I Love Vietnam

I ♥ Vietnam

Voli

Emirates
costo 647.Eu tasse comprese
Andata 19/7 Milano-Bangkok, ritorno 14/8 Bangkok-Milano
Non posso che rinnovare le lodi a questa compagnia aerea. Questo indipendentemente dal fatto che per ben 2 tratte su 4 sia stata upgradata in business class..

Air Asia
Andata 21/7 Bangkok-Hanoi FD3700 6.45 – 8.35 costo totale 2960 baht (1590 volo + 320 baht franchigia 15 kg, il resto tasse varie, compresa quella di uscita dal paese)
Ritorno 11/8 Saigon-Bangkok FD3721 9.45 – 11.10 costo totale 86 USD (46 volo + 8 bagaglio 15 kgs il resto tasse varie)
Assolutamente no frills, ma puntuale, e nessun appunto da muovere. Per guadagnare tempo ho fatto il check-in on line, che comunque non era obbligatorio per i voli presi da me.

Spostamenti interni

Sono rimasta un po’ delusa dai treni, mi aspettavo di più. Ho provato un po’ di tutto, commenterò a tempo debito classe per classe. Ogni cambio di biglietto comporta una tassa pari al 20% della tariffa.
I bus a lunga percorrenza sono allucinanti. Te li spacciano per classe VIP, con ogni amenità a bordo, ed invece: le toilette sono fuori uso, gli sleepers sono strettissimi (tipo monoposto di formula 1) per una della mia stazza, figuriamoci per una persona alta o robusta. I conducenti fanno salire a bordo l’impossibile, e la gente, seduta a terra e circondata da bagagli, ostacola l’attraversamento dei corridoi e l’uscita durante le soste. Questa situazione, ho verificato con altri viaggiatori, è la prassi, non è un caso isolato e sfortunato occorso a me.
Il lato positivo della faccenda è che, soprattutto in treno, è possibile entrare in contatto con la popolazione che è gentilissima.

Cambio
1 Euro = 25506 dong vietnamiti
1 Euro = 38.35 baht thailandesi

Clima
Caldo umido, ma poca pioggia. I posti dove ho trovato più fastidio sono stati Hanoi e Ninh Binh, che si stava sui 33/34 con un tasso di umidità alto, oltre 80%. Sapa ok, vista l’altitudine (credo che d’inverno sia freddo), ma piove spesso, per fortuna rovesci brevi. A Cat Ba, essendo un’isola, è meno caldo che Hanoi. Tempo splendido a Hoi An (a parte un fortissimo temporale) e Nha Trang. Sole velato, qualche nuvola, pochissima pioggia notturna nel Delta Mekong. Sole anche a Saigon, ma non so perché ero meno fiacca che a Hanoi, magari dopo 3 settimane mi ero abituata..

Alberghi
Ottimo rapporto qualità prezzo. Molti degli alberghi meglio recensiti si trovano nella fascia dei 20 Euro.
Alcuni li ho trovati al momento, quattro li ho invece prenotati, due scrivendo direttamente al proprietario e senza anticipare nulla, altri due tramite Agoda, sito che non avevo mai usato. Al contrario di Booking o Venere, e nonostante la mia prenotazione fosse cancellabile, mi hanno prelevato subito i soldi dal conto. Mi sembra quindi dunque problematico il rimborso in caso uno cambiasse idea, per cui lo sconsiglio, anche se costa magari 2 Eu in meno rispetto ai competitors.

Comunicazioni
In aeroporto, a Hanoi, abbiamo comprato una sim della Vinaphone, spesa minima 500mila dong, con cui è possibile parlare 65 minuti all’estero, oppure 85 in Vietnam. Gli sms inviati costano 2500 dong, gratis se ricevuti. Per sapere il credito residuo, comporre *101# e poi pigiare il tasto “chiama”.
Roberta aveva un Galaxy e Viber ma non è quasi mai riuscita a usarlo, per via della debolezza del campo

Cibo
Si può spendere da un minimo di 15mila dong per un pho in un mercato di un luogo poco turistico sin dove si vuole arrivare, se si prende pesce fresco a peso, e si beve vino. In media non ho mai speso più di 100/120mila dong per un pasto.

In strada si vendono baguettes farcite. Oppure, dai panettieri, le si può comprare vuote, e riempirle con quello che si vuole (7mila dong per una baguette ed i formaggini francesi “la vache qui rit”)
L’acqua ha un costo variabile, la bottiglia da 1.5 lt l’ho pagata da un massimo di 20mila dong a 7mila dong.

Shopping
Un sacco di cose carine da comprare, poco costose. Tuttavia mi risulta difficile riassumere in un’unica sentenza generica “lo shopping migliore si fa qui piuttosto che là”. Posso dire invece che alcuni articoli risulta più conveniente acquistarli in una città, anziché l’altra. Non ho neppure provato a fare ricerche all’inizio del viaggio, perché la mia intenzione era quella di non caricarmi troppo.
Diciamo che a Hué ho trovato orologi taroccati e pantaloni di seta meno cari che altrove (15 dollari e 100mila dong rispettivamente, ed i pantaloni erano un misto cotone/seta, mentre altrove erano solo di cotone). A Hoi An erano convenienti le camicette (100mila dong contro i 500mila del mercato di Ben Tan a Saigon), le lacche erano invece più economiche al Ben Tan, rispetto a Hoi An.
Le sartorie di Hoi An mi hanno lasciato indifferente. Trovo un sacco di vestiti graziosi, anche sul genere formale/elegante/da ufficio, in alcuni mercati rionali di Torino, non vedo quindi perché perdere tempo qui per qualcosa che posso trovare a casa mia allo stesso prezzo.
Hoi An è famosa anche per le calzature fatte a mano, dice la Lonely Planet, ma francamente quelle che notato per caso in giro esposte nelle vetrine erano oscene

Vale la pena andarci?
Assolutamente sì. A parte i paesaggi sontuosi, e l’indiscussa fotogenia, lo definirei un paradiso per chi va zaino in spalla, economico, con un po’ di pazienza si va quasi dappertutto coi mezzi pubblici, si mangia bene con poco.

Fregature
Meno di quello che avrei creduto. Ma l’importante è essere un po’ diffidenti verso chi propone, facendolo passare da affare, qualunque servizio a prezzo troppo stracciato. Ho sempre usato i taxi della compagnia My Linh, biancoverdi, i cui autisti sono molto affidabili. Con un altro, Vinasun, ho dovuto insistere perché mettesse il tassametro, e stavo già per andarmene se non l’avesse fatto. Ho sentito storie di raggiri, e tassametri impazziti, al danno di turisti conosciuti a Hanoi.
Attenzione: non so come stiano le cose a Saigon, ma se comprate i biglietti dei treni in stazione a Hanoi, fate tutto da soli, anche se magari non sarà così semplice comunicare con le impiegate della biglietteria. Ho parlato personalmente con alcuni ragazzi italiani i quali sono stati avvicinati da personale affabile in un perfetto inglese, invitati in un ufficio, dove hanno prenotato i vari tragitti, con comodità e senza sgomitare fra la folla, tuttavia ad un prezzo maggiorato (era gente nella mia stessa cabina cuccette, ed abbiamo confrontato le tariffe). A loro era stato apposto un tagliandino blu avio, che ho poi visto anche in mano ad altri stranieri. Si tratta sicuramente di personale delle ferrovie, tuttavia evidentemente viene fatta pagare una sovrattassa (non capisco se legittima, e quali tasche vada ad ingrassare)

Visto
Noi ci siamo affidate ad un’agenzia on line, perché risulta più economico rispetto all’ambasciata.
http://www.vietnamvisacenter.org/index.php
Viene rilasciata una lettera di invito (costo 20 USD), all’arrivo si paga il bollo da apporre sul passaporto (25 USD). Noi ci siamo affrettate a scendere dall’aereo, avvantaggiate dalla business class, e siamo state fra le prime ad arrivare al banco visti. Avremo aspettato circa mezz’ora. Gli ufficiali parlano bene inglese, quindi non ci sono problemi. L’assistente di terra Air Asia che ci ha ritirato il bagaglio a Bangkok ha controllato la nostra lettera di invito, prima di darci le ricevute per l’imbarco.

Trekking Sapa
Ne parlerò dettagliatamente in seguito, in ogni caso è molto turistico, per vivere esperienze più genuine è bene far lavorare (molto) le gambe e raggiungere villaggi più isolati, fermandosi a dormire la notte.
Anche i dintorni di Bac Ha sono abitati da montagnards, come zona non mi è sembrata molto “commerciale”, forse non sarebbe male fare un tentativo qui.
Ho contattato prima di partire alcune agenzie, tipo la Sapa Sisters, perché è una delle poche gestite da Hmong. In rete ne parlano bene. Le escursioni che mi hanno quotato erano sui 30 USD al giorno. Non ho confermato, e ho deciso di fare diversamente : una volta arrivata in loco, ho preso al volo una gita diurna presso un’agenzia vicino al mio hotel, 12 USD. Non mi è però piaciuta per niente come esperienza, ne parlerò diffusamente in seguito. Nei villaggi più vicini si può andare da soli senza problemi, non serve affatto avere una guida. Si paga una tassa di ingresso di 40mila dong.

Baia di Halong
E’ stato il mio cruccio sin dal momento in cui ho iniziato a concepire il viaggio. Prezzi allucinanti delle giunche cosiddette raccomandabili, in alternativa bagnarole e rischio di colare a picco. Alla fine, si è optato per il pernotto a Cat Ba in hotel, e l’escursione giornaliera. Ce la siamo cavata con 22 USD, e ne siamo state pienamente soddisfatte, ritenendo di aver visto tutto ciò che c’era da vedere.

Sperando che serva, elenco altri costi di servizi offerti a Cat Ba Town:
crociera di 2 giorni – 1 notte : 60-65 USD, 180 USD per un tour privato (solo due persone, prezzo a persona)
crociera 3 giorni – 2 notti: 110 USD standard, 140 VIP, 450 USD tour privato

Diario di viaggio

19/7 Partenza da Malpensa ore 22.40

20/7 Bangkok
Cambio aereo a Dubai, 3 ore di attesa.
Ancora frastornate dal lusso della business class, atterriamo puntuali alle 19, e ci dirigiamo verso il punto di incontro con la navetta gratuita che ci condurrà al Tong Tha Resort (29 Eu) a pochi chilometri dall’aeroporto.
http://www.thongtaresortandspa.com/
In zona, Lat Krabang, ci sono alcuni ristoranti e supermercati.
85 baht spesi per un riso fritto con pollo allo Spicy Restaurant. La navetta è prenotata per il mattino dopo alle 5, quindi non abbiamo tempo di fare colazione in hotel. Ad un Family Mart ci compriamo yogurth e merendine.

21/7 Hanoi
Volo Air Asia in orario, con arrivo ore 8.30 circa. Le navette della Vietnam Airlines si trovano sulla destra all’uscita, ma anche se non le trovate subito, saranno gli altri a leggervi nel pensiero e ad indicarvele. Il costo è 2 dollari. Una volta vicini al centro città, il conducente fa salire a bordo un “amico”, il quale cerca di proporre alberghi fantastici ed economicissimi ai passeggeri. Se, come noi, avete una scusa pronta plausibile, (altrimenti inventatevela) vi lasciano in pace, e vi scaricano all’ufficio centrale della Vietnam Airlines. Una volta scese dalla navetta, veniamo attorniate da xe-om, ossia mototaxi, e per 30mila dong ci facciamo portare alla stazione centrale.
La nostra mission impossible è quella di trovare delle cuccette per Lao Cai in partenza per quella sera stessa. L’edificio è grigio, disadorno, squallido, tetro, sporco. Mi solleva il fatto che esista una macchinetta tipo reparto salumeria che distribuisce i numeri, ma noto subito che tutti se ne infischiano e, mentre già parlo con l’addetta, è un continuo interrompermi. L’unica soluzione educata che riesco ad elaborare è stare appoggiata al bancone con braccia divaricate, per impedire loro di avvicinarsi.
Quello che riesco a spuntare è:
Hanoi – Lao Cai treno LC3 22.35 – 8.05 costo 242000 dong, hard seat
Lao Cai – Hanoi treno LC2 18.40 – 05.00 costo 405000 dong, hard sleeper con scarafaggio aggratis
Poiché c’è un unico treno al giorno, per il 29/7 mi prenoto anche il
Ninh Binh – Huè treno SE5 18.06 – 06.00 costo 403000 dong, soft seat, sempre con scarafaggio

Una volta sbrigata la formalità relativa ai trasporti, e lasciati i bagagli in custodia in stazione (20dong, gli zaini sono spaventati ad essere lasciati in armadietti così lerci), ci prendiamo un altro mototaxi (30mila dong) per il centro.

Facciamo un giro attorno al lago Hoan Kiem, visitiamo il tempio Ngoc Son al centro di esso, e poi le vie circostanti del Quartiere Vecchio. Direi niente di particolare. Fa un caldo allucinante, perché c’è il sole. Lungo la pista, quasi sempre ombreggiata, che costeggia il lago nel primo pomeriggio veniamo abbordate da orde di ragazzini, 5 gruppi in totale, uno via l’altro, ansiosi di fare pratica in inglese. Veniamo sommerse di richieste di posa per le loro fotografie, Roberta ha dei bei capelli lunghi color rosso tiziano, le lentiggini, e sicuramente rappresenta per loro l’archetipo di ciò che si può definire “esotico”. Questa è soltanto la prima delle innumerevoli volte in cui avremo la fortuna di riuscire a parlare con la gente del posto, che inizia da subito a piacermi moltissimo.
Dopo un pranzo da 30mila dong in un chioschetto nel quartiere vecchio, ceniamo presso l’Hanoi Soul cafè, situato in un grosso edificio a forma di transatlantico fronte lago, le cui rive al tramonto si sono illuminate da tante lanterne colorate e popolate da anziani praticanti il tai chi. Migliaia di persone, bici, motorette si riversano ora nelle strade, ed attraversarle diventa un’impresa ardua, così come trovare alle 21, nell’ingorgo immenso che avvolge la rotonda vicino al ristorante, un mototaxi che ci porti in stazione.
Qui, prendiamo atto tristemente di quello che ci tocca per la notte: una panca di legno, in un vagone affollato, per fortuna con aria condizionata. C’è ovviamente molta più gente di quanto i posti a sedere lo consentano, ma i vietnamiti sono attrezzati con stuoie da stendere per terra, sotto ai sedili degli altri, e sgabellini da posizionare nei corridoi. Raggiungere i bagni diventerebbe dunque un’impresa, ma dopo averli “annusati” a metri di distanza decido che è meglio farne a meno.
Notte insonne. La monotonia viene rotta a tratti da qualche vicino che conosce parole stentate di inglese, e con cui avvio delle surreali e divertenti conversazioni. Le foto caricate sul telefonino aiutano, tuttavia, ed il felino del mio fidanzato attira risate, sorpresa, ed esclamazioni. Capirò presto, incrociando per strada i primi esemplari, che è un gigante per gli standard locali! Qualcuno dubita anche che sia davvero un gatto!!

22/7 Bac Ha
Scendiamo a Pho Lu, un paio di fermate prima di Lao Cai. La nostra intenzione è raggiungere Bac Ha almeno un’ora e mezza prima di coloro che arriveranno al capolinea, allungando inutilmente la strada. La Lonely Planet non segnala questa possibilità, la Rough Guide sì. Io l’ho scoperta su un forum.
Mentre ci facciamo strada nel corridoio del treno per guadagnare l’uscita, tutti quanti, turisti e perfino il bigliettaio ci dicono “ma qui non è Lao Cai, siete sicure?” Sì, siamo sicure, anche se siamo le uniche straniere in una folla di vietnamiti sui binari.
Fuori dalla stazione, sul piazzale antistante, ci indicano un minibus con destinazione Bac Ha, che raggiungiamo in meno di un’ora, mentre il treno ancora deve arrivare a Lao Cai.
Sul bus non ci sono altri stranieri, e veniamo sonoramente fregate sul prezzo (100mila dong), ossia più del doppio del prezzo. Alle nostre vibranti proteste, ci viene fatto notare con un ghigno che l’alternativa è quella di … andare a piedi, e quindi sganciamo i maledetti 100mila dong. La strada è tortuosa. Direi che, nonostante tutto, vale la pena fare la corsa, anche perché ad un certo punto iniziano a salire a bordo personaggi in costumi coloratissimi, carichi di ceste e galline, un anteprima del mercato, insomma.
Veniamo scaricate in centro paese, vorremmo cercare un posto per lasciare i bagagli, e girare in santa pace. Una coppia di americani mi indica il Sunset Boulevard Cafè, dove facciamo anche colazione. L’affabile proprietario mi dà indicazioni su come raggiungere in seguito Sapa, per cui compro da lui un biglietto per un bus che partirà verso le 14.30 (10 USD).
Avevo letto pareri discordanti su questo mercato, tuttavia preciserei che la parte ove si vendono souvenir è marginale, e tutto il resto mi sembra molto autentico e genuino.

Alcuni dei cibi offerti sono quantomeno curiosi, e poi il solito miscuglio di odori non propriamente allettanti, per esempio quello della carne fresca esposta per ore fuori dal frigorifero.

I Hmong a fiori ci passano accanto, a volte spingendo, in un turbinio di colori, i cui contrasti sono resi ancora più intensi dalla luce del sole.

La cittadina di Bac Ha, mercato a parte vale la pena di essere visitata, in quanto ci sono degli edifici graziosi, fra cui il Vua Meo, una specie di castello costruito dai francesi.

Dopo aver pranzato nell’affollatissimo ristorante del Sunset Boulevard, insieme ad altri occidentali partiamo per Sapa su un minibus. Anche i mezzi per turisti nascondono insidie, qui non ci sono sovrapprezzi, tuttavia ci tocca far sosta a Lao Cai per ammirare alcune perle, ad esempio il ponte verso la Cina, senza contare la sosta al ristorante dell’amico, dove però non subiamo alcuna pressione per consumare, l’acqua ha prezzi abbordabili, e ci torna comodo per la pausa pipì.
Da Lao Cai, salendo veloci come pazzi tra i tornanti in mezzo alle risaie, raggiungiamo Sapa in mezz’ora. Non abbiamo prenotazione, tuttavia mi è stata raccomandata la Family Guesthouse, Purtroppo, questa non fa parte della schiera di esercizi “amici” del nostro autista, che quindi ci abbandona nella parte opposta della città senza troppi complimenti. Lascio Roberta ed i bagagli al riparo sotto una tettoia, sta infatti piovigginando, e mi metto in cerca della pensione. Purtroppo sono al completo, e così pure al Pinocchio hotel lì accanto, per cui mi metto a setacciare la via, saltando tutti gli hotel che hanno l’aria di essere troppo costosi. Al White Lotus Hotel mi fanno vedere una stanza confortevole a 25 USD, e vanno a recuperare Robi e bagagli.
http://thewhitelotushotel.com/

Sapa mi sembra troppo “ingombra” di edifici, ed è quasi impossibile goderne dei panorami, dal centro.

Ci sono molti ristoranti, dove si mangia bene, ed un sacco di negozi di souvenir, ed altri di abbigliamento tecnico. Si è poi costantemente assillati da venditrici Black Hmong che ti seguono ovunque. Nella piazza di fronte alla chiesa, altre donne, Black Hmong, Red e Black Dzao espongono i loro souvenirs.
Provate dal viaggio in treno, scartiamo il trekking di 2 giorni con sosta notturna in un villaggio tribale, e decidiamo di rimanere due notti di fila nel medesimo albergo.
Ceniamo al Little Sapa Restaurant, per me 71mila dong per un piatto di tofu fritto molto saporito.

23/7 Sapa – escursione ai villaggi di Linh Ho, Lao Chay e Ta Van.
Dopo una colazione in hotel in cui la goffaggine/pigrizia del personale raggiunge livelli da farsa, acquistiamo, per 12 USD presso l’agenzia Travel Mate del Lotus Hotel (situato di fronte al nostro) un trekking di 1 giorno ai villaggi circostanti di Linh Ho, Lao Chay e Ta Van. Si tratta di un percorso molto facile in discesa, per lo più su strada, con l’eccezione di piccole e ripide scorciatoie fra i campi, per cui è consigliabile avere scarpe con una suola zigrinata, assolutamente sconsigliate zeppe, infradito, Converse.
Il paesaggio è stupendo, in quanto si cammina in mezzo a risaie terrazzate di un verde splendente, persino accecante quando a mezzogiorno esce il sole, orlate da montagne imponenti, ed osservando a tratti la vita che si svolge nei villaggi.

Le comitive di turisti sono seguite da codazzi di donne, prima Hmong, ed in seguito Dzao,

che alla fine cercano con ogni mezzo di vendere dei souvenir a prezzi stratosferici (se comparati ai medesimi venduti nei negozi di Sapa), rinfacciando a chi si è trovato in difficoltà di averlo aiutato a sollevarsi mentre sguazzava in mezzo al fango, e sottolineando la fatica compiuta se costui era di stazza robusta.. Anche se non hanno aiutato fisicamente, tipo nel mio caso, è comunque improbabile che si accontentino di una “mancia”. Quindi è bene chiarire fin da subito in caso non si voglia comprare nulla, e si viene lasciati in pace.

Incontriamo una famiglia di Modena, che ci informa che la loro crociera nella Baia di Halong, la nostra prossima destinazione fra 2 giorni, è saltata per colpa di un tifone. Ahi ahi…
Il pranzo, incluso nel prezzo, viene consumato in un capannone di cemento stile mensa industriale, ove vengono raggruppati tutti i turisti del giorno, sotto l’assillo costante delle venditrici.
A Ta Van alcuni minibus riportano a Sapa evitando la strada in salita
Non rifarei questa esperienza col senno di poi, e credo che più ci si allontana dai circuiti più facili, e frequentati, e maggiore è la possibilità di vivere esperienze più autentiche.
Cena al ristorante Sapa Kitchen

24/7 Sapa – escursione al villaggio di Cat Cat, e rientro a Lao Cai
Al check-out la ragazza in reception mi consegna dapprima due passaporti austriaci, il colore è lo stesso, lo stemma no, meno male che ho guardato! Le chiedo se ha notizie di un tifone che abbia colpito Halong Bay, e mi guarda stranita, allora la prendo sul largo e le chiedo delle previsioni meteo, idem come prima.
Acquistiamo per il pomeriggio, alle 17, un posto su un bus per turisti con destino Lao Cai, 50mila dong
Questa volta con Cat Cat facciamo da sole, la tariffa di ammissione al villaggio è, come ieri, 40mila dong. L’unica strada percorribile è una scalinata che almeno inizialmente è circondata da bancarelle, ma man mano che si scende si incontrano case, ed i tentativi di vendita sono molto meno aggressivi.
E’ una gita gradevole.

Nel fondovalle troviamo una cascata, laghetti, risaie che vi si rispecchiano.
Rientro a Sapa a piedi, il mototaxi vorrebbe 30mila dong. Roberta ne contratta 20mila, e mi ha aspetta in centro. L’autista, una volta arrivati, prova ad estorcerle altro denaro.
Dopo un ultimo giro in città, diamo un’occhiata all’abbigliamento tecnico, le giacche in goretex della North Face sono vendute a 40 USD, i piumini 60 USD, alcuni amici mi han detto che la qualità è buona, tuttavia non mi servono realmente, e non voglio appesantirmi il bagaglio.
Il bus turistico, sotto una pioggia torrenziale, non ferma dinanzi alla stazione di Lao Cai, bensì a 100 mt di distanza al ristorante dell’ennesimo amico, come da prassi. Mi stupisce come la gente non si arrabbi, ed anzi si accomodi ai tavoli per cenare come se fosse normale. Noi imperterrite aspettiamo che spiova, e poi ci incamminiamo verso il treno.
Le hard sleepers sono un vero disastro, un materasso sottilissimo, cuscino pieno di capelli, sporche, infestate da scarafaggi (a dire il vero ne vedo uno, ma tanto basta…), caldissime, in quanto l’aria condizionata non funziona granchè.

Altri 3 occupanti dello scompartimento sono dei ragazzi italiani, quelli da me citati ad inizio racconto, che hanno pagato le stesse cuccette ad un prezzo maggiorato presso l’ufficio privato del ferroviere che parlava inglese fluente. Su 3 pass, il sovrapprezzo è di 35 Eu, ossia una somma enorme. La sesta cuccetta sarebbe di un vietnamita, che però appena ci vede chiama la bigliettaia, e fa di tutto per farsi trovare altra sistemazione. Se dovessi fare come lui, tutte le volte che mi sono trovata da sola su un mezzo pubblico in un paese straniero, non avrei fatto molta strada, per cui lo soprannomino “cacasotto”. Il posto lasciato libero viene occupato durante la nottata da ben 2-vietnamiti-2.
Per chi vuol fare esperienze “forti” consiglio di traversare da capo a coda il treno, per l’ispezione a quel gioiello che è il vagone adibito a cucina. Ovviamente l’andazzo è quello delle cuccette e dei bagni, ma con tocchi di classe in più, le pareti sono tappezzate da un alone di grasso sedimentato strato su strato, la crosta di unto e sudicio depositata su fornelli e pentole mi lascia sbalordita, e il contenuto di secchielli adibiti a raccolta umido mi fa pensare più ad una stalla (ma sporca). Non è facile farmi rimanere senza parole, ma qui ci sono riusciti. La vista è talmente sconvolta che l’odorato passa in secondo piano. Roberta, che appena salita a bordo aveva dichiarato “quasi quasi stasera mi faccio un caffettino” aveva già cambiato idea 20 metri prima di varcare la soglia di questo immondezzaio. Fa delle fotografie e le cuoche ci cacciano.

25/7 Hanoi e Cat Ba

Hanoi è flagellata da una pioggia piuttosto insistente. Il treno arriva alle 5, la biglietteria apre alle 7.30, e vista l’esperienza notturna, reputiamo saggio prenotare alla svelta tutte le tratte, in modo da garantirci posti migliori. Non ci resta che aspettare in una sala piena di gente, e di profumi non tanto gradevoli. I bagni sono una cosa inavvicinabile, e una specie di strega che presidia l’ingresso vorrebbe anche estorcere del denaro (dollari, e non dong) a noi stranieri. Lascio Roberta a guardia dei bagagli coi ragazzi italiani, e vado in cerca di notizie sul tifone. Impietosisco il receptionist dell’elegante Mercure Hotel lì all’angolo, che mi lascia usare internet, ed il bagno. Mi sconsiglia di andare a Cat Ba. Le previsioni su internet tuttavia non sono molto precise, indicano pioggia ma senza quantificarne la portata. Mi metto in cerca di alternative caso mai non si riuscisse ad arrivare alla nostra meta. Nella baia di Halong, infatti, vi sono isole tipo Tuan Chau (dove si trova il grazioso Viethouse Lodge) che sono state da poco collegate alla terraferma da ponti, e questa soluzione, benché più costosa, potrebbe salvarci la vacanza.
Rientrata in stazione, attendo l’apertura degli sportelli addetti alle prenotazioni. Stavolta si avvicina la fantomatica ispettrice dal perfetto inglese, incaricata di vendere i biglietti agli stranieri. Le dico “sorry, no English” e subito dopo, ancora vicino a lei, in inglese, urlo a due americane di non dar retta a questa arpia

Hué – Danang treno SE3 10.50 – 14.30 80000 dong – Soft seat
Nha Trang – Saigon treno SE3 584000 dong – Finalmente una soft sleeper

Sbrigata questa formalità, siamo ora di fronte ad un bivio, e molto indecise. I tre ragazzi hanno prenotato una giunca con un’agenzia e vanno comunque. Io e Roberta decidiamo di tentare la sorte e provare a raggiungere Cat Ba. Con un taxi, 20mila dong a testa, raggiungiamo il terminal bus di Luong Yen, Impresa titanica riuscire a comunicare col driver, e sincerarmi che abbia davvero capito dove deve andare.
Con 220mila dong compriamo, direttamente allo sportello nel terminal e non presso intermediari, un biglietto combo di bus+traghetto+bus per Cat Ba Town, con la compagnia Hoang Long. Le partenze sono alle 7.20, 9.20, 11.20, 13.20, tempo impiegato circa 4 ore.
Partiamo alle 11.20 che ancora piove a dirotto, tuttavia già a Haiphong ha smesso, e quando arriviamo a Cat Ba Town sta schiarendo. Vado subito a ispezionare il Cat Ba Dream Hotel, che mi ero appuntata prima di partire, ma vogliono 20 USD di solo pernotto, ed è pessimo. Tento con quello a fianco, che è messo meglio, e mi chiede 350mila dong, ossia 17 USD circa, compresa la colazione.
http://www.viendong-hotel.com.vn/city_info/default.cfm
La stanza è all’ultimo piano, non è perfetta, sul genere spartano ma decente, e c’è una vista grandiosa anche se il tratto di mare prospiciente, pieno di barche di pescatori, e ristoranti fluttuanti, non è pulitissimo. Dopo esserci sistemate, usciamo a fare un giro e raccogliere info sulle attività che si possono svolgere. Ci viene offerta una crociera per il giorno dopo, a 22 USD. Sul bus abbiamo conosciuto dei ragazzi spagnoli, con cui ci ritroviamo per cena. Alcuni di essi mi confermano che pure loro sono stati scoraggiati dal partire per Halong, vista la depressione. Il Bamboo Restaurant è molto rinomato, ma il mio pesce è rinsecchito e pieno di lische, un vero schifo. Va meglio invece a chi prende molluschi vari.
Dopo cena facciamo una passeggiata, ci sono alcuni backpackers occidentali, ma soprattutto turisti vietnamiti, in quanto i forestieri preferiscono dormire sulle giunche. In realtà io sono invece molto felice di essere qui e vedere qualcosa di “rustico”. Il nostro chiassoso gruppo non passa inosservato e siamo l’attrazione del molo, bersagliati dai flash dei vietnamiti, tutti vogliono farsi fotografare con noi. Alcuni baristi improvvisati traggono birre e bibite dai frighi portatili, e ti fanno accomodare sulle loro sedie di plastica, proprio fronte mare. Non chiedo nulla di meglio dalla vita!

26/7 Baia di Halong
L’appuntamento per la partenza della nostra escursione è alle 8. Prima vado allo stand della Hoang Long a comprare il biglietto di ritorno (300mila dong), con destinazione Ninh Binh, scoprendo con disappunto che c’è solo una partenza al giorno, alle 9.15 di mattina. Quindi questo è l’unico giorno completo che trascorreremo qui, speriamo di godercelo appieno. Un piccolo van trasporta noi ed altri giovani verso il porto di Ben Beo, alcuni alberghetti in una baia incantevole, formazioni rocciose tondeggianti, a perdita d’occhio, ricoperte di foresta verdissima. In mare è un formicolio di attività, e molte sono le abitazioni costruite sull’acqua.

La giunca posticipa la partenza per consentire l’arrivo dei ragazzi spagnoli in ritardo e così, in ottima compagnia si parte. Il cielo è nuvoloso, ma il tifone è passato, e l’equipaggio assicura che non pioverà. L’imbarcazione è piuttosto mal ridotta, e sono proprio contenta di non doverci dormire, ma per 22 dollari, ed uno scenario così, che si vuole di più?
Dovendo fare i dovuti paragoni con la zona di Krabi, che è simile come formazione geologica, preferisco quest’ultima, perché il mare è molto più limpido. Mi stupisco anzi del perché sia Halong Bay e non Phi Phi Island la 7a meraviglia del mondo..
Beh, in ogni caso anche qui è spettacolare, ed assolutamente da non mancare. Visto il tempo nei giorni scorsi, e considerando che molti forse hanno davvero dato retta a chi li dissuadeva dall’allontanarsi dalla costa, non c’è molto traffico, e per lunghi tratti navighiamo senza vedere altre imbarcazioni intorno.
Verso il mezzogiorno ci fermiamo in una cala protetta, dove per molto tempo non arriverà nessuno. Chi vuole fa kayak, sarebbe compreso nel prezzo, io rimango a bordo a godermi il silenzio completo, rotto soltanto dal fragoroso frinire delle cicale sui faraglioni. Nel primo pomeriggio visitiamo le grotte di Han Sung Sot.

Poco dopo esce il sole ed i colori della natura circostante si ravvivano.

Sulla barca non c’è un filo d’ombra. Io sono rimasta vestita tutto il tempo per non arrostire, ma i visi pallidi ustionati non mancano. L’ultima sosta della giornata è su Monkey Island e su una bella fetta di spiaggia bianca, dove ci è consentito di sdraiarci un po’ e fare il bagno. Qui l’acqua è pulita. Rientriamo verso le 17.
Ceniamo tutti insieme al Truc Lam Restaurant, cibo davvero ottimo. Il figlio del proprietario è un abile massaggiatore e offre dimostrazioni gratuite a clienti volontari, con la speranza di convincerli a prenotare una sessione completa. Il tipo di massaggio che pratica è quello tailandese tradizionale, e quindi mi guardo bene dal propormi come cavia, nonostante i suoi inviti ripetuti.

27/7 da Cat Ba a Ninh Binh
Partenza mesta da Cat Ba, come avrei voluto fermarmi qui un altro po’, ed esplorare le varie spiagge in bicicletta!
Arriviamo verso le 15 a Ninh Binh sotto un sole incerto, e fa un caldo boia. Alla stazione dei bus veniamo assaltate da procacciatori di affari, tutti ci vogliono portare al New Mini Queen Hotel. Lascio Roberta a guardia dei bagagli e vado in cerca di una alternativa. Non avendo idea di dove girarmi, seguo alcuni francesi che erano sul bus, ora in cerca della stazione, fino a che mi imbatto nel Queen Hotel, proprio accanto ad essa, e di fronte al New Mini Queen.
http://www.queenhotel.vn/
Sembra nuovo! Mi mostrano una stanza standard bellissima a 20 USD (sul sito web i prezzi sono molto più alti) e la confermo senza pensarci. Dall’ultimo piano, dove un ristorante deve essere ancora costruito (non corrisponde quindi a quanto si vede sul web, a meno che nel frattempo abbiano terminato i lavori), si vede una distesa di tetti, ed in lontananza una marea di altri pan di zucchero..

Dopo aver ordinato le nostre cose facciamo un giro in città, soltanto alcune coppie di forestieri, attraversiamo il mercato, compriamo frutta e seguiamo il lungofiume, pieno di barche sui cui la gente vive e pesca.

Purtroppo, essendo poco turistica, mancano le agenzie, (quasi tutti visitano la zona in giornata da Hanoi) e per le escursioni dobbiamo affidarci a quanto proposto dagli hotel, quindi taxi, oppure moto-taxi.

28/7 Ninh Binh
Per 33 USD, 17.5 a testa abbiamo a disposizione una vettura per esplorare i dintorni.
La prima sosta è a Tam Coc, dove vogliamo arrivare abbastanza presto, in modo da battere sul tempo i visitatori provenienti da Hanoi. Ingresso 70mila dong. Ne vale assolutamente la pena, in barca si percorre un tranquillo canale fiorito di ninfee, in mezzo a montagne imponenti. Poca gente, e molto silenzio.

I rematori cercano di vendere la loro merce, ma quella proposta nei negozi è assai più economica, per cui contrattare, o lasciar perdere. Anche la mancia, purtroppo, è un must, nonostante siano antipatici e non facciano nulla assolutamente per meritarsela. Seconda tappa, le pagode di Bich Dong, niente di che, ma l’ingresso è gratuito, e c’è un bel giardino di ninfee.

Bisogna arrampicarsi su pendii piuttosto scoscesi, il caldo e l’umidità iniziano ad essere soffocanti, per cui oltre un certo tratto desisto. (la Roberta non è nemmeno stata sfiorata dall’idea di seguirmi, e si accomoda sotto un albero, ma non riesce a star tranquilla come sperava, tormentata com’è da un pazzo che assilla lei e gli astanti con proposte oscene).
Terza sosta, la Mua Cave, ingresso 20mila dong, una faticaccia immane, ma ben ripagata dal panorama. Il tempietto, in punta alla collina, non è nulla di particolare, ma la vista da lassù è grandiosa.

Unico neo, per arrivarci bisogna salire 500 scalini. Giungo in vetta sudata fradicia. Sono ben pochi quelli che hanno voglia e forza di compiere una fatica simile con questo caldo, ed infatti in cima per lo meno ho la soddisfazione di essere sola.
Quando scendo sono uno straccio, ho le visioni come Fantozzi.
Piuttosto provata, mi lascio trascinare verso Hoa Lu, ingresso 10mila dong, grazioso complesso di templi, e stupende ninfee.

Parecchi scocciatori presidiano i cancelli, insistendo per cambiare valuta. Sono veramente appiccicosi, non basta il solito “no thanks”, bisogna proprio guardarli male e dire “go away”.
A Trang An non abbiamo più voglia di prender barche, per un tragitto che ci sembra simile a Tam Coc, e quindi rimaniamo sotto gli alberi in attesa che ritorni il taxista. In ogni modo l’ingresso costerebbe 100mila dong a testa.

Credo che una giornata sia più che sufficiente, ma noi putroppo abbiamo già prenotato il treno all’indomani, per cui ci tocca stare un’altra notte a Ninh Binh.

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Ci sono 20 commenti su “I Love Vietnam

  1. Davvero non ci sono parole per descrivere questo diario…confesso di non averlo letto tutto, perchè preferisco gustarmelo in un momento di relax, ma al momento ho viaggiato con gli occhi perchè c’è da dire che sei una fotografa fantastica. Questi scatti rendono perfettamente l’atmosfera e la bellezza di quei luoghi e delle persone che hai incontrato sulla tua strada. Insomma, proprio un diario che sa mettere la pulce nell’orecchio :ok:
    Bravissima!!

  2. Beh!… oramai non ci speravo più… invece hai finalmente pubblicato il tuo diario sul Vietnam… me lo sono letto tutto di un fiato, ma me lo gusterò ancora con calma !
    Come al solito la lettura è accattivante e coinvolgente e le foto bellissime!
    che dire… grazie:bacio: ora partirò “equipaggiata” :-)

  3. Diario ben scritto, scorrevole e anche piu simpatico di altri tuoi diari devo dire…..
    Sei, come sempre, una bella viaggiatrice…io non so se al tuo posto riuscirei a sopportare (per tutto il viaggio)
    hotel-topaie, trasporti osceni e mal organizzati, cibo spesso pessimo ma soprattutto le insistenze opprimenti dei venditori…
    sono fattori che purtroppo, conoscendomi, a lunga durata riuscirebbero a sminuire tutto il resto seppur meritevole !!
    Quindi ancora complimenti ! :wink:

  4. Diario incredibilmente “denso” di informazioni e vita vissuta, foto al solito stupende. Mi hai confermato quanto il Vietnam sia straordinariamente bello, ma anche difficile in alcune situazioni.Rimane una gran voglia di vederlo, anche seguendo tante tue segnalazioni. Bravissima Cris!:ok:

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