Marocco – 2013

 1-settembre Italia-Marrakech Con il volo AT 0941 della Royal Air Maroc arriviamo a Casablanca e poi con il volo AT 0413 della stessa compagnia  a Marrakech alle 2335 ora locale. Dall’ aeroporto di Menara trasferimento in albergo, l’ Atlas Asni, situato centralmente sulla rinomata Avenue de France, nel quartiere residenziale dell’ Hivernage.  Incontriamo il resto del gruppo della “FRANCOROSSO” e la nostra guida Abi che sarà con noi per tutto il viaggio. (sappiamo che è un ottimo professionista) Data l’ ora….cena fredda.   2 settembre-Marrakech-Ounagha-Essaouira-Safi (305 km)  

P1 Oggi ci aspettano 305 km! E’ solo un assaggio delle distanze che percorreremo in Marocco…..Lungo la strada, la R207, una sosta ad Ounagha per una visita ad centro di lavorazione dell’ olio di Argan. Soprannominato oro del deserto per il suo colore, è prodotto solo in Marocco, con metodi antichi, da donne che si tramandano i gesti di generazione in generazione, lontano da ogni processo meccanizzato. Si ottiene dal frutto di un albero, l’arganier, che cresce solo nel Sud Est del Paese nordafricano, talmente radicato nella vita quotidiana delle popolazioni rurali da essersi circondato di leggenda. L’olio di argan nasce da un processo che si svolge interamente a mano con passaggi delicati che richiedono grande abilità e manualità, gesti tramandati da madre in figlia per trattare e lavorare le bacche dell’arganier di colore verde o giallo, nelle quali si trovano mandorle da cui viene estratto l’olio. Tra giugno e settembre le donne si riuniscono per la raccolta e l’essicazione, che può durare dai quindici giorni a un mese, per passare poi alla frantumazione delle mandorle. È il momento dell’ asslay, la torrefazione sul fuoco, seguita dalla macinazione, grazie a una mola di pietra chiamata azerg. (Bianca tenta di emulare le lavoratrici..) L’ amalgama ottenuta viene quindi lavorata e impastata con l’aggiunta di un po’ d’acqua, fino a ottenere l’olio. Il residuo della spremitura viene modellato in piccoli impasti tondeggianti mentre l’olio viene filtrato e confezionato in piccole bottiglie di vetro. Il residuo, ricco di principi attivi, viene impiegato nella fabbricazione di prodotti cosmetici, mentre l’olio viene raccolto in un serbatoio, lasciato decantare due o tre giorni e successivamente filtrato fino a raggiungere una purezza perfetta. Utilizzato da più di mille anni dalle donne per proteggere le mani, il viso e il corpo dalle aggressioni del vento, del sole e della sabbia del deserto, l’olio di argan è fonte inestimabile di elementi benefici. Bianca acquista alcuni prodotti, cosmetici e……curativi! Proseguiamo sulla R207 per Essaouria.   Essaouira Essaouira è sicuramente la più famosa delle località balneari marocchine della costa atlantica, oltre ad essere una città ricca di grande fascino: splendida la sua medina, dal 2001 parte del patrimonio culturale mondiale sotto la protezione dell’Unesco. e la Kasba, la cittadella fortificata che difende il porto. La città si affaccia sulle isole Porporine, che la proteggono dalla furia dell’oceano. Essaouira ha antiche origine, ed in passato era una città fortezza; il suo nome in arabo significa infatti muraglia. Cui buttiamo nella mischia tra le bancarelle, anche se è un’esperienza inebriante e stressante al tempo stesso! Una volta, questo splendido villaggio di pescatori era noto come Mogador, successivamente il villaggio divenne un porto importante. La città prese inizialmente il nome da un Santo musulmano, Sidi Mogdoul. Trascritto in portoghese il nome si trasformò in Mogador. Il porto venne poi rinominato Essaouira, nome che deriva da Souira che significa “Piccola Fortezza. Bellissima tutta la zona del porto, con decine di bancarelle di pesce e crostacei freschi cotti alla brace. Molto suggestiva la parte più a nord di Essaouira, dove ci sono i bastioni e lo Skala de la Ville: lungo il camminamento ci sono tutti cannoni in fila e arrivati al  bastione nord dal cui terrazzamento, dove vennero girate alcune scene dell’ Otello di Orson Welles, si gode di una splendida vista sull’ oceano, bellissimo da ammirare… ma per noi un bagno lì è inconcepibile per la temperatura gelida dell’ acqua!  Intervallo con  un  pranzo naturalmente a base di ottimo pesce e riprendiamo  la visita della città. La principale arteria cittadina è la avenue de l’ Istiqlal e poi…stradine, stradine e stradine dove alla fine è sorprendentemente semplice orientarsi. Fondamentalmente il centro è diviso in tre parti: il quartiere ebraico Mellah, la  Medina e la Kasbah. Il centro (la medina) è fatto di stradine intricate, case imbiancate a calce, piazze belle e tranquille, piccoli laboratori artigiani. Bellissima poi la kasbah, piena zeppa di negozi e di bazar, dappertutto piazze, piazzette e mercati, davvero caratteristico..!  Mare, vento, storia, bella gente, medina stupenda, Essaouira l’ abbiamo trovata bellissima. Ci rimettiamo in viaggio sulla N1 per Safì dove arriviamo in serata al nostro albergo, il Golden Tulip. Primo impatto, peraltro positivo, con la cucina marocchina. Ottima!

3 settembre-Safi-Oualidia-El Jadida-Casablanca (220 km)   Safì Situata all’incirca a 100 km a nord di Essaouira, Safi è una città del Marocco centroccidentale, nella regione di Doukkala-Abda, affacciata sull’Oceano Atlantico. Importante porto fin dal XVI sec, la città è oggi un centro industriale e uno dei maggiori centri specializzati nella lavorazione delle sardine. Città in rapida espansione, ha una bella medina, che visitiamo, e reca tracce del suo passato portoghese.   Oualidia Oualidia è un paesino pittoresco affacciato su una spiaggia favolosa. Dal punto di vista paesaggistico la posizione di Oualidia è grandiosa è infatti posta su una collina, di fronte ad una vasta laguna che si riempie e si svuota a seconda delle maree. Due isolotti la proteggono dalle onde dell’Oceano che riesce ad entrare all’interno della laguna solo da due strette aperture. All’interno l’acqua è calma come praticamente in pochi altri posti in Marocco. Una spiaggia a mezzaluna e banchi di sabbia che appaiono e scompaiono con la marea completano il quadro. Sembra un posto idilliaco. Lo è per il bellissimo panorama che si ha dall’alto del paese guardando verso il mare e per la passeggiata che si può fare sulle selvagge dune del cordone esterno della laguna. Una delle esperienze più spettacolari di tutto il Marocco atlantico. La spiaggia di Oualida è senz’altro carina ed è vero che l’acqua è calma ma nello stesso tempo il mare all’interno della laguna rimane sempre freddo e non invoglia particolarmente a grandi nuotate. Vi sono allevamenti di ostriche, le migliori del Marocco si dice. Il ristorante dove consumeremo il pranzo è situato a pochi metri dalla spiaggia ed io noto persone del posto che noleggiano barche per un giro sulla laguna. Ci catapultiamo a prenotarci seguiti da altri turisti del nostro gruppo.  Si incontrano gruppi di cormorani ed altre specie di uccelli variopinti. Su un promontorio si staglia la residenza reale estiva del sovrano Mohammed V. Inutile dire che il pranzo, a base ovviamente di pesce, è squisito!   El Jadida El Jadida, l’antica città di Mazagan, è un’elegante e raffinata città del Marocco, dichiarata dall’UNESCO nel 2004 patrimonio dell’ Umanità. Furono i portoghesi, durante il periodo della loro dominazione dal 1506 fino al 1769, ad edificare questa città fortificata inizialmente dotata di cinque bastioni. Oggi ne rimangono solo quattro dei quali i più visitati sono il bastione dell’Angelo, da cui si gode una splendida vista sulla città e il bastione San Sebastiano che conserva un’inquietante cappella dell’Inquisizione. Risalendo la via principale di El Jadida si trova la cisterna portoghese. Caduta nell’oblio, fu riscoperta per caso nel 1916. Costruita nel 1514 dai Portoghesi, questa sala sotterranea è forse servita da arsenale o da magazzino prima di essere trasformata in cisterna per resistere agli assedi. Questo deposito che si affaccia sull’acqua permise la fuga dei Portoghesi nel 1769. Un pozzo di luce illumina il centro di questa sala sotterranea sostenuta da cinque file di colonne. Un magnifico scenario dove sono stati girati film quali Otello di Orson Welles o Harem di Arthur Joffé. Ad aspettarci c’ è la guida locale, un arzillo vecchietto che in francese ci illustra in modo erudito e nei minimi particolari la storia del sito. Purtroppo notiamo con disappunto che il paesaggio verso sud è deturpato da un  complesso chimico e da una raffineria di petrolio a ridosso del colossale Port de Jorf Lasfar. Si prosegue sulla N1 per Casablanca. Cena e pernottamento all’ Hotel Kenzi Basma.   4 settembre-Casablanca-Salè-Rabat (100 km) Casablanca È una città moderna, senza un particolare patrimonio storico in, cui accanto ai grandi palazzi di architettura moderna, sorgono gruppi di misere abitazioni. Casablanca venne fondata nel 1575 come “Casa Branca” (“casa bianca”) dai portoghesi, che avevano distrutto la città di Anfa, che sorgeva nello stesso luogo, nel 1515. I portoghesi infine abbandonarono la città nel 1755, dopo l’aumentare degli attacchi da parte delle tribù musulmane circostanti. Nel 1911 passando il Marocco sotto protettorato francese il governatore Lyautey si adoperò per la valorizzazione dell’economia di Casablanca ove già nel XIX secolo la popolazione dell’area cominciò a crescere considerevolmente con l’aumentare del traffico commerciale marittimo. Casablanca fu costruita nel 1906 e aveva una popolazione di 20.000 abitanti. Oggigiorno qui si svolgono tutte le attività tranne quelle amministrative Da allora le cose sono profondamente cambiate. L’attuale popolazione è di circa 3 milioni di abitanti e Casablanca sembra una città dell’Europa del sud.. Casablanca fu un importante porto strategico durante la seconda guerra mondiale. (Ricordate il famoso film con Ingrid Bergman e Humphrey Bogart?) A Casablanca si trova la Moschea Hassan II, la seconda al mondo per dimensioni (dopo la Moschea della Mecca). Il suo minareto alto 210 metri, è il più alto del mondo e compie anche le funzioni di faro laser orientato verso la Mecca visibile dfa oltre 30 km. Venne costruita su progetto dell’architetto francese Michel Pinseau per celebrare il sessantesimo compleanno di Re Hassan II del Marocco, e venne completata nel 1993. Sorge in parte sull’oceano, occupa 90.000 metri quadrati, può ospitare fino a 20.000 fedeli che salgono a 80.000 col piazzale antistante ed è ricca di marmi di diversi tipi e di splendidi lampadari. Contiene anche una medersa (scuola coranica) con biblioteca e sale per conferenze, nei sotterranei ci sono sale per abluzioni e autorimesse. La visita la effettuiamo alle 9 di mattina sotto consiglio della nostra guida per non trovare troppa folla. L’ impatto visuale ci lascia esterrefatti! E’ un inno all’ architettura e all’ arte decorativa marocchina, ricca di stucchi, piastrelle zellij, ornamenti in cedro dipinto e particolari in marmo, onice e granito. Le sale delle abluzioni, che ospitano 41 fontane, è un gioiello architettonico. Due mezzanini sopraelevati sono riservati alle donne: la lavorazione “moucharabi” (legno intagliato e dipinto) è eseguito con una finezza straordinaria. Ci dicono che vi hanno lavorato 2500 operai e 10000 artigiani dal 1987 al 1993. La sala delle preghiere è coperta da un tetto apribile del peso di 1100 tonnellate che si apre in 5 minuti, che permette ai fedeli di legarsi ad aria e terra completando con la vicina acqua del mare la palette degli elementi naturali aggiungendo il fuoco rappresentato da 50 lampadari in vetro di Murano del diametro di 10 metri! Si dice….. che sia costata circa  2000 miliardi di euro! Fra le tante foto fatte quelle più belle le scatto ad un gruppo di donne fuori dalla moschea, ovviamente a loro insaputa…… Arriviamo a Place Mohammed V un valido esempio dell’ architettura in voga durante il protettorato francese. La Prefecture, le Palais de Justice, le Consulat de France, le Cercle Militaire e l’ Ufficio postale combinano la monumentale architettura francese con la sobrietà moresca. La medina vecchia con le sue stradine strette e tortuose è cinta da mura del XVI secolo contrasta con la città moderna. C’è anche una medina nuova (Quartier Habous) costruita dal 1923 in vicinanza della città europea per dare una soluzione al problema dell’inurbamento cerca di riprodurre in chiave architettonica più moderna ma basata su quella tradizionale, l’ambiente delle medine delle città marocchine con i souk, le botteghe artigiane, i negozi di souvenir per i turisti. Il Mahakma du Pacha o Pacha di Palazzo di Giustizia è un edificio parlamentare che ospita la Corte di giustizia e funziona anche come una reception privata per funzioni pubbliche. I turisti spesso indicati nella speranza di visitare questo monumento, ma perché è ancora in uso, è spesso difficile per ottenere l’accesso. La costruzione di questo edificio iniziò nel 1948 e fu completata nel 1952. Lo stile architettonico è decisamente moresco e all’ interno scopriamo belle decorazioni in stucco cesellato, mosaici policromi a disegni geometrici. A Casablanca sorge anche una chiesa cattolica: la chiesa di Notre Dame de Lourdes costruita nel 1953-56 il cui motivo di interesse è dato dalle vetrate di Gabriel Loire, maestro vetraio di Chartres che rappresentano temi mariani. Il pranzo, sempre a base di pesce,lo consumiamo in un favoloso ristorante sul mare: il Club Val d’ Anfa, situato in una zona di lusso creata negli anni 20 quale la Corniche d’ Ain Diab. Dopo il pranzo si prosegue per Rabat ma prima si visita Salè che si trova sulla riva destra del fiume Bouregreg quindi più a nord della capitale.   Salé Capoluogo della prefettura omonima, nella regione di Rabat-Salé-Zemmour-Zaer, è situata sul fiume Bouregreg, nelle vicinanze della capitale Rabat alla quale e’ collegata mediante il ponte Hassan II, costituendo un agglomerato che supera il milione e mezzo di abitanti. Durante il Medioevo era un porto fortificato e condivise la lucrosa attività della pirateria con la vicina rivale Rabat con la quale entrò in conflitto. Quando la pirateria venne eliminate nel XVIII sec., la città iniziò il proprio declino, riprendendosi nel XIX sec. La nostra visita si limita alla Medina dove lungo la via principale Bab el-Khebbaz si trovano la Kissaria e i suk, pieni di negozi di artigiani e commercianti. Anche se sembra alquanto strana come visita, ma la vista del cimitero di Sidi Benachir ci lascia pieni di ammirazione per la sua semplicità ed il suo decoro. Salè è quindi il sobborgo di Rabat, ma molto meno lussuosa: per questo Salè è chiamata “terra dei subordinati”. Lì ci vivono gli artigiani e i ranghi esclusi delle cariche di quadri amministrativi.  Molto più economica per quanto riguarda le spese quotidiane soprattutto alimentari, sta diventando il luogo che i turisti  raggiungono più facilmente. Nel 2006 è iniziato un progetto del valore di 5,1 miliardi di dollari americani che ha lo scopo di valorizzare la valle del Bouregreg e di Salè, oltre che della sistemazione della zona costiera della capitale. In serata siamo a Rabat presso l’ albergo Oumlil.     5 settembre-Rabat Rabat Rabat è la capitale del Marocco, con circa 600.000 abitanti. La città è situata sulla costa dell’Oceano Atlantico tra Casablanca e Tangeri, sulla sponda sinistra del fiume Bouregreg,  di fronte alla città di Salé. Rabat è la sede del Governo marocchino e il centro principale della cucina tradizionale e dell’architettura. La storia di questa città inizia in epoca molto lontana, già colonia fenicia e romana, il suo antico nome era Sala Colonia, nome ancora conservato dalla città gemella di Salè, e che ha origine da quello con cui veniva chiamato il fiume su cui sorge. Prima tappa una veloce visita (esterna ) del Palazzo Reale abitato da circa 2000 persone che sorge su un sito di una residenza reale del XVIII sec. Oggi il complesso ospita anche la Moschea El-Fas e persino un ippodromo. Ci spostiamo al Mausoleo dedicato a Mohammed V, il sultano, considerato un eroe moderno, che portò il Marocco all’indipendenza nel 1957; a lui sono inoltre dedicati molti altri luoghi simbolo della città. Proprio a pochi passi dal Mausoleo rimangono le tracce di un progetto spazzato via da un terremoto nel 1755, che avrebbe dovuto essere, secondo le intenzioni del re Yacub el-Mansour, un’immensa moschea, la più grande dell’Islam. Di questo mirabile progetto sono ancora visibili pilastri ed altri ruderi ma soprattutto l’ imponente torre di Hassan, che doveva essere un minareto alto oltre 80 metri; attualmente ne rimangono solo 44, ma più che sufficienti a rendere l’idea della magnificenza e del re che, grazie alla rampa elicoidale interna, sarebbe salito fino in cima direttamente in groppa il suo cavallo. In un certo senso la torre ricorda la splendida Giralda di Siviglia, ora campanile della cattedrale della città andalusa. Le mura di Rabat Alla fine del XII secolo fu costruita dagli Almohadi una imponente cinta a protezione dei lati sud e ovest della città. La cinta era composta da due lunghi muri rettilinei di una lunghezza complessiva di più di 5 chilometri, di uno spessore di più di due metri e di un’altezza media di più di otto metri. In questo modo fu protetta un’area di circa 120 ettari, che comprendeva la piana che domina la necropoli di Chellah  per garantire la difesa della città inferiore. All’inizio del XVII secolo, i rifugiati musulmani scacciati dall’Andalusia si trasferirono nella kasbah e in una parte dell’area cinta dagli Almohadi, delimitandola con una nuova muraglia. Rettilinea e affiancata da torri, la muraglia andalusa che si estendeva per oltre 1400 metri, era in media alta 5 metri e spessa un metro e mezzo. All’inizio del XIX secolo fu costruito un nuovo bastione esterno, per una lunghezza totale di 4300 metri. Esso prolungava a sud le mura di cinta almohade, e le superava ad ovest fino all’oceano Atlantico, racchiudendo così un’area di oltre 840 ettari. Questa fortificazione era alta in media 4 metri e spessa circa un metro. Come ogni città araba, la medina (il mercato, di solito situato nel centro storico) è uno dei cuori pulsanti della città. La Medina di Rabat risale al XVII secolo e, anche se meno interessante di quelle di Fès, Meknès o Marrakech, merita di essere visitata. Entriamo nella Medina dove si trovano spezie, tappeti, artigianato vario, il tutto reso ancor più pittoresco dalla singolare e ordinata griglia di strade da cui è composta. Girando tra i vari suq non siamo assaliti dai commercianti, come avviane praticamente ovunque nelle altre città, e soprattutto si avverte lo spirito cosmopolita della gente di questa città. La via più caratteristica è la Rue Souika, dove numerosi sono i negozi di alimentari, spezie e di altri generi. Alla fine della via si raggiunge la zona della Grande Moschea. Da qui si prosegue per la Rue des Consuls e si arriva nel Souq as-Sebbat dove numerose sono le botteghe degli orefici. Oltre la Rue des Consuls si trova il mercato delle pulci dove è possibile, aiutati dalla pazienza e dalla fortuna, trovare qualche pezzo interessante. Ma il vero gioiello è la kasbah, parte antica della città che sorge all’interno del vecchio ribat. Essa domina il fiume e l’oceano dall’alto della rupe sulla quale si trova, ma soprattutto è suggestivo entrarci dalla poderosa monumentale porta Bab Oudaia, per trovarci immersi in strade strette e case tinteggiate a calce bianca e celeste. In queste strade, oltre alla Moschea, si trova pace e tranquillità ma anche un ottimo ritrovo , il Café Maure a picco sul mare, dove gustiamo un ottimo tè alla menta e dolci locali. Ci spostiamo verso sud per visitare la necropoli di Chellah. La necropoli di Chellah La necropoli di Chellah è una delle più belle necropoli del Marocco. Nasce sopra ad un insediamento romano nell’antica città di Sala, a suo volta eretta sulle rovine di un villaggio cartaginese. Il sito archeologico contiene le rovine merinide di una necropoli con varie tombe a cupola e i resti di una moschea con a fianco un bel minareto. Il sito è reso ancora più suggestivo per la presenza di uno stagno, considerato sacro, e per il vociare stridulo di migliaia di cicogne che vivono sugli alberi e sulle rovine di questa magnifica città in rovina, che rendono ancora più particolare un paesaggio così insolito. Siamo accolti da un pittoresco personaggio che danza al suono di un tamburo che percuote lui stesso. Stimolato e memore della mia giovanile attività musicale di batterista mi unisco al marocchino in una inaspettata performance! Dopo il pranzo in un suggestivo ristorante “moresco” ci mettiamo in viaggio per Fès con soste a Volubilis e Meknès.   6 settembre-Rabat-Volubilis-Meknès-Fès (290 km) Volubilis Volubilis (Walili) è un sito archeologico romano, situato ai piedi del monte Zerhoun, a 27 km a nord di Meknes che si estende per circa 40 ettari solo parzialmente scavati. È il sito archeologico più noto del Marocco ed è inserito nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Ammiriamo resti imponenti quali la basilica che presenta due esedre contrapposte, il capitolium dei Severi (nel Foro), templi risalenti al I secolo, l’acquedotto e le terme. Poco prima dell’ingresso ovest si trova un imponente arco di trionfo costruito da Marco Aurelio Sebastiano in onore di Caracalla e di sua madre Julia Domna, come testimoniano i loro nomi scolpiti sul frontone. Proseguendo verso sinistra (in direzione SSO) dopo il Foro e la basilica più a sud si giunge ai bagni pubblici. È caratteristica la presenza in numerose case di frantoi e vasche per la produzione dell’olio d’oliva. Sono riconoscibili quattro porte, la principale delle quali, collegata alla strada proveniente da Tangeri, immette nel decumanus maximus che prosegue fino all’ingresso ovest. Lungo il decumano si trovano i resti di numerose case decorate con mosaici policromi, alcuni dei quali in ottime condizioni di conservazione. Tra i più importanti quelli situati nella casa di Orfeo (Orfeo con lira che incanta gli animali, Anfitrite su biga trainata da ippocampo, i nove delfini), nella casa del corteo di Venere e nella casa delle colonne. Io e Bianca siamo oggetto di uno scherzo fatto dalla guida locale…….Il video fatto per l’ occasione è più efficace di altre spiegazioni….(Vedi su Youtube “Carlo Amato channel”: Viaggio in Marocco 2013, seconda parte) Si prosegue per Moulay Idriss.     Moulay Idriss Moulay Idriss è una città e un importante sito religioso nel nord del Marocco. Per molti secoli è stato un luogo di pellegrinaggio, grazie alla tomba del fondatore della città, Moulay Idriss el Akhbar, un discendente del profeta Maometto. Moulay Idriss è considerata la più sacra città del Marocco con il santuario di questo santo facendolo essere il luogo del più grande pellegrinaggio del paese e si riempie di marocchini di tutti i ceti sociali per il moussem annuale a fine agosto. La città è stata aperta ai non musulmani da oltre 70 anni anche se non possono entrare nel santuario. Una trabeazione in legno posta all’ ingresso, sotto la quale i fedeli passano curvandosi, ne indica lo status di terreno consacrato o horm. Nel 2005 il governo marocchino ha deciso di consentire i locali di convertire le loro case a pensioni e cominciano a consentire ai non-musulmani di dormire durante la notte nella città, cosa che fino ad allora era stato vietato. La città è anche famosa per la sua “torrone” che viene venduto sulle bancarelle intorno alla piazza e vicino alla moschea che ha l’unico minareto cilindrico in tutto il Marocco. E proprio nella piazza vediamo le varie sfumature di questo popolo, gli asini e i muli usati come mezzo di trasporto delle merci (e delle persone), i colori degli abiti delle donne e gli odori delle spezie. Ci rimettiamo in viaggio per Meknès. Meknès Un primo insediamento della città di Meknès fu fondato nel X secolo sul fiume Boukefrane dalla tribù berbera dei Meknassa, in una zona rigogliosa coltivata ad olivi, legumi e fichi. Durante i regni degli Almoravidi, Almohadi, Merinidi, Wattasidi e Sadiani conobbe alterne vicende di declino e rinascita: fu più volte saccheggiata, rasa al suolo e ricostruita. Il periodo d’oro coincise con la sua elezione a capitale del Marocco nel 1672, sotto il regno di Moulay Ismail, suo benefattore, che reclutò maestranze e schiavi per costruire monumenti grandiosi: mura, bastioni, porte monumentali, immensi granai, scuderie ed un fastoso palazzo che ospitava il suo famoso harem (pare che avesse circa 500 mogli e concubine e più di 800 figli). Solo un sogno di Moulay Ismail rimase incompiuto: quello di riuscire a completare il perimetro delle mura, ben conservate, che circondano la Medina. Alla morte del sovrano, Meknès conobbe un periodo di decadenza, perse il ruolo di capitale, trasferita a Fès e Marrakech. Oggi la città ha più di mezzo milione di abitanti ed il centro storico, per il suo fascino, è stato inserito nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Si inizia la visita da Piazza el-Hedim (piazza della demolizione e del rinnovo) che fa da spartiacque tra la Medina, la Mellah (ghetto ebraico posto ad ovest) e la Città Imperiale. Nella zona centrale si trova una splendida fontana, però sempre spenta; tutt’intorno ci sono molti negozi di barbieri dalle insegne carine e particolari. Un tempo, come piazza Jama el Fna a Marrakech, era luogo di ritrovo per artisti da strada, caratteristica da mille e una notte un po’ persa in questi ultimi anni. Da el-Hedim si coglie in tutta la sua bellezza e maestosità dell’imponente porta Bab el Mansour, una delle più importanti del Nord Africa, che prende nome dall’architetto che la edificò, un cristiano convertito all’Islam che godette di grande prestigio presso la corte di Ismail. La porta, dalla quale si accede alla Città Imperiale, è un adattamento dello stile classico almohade con aggiunte decorative di stili diversi; è realizzata con piastrelle bianche alternate con vari tipi di verde luccicanti al sole. Accanto al Bab Mansour c’è la piccola porta, Bab Jemaa en Nouar, dello stesso stile e fascino orientale, come la Bab el-Jedid, presso la quale vi sono le piccole botteghe dei commercianti di strumenti musicali. A Nord di el-Hedim si trova la Medina vecchia, vero cuore pulsante della città, ricca di colori, sapori, suoni ancestrali. Come tutte le medine del Marocco, è disseminata di souk e bazar divisi in zone a seconda della merce in vendita, dalla falegnameria ai tessuti, dall’henné ai tappeti. Nel souk delle spezie, cocuzzoli di peperoncino e collinette di zafferano spiccano dai variopinti banchetti che vendono di tutto: olive, cannella, arance, perfino camaleonti usati come insetticidi naturali. Nel souk Sekkakine spicca il bollitore tradizionale dal buffo manico; in quello Bezzazine cesti di vimini intensamente profumati creati da abili mani artigiane. Al centro della Medina si erge la medersa Bou Inania, fondata intorno al 1350 dal sultano merinide Abou El Hassan, cui si deve anche la Chellah di Rabat. Sull’unico cortile interno si affacciano le stanzette degli studenti con eleganti divisori in legno di cedro finemente intagliato. Le pareti sono decorate anche con zellij. Ottenuto il permesso di visitare alcune celle, si può salire sul tetto della medersa dal quale si gode un suggestivo panorama sulla Grande Moschea e sui tetti in tegole verdi, tipici di Meknès. Dentro le mura trovasi la Koubba El Khayatine, un tempo sala di ricevimento degli ambasciatori presso la corte imperiale. Poco più avanti, attraverso una ripida scalinata, si raggiunge la Prigione degli schiavi cristiani, spesso impiegati nella realizzazione dei megalomani progetti dei sultani e, da morti per gli stenti, sepolti nelle mura in costruzione. Il monumento più importante della Città Imperiale è l’Heri As-Souani vicino al complesso Dar el-Ma (Castello d’acqua), noto come “Le scuderie di Ismail”. Trattasi di enormi magazzini e granai dagli alti soffitti e dai muri spessi tre metri, nei quali venivano ammassati i viveri in caso di assedio o per i periodi di carestia; e scuderie, pare, per ben 12.000 cavalli. Nei sotterranei erano in funzione impianti idraulici per avere acqua in ogni ambiente. Purtroppo gran parte degli edifici, costruiti con un impasto di terra e calce, assai friabile, hanno subito l’incuria del tempo, per cui possiamo soltanto intuirne l’antico splendore. Intatto è invece l’Agdal Souani, il vasto bacino rettangolare che si estende davanti ai granai per 4 ettari e che serviva da serbatoio per l’irrigazione. Ora é meta di svago dei giovani di Meknès. Dalle Scuderie di Ismail si giunge al vicino Mausoleo di Moulay Ismail, inaugurato nel 1677 e considerato dai musulmani, soprattutto dalle donne, come luogo che porta baraka (buona sorte). Visitabile anche dai non islamici, come tutti gli edifici sacri arabi ha le pareti ricoperte di stucchi e mosaici che riproducono brani del Corano e disegni geometrici; i pavimenti ricoperti dagli stupendi tappeti di Meknès e fontane di marmo cesellato. La bellezza degli zelij e degli stucchi è notevole in tutte le aree del palazzo che si compone di una serie di cortili e stanze che culminano nel santuario vero e proprio in cui è sepolto il sultano. La Città Imperiale conserva anche le vestigia di altri monumentali palazzi voluti da Moulay Ismail: quelle di Dar el-Kobira, primo palazzo eretto dal sultano, che contava due moschee e più di venti padiglioni. Poi il Dar el-Makhzen, sopravvissuto fino ad oggi e diventato residenza reale minore (se ne intuisce la maestosità dai portici a cielo aperto), perciò non visitabile. Il Museo delle arti marocchine, sito nel palazzo Dar Jamai risalente al XIX secolo, merita una visita: contiene manufatti di ogni genere, in particolare quelli che hanno contribuito alla fama di Meknès: ceramiche, ricami (eseguiti dalle suore della locale chiesa di San Francesco), cofanetti, moucharabieh (grate realizzate con listelli di legno sovrapposti così da creare fori romboidali e dalle quali si può osservare senza essere visti) superbamente dipinti, Tappeti del Medio Atlante (in particolare quelli della tribù di Beni Mguild dalle complicate geometrie) e creazioni in “damaschinato”, una pratica tradizionale attraverso cui un filo d’argento o d’oro viene battuto su un oggetto in ferro da decorare poi posto in forno ove acquista il tipico colore nero. Davanti al museo si erge una bella fontana, punto d’incontro delle donne. Verso Fes, dove arriviamo in serata e alloggiamo all’ Hotel Barcelò.   7 settembre-Fès Capitale dell’artigianato marocchino, Fes vanta con orgoglio una grandissima tradizione nelle attività della ceramica, del legno e del cuoio. In questa città sembra di respirare un’aria medievale. Pur essendosi adattata alla vita moderna, Fes è stata capace di non perdere nulla delle sue tradizioni, e lo stile di vita dei suoi abitanti non è cambiato molto dal XIII secolo anche se è legata alle sue radici francesi. La struttura di Fes è molto semplice, una medina marocchina separa le due città Fes el Vali (vecchia Fez) e Fes el Djedid (nuova Fes) da Ville Nouvelle. Fes el Djdid è un posto bellissimo, ricco di palazzi reali e favolosi giardini. Fes el Vali è molto caotica, ci sono tanti mercati, vicoli, per fortuna abbiamo una guida altrimenti rischieremo di perderci anche perché tutte le indicazioni stradali sono scritte in arabo.

La vecchia medina, chiamata Fès el-Bali (vecchia Fes) è una delle aree pedonali più estese del mondo, la città costruita nel medioevo è un enorme labirinto di stretti vicoli dove non ci sono macchine. Da allora sembra che il tempo non abbia cambiato le cose più di tanto, la città vive nel passato, quasi come se fosse un museo all’aria aperta. Per questi motivi Fès el-Bali è stato riconosciuto patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Gli itinerari turistici dei souk (mercati o mercatini) sono ben segnalati da cartelli stradali e consentono un primo approccio amichevole con la medina, prima di passare all’esplorazione profonda del labirinto, dove perdersi è praticamente scontato. I souk sorgono su strette strade che si intrecciano come in una rete, spesso hanno coperture per proteggere dal sole. Abbiamo  visto venditori di galline vive, petali di rose e teste di capra e vetrine con esposte dentiere….. Il souk dei conciatori Il sito si trova a Wadi Fes ed è caratterizzato da odori acri, ma è decisamente affascinante perché permette di vedere tutto il dietro le quinte del mondo della conceria. Ci viene consegnato un rametto di menta prima di entrare in questo quartiere: deve essere annusato quando gli odori della lavorazione della pelle diventano troppo nauseabondi. Le concerie di Fes sono rinomate in Marocco. Showara, la più importante, è divisa in 2 aree: quella delle vasche di ammoniaca bianche, usate per il primo trattamento delle pelli grezze e quella delle vasche colorate, usate per colorare le pelli lasciate in ammollo per 4 giorni. Durante la settimana si vede la gente lavorare con i piedi e il corpo nelle vasche vecchie di secoli in uno scenario dantesco! Nel negozio legato alle concerie un’ esposizione infinita di borse, cinghie, le famose “babbucce” ed altri oggetti in pelle. A Place el-Seffarine si affacciano le botteghe degli artigiani che lavorano oggetti in ottone e argento, in un frastuono assordante!

I monumenti della “Firenze del Maghreb”

Moschee, palazzi intarsiati dalle ceramiche e decorati da scritte arabe costituiscono la maggior parte delle attrazioni di questa città marocchina. Tra le moschee la più famosa è la Karaouiyine realizzata nell’857 da Fahima, figlia di Muhammad al-Fihri e viene visitata per le sue incredibili decorazioni e per le sue grandi dimensioni, in grado di ospitare 20mila fedeli. Oggi è parte dell’Università di Al – Karaouiyine, fondata nel X secolo è la più antica istituzione educativa di tutto il mondo.

Medersa Bou Inania

La Medersa Bou Inania è una perla, uno sfarzoso capolavoro che testimonia la ricchezza dell’antica città imperiale di Fes. La Zaouia di Moulay Idriss II  Solo ai musulmani è concesso l’ingresso a questa costruzione sacra, luogo di insegnamento e nello stesso tempo di culto, famosa perché racchiude le spoglie del santo Moulay Idriss II, il fondatore della città di Fes. Su questa tomba è facile trovare donne ricurve a pregare. Palazzo Reale Il mastodontico palazzo reale (Palais Royal) è attaccato alla Medina nuova, la porta d’oro zecchino lascia immaginare interni esagerati, che però non si possono visitare… sono del re. Fes el Jedid – Nuova Fes La parte nuova di Fes, chiamata Fes el-Jedid, risale in realtà al XIII secolo, quando fu realizzata per volere del sultano Abu Youssef Yacoub per installarvi le sue truppe più fidate. La Medina è circondata da possenti mura intervallate da porte meravigliose. Di questa parte della città visitiamo il quartiere ebraico (Mellah) all’interno del quale si trova la Sinagoga Habarim e il cimitero ebraico. Immancabile pranzo in un tipico ristorante nella medina. La nostra guida ci porta poi a visitare un laboratorio dove su antichi telai si confezionano splendidi tessuti e sciarpe per formare i famosi turbanti. Un corso accelerato e impariamo ad avvolgere le nostre teste in sciarpe di seta o cotone. Una visita la effettuiamo anche al museo delle Arti e dei Mestieri del legno, ubicato nel bel Foundouk el-Nejjarine, antico caravanserraglio, che ospita sui suoi tre piani tutta la collezione. Il Marocco dispone di diverse essenze di legno, che si ritrovano poi nei lavori intarsiati e in altri oggetti di ebanisteria. Gli artigiani del quartiere fabbricano mobili e oggetti tutti in cedro, palissandro, argania, pino, quercia. I motivi del moucharabieh vengono spesso ripresi su sedie e poltrone. In tarda serata torniamo nella Medina ed assistiamo in strada ai festeggiamenti dedicati ad una sposa portata a spalla su una specie di portantina luccicante immersa in una moltitudine persone. Spettacolo molto divertente e particolare!     8 settembre – MEDIO ATLANTE – Midelt-Erfoud-(365 km)-Dune di Merzouga (deserto Erg Chebbi)   Dopo la prima colazione partenza per Ifrane. La sensazione dominante all’arrivo a Ifrane è quello della frescura. Ampi viali, spazi verdi, ville in stile europeo, scoprirete qui un aspetto sconosciuto del Nordafrica. Le sorgenti e i laghi abbondano in questa regione al centro di una macchia di cedri. Gli chalet dal tetto a punta evocano sorprendentemente la Svizzera. Una pausa di infinita dolcezza. A sud-est, sulla strada N8 verso Azrou, innumerevoli vulcani spenti formano un paesaggio dall’ aspro orizzonte che ricorda i crateri lunari. Alcuni chilometri dopo le ultime abitazioni la strada si tuffa in una natura lussureggiante e ricca di verde, tutto intorno crescono alti pini e si distendono verdeggianti prati rigogliosi, è qui che inizia la maestosa Foresta di Cedri.   Assaporiamo con calma l’atmosfera di questa località che nei mesi invernali è sovente ricoperta dalla neve, strano ma vero infatti, qui ad Azrou e nella vicina Ifrane, si trovano alcune tra le più belle piste da sci dei monti dell’Atlante che, in inverno, attirano migliaia di visitatori. Lungo la strada vediamo accampamenti di nomadi con le khaima, le tende fatte con tessuto di peli di capra e di cammello che offrono protezione contro il freddo ed il calore. L’ interno delle tende è diviso in due. Una parte, che contiene in genere una cucina ed un telaio riservata alle donne e ai figli, l’ altra separata da uno schermo, è destinata agli uomini e agli ospiti. Una sosta per il pranzo a Midelt in un bellissimo ristorante, e si continua il viaggio verso Erfoud ammirando paesaggi suggestivi che in alcuni tratti ci ricordano il Grand Canyon in Arizona. Erfoud è conosciuta con il nome di “Porta del Sahara”, vicino alle dune di  Erg Chebbi, dove ci recheremo nel pomeriggio con un mezzo fuoristrada. Molti film sono stati girati nella zona, alcuni tra i più famosi sono: Prince of Persia – 2010 – Direttore Dick Richards, La mummia – 1999 – regista Stephen Sommers; March or Die – 1977 – Direttore Dick Richards. Mentre molti Ksars (villaggi fortificati) esistono da secoli, Erfoud è stato costruito nuovo dai francesi intorno al 1920.  Nei dintorni di Erfoud si trovano molte cave a cielo aperto di fossili marini del Cretaceo che si possono comperare a buon prezzo e noi facciamo scorta! L’ albergo, il Palm’ s Hotel, ci stupisce per la sua magnificenza e con la nostra solita fortuna in questo campo ci assegnano una suite di 60 mq……con accoglienza di scorpione (innocuo) all’ ingresso! Breve riposo e poi……il deserto o meglio l’ oasi di Merzouga e l’ Erg Chebbi ci aspettano! Dall’ albergo a bordo di un 4X4 le dune rosa che si innalzano in mezzo ad un deserto di pietre e sabbia, si estendono per 30 km e si innalzano per un’ altezza massima di 250 mt. L ’Erg Chebbi, noto come grande duna rosa o porta del Sahara, è l’unico vero erg sahariano.  E’ un paesaggio magico, le dune offrono uno scenario mutevole e affascinante quando la luce del sole le tinge di colori che vanno dall’ oro al rosso. Arriviamo dopo una bella sgroppata su strade non asfaltate alla base di partenza per la nostra avventura a dorso di dromedario. Io monto sul primo per fare buone riprese video e foto e mi accorgo che siamo soli sotto il cielo. In maniera imprevista, siamo invitati alla riflessione e all’introspezione: siamo avvolti dal silenzio del deserto. La leggenda vuole che le dune dell’Erg Chebbi siano la punizione di Allah che seppellì una ricca famiglia locale con una tempesta di sabbia perchè aveva rifiutato l’ospitalità a una povera donna e a suo figlio. Una piccola scalata ad una duna, non senza difficoltà per la sabbia caldissima e la fatica che ci vuole per muoversi, poi su in cima una vista strabiliante. Torniamo al campo base ed assistiamo allo spettacolare tramonto. Ma le sorprese non finiscono. E’ notte quando torniamo verso l’ albergo e all’ improvviso il fuoristrada si ferma. Un guasto? Un sequestro? Ma no, niente di tutto questo. La nostra guida ci dice di scendere e di alzare gli occhi al cielo. Che spettacolare cielo stellato! La via lattea si staglia in una nitidezza spettacolare! Io e Bianca ci commuoviamo alle lacrime, ebbene sì!   9 settembre-Erfoud- Rissani-Valle del Dràa-Zagora  (310 km)   Partenza il mattino subito dopo la prima colazione per la valle del Draa percorrendo la N12 la R108 e poi la N9. Costeggiamo il palmeto di Tafilalt, oasi un tempo ambita sosta per le carovane che arrivavano qui esauste dopo settimane di deserto. Oggi gli abitanti di Tafilalt grazie all’ oasi: le 800.000 palme da datteri che crescono qui sono famose per i loro frutti. Simbolo di felicità e di prosperità i datteri sono presenti in molti rituali. L’ultimo centro abitato di un certo rilievo nel sud-est del Marocco è Rissani, città di origine dell’attuale dinastia regnante del Marocco e località di grande importanza storica. Venne fondata nel VII sec dalle tribù Zenet come importante tappa delle vie carovaniere. Questa cittadina posta ai bordi del Sahara segna la fine della strada asfaltata e l’ inizio delle piste che portano al deserto. L’attuale centro abitato conserva alcune testimonianze del suo glorioso passato di capitale e di città santa. Tra queste spicca il Mausoleo di Moulay Ali Cherif, padre di quel Moulay Rachid che fu il fondatore della dinastia degli Alaouiti. Il mausoleo, chiuso ai non musulmani, è stato rapidamente ricostruito dopo la sua distruzione, nel 1955, in seguito a una piena del fiume Ziz. Prima di entrare nel Mausoleo la nostra simpatica guida Abi si lascia andare a esternazione vocale in dialetto napoletano! Troppo forte! Altra attrazione di Rissani è il suo suq, organizzato in quartieri. Buffo il parcheggio per gli asini dietro il quale si aprono gli spazi occupati dai mercati dei montoni e delle capre, dei legumi, delle spezie e dei datteri. All’ombra delle arcate di colore rosa, donne vestite di nero accovacciate per terra presentano i loro gioielli berberi in argento, sparsi su grandi nappe colorate. Sotto tettoie di foglie di palma e in stretti vicoli di muri di argilla sono in offerta gioielli, pugnali, tappeti, ceramiche e lucenti piramidi di datteri. Riprendiamo il viaggio lungo le strade del profondo sud marocchino attraverso vasti pianori circondati da colline. Si attraversano i villaggi di Alnif, Tazzarine  e Nekob prima di raggiungere la valle del Draa ed arrivare a Zagora. Facciamo una sosta per ammirare la Kasbah Oulad Othman costruita nel XVIII secolo ex casa di Caid Larbi, un importante caids Draa, che era un alleato di Glaoui durante la prima metà del 20 ° secolo. La kasbah è stato completamente rinnovata nella più pura tradizione dell’architettura del sud del Marocco.  Altra tappa allo ksar Tissergate situato a 8 km da Zagora e circondato da potenti mura, tra le quali scivolano stretti vicoli coperti per proteggere i passanti dall’ assalto del sole, è uno dei meglio conservati del Marocco meridionale. Arriviamo a Zagora e alloggiamo allo scenografico Hotel Palais Asmaa.   10 settembre-Zagora-Ouarzazate (200 km)   Zagora, “la porta del deserto”. Un cartello stradale dipinto a mano mostra un tuareg ed una freccia verso il nulla e la scritta: Timbuctù 52 jours, cioè il tempo che era necessario alle carovane di beduini per raggiungere la mitica città africana dall’ altro lato dell’ immensa distesa sahariana. Zagora è una città situata nel sud del Marocco ed è il capoluogo della provincia omonima che si trova nella regione di Souss-Massa-Draâ. Nello specifico, si trova nella valle del fiume Draa e confina con il deserto sabbioso di Ilkhikhn n-Sahara. Gli abitanti della zona appartengono ad alcune delle tribù berbere dell’Atlas e di tuareg, i famosi uomini “blu”. Oggi risaliamo la valle del Draa. Il Fiume Draa, il cui corso è permanente in questo tratto, alimenta un rigoglioso palmeto lungo ben 200 km ai lati del quale sorgono numerose kasba berbere, le incantevoli residenze costruite in argilla, sassi e paglia. Disabitate, trascurate, queste signorili abitazioni stanno letteralmente dissolvendosi. Eppure sono cariche di fascino, di eleganza, di leggerezza, di gusto scenografico. I materiali di costruzione sono poveri, ma il risultato finale è ricco e la ricerca ornamentale produce complessi decori geometrici che alleggeriscono le mura e le torri conferendo all’insieme un aspetto aggraziato. All’interno spesso le sale si susseguono, illuminate attraverso finestre strette, per vedere all’esterno senza essere visti. Ecco il palmeto rigoglioso. Un breve giro  ci permette di comprendere il sistema intricato e complesso di un’oasi e della coltivazione a tre strati, il più alto dei quali ha la funzione di fornire ombra a quelli inferiori: sopra di tutto le palme, sotto gli alberi da frutta e al suolo gli ortaggi. Ed ora due siti spettacolari. Ait Benhaddou si trova nella valle delle mille kasbah ed è una delle località più spettacolari dell’Atlante marocchino. La sua splendida Kasbah sembra un castello da favola fatto di sabbia che si affaccia sull’immenso deserto roccioso dalle diverse sfumature color pastello. La kasbah è del XVI secolo e da qui passavano le carovane che trasportavano sale da Marrakech verso il deserto riportando indietro oro, avorio e schiavi. Le sue mura sono ben conservate e utilizzate spesso come set cinematografici per film quali Il the nel deserto, Lawrence d’Arabia, Sodoma e Gomorra e Gesù di Nazareth. Oggi nella kasbah vivono sei famiglie che si guadagnano da vivere con l’agricoltura e il turismo. Sulla sommità ci accoglie un suonatore con uno strano violino monocorda. Nelle abitazioni tradizionali non arriva l’acqua corrente e tutti gli abitanti si approvvigionano da una fontana di acqua potabile ubicata nel centro del paese. Poco più in la sorge la città nuova, con case moderne stile kasbah, acqua in casa, una Moschea e una scuola. La kasbah de Taourirt, complesso intreccio di muri di pisé rosso ocra e di torri merlate che costituiscono un santuario fortificato è una visione magnifica. Ex residenza del pascià di Marrakech, Thami El Glaoui, è in corso di restauro grazie ad un programma dell’Unesco. Incastonata tra uno sfondo di paesaggi mozzafiato di montagna e il deserto del Sahara , la Kasbah Taourirt è una delle più belle kasbah del Marocco. In serata siamo a Ouarzazate all’ Hotel Karam Palace. 11 settembre-Ouarzazate-Skoura-El Kelaat m’Gouna-Boumalne Dades-Tinherir- Gole del Todrà-Valle del Dades-Ouarzazate (380 km)   OUARZAZATE  La città moderna è molto tranquilla e di piccole dimensioni. Il centro antico, con le tipiche viuzze, si trova ai piedi della Kasbah di Taourirt, residenza negli anni Venti del pascià di Marrakech. Deve la sua notorietà alla presenza degli Atlas Corporation Studios dove sono stati girati numerosi film. A sud della città c’è il deserto. Da Ouarzazate a Boumalne si estende l’arida valle del Dadès, disseminata di kasbah e di villaggi fortificati unici.   SKOURA (Kasbah Amridl) Atmosfera surreale, sembra un viaggio indietro nel tempo,hai sempre la sensazione che da un momento all’altro salti i fuori un personaggio delle fiabe,invece compaiono donne e bambini reali, sembra impossibile che esistano persone in grado di vivere in certi posti eppure ci sono. Le così dette ”abitazioni” non hanno altra luce se non quella proveniente dalla porta di ingresso che si apre in vicoli strettissimi, niente luce né acqua e niente di tutto ciò che per noi è indispensabile. Eppure sono sempre sorridenti e accoglienti,pronti ad offrirti tutto ciò che posseggono. Indubbiamente e’ un’esperienza da fare che lascia un segno indelebile e quindi indimenticabile.     El Kelaat m’Gouna Questa cittadina il cui nome significa “fortezza”, si trova ad un’ altitudine di 1450 mt nel cuore delle piantagioni di rose. Nel X sec i pellegrini di ritorno dalla Mecca portarono con sè la ROSA DAMASCEA in Marocco. Questi fiori dall’ aroma pungente hanno sviluppato ina notevole resistenza al clima secco e freddo in cui vengono fatti crescere oggi. Ogni estate la raccolta dei fiori produce dalle 3000 alle 4000 tonnellate di petali che vengono portati alle due distillerie locali. Un parte viene usata per produrre acqua di rose per uso locale, il resto viene lavorato ed esportato per l’ industria profumiera. Naturalmente Bianca fa abbondante scorta di prodotti….   Arriviamo a Tinerhir dove visitiamo una fabbrica di tappeti. L’origine dei tappeti berberi risale al periodo paleolitico da parte di tribù berbere del nord Africa. I tappeti così creati prendevano il nome dalla tribù di appartenenza. I tappeti berberi fatti a mano sono tutt’oggi un’industria fiorente in molte zone rurali del Marocco e di altri paesi nordafricani. Molte famiglie berbere si guadagnano infatti da vivere producendo manualmente tappeti e vendendoli in mercati locali o a mercanti d’arte e turisti. Il linguaggio della tessitura berbera è tra i più complessi del mondo tessile. Spesso quando una donna tesse un tappeto questo funge anche da mezzo di comunicazione per le persone che le sono vicine. I disegni contengono infatti pensieri, idee, speranze e paure importanti. Spesso i simboli si riferiscono all’ambiente naturale, alla fertilità, alla nascita, alla femminilità, alla vita rurale, così come alla spiritualità e alle credenze. Molte tessitrici credevano infatti che i tappeti avessero il potere di tenere lontano il male. La presentazione della merce è preceduta dalla preparazione di un ottimo tè alla menta che ci viene offerto con molta gentilezza. Poi un personaggio che definirei “multicolore” per gli abiti variopinti che indossa, ci mostra la produzione della fabbrica e noi acquistiamo due piccoli tappeti che metteremo in bella mostra a casa. Dopo Tinerhir è la volta delle magnifiche gole del Todra, che si chiudono man mano che le pareti salgono in altezza (raggiungendo i 300 m!). Le Gole del Todra si trovano a circa 15 chilometri da Tinerhir in una valle estremamente scenografica, ricca di palmeti e di villaggi berberi, per entrare in contatto con la semplice ma ospitale gente marocchina della regione del sud formano una spettacolare fenditura nella roccia, creando un profondo canyon che raggiunge l’altezza di 300 metri, con le pareti verticali che si stringono sempre più fino a formare uno stretto passaggio di soli 10 metri, attraversato da un torrente dalle acque cristalline, frequentato da gente berbera che attinge acqua, pascola capre o semplicemente si riposa in un’ atmosfera naturale e sana. Il ristorante che ci ospita per il pranzo si affaccia proprio sul corso d’ acqua, permettendomi di fare foto eccezionali. In serata si torna a Ouarzazate.   12 settembre-Ouarzazate-Passo Tichka-Marrakech (220 km) La strada che da Ouarzazate porta a Marrakech è una serie di curve che portano al passo di Tizi-n-Tichka (passo dei pascoli)che con i suoi 2260 mt è il più alto del Marocco. Fa molto freddo…..Pranzo in un particolare ristorante con due musicisti che fanno roteare il fiocco che portano sul copricapo come è uso in Marocco e proseguiamo. Arriviamo a Marrakech detta anche  la “città del divertimento” e ci sistemiamo nello stesso albergo dell’ andata l’Atlas Asni. L’importanza di Marrakech è tale  che il Marocco prende nome proprio da questa città. Per di più di due secoli questo centro berbero sorto sul punto d’incontro tra il Sahara, l’ Atlante e l’ Antiatlante fu sedi di un grande impero. E’ la seconda città più grande del Marocco e la sua popolazione è in continuo aumento. Possiede un’area industriale molto sviluppata ed è il centro nevralgico dell’organizzazione e di mercato più significativo del Marocco. La parte più interessante della città è quella vecchia, cinta da mura di terra rossa e ricca di monumenti tra cui la moschea Koutoubia stupendo esempio di arte moresca co0n il suo minareto alto 70 mt e riconoscibile da lontano a qualsiasi ora del giorno: al mattino quando fa corpo con la moschea, a mezzogiorno quando è solo una sagoma contro il sole e di sera alla luce dei riflettori. Subito andiamo alla piazza principale di Marrakech, Jemaa el Fnaa, porta d’ accesso alla Medina con il suo inestricabile intrico di vicoli e vialetti. La piazza, affollata da un’ umanità multietnica di arabi, berberi, africani e turisti di tutto il mondo, è un caravanserraglio che ha mantenuto intatti i sapori del passato con i mangiatori di fuoco, i saltimbanchi, gli incantatori di serpenti, i musicisti ambulanti e le donne che decorano con l’ hennè. Durante il giorno la piazza è un enorme mercato con bancarelle che vendono di tutto ma di sera si trasforma e le bancarelle dei mercanti cedono il posto a chioschi con panche dove è possibile mangiare cibi preparati al momento ascoltando musicisti ambulanti. Dall’ alto, sulla terrazza del Cafè France godiamo, della fantastica scena. Torniamo in albergo, domani ci aspetta una giornata piena.   13 settembre-Marrakech Oggi visite interessanti. Il museo Dar Si Said  è interamente dedicato all’artigianato marocchino. Installato in una grande dimora risalente alla fine del XIX secolo, la maggior parte della collezione di questo museo proviene da Marrakeck e dal sud del paese. A poco più di 200 metri di strada a sud del Dar Si Said si trova il Palais de Bahia, uno degli edifici più interessanti di Marrakech. Ecco la simpatica presentazione del palazzo che si può  leggere sul sito dell’Ente del Turismo. “Questa follia architettonica, ordinata nel 1880 dal grand visir, era dettata da un’ossessione: evitare che spose e le concubine si incontrassero. Questa grande dimora antica è un labirinto architettonico e non a caso. Qualunque occhio esperto rileverà la complessità del groviglio delle corti e dei giardini, tessuti attorno a 160 camere, su 8 ettari: l’architetto marocchino dell’epoca ha dovuto risolvere un rompicapo diplomatico, imposto dal gran visir. Il potente Sidi Moussa decise infatti di far erigere questo palazzo per la sua amante preferita, da cui il nome di Bahia, «la bella». Doveva accogliere le sue 4 spose, le sue 24 concubine e i loro innumerevoli bambini… senza che queste donne si incontrassero! Una sfida la cui costruzione durò dieci anni, monopolizzando i migliori artigiani del reame ed espropriando molti vicini comproprietari“. Oggi nulla è rimasto dell’arredo originario, la cosa che colpisce forse di più sono i soffitti riccamente intarsiati e dipinti, le corti interne e l’ombroso ed accogliente giardino. Solo il grande cortile ed una piccola parte dell’interno e delle corti è aperto al pubblico, il resto è riservato alla famiglia reale e totalmente inaccessibile a noi comuni mortali. Le Tombe Saadite sono una delle attrazioni più pubblicizzate di Marrakech. Ci sono due piccoli mausolei collegati da un florido giardino che simboleggia quello di Allah disseminato di tombe e dominato da alte scenografiche palme. Il mausoleo più interessante è il primo che si incontra ed ospita tre sale delle  quali la principale è coronata da una cupola sorretta da dodici colonne in marmo di Carrara con stalattiti decorate a foglia d’ oro con la tomba del sultano saadita Ahmed el Mansour, morto di peste nel 1603. L’ altro mausoleo ha proporzioni più modeste ed è composto da una stanza con tre loggiati e una sala della preghiera. Ed ora ci aspetta la cena e lo show in un ristorante molto scenografico dove tra una portata e l’ altra assistiamo alla danza del “piatto” in cui la ballerina balla tenendo in equilibrio sulla testa appunto un piatto con una teiera e 10 candele e alla danza del ventre. Un’ atmosfera molto allegra anche per l’ intrattenimento musicale di due simpatici suonatori. Facciamo molto tardi….   14 settembre-Marrakech Dopo la colazione in albergo, ci rechiamo sulla strada che conduce alla Koutoubia dove stazionano i calessini per fare il giro della città e i vetturini si sbracciano per convincerci a salire … Ci accordiamo con il guidatore del n. 248 che a prezzo stracciato ci “vende” il giro delle mura…. Siamo sempre più immersi nel clima della contrattazione araba! Proseguiamo il nostro giro alla volta del Suq: oggi giorno di grandi acquisti …Torniamo in piazza Djemaa el Fna per un’ ultima visita e poi ci addentriamo nella Medina. I suk di Marrakech sono tra i più affascinanti del Maghreb e sono sistemati secondo le merci che vi vengono vendute. Oggi vi si possono acquistare i beni più svariati, dai tessuti ai gioielli alle ciabatte alle pelli di coccodrillo! Attorno al centro dell’ area commerciale ci sono attività artigianali prerogativa tradizionale della gente della campagna: fabbri ferrai,sellai, intrecciatori di canestri e venditori di generi alimentari. Pranzo in albergo e riposo meritato. In serata ci aspettano ore indimenticabili. La notte straordinaria di spettacolo nel complesso Chez Alì è una favola magica di leggende e folklore marocchino. All’ arrivo tribù berbere ci accolgono con i loro canti e suoni accompagnandoci in tende Caidal dove ci aspetta un menu di cinque portate con il piatto forte di un agnello cotto alla brace di un sapore unico! Durante la cena siamo allietati da musica e canti di gruppi berberi con danze Zayane e Guedra. Quattro ore tra cena canti, parate entusiasmanti, danzatrice del ventre, spericolate acrobazie  a cavallo. Vediamo un tappeto volante librarsi in cielo sullo sfondo del cielo! Il finale è l’elettrizzante spettacolo che, ricreando le feroci battaglie nel deserto,  formazioni di cavalieri in abito tradizionale simulano cariche con spari di fucile nell’ arena davanti a un pubblico in delirio. La scritta pirotecnica finale sullo sfondo “CHOUKRAN MAA SALAMA” (GRAZIE, ARRIVEDERCI) ci emoziona e ci congediamo dal Marocco dove: I nostri sensi si sono persi  fra paesaggi meravigliosi, suoni particolari e profumi colorati.

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