Giordania… il viaggio che ci ha lasciati di petra!

… Giordania? Qualcuno ha detto “Giordania”? Ecco che già la mia testa si popola di centinaia di splendide immagini e di ricordi vissuti durante il mio viaggio in questa splendida terra. L’emozione provata nel Siq di Petra dinnanzi all’incredibile splendore del Tesoro si sussegue vorticosamente alla luce calda del sole giordano, alla squisita delicatezza dei baklava (dolcetti di sfoglia e miele riempiti con pistacchi e nocciole), all’avventuroso canyoning tra le tiepide acque del Wadi Mujib, al sapore salato della pelle dopo un bagno nel Mar Morto…

La Giordania è una terra ricca di tesori, alcuni più noti e altri da scovare tra le mete meno turistiche, che si apre docilmente all’invasione del turismo di massa che, nonostante tutto, le ha permesso di mantenere una marcata identità nazionale. In moltissimi siti turistici sparsi sul territorio si incontrano ancora pochi visitatori e, perfino a Petra (dove l’afflusso di persone è spaventoso), si riesce facilmente a trovare un angolino in cui isolarsi dal mondo ammirando la stupefacente testimonianza che i popoli antichi hanno lasciato in questa terra.

Vi sono moltissimi viaggi organizzati che permettono di scoprire le bellezze giordane e che, grosso modo, propongono il medesimo itinerario. Organizzare un viaggio fai-da-te, contrariamente a quanto molti credono, è assolutamente fattibile e risulterà più facile del previsto. Questo perché le tappe sono sostanzialmente le medesime proposte dai tour operator locali e internazionali. La Giordania offre siti interessanti e anche piuttosto differenti l’uno dall’altro ma, diciamocela tutta, quelli di notevole interesse non sono poi moltissimi. Questo, in un certo senso, è sicuramente un vantaggio nella pianificazione del vostro tour!

Sfogliando le guide turistiche (io ho utilizzato la Lonely Planet) o leggendo i racconti di altri viaggiatori, scoprirete poi diverse escursioni che escono dagli itinerari classici del turismo di massa. Se siete amanti del trekking troverete molte proposte di escursioni nella Riserva del Dana, se vorrete dedicarvi al relax scoprirete strutture ad Aqaba o sul Mar Morto, se volete assaporare l’avventura potrete fare canyoning nel Wadi Mujib, etc.

Una permanenza di una settimana sarà sufficiente per visitare la Giordania. Se poi avete esigenze particolari, sarà piuttosto semplice anche allungare o accorciare il vostro itinerario.

Il mio suggerimento è di prendere a noleggio un’automobile (prenotatela dall’Italia) e di mettervi alla guida sulle belle strade giordane. Viaggiare è piacevole sia per gli splendidi paesaggi che vi circondano (viaggiando in autonomia li si apprezza sempre di più perché da modo di fermarsi per qualche foto o per comprare qualche banana dai venditori ambulanti) e sia perché difficilmente troverete traffico (se non ad Amman). L’unico “inconveniente” è che dovrete premunirvi di una patente di guida internazionale che viene rilasciata solo alla Motorizzazione in Italia (il costo è di circa 45 euro e sono necessari una ventina di giorni per ottenerla). Molti viaggiatori optano, invece, per il noleggio di un’auto con autista incluso. Sicuramente è una soluzione molto comoda anche se più costosa e che permette minore autonomia.

Il paese, contrariamente a quanto molti immaginano, è assolutamente tranquillo e sicuro. La situazione politica dei paesi circostanti è notoriamente molto delicata ma qui, in Giordania, decenni di paziente e abile attività di negoziazione e di promozione di pace in Medio Oriente ha permesso una salda stabilità che rende assolutamente fattibile un viaggio fai-da-te nei suoi territori (evitate comunque le zone di confine).

Sono certo che, già dai primi giorni, vi stupirete della cortesia e della disponibilità che incontrerete nelle persone. I giordani sono davvero educati e per nulla invadenti. Richiameranno di certo la vostra attenzione dalle loro bancarelle ma si limiteranno a salutarvi, a chiedervi da dove venite e ad augurarvi una buona permanenza. Perfino per strada o al bar ci è capitato che la gente ci dicesse “benvenuti in Giordania” in modo cortese e senza alcun doppio fine!

Raggiungere la Giordania non è difficile anche se trovare il volo “perfetto” potrebbe non essere semplicissimo. Da Milano Malpensa ad Amman vola la Royal Jordanian, compagnia nazionale di ottimo livello, che effettua numerosi voli diretti (a/r circa 450 euro prenotando con 4 mesi di anticipo). Ve la consiglio vivamente perché, ad un prezzo di poco più alto rispetto a quello di altri voli che presentano però almeno uno scalo, il volo diretto permette un viaggio molto più rapido (circa 4-5 ore) e sicuramente più confortevole. 

Una volta sopraggiunti in aeroporto ad Amman sarà necessario effettuare il visto. La procedura è semplice, basta mettersi in coda e pagare 40 JD al personale addetto che apporrà il visto sul vostro passaporto. E’ possibile anche richiederlo dall’Italia ma non ne vale assolutamente la pena data la comodità di farlo sul posto!

La moneta locale è il dinaro giordano (JD). Trovare l’equivalente valore in euro di un prezzo in JD è piuttosto semplice in quanto 1JD corrisponde a circa 0.95€. Il cambio in JD potrà essere effettuato solamente una volta arrivati in Giordania. Evitate però di cambiare grosse somme all’aeroporto (giusto il minimo necessario per arrivare in città) perché il tasso è assolutamente un furto!

I prezzi in Giordania sono ovviamente più bassi rispetto ai nostri standard europei anche se, bisogna ammetterlo, frequentando località turistiche ci si rende rapidamente conto che non sono poi così convenienti come ci si potrebbe aspettare. Il pranzo a buffet in un ristorante nei pressi del Monte Nebo vi costerà facilmente sui 15-20 JD e, per una notte in uno degli hotel affacciati sul Mar Morto, potrebbero non essere necessari 50 JD a persona. Se i vostri standard sono quindi medio-alti, preparatevi perché non sarà il viaggio più economico della vostra vita. Ovviamente si trovano molte strutture i cui prezzi, per chi si vorrà adattare, sono assolutamente convenienti.

Il costo del nostro viaggio a persona, compreso di tutto (hotel, noleggio auto, benzina, ingressi, cibo, souvenir, etc.), è stato di circa 1.300 euro con un livello dei ristoranti e hotel medio/medio-alto. Giusto per fare qualche conto: 35-40€ costo medio a persona in camera doppia (hotel 3 stelle), 120€ costo complessivo ingressi a monumenti/musei (50€ solo per accedere a Petra!), 80€ costo della polizza assicurativa (si consiglia vivamente di stipularla prima della partenza!) e 425€ prezzo del volo a/r.

Tenete conto che lo standard degli hotel non è assolutamente paragonabile a quello europeo. Il concetto di manutenzione e pulizia è sicuramente inferiore anche in hotel di 3 stelle (con punteggio alto in Tripadvisor). Ci è capitato di trovare lo scarico della doccia intasato, i rubinetti scrostati e fissati male, mobili scheggiati e qualche volta anche lenzuola non pulite.

Si va, invece, più sul sicuro sul versante del cibo che, un po’ ovunque, è buono e vario. Nei pressi di siti turistici si trovano ristoranti che offrono pranzi a buffet con numerose scelte di cibo e con una qualità piuttosto buona. I piatti tradizionali (utilizzano molto le spezie e il riso) sono solitamente serviti al pari di quelli più internazionali per cui non dovreste rischiare di morire di fame qualora il vostro palato sia poco propenso ai nuovi sapori. Bancarelle di cibo si trovano un po’ ovunque e, specialmente se vi allontanate un attimo dalla folla e dalle strade principali, qui avrete la possibilità di ridurre notevolmente il costo del vostro pasto. Se sentirete la necessità di staccare dai sapori speziati, nelle principali città troverete facilmente anche ristoranti e catene internazionali (un hamburger con patatine, in ogni caso, lo troverete ovunque!).

 

Dopo questa lunga introduzione, ecco il mio programma di viaggio:

 

PRIMO GIORNO (mercoledì 30 aprile): viaggio verso la Giordania

Il primo giorno è interamente dedicato al viaggio. Partiamo da Milano Malpensa verso le 13.45 e alle 18.40 atterriamo ad Amman. Ritirata l’auto precedentemente noleggiata in Italia, attraversiamo il caos di Amman e raggiungiamo il  Crystal Hotel nel quale soggiorneremo le prime due notti (circa 35 euro a notte). L’hotel è carino e moderno ma abbiamo qualche spiacevole inconveniente in merito alla pulizia.

Facciamo qualche passo nei dintorni e, data l’ora tarda, ci infiliamo rapidamente in un ristorantino in stile americano anni ’60 in cui mangiamo hamburger e patatine (decisamente una cena poco giordana). I prezzi, stranamente, solo quasi uguali a quelli europei.

 

SECONDO GIORNO (giovedì 01 maggio): Jerash, castello di Ajloun e Amman

Oggi inizia il viaggio vero e proprio e la prima meta è costituita dalle splendide e imperdibili rovine romane di JERASH (biglietto di ingresso 8JD). La strada per raggiungerle, una volta usciti dal traffico della capitale, è ampia e scorrevole e attraversa tutta l’immensa periferia di Amman (che pare non finire mai con tutte quelle palazzine simili le une alle altre) e la campagna circostante.

Venditori di ortaggi, olive e banane si incontrano frequentemente lungo ogni tipo di strada. Salvo questa ed altri piccoli dettagli, non sembra proprio di trovarsi in Medio Oriente, in una località così lontana culturalmente da noi. Poi, finalmente, sbagliamo strada e ci troviamo nel bel mezzo della “nuova” Jerash. Stradine strette, affollate, nelle quali si accalcano venditori e compratori, motorini che sfrecciano, profumi di cibi cotti, spezie, carretti carichi di melanzane tonde e lucide, capretti sgozzati di recente, bambini curiosi che ci osservano. Ecco, adesso ci siamo. Questo è quello che ci voleva per calarci nella Giordania che ci aspettavamo di trovare.

Ritrovata la retta via e superata la folla, giungiamo finalmente alla nostra meta. Jerash, l’antica città romana di Gerasa, è semplicemente incantevole. La bellezza e l’incredibile stato di conservazione delle sue rovine romane, rimaste sotterrate per secoli dalla sabbia, sono davvero rari e la eleggono come uno dei siti romani più interessanti di tutto il Medioriente. Non a caso vanta il nome di “Pompei dell’Asia” ed è la seconda destinazione turistica in Giordania (dopo Petra).

Gerasa, a 45 min di auto da Amman, si trova su una pianura molto fertile e ricca di olivi e piante da frutto. Questo spiega l’interesse che la città suscitò agli occhi degli antichi romani che la conquistarono nel 64 a.C. e la annessero successivamente alla Lega delle Decapoli, l’alleanza delle dieci grandi città romane. Jerash prosperò per secoli grazie al commercio e, con le ricchezze accumulate, vennero realizzate le grandi opere che il tempo ha conservato fino ai giorni nostri. Strade lastricate, colonnati, templi in cima ad alture, meravigliosi teatri, spaziose piazze pubbliche, bagni termali, fontane e mura interrotte da torri e porte cittadine sono solo alcune delle tante attrazioni che lasciano il visitatore a bocca aperta.

La visita è libera ma, per chi lo desidera, è possibile ingaggiare una guida locale (circa 30 JD).

Anche se il sito è molto grande, potrete facilmente tornare all’ingresso (unico punto dal quale è possibile uscire) quando sarete stanchi senza nemmeno dover tornare sui vostri passi. Il percorso è infatti circolare e, deviando verso il Cardo Massimo, potrete facilmente tornare verso la Porta Sud (dalla quale si accede a Jerash). La visita completa della città richiede circa 3-4 ore ma, se siete di corsa (e sarebbe un vero peccato), potrete fermarvi giusto ai primi grandi monumenti limitandovi ad osservare il resto del sito da lontano.

Per maggiori dettagli sui monumenti da visitare, orari di apertura e altre informazioni, clicca su http://www.tusoperator.it/wordpress/giordania-jerash/ e accedi all’apposita scheda di Jerash.

Subito dopo aver pranzato in un ristorantino fuori dal sito (il buffet non era nulla di eccellente), ripartiamo in direzione di AJLOUN (35 minuti di viaggio) per visitare il suo celebre castello (biglietto di ingresso 2JD). Anche qui la folla di turisti (in gran parte giordani!) è notevole. Cerchiamo di parcheggiare nel punto più vicino possibile all’ingresso ma questo si rivelerà essere un grande errore. Nel giro di 5 minuti rimaniamo letteralmente bloccati tra auto parcheggiate, in manovra e un formicaio di turisti. Dopo una decina di minuti di tensione, il custode dell’ingresso ci permette di entrare con l’auto fino ai piedi del castello. Un trattamento da vip!

Resettate per un momento quello che l’immaginario collettivo associa all’idea di “castello”. Siamo abituati, almeno in Italia, ad identificare con questo termine una signorile dimora ricca di merli, torrette, affreschi e saloni d’onore. In Giordania, questo genere di castelli non esiste perché la loro funzione fu prevalentemente quella difensiva-militare e, a differenza delle fortezze europee che, con i secoli, si trasformavano in eleganti palazzi nobiliari, qui questi edifici vennero pian piano abbandonati e lasciati nelle mani degli agenti atmosferici e di qualche pastore che vi si rifugiava durante i temporali. Fatta questa premessa, ciò che affascina e colpisce il visitatore alla scoperta del castello di Ajloun (o Ajlun o Qal’at Ar-Rabad) sono sicuramente la sua maestosità, le sue mura forti e possenti e la spettacolare vista che regala sulle vallate circostanti.

Il castello fu fatto costruire da uno dei generali di Saladino nel 1184 d.C. per controllare le miniere di ferro locali e scongiurare l’invasione da parte dei Franchi. Ora accoglie il visitatore in rovina, ma rappresenta uno degli esempi meglio conservati dell’architettura militare arabo-islamica medievale. Tramite un ponte levatoio che attraversa l’ampio fossato, si accede ad una serie di cunicoli scuri, passaggi coperti dalle imponenti volte, torri in rovina affacciate su paesaggi mozzafiato, scale a chiocciola, stanze enormi in cui l’unica luce arriva da strette feritoie e scalette nascoste che portano sulla sommità di terrazze. La visita è molto avventurosa ed è divertante scoprire sempre qualcosa di nuovo e qualche passaggio che conduce chissà dove. L’edificio è stato più volte ristrutturato negli ultimi decenni e i lavori procedono per il recupero di molte aree non ancora visitabili. Il complesso si presenta quindi ai visitatori sotto forma di rovine affascinanti, splendide e trasudanti storia.

Per maggiori informazioni clicca su http://www.tusoperator.it/wordpress/giordania-castello-di-ajloun/ e accedi alla scheda completa del castello di Ajloun.

Terminata la visita (circa un’oretta), rientriamo in hotel e ci prepariamo per un giretto by night di Amman. Lungo il percorso vorrei fermarmi ad acquistare qualche banana locale (pare siano più piccole e dolci delle nostre) o qualche dolcetto caratteristico ma il nostro autista non si vuole fermare. In compenso, fuori dall’hotel, ci si ferma a fare merenda da Starbucks ma non è proprio la stessa cosa…

Forse per via della festività del primo maggio, per le strade e le piazze di Amman ci sono moltissime persone. L’atmosfera è serena e piacevole. I bambini giocano con la palla, i ristoranti sono affollati di persone e lo splendido Teatro Romano è gloriosamente illuminato davanti ai nostri occhi eccitati e alla folla che, per abitudine, vi passa accanto indifferente. Salvo questa ed altre rovine romane, un bel museo e i suoi mercati, la capitale della Giordania non ha molto da offrire ai visitatori. Per questo motivo, molto spesso il tour organizzati la saltano completamente o vi dedicano giusto una mattinata. C’è purtroppo da dire che non presenta caratteristiche particolarmente attrattive essendo quasi completamente costituita da edifici simili realizzati negli ultimi decenni. La vitalità e i profumi che si incontrano nelle strade del centro sono però unici ed avvolgenti.

Ceniamo in un localino consigliato sulla Lonely Planet che, per coincidenza, è lo stesso che avevamo adocchiato poco prima spostandoci in auto. E’ una terrazza affacciata su una delle stradine più affollate della capitale. Poco dopo aver ordinato la cena, una coppia di musicisti inizia ad intonare canzoni giordane. Il locale è frequentato da turisti ma anche da giovani coppie della zona e da famiglie intente a fumare il narghilè. L’atmosfera è davvero molto suggestiva!

 

TERZO GIORNO (venerdì 02 maggio): Madaba, Monte Nebo, Gola del Wadi Mujib e castello di Karak

Questa mattina si lascia la capitale e si parte per il sud. La prima tappa è sicuramente la piccola cittadina di MADABA (40 minuti di viaggio), situata lungo la Strada dei Re. Sembra uno dei tanti villaggi giordani, privo di interesse e caratterizzato da edifici bruttini eretti negli ultimi decenni. Ma questa città offre molto di più di quello che sembra ad una prima occhiata. Già perché quello che attira frotte di visitatori si trova, o meglio si trovava, sotto terra. Madaba, infatti, è conosciuta come la “Città dei Mosaici“.

Madaba ha una lunga storia, tanto da essere citata più volte nella Bibbia, ma subì un nuovo impulso e un nuovo ripopolamento quando, nel XIX secolo, una comunità cristiana proveniente da Karak decise di stabilirvisi. Nell’intento di gettare la fondamenta delle nuove case, essa scoprì alcuni importanti mosaici andati perduti nel tempo e, sopratutto in seguito al rinvenimento nel 1897 del mosaico più famoso che raffigura la cartina della Terra Santa, a Madaba si susseguirono numerose spedizioni archeologiche che durano ancora ai giorni nostri.

Entrati in città, un comodo parcheggio situato nei pressi del Centro Visitatori, sarà il vostro punto di partenza alla scoperta dei numerosi mosaici disseminati qua e là per la cittadina. Dopo un centinaio di metri si trova l’interessantissimo Parco Archeologico I (costo ingresso 3JD) che conserva al suo interno una collezione di mosaici sia locali che rinvenuti nei dintorni. All’interno di questo parco sono inglobate la chiesa del profeta Elia, la sala di Ippolito, una ricca residenza bizantina del VI secolo e la Chiesa della Vergine Maria, ricche di mosaici strepitosi e splendidamente conservati, raffiguranti una lussureggiante profusione di fiori e piante, uccelli e pesci, animali e bestie esotiche, nonché scene a carattere mitologico e ispirate ad attività quotidiane come caccia, pesca e agricoltura. Le tessere, realizzate con pietre differenti sulla base del colore necessario all’artista, conservano ancora i bei colori di un tempo. All’ingresso ci affianca un custode, al quale lasceremo poi una mancia, che ci accompagna per mano tra i mosaici, spiegandoceli in un inglese molto semplice e andando perfino ad inumidirli con uno spruzzino per farci apprezzare la gamma cromatica. Ora la visita ha tutto un altro significato! Al termine ci accompagna nel laboratorio artigianale Madaba Institute For Mosaic Art & Restorations (MIMAR) che si trova al di là della strada. La nostra guida improvvisata ci mostra il metodo di lavorazione dei mosaici e le realizzazioni degli artigiani senza fortunatamente insistere nella vendita (fidatevi, è molto cortese e non sarà invadente!).

Più avanti si raggiunge la Chiesa di San Giorgio (costo ingresso 1JD), il punto cruciale della vostra visita a Madaba. Immaginatevi lo stupore della comunità cristiana, intenta a scavare per la costruzione di una nuova chiesa, quando, nel 1897, portarono alla luce la nota mappa-mosaico di Gerusalemme e della Terra Santa risalente al VI secolo. Con i suoi due milioni di tessere di pietra vividamente colorata, essa raffigura colline, valli, villaggi e città fino al delta del Nilo. I visitatori fanno la fila per vedere questa meraviglia ed è un peccato che non facciano una breve tappa anche al Parco Archeologico che, a mio avviso, è molto più ricco ed interessante.

Se avete ancora del tempo da dedicare alla visita (fino ad ora ci avrete messo circa 1-1.30 ore), proseguite per le strade in leggera salita del centro cittadino fin verso il Dar al-Saraya, un bel palazzo ottomano ristrutturato per ospitare il Museo di Madaba (al momento il palazzo è chiuso al pubblico e il museo si trova in un altro edificio della città), con davanti un altissimo albero di Natale (curiosamente presente per tutto l’arco dell’anno). Poco oltre, si incontra una grande chiesa dedicata alla Decapitazione di S. Giovanni Battista, costruita all’inizio del XX secolo utilizzando, in parte, alcune pietre provenienti da antichi edifici in rovina. Se l’interno del santuario non è particolarmente interessante, all’esterno si trovano diverse colonne romane, capitelli e altri resti antichi. Nel Museo dell’Acropoli, allestito sotto la chiesa (si accede tramite una scala sulla destra della facciata), si trova un suggestivo pozzo antico di 3000 anni dove è ancora possibile estrarre l’acqua tramite un secchio e alcuni resti degli edifici preesistenti. Per coloro che non temono il caldo e un po’ di fatica, è possibile inoltre salire sul campanile e ammirare la vista sulla città (noi non siamo riusciti perché in chiesa si teneva una funzione per un gruppo numerosissimo di boy scout).

Per maggiori informazioni su Madaba, clicca qui su http://www.tusoperator.it/wordpress/giordania-madaba/ e accederai alla scheda completa.

A pochi chilometri da Madaba, si raggiunge il MONTE NEBO (viaggio di 15 minuti). Migliaia di anni fa, Dio condusse Mosé su un monte e, da lassù, gli mostrò finalmente la Terra Promessa, la terra per la quale gli Israeliti erano fuggiti dall’Egitto e per la quale avevano superato innumerevoli disavventure e disagi attraversando mari e deserti.
Giungendo oggi sul Monte Nebo, il luogo che gli storici e la tradizione associano al monte sul quale Mosé osservò la terra promessagli, sembrerebbe quasi che Dio si sia preso gioco del suo popolo. Già perché da quassù la vista spazia su colline e vallate desertiche e disseminate di rocce. Lontano si scorgono le acque del Mar Morto (che per definizione non ospitano pesci e non permettono l’attività di pesca) e una valle, più verde delle altre, nella quale scorre il fiume Giordano. Probabilmente un tempo questi luoghi erano più verdeggiati di quanto lo siano adesso e il grande fiume che separa la Giordania da Israele aveva una portata d’acqua di gran lunga superiore a quella attuale.
Attraversato il cancello di accesso e acquistato il ticket, ci si incammina tra piante di ulivo e monumenti di arte contemporanea (tra cui quello più celebre che rappresenta il bastone di Mosé avvolto dal serpente) fin verso le terrazze dalle quali si ammira un bel panorama del territorio circostante. Al momento della mia visita (maggio 2014), i resti della chiesa bizantina e del complesso monastico erano in fase di ristrutturazione per cui non è stato possibile ammirare i bei mosaici conservati all’interno (era possibile visitarne uno allestito temporaneamente sotto un tendone).

Bisogna ammettere che non vi è molto da vedere o da fare quassù ma pensare che questo suolo è, in un certo modo, sacro e che su di esso Dio mostrò al suo popolo la terra promessa che, nei secoli a venire, sarebbe divenuta oggetto di contese, guerre e morte, fa certamente riflettere.

Per maggiori informazioni sul Monte Nebo clicca su http://www.tusoperator.it/wordpress/giordania-monte-nebo/.

Ma dopo tanta riflessione viene anche un certo appetito. Al ristorante Nebo Restaurant Terrace, a poca distanza del sito, abbiamo mangiamo il miglior buffet di tutto il viaggio. Il cibo era delizioso e i gestori gentilissimi. Mi viene l’acquolina in bocca al solo pensarci!

Con la pancia piena affrontiamo uno dei viaggi più lunghi del nostro tour che ci condurrà, in serata, ad Aqaba. Sull’Autostrada del Deserto sicuramente il viaggio sarebbe più rapido e comodo ma l’antica Strada dei Re offre un incredibile e variopinto susseguirsi di paesaggi. Terreni coltivati lasciano il passo a montagne brulle, spettacolari wadi, prati disseminati di fiori gialli, tranquilli villaggi, deserti pietrosi e qualche rovina. Il punto più spettacolare è sicuramente la profonda GOLA DEL WADI MUJIB in cui la strada scendere e risale poi sui versanti riarsi del fiume per diversi chilometri. L’ampiezza, il silenzio e la pace di questi spazi battuti dal vento e dal sole è incredibile e, fermi su una delle terrazze panoramiche, non vogliamo deciderci a riprendere il viaggio.

Dopo ore dal Monte Nebo, raggiungiamo il CASTELLO DI KARAK (o Kerak) che si erge orgoglioso e possente su uno sperone di roccia. Appena trovato parcheggio nei pressi dell’ingresso, dal bar della piazza un anziano seduto al tavolo ci saluta in modo cortese, ci chiede da dove veniamo ed esclama “Benvenuti a Karak!”. Bisogna proprio ammettere che questi giordani sono molto ospitali!

La fortezza, edificata dai crociati nel 1161, divenne una delle roccaforti più importanti nella guerra contro gli infedeli. In tutto il castello, le scure e rozze opere murarie dei crociati contrastano con quelle più chiare e finemente lavorate realizzate dagli arabi che, nei secoli successivi, apportare diversi interventi migliorativi alla fortezza. Oggi la roccaforte di Karak (biglietto di ingresso 1JD) è un insieme di affascinanti rovine, cunicoli scuri, lunghe gallerie, piccole feritoie, archi in pietra e scalinate disseminate di fiori ed erbacce che crescono qua e là tra le rocce. Ed è possibile perdersi in questi oscuri cunicoli, i cui meglio conservati si trovano sotto terra, e avventurarsi tra queste rovine come dei piccoli esploratori. Se volete un consiglio, lasciate da parte la guida (tanto non riuscirete ad identificare gli ammassi di pietre e i cunicoli) e lasciatevi trasportare da ciò che più stuzzica la vostra fantasia e non trascurate di sostare, di tanto in tanto, lungo i bastioni e le terrazze per ammirare lo splendido panorama del Wadi Karak o del villaggio sottostante.

Per maggiori informazioni clicca su http://www.tusoperator.it/wordpress/giordania-castello-di-karak/ ed accedi alla specifica scheda.

Dopo altre 3.30 ore di viaggio lungo l’Autostrada del Deserto, raggiungiamo infine Aqaba all’imbrunire. Domani è venerdì, perciò lungo i marciapiedi passeggiano migliaia di persone mentre, nelle strade, auto e taxi continuano a sfidarsi a colpi di clacson. Ci sistemiamo presso il Captain’s Tourist Hotel (circa 40 JD a notte), un bell’hotel, seppur dall’arredamento fuori moda, nel centro della città.

Ceniamo a base di pesce nel ristorante dell’hotel e passeggiamo poi sul lungomare affollato di persone che chiacchierano sedute sulla spiaggia. Molte donne qui, rispetto ad Amman, hanno il volto completamente coperto dal velo e alcune, addirittura, indossano il burqa. Pur mostrandoci rispettosi e aperti alle culture degli altri paesi, è inevitabile fermarsi a riflettere sulla condizione delle donne nei paesi del Medio Oriente. Tanto più perché le ragazze del nostro gruppo, che indossano abiti estivi dato il caldo afoso, sono pesantemente oggetto dell’attenzione di ogni uomo che incontriamo lungo il cammino.

 

QUARTO GIORNO (sabato 03 maggio): Aqaba

Frenetica, dinamica, luminosa e divertente. Queste sono solo alcune delle caratteristiche che fanno di AQABA una delle mete turistiche preferite per i giordani e per tutti i viaggiatori alla ricerca di qualche giorno di relax.
Qui si respira un clima vacanziero, raro da incontrare altrove, certamente dovuto al fatto che essa rappresenta l’unico sbocco che la Giordania ha sul Mar Rosso. La particolarità di questo luogo sta nel fatto che, in pochi chilometri di costa, si affacciano numerosi stati: Egitto, Israele, Giordania ed Arabia Saudita. Dall’altro lato del mare, ad esempio, è facile scorgere Eilat (Israele) con le sue luci notturne e, se il cielo è terso, anche il Monte Sinai (Egitto).
Palme, spiagge, locali notturni, grandi alberghi, stabilimenti balneari, piscine e alte temperature per buona parte dell’anno fanno di Aqaba un luogo ideale in cui concedersi una sosta durante il tour in Giordania.
Diciamocela tutta: chi viene ad Aqaba ha in mente solo mare e relax. Poco importa quindi se la città offre qualche attrazione storica e una bella moschea (ben illuminata al calar del buio) perché, con il caldo e l’afa che caratterizzano la città, il desiderio è più orientato ad una piacevole immersione nelle limpide acque della costa.
Il miglior modo per godere della “vita di mare” è certamente quello di rifugiarsi nelle curate spiagge dei resort o in uno degli stabilimenti balneari che si trovano poco più a sud lungo la costa. Noi siamo andati al Berenice Beach Club, un bel centro a pagamento (7 JD prezzo convenzionato con l’hotel) che fornisce, come i suoi concorrenti, ogni sorta di confort: tre piscine, bar, ristorante, spiaggia curata, lettini e ombrelloni, possibilità di effettuare immersioni o escursioni in mare e un pontile per raggiungere e oltrepassare la barriera corallina. Lungo la costa a sud di Aqaba se ne incontrano molte di queste strutture, tutte comodamente collegate alla città tramite navette gratuite (concordate in hotel).
In mare si trova una barriera corallina con coralli, piante acquatiche e diversi pesci colorati. Non immaginatevi gli splendori marini per i quali il Mar Rosso in territorio egiziano è tanto famoso. Qui è tutto sottodimensionato ma è pur sempre piacevole concedersi un bel bagno tra le popolose e cristalline acque del mare.

Sono poco consigliate, invece, le spiagge pubbliche che, oltre ad essere sporche e piuttosto bruttine (i giordani non hanno una gran cura dell’ambiente e della pulizia) non sono particolarmente adatte al gentil sesso che sarà pesantemente oggetto di sguardi indiscreti. E non basteranno di certo una maglietta e un paio di calzoncini (non parliamone se azzardate il costume da bagno!) per passare inosservate perchè qui le donne girano spesso coperte da veli e da lunghe tuniche scure. Le più “emancipate” entrano in acqua con tute simili a quelle dei sub (velo incluso) che le ricoprono completamente.

La vita ad Aqaba è frenetica, specialmente la notte. Vi si trovano numerosi negozi, ristoranti, bar, chioschi e bancarelle. Sbucano qua e là le catene di fast food e grandi marche dell’abbigliamento. Pur essendo uno dei luoghi più dinamici dell’intera nazione, non aspettatevi di trovare una Las Vegas… tenete conto che siete comunque in una città giordana!
Per maggiori informazioni su Aqaba clicca su
http://www.tusoperator.it/wordpress/giordania-aqaba/.

La sera ceniamo in uno dei localini stile occidentale del centro e facciamo due passi lungo la spiaggia e nei pressi della bella moschea illuminata. Ad un certo punto, da una gelateria sbuca un giovane che, tutto sorridente, corre verso una delle nostre ragazze e, con un cucchiaino in mano, le dice di assaggiare il loro gelato. E’ buonissimo e decisamente strano. Così, incuriositi, entriamo e scopriamo un modo tutto particolare di preparare il gelato. Si tratta quasi di una pasta che viene ripetutamente battuta con un bastone e, prima di essere servita, viene spolverata di granella di pistacchi. Davvero molto curioso!

 

QUINTO GIORNO (domenica 04 maggio): Wadi Rum e Piccola Petra

La levataccia nel cuore della notte per i due avventurosi che volevano assistere al sorgere del sole sul Wadi Rum dall’alto della mongolfiera non è stata necessaria. La compagnia che organizza questo tipo di escursioni, contattata più volte negli ultimi giorni, ci aveva infatti comunicato che il numero minimo di partecipanti non era stato raggiunto.

Delusione a parte, il gruppo al gran completo parte in direzione WADI RUM dove avevamo già prenotato un tour guidato in 4×4. Già prima di raggiungere il villaggio (viaggio in auto da Aqaba di circa 1.15 ore) e di addentrarci nel cuore del deserto, un paesaggio lunare e strabiliante ci accompagna fin verso il Centro Visitatori (dove è necessario acquistare i biglietti di accesso all’area al costo di 5JD), dietro al quale si stagliano i Sette Pilastri della Saggezza, un massiccio roccioso dalle forme spettacolari che prende il nome dal titolo del libro scritto da Lawrence d’Arabia. Le premesse, credetemi, sono già una promessa di ciò che vi attenderà più avanti.

Quando pensiamo al deserto, normalmente ci immaginiamo distese sterminate di sabbia e dune. Il deserto del Wadi Rum in Giordania, invece, offre molto di più. In questo luogo, scavato in modo superbo dall’acqua e dal vento, si trovano paesaggi favolosi e incontaminati fatti di alte dune di sabbia, montagne rocciose dalle forme incredibili, stretti canyon dalle mille sfumature di colori, fonti d’acqua inerpicate tra le alture, impressionanti archi di roccia, incisioni rupestri di 4000 anni fa e tanti altri spettacolari tesori.

Questi luoghi così ostili furono abitati anche da T.E. Lawrence (Lawrence d’Arabia) durante la Rivolta Araba contro gli Ottomani nella Prima Guerra Mondali. Egli li descrisse come “vasti, echeggianti e simili ad una divinità“.
Noto anche come “Valle della luna“, il deserto del Wadi Rum è meta obbligatoria per chi visita la Giordania e rappresenta una delle attrazione di maggior impatto e, sicuramente, una delle più emozionanti.

Vi sono diversi modi per visitare il deserto: noleggiando presso il Centro Visitatori un 4×4 completo di autista, salendo in groppa ad un cammello che vi sobbalzerà tra le vallate, osservandolo dall’alto di una mongolfiera mentre il sole sorge e tinge di rosso il paesaggio, lasciandovi trasportare dai vostri piedi durante una bella escursione o trascorrendo una notte negli accampamenti beduini alla scoperta del silenzio che avvolge il deserto.

Se siete dei viaggiatori fai-da-te e, come me, avete all’incirca una mezza giornata da dedicare alla visita del Wadi Rum ho la soluzione giusta che fa per voi! Sconsiglio vivamente di addentrarvi per questi territori sterminati per conto vostro sia per l’alta probabilità che vi perdiate e sia perché le attrazioni principali non sono affatto segnalate (se non per la presenza di una tenda nomade nei paraggi). Lasciate quindi il vostro mezzo e affidatevi ad una delle guide esperte del luogo che, dopo avervi caricato sul loro pic up 4×4, vi porteranno nel cuore del deserto.

Prima della partenza mi sono messo in contatto con Classic Wadi Rum Tours, un piccolo tour operator locale ben referenziato su Tripadvisor, con il quale ci siamo accordati per una soluzione ottimale di visita, plasmata sulle nostre esigenze. Ci siamo dati appuntamento al Centro Visitatori e, seguendo la guida, ci siamo avviati verso il villaggio dove siamo stati accolti in un’abitazione privata nella quale ci è stato illustrato il programma. Il nostro pacchetto prevedeva un tour della durata di 4-5 ore con guida/autista privato (parlante inglese) .

Pacchetti simili vengono offerti da quasi tutti i tour operator e prevedono lo stesso genere di servizi (il prezzo da noi pagato era di 17 JD ma può variare al massimo di 5-10 JD). La guida vi scorrazza per il deserto, vi lascia in un punto e vi da le indicazioni per raggiungere da soli l’attrazione in questione, venendo poi a riprendervi a tempo debito o attendendovi al ritorno. Ci sono molte tappe ed alcune di queste sono piuttosto impegnative ed avventurose ma, forse anche per questo, estremamente emozionanti ed avvincenti.

Veniamo adesso alle principali attrazioni del Wadi Rum, tutte toccate durante il nostro tour di 4-5 ore a bordo del 4×4:

Sorgente di Lawrence (Ain Ash-Shallalah): poco oltre il villaggio di Rum, nei pressi di un moderno serbatoio per l’acqua, inizia un affascinante percorso tra le rocce che, in circa 20-30 minuti in salita, permette di raggiungere la sorgente d’acqua. Sotto il sole il percorso diventa sempre più faticoso ma i paesaggi sono bellissimi e sembra di camminare lungo antichi sentieri come dei giovani esploratori. In queste zone non c’è nessuno, nemmeno i turisti. Si raggiunge infine una grotta in cui l’acqua sgorga gocciolando dall’alto tra la rigogliosa vegetazione, antiche incisioni in arabo e il profumo di menta. Vi sembrerà di aver scoperto un piccolo paradiso. Peccato solo che, non avendo ascoltato bene le indicazioni della guida, durante la salita vediamo che l’autista se ne riparte in direzione del villaggio. Non capiamo se, raggiunta la sorgente, dobbiamo tornare indietro o proseguire. Optiamo per il rientro alla base (e per fortuna altrimenti staremmo ancora vagando per le montagne) e, difatti, da lì a poco vediamo sopraggiungere il nostro 4×4;

– Ain Abu Aineh: questa piccola fonte d’acqua non offre molto se non una fenditura orizzontale nella roccia dalla quale sgorga acqua e cresce vegetazione. Il fascino di questo posto, però, sta prima nell’impegnativa salita che dovrete percorrere per raggiungerla (circa 20 minuti di vera e propria arrampicata tra i massi perché il sentiero non esiste) e poi per il fantastico panorama che si gode sul Jebel Khazali. La fatica è molta, specialmente sotto il sole, e perfino le sbucciature ma ne vale assolutamente la pena!

        – Casa di Lawrence (Al-Qsar): un gruppo di rovine ammassato ad una grande roccia è ciò che rimane di quella che,             secondo la leggenda, fu la dimora di Lawrence nel Wadi Rum. La vista sulle dune di sabbia rossa è molto bella e la si       può godere stando seduti a riposare nella vicina tenda beduina sorseggiando un bicchiere di tè caldo;

        – Dune di Al-Hasany: sono le dune di sabbia più spettacolari del Wadi Rum e, seppur occupino una superficie limitata,        si elevano per molti metri accumulandosi contro le pendici del Jebel Umm Ulaydiyya. La salita è faticosa (15 minuti)            ma camminare tra questa sabbia immacolata e raggiungere la vetta, dalla quale si domina il paesaggio circostante, è                un’emozione unica;

        – Iscrizioni di Anfaishiyya: le incisioni di cammelli, guerrieri e animali che ricoprono un tratto dell’enorme parete   rocciosa ricordano che queste zone sono abitate da millenni;

        – Ponte di roccia di Burdah: questo spettacolare ponte di roccia alto quasi 80 metri lascia davvero senza fiato e, per i più coraggiosi, se non ho capito male, è pure possibile raggiungere la vetta;

        – Ponte di roccia di Umm Fruth: decisamente più piccolo del precedente, questo ponte può essere facilmente scalato e        risulta particolarmente fotogenico per una bella foto ricordo;

        Siq del Jebel Khazali: questo spettacolare canyon offre un fresco riparo alla calura del deserto ed è possibile addentrarsi   all’interno della montagna per circa 150 metri arrampicandosi tra qualche roccia e saltando le pozzanghere d’acqua che         si formano naturalmente.

Lungo il tragitto, sostiamo in un accampamento non proprio pulito e ci impegniamo per riuscire a prepararci il pasto. Il lunch box, compreso nel nostro tour, contiene infatti pane, scatolette di tonno, pomodori, brioche confezionate, succo di frutta ma senza coltelli e posate non è proprio semplicissimo riuscire a mettere insieme un piatto accettabile. Tanto più che bisogna combattere con i mosconi e sfamare qualche gattino che si avvicina alla ricerca di un po’ di cibo.

Per maggiori informazioni e per accedere alla scheda dettagliata del Wadi Rum clicca su http://www.tusoperator.it/wordpress/giordania-wadi-rum/.

Con gli occhi ancora pieni di meraviglia (il Wadi Rum è stato votato da qualcuno del gruppo come il più bel luogo visitato durante il tour) salutiamo la nostra disponibilissima guida e ripartiamo in direzione di SIQ AL-BARID (viaggio in auto 2.30 ore), meglio conosciuta come PICCOLA PETRA.

La splendida e leggendaria città di Petra, in Giordania, presenta anche una versione più minuta e modesta, ma non per questo meno affascinante. Piccola Petra, conosciuta anche come Petra la Bianca (Beida), è un luogo magico e tranquillo in cui le orde di turisti arrivano solo di rado.

A differenza di Petra, nella quale i nabatei vivevano e seppellivano i propri morti, questo luogo fu progettato per ospitare le carovane provenienti dall’Arabia e dall’Oriente, di passaggio verso la Siria o l’Egitto. I nabatei scavarono inizialmente delle semplici grotte nell’arenaria destinate ai viaggiatori che qui potevano sostare dopo la traversata del deserto del Wadi Rum. Col tempo, esse divennero sempre più grandi ed elaborate, andando a rivaleggiare in bellezza con gli edifici di Petra.

Superate le bancarelle dei venditori di cibo e di souvenir, tutta l’area archeologica è collocata all’interno di uno stretto Siq che, in alcuni punti, si stringe fino a far passare a malapena un uomo. L’ingresso è assolutamente libero e gratuito (i cancelli aprono la mattina presto e chiudono all’imbrunire). I passi procedono silenziosi sulla sabbia fine e conducono a diverse grotte adibite ad abitazioni, scavate nella pietra, con portali di ingresso più o meno elaborati. Quasi tutte le abitazioni erano composte da un’unica grande stanza con uno spazio al centro per accendere il fuoco e con dei lunghi blocchi di pietra sui quali venivano sistemati i materassi. Esse furono in seguito utilizzate anche dai beduini per sostarvi con i propri greggi di capre e pecore e, con la fuliggine dei loro focolari, andarono ad annerire l’arenaria bianca e oscurare gli affreschi che decoravano alcune delle stanze.

L’edificio più bello ed imponente è di certo la Casa Dipinta che spicca fiera al centro del canyon, ben conscia di non avere rivali ed eguali in tutta Piccola Petra. E’ possibile arrampicarsi lungo i gradini che conducono alla sala superiore, toccare con mano la pietra scavata sapientemente dai nabatei e scoprire alcune tracce di affresco sopravvissute al passare dei secoli (le uniche rinvenute in tutta la zona).

Ad un certo punto il Siq si restringe improvvisamente e, all’interno di questo stretto passaggio, parte una scalinata che sembra finire tra le nuvole. E’ un luogo misterioso e una scritta eseguita a mano su un pezzo di cartone promette il panorama più bello al mondo. Come si può resistere alla tentazione di avventurarsi lassù? La salita a volte è piuttosto difficoltosa ma poi torna ad essere un tranquillo sentiero. Qui una venditrice offre del té caldo ai vistatori stanchi e, subito dopo, si apre una terrazza naturale che offre una bella vista sulle conformazioni rocciose circostanti. Ok, il panorama non è nulla di speciale, ma il percorso per arrivarci è davvero bello e avventuroso! Per chi volesse, il sentiero prosegue per diversi chilometri fino a raggiungere il Monastero di Petra.

In questo luogo ci si sente un po’ come Johann Ludwig Burckhardt, colui che “riscoprì” questi luoghi (insieme a Petra) nel 1812, e si percepisce un po’ dell’emozione provata la prima volta del giovane avventuriero.

Lungo il viaggio di ritorno veniamo agganciati da una turista italiana, una signora tutta particolare che ci racconta di vivere in India e di viaggiare molto. Il suo punto di vista sulla vita e sul gironzolare per il mondo è sicuramente interessante ma come si fa a sostenere che i nabatei hanno deturpato e abbruttito la natura? E’ innegabile che proprio qui l’uomo e la natura hanno lavorato fianco a fianco per realizzare cose meravigliose!

Ad ogni modo, consiglio vivamente di venire a visitare Piccola Petra che, molto spesso, viene esclusa dal turismo di massa che, per rispettare le tempistiche del programma, si concentra unicamente (e giustamente) sulla ben più famosa Petra. Venite però ad esplorarla prima di dirigervi a Petra altrimenti la poveretta non reggerebbe il confronto e potreste rimanerne delusi. Vi chiederete allora perché visitarla. Beh, credo che valga comunque la pena di trascorrere a Piccola Petra un’oretta del vostro tempo perché l’aria tranquilla, mistica e raccolta che qui si respira è difficile da avvertire a Petra.

Per maggiori informazioni e per accedere alla scheda dettagliata di Piccola Petra clicca su http://www.tusoperator.it/wordpress/giordania-piccola-petra/.

La giornata è stata decisamente intensa ma, prima di trascinarci in hotel, insisto pesantemente affinché l’autista (che tra l’altro è il più goloso del gruppo), questa volta, si fermi a Wadi Musa (il paese costruito alle porte di Petra) per farci assaggiare qualche dolcetto tipico. La pasticceria (Almond Sweets) che ho adocchiato è davvero lustra e bellissima, piena com’è di vassoi carichi di ogni genere di baklava e dolcetti simili. Sono buonissimi… una meraviglia fatta di pasta sfoglia, miele, pistacchi, sesamo o noci! Vi dico solo che ci torneremo ancora 3 volte!!

Il Tetra Tree Hotel (camera matrimoniale circa 45 JD) nel quale soggiorniamo a Wadi Musa è un albergo di tre stelle moderno, ben organizzato e con personale cortese (il migliore hotel del viaggio in Giordania). Dalla finestra della camera si ha inoltre una bella vista sui tetti della città e, al tramonto, il panorama è impareggiabile.

Quando usciamo per cena ci stupiamo di come la cittadina sia estremamente tranquilla. Essendo il punto di appoggio per tutti coloro che si recano a Petra, ci saremmo aspettati una folla di turisti ma, in realtà, ci sono pochissime persone. Ceniamo molto bene in uno dei ristorantini del “centro” e, dopo un breve giro tra i negozietti di souvenir, ci lanciamo nel letto. Domani ci aspetta Petra… che emozione!

 

SESTO GIORNO (lunedì 05 maggio): Petra

Il cielo, questa mattina, è coperto da uno strato compatto di nuvole grigiastre e il vento, dal canto suo, si alza improvvisamente e solleva nuvole di polvere. Ovviamente, su tutto regna sovrana l’afa. Non è il clima con cui ci aspettavamo di visitare PETRA ma, poco importa, oggi ci attenderà una giornata strabiliante!

C’è qualcosa di inspiegabile e misterioso nella perfetta sintonia che l’uomo e la natura hanno saputo creare per dar vita a una delle meraviglie più celebri e sensazionali che esistano sulla Terra.  La bellezza e l’unicità di questo luogo, simbolo per eccellenza della Giordania nonché maggiore attrattiva turistica di questo paese, è difficile da spiegare nonostante siano stati scritti già fiumi di parole.

Gigantesche montagne dalle incredibili sfumature del rosso furono scavate prima dalla natura stessa e, successivamente, dalle laboriose e delicate mani dei Nabatei, il popolo che si insediò a Petra oltre 2000 anni fa e che ne fece ciò che oggi possiamo ancora ammirare.

E’ con una certa trepidazione e una mastodontica aspettativa che ci si avvicina al Centro Visitatori (orario estivo di apertura dalle 6 alle 18), proprio oltre il centro abitato di Wadi Musa. Si tratta dopotutto di uno dei monumenti più famosi al mondo, dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1985 e incoronato come una delle “Sette meraviglie del mondo moderno” nel 2007. Come si può non avere una specie di timore reverenziale nell’accedervi?

Al Centro Visitatori, dopo aver acquistato il biglietto (50€), è possibile ingaggiare una guida privata ad un prezzo anche piuttosto ragionevole. Purtroppo tra le lingue a disposizione non è compreso l’italiano. La visita al sito, in ogni caso, è libera. Nonostante le mappe diano una visione piuttosto complicata del percorso da seguire all’interno di Petra (all’ingresso viene consegnata anche una brochure con una cartina più semplice di quelle presenti nelle guide), gironzolare per questo sito è più facile del previsto per almeno un paio di motivi: il primo è che il Siq e la vallata fanno da percorso naturale per la visita senza per questo tralasciare le principali attrazioni e, in secondo luogo, l’orda di turisti segue grosso modo lo stesso itinerario quindi è sufficiente seguire il resto della folla per capire quale sarà anche la vostra prossima tappa.

Per visitare bene Petra ci vorrebbero sicuramente più giorni. La quantità di cose da vedere è elevata e, volendo dedicare il giusto tempo ad ogni monumento e all’esplorazione delle zone meno battute, potrebbe esservi necessario molto più del previsto. Quasi tutti i turisti si fermano per un’intera giornata e, seppur si rivelerà essere una delle più faticose del vostro tour in Giordania, riuscirete comunque a visitare tutti i monumenti principali. Se il tempo a disposizione è maggiore, potrete avventurarvi per i vari sentieri alla ricerca di tombe e monumenti meno conosciuti.

La storia di Petra è curiosa e ricca di avvenimenti. E ci si chiede come questa città potesse essere tanto ambita nonostante il luogo arido ed ostile in cui fu collocata. Nonostante ciò, da qui passarono nabatei, romani, bizantini e crociati finché, nel XII secolo, venne lasciata a se stessa. Solo nel 1812, la città fu riscoperta dall’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt.

Ci si sente, appunto, come dei novelli esploratori quando ci si accinge ad attraversare il Siq. Questa stretta gola, lunga più di un chilometro, rappresenta l’ingresso principale alla città.  Il passo si affretta lungo la strada lastricata dagli antichi romani che procede leggermente in discesa e che conduce al cuore di Petra. Le pareti del canyon si stagliano alte verso il cielo con le loro infinite sfumature di rosso, verde, grigio e giallo. L’emozione aleggia nell’aria ed è facile percepirla. Dietro ogni curva potrebbe apparire ciò che ogni visitatore sogna un giorno di vedere con i propri occhi. Una sciocca e persistente musichetta risuona sulle labbra e ci si sente davvero un po’ come Indiana Jones alla scoperta di antichi misteri. Poi il Siq, laggiù, giunge alla fine e il cuore palpita sempre più velocemente. Il Tesoro si erge davanti ai nostri occhi luminosi e alle nostre bocche leggermente spalancate. Man mano che ci avviciniamo, il canyon si allarga e ci mostra questa tomba nabatea in tutto il suo splendore. Più di duemila anni di storia sembrano essere volati come sabbia, senza averla quasi scalfita. E’ come se il tempo qui fosse rimasto intrappolato in una ragnatela intessuta tra le rocce, la polvere e il cielo. Le splendide linee ellenistiche, la perfezione delle sue proporzioni, la purezza di quella pietra rossa così finemente scolpita sono ora qui davanti a noi. E mentre le macchine fotografiche sferzano decine di click, la pelle d’oca si ostina a non volersene andare.

Qui, davanti alla splendida facciata del Tesoro, si accalca una gran quantità di turisti, di cammelli e di asini. Tutti sembrano sospesi in quello stato di perfetta bellezza che è possibile avvertire solo in pochi luoghi al mondo.
A questo punto il Siq si fa molto più largo fino a raggiungere la vera e propria vallata in cui è stata edificata la città di Petra. Lungo il tragitto (circa 1 km), chiamato la “Via delle Facciate“, incontrerete centinaia di tombe scavate nella roccia. I colori e le sfumature sono stupefacenti e la grandiosità di questo ammasso di tombe, qualcuna molto semplice ed altre con eleganti portali di accesso, è davvero incredibile. In alcune di esse è ancora possibile accedervi ma non fatevi grandi aspettative. A parte i bei colori della roccia, gli interni sono spogli e molto semplici (solitamente si tratta di una stanza quadrata priva di decorazioni).

Tra asinelli in attesa ed oleandri fioriti, prima di raggiungere il Teatro che vi attende poco più avanti, incontrerete sulla vostra sinistra una scalinata che conduce fino all’Altura del Sacrificio. Una camminata di circa 30 minuti in salita vi condurrà tra canyon naturali e vi regalerà splendide vedute sulla vallata. Una volta raggiunta la cima (quando raggiungete il grande obelisco curvate a destra) troverete una serie di rovine e una grande piattaforma, scavata dall’uomo, con l’altare sacrificale sul quale i nabatei svolgevano le funzioni più sacre. L’atmosfera e il panorama da quassù dovrebbero essere unici ma, durante la nostra visita, un forte vento e nuvole basse e grigie oscuravano il tutto obbligandoci a ridiscendere velocemente.

Ritornati a valle, lungo la Via delle Facciate e tra le bancarelle di souvenir si raggiunge il bel Teatro, non più accessibile, scavato nelle pareti della roccia. A questo punto avrete due possibilità: andare a destra verso le imponenti Tombe Reali (è la scelta più naturale nonché quella consigliata) o tenere la sinistra e raggiungere le rovine romane.
Le Tombe Reali, che sorgono su un versante della vallata, dominano dall’alto tutta la città. Si tratta delle tombe più belle e spettacolari del sito, anch’esse scavate nella roccia rossastra. Una accanto all’altra sfilano la Tomba dell’Urna, caratterizzata da una scala realizzata su alte arcate bizantine e da uno spazio interno molto ampio (utilizzato come chiesa nei secoli successivi), la Tomba della Seta, con l’incredibile gamma cromatica della facciata, la Tomba Corinzia, dalla delicata lavorazione che pian piano sta per essere cancellata dal vento, e la Tomba del Palazzo, con una facciata imponente e tanto grande che una parte venne realizzata addirittura in muratura. Proseguendo oltre si può raggiungere anche la Tomba di Sesto Fiorentino, solitamente trascurata dai turisti perchè leggermente fuori dal tragitto più battuto.
A questo punto si torna leggermente indietro e si scende verso il centro della valle e, in circa 10-15 minuti, ci si cala nel mondo romano. La Strada Colonnata, in cui la pavimentazione originaria combatte con la sabbia per non venire nuovamente sepolta, conduce trionfalmente verso alcune splendide rovine. Vi sono, tra gli altri, il Ninfeo, il Palazzo Reale (di cui rimangono solo pochi ruderi), il Tempio dei Leoni Alati e il Grande Tempio. Si tratta di splendidi resti che hanno però la sfortuna di trovarsi a Petra. Qui la gente è venuta per ammirare il lavoro dei nabatei e presta poca attenzione alle grandiosità lasciate dagli antichi romani che, in altri luoghi, avrebbero fatto la fortuna di un sito archeologico.
Oltrepassata la Porta del Temenos si scorge l’imponente mole dello Qasr el-Bint, edificato nel 30 a.C., che conserva ancora splendidi e raffinati bassorilievi tra le pareti.

Arrivati a questo punto son certo che avrete esaurito tutte le vostre energie. Il luogo è meraviglioso ma il gran caldo e i chilometri macinati fanno si che la vostra mano alzi il cartello “stop”. E proprio qui si trovano due ristoranti, piuttosto affollati, dove pranzare o consumare uno spuntino. Il più gettonato ed elegante è di certo il The Basin Restaurant dove viene servito un abbondante e molto buono buffet (con anche una gran varietà di dolci). I prezzi sono assolutamente spropositati per lo standard giordano ma difficilmente batterete ciglio.

Recuperate le forze, vi attende l’ultima gloriosa prova: la salita degli 800 gradini che, serpeggiando tra spettacolari rocce, conduce al Monastero. Una gran quantità di asinelli sono appostati lungo tutto il percorso in attesa che qualche stanco turista necessiti dei loro preziosi servigi. Ogni goccia di sudore spesa è ampiamente ripagata dall’emozione che suscita, comparendo improvvisamente sulla vostra destra, il magnifico Monastero, molto simile al Tesoro ma scolpito nella pietra gialla e con dimensioni molto più notevoli. Quassù, rispetto al Tesoro, c’è anche molta meno gente quindi è possibile goderselo in santa pace. Anzi, perché non sedersi al chiosco (con tanto di caverna piena di tappeti e cuscini) e sorseggiare una bibita o un tè caldo ammirando questo superbo edificio?

Giunti a questo punto ci si rende conto di quanti chilometri sono stati percorsi durante la visita di Petra e quanti ancora se ne devono percorrere per raggiungere l’uscita (che si trova esattamente dall’altra parte del sito rispetto a dove vi trovate in questo momento). Con una rapida stima, credo avremo raggiunto i 12 chilometri (di cui una buona parte in salita). Non spaventatevi però di questi numeri perché lo spettacolo che vi circonda in ogni angolo di Petra vi farà camminare con un paio di ali ai piedi!

Per maggiori informazioni e per accedere alla mia scheda completa su Petra clicca su http://www.tusoperator.it/wordpress/giordania-petra/.

La giornata però non finisce qui. Dopo l’immancabile sosta alla “nostra” pasticceria di fiducia nella quale faremo l’ultimo rifornimento di zuccheri, è il momento di risalire in direzione del Mar Morto. Arriviamo la sera e, non percorrendo la strada che costeggia il mare, al momento non notiamo nulla di così strano. Avremo modo di ricrederci il giorno seguente!

Dopo circa 3.40 ore di viaggio da Petra, l’arrivo all’hotel Winter Valley Warwick Resort & Spa (camera matrimoniale circa 50JD) non è dei migliori. Trovandosi in una zona di confine con Israele, tutta l’area è oggetto di forti controlli militari. Sono numerosi i posti di blocco e i soldati in circolazione. Entrando in hotel siamo sottoposti a pesanti controlli da parte del personale oltre che a continui passaggi nei metal detector. Ok per la sicurezza e i controlli, ci mancherebbe, ma il trattamento riservatoci è stato veramente maleducato. Per non parlare poi del personale alla reception. Peccato perché l’hotel, di per sé, è assolutamente valido e di buon livello.

Piuttosto innervositi usciamo alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti. La zona a nord-est del Mar Morto, in territorio giordano, ha colto al volo le opportunità turistiche di questa risorsa naturale e si è strutturata con grandi alberghi e resort di lusso per soddisfare ogni genere di esigenze. Per la verità è l’unica zona del Mar Morto nella quale trovare strutture di un certo rilievo, spiagge e un minimo di turismo. Non vi sono però centri abitati o qualche luogo in cui uscire la sera per fare due passi: oltre ad una ventina di hotel, qualche ristorante e un centro commerciale non si trova altro. Puntiamo quindi verso il ristorante del centro commerciale e qui, nonostante l’orario, veniamo accolti gentilmente dal personale che si fa in quattro per venirci incontro e per preparare una bella cenetta.

Dopo l’ennesimo posto di blocco militare e il passaggio nel metal detector dell’hotel, ritorniamo in camera e ci addormentiamo in pochi minuti.

 

SETTIMO GIORNO (martedì 06 maggio): Wadi Mujib e Mar Morto

Anche oggi la giornata non è delle migliori. Il cielo è sempre velato e il sole rimane nascosto oltre le nubi. Dalla camera dell’albergo riusciamo a vedere la riva del Mar Morto (difficilmente le sponde sono vicine agli hotel).

Rifocillati con un’abbondante colazione, siamo pronti per l’escursione più avventurosa di tutto il viaggio: le gole della RISERVA NATURALE DEL WADI MUJIB ci aspettano!

Avete nella mente lo splendore del Siq che conduce nel cuore di Petra? Riuscite ad immaginarlo attraversato dalle tiepide acque di un fiume? Ecco, questo è quello che vi attende nella Riserva Naturale del Wadi Mujib (viaggio in auto di circa 30 minuti).

La riserva è gestita dal RSCN (Royal Society for the Conservation of Nature), ente che, tra le altre attività, gestisce il Centro Visitatori (situato nel punto in cui il Wadi Mujib sfocia nel Mar Morto) e organizza regolari visite al parco e al canyon. Gli orari di apertura del centro sono indicativamente dalle 9 alle 17 tutti i giorni.

In base alla difficoltà, vi sono diversi tre tipi di percorsi (accessibili solamente dal 01 aprile al 31 ottobre) per la visita all’interno del canyon: Siq Trail, Canyon Trail e Malaqi Trail. Se, invece, non volete bagnarvi, per voi il percorso ideale è l’Ibex Trail (aperto tutto l’anno).

Il percorso più “facile” ed indubbiamente il più battuto dai visitatori (noi compresi) è sicuramente il Siq Trail (l’orario specifico per questa escursione va dalle 8 alle 15). Il sentiero parte esattamente dal Centro Visitatori (costo di accesso circa 15.50JD) e, dopo pochi gradini, conduce già tra le tiepide acque che, da lì ad un centinaio di metri, sfociano nel Mar Morto. Voi, ovviamente, procederete contro corrente lungo un percorso che dura all’incirca tra le due e le tre ore (andata/ritorno) durante le quali camminerete tra le spiaggette del canyon, salterete tra le rocce, vi arrampicherete sui massi, vi tufferete e nuoterete tra le acque blu e verdi del fiume. L’emozione, l’adrenalina e il divertimento sono assolutamente garantiti. Anche nei punti più difficoltosi riuscirete di certo a trovare un appiglio, una fune o una scaletta che vi porterà all’ostacolo successivo.

Solitamente il viaggio all’interno del Siq è accompagnato da una delle guide locali che vi daranno un sacco di consigli su come procedere e vi sproneranno a proseguire. Nel nostro caso non siamo stati accompagnati da nessuno (probabilmente non vi era personale a disposizione) ma è stato meglio così perché abbiamo avuto tutto il tempo per procedere con i nostri tempi. Lungo il percorso, in ogni caso, si incontrano anche altri esploratori (accompagnati da guide) quindi, in caso di pericolo, non verrete lasciati a voi stessi.

La bellezza del paesaggio che vi circonda è incredibile: un canyon stretto e dalle pareti alte circa 60 metri vi accompagna lungo tutto il cammino. Il cielo azzurro, lassù, è così lontano che vi sembrerà di essere tagliati fuori dal tempo e dallo spazio. La roccia, dalle mille sfumature, prende forme incredibili e vi trasmetterà la propria imponenza e maestosità.
Quando, alla fine del percorso, raggiungerete la cascata vi siederete su un masso e vi fermerete a contemplare la selvaggia bellezza di questo luogo e, ne sono certo, mediterete almeno un attimo sull’incredibile forza della natura.
Sulla via del ritorno, con la mente più rilassata, apprezzerete ancora di più l’avventuroso percorso e vi lascerete perfino scivolare tra le rocce guidati dalla forza della corrente.

Bisogna dire che il percorso non è per tutti. Per prima cosa è infatti necessario avere almeno 18 anni di età. Inoltre, molte guide (come la Lonely Planet) forniscono una lunga serie di disincentivanti destinati ai turisti meno dinamici ed avventurosi e, forse, non sbagliano ad agire in questo modo. Se non sapete nuotare, se avete paura di arrampicarvi tra le rocce o se, semplicemente, non amate l’adrenalina e un minimo di sforzo fisico forse questa tappa del tour in Giordania non fa per voi. Se però avete voglia di provare una bella avventura che rimarrà impressa nella vostra memoria per lungo tempo, vi consiglio di lanciarvi alla scoperta del siq!

Noi eravamo tutt’altro che sportivi ma siamo comunque riusciti a percorrere il sentiero senza grandi difficoltà. Certo, capiterà di sbucciarsi o di scivolare su qualche sasso, ma sono piccole cose che fanno parte dell’avventura!

Per informazioni in merito all’escursione (cosa indossare e cosa portare) e al Centro Visitatori (come arrivare, parcheggio e organizzazione della visita) visita la specifica scheda del Wadi Mujib cliccando su http://www.tusoperator.it/wordpress/giordania-wadi-mujib/.

Terminata l’escursione, dedichiamo il pomeriggio al tanto meritato relax nella spiaggia dell’hotel. Dove può capitarvi di fare il bagno nel punto più basso del pianeta e di trovarvi a galleggiare in modo anomalo sulla superficie dell’acqua se non tra le salate acque del MAR MORTO? Questo luogo straordinario, situato a cavallo tra Istraele e la Giordania, raggiunge i 400 metri sotto il livello del mare ed è la depressione più bassa del pianeta. Dalle montagne circostanti scendono diversi ruscelli e piccoli fiumi che portano le loro acque in un bacino senza alcuno sbocco. Il più grande e celebre degli affluenti del Mar Morto è di certo il fiume Giordano, nominato più volte nella Bibbia, che delinea parte del confine ovest dello stato giordano.

Le tiepide acque del Mar Morto, non defluendo in alcun emissario, evaporano nell’aria e depositano così una quantità elevata di sali minerali che donano a questo “mare” una salinità otto volte superiore rispetto a quella degli oceani. Questa caratteristica non consente alcuna forma di vita, fatta eccezione per alcuni tipi di batteri. Da qui deriva il nome “morto” attribuito a questo mare.

Entrando in acqua se ne percepisce facilmente l’elevata densità, dovuta appunto alla concentrazione di sale. E’ proprio questa caratteristica a permettere a chiunque di galleggiare senza alcuno sforzo. Mentre cercherete di immergervi sentirete una forza che vi spinge verso la superficie ed è una sensazione anomala se paragonata ad un normale bagno in mare. Immancabile, a questo punto, la tipica fotografia scattata mentre si legge un libro galleggiando sull’acqua!
Praticare il nuoto è ovviamente impensabile sia per la difficoltà fisica che per il rischio di far entrare schizzi di acqua negli occhi… non provateci nemmeno perché si rivelerà essere una brutta esperienza! Non parliamo poi del bruciore che pian piano sentirete in prossimità di tagli ed abrasioni: scoprirete di averne molti di più di quanti ne immaginavate (specialmente dopo essersi avventurati nelle gole del Wadi Mujib)!

Il paesaggio che circonda il mare è brullo ed affascinante (un po’ meno se trovate la foschia). Raggiunte però le acque, non attendetevi di vedere delle particolari conformazioni dovute al sale (io le ho viste solamente nelle fotografie in internet): sembra un normale lago. L’emozione arriva quando deciderete di entrare e di lasciarvi cullare tra le sue acque tiepide e tranquille!

L’elevata quantità di sali e minerali depositati in seguito all’evaporazione fornisce prodotti di ottima qualità all’industria, all’agricoltura e alla medicina. Nel vostro piccolo potrete comunque beneficiare delle proprietà curative di queste acque, sfruttate già ai tempi degli antichi romani: il basso livello di raggi UV e l’alto tasso di ossigeno sono ottimi per la salute, l’alta concentrazione di minerali (tra cui il calcio e il magnesio) sono utili rimedi contro le allergie e le infezioni delle vie respiratorie, il bromo facilita il rilassamento, lo iodio ha effetti benefici sulle disfunzioni ghiandolari e, infine, il fango nero si prenderà cura della vostra pelle (lo potrete recuperare dal fondo o, più facilmente, dal secchio che viene riempito dagli addetti dell’hotel). Ci siamo divertiti un sacco a spalmarci con questa scura fanghiglia e a scattarci fotografie!

Se pensate di fare solo una breve sosta per saggiare le curiose caratteristiche del Mar Morto, potreste incontrare molte più difficoltà del previsto. La costa è libera ma sono davvero poche le spiagge attrezzate che vi permettono di accedere serenamente all’acqua (solitamente sono quelle dei resort che richiedono un prezzo di ingresso non proprio a buon mercato). Quelle libere sono spesso sporche e, non essendo ripulite, potrebbero non invogliarvi così tanto ad entrare o, addirittura, potrebbero rendervi difficile l’accesso.

Per maggiori informazioni sul Mar Morto clicca su  http://www.tusoperator.it/wordpress/giordania-mar-morto/ ed accedi alla specifica scheda informativa.

Per cena, l’ultima del nostro viaggio in Giordania, ritorniamo nel ristorante della sera precedente e, sulla terrazza affacciata sul Mar Morto, ripensiamo a tutte le belle avventure dei giorni scorsi.

 

OTTAVO GIORNO (mercoledì 07 maggio): Viaggio di ritorno in Italia

La mattina partiamo presto in direzione dell’aeroporto di Amman (viaggio in auto di circa 1 ora) dove ci attende il volo che, facendo scalo a Vienna, ci condurrà in Italia. Lungo la strada, il paesaggio scorre silenzioso sotto i nostri occhi assonnati e rattristati per la fine del viaggio. Ma nella nostre menti scorrono, impressi come fotografie sulla carta patinata, i mille ricordi di ciò che abbiamo trovato in queste terre. Dal “benvenuti in Giordania” di un venditore ambulante al gioco di ombre tra i delicati motivi floreali di un capitello caduto a Jerash, dalla squisita sorpresa nell’assaggiare il primo baklava alla sensazione di smarrimento e impotenza avvertita tra le poderose correnti del Wadi Mujib, dal sapore rigenerante del tè alla menta dopo aver scalato la più alta duna di sabbia del Wadi Rum all’umiltà provata nel Siq quando le pareti del canyon si aprirono davanti al Tesoro di Petra…

 

 

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