetti colmi di ninfee e pesci rossi, uno spettacolo!…..ci ritroviamo a fotografare anche le insegne dei W.C. (indovinate chi le ha realizzate?) e a ridere per l’originalità.

El Mirador del Rio, una finestra sul mondo!….ci siamo tornati più volte (al primo tentativo una nebbia fittissima non ci permetteva nemmeno di scorgere l’insegna), il vento sferzante, playa del Risco ai tuoi piedi, laggiù, di fronte l’arcipelago Chinijo con La Graciosa in primo piano, los Fariones, molto simili a quelli di Capri, su cui le onde dell’Oceano s’infrangono…i pensieri si annientano….

Decisamente turistici, ma raramente affollati, tutti questi luoghi ti lasciano emozioni indelebili, ognuna con caratteristiche diverse.
Manrique ha saputo sfruttare al meglio ogni angolo naturale, trasformandolo in percorsi che appagano la vista e il cuore per il senso di grande rispetto che ha avuto nei confronti della natura e della sua Terra. Anche nelle rotatorie stradali svettano sculture colorate, uscite dal suo genio artistico, come tante banderuole impazzite, che giocano con il vento.

Durante i primi giorni, scorrazzando su e giu per l’isola, abbiamo anche il piacere di vedere la zona di El Golfo, con Los Hervideros e la zona di La Geria con le sue coltivazioni di malvasia.
La promessa che ci saremmo ritornati in giornate meno fosche l’abbiamo mantenuta.

Dopo due giorni, come preannunciato, la calima lascia l’isola.
I colori si fanno accecanti, il mare a tratti azzurro a tratti verde contrasta il nero della roccia, i Pueblos riflettono le loro mura bianche su giardini di chicas e bouganville coloratissime, la sabbia del deserto, dorata, impalpabile…….

Visiteremo molte spiagge durante il nostro soggiorno e in alcune torneremo più volte.

La Santa, con i suoi surfisti e onde altissime.

Famara, una distesa di sabbia del deserto, colorata dalle vele dei kite e windsurf.

Punta Papagayo, con le sue calette riparate dalle correnti. Le più belle, per noi, Playa Papagayo e Playa del Pozo, ma meritano un tuffo e una nuotata anche le altre.

El Golfo, con la sua laguna verde oliva, la sabbia nera e il mare turchese.

Playa de la Montana Bermeja, una caletta di sabbia lavica finissima su cui cercare le olivine, minerali cristallizzati all’interno delle rocce magmatiche.

Charca de la Laja, così come Caleta del Mojon Blanco, vicino a Orzola, sono calette di sabbia bianca finissima (come alle Maldive!) in contrasto con rocce nere e mare turchese trasparente.

Playa Cucharas, lunghissima, dorata, base di molti windsurfisti.

Playa Quemada, con i suoi ristorantini sulla sabbia affacciati sull’Oceano.

Gran Playa Blanca, mare basso, calmo, trasparente che si adagia su questa lunghissima spiaggia dorata dalle striature nere.
Da questa spiaggia, vicinissima al nostro appartamento, si può godere del panorama su Fuerteventura e distinguere nettamente le dune di Corralejo.

La domenica mattina un giretto al mercato di Teguise non può mancare.
E’ vastissimo.
Ogni piazzetta, ogni stradina è invasa di turisti e bancarelle. Chi levita nel nulla appoggiato ad un bastone (almeno è quello che vorrebbe far credere a chi non conosce il trucco), chi canta e suona (benissimo) a cavalcioni di una finestra al 1° piano, chi si improvvisa giocoliere…….ci si perde in questa moltitudine, ma ci colpisce una bancarella e non diciamo di no. Ci offrono uno spiedino di ‘carne’ di cactus cotto alla brace, una tapa decisamente originale!

Non ci perdiamo neanche la ‘comida tipica’, lapas con mojo verde, vieja a la parrilla, grigliate di pesce fresco o carne, vino blanco y tinto, sangria y rum miel, tantissime tapas accompagnate da altrettante cañas.
I luoghi in cui pranzare o cenare li scegliamo a caso, senza meta, c’è l’imbarazzo della scelta ed è sempre tutto buonissimo ed abbondante, compreso l’Oriental World a Puerto del Carmen, un ristorante thai-cino-giapponese sempre pieno. Anche al Tropicana, sempre a Puerto del Carmen, cucinano molto bene, bissiamo, ne valeva proprio la pena.

Una vacanza che ha lasciato nel nostro cuore tante emozioni, forti contrasti in un paesaggio ostile alle forme di vita ma che la popolazione ha saputo sfruttare al meglio, basti pensare alle coltivazioni di malvasia a La Geria……..rimane il rammarico di non essere scesi a Playa del Risco (ma con 40° e 3km di sentiero al ritorno in salita, non ce la siamo sentita) e l’Isla de La Graciosa (il forte vento e le onde decisamente alte in quel braccio di mare ci hanno fatto desistere)…….un motivo per mettere Lanzarote nei posti da rivisitare.

Ale & Cris

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Ci sono 18 commenti su “Lanzarote, dove anche il nulla ha il suo fascino.

  1. proprio vero :ok: di quel nulla Lanzarote ne ha fatto il suo personalissimo fascino
    un isola che incanta , ti rimane sempre qualcosa da vedere , un motivo per ritornare ….
    la prossima volta anch’io voglio andare alla Graciosa :serenata:
    le foto ???

  2. Anche a me Lanzarote è rimasta nel cuore, e ricordo molto bene la nebbia fittissima che non ci aspettavamo affatto di trovare e chi ci ha impedito di proseguire verso il Mirador perchè sulla strada c’era visibilità zero.. un luogo con tanti aspetti diversi e tutti interessanti!

  3. Complimenti, bel riassunto…. entrambi abbiamo avuto la medesima reazione in merito a:

    [FONT=Century Gothic]”Jardin de Cactus, …… uno spettacolo!…..ci ritroviamo a fotografare anche le insegne dei W.C. … e a ridere per l’originalità.”[/FONT]

    Peccato per il mare mosso e la rinuncia alla Graciosa e quindi anche all’altra isoletta di cui avevi chiesto info…… per la prossima visita?
    Per l’album attendo di visionarlo, grazie se mi avviserai quando pubblicato.

  4. Skizzo wrote:
    …intanto La Graciosa mi attende, Alegranza invece ho scoperto essere privata e visitabile solo su prenotazione :rose:

    ed anche noi attendiamo il prossimo diario e/o video de la Graciosa, se e quando potrai.
    Complimenti!!

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