Il nostro viaggio in Cina

ALLA SCOPERTA DEL PIANETA CINA

La Cina, quel meraviglioso paese al centro del mondo culturale e commerciale fin dal millennio prima di Cristo, protagonista degli affascinanti racconti di avventurieri alla ricerca di segreti e dei misteri della culla dell’umanità, è ora superficialmente percepito come un avversario e non come partner o eventuale opportunità. La Cina è immensa e rappresenta un quarto dell’umanità. La Cina è il drago. È il rosso. Da sempre il paese delle contraddizioni per eccellenza, la Cina è una continua sorpresa, non smette mai di stupire, dove nulla è permanente, statico, ma il tutto è in costante movimento.    (Angelica Pastorella)

Perché un viaggio in Cina?. Siamo sempre stati attirati dalla sua aria di mistero; chiunque visiti questo paese non può che restare colpito dallo splendore delle sue attrattive naturali, storiche, architettoniche. Forse più di altri paesi al mondo, la Cina ha lasciato di sé un enorme quantitativo di tracce e testimonianze scritte, relative al proprio passato, un passato che vede risalire le prime presenze umane ad oltre un milione e mezzo di anni fa. Abbiamo optato per la soluzione di viaggio organizzato, cosa inconsueta per noi, un po’ per difficoltà oggettive (prima fra tutte la lingua, parlata e scritta), un po’ perché i principali luoghi da visitare corrispondono comunque a quelli che compongono i programmi proposti dai Tour Operator; a parità di giorni disponibili, la realizzazione di un itinerario analogo in autonomia, acquistando solo il volo è organizzandosi sul posto, si riscontrava con ostacoli superiori a quanto accaduto nei nostri precedenti viaggi extraeuropei. Oltretutto in Cina avremo  guida ed auto privata!

25 settembre-26 settembre

Pechino

Partiamo da Francoforte alle 17.20 con un volo Lufthansa  imbarcati su uno splendido Boeing 747 zeppo di cinesi che tornano in patria per la Festa Nazionale del 1 ottobre. Il viaggio si svolge magnificamente e siamo particolarmente emozionati di volare con  questo aereo veramente straordinario  per  sicurezza e comfort. Arriviamo nel modernissimo aeroporto di Pechino alle 08. 30 (ora locale) del 26 settembre e dopo aver svolto le formalità di sbarco ci rechiamo ad incontrare la nostra guida che puntualmente scorgiamo alla ricezione passeggeri con un cartello tra le mani su cui sono scritti i nostri cognomi. Ming, questo il nome della nostra guida, ci fa subito un’ottima impressione per la sua gentilezza e disponibilità, infatti sapremo in seguito che è ingegnere chimico. Con una ottima temperatura di tarda estate, ci avviamo verso l’hotel Traders’ della famosa catena Shangri-la e lungo la strada facciamo una breve sosta in un laboratorio di ceramiche dove Ming ci spiega come avviene la difficile lavorazione col metodo cloisonnè, una forma di arte unica, che ha avuto origine a Pechino durante la dinastia Yuan (1271-1368). Dopo aver sistemato i bagagli ed aver sistemato fisicamente anche “noi” abbiamo il primo impatto con la famosa cucina cinese che si svela con una magnificenza inimmaginabile! Chi l’avrebbe mai detto, abituati alla cucina cinese delle nostre città, che la “vera cucina cinese” non si limita ai nidi di rondine o al gelato cotto ma spazia in gusti particolari quali il piccante, l’agro, il dolce variando da zona a zona. Il pomeriggio è dedicato alla visita del Tempio del Cielo. Un vecchio detto di Pechino dice: nove altari, otto templi  e una grande campana. Questo indica che questi sono i più importanti templi monumentali di Pechino. Si fa sera e la città ci mostra il suo aspetto di metropoli con lo splendore dei suoi edifici ultramoderni e purtroppo col suo caotico traffico spesso paralizzato! Per fortuna una cosa positiva: le moto ed i ciclomotori sono rigorosamente elettrici!

Il Tempio del Cielo

Il Tempio del Cielo è il maggiore fra di tutti ed è l’unico esemplare della classica arte architettonica cinese. Fu costruito nel 1420 dal terzo imperatore Yongle della dinastia Ming ed era un luogo sacro in cui gli imperatori Ming e Qing officiavano il culto del cielo tre volte l’anno. Il tempio è circondato da due muri di cinta: uno interna e uno esterno. La parte settentrionale del muro sia interno che esterno, ha una forma semi-circolare mentre la parte meridionale ha una forma quadrata; queste forme ricordano una antichissima credenza cinese, secondo la quale il cielo fosse rotondo e la terra quadrata. Il tempio copre una superficie totale di 273 ettari, il muro esterno ha un perimetro di cinque km con due porte una a sud e una ad ovest da dove accedeva il corteo imperiale. L’altare circolare è formato da una terrazza rotonda di tre piani di marmo bianco: il primo piano era la terrazza dell’uomo, il secondo la terrazza della terra è il terzo la terrazza del cielo. Nell’antichità il cielo lo si considerava maschile e quindi i blocchi di marmo, i gradini e le balaustre dell’altare si contano sempre in numeri maschili, cioè numeri dispari: 1.3.5.7.9, oppure i loro multipli. A nord dell’altare circolare, si trova la Volta Celeste Imperiale, un padiglione circolare dal tetto conico e coperto di tegole blu che sorge in cima ad una terrazza di marmo alta 2 mt circondato da una cinta di mura perfettamente rotonda. Proseguiamo su un camminamento denominato ponte dei passi rossi e giungiamo al Tempio della Preghiera annuale per il buon raccolto, costruito completamente in legno e composto di una serie di architrave e listelli tutti fatti ad incastro senza usare neppure un chiodo, con il tetto a forma di cono con tripla gronda e ricoperto da tegole blu. Sull’altare centrale all’interno del tempio, c’è un trono riparato da un paravento e un lungo tavolo sul quale era collocata una tavoletta sacra del Dio del cielo. A sud del Tempio ai due lati ci sono due sale di struttura classica, destinate a custodire le tavolette degli dei che rappresentavano fenomeni soprannaturali. Veramente entusiasmante è stata la visita del Tempio: è il primo impatto con architetture completamente diverse da quelle alle quali siamo abituati ed inseriti in spazi di verde ottimamente curati che incorniciano questa magnifica opera. Lasciamo il sito del Tempio del Cielo e nelle vicinanze ci imbattiamo in un suonatore di erhu ed in un’estemporanea cantante di musica popolare cinese e poco più avanti assistiamo ad un’esibizione di karaoke e danze improvvisate ed alcuni giocatori di volano. Pochi passi ancora ed ecco uno scrittore d’acqua ovvero un cinese, ed è abbastanza diffuso la cosa, che scrive con acqua versi e pensieri sul pavimento stradale. Cena favolosa in albergo e giretto nei dintorni per scoprire angoli particolari da visitare come un favoloso centro commerciale il China World Shopping Mall che è fornito addirittura di una pista di     pattinaggio oltre ad un ottima gelateria.

27 settembre

La Grande Muraglia

Oggi ci aspetta la Grande Muraglia, l’impresa architettonica più prodigiosa della Cina antica, un simbolo della saggezza del popolo cinese. Come si sa, è una delle sette meraviglie del mondo antico. In Cina la Grande Muraglia è conosciuta con il nome di Wan Li Chang Cheng che significa Muraglia dei 10.000 Li. Li è una misura di lunghezza cinese, ogni Li è mezzo km, 10.000 Li quindi sono 5000 km ma in effetti sembrerebbe essere lunga ben 10 volte questa misura infatti oltre 50.000 km di tale tipo di difesa furono costruiti durante la lunga storia della Cina. Molti tratti collegati e tante torri di osservazione non collegate furono costruite da diverse dinastie per formare quel sistema di difesa militare che oggi conosciamo come la Grande Muraglia. Tre dinastie ne costruirono tratti per oltre 5000 km e precisamente:

la dinastia Qin    (221-806 a.C.) Oltre 5000 km;

la dinastia Han   (206 a. C.-220 d.C.) circa 10.000 km;

la dinastia Ming (1368-1644 d.C.) 6350 km.

Il tratto che la maggior parte della gente visita è quello della località di Badaling a circa 90 km a nord di Pechino ed è proprio qui che arriviamo di buon’ora a circa 900 mt di altitudine trovando una temperatura molto fresca che non ci dispiace dovendo fare un bel tratto a piedi e per giunta in salita. La nostra guida ci consiglia di intraprendere il tratto più ripido perché certamente lo troveremo meno affollato è infatti è proprio così la maggioranza dei turisti si avvia verso la parte più comoda! Questo tratto di Muraglia con la sua tipica struttura è alto 7-8 mt, largo 6,5 mt alla base di 5, 8 mt nella parte superiore con uno spazio utile di 4,5 mt, dove poteva passare un carro trainato da cinque cavalli affiancati o potevano camminare 10 soldati allineati su un fianco. Leve e altri strumenti primitivi furono usati per muovere le lastre di pietra, ognuna delle quali era lunga 2 mt e pesava 1 tonnellata quindi ogni centimetro di terra e ogni mattone furono bagnati dal sangue e dal sudore dei lavoratori impegnati in questa costruzione costata fatica e sacrifici. Non meraviglia la leggenda che descrive la Grande Muraglia popolata dai fantasmi di migliaia e migliaia di uomini che morirono durante la sua costruzione. La Grande Muraglia è una eredità non solo della Cina ma del mondo intero. Con molta emozione ci inerpichiamo per le ripide scale (quando ci sono!) e arrancando con grande fatica quando senza di esse la pendenza si fa veramente spaventosa. Meno male che l’aria è frizzante altrimenti sarebbe una fatica immane! Oggi è il compleanno di Bianca, quale posto migliore per compiere gli anni! La nostra arrampicata dura quasi tre ore, andata e ritorno, e quando ritorniamo al piazzale di partenza vediamo Ming che, ovviamente, non è venuto con noi e vedendoci comunque non completamente disfatti si congratula per la nostra resistenza. Immancabile giro per i negozi di souvenir dove ci limitiamo ad acquistare la nostra solita bandiera da portare a Napoli. Affamati come non mai pranziamo in  uno splendido ristorante dove gustiamo specialità eccezionali! Ogni giorno che passa scopriamo la vera cucina cinese, credeteci, è eccezionale! Salutati da due leggiadre cinesine riprendiamo il nostro impegno di visitatori avviandoci verso il sito delle 13 tombe Ming ma passando prima per Li Heng Tang un centro  statale specializzato nella coltivazione e la lavorazione di perle sia di acqua dolce che di mare. Si dice che la perla contenga molti elementi di minerali rari e preziosi e chi la  tocca può avere l’effetto di tonificare l’organismo e i cinesi credono che la crema di perla e le polveri di terra possano aiutare a togliere le macchie e le rughe e rendere la pelle liscia, fine e  lucida. Forse sarà per questa credenza che regalo a Bianca una bellissima collana di perle nere.

Le 13 tombe dei Ming

Le 13 tombe dei Ming si trovano a nord-ovest di Pechino, ad una distanza di 55 km dal centro della città e si estendono in una vallata forma di anfiteatro naturale di circa 120 km². Percorriamo la Via degli Spiriti (7 km!) detta anche la Via delle Figure di pietra o Via Sacra fiancheggiata da 36 figure scolpite in pietra di cui 24 rappresentano tipi di animali con i relativi significati e raffigurati sempre in quattro posizioni: due in piedi e due a riposo. Chiudono la sfilata 12 statue in piedi rappresentanti generali militari, mandarini e ministri. Alla fine della via Sacra troviamo il Padiglione della Stele (1426) è una costruzione quadrata con doppio tetto e quattro porte in altrettante direzioni e contiene una stele in marmo alta 6,5 mt posata sul dorso di un animale a forma di tartaruga, cioè Bi-Xi uno dei nove figli del drago. Incise sulle quattro facce della stele risaltano quattro iscrizioni antiche. Su una piattaforma marmorea a tre piani si erge il palazzo dei Favori celesti dove si svolgeva la cerimonia commemorativa per gli antenati che ospita una statua in bronzo dell’imperatore Yongle, il terzo imperatore Ming che trasferì la capitale da Nanchino a Pechino. Come dicevo oggi è il compleanno di Bianca e al ristorante dove ceneremo è mi bastato dare una mancia per avere in esclusiva un salottino dove festeggeremo l’evento. Dopo l’immancabile tè di benvenuto servito da una adorabile cinesina ceniamo alla grande e tra le pietanze che ci vengono servite da ben tre camerieri c’è “l’anatra laccata” una specialità della cucina locale veramente squisita. Bianca si cimenta a confezionare gli involtini con i pezzetti di anatra riuscendoci in modo egregio!

 

28 settembre

La città antica

Oggi ci avventuriamo nella vecchia Pechino. A una prima occhiata Pechino sembra un centro moderno. Una passeggiata (anzi una corsa in risciò a pedali come faremo noi) tra le stradine della città (hutong) rivela invece il fascino della vecchia Pechino. Le hutong, che si diramano dal centro, sono le vie dove molti pechinesi ancora vivono. Le hutong che di solito vanno da est verso ovest, sono create dalle mura delle tradizionali case con cortile interno (siheyuan). In origine le residenze degli ufficiali e dei cittadini benestanti, oggi sono in gran parte di proprietà statale. La modernizzazione di Pechino ha distrutto molte siheyuan tradizionali, ma alcune sono state ristrutturate e sono di nuovo abitate. Il termine hutong è la traslitterazione della parola mongola hottog che significa pozzo d’acqua. Sul nostro risciò a pedali sembra di viaggiare lungo il fiume della storia; vedi il muro grigio delle siheyuan, i portoni che distinguono il ceto delle famiglie, il gradino sotto i portoni, le pietre a forma rotonda o quadrata, il leone di marmo bianco davanti al portoni ecc. che ci raccontano l’importante evento storico e le leggende o le storie dei personaggi famosi che una volta vi abitavano. Durante il tragitto ci imbattiamo in gruppetti di cinesi impegnati in giochi da tavolo alcuni dei quali risalgono a migliaia di anni or sono come il Go (4000 anni). Ma l’incontro più simpatico è quello con un pensionato della veneranda età di ottantanove anni che ascolta musica proveniente da una datata radiolina! Ma anche un vecchietto sdentato con un cappellino rosso che ci sorride non è da meno! La nostra guida Ming ci conduce in una siheyuan antica di ben duecento anni e in compagnia della padrona di casa ci spiega un po’ la storia della famiglia che ci abita e ci rivela una dura realtà: molte case non hanno servizi igienici privati ma solo in comune e vi si cucina ancora su focolari a carbone.

Il Palazzo d ‘Estate

Il Palazzo d’ Estate è uno dei quattro giardini classici più famosi della Cina, conosciuto per la sua combinazione armoniosa tra il paesaggio naturale è l’edificio artificiale. Esso si trova nella periferia nord-ovest di Pechino e dista 25 km dal centro della città. La residenza imperiale è ordinata come un microcosmo naturale, con colline (shan) e specchi d’acqua (shui) che creano un ambiente naturale completato da ponti, templi, sentieri e palazzi. Appena oltrepassata la porta orientale si trova il palazzo della benevolenza e della longevità che tra le statue bronzee di fronte neanche una che raffigura il simbolo della virtù confuciana, il mitico qilin, un animale con piedi fissi, colonna e squame. Davanti alla sala sono collocati quattro incensieri  in bronzo due a forma di fenice e due a forma di drago. Spettacolare è il lungo “Corridoio” che unisce le varie costruzioni disperse ai piedi della collina quasi formando una collana ha una lunghezza totale di 728 mt con 273 sezioni interrotte da quattro padiglioni che simboleggiano le quattro stagioni ed e decorato da più di 14.000 dipinti che rappresentano racconti storici, scene mitologiche e da episodi immortalati nella letteratura classica cinese. Nel 1992 il lungo Corridoio fu incluso nel Guinness dei primati come il corridoio più lungo del mondo. Alle estremità occidentale del lungo Corridoio si incontra la barca di marmo lunga 36 mt che presenta una base marmorea ed una sola struttura in legno. Non ci perdiamo un giro in battello, riccamente decorato, sul lago Kunming che ci permette di ammirare tutta la grandiosità del sito tra cui la Torre della Fragranza di Buddha situata sulla collina della Longevità, il ponte della Cintura di Giada ed il ponte a 17 archi lungo 150 m con parapetti ornati da 544 colonnine su cui siedono altrettanti leoni uno diverso dall’altro. Ci meravigliamo come sulla battello siamo gli unici occidentali fra tanti, tanti ma tanti cinesi!

La città proibita

Fulcro della città di Pechino, la città proibita è il complesso architettonico cinese di maggior splendore. L’ Immenso palazzo completato nel 1420 è un compendio di architettura imperiale è un monumento perenne della Cina delle dinastie. Ogni imperatore successivo arricchiva le sue sale o faceva costruire altri padiglioni secondo il proprio bisogno finché si raggiunse un numero totale di 9999 stanze con una superficie coperta di circa 150.000 m². Il numero nove era il numero portafortuna massimo e perfetto che significa lunga vita. Entriamo dalla porta meridionale edificio con il tetto a doppia gronda e ricoperto con tegole gialle e restiamo sbalorditi dalla magnificenza del luogo. Ogni palazzo tutti con nomi simbolici sono stupefacenti come stupefacenti sono i giardini imperiali ma ciò che ci lascia allibiti è il Palazzo della Suprema Armonia, l’edificio più grande di tutto il complesso, chiamato anche la sala del Trono d’oro. La sala è sostenuta da 72 colonne di legno  dipinte con disegni di draghi d’oro su fondo rosso scuro e ogni colonna è un tronco unico di pino. Nel centro della sala si trova il trono dell’imperatore posato su un basamento in legno alto 2 mt e sia il trono che il paravento retrostante sono fatti di legno di sandalo dorato. Il soffitto ha degli straordinari colori. Il Palazzo della Purezza Celeste è il principale della corte interna dove gli imperatori esaminavano memoriali e trattavano gli affari di stato. Al centro della sala è sempre collocato un trono imperiale e sull’insegna lignea sopra il trono ci sono quattro ideogrammi che significano: aperto, onesto e splendido come il sole. Giriamo ancora letteralmente confusi da tanta grandiosità e ci soffermiamo, durante il tragitto che ci porterà verso l’uscita, sul grande terrazzo scolpito che circonda il Palazzo della Suprema Armonia per guardarci intorno e ammirare per l’ultima volta questo spettacolo unico per noi occidentali. Dopo essere usciti assistiamo nel cortile immediatamente vicino ad un addestramento di marcia militare (passo dell’oca) ad opera dei giovani militari cinesi che si preparano alla sfilata per la festa nazionale. Uno spettacolo inconsueto e curioso a beneficio dei tanti turisti presenti.

 

Piazza Tien’ an Men.

Ed eccoci in Tien’ an Men Guangchang (la piazza della pace celeste) l’enorme piazza in cemento nel cuore della Pechino moderna con il mausoleo di Mao al centro circondata da edifici in stile comunista degli anni 50 tra cui il Palazzo dei Musei della Storia Cinese e della Rivoluzione cinese, il monumento commemorativo agli Eroi Popolari, il Palazzo dell’ Assemblea Nazionale del Popolo e il Palazzo del Presidente Mao. La piazza è sempre affollata di visitatori che vi passeggiano, ha sempre fatto da sfondo alle manifestazioni popolari ed è inscindibilmente associata alle proteste studentesche del 1989 e al loro cruento epilogo. Una grande foto di Mao campeggia sul muro di chiusura della Città Proibita: una presenza inquietante… Pensate che Mao per superstizione non entrò mai nella città proibita: gli avevano predetto che se fosse entrato il suo potere sarebbe terminato molto presto. Io aggiungo: forse era meglio che non era superstizioso!

E’ stata una giornata intensa e Ming ci propone di assistere prima della cena ad uno spettacolo favoloso: “La Leggenda di Kung Fu”, visto già da 2 milioni di persone dal 2005 fino ad oggi presso il Red Theatre di Pechino. La compagnia itinerante presenta un cast di 52 giovani praticanti del Kung Fu, danzatori e acrobati, tutti professionisti provenienti da 13 province della Cina, di cui cinque ragazzi sotto i 14 anni. Gli interpreti non sono solo esperti in Kung Fu ma sono stati formati alla presentazione teatrale. Arriviamo al teatro e già l’esterno denota un ambiente particolarmente stimolante mentre nell’atrio siamo accorti da un bambino che, in una scenografia affascinante, percuote un tamburo ad un ritmo quasi ossessionante. Inizia lo spettacolo: l’azione è mozzafiato e il dramma è struggente, ispirandosi alla storia di un giovane ragazzo in cerca di illuminazione. La musica potente sottolinea l’intera produzione, la scenografia si svolge in un ambiente vasto e interattivo arricchita da effetti di luce fenomenali, il tutto crea una finestra sulla cultura straordinaria della Cina e l’arte mistica del Kung Fu. Usciamo dal teatro frastornati e non possiamo che ringraziare Ming per averci data quest’occasione per noi unica e irripetibile. (Lo spettacolo non era previsto nel programma ma le mance fanno sempre effetto!) Comunque acquistiamo il DVD dello spettacolo che riporteremo in Italia la cui visione ci farà ricordare l’evento.

29 settembre

Ultimo giorno a Pechino. In mattinata l’ultima visita in programma: il tempio dei Lama. Il tempio è il maggiore appartenente alla scuola della Setta Gialla del Buddhismo tibetano a Pechino nonché uno dei maggiori templi lamaisti caratterizzato da uno stile architettonico unico in tutto il paese della Cina. Per noi è il primo impatto con i praticanti di questa religione che vediamo intenti alla preghiera dopo aver bruciato negli appositi bracieri i bastoncini d’incenso. L’atmosfera è pervasa da un misticismo che si può toccare con mano e ci sentiamo un po’ estranei a tutto ciò. Cerchiamo di essere abbastanza discreti ma non possiamo fare a meno di sbirciare nelle varie sale che sono quasi  nascoste a noi turisti in quanto  poco inondati dalla luce che trapela dalle strette aperture. All’esterno alcuni monaci si preparano a qualche cerimonia in uno dei piazzale del tempio ed io non mi faccio scappare l’occasione per riprenderli con la videocamera sperando che non me lo vietino. E non posso fare a meno di far girare  rigorosamente in senso orario una delle ruote della preghiera. Visitiamo o meglio sbrighiamo nelle diverse sale del tempio (la sala dei guardiani celestiali, la sala dell’armonia eterna, la sala della protezione eterna, la sala della ruota della legge) ed in ultimo arriviamo al padiglione delle 10.000 felicità, una costruzione a tre piani collegato con due sale laterali per mezzo di gallerie sospese che vengono chiamate corridoi volanti. Al centro della sala è collocata la monumentale statua di Buddha Maitreya, nella sua forma tibetana, alta 18 mt scolpita in un unico tronco di legno di sandalo bianco lungo 26 mt (8 mt sono affondati nel terreno). Il trasporto di questo tronco d’albero da Lhasa a Pechino richiese tre anni interi! Per noi occidentali il buddhismo è una religione che sotto certi aspetti sarà sempre incomprensibile. L’introduzione del buddismo in Cina è frutto di un lungo processo di cui non si conosce una data precisa di inizio. I primi segni della presenza buddhista in Cina si hanno con la fondazione del Tempio del Cavallo Bianco di Luoyan (lo visiteremo nella prossima tappa del nostro viaggio proprio a Luoyan) sotto la dinastia Han. Il culto, basato sugli insegnamenti del Buddha vissuto nel nord dell’India durante il sesto secolo a. C., venne presumibilmente diffuso lungo la Via della seta dagli immigrati dell’Asia centrale a partire dal primo secolo. Ora dobbiamo affrettarci, ci aspetta l’aereo per Luoyang.

Luoyang

29 settembre

Decolliamo su un aereo della China Southern  Airlines alle 10. 30 e dopo un volo di circa due ore atterriamo all’aeroporto di Zhengzhou, capoluogo dell’ Henan, una delle province più piccole della Cina, grande poco più di mezza Italia ma popolata da circa 97 milioni di abitanti! La città, industriale moderna, non offre molto dal punto di vista turistico ma è sicuramente il punto di partenza migliore per visitare luoghi importanti come le famose grotte scolpite di Longmen e il monastero di Shaolin. Ad attenderci troviamo Frank ovvero la guida che ci porterà in un minibus a Luoyang. Frank è molto simpatico (Frank è il nome o meglio lo pseudonimo che molti cinesi usano al posto del loro nome originale) parla solo inglese e durante il viaggio ci fa fare una sosta, non prevista, per una visita ad un sito molto particolare: il Museo delle Tombe Antiche, unico nel suo genere in Cina, in cui sono conservate molte tombe Han, Wei, Tang e Song. Alcune sono dei veri appartamenti ricchi di decorazioni e dipinti. Sosta per il pranzo e dopo ci dirigiamo verso il Tempio del Cavallo Bianco che si trova ad una decina di chilometri a nord est di Luoyang. L’attuale costruzione, risalente al periodo Ming (1368-1644) è abitato da monaci della scuola Chang, sorge sulle rovine del tempio buddista più antico della Cina eretto nel 68 d.C. Si dice che qui giunsero, dopo 500 giorni di viaggio dall’India, i monaci Matanga e Zhu Falan con un cavallo bianco carico di 42 testi sacri. Passando per la sala dei Guardiani Celesti si arriva nel primo cortile fiancheggiato a sinistra dalla Sala degli Antenati e dalla Sala per l’Insegnamento del Chan e con sullo sfondo la Sala del Buddha di epoca Ming. È in corso una cerimonia religiosa ed i monaci sono molto attenti a non farci curiosare durante la loro preghiera ed a stento riesco a riprendere di spalle un monaco mentre effettua celebrazioni esterne. Ma la testimonianza che  porterò in Italia è l’ audio originale che registro comunque! Arriviamo all’albergo Companionship che ha un’impronta stranamente occidentale. Infatti durante la cena veniamo avvicinati da un cameriere in abito da cowboy che, tra le tante pietanze cinesi, ci rifila anche ottime specialità statunitensi! Restiamo molto divertiti. Domani visita ad un sito eccezionale: le Grotte di Longmen.

30 settembre

Le grotte scolpite di Longmen sono situate a 12 km in direzione sud dalla città lungo la gola scavata del fiume Yi. Un chilometro di roccia in letteralmente scolpita dove si possono contare 1352 grotte di differenti misure, 750 nicchie, 39 pagode e ben 97.306 statue e 3608 iscrizioni attraverso cui è possibile vedere l’evoluzione dell’arte buddista dal V all’ VIII secolo. Questa strepitosa collezione di sculture buddiste fu iniziata dai sovrani dei Wei settentrionali (386-534 d.C.) dopo aver trasferito la capitale da the Datong a Luoyang. Il tragico numero di Statue senza testa, risultato di vandalismi e furti, crea un’atmosfera solenne; oggi le grotte sono ben protette. La nostra guida è cambiata. A portarci Longmen, sempre minibus, oggi è Cesare, in verità un po’ freddino nei rapporti. È comunque ben preparato, parla un buon italiano e ci spiega tutto ciò che stiamo ammirando. Non stiamo ad elencare tutte le cose viste ma quelle più che ci hanno colpito sono: la grotta dei 10.000 Buddha con al centro una magnifica statua del Buddha e quella più bella ed imponente chiamata anche tempio di Feng Xian la più grande di tutte e risale al 675 d.C. Al centro l’imponente statua di Vairocana Buddha rappresentato in posizione seduta, alta ben 17 m di cui quattro solo per la testa (l’orecchio e lungo quasi 2 m) sormontato da quattro aureole che rappresentano le vie da cui si espande la luce. Il suo sorriso enigmatico le ha fatto guadagnare il soprannome di “Monna Lisa orientale”. Sulla parete di destra le magnifiche sculture del re celeste e del difensore di Buddha, di notevole pregio per il movimento e per la postura realistica. Attraversiamo il ponte sul fiume e sulla sponda opposta Cesare ci porta a visitare un tempio buddhista ma non solo, anche per svelarci una curiosità. Alle varie scale percorse per visitare le grotte si sommano le altre per raggiungere il tempio che si trova in una posizione elevata. Da lontano ammiriamo la roccia scolpita su un’altra sponda e non possiamo che restare sbalorditi. Finalmente arriviamo al tempio che ci colpisce per l’atmosfera di pace che vi si respira. Immancabili la torre del tamburo e quella della campana come i nastri gialli e rossi stesi in bella mostra per chiedere grazie tra bracieri che emanano un profumo d’incenso. Iniziamo la discesa verso il luogo d’incontro con l’autista tra sentieri immersi nel verde, laghetti e un bellissimo resort che, a detta di Cesare, ha prezzi elevatissimi e che, ci confida, abbia visto soggiornare l’ex moglie di Berlusconi con la figlia. È un gossip eccezionale! Ma tornando un’ altra curiosità si mostra a noi che restiamo increduli. Qualche napoletano di non giovane età certamente ricorda il “franfelliccaro”, ovvero quell’artigiano dolciario che in via Foria avvolgeva intorno ad un gancio metallico una matassa di zucchero candito lavorandola con grande fatica e che poi dopo averla ridotta ad una specie di serpentello la tagliuzzava in piccoli pezzi per la delizia dei bambini, ebbene in una bottega vedo una scena simile solo al posto che del dolciere partenopeo ve ne è uno cinese! Chiedo se questa attività ha una vecchia tradizione e mi viene risposto che lo è e pertanto mi chiedo: vuoi vedere che forse qualche cinesino ha portato a Napoli nell’ottocento questa dolce attività? Chissà! Dopo un veloce pranzo comunque gustoso ci avviamo verso la tappa del nostro viaggio che mi è tanto a cuore: Shaolin, la culla del Kung Fu. Nonostante sia sempre di più meta di turismo di massa, il monastero di Shaolin vale sinceramente una visita. Shaolin, “foresta giovane”, è il nome dell’ordine dei monaci combattenti che vivono nell’omonimo tempio buddista, 13 km a nord ovest di Dengfeng. Fondato nel V secolo d.C., acquisì un carattere marziale sotto Bodhidarma, un monaco indiano che arrivò qui nel 527 d.C. egli elaborò un sistema di esercizi che si trasformò in shaolin quan, o boxe di Shaolin, origine di tutte le grandi arti marziali cinesi. Assistiamo ad esibizioni di vari atleti a beneficio dei turisti mentre nei vasti campi di addestramento centinaia e centinaia di allievi imparano le dure regole di questa arte marziale di cui la cinematografia ha mostrato tanti aspetti ma non quello che lo ispira ossia la filosofia Zen. Mentre a gruppi tornano verso l’edificio principale io cerco di riprendere la scena e faccio appena in tempo in quanto un militare viene a fermare la ripresa video. Ma riesco comunque a rubare qualcosa….. Lo spettacolo che si tiene nell’apposito teatro destinato a propagandare l’estate marziale non ci delude, tutt’altro è un susseguirsi di fantastiche esibizioni che ci lasciano a bocca aperta. Tra il pubblico ci sono molti occidentali: e il posto dove ne abbiamo visti in maggior numero. Il grande tempio ha numerosi edifici che si aprono lateralmente e piccoli cortili interni e ospita nella sala maggiore una grande affresco di epoca Ming che raffigura molte divinità in venerazione del Buddha.. Nelle sale sono visibili stupende colonne scolpite e nella quiete del tempio lo studio del modo di combattere degli animali e nell’uso delle armi eleva ad arte una disciplina tanto dura. Qualsiasi oggetto di uso comune può diventare pericoloso nelle mani dei monaci, il numero delle armi è praticamente infinito. È l’energia interiore, il Qi, la vera arma. Shaolin non è un comune monastero buddista come tanti altri sparsi in Cina. E la differenza la si incontra, camminando in punta di piedi, nei silenziosi viali è cortili quieti. Figure umane, i monaci, a volte in vesti colorate fasciate in vita e con la testa rasata, se restando immobili in simbiosi con la natura che li circonda. Percorrendo un viale vedo dei tronchi con degli strani buchi. Chiedo alla guida spiegazione e mi dice che si sono formati con colpi di dita che gli allievi sferrano al tronco per irrobustirle. Io mimo la scena tra l’ilarità dei presenti. La foresta di stupa, a breve distanza dal tempio, è una vasta distesa di pagode di mattoni che commemorano i monaci più famosi di Shaolin. Torniamo a Luoyang ma in mente mi è rimasta questa massima di Taisen Deshimaru monaco zen giapponese: “la vera via del guerriero non è la competizione né il conflitto: è al di là della vittoria e della sconfitta”. Domani tappa a Xi’ an.

Xi’ an

1 ottobre

A bordo del treno ad alta velocità China Express in circa due ore copriamo la distanza di 400 km tra Luoyang e Xi’ An a punte di velocità massima di 350 hm/h! Alla stazione ci accoglie Barbara la nostra guida, una ragazza simpaticissima che, con un italiano quasi perfetto, ci ragguaglia subito sulla storia della città e sul nostro programma turistico. Pensate che  pur non essendo mai stata in Italia, riesce a parlare correttamente la nostra lingua e ci spiega di aver avuto degli ottimi insegnanti. Chiediamo perché ha scelto il nome Barbara e ci spiega che l’ ha fatto  per potersi allenare  nella pronuncia della lettera “R” che come sappiamo nel cinese è assente ed è pronunciata “L”. Xi’an, situata nel centro-nord-ovest della Cina, registra i grandi cambiamenti del paese, proprio come un libro di storia vivente. Chiamata Chang’an (che significa la città eterna) nei tempi antichi, Xi’an è stata una delle culle della civiltà cinese nella zona del bacino del Fiume Giallo.  Più di 3.000 anni di storia di cui più di 1.100 anni come la capitale di antiche dinastie, ha dotato Xi’an con uno straordinario patrimonio storico. Se la Cina fosse un albero, Pechino sarebbe la corona mentre Xian sarebbero le sue radici profonde. Come dice un proverbio: “Vai a Shanghai e ti trovi a 100 anni dalla Cina; vai a Pechino e ti trovi a 1000 anni della Cina; vai a Xian e ti trovi a 3000 anni dalla Cina “. Storicamente conosciuta come Chang’an, fu sede della casa regnante di 13 dinastie, in particolare: Qin (221 a.C. – 207 a.C.), Han (206 a.C. – 220 d.C.), Sui (581  – 618 ) e Tang ( 618 – 908). Subito saliamo sul minibus che ci aspetta e ci rechiamo al ristorante per il pranzo. Lungo il percorso diamo uno sguardo alla città che ci sembra molto più ordinata di Pechino anche se vive come tante altre megalopoli cinesi uno sviluppo urbanistico selvaggio. Uno sviluppo che non si ferma davanti a nulla. La città si sviluppa attorno all’ antico nucleo Ming  quasi opprimendolo, ma per fortuna rispettandolo. Il ristorante è, come il pranzo, semplicemente delizioso! Arredato in un modo squisito e con un servizio eccellente. Barbara, come ci è già accaduto di notare con le altre guide, non siede al nostro tavolo in quanto il regolamento dell’ agenzia non glielo consente e la cosa ci dispiace in quanto è una ragazza molto affabile, gentile e a volte spiritosa. Peccato.

Dopo pranzo ci avviamo a visitare l’ “Ottava meraviglia del mondo”: l’ esercito di terracotta dell’ imperatore Qin situato a circa 35 km ad est di Xi’ an. A questo monumento funerario vi lavorarono 700.000 operai per 38 anni dal 221 al 206 a. C. e nel 1974 fu scoperto per caso da alcuni contadini dei quali oggi uno, Yuan Zhongyi, è direttore onorario del Museo. Lo spettacolo che si mostra ai nostri occhi una volta entrati nella zona della fossa n° 1, la più grande, ci lascia senza parole. Profonda 5 mt, lunga 230 e larga 62, contiene 6000 guerrieri e 35 carri da guerra. Le statue dei guerrieri sono alte da 1,57 a 1,97 mt e dovevano rappresentare la guardia imperiale. Ogni statua, piena fino alla cintura e vuota nel tronco e nella testa, pesa circa 200 kg ed è diversa dalle altre ed ogni volto presenta  delle differenze e dei difetti come cicatrici, labbro leporino, sfregi, orecchie mozzate, ecc. Uno spettacolo fenomenale!  Si dice che il complesso funerario contenga anche 48 tombe per le concubine che furono bruciate vive insieme al corpo dell’ imperatore!

Davanti alla costruzione che protegge le fosse si trovano due musei: in uno sono esposti due carri in bronzo che sono stati restaurati ricomponendo un’ infinità di particolari tra cui una quindicina di kg di oro e argento. Prima di andare via  acquistiamo l’ interessante pubblicazione relativa al sito completa di autografo dell’ ex “contadino” Yuan Zhongyi che per un “caso” ha fatto la sua fortuna. Ma la cara Barbara ha una sorpresa per noi. Ci porta a visitare un altro sito che pochi conoscono :quello dell’ esercito dei “Piccoli Guerrieri” dicendoci che siamo tra i pochi occidentali ad averlo visto. Questi “Piccoli Guerrieri” sono diversi da quelli “grandi” per diversi motivi: sono in scala ridotta con braccia movibili in legno e poi in origine erano vestiti con pregiate vesti di seta. A proposito di seta sulla strada di ritorno verso Xi’an Barbara ci porta alla seteria Qin Jin Tang dove, oltre a seguire il processo di produzione, dal baco ai telai per la tessitura, Bianca compra una bellissima giacca. Il nostro albergo, il Bell Tower, si trova al centro della città proprio nella piazza in cui si trova appunto la Bell Tower (Torre della Campana) da cui prende il nome a poca distanza dalla Torre del tamburo. Dalla piazza si diramano le strade principali della città e essa rappresenta il fulcro della vita notturna.  Gli attraversamenti della piazza sono tutti sotterranei e pieni di gente, soprattutto giovani, che la scelgono come punto di appuntamento. In serata, sia la Torre della Campana che quella del Tamburo sono illuminate formando una  suggestiva cornice alla miriade di ristoranti cinesi tradizionali e luminosi e moderni centri commerciali dove, con un tripudio di colori e di luci al neon in movimento, insieme alla illuminazione stradale, presentano un quadro proprio magico. Bancarelle di cibo dovunque. Nuvole di fumo salgono dalle pentole di bambù per la cottura al vapore e le fiamme per saltare i cibi si ergono verso il cielo mentre i richiami dei venditori stimolano l’ appetito! Per i cinesi il cibo non è solo un pretesto per incontri sociali ma uno dei fondamenti della loro cultura.

2 ottobre

Stamane abbiamo in programma la visita alle mura della città, alla Pagoda dell’ Oca Selvatica ed alla Grande Moschea. In attesa di Barbara facciamo un giro nelle strade nei pressi dell’ albergo. In giro c’ è già tanta gente e molti affollano le bancarelle del cibo per gli spuntini del mattino. Nei piazzali molti fanno ginnastica, ballano, giocano al volano fanno comunque attività fisica e si vede: sono tutti magri e perfettamente in linea! Barbara è puntualissima ed iniziamo il giro. Prima tappa le antiche mura che formano un rettangolo con un perimetro di 14 km. Accediamo alle mura dalla porta meridionale e passeggiamo su di esse tra turisti, venditori di souvenir e gente in bicicletta in quanto ci sono chioschi che la noleggiano. Ci rimettiamo in auto, o meglio  in minibus, e ci avviamo verso la Grande Pagoda dell’ Oca. Questa pagoda della dinastia Tang, costruita nel 652 d.C. alta 64 mt fu costruita su ordine del monaco Xuanxang che era arrivò in india e ritornò con svariati sutra (libri sacri) traducendoli dal sanscrito in cinese. Saliamo i “252” scalini che ci porteranno in cima e dall’ alto godiamo di una vista a 360° della città.  Passando per le strette vie del mercato pieno di negozi e di vari banconi dove si  cucinano all’ aperto piatti di cucina tradizionale, arriviamo ad un famoso ristorante dove assaggeremo i famosi “ravioli”. Le varietà sono un centinaio ma noi ne mangeremo “solo” 17! Restiamo stupiti dai metodi di cottura che includono  vapore, bollitura, frittura e tostatura e ci informano che le imbottiture dei ravioli variano dal  maiale al montone al manzo e sedano ai  ravanelli ai gamberi al pesce mescolati con cavolo, scalogno, cipollotti ed erba cipollina cinese. Quelli che ci servono sono accompagnati da salsa di soia con aggiunta di aceto, aglio, zenzero, aceto di riso e varie salse piccanti. Dovete sapere che in Cina si applica per quanto riguarda l’ ambito culinario l’ antica filosofia dell’ unione dei contrasti e la dualità della natura  ovvero la giusta armonia di yin (morbido, freddo, scuro e femminile) e yang (forte, caldo, luminoso e maschile) che garantisce buona salute oltre che un buon pasto. Filosofia o no i ravioli sono ottimi! Arriviamo alla Grande Moschea, sita nel cuore del quartiere musulmano. Oasi di tranquillità la moschea ha quattro cortili il terzo dei quali ospita il minareto, una pagoda a tripla gronda. Tra due fontane c’ è la sala principale di preghiera. Attorno alla Moschea si apre un dedalo di vicoli affollatissimi e con innumerevoli negozi di articoli di ogni genere.

Alle 20.20 abbiamo l’ aereo per la nostra prossima tappa Chongqing dove arriviamo dopo un’ ora  di volo su un aereo della China Eastern Airlines accolti dalla nostra guida Michael un po’ taciturno in verità e poco espansivo. Un plauso alle linee interne cinesi che rispettano gli orari di partenza ed arrivo in un modo eccezionale. Arriviamo all’ albergo Harbour Plaza circa alle 10.30 e con somma soddisfazione vediamo che ci hanno aspettato per la cena malgrado il servizio ristorante fosse già terminato da un pezzo. Il nostro tour operator, “I VIAGGI DELL” ELEFANTE” ha organizzato tutto alla perfezione! Ci attende una sorpresa. L’ albergo è di un lusso incredibile e, udite, udite, ci è stata riservata una suite di 65 mq! Bianca stenta a crederci e si lascia andare in una fragorosa risata di sbalordimento una volta che il facchino è andato via. Guardiamo dalle finestre le zone del quartiere in cui è situato l’ albergo e siamo attratti dalla vita che vi si svolge in esse (siamo al centro della città) ma non ce la facciamo ad uscire, siamo troppo stanchi, rimandiamo tutto a domani.

Chongqing

                                                                                                           3 ottobre                                                                                                                                                                                                                                                                      

Circondata per tre quarti da corsi d’acqua e con una configurazione a forma di penisola, Chongqing è una città collinosa dal clima subtropicale monsonico. È spesso avvolta da nebbia tanto da essere definita “la capitale della nebbia”. È comune il detto “talvolta non si vede neppure un’ombra  in tutta città montagnosa, ma si sentono le voci. D’estate la temperatura sale notevolmente aumentando di conseguenza anche il tasso di umidità che diventa insopportabile e Chongqing diventa la “fornace dello Yangtze”. Per fortuna essendo ad ottobre troviamo solo la nebbia e ci risparmiamo il forte caldo. Di buon’ ora la nostra guida viene a prelevarci per portarci alle grotte di Dazu che distano 160 km. Prima tappa Baoding Shan dove si trovano le grotte più belle con oltre 5000 statue del XI-XIII sec. che ornano 30 nicchie separate, scavate nel friabile calcare di una parete alta 8 m a forma di ferro di cavallo, detta Dafo Wan (curva del grande Buddha) per via di una gigantesca statua del Buddha sdraiato. Le grotte di Dazu sono in prevalenza a tema laico e realistico e raffigurano le astrazioni della dottrina buddista attraverso scene di vita quotidiana. I quadri realistici non contano non solo statue di Buddha ma anche quelle di sovrani, ministri, ufficiali dell’esercito, funzionari, monaci, ricchi e poveri. È uno spettacolo sorprendente! Altra tappa alle grotte di Beishan ma lungo la strada noto un tempio dal piacevole aspetto e non esito a visitarlo, da solo, in quanto c’ è poco tempo a disposizione. Non sbagliavo infatti ,nel cortile interno, a parte la splendida architettura raccoglie una divertente statua di un Buddha ridente è abbastanza ciccione. La cosa mi consola in quanto mi hanno detto che la sua grande pancia e la faccia ridente sono segni di abbondanza ed egli è adorato nella speranza di una vita felice e ricca. Tra profumi d’incenso e devoti fedeli in preghiera nel giro per il tempio scoprendo prospettive interessantissime e personaggi curiosi. Il tempo vola e dopo un veloce ma comunque ottimo pranzo ci dirigiamo verso Bei Shan. Bei Shan era in origine un accampamento militare, le cui statue vennero commissionate da un generale nel 892 d.C. Le grotte sono un po’ buie e solo alcune statue sono chiaramente visibili. Il gruppo statuario più interessante rappresenta una Ruota della vita e l’androgina statua di Guanyin.(Dea della Misericordia) Fraternizziamo con una numerosa famiglia cinese ed a Bianca viene posto in braccio l’ultimo nato. Ovviamente immortaliamo l’episodio con video e foto e mentre accade tutto questo il pargoletto fa il suo bisognino tra le braccia di Bianca! Io organizzo con la simpatica famigliola, che si mostra particolarmente divertita , un bel coro inneggiante all’Italia ed alla nostra Napoli. Sulla via del ritorno proviamo brividi non indifferenti in quanto il nostro autista si lascia andare ad una guida spericolata, malgrado la vista di un camion ribaltato, con sorpassi in curva e su dossi; siamo molto preoccupati e ci affidiamo alla buona sorte. Meglio volare!. Arriviamo fortunatamente incolumi. Dall’albergo posto in pieno centro, vicino alla piazza che ci ospita il famoso Monumento alla Vittoria circondato da numerosi ed affollati negozi, la vista sulla città è splendida. Dopo cena giriamo un po’ alla ricerca di cose e persone caratteristiche e siamo premiati in quanto su alcune bancarelle che vendono cibo vediamo esposte pietanze che non sono per stomaci delicati ma per i cinesi sono piatti deliziosi fatti con teste di pesce, zampette di maiale, intestino di pollo, zampe d’anatra, lumache di mare testicoli di toro e, udite udite, scorpioni fritti che al loro dire sono ricchi di proteine. Non è cosa per noi! La cena che ci hanno servito stasera era veramente eccezionale, ci basta questo non vogliamo fare esperienze particolari.

4 ottobre

Dopo un sonno ristoratore la mattina facciamo colazione in una sala a dir poco fantastica e  come al solito, essendo in anticipo sull ‘appuntamento con la guida, facciamo un giretto nei dintorni e scopriamo che in città l’ igiene delle strade è molto sentita (lavano il selciato con il detersivo). Soliti gruppi di persone che praticano il tai ji quan e, avendo notato delle statue in bronzo poste in strada, cogliamo l’occasione per fotografarci con esse. Oggi visita alla città  e il primo appuntamento è con la Grande Sala del Popolo un edificio circolare alto 65 m con 4200 posti a sedere (costruito nel 1954 per ricordare i ruolo di  Chongqing durante la guerra con l’impressionante esterno a  tre livelli di cornicioni retti da colonne rosse sotto un tetto azzurro, spicca in mezzo ai nuovi grattacieli. La piazza immensa è piena di gente. Ci spostiamo a Chaotian Men (porta di fronte al paradiso) la zona portuale di Chongqing, proprio sulla punta della penisola. Qui le barche da crociera si allineano lungo le acque fangose preparando già viaggiare verso la Cina orientale. Nel 2000 è stata costruita una piattaforma panoramica che domina la confluenza di due fiumi e nei giorni di vento offre una splendida visuale, anch

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