Modernità & tradizione: Giappone

Un meraviglioso tour del Giappone, da Tokyo a Kyoto, passando per Yokohama ,kamakura, Nara, Osaka, Himeji, Hakone

20 Agosto 2012 Partenza.
In mattinata siamo partiti da Catania per Fiumicino dove abbiamo aspettato fino alle 21.00 il volo per Pechino. E’ stata quindi una lunga giornata di attesa in aeroporto, trascorsa pensando al meraviglioso mondo che stavamo per raggiungere e con tanta voglia di iniziare la nostra avventura alla scoperta del Giappone.
Il volo è con la compagnia Air China ed in aereo quindi cominciamo già ad avvicinarci al mondo orientale. Gran parte degli altri passeggeri sono cinesi, le hostess cinesi stentano a parlare inglese (assurdo ma vero), il caffè è qualcosa di tremendo ed anche il cibo è ovviamente cinese! Dopo undici ore arriviamo finalmente all’aeroporto di Pechino, qualche ora per sgranchirci un po’ e ci rimettiamo in volo per Tokyo. Altre 3h:40 minuti di volo.
Arriviamo all’aeroporto di Haneda con un’ora di ritardo, è già mezzanotte passata, quindi abbiamo pochissimo tempo per ritirare il bagaglio, passare i controlli, scambiare i nostri euro in yen e prendere l’ultimo limousine bus per Shinjuku. Una vera corsa contro il tempo. Pochi minuti prima dell’una arriviamo alla caotica stazione di Shinjuku per prendere all’una esatta la metro per Takadanobaba dove si trova la guesthouse che abbiamo prenotato per 4 notti.
Finita l’ansia di perdere l’ultima metro, iniziano le difficoltà per trovare la guesthouse! Prima di partire avevamo stampato da google map il percorso a piedi partendo dalla stazione di Takadanobaba, meno di 2 km. Orientarsi nelle traversine senza numeri civici è però davvero difficile! Tra l’altro l’immagine che avevamo visto di una casetta fatta di mattoncini grigi ed un distributore di bevande di fronte non ci ha aiutato affatto dato che i distributori di bevande in Giappone si trovano praticamente ovunque ed in quella zona le case sono tutte molto simili.
Abbiamo chiesto indicazioni alle persone del luogo ma nessuno riusciva ad esserci d’aiuto. Guardando la nostra mappa e l’indirizzo nemmeno i giapponesi del luogo riuscivano ad individuare la posizione della nostra guesthouse. Dopo vari tentativi abbiamo quindi deciso di prendere un taxi anche se sappiamo di essere molto vicini. Il primo taxista a cui chiediamo, guarda l’indirizzo con aria perplessa e si rifiuta di accompagnarci. Il secondo taxista ci fa salire in macchina ed imposta l’indirizzo sul navigatore. Iniziamo a girovagare tra le traversine già percorse a piedi ed il taxista comincia a dire qualcosa in giapponese..sembra che anche lui abbia qualche difficoltà! Dopo un quarto d’ora di inutile ricerca ci fa scendere e siamo quindi al punto di partenza. Comincio a temere che non lo troveremo. Ricominciamo quindi a camminare a piedi e a chiedere informazioni a quei pochi passanti che incontriamo (sono ormai le due di notte ed incontrare qualcuno è sempre più difficile). Finalmente un ragazzo riesce ad aiutarci impostando l’indirizzo sul suo I-phone (1 giapponese= 1 i phone) e, non so come, riusciamo ad individuare la giusta traversa. Ma l’ingresso esatto??!! Grazie ad un ragazzo che sta entrando nella guesthouse finalmente riusciamo ad individuare anche quello. Non ci sembra vero..l’abbiamo trovataaaaaa!!!
Dato l’orario, Hichiro, il padrone di casa, non ci ha aspettati e ci ha lasciato solo un biglietto indicandoci il numero della nostra camera. Come di rito, lasciamo le scarpe all’ingresso e saliamo al primo piano dove si trova la nostra camera. Apriamo la porta e a sorpresa troviamo un solo letto singolo! Ma gli imprevisti non sono ancora finiti. Elio non trova la chiave del catenaccio con cui ha chiuso la valigia, non riusciamo in nessun modo a spaccarlo e quindi non può prendere nulla. Per la doccia dovrà accontentarsi delle mie infradito rosa. Sono circa le 4. Esausti, cerchiamo di dormire qualche ora.

Alle nove del mattino seguente siamo già alzati per iniziare a risolvere i nostri imprevisti. Con l’aiuto di un ragazzo americano si riesce ad aprire la valigia rompendo la cerniera. Hichiro si scusa per il disguido e ci dà un altro futon e delle lenzuola. Adesso possiamo iniziare il nostro tour del Giappone!
Prima di partire abbiamo definito il nostro itinerario ed abbiamo già prenotato, oltre i 4 giorni a Tokyo in questa gesthouse a Takadanobaba, un ostello a Gion (Kyoto) per i cinque giorni successivi ed un ryokan con camera tradizionale giapponese per gli ultimi giorni di nuovo a Tokyo.
La prima giornata la dedichiamo alla visita di Shinjuku e Shibuya.
Ad ovest della stazione di Shinjuku si trova la zona dei grattacieli, sede di molti degli edifici più alti di Tokyo, tra i quali spiccano le “torri gemelle” del Tokyo Metropolitan Government Office progettatate dal famoso architetto Kenzo Tange. Gratuitamente è possibile salire fino al 45° piano per godere di un panorama spettacolare della città con il Monte Fuji sullo sfondo.
Continuiamo a passeggiare e tra un grattacielo e l’altro ci addentriamo in uno dei parchi più noti della zona. Più volte abbiamo visitato bellissimi parchi situati proprio in zone caotiche e piene di grattacieli. Un contrasto molto piacevole. Di questi parchi metropolitani, quello che mi è piaciuto di più è quello di Roppongi.
Shibuya è uno dei quartieri più alla moda di Tokyo e frequentatissimo dai giovani. È pieno di negozi enormi dove si può trovare davvero di tutto. Ci sono le grandi firme, le catene come Zara, Bershka, Forever 21 e moltissimi altri. Io sarei rimasta ben volentieri qualche giorno dentro lo Shibuya 109: 7 piani solo per ragazza e in ogni piano almeno una quindicina di negozi meravigliosi di accessori e abbigliamento. Ma il tempo per fare shopping è poco, ci sono ancora troppe cose da vedere! Ovviamente non si può andare a Shibuya e non attraversare il trafficatissimo incrocio nei pressi di Hachiko Square. Oltre ad attraversarlo siamo saliti nel palazzo a ridosso dell’incrocio che ospita Starbucks e dalle cui vetrate si possono osservare le migliaia di persone che attraversano tutte insieme non appena scatta il semaforo. Incredibile!!
Gli amanti di oggettistica e fai da te a Shibuya non possono assolutamente perdere il negozio Tokyo hands.
Nei giorni successivi abbiamo continuato la visita dei quartieri di Tokyo ai quali avrei volentieri dedicato un mese intero. In ogni zona c è veramente tanto da vedere ed è stato un peccato poter rimanere solo qualche giorno. Ad ogni modo abbiamo cercato di goderceli al massimo non fermandoci mai nemmeno per un minuto! A Ginza, uno dei quartieri più eleganti (e più costoso) abbiamo passeggiato lungo le vie dei grandi negozi e ci siamo soffermati al bellissimo Sony building all’interno del quale si trovano dei bellissimi acquari di pesci tropicali. Ad Akihabara, il quartiere dell’elettronica, ci sono moltissimi negozi dedicati ai manga e al collezionismo, telefonia ed elettronica per tutti i gusti ed enormi sexy shop dove i giapponesi scelgono come fossero al supermercato. Si possono trovare gli oggetti più strani e dato che non sempre è facilmente intuibile a cosa servano, vi sono dei monitor con dei video che ne mostrano le modalità di utilizzo. Nel reparto abbigliamento si possono trovare anche i vestitini delle guerriere sailor!
Altro quartiere dove si trovano moltissimi negozi stravaganti è Harajuko ad Asakusa.
Asakusa però non è solo shopping e vie alla moda, vi si trovano infatti il tempio buddista Senso-ji e la bellissima pagoda a cinque piani. Al tempio si accede dalla Porta di Kaminarimon, e per raggiungere l’ingresso bisogna attraversare Nakamise Dori, un lungo viale di 200 metri ricco di negozietti tipici dove si possono trovare svariati souvenir, negozi di kimono, dolci tipici.
Altro quartiere da non perdere è sicuramente Ueno. Prima di visitare il famoso parco, abbiamo fatto una passeggiata tra le bancarelle vicino la stazione che vendono soprattutto cibo, è più un mercatino locale che un luogo per turisti e questo lo rende più interessante. Sono rimasta impressionata dal polpo che vendevano..mai visto niente di simile! Oltre ad essere gigante, il colore era stranissimo, rosso fuoco!
Dopo lo shock provocato dalla vista del polpo gigante, ci siamo addentrati nel famoso parco di Ueno all’interno del quale si trovano anche alcuni musei e lo zoo. Lo zoo è molto carino in quanto gli animali sono messi all’interno di gabbie o vetrate dove viene riprodotto il loro habitat naturale. Molto bella la zona dedicata all’orso polare e il tunnel degli uccelli notturni, anche se la maggior parte delle persone va lì solamente per vedere i teneri panda.
Ogni giornata ci ha regalato mille emozioni diverse. La bellezza di Tokyo sta proprio in questo secondo me. Vi è la possibilità di vedere a poca distanza l’uno dall’altro dei posti diversissimi tra loro e vivere delle esperienze uniche. Non potrò mai dimenticare il pomeriggio che abbiamo dedicato alla visita della zona dove si trova la Torre di Tokyo. Mentre ci stavamo dirigendo al Tokyo sky tree, struttura ultra moderna terminata da meno di un anno, ci siamo fermati davanti un piccolo tempio buddista. Un giovane monaco di nome Satò, ci ha gentilmente fatti entrare fin nella sala dove si stava celebrando un rito religioso. Ci ha invitato a inginocchiarci sui tatami come gli altri, ci ha dato la catenina da tenere tra le mani e mi suggeriva le parole da ripetere. Non è stato facile fargli capire che non avevamo intenzione di rimanere lì a pregare con loro ma siamo riusciti a uscire da questa imbarazzante situazione e Satò è stato tanto gentile che alla fine ci siamo anche fatti una foto insieme.
Meno di un’ora dopo eravamo in coda per salire sullo Sky tree, pronti per affacciarci da quasi 600 m di altezza per immortalare nelle nostre menti lo spettacolo offerto da questa città meravigliosa dopo il tramonto.
L’ultimo pomeriggio a Tokyo l’abbiamo dedicato alla zona della baia di Tokyo raggiungibile con la nuova monorotaia dalla quale si vede tutta la città ed è un giro bellissimo. Qui si trova la riproduzione della statua della libertà in una zona veramente incantevole. Alcune guide parlano poco di questa zona della città ma a noi è piaciuta moltissimo.
Dopo questi meravigliosi 4 giorni a Tokyo il nostro viaggio continua verso il sud del Giappone.
Prima destinazione: Kyoto.
Attiviamo il nostro JR pass (indispensabile per chi vuole spostarsi da una città all’altra) e con lo shinkansen in poco più di due ore arriviamo. Kyoto rappresenta un bellissimo mix tra modernità e tradizione.
Appena arrivati, lasciamo i bagagli in stazione ed andiamo subito a visitare i due tempi che si trovano poco distanti: il tempio di Higashi-Hongan ji che è il più grande edificio in legno della città ed il Nishi Hongan-ji.
Prima di andare a visitare il Tempio di Toji cerchiamo un posto dove poter mangiare e riposarci un po’. Troviamo un ristorantino apparentemente molto carino, entriamo e subito ci servono del thè verde mentre scegliamo cosa prendere. Lo ricorderò come il pranzo più brutto di tutto il viaggio! Ho scelto di provare i noodles giaponesi (quelli scuri) che mi sono stati serviti con dei semini da schiacciare e mettere sui noodles insieme alla salsa di soia. Nel vassoio c’era anche un pezzettino di tofu con un uovo alquanto anomalo che non ho avuto il coraggio di assaggiare! Il tutto era ghiacciato e anche volendosi adattare, tremendoo!!
Superata la pausa pranzo ci siamo incamminati verso il Tempio To-ji. Abbiamo camminato una ventina di minuti sotto il sole cocente (ormai ci siamo abituati) e finalmente arriviamo! Il complesso templare è molto bello e vi si trova la pagoda a 5 piani più alta del Giappone. Vi è anche un bellissimo giardino con un laghetto dove abbiamo scattato delle foto meravigliose.
Decidiamo di terminare le visite della giornata e di recarci a Gion per sistemarci nell’ostello che abbiamo prenotato. Torniamo quindi in stazione per prendere i bagagli e prendiamo l’autobus per Gion.
Mentre a Tokyo abbiamo utilizzato solamente la metro per gli spostamenti urbani, a Kyoto sono più utilizzati gli autobus.
Quando arriviamo a Gion mi rendo subito conto che non avremmo potuto scegliere luogo migliore per alloggiare a Kyoto. Gion è incantevole. Prima di partire avevo letto il libro Memorie di una Geisha e non vedevo l’ora di venire a vedere i luoghi dove è ambientato.
Il nostro ostello è in una posizione ottima, molto centrale, quindi dopo esserci sistemati possiamo subito iniziare un giro della zona.
Facciamo una passeggiata fino ad arrivare al Chion-in. È sera e l’atmosfera è ancora più bella. È un complesso templare molto grande. Iniziamo a salire scale, attraversare sentieri e ci soffermiamo in alcuni punti dove rimaniamo veramente incantati . Non ci sono parole per descrivere quei momenti in cui siamo rimasti fermi a guardarci intorno, c’è qualcosa di magico in questo posto. Di giorno avremmo potuto vedere meglio i colori dei giardini, ma di sera, quando non ci sono turisti e l’unico rumore è quello di una piccola cascata, il Chion in è veramente magico. Saremmo rimasti anche ore ma temevamo che ci chiudessero dentro, quindi usciamo e ci godiamo la nostra prima serata a Kyoto.
Passeggiamo lungo la bellissima Shijo-dori e ci addentriamo nelle stradine di Pontocho. Questa zona è stata per secoli una delle zone di “divertimento” della città (anche a luci rosse), ed oggi è piena di ristoranti (un po’ cari) e localini vari. Ne scegliamo uno ed entriamo a mangiare qualcosa. I gestori sono dei ragazzi molto giovani e come tutti i giapponesi molto gentili e disponibili. Come di rito, ci puliamo le mani con il panno umido di disinfettante che uno dei ragazzi ci porge e ordiniamo pollo grigliato (buono ma le porzioni qui sono un po’ più piccole rispetto a come siamo abituati noi!).
Siamo esausti ma continuiamo a camminare e riprendiamo Shijo-dori. Entriamo un po’ alla Namco, dove i giapponesi si perdono tra pesca di peluches e giochi vari e poi ci ritiriamo.
Nelle sere successive ci siamo fatti coinvolgere anche noi dai giochi della Namco e da lì ho portato con me in Italia un morbidissimo orso di peluche. Un po’ troppo ingombrante per entrare in valigia, ci ha tenuto compagnia lungo tutto il viaggio del ritorno!
I giorni successivi li abbiamo dedicati alla visita dei templi e santuari più importanti tra cui il famoso Sanjusanjen-do con le sue 1001 statue dorate della dea Cannon, la dea della misericordia, il Kinkaku-ji (padiglione d’oro) e il Ginkakuji (padiglione d’argento) la cui attrazione principale non è tanto il tempio ma il bellissimo giardino zen che lo circonda.
Sfruttando l’efficienza e la velocità dei trasporti giapponesi siamo riusciti anche ad andare in un’unica giornata ad Himeji ed Osaka, ritornando a Kyoto in serata. Per quanto riguarda il Castello di Himeji è forse stato il più deludente in quanto era per gran parte in ristrutturazione e siamo riusciti a vedere ben poco anche se finiti i lavori sarà certamente meraviglioso. La visita ad Himeji è stata quindi molto breve e da lì abbiamo preso il treno per Osaka.
Osaka è più simile a Tokyo che a Kyoto. Già alla stazione vi era una caos incredibile. E’ una città giovane, tutta luci, insegne luminose e negozi. Caratteristiche di Osaka sono proprio le insegne dei ristoranti e locali vari: polpi, draghi, granchi e pesci enormi quasi su ogni ingresso rendono Dotonbori (la via principale) una zona veramente allegra. Tipiche di Osaka le piccole bancarelle per strada dove vendono le polpette di polpo molto amate sia dai giapponesi che dai turisti, infatti in alcune c’è un bel po’ di fila.
Ad Osaka per quanto riguarda i locali per mangiare c’è molta scelta e per una sera infatti abbiamo optato per un locale con pizza a buffet (ottima quella calamari e gamberetti) per non mangiar sempre nei ristoranti tipici. Spesso sia a Tokyo che a Kyoto, abbiamo mangiato in locali molto caratteristici che espongono in vetrina delle riproduzioni in plastica dei cibi incredibilmente verosimili, in modo da potersi fare un’idea anche quando il menù è solo in giapponese! Ci si siede in dei tavolini o al bancone e sono veramente velocissimi nel servire. Gli ingredienti principali sono sempre il riso o i noodles, una ciotolina di brodo, un pezzetto di tofu, e poi si può scegliere tra pollo, carne o pesce, il tutto sempre accompagnato da salse o aromi tipici.
L’ultimo giorno a Kyoto l’abbiamo dedicato alla visita di Nara ed Harashiyama. Nara è veramente deliziosa. L’attrazione principale è ovviamente l’enorme Buddha ed il parco che si attraversa per raggiungerlo dove i cervi si aggirano indisturbati e si avvicinano alle persone con molta tranquillità. Un cervo ha anche deciso di dare un morso alla nostra cartina, tenerooo!
Dopo la visita di Nara abbiamo velocemente pranzato in stazione e ci siamo diretti ad Harashiyama per trascorrere un bellissimo pomeriggio in bici nella foresta di bambù. Affittare le bici è stata un’ottima scelta, ci siamo divertiti ed abbiamo sfruttato meglio il tempo a disposizione. Con la bici siamo perfino entrati in un complesso templare (abbiamo deciso di uscire dopo esser stati guardati con curiosità da diversi giapponesi). Purtroppo non abbiamo fatto in tempo a vedere il parco con le scimmie perché chiude alle 5.
In serata siamo rientrati a Kyoto e quella sera dopo un bel calamaro arrostito, abbiamo deciso di rilassarci un po’ e provare il massaggio shiatsu in un centro benessere dato che sono aperti fino a tardi. Mezz’ora di puro relax! Dopo aver scelto l’olio per il massaggio (thè verde) mi sono distesa sul lettino e la ragazza giapponese ha iniziato il massaggio dai piedi per finire al collo. I miei piedi erano proprio distrutti, non so quanti chilometri abbiano percorso in questo viaggio…sicuramente tanti!
Il nostro soggiorno a Kyoto è terminato. Riprendiamo lo shinkansen per tornare nei dintorni di Tokyo dove abbiamo trascorso gli ultimi giorni.
Prima di tornare a Tokyo ci siamo fermati a Kamakura per la visita di alcuni templi e dell’enorme Buddha. A kamakura abbiamo avuto qualche difficoltà per depositare i bagagli in quanto in stazione non abbiamo trovato armadietti disponibili ma abbiamo conosciuto un simpaticissimo americano, Robert, che da anni vive a kamakura, e grazie alle sue indicazioni abbiamo trovato dove lasciare i bagagli (valigie+orso). E’ stato così gentile da accompagnarci in macchina.
In serata ci siamo recati ad Ikebukuro per sistemarci nel carinissimo Kimi ryokan. Il pavimento era ovviamente coperto di tatami ed abbiamo comodamente dormito nei futon poggiati a terra. Temevo di dormire male, invece si dorme benissimo!
Il giorno seguente l’abbiamo dedicato alla visita di Hakone, per vedere il Monte Fuji. Abbiamo preso un biglietto per il giro completo che comprende spostamenti con la funicolare, gli autobus ed un traghetto.
Dalla funicolare è possibile vedere panorami naturali meravigliosi. Finito la salita abbiamo percorso un tragitto a piedi per andare a vedere le solfare e poi ci siamo spostati con una sorta di traghetto (la miniriproduzione di una nave da pirati) dall’altra parte del lago. Volevamo approfittarne per una sosta in un onsen ma data la temperatura abbiamo preferito evitare (c’erano circa 40 gradi all’ombra). Siamo entrati in un onsen solo per vederlo.
L’escursione ad Hakone è veramente una bellissima esperienza, è una giornata diversa lontana dalla modernità e dai ritmi veloci di Tokyo.

L’ultimo giorno invece in mattinata siamo stati a Yokohama, che definirei la città del cemento data la quantità di grattacieli e marciapiedi larghissimi. Abbiamo fatto un giro sulla nota ruota panoramica e poi ci siamo incamminati per raggiungere Chinatown, la più grande del Giappone.
Superata la bellissima porta d’accesso ci siamo ritrovati tra una miriade di negozietti e ristoranti cinesi.
Dopo aver fatto una passeggiata ci siamo fermati per pranzare in uno di questi locali che espongono i modelli dei cibi. Abbiamo scelto un piatto a base di pollo (ho i miei dubbi che fosse davvero carne di pollo dato l’aspetto) accompagnato dalla solita ciotolina di riso e di brodo, 4 ravioli abbastanza buoni, una polpetta di presunto maiale e un dolcino alle mandorle simile ad un budino.
Finito il pranzo abbiamo deciso di concludere la nostra permanenza a Yokohama e di trascorrere il nostro ultimo pomeriggio a spasso io a Shibuya ed Elio a Ginza.
Alle 9 per l’ultima volta abbiamo preso la metro che ci ha portati alla stazione di Shinjuku dove alle 11 ci aspettava l’ultimo limousine bus per l’aeroporto. L’ultima cena a Shinjuku abbiamo mangiato un po’ di sushi, non potevamo andare via senza averlo provato. Per fortuna in questo posto c’era anche un menu in italiano che ci ha facilitato nella scelta, in altri posti era già tanto trovarne uno in inglese!
Saliti sul limousine bus per l’aeroporto ci rendiamo conto che purtroppo la nostra avventura in Giappone ed è purtroppo il momento di tornare in Italia alla solita vita. Io considero questo viaggio come l’esperienza più bela della mia vita. Ho conosciuto un popolo straordinario, visto luoghi meravigliosi, vissuto esperienze uniche. Ovviamente un racconto come questo può solo rendere vagamente l’idea e forse neanche. Ho deciso di scrivere questo diario soprattutto per non dimenticare mai questi momenti, così anche tra trent’anni, rileggendolo potrò rivivere tutto anche solo con la mente.
Mentre io qui scrivo al pc alla stazione di Shinjuku più di un milione di persone sta correndo per non perdere la puntualissima metro, ad Osaka migliaia di giovani affollano Dotonbori e si mettono in coda per le polpettine di polpo, a Kyoto i monaci sono impegnati nella cura del giardino zen che deve sempre essere perfetto mentre all’interno dei templi si celebrano i riti religiosi.
Ad Akihabara i giovani strillano davanti i negozi per attrarre i clienti mentre le ragazze vestite in modo eccentrico distribuiscono volantini e cercano clienti per i locali serali. Nei food market delle stazioni molti stanno scegliendo tra sushi e balena.
Hichiro starà accogliendo altri ospiti, Satò starà pregando inginocchiato sui tatami e Robert probabilmente starà comprando la colazione come quando l’abbiamo incontrato noi.

Arrivederci Giappone

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Ci sono 5 commenti su “Modernità & tradizione: Giappone

  1. bellissimo racconto di viaggio!
    posso chiederti dove hai lasciato i bagagli a Kamakura?
    leggendo della tua esperienza ho pensato che potrei, come te, fare sosta a Kamakura quando da Kyoto andrò a Tokyo.
    Grazie mille!

  2. Grazie ,m fa piacere t sia piaciuto! Cmq a kamakura le valigie é possibile lasciare le valigie nelle apposite cassette presenti alla stazione però sono poche soprattutto per le grandi valigie quindi le abbiamo lasciate dove affittano le bici ke é proprio li alla stazione .abbiamo pagato 6000yen come nelle cassette quindi!la stazione a cui conviene scendere è la seconda di kamakura !

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