Il nostro viaggio in Portogallo – 2012

1a TAPPA: LISBONA

 

Lisbona entra nel cuore.

 

Uno dei figli più illustri della città, Fernando Pessoa, scriveva:

 

 “Non ci sono per me fiori che siano pari al cromatismo di Lisbona sotto il sole”. 

Perché la capitale storica del Portogallo è sempre stata considerata dai suoi cittadini, dai visitatori e dagli artisti la Città della Luce, o per meglio dire, delle luci. Un susseguirsi di colori, dal mare alle case, dalle persone alle azulejos, un susseguirsi di emozioni, dalla gioia alla malinconia, che si spiega solo con la varietà degli elementi naturali e umani che qui convivono.

 

21 agosto

Un volo della “TAP Portugal” ci porta a Lisbona (in ritardo) e ci dirigiamo in taxi all’ Hotel Mundial in Praca Martin Moniz situato in in pieno centro. L’ albergo è ottimo, in posizione strategica per visitare la città e soprattutto ha uno splendido roof garden da cui la vista spazia a 360° sulla città. Sistemati i bagagli facciamo il solito giro di ricognizione nella zona e soprattutto per andare all’ ufficio turistico  informarci sui mezzi di trasporto, sugli orari dei treni (dovremo recarci a Sintra appunto in treno) eccetera.

La prima impressione? Lisbona è una città profumata! Proprio così, profumata. Nell’ aria si avverte un profumo che trovi poi dovunque, forse è una suggestione ma, credete, molto piacevole.                                                                                                                                                                                                                                                                 Ci spingiamo verso Praca de Figueira, Rossio (Praca Dom Pedro IV), Praca dos Restauradores, ovvero la zona più vivace della città ed infatti proprio sul porticato del Teatro Nacional Dona Maria II, ci accoglie, proveniente da un bar ospitato appunto dal teatro), un’ ottima musica ed una brava cantante live. Eccoci in  Ruas Portas de Santo Antonio, una strada vivace piena di ristoranti…turistici. Noi invece  ceniamo al ristorante “La Casa de Alentejo” situato in un edificio privato (mi ero documentato sulla sua esistenza), con un caratteristico patio in stile neomoresco, un locale che fugge dai clichè usuali. Mangiamo naturalmente il “baccalà, innaffiato da ottimo vino. Il famoso “bacalhau”, cotto in più di 300 ricette, è il piatto nazionale. Il “vino verde” si inizia a sentire….torniamo all’ albergo……

 

22 agosto

Di buon’ ora e dopo un lauto breakfast iniziamo il primo giorno di visita di Lisbona. Proprio dinanzi all’ albergo c’è la fermata del famoso tram “28” che avremo modo di prendere più volte anche perchè ci siamo forniti della tessera Viva Viagem che per pochi euro ci permetterà di viaggiare su tram, metro, bus e funicolari. Chi ha visto almeno una volta Napoli ritroverà nell’ Alfama qualcosa di familiare: i panni stesi ad ogni balcone, le auto parcheggiate in modo impossibile, l’atmosfera di un luogo autenticamente popolare. L’Alfama è stato l’unico quartiere di Lisbona sopravvissuto al terremoto terribile del 1755 che distrusse tutta la città. Per questo, ancora oggi, mantiene intatto l’originale labirinto di vicoli stretti (becos), piazzette e improvvisi belvederi dell’antica città visigota e poi araba. Ci incamminiamo lungo Rua da Mouraria, dove un cippo marmoreo ricorda la zona di nascita del fado, per raggiungere, facendo un largo giro, la zona alta dove dal Miradouro di Santa Luzia dove dalla terrazza ricoperta di buganville la vista spazia dai tetti dell’ Alfama fino al Tago.  Passiamo per  strade strettissime, superando incredibili pendenze e curve a gomito, ad ogni  angolo  ci  appaiono  scorsi  suggestivi  di  questa  città  varia  e  piena  di  vita, nonostante  tutti  i  problemi  economici. La chiesa di Santa Luzia conserva sul muro meridionale dei pannelli settecenteschi di azulejos. I tram si incrociano freneticamente ma noi, sempre a piedi come si conviene ad un attento turista, raggiungiamo la Sé,  la cattedrale. La Se’, abbreviazione di Sedes Episcopalis, fu fatta costruire nel 1150 da Afonso Henriquez per il primo vescovo di Lisbona, il crociato Gilbert di Hastings. Due torri racchiudono la facciata con la profonda arcata ed il bel rosone e  tre alte e imponenti navate romaniche si accostano benissimo ai restanti particolari gotici. L’interno della chiesa è austero ma è ampiamente compensato dai 17 kg d’oro e dalle 4120 pietre preziose con cui è fatto l’ostensorio donato dal re Joao V. Poco distante dalla Cattedrale c’è la Chiesa di Santo Antonio, costruita sul luogo dove c’era la casa di Sant’Antonio da Padova che a Lisbona nacque e visse per molti anni. Scendiamo verso il Tago ed arriviamo  in Praca do Comèrcio, l’ ingresso elegante di Lisbona, uno dei luoghi centrali della Baixa, il quartiere che si trova al centro di Lisbona. E’ una delle piazze più grandi d’Europa e offre una straordinaria vista sul Tago. Il nome ufficiale è Terreiro do Paço (Terrazza del Palazzo) ma come è accaduto anche con la Piazza del Rossio, il nome dato dal popolo di Lisbona ha preso il sopravvento sul nome ufficiale. Prima del terremoto del 1755 qui c’era il Palazzo Reale, che venne completamente distrutto. Praca do Comercio divenne quindi il luogo più importante della ristrutturazione della Baixa voluta dal Marchese di Pombal, Primo Ministro del Re Josè I.

Volgendo le spalle al Tejo ci si trova davanti l’Arco Trionfale o Da Bandeira, realizzato nel 1785 e  Le arcate sotto ai palazzi della piazza, ospitano uffici governativi, caffè e ristoranti, alcuni dei quali famosi in tutto il mondo. Il più famoso di tutti è “Martinho da Arcada”, due secoli di storia che hanno visto passare I più importanti avvenimenti del Portogallo. Sulle sue sedie si sono seduti Fernando Pessoa e Amália Rodriguez. Nel 1775 venne alzata la statua di bronzo del Re José I,  disegnata da Joaquim Machado de Castro, uno dei più famosi scultori dell’epoca.

 

Con il tram 15 ultramoderno  andiamo nella zona di Belem (belèm, ovvero Betlemme in portoghese), il quartiere dove rimangono le maggiori testimonianze di quel gotico iperdecorato a temi spesso di carattere nautico, che ha preso il nome di Manuelino (da re Manuel I). Un tempo località a sè, oggi costituisce una periferia, neppure tanto estrema di Lisbona.

La zona monumentale, che comprende anche edifici più recenti, è tutta raccolta attorno agli ampi giardini lungo il Tejo.
Uno dei monumenti più celebri del quartiere e di Lisbona in assoluto è senza dubbio la Torre di Belèm (1515-1521), concepita come faro e fortezza a guardia del porto di Restelo.
Nella sua esuberante architettura si specchiano le influenze del Marocco moresco. La torre è proprio tra l’oceano e l’ingresso del fiume Tejo per cui doveva avere la funzione di controllo per le navi che si avvicinavano. Ora rappresenta il monumento simbolo della città di Lisbona.  All’epoca della sua creazione la Torre sorgeva in mezzo al Tejo; poi il progressivo insabbiamento, specie dopo il terremoto del 1755, la avvicinò alla terraferma. Oggi vi si accede tramite una piccola passerella. Leggermente spostato troviamo il monumento Padrao dos Descobrimentos, una caravella stilizzata, che ha sulla punta la figura di Vasco de Gama ed intorno altre figure di navigatori. Vicinissimo si vede, nello stesso stile manuelino, il Mosteiro dos Jeronimos che probabilmente è  il monumento più visitato di tutto il Portogallo. Ad esso dedicheremo più tempo un altro giorno in quanto essendo molto vasto merita maggiore attenzione. Davanti al Monastero  la  Praca do Imperio, l’ enorme piazza alberata e con una enorme fontana centrale, che ci riserba una gradita sorpresa: una band di giovani si esibisce in musiche tra jazz e pop!

Si torna all’ albergo attraversando la Baixa una grande scacchiera urbanistica di vie che si incrociano ad angolo retto con edifici uniformi in stile neoclassico, risultato del progetto del Marchese di Pombal, primo ministro del re Josè I ai tempi del terremoto. E’ il centro di Lisbona e le sue vie sono piene di negozi, banche e uffici; portano nomi che richiamano i vecchi commerci come per esempio la rua da Prata (argento), o la rua do Ouro (oro) e la via centrale la rua Augusta. Acquistiamo souvenir, tra cui ovviamente la bandiera portoghese da aggiungere alle altre dei nostri viaggi. Riposo meritato e cena in uno dei tanti ristorantini del Rossio….a base di baccalà, vino rosso (thinto) e un ottimo melone (melao) dalla buccia bianchissima! Melone albino? Domani scopriremo anche i dolci in una pasticceria (pasteleria) nei dintorni che ci dicono fornitissima.

 

23 agosto

Oggi prima tappa: il Castello di Sao Jorge.

Attraversando le stradine che portano al Castello, incontrerete piazzette, anziani che giocano a carte fuori gli usci delle case o nelle piazzette, gatti e….un “vespasiano” urinol in portoghese, fino ad incrociare le mura massicce del Castello di Sao Jorge. Non resta molto di quello che venne costruito dai Visigoti nel V secolo e poi trasformato in fortezza dai Mori nel IX secolo, fino ad essere riconquistato dai Cristiani nel 1147. Molto rimaneggiato e restaurato, il castello merita una visita soprattutto per lo splendido panorama che si gode dalle mura di cinta e dalle terrazze ombreggiate dei pini.

All’ ingresso ci accolgono dei pavoni!  Nella parte più alta del Castello ci sono 10 torri. In quella di Ulisse c’è un periscopio che permette di vedere Lisbona a 360 gradi. Un chitarrista ci allieta la visita mentre ci inerpichiamo lungo le mura dei bastioni ma lo spettacolo che ci offre la vista dall’ alto della città premia la fatica. Una visita anche al sito archeologico con una ricostruzione di un quartiere ebraico e una al museo, accolti da uno splendido pavone appollaiato sul parapetto di una finestra.

Il museo non è molto esteso, ma è stato ben progettato e realizzato . Gli oggetti sono spesso frammenti di ceramica, oggetti di uso quotidiano, pareti o rivestimenti per pavimenti, monete, ecc. Uno spazio è dedicato alla analisi sociologica del vecchio quartiere ebraico, vicino al sito archeologico di origine. Scendiamo verso il Rossio e ci dirigiamo verso Praca da Figueira dove al n° 188 troviamo la Confeitaria Nacional, la più antica di Lisbona,fondata nel 1829 da Baltazar Roiz Chestnut appartiene alla stessa famiglia da cinque generazioni ed è stata premiata in numerose mostre internazionali in entrambi i dolci tradizionali portoghesi.
Uno è la ricetta per King Cake (un segreto gelosamente custodito ) portato in Portogallo dal figlio del fondatore nella metà del XIX secolo.

Letteralmente ci ingozziamo di torte e dolcini vari! Sazi e felici siamo pronti per un’ altre tappa: il Parque das Nacoes. Partiamo dalla stazione metro del Rossio, splendido edificio che un tempo ospitava la stazione centrale e oggi è il terminal delle linee che arrivano dalla regione di Sintra e della Metro, costruita nel 1886/87 da Josè Luis Monteiro è in stile Neomanuelino, ed arriviamo alla stazione Oriente (da dove avremo il treno per raggiungere Faro in Algarve, la nostra seconda tappa del viaggio).

La  spettacolare  stazione  ferroviaria  opera  del  famoso  architetto  spagnolo Santiago  Calatrava,  stupenda  struttura  in  vetro  e  acciaio  dalle  linee  morbide  e fluttuanti, è collegata con una passerella aerea che è però chiusa al pubblico,  al gigantesco  Centro Commerciale Vasco de Gama (164 negozi, 30 ristoranti e 10 sale cinematografiche). L’ immensa volta del tetto in vetro ci mostra dei “pulitori” che con grandi spazzoloni rotanti la ripuliscono. Il  Parco delle Nazioni, l’avveniristico quartiere costruito per l’Expo del ’98 sulla riva del Tago alla periferia della città in un’area che interessa 5 km di sponda del     fiume Tago, i grandi padiglioni dell’Expo sono stati riconvertiti in un grande parco giochi culturale con attrazioni varie. Vi si trovano infatti, oltre a molti uffici governativi e zone residenziali, il famosissimo Oceanario, il Museo della realtà Virtuale, quello Interattivo di Scienza e Tecnologia, il Teatro  Camoes  e l’Orchestra Sinfonica Portoghese. Lungo i viali ci imbattiamo in fontane dette “vulcani d’ acqua” di forma tronco-conica dalla cui sommità sgorga, anzi erutta uno sbuffo d’ acqua che ci coglie di sorpresa ma che fa un effetto straordinario! A 5 minuti di cammino si arriva alla Torre Vasco de Gama, da dove parte una teleferica, che ci permette di vedere tutta la bellissima zona dall’alto fino al ponte Vasco de Gama la cui sagoma si snoda  con un andamento ondulato e curvilineo da una riva all’altra del Tago.e ci fa scendere nei pressi dell’Oceanario. Per concludere la visita a questo avveniristico quartiere con una visione d’insieme veramente imperdibile, abbiamo preso la cabinovia che sorvola tutta l’area fino al ponte Vasco de Gama (meraviglia tecnologica lunga oltre 11 km.) la cui sagoma si snoda  con un andamento ondulato e curvilineo da una riva all’altra del Tago.Dopo una sosta in albergo, ceniamo nel solito ristorantino di Praca da Figueira e in attesa del meritato riposo facciamo sosta sul roof garden dell’ albergo da cui abbiamo una splendida vista notturna della città.

 

24 agosto

Oggi torniamo nel quartiere Belem per visitare il Mosteiro dos Jeronimos.

Sempre col tram n° 15 arriviamo di buon’ ora e in anticipo per evitare la lunga fila di visitatori che vedemmo l’ altro ieri. Rimaniamo estasiati della bellezza del chiostro, della chiesa, delle stanze con gli “azulejos” che sono delle mattonelle dipinte a mano che stanno in quasi tutte le costruzioni della città, comprese le abitazioni private. Al  monastero  è  necessario dedicare  un  po’  più  di  tempo  per  gustarne  appieno  lo  splendore  e  la  ricchezza architettonica. Si entra nella chiesa attraverso un grande portale riccamente decorato, all’interno,  sotto  le  volte  gotiche  sostenute  da  alte  colonne  rivestite  di  bellissimi bassorilievi, si trovano  oltre alle tombe reali, quelle di Vasco de Gama e del poeta Luis de Camoes. Il chiostro, forse uno dei più belli che abbiamo visto,  presenta due ordini di bifore in pietra dorata di Alcantara, con eleganti decorazioni  che ricordano i merletti. In una nicchia  c’è la semplice tomba di Fernando Pessoa; sulla stele alcune sue frasi, delle quali questa in particolare mi ha colpito:

 

“Non basta aprire la finestra per vedere i campi e il fiume. Non è sufficiente non essere ciechi per vedere gli alberi e i fiori.”

 

Nell’ ala occidentale del Monastero è situato il Museo della Marina. La sede è significativa perchè era proprio nella cappella fatta costruire da Enrico il Navigatore che i marinai assistevano alla messa prima di salpare. Le sale sono dedicate alle scoperte, ricostruzioni in scala ridotta di navi, all’ esposizione di strumenti nautici, astrolabi e copie delle mappe tracciate nel Cinquecento. Nella sezione reale si trova la cabina in boiserie dello yacht  Amelia costruito in Scozia nel 1900 e appartenuto a re Carlos e alla regina Amelia. Abbiamo notato il famoso “Occhio di Osiride”, riportato su alcune barche, che ci ha ricordato quello che vedemmo a Malta sui “luzzi”: l’ origine fenicia accomuna le due nazioni. Per finire, nel padiglione delle Galeotte, gli idrovolanti, compreso il Santa Clara usato nel 1922 per la prima traversata dell’ Atlantico del Sud,le imbarcazioni popolari e per ultimo il più importante tesoro dell’ archeologia navale portoghese: il Brigantino reale e il suo seguito di galeotte. Dopo  una  sosta  ristoratrice  torniamo  al  Rossio,  attraversiamo  Praca  de Restauradores e con l’ Elevador da Gloria saliamo fino al Chiado. Chiado significa astuto, ma anche malizioso. E’ il quartiere degli artisti, si trova davanti alla Baixa e sulla stessa collina del Bairro Alto. Al centro del quartiere c’è la statua del poeta e frate rinascimentale Antonio Ribeiro detto O Chiado. Nella famosa rua Garrett merita una visita la storica caffetteria ‘A Brasileira’, tanto amata da Pessoa. A Lisbona vi sono numerosissimi angolini segreti che celano scoperte sorprendenti, come il campo dos Mártires da Pátria, dove si erge una statua circondata da ex voto di marmo e moltissimi ceri: è la statua dedicata ad un medico, il dottor Sousa Martins (1843-1897), che non abbandonò mai i casi disperati ed è oggi venerato da portoghesi e lisbonesi. Vicino c’ è il Jardim da Estrela, una vera osi di pace, dove ci riposiamo prima del percorso successivo. Lungo la strada che ci porta a Praca de Pombal incontriamo il minuscolo Ascensor da Bica e per nostro divertimento facciamo un’ andata ed un ritorno!

Eccoci a  Praca de Pombal dove troneggia il monumento al Marchese autore della ricostruzione della città dopo il terremoto. La base del monumento è decorata con figure allegoriche che ricordano le riforme attuate da Pombal in campo politico, culturale e agricolo. Passeggiando sui grandi marciapiedi pavimentati a mosaici bianchi e neri  arriviamo in vista del grande Parco Eduardo VII la continuazione dell’ Avenida da Liberdade. Il nome del parco fu scelto per rendere onore al re d’ Inghilterra che nel 1902 venne a Lisbona per consolidare l’ alleanza anglo-portoghese. Domani ci aspettano visite interessanti.

 

25 agosto

Sempre di buon’ ora, come è nostra abitudine, ci rechiamo al famoso Elevador de Santa Justa (o Elevador do Carmo) che dalla fine di Rua Augusta porta nel Chiado, alle rovine della Chiesa del Carmo. Alto 32 metri, fu progettato alla fine del 1800 dal francese Mesnier de Ponsard. Non è stato dimostrato, anche se molti ne sono convinti, che ci abbia messo le mani anche Eiffel, il progettista della famosa Tour di Parigi. Costruito nel 1902 venne considerato, per l’epoca, un’opera straordinaria. Per i primi anni funzionò a vapore e, nel 1907, venne elettricizzato. Era uno dei 9 ascensori di Lisbona e nel 1997 è stato classificato come monumento nazionale. Ha due cabine decorate con pannelli di legno, che possono portare in totale 45 persone. Una stretta scala a chiocciola conduce in cima ad una terrazza da cui si godono viste splendide: il Rossio, l’ architettura a griglia della Baixia, il Castello sulla collina di fronte, il fiume e le rovine della chiesa del Carmo. Pensare che l’ incendio che distrusse il quartiere del Chiado nel 1998 fu spento proprio in prossimità dell’ ascensore. Una puntatina alla famosa Feira da Ladra, “Mercato dei ladri”, non può mancare. Ci raccomandano di stare attenti ai borseggiatori…..Le bancarelle stanno all’ ombra degli alberi in questa zona denominata Campo de Santa Clara ai limiti dell’ Alfama e i commercianti che espongono la loro merce sono perfettamente legali, (molti di loro sono zingari). Il mercato inizia dall’ Arco de São Vicente, un arco vicino alla fermata del famoso tram 28. Si pensa che il mercato esista dal 12 ° secolo e il nome Feira da Ladra sia stato dato nel 17 ° secolo.

Ancora saltellando in giro e largo per Lisbona, dirigendoci verso Graça, si incontra la sagoma bianca del Convento di Sao Vicente de Fora, la più antica chiesa cittadina, dedicata a San Vincenzo. La bianca facciata è sobria e simmetrica, nello stile del Rinascimento italiano. Le severe torri esterne non fanno prevedere il trionfo del barocco all’interno. Fu l’italiano Filippo Terzi insieme a Juan Herrera, l’architetto dell’Escorial di Madrid, a ridisegnare l’architettura all’inizio del ‘600. Prima di entrare in chiesa merita una visita il grande chiostro a destra, in cui gli splendidi azulejos colorati rappresentano le favole di La Fontaine. Dall’ alto, sul terrazzo di copertura, si gode una magnifica vista a 360° sulla città. Un passaggio conduce al vecchio refettorio trasformato nel 1885 nel Pantheon dei Braganca, qui si trovano i sarcofagi in pietra di quasi tutti i sovrani, da Joao IV morto nel 1656, a Manuel II, ultimo re di Portogallo. Una statua di donna piange sulle tombe di Carlos I e del figlio Luis Felipe, assassinati a Praca do Comercio nel 1908 durante una sommossa popolare.

Il ritorno in tram è allietato da una rumorosa ma simpatica combriccola di ragazze che cantano a squarciagola. Da immortalare con una ripresa video, naturalmente!

Trascorriamo il resto della giornata gironzolando nelle colorite strade del Rossio fra acquisti e scorpacciate di dolci…. Domani Sintra.

 

 

SINTRA

Sintra era la meta preferita dei reali del Portogallo. Oggi la cittadina, dichiarata Patrimonio dell’ Umanità, attira migliaia di visitatori. Passeggiando sull’ acciottolato delle sue stradine si respira un’ aria di serenità e di benessere.

 

26 agosto

 

Dalla stazione di Rossio alle 8:38 partiamo per Sintra distante circa 30 km.

Arrivati a Sintra, percorriamo la sinuosa Volta do Duche, incontrando la Fonte Mourisca (fontana araba) che deve il suo nome alla decorazione di piastrelle neomoresche, ed arriviamo in Praca da Republica sovrastata dall’ imponente mole del Palacio Nacional caratterizzato dai suoi famosi camini. Prima di visitarlo ci aggiriamo per la cittadina veramente deliziosa accompagnati dai rintocchi della campana della Torre do Relogio.. Camminare per il centro della città significa poi entrare in un mondo magico, colmo di cose apparentemente insignificanti ma estremamente ricche.

Fa abbastanza freddino e fra gli acquisti di souvenir uniamo quelli di due golfini. L’intero contesto è circondato dall’imponente Serra di Sintra, con la sua lussureggiante vegetazione.
Torniamo in centro dove si trova il Palacio Nacional de Sintra o Paco Real. Il palazzo, di origine araba, divenne poi residenza reale portoghese ed è caratterizzato da due monumentali camini

di forma conica che spuntano in mezzo ad un insieme di  eleganti costruzioni in stile gotico moresco. Esempio unico tra i palazzi reali medievali del Portogallo, il Palácio Nacional de Sintra è il simbolo della città.   L’arredamento di grande valore, che unisce armoniosamente i diversi stili architettonici e il gusto dei re che vi abitarono, ha dato il nome alle dépendances. Si distinguono la Sala dos Cisnes (sala dei cigni), la Sala dos Brasões (sala dei blasoni), la Sala das Pegas (sala delle gazze) e la Cappella. È possibile inoltre ripercorrere una breve storia dell’azulejo in Portogallo, dagli esemplari arabo-ispanici portati da D. Manuel fino ai pannelli bianchi e azzurri tipici del XVIII secolo. Il trionfo di questo tipo di decorazione la troviamo nella cosiddetta “grotta” ovvero un ambiente destinato ai bagni rivestito da azulejos e con un soffitto decorato da motivi dedicati alle quattro stagioni. All’esterno, assumono grande rilievo i due grandi comignoli conici della cucina, alti ben 33 metri, che sono divenuti il simbolo della città di Sintra. La facciata antistante la piazza integra cinque finestre identiche. Quest’ultime furono portate qui da João I da Ceuta in nord africa (ora enclave spagnola) come bottino di guerra nel 1415. I due giganteschi camini conici, che troneggiano in questa parte del palazzo, appartengono alle stanze usate come cucina e furono aggiunti due secoli più tardi nel XVIII secolo, anche se il focolare è probabile risalga al periodo arabo. Una  sosta alla fonte sorgiva da Pipa, situata nel centro storico della città, è una delle fonti più tradizionali di Sintra; risalente al XIV secolo, ha subito alcune trasformazioni, e il suo aspetto attuale è del 1787. E’ nota per la sua ottima acqua e per il beccuccio erogatore a forma di un barile di vino (pipa).

Un pranzo veloce in un locale molto carino e poi con un bus turistico saliamo al  Castelo dos Mouros (Castello dei mori). ll castello, immerso in una folta vegetazione, si raggiunge percorrendo una strada che sale tra le rocce della Serra. Come molti monumenti più remoti di Sintra, non rimane molto dell’originaria struttura. Infatti, le buone condizioni attuali, derivano non solo dai restauri ordinati dal Re Ferdinando II nel 1860, ma, anche da interventi di recupero più recenti. Percorriamo  per lunghi tratti le mura merlate disposte lungo la collina (molto pericolose per nmancanza di parapetti…), che offrono bellissimi panorami con Sintra in primo piano e l’Oceano sullo sfondo. La fortezza venne edificata dai Mori nel corso del VIII secolo, o secondo altri, nel IX. Al suo interno, non si è mai svolta alcuna battaglia. La presenza di diverse pareti quasi a strapiombo, rese oltremodo difficoltosa la conquista del Castelo da parte dei militi di Afonso Henriques, primo Re del Portogallo, nel 1147. La vittoria sui Mori venne celebrata con la realizzazione della prima Cappella cristiana di tutta la regione, dedicata a São Pedro de Penaferrim. Strategicamente importantissimo per i Mori, il Castelo perse tale ruolo con la riconquista cristiana, tanto da essere abbandonato durante la Seconda Dinastia. Salendo fino in cima, siamo alla Torre Real, da cui si vede Cascais, che appartenne a Sintra fino alla metà del secolo XIV. Si narra che tutti gli anni, veniva acceso un grande fuoco dalla cima della Torre, per ricordare agli abitanti di Cascais che il Castelo dos Mouros li proteggeva. Scendendo incontriamo la Cisterna Moura, che si trova subito dopo il portale d’ingresso, importante in caso di assedio per assicurare le necessarie scorte d’acqua, come pure la Porta da Traição (Tradimento), così chiamata in quanto, tale piccola apertura, deputata a consentire la fuga dal Castelo qualora gli assedianti fossero riusciti a penetrarvi, talvolta, in altri castelli, fu proprio tale varco che consentì agli invasori di conquistarli.  E proprio da questa porta usciamo per tornare a Sintra….a piedi. La discesa è lunga 3,5 km ma piacevole in quanto nel primo tratto si svolge su pendii boscosi. Ripartiamo da Sintra quasi al tramonto e arriviamo a Lisbona in serata.

Meritato riposo in albergo. Domani partenza per Faro in Algarve, la nostra seconda tappa in Portogallo.

 

2a TAPPA: FARO

 

Faro, capitale dell’ Algarve, è una città antica estremamente affascinante. In prossimità del nucleo antico si trova un piccolo porto, partenza ideale per addentrarsi nella zona più animata della città, un reticolo di strade pedonali tra le quali si affacciano ogni tipo di negozi, caffè e ristoranti.

 

27 agosto

Partiamo dalla Stazione Oriente con un treno delle ferrovie portoghesi (Coimbos de Portugal) e arrivati a Faro ci rechiamo subito in albergo che sappiamo, essendoci documentati quando abbiamo pianificato il viaggio, molto confortevole. Con una struttura da una  atmosfera elegante, dove la luce naturale prevale e il comfort è stato pensato di ogni dettaglio, l’ Hotel EVA ci dà il benvenuto per un soggiorno che sarà indimenticabile.

A pochi metri dal centro storico di Faro e il Parco Naturale di Ria Formosa, la sua posizione privilegiata offre una meravigliosa vista sul pittoresco porticciolo che di notte, si offre in un insieme molto particolare di luci. Dopo una veloce colazione subito andiamo sul terrazzo dove una  piscina attrezzata molto bene ci accoglie per poter passare qualche ora di relax.

In serata il solito giro di ricognizione ed il solito passaggio all’ ufficio turistico, che si trova alla fine dei giardini Bivar Manuel,  per informazioni riguardo gli orari del traghetto per  l’ isola di Farol e  per Olhao. Sempre in base alle informazioni raccolte in Italia, andiamo a cena al ristorante O Castelo situato sulle vecchie mura  che ci meraviglia per le pietanze servite, il vino e l’ ottimo servizio. Degna cornice il favoloso tramonto che ci accoglie. La struttura ospita anche eventi musicali e concerti di fado. Questa sera lo chief consiglia un piatto particolare di origine araba: pezzi di carne con crostini e…….marmellata, sì, marmellata ma vi assicuriamo che l’ abbinamento è straordinario. Facciamo onore alla tavola! Il vino poi è ottimo!

 

28 agosto

La Cidade Velha’,,la parte più antica della città, si trova sul lato orientale del porto. Attraversiamo  l’arco (Arco da Vila) alla fine dei giardini Bivar Manuel (sulla sua sommità nidificano le cicogne), e seguiamo la stretta strada lastricata, Rua do Municipio, per giungere nel Largo da Sé. La Cattedrale di Faro, nel bel mezzo della piazza, non può sembrare molto grande da fuori, ma dentro è un’altra storia; le intricate sculture dorate, piastrelle decorate (azulejos) e le opere d’arte sono ben da vedere. Edificata tra il XII e XIV secolo (anche se gran parte della decorazione interna è del XVII secolo) e, pur dovendo essere restaurata  dopo essere stata saccheggiata e data alle fiamme dal conte di Essex nel 1596 e danneggiata dal terremoto del 1755, ha ancora la porta  e due cappelle originali. Saliamo sulla torre campanaria per una vista straordinaria di Faro e gli altri edifici della piazza tra cui il Seminario e il  Palazzo Vescovile (che si trova nella piazza di fronte alla Cattedrale.) Il palazzo è ancora la residenza ufficiale del Vescovo di Faro, quindi non è aperto al pubblico. Dopo il pranzo il pomeriggio è tutto dedicato a prendere il sole al piano piscina dell’ albergo e a gironzolare in centro per lo shopping. Anche stasera cena al ristorante O Castelo a base di baccalà.

 

29 agosto

Stamane andiamo all’ isola di Farol nel parco Naturale di Ria Formosa che si estende per circa la metà della costa orientale dell’Algarve linea – 60 km in totale – da Faro a Manta Rota e copre una superficie di oltre 18.000 ettari. Il confine esterno è composto da una serie di isole e penisole di dune sabbiose, che ospitano favolose spiagge di sabbia dorata. Queste isole/barriera proteggono una grande laguna, che è, nella sua più ampia grandezza tra Faro e Olhão e si assottiglia  poi fino a Manta Rota. La laguna è un sistema di  isolotti e canali e ospita sia una grande varietà di fauna e flora che per importanti industrie locali di pesca, molluschicoltura e piscicoltura, e la produzione di sale. E ‘citata nella Convenzione di Ramsar come zona umida di importanza internazionale. L’ imbarcadero è a ridosso delle mura antiche dove passa la linea ferroviaria, a binario unico, della costa dell’ Algarve. La traversata dura 40 minuti e siamo pervasi da aria di mare, acqua frizzante e luce solare: un mosaico sorprendente di isole verdi, lagune blu e spiagge bianche. Le spiagge sono fantastiche sia per i bagnanti in estate che per gli escursionisti in inverno. Per un amante della natura e della fotografia  il paesaggio  ha molto da offrire. L’isola è un piccolo villaggio di pescatori pieno di piccole case colorate, sempre ricordando l’importanza degli oceani, con un bel faro (Farol significa letteralmente Faro) che si intravede da lontano.
Questo è un luogo unico idilliaco, con acque calde, cristalline e paesaggi sorprendenti con vegetazione naturale che può essere osservato in tutta l’estensione dell’isola. Facciamo  una passeggiata per le strade di questa comunità, piccola ma accogliente. Arriviamo al faro, per ammirare una vasta spiaggia di sabbia bianca e fine bagnata da acque calme e ma un poco fredde. Ci fermiamo in un bar sulla costa. Ci sembra di stare in Brasile per la  musica e il colore della gente che serve ai tavoli e parla portoghese. Bella gente.

Lasciamo l’isola di Farol per la nostra seconda fermata: Olhao. il più grande porto di pesca in Algarve con case in stile moresco. Olhão è una città a molte “facce”; da un lato si mostra porto di pesca ed importante centro industriale  per l’ inscatolamento di tonno e sardine, dall’ altro rivela il suo aspetto pittoresco e storico. Ci avventuriamo nel centro storico di Olhão e la strada più facile da seguire è direttamente di fronte ai padiglioni del mercato. Qui molti degli edifici sono case eleganti con balconi in ferro battuto, in pietra scolpita e decorazioni in cotto e in contrasto con l’area portuale dove domina il mercato. Al centro della città, alla fine di Avenida da República, in Praça da Restauração, è la chiesa di Nossa Senhora do Rosário, costruita nel 1698 con il contributo dei pescatori. Le strade offrono una grande varietà di negozi e caffetterie accoglienti che invitano a soffermarsi. Questa zona storica della città è in realtà piuttosto pittoresca e dà una visione totalmente diversa da quella del porto e del  quartiere dei pescatori. Il mercato comprende due edifici lungo il fronte d’acqua con una grande varietà di pesce freschissimo e frutti di mare che provengono direttamente dal porto e una vasta gamma di produzione locale di frutta e verdura fresca. Le sale del mercato sono circondate da ristoranti con tavoli all’aperto rappresentano un ottimo posto per sedersi e godersi la vista delle barche ormeggiate lungo il lungomare di Marina Olhão.  Abbiamo goduto un  pomeriggio incantevole ad  Olhão, dove abbiamo camminato sul lungomare e nei giardini, seduti fuori un caffè a guardare le barche i gabbiani e la gente in in giro. Torniamo a Faro. Ci aspetta il ristorante O Castelo! Questa volta cena a base di straordinari gamberoni! Tornati in albergo ci godiamo le ultime vedute notturne di Faro, una città che ci resterà impressa nella memoria. Domani partenza in aereo per l’ ultima tappa: Porto.

 

3a TAPPA: PORTO

Seconda città del paese e fiorente centro industriale, Porto riesce a fondere industria e fascino. Fin da quando i Romani vi costruirono un forte come base per i commerci sul Douro, essa ha tratto beneficio da questa attività. Liberatasi dai Mori nell’ XI secolo, trasse profitto prima dai rifornimenti ai crociati in viaggio per la Terra Santa e poi dal commercio con le colonie tra il Quattrocento e il Cinquecento. Nel 2001 la città è stata capitele europea della Cultura. Il suo centro storico è stato dichiarato Patrimonio dell’ Umanità. Il fiume Douro che nasce in Spagna e percorre 927 km prima di gettarsi nell’ Oceano Atlantico, è all’ origine della fortuna di porto che per  secoli lo usò come via di comunicazione.

 

30 agosto

L’ aereo per Porto è alle 13:20 e ci hanno consigliato di avviarci abbastanza in anticipo per essere sicuri di effettuare presto il check-in in quanto la Ryanair è troppo meticolosa nel controllo bagaglio sia nelle dimensioni che nel peso. Noi comunque siamo in regola. Un ultimo giro per Faro, cosa che ci riserva due sorprese: la prima è l’ incontro con una vecchia Fiat 850 sport degli anni ’60, la seconda è sentendo nell’ aria una musica scopriamo che si tratta di due suonatori ambulanti che suonano “My Way”, la famosa canzone immortalata da Frank Sinatra e che io canto per gli amici quando ci ritroviamo in un piano bar! Inutile dire che mi unisco a loro! Torniamo in albergo e ci dirigiamo all’ aeroporto che dista pochi chilometri. Da notare: la Ryanair che intima quasi categoricamente di rispettare le regole del trasporto bagaglio a mano, si rivela poco seria nell’ attuazione! Noi ci siamo premurati di letteralmente “incastrare” tutte le borse di videocamera, fotocamera, tablet e effetti personali nei nostri trolley e invece vediamo che pochissimi hanno rispettato le regole! Ryanair: lowcoast e lowtprofil! Il volo dura appena 1h e 10′ (almeno ci rallegra il sonoro e allegro annuncio dell’ atterraggio) e arrivati a Porto, in taxi raggiungiamo il nostro albergo, il Quality Inn, in Praca da Batalha, ottima zona centrale, come avevo programmato. Affacciamo proprio sulla piazza, si gode un ottimo skyline e sulla nostra sinistra c’ è la Chiesa di S. Idelfonso con azulejos sulla facciata. Manco a dirlo proprio dinanzi all’ albergo c’ è la fermata del tram “famoso” di Porto: il n° 28! La solita ricognizione preliminare per renderci conto di come spostarci nei prossimi giorni poi per la cena, seguendo il consiglio della ragazza del centro informazioni turistiche, andiamo al ristorante l’ Abadia situato nel centro storico di Porto, fondato nel 1939. E’ noto per servire pasti eccellenti e per avere avuto tra i suoi clienti anche Sophia Loren. Ovviamente mangiamo baccalà; il piatto si chiama Bacalhau Gomes de Sà. E’ tanto buono che chiediamo la ricetta, lo rifaremo in Italia! Vicino c’ è il mercato Bolhao da visitare domani.

 

31 agosto

Dopo una veloce colazione saliamo verso la Cattedrale che sorge sulla spianata della Pena ventosa, lo sperone roccioso sede dell’antico insediamento romano e medievale. Ci affacciamo dalla terrazza (Terreiro da sé) che ci offre il vivace panorama della città, da una sponda all’altra del  fiume Douro, poi visitiamo la chiesa che ha un interno prevalentemente barocco. Sul piazzale c’ è la statua equestre del condottiero cristiano Vimara Peres che nell’ anno 868 riconquistò la valle del Douro togliendola ai Mori ma anche una “gogna” manuelina completa di ganci. Dal transetto meridionale si accede ai chiostri del trecento con splendide decorazioni di azulejos che mostrano figure del Cantico dei Cantici, e alla Capela de Sao Vicente. Una scalinata settecentesca porta ai livelli superiori dove pannelli di azulejos ritragono le Metamorfosi di Ovidio e la vita della vergine. Sempre a questo livello c’ è il museo.  Sotto la Cattedrale si apre il Barredo, un quartiere che sembra rimasto al Medioevo, animato da mercatini dove le case si arrampicano sulla collina, addossate le une alle altre, in un labirinto di antichi passaggi.

Il centro di Porto ruota attorno all’ Avenida dos Aliados, fino al moderno municipio, la Camara Municipal. Lungo il largo viale a due corsie vi è un’ elevata concentrazione di banche, uffici, alberghi oltre che di caffè all’ aperto sempre affollati ed ad un Mac Donald’s molto particolare. All’ inizio della piazza c’è la statua di Pedro IV mentre dinanzi al municipio si trova quella di Almeida Garrett, poeta e drammaturgo dell’ ottocento.

Spostandoci verso Rua Formosa arriviamo al Mercado du Bolhao, un grande mercato alimentare coperto a due livelli  vicino a Rua Santa Caterina, bella strada pedonale piena di gente, vivace e colorata.

Troviamo  la struttura del mercato in condizioni piuttosto degradate, molti banchi sono chiusi e abbandonati, ci sono in vendita animali vivi in gabbie, galline e conigli, banchi di fiori, frutta e verdura, carne e salumi. Vivace e rumoroso, offre uno spaccato della concitata vita quotidiana di Porto. Alle spalle del Municipio c’ è la maestosa Igreja da Trinidade con ricchi interni.

Ripercorrendo in discesa l’ Avenidas dos Aliados incontriamo l’ Igreja dos Congregados con azulejos sulla facciata che illustrano scene della vita di S. Antonio e danno alla chiesa un tocco di signorilità nel traffico che soffoca questa zona. Proseguiamo fino alla Stazione di Sao Bento inaugurato nel 1916, costruita dove prima sorgeva un convento. Questa è la stazione più centrale della città e con circa 20.000 tessere maiolicate che alludono alla storia dei trasporti e del Portogallo e coprono la maggior parte dell’atrio.  I pannelli più notevoli sono quelle che mostrano il re João I e la regina Philippa di Lancaster nella cattedrale della città nel 1387, il principe Enrico il Navigatore che conquista Ceuta in Marocco, e una rappresentazione della Battaglia di Arcos de Valdevez. Ci spostiamo verso la zona dell’ Università ma prima visitiamo l’ Igreja dos Clèrigos la cui torre alta 75 mt, uno degli edifici più alti del Portogallo, è un inconfondibile punto di riferimento della città. Vicino all’ Università e all’ Ospedale Santo Antonio sorge la Igreja do Carmo, tipico esempio di architettura barocca portoghese con un immenso pannello di azulejos che raffigura la fondazione dell’ ordine dei Carmelitani. La vicina Igreja das Carmelitas, commistione degli stili classico e barocco, oggi è parte di caserme.

 

1 settembre

Oggi decidiamo di scendere verso la Ribeira, la famosa banchina lungo il fiume.

Arriviamo nel  caratteristico quartiere  affacciato sulla riva del fiume che ci appare  in una moltitudine  di colori: le  case,  gli  ombrelloni  dei  ristoranti, i  rabelos, caratteristiche imbarcazioni simili a gondole che in passato trasportavano le botti di vino ed oggi i turisti e proprio su una di queste imbarcazioni faremo la “crociera dei 6 ponti” che ci rivelerà un altro aspetto della  capitale del nord del Portogallo. Saliamo sulla barca insieme ad una quindicina di altri turisti e navighiamo sul Douro passando sotto i sei ponti di stili ed epoche diverse, due moderni e quattro ottocenteschi, tra cui quello disegnato da Eiffel, il Ponte de São João, il Ponte do Freixo, realizzato dal professor António Reis, si trova a monte di tutti gli altri.  ll grande Ponte Luís I, realizzato da Teófilo Seyrig, socio di Eiffel.

Il Ponte da Arrábida, di Edgar Cardoso, che si estende per 270 m, per un certo periodo rappresentò il record mondiale per i ponti ad arco in cemento armato.

Il ponte di più recente costruzione ha preso il nome dall’Infante D. Henrique. Per circa un’ora, scivoliamo sul Douro   fino ad arrivare in vista della foce dove le acque si gettano nell’oceano.
Mentre seguiamo questo gradevole percorso, osserviamo come le case della città siano disposte a cascata, formando strette stradine labirintiche e le insegne delle marche più note del famoso vino. Notevole la vista della Chiesa del Corpo Santo di Massaleros fondata da una corporazione marinara (Confraternita delle anime del Corpo Santo di Massarelos)nel XVII secolo.  Ha una sola navata, con la facciata fiancheggiata da due torri con campane e orologio. La facciata posteriore che si vede dal fiume è decorata con un murale di mosaici, che la rende inconfondibile.

 

Nessun dubbio: dal fiume si ha la vista migliore e più completa su Porto.
La nostra barca è sponsorizzata dalle cantine CROFT, di conseguenza quando scendiamo ci

offrono i biglietti per la visita con degustazione a queste cantine.

 

Dall’altra parte del fiume Douro, Vila Nova de Gaia ci appare invitante e animata, lasciamo dunque la Ribeira  e attraverso  il  passaggio  pedonale  del  grandioso  ponte  in  ferro  ad  unica  arcata  Luis  I, arriviamo  nel famoso quartiere delle cantine del celebre vino di Porto.

 

Anche questo lungofiume, alberato, attrezzato con panchine e giardini, è pieno di gente che

trascorre  il  pomeriggio  domenicale  mescolata  a  tanti  turisti,  un  gruppo  folk  di  danze

popolari  ci regala musica e balli.

 

Ci inoltriamo nelle strade interne di Vila Nova de Gaia, alle spalle della banchina del lungofiume, dove  in un dedalo di strade si susseguono cantine e stabilimenti vinicoli di tutte le marche, dalle più famose alle, almeno a noi, meno note.  Una cabinovia parte da Cais de Gaia ed arriva al Jardim do Morro e la useremo per il ritorno.

Un veloce spuntino in un locale caratteristico: il proprietario è un fan dei Beatles e le pareti sono tappezzate da chitarre e vari poster della famosa band.

 

La Cantina Croft, fondata nel 1678 dall’ omonima famiglia inglese, è una delle più antiche case esportatrici di porto, un Croft ha scritto nel XVII secolo un trattato sui vini del Portogallo che rimane una delle più importanti fonti storiche di informazione sulla nascita di questo vino. Durante la visita preceduta da una prima degustazione,, apprendiamo molte notizie sulla produzione del Porto,  sull’invecchiamento nelle botti, sui vari tipi  prodotti e sugli abbinamenti culinari. Per fortuna la guida parla inglese in modo lento e comprensibile. La qualità e il pregio del vino, oltre all’annata, sono legati al periodo d’ invecchiamento.

 

Esistono poi il “vintage port”, prodotto da un unico vigneto e con il vino di una sola annata, il “tawny”, più invecchiato e dal colore scuro, il “ruby” più comune e giovane; infine un “port branco”, di cui ignoravamo l’esistenza, che si può bere freddo come aperitivo.Alla fine della visita, dopo una seconda degustazione offerta dalla cantina, facciamo vari acquisti di bottiglie di porto con lo sconto del 20%. Con la cabinovia (teleferico) risaliamo verso Jardim do Morro nei pressi del ponte Luis I. La vista dall’ alto sia su Ribeira a nord, che su Nova de Gaia con le sue cantine di Porto a sud è veramente fantastica! Il ponte è percorso dalla modernissima metropolitana  molto efficiente che collega in pochi minuti il centro storico con l’aeroporto internazionale Francisco Sa Carneiro (11 Km a nord della città), e le stazioni ferroviarie di Porto Campanha e Porto Sao Bento. Anche la funicolare è il modo più rapido per raggiungere la parte alta della città dalla riva del Duero e visitare la Cattedrale situata nel quartiere di Batalha. La funicolare Dos Guindais esiste dal 1891, ma è stata da poco recuperata dopo più di un secolo di inattività. La cabina è dotata di un sistema di sospensioni che permettono di mantenere orizzontale la cellula passeggeri (con 20 posti complessivi) sia nel percorso inclinato che nella parte pianeggiante a monte. Un altro modo per raggiungere la parte alta è prendere l’Ascensore da Ribeira, che porta sino alla Via Mouzinho Silveira. Al disotto delle Mura Fernandine, costruite nel trecento, di cui restano solo alcuni frammenti, c’ è la manieristica chiesa di Santa Clara con  una facciata molto semplice e quasi nascosta dalle case, che contrasta con l’ opulento interno dorato.

Torniamo nel centro più vivo della città per fare altri acquisti e ammirare tanti edifici Art Nouveau tra cui in Rua De Santa Catarina il Cafè Majestic che ha un arredamento riccamente decorato con tavoli di marmo e legno, specchi e perfino un pianoforte a coda. Al numero 279 Rua Formosa poi un negozio di alimentari, A Pérola do Bolhão, dove si possono trovare tutti i tipi di prodotti tipici del Portogallo. Questo negozio tradizionale è stato fondato nel 1917 da Antonio Rodrigues Reis e ci colpisce la sua splendida facciata in stile Art Nouveau con decorazioni maiolicate. Dai formaggi di montagna, salumi di selezionare, da noci a assortimenti di caramelle all’ingrosso di vini ad una selezione di biscotti, e tutto ciò che si può immaginare tutto quello che vuoi acquistare ciò che troverete in una delle case più antico della città. Come nota storica è da sottolineare che A Pérola do Bolhão iniziò come concessionario in Cina e nella vendita di spezie provenienti dal Giappone, ma per superare le difficoltà sorte con l’avvento della seconda guerra mondiale dovette cambiare la sua attività per dedicarsi al commercio  di tutti i tipi di alimenti. Nel corso degli anni si è guadagnato il rispetto degli abitanti di Porto e l’ammirazione dei turisti che si aggirano tra i suoi magnifici scaffali.

 

Stasera cena al Mac Donald’ s per scoprire questo locale che a Porto è veramente particolare. Situato in Praca da Liberdade, in un bel locale dei primi del 900 di cui è stata lasciata integra l’atmosfera riuscendo a trasformare  uno “snack bar”, in altri luoghi dall’aspetto e sapore molto consumistico, in qualcosa che è veramente notevole come gusto e come ambiente. Praca da Liberdade di sera è molto suggestiva e prima di tornare in albergo (domani l’ aereo per l’ Italia è alle 7:15….) torniamo nel quartiere della Sé; la Cattedrale illuminata è molto suggestiva  e facciamo una lunga passeggiata sul ponte Luis I.

 

Porto di notte è semplicemente superba: la fantastica vista sul fiume Douro e sulla meravigliosa città illuminata ci resterà per sempre impressa nella memoria…..e poi c’ è anche la luna!

 

CIAO PORTO!

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