Il vero lusso di Mauritius

Fino a qualche anno fa Mauritius non rientrava tra le mete che più desideravo visitare… La immaginavo come la classica isola tropicale con prezzi inavvicinabili, frequentata solo da coppie in viaggio di nozze e visitabile solo con tour organizzato. Dopo aver conosciuto qualcuno che ci era stato e soprattutto dopo aver letto molte esperienze su questo forum, ho capito che invece era l’isola adatta a noi: mare bellissimo ma anche foreste, gente cordiale e soprattutto la possibilità di visitarla in libertà e senza alloggiare necessariamente in un resort … :yeah: VOLI A marzo abbiamo prenotato i voli: Milano-Dubai e Dubai-Mauritius, andata e ritorno, con Emirates, a 830 euro a testa; obiettivamente se ci fossimo mossi a prenotare solo qualche giorno prima e anticipando il viaggio a giugno (cosa che avremmo potuto fare) saremmo riusciti a risparmiare quasi 200 euro a testa, ma è andata così. Purtroppo Air Mauritius non vola più da Malpensa e l’unica altra alternativa con prezzo accettabile, Meridiana, costava comunque molto di più… certo, aveva il pregio del volo diretto, ma la scelta tra Emirates e Meridiana non è stata difficile.! Sarà che ormai sono abituata a volare solo con compagnie charter e low cost, ma Emirates è davvero un altro livello (basti solo pensare ai 15 e più menu tra cui si può scegliere già dal sito) … malgrado ciò e malgrado ogni genere di intrattenimento possibile, tra cui centinaia di film (pochi però in Italiano), le ore di viaggio sono state comunque pesanti, soprattutto quelle in diurna. Ma è una sofferenza a cui ci si piega volentieri!

Molti ci hanno chiesto perché non ci siamo fermati qualche giorno a Dubai: semplicemente perché è una meta che non ci interessa! Perciò abbiamo preferito usare tutto il nostro tempo per Mauritius. Tra l’altro devo dire che quei pochi istanti passati tra aereo e pullmino con 36°C alle 6 del mattino e un’umidità così elevata da esserci la nebbia, mi son stati sufficienti a confermare che Dubai non fa per me! :no: ALLOGGIO Abbiamo cercato un appartamento su Homelidays: devo dire che abbiamo avuto solo l’imbarazzo della scelta. Alla fine abbiamo optato per un appartamento a Pereybere, località a nord vicino a Gran Baie, che è considerata la cittadina più mondana e turistica dell’isola. Ciò però può farvi pensare ad una specie di Rimini o di Ibiza: nulla di più sbagliato! Vi dico solo che una domenica pomeriggio abbiamo fatto fatica a trovare un bar aperto e la sera praticamente non c’era in giro anima viva. Insomma se volete vita mondana mi sa che avete sbagliato isola. Tempo di sentire il nostro affittuario via mail e anche telefonicamente e il nostro appartamento è stato affittato! Era metà marzo, ma mi sentivo già là… L’appartamentino, che ci è costato 270 euro per tutto il periodo, si è rivelato preciso alle aspettative e alla descrizione che c’era sul sito: piccolo ma fornitissimo di tutto ciò che potesse servire (anche il wi-fi!), con una veranda, pulizie giornaliere, cassetta di sicurezza. Era la dependance della casa dei nostri affittuari, una famiglia di creoli, disponibili per ogni nostra necessità o richiesta (addirittura, ci hanno fatto una microspesa in maniera tale di avere già in casa i generi di prima necessità al nostro arrivo). Nello stesso giardino vi erano altre due case, una da 4 e una da 8-10 persone, che la signora ci ha fatto visitare: bellissime, soprattutto quella più grande, se ci dovessi tornare con degli amici ci farei più che un pensiero. L’unica pecca potrebbe essere che è nell’interno, un po’ lontano dal mare (beh, parliamo di 1 km, non una follia) perciò dipende da che genere di vacanza si vuole fare (se si intende girare, come abbiamo fatto noi, va più che bene).
In veranda erano immancabili i gechi. Alla mia domanda: “Ma non è che mi cadono in testa?” Dario mi ha rassicurato… peccato che poi una mattina, mentre facevamo colazione, ho sentito un tonfo e visto il geco caduto a pochi cm da me: se mi cadeva nella tazza del caffelatte restavo traumatizzata a vita! Perché abbiamo scartato da subito l’idea di un villaggio o un resort? Perché non ci piacciono! Perciò quando possibile li evitiamo… Devo dire però che i resort che abbiamo visto a Mauritius sembrano tutti esteticamente molto belli e ben integrati col paesaggio, non ci sono scempi edilizi. Anche se alcune zone sono molto (troppo) densamente costruite. MEZZI DI TRASPORTO Leggendo in giro sembra che l’auto a noleggio non sia un mezzo molto gettonato; in particolare tutti si lamentavano per il terribile traffico e per la loro guida spericolata… metteteci poi la guida a sinistra… La maggior parte dei turisti che decide di spostarsi autonomamente ricorre perlopiù ai taxi: ce ne sono tantissimi, nei paesi o fuori dai villaggi, che si mettono a disposizione per tutta la giornata. Noi però, che ci muoviamo tanto e magari ci fermiamo 2 minuti anche solo per fare una foto e non stazioniamo mai più di un’ora nella stessa spiaggia, non volevamo rinunciare alla nostra libertà: quindi auto a noleggio e via! L’idea iniziale era prenderla in aeroporto, ma quando il nostro affittuario ci ha proposto di farci venire a prendere e riportare dal suo taxista per 75€ A/R e procurarci lui l’auto a noleggio, abbiamo effettivamente pensato che dopo quasi un giorno di viaggio forse non avremmo avuto tanta voglia di farci un’altra ora di auto (Pereybere è dalla parte opposta rispetto all’aeroporto) per di più al buio e senza conoscere bene la strada. L’auto ci attendeva poi già nel cortile di casa: 30€ al giorno con cambio automatico (richiesto da casa); la guida a sinistra non ci spaventava (già sperimentata a Cipro), ma non dover cambiare è un’altra cosa! Unico inconveniente: non ci è stata data la cartina dell’isola, ma per fortuna ce ne eravamo procurate preventivamente alcune da casa (se ne trovano anche su internet). Sinceramente, dopo aver fatto 1300 km in 9 giorni, dobbiamo dire che non ci siamo mai pentiti della nostra scelta: l’isola si gira benissimo! Il traffico c’è effettivamente nella zona dove la superstrada attraversa Port Louis (molto meno il sabato e la domenica: tenetelo presente nei vostri spostamenti verso sud) e gli altri paesi dell’altipiano centrale, ma non è nulla di così allucinante: in una qualunque mattina a Milano (ma anche nell’hinterland) è molto peggio! E poi è una zona limitata, al di fuori dei centri abitati ci sono strade dove per km non si incontra nessuno. Anche la segnaletica stradale è buona, solo in un paio di occasioni non siamo riusciti a trovare quello che volevamo… E poi, detto tra noi, anche se si sbaglia strada, che problema c’è? Magari sbagliando strada si finisce in qualche posto bellissimo di cui non si immaginava neanche l’esistenza… adoro perdermi quando sono in vacanza! Per quello che concerne la loro guida basta stare un po’ attenti agli autobus, per il resto, anzi, loro ci sono sembrati molto tranquilli e anche abbastanza rispettosi del codice della strada, a parte i parcheggi in tripla fila! L’isola è anche servitissima dagli autobus, che i locali usano molto, ma sinceramente avendo l’auto non ci siamo neppure informati… LINGUA La lingua ufficiale sarebbe l’Inglese, ma in realtà nella vita di tutti i giorni tutti parlano il Francese o il Creolo; inoltre essendo i Francesi la maggior parte dei turisti europei, di default si rivolgono ai turisti parlando in Francese; c’è da dire che se si chiede di parlare in Inglese, quasi tutti sono in grado di farlo. Pochi parlano l’Italiano, ma in qualche modo ci si intende sempre. DENARO E PREZZI La moneta mauriziana è la Rupia (1€ = 39,5539 Rupie circa); noi abbiamo cambiato un po’ di soldi presso gli uffici di cambio in aeroporto e il resto prelevato da bancomat (se ne trovano senza difficoltà). Nei grossi supermercati, negli ingressi a parchi e musei e in alcuni ristoranti accettano le carte di credito. I souvenir dagli ambulanti in spiaggia li ho invece pagati in euro! La grossa spesa del viaggio è stata ovviamente l’aereo, perché lì in loco i prezzi sono invece molto buoni, soprattutto per quello che concerne il cibo (ingresso a parchi, gite in barca e attività prettamente turistiche hanno invece prezzi più simili agli standard europei). CLIMA A settembre è inverno nell’emisfero australe, ma parliamo pur sempre di inverno tropicale; inoltre è la stagione secca, per quanto parlare di secco è fuorviante: il rischio di piogge c’è sempre, però almeno non c’è quello di cicloni. I nostri primi 5 giorni sono stati caratterizzati da tempo bellissimo: cielo terso (beh qualche nuvola c’era sempre, ma sono così belle a vedersi), caldo ma non afoso, solo una paio di brevi ma intensi rovesci di notte. Alla radio dicevano che effettivamente era un periodo di caldo un po’ sopramedia e insolito per il periodo: anche la sera si stava benissimo smanicati. I 5 giorni successivi, invece, il tempo è decisamente peggiorato: vento forte e un susseguirsi continuo di schiarite e rovesci. Ma ciò non ci ha impedito comunque di girare, armati di k-way! L’acqua del mare non era caldissima ma assolutamente balneabile (in Grecia a giugno forse era più fredda): per sicurezza avevamo portato la muta, ma è rimasta in valigia! Sinceramente non abbiamo visto nessuno usarla… CIBO Mauritius è un crogiuolo di culture, di conseguenza anche la cucina lo è, con forte prevalenza della cucina indiana. I nostri pranzi, perlopiù al sacco, son stati quasi sempre a base di gateaux aux piments (delle polpettine vegetali molto speziate) e altro cibo simile, il tutto a prezzi decisamente contenuti. Riguardo ai ristoranti, invece, non ne abbiamo girati molti, la sera eravamo cotti e non avevamo molta voglia di uscire, anche perché, diciamocela tutta, Pereybere la sera era praticamente deserta e non faceva venir voglia di passeggiare (non per questioni di pericoli o insicurezza, ma proprio perché… non c’era anima viva!). Consiglio però il Thailandese, sulla strada principale. E’ vero, andare a mangiare Thailandese a Mauritius forse fa un po’ ridere, ma la Lonely Planet ne parlava come il miglior ristorante della zona ed effettivamente aveva ragione: era squisito! Posto anche molto carino (da fuori sembrava invece un localaccio di serie B) e prezzi buoni (per 2 antipasti, 2 primi, un secondo, un dolce, caffè, acqua e birra abbiamo speso il corrispettivo di 30 euro in 2… con in omaggio il rhum alla vaniglia, che pur non essendo una grande amante del rhum ho apprezzato molto… ); altrove comunque si riesce a spendere anche meno… Ovviamente gli amanti del pesce avranno solo l’imbarazzo della scelta. Ma non è il mio caso. Ovunque si trovano anche bancarelle che vendono la frutta. SPIAGGE Tutte le spiagge di Mauritius sono a libero accesso, in teoria anche quelle dei resort (noi non abbiamo mai sperimentato però). In quasi tutte le spiagge però c’è la possibilità di noleggiare ombrelloni (ma sotto gli alberi si sta così bene…) e soprattutto in quasi tutte le spiagge sono presenti i servizi igienici con tanto di personale (alcuni, malgrado ciò, non erano proprio in ottime condizioni, ma tutti abbastanza praticabili). 31 agosto – 1 settembre: Milano-Dubai-Mauritius Si parte alle 22.20 da una Malpensa pressoché deserta. Il primo volo è passato via veloce, forse perché dopo la cena ho dormito quasi tutto il tempo. Scalo a Dubai di 4 ore e si riparte per Mauritius; stavolta, malgrado 2 ore di film, il volo mi è sembrato interminabile, sarà stata la stanchezza che iniziava a farsi sentire. Sbrigate le pratiche all’immigrazione, abbiamo raggiunto il nostro taxista che ci aspettava all’uscita e siamo partiti direzione Pereybere. Il cielo era cupo, probabilmente aveva anche piovuto, ma andando verso nord le condizioni miglioravano; ma ben presto il sole è tramontato e a quel punto mi sono anche addormentata sul sedile posteriore. Giunti al nostro appartamento la signora ci ha mostrato la casa e, tempo di una cena veloce, siamo crollati. Sarà che eravamo stanchi e che alle 19 era buio pesto, ma ci sembravano le 3 di notte, altroché. 2 settembre: costa settentrionale A Gran Baie c’è un centro commerciale (SuperU) con un grande supermercato ben fornito: si trova di tutto, ma veramente di tutto. Gentile anche il personale di sicurezza (col quale ho interagito un giorno, quando continuavo a suonare al passaggio alla cassa e già mi vedevo rinchiusa in un carcere di sicurezza a Port Louis… in realtà hanno poi scoperto che la mia borsa conteneva ancora al suo interno la targhetta antitaccheggio!). Per il primo giorno abbiamo deciso di non spingerci troppo lontani e ci siamo limitati a visitare la costa nord, da Pereybere sino a Poste Lafayette, passando per Cap Malheurex (con la sua simpatica chiesetta rossa), Poudre d’Or, con vista sull’isola Ambra e infine Bras d’Eau, posto decisamente carino.
Subito ci rendiamo conto di come sia bello il colore del mare di Mauritius e di una peculiarità: spesso la spiaggia è ricoperta di… erba! C’è il prato sino a bordo mare! E sul retro la pineta! Il mio posto ideale insomma! Al ritorno abbiamo poi fatto una sosta a Bain Boeuf: anche qui asciugamano sotto gli alberi e primo bagno della vacanza. La spiaggia, se così si può definire, era abbastanza affollata, ma pur sempre vivibile: i Mauriziani hanno l’abitudine del pic-nic domenicale in spiaggia.
3 settembre: costa orientale e Blue Bay Passando per le strade interne in direzione Poste de Flacq, abbiamo raggiunto la costa orientale: Belle Mare e Palmar sono un susseguirsi di meravigliose spiagge dai colori fantastici, con alle loro spalle pinete di casuarina. Uno spettacolo!:serenata:
Da Trou d’Eau Douce partono invece i battelli per la famosa Isola dei Cervi, ne abbiamo quindi approfittato per chiedere informazioni sui prezzi e sugli orari, con l’idea però di tornare nei giorni successivi.
Abbiamo poi raggiunto Mahebourg, lungo la strada costiera (non che ci fossero alternative…) che è un susseguirsi di curve; si passa anche nella zona dove ci fu il primo sbarco su Mauritius da parte degli Olandesi. Questa zona è suggestiva per quello che riguarda il verde e l’interno, non vi sono invece belle spiagge e anche il mare non è un granché, anzi, forse complici le correnti, in alcuni punti abbiamo anche visto grumi di spazzatura accumularsi. Mahebourg è una cittadina densamente abitata: vuoi anche che il lunedì è giorno del mercato e che noi siamo arrivati nell’ora dell’uscita dei ragazzi da scuola, ma ci siamo ritrovati ad un certo punto bloccati in un ingorgo stradale di tutto rispetto. Poco più a sud si raggiunge la Blue Bay, una delle baie più note dell’isola… e come non potrebbe esserlo, vista la sua bellezza! Sarà che siamo anche stati fortunati, vista la giornata meravigliosa, ma quel posto ci ha davvero incantato (le foto purtroppo non rendono minimamente giustizia).:oops:
Sulla spiaggia bazzicano ragazzi che vendono collanine e similari (ovviamente non ho potuto resistere alla tentazione di comprarne due); uno di questi ci racconta di essere originario delle isole Chagos. Benché appassionata di geografia, non ne avevo mai sentito parlare (vergogna!): ho scoperto così che si tratta dei Territori Britannici dell’Oceano indiano, un insieme di isolotti non lontani dalla Maldive, la cui unica isola abitata, Diego Garcia, è stata “prestata”dagli inglesi agli Stati Uniti per farci una base militare, così che tutti i suoi abitanti sono stati “trasferiti” a Mauritius e alle Seychelles, con svariati risvolti politici. Deve trattarsi di un posto meraviglioso, ma ora come ora l’unico modo per andarci è arruolarsi (grazie, anche no!) Dopo esserci goduti quel posto splendido ci siamo diretti verso casa, esattamente all’estremo opposto rispetto dove ci trovavamo, ma stavolta con la Superstrada. 4 settembre: Ilot Gabriel A Pereybere, ma soprattutto a Gran Baie, le agenzie locali che vendono escursioni non mancano: si trovano prevalentemente o sulla strada costiera o nei pressi del SuperU. Offrono bene o male tutte le stesse escursioni: tour del sud, tour del sud-ovest, tour del nord e le classiche uscite in barca; anche i prezzi sono molto simili tra un’agenzia e l’altra, ma quasi tutti proponevano particolari offerte: chi 3 escursioni al prezzo di 2, chi escursioni a metà prezzo… Molte la domenica sono chiuse, così come molte chiudono nel tardo pomeriggio. Io ero già partita da casa con l’idea di andare nelle isole settentrionali, di cui avevo letto pareri entusiasti. Per l’escursione in catamarano all’Ilot Gabriel ci siamo affidati all’agenzia Keiffel Tour, consigliataci dalla nostra affittuaria (sono venuti a prenderci a casa la mattina della partenza). Il catamarano era Coral Belle, sul quale si trovavano anche persone provenienti da altre agenzie; insieme ad un’altra coppia di Italiani, eravamo gli unici a non essere francofoni. L’escursione ci è costata 1200 rupie, poco più di 30 euro, comprensive anche di pranzo a buffet sulla barca (pollo, pesce, pasta, riso, verdure e ananas) e… open bar. Meteorologicamente parlando siamo stati molto fortunati: è stata la giornata più bella di tutta la vacanza. Tuttavia, malgrado il mare calmo e il poco vento, la navigazione oltre la barriera corallina si faceva sentire, anche perché la traversata dura quasi un’ora e mezza: quando mi sono accorta che non ero l’unica ad avere la nausea, non sapevo se esserne sollevata o stare ancora peggio (non è bello, quando si ha lo stomaco al posto del cervello, essere circondata da persone che vomitano in un sacchetto :notok:). Alla fine però ce l’ho fatta a vincere la nausea; e in ogni caso, quando davanti agli occhi ti si presenta questo
chissenefrega della nausea! Rifarei quella traversata altri milioni di volte!:serenata: Sull’Ilot Gabriel c’è una zona riservata per gli ospiti di un particolare resort, per il resto la spiaggia antistante l’Isola Piatta è libera.
L’Ilot Gabriel è forse l’unico posto dove siamo riusciti a fare un po’ di snorkeling serio, altrove la barriera è molto lontana da riva quindi o la si raggiunge in barca (in alcuni punti lo fanno, per esempio alla Blue Bay o a Cap Malheureux ) o ci si riesce a malapena ad immergersi fino alla vita, altro che nuotare e fare snorkeling! Verso le 16 siamo rientrati, cotti dal sole ma contentissimi. Consiglio a tutti di non perdersi questa escursione!
5 settembre: Bois Cheri, Gran Bassin, Petrin e Mare aux Vacoas A Bois Cheri, nella zona sud dell’isola, l’aria era pervasa da un profumo di the: sì, perché tutt’intorno ci sono piantagioni di the ed è possibile visitare anche la fabbrica dove viene lavorato e inscatolato. L’ingresso costa 400 rupie comprensive di visita guidata (in Francese o Inglese) e degustazione.
In realtà per la degustazione bisogna spostarsi col proprio mezzo in cima alla collina, da dove si gode di una vista bellissima, dove si trova anche un ristorante (che dai prezzi esposti sembra un po’caro).
Vengono serviti bustine di the a diversi aromi, acqua, zucchero e biscotti; e poi c’è un piccolo negozietto dove è possibile acquistare il the (che a dire il vero si può trovare anche in un qualunque supermercato). Abbiamo poi proseguito verso Gran Bassin: il lago sacro per gli Indu. Nei pressi del lago abbiamo anche avvistato delle scimmie.
Come ben si sa, a Mauritius la popolazione è abbastanza variegata: Indiani, Creoli africani, Cinesi, Europei… di conseguenza ci sono anche diverse professioni religiosi e in tutte le cittadine si trovano chiese, moschee e templi indù; questi ultimi sono decisamente la maggioranza e a Mauritius in febbraio si tiene anche la cerimonia indù più importante al di fuori dell’India, che vede la popolazione in processione verso la statua gigante di Shiva (la foto non rende bene l’idea di quanto sia grande).
Proseguendo oltre, abbiamo raggiunto la località di Petrin: qui partono diversi sentieri all’interno del Black River Georges National Park, il parco nazionale di Mauritius, una zona di fitta foresta dove è possibile anche scovare animali allo stato brado quali le scimmie, cinghiali, cervi… Abbiamo passeggiato un po’ lungo uno di questi sentieri, ma senza soffermarci a lungo, visto che i nuvoloni neri non lasciavano presagire nulla di buono (e il terreno era già sufficientemente fangoso; in realtà poi non è caduta neanche una goccia).
Ritornando verso nord, abbiamo poi fatto una sosta a Mare Aux Vacoas, un bacino artificiale. L’addetto alla sicurezza all’ingresso ci ha fatto un po’ da guida, ma a dire il vero non è che capivamo molto quello che ci diceva (in uno strano mix di Inglese e Francese). Sono inoltre crollati tutti i miei buoni propositi di non mangiare frutta e verdura non lavati e cibo di provenienza ignota, quando esso si è messo a raccogliere fragole selvatiche da un prato e ce le ha offerte. In compenso sono riuscita ad oppormi alla sua idea di fare una foto ricordo sulla sua motoretta e a non lasciargli il mio numero di cellulare! :cattivo:
Tornando verso casa avremmo voluto passare da Trou aux Cerfs, un vecchio cratere ormai ricoperto dalla vegetazione, dalle parti di Curepipe, ma abbiamo girato inutilmente per un’ora senza mai riuscire a trovarlo. Alla fine abbiamo deciso che avremmo potuto anche sopravvivere senza vederlo! 6 settembre: Pamplemousse, Flic-en-Flac e l’altipiano centrale Amando i fiori ci tenevo particolarmente a visitare il giardino botanico di Pamplemousse, descritto quasi come uno dei più belli del mondo. Pamplemousse è una cittadina nella zona nord, non lontana da dove soggiornavamo; c’è un ampio parcheggio dove lasciare l’auto, ma anche se vi è l’indicazione del parco tenete presente che da lì si può solo uscire, l’ingresso è un po’ più avanti (10 minuti a piedi). L’entrata costa 200 rupie, senza guida; noi non l’abbiamo presa, volendo ce n’è anche qualcuna parlante Italiano. Devo dire che il giardino mi ha un po’ delusa: di fiori a dire il vero ce n’erano pochissimi, perlopiù c’erano piante tropicali provenienti da ogni parte del mondo. Anche il laghetto con le ninfee giganti non era nulla di che (forse non è stagione?).
In ogni caso visto il prezzo abbastanza basso (poco più di 5 euro) e il fatto che porta via solo qualche ora, val la pena farci una visita. Ci siamo poi diretti sulla costa occidentale, dove abbiamo fatto una tappa-spiaggia a Flic-en-Flac, nota località turistica.
Per il ritorno, anziché la solita superstrada, l’abbiamo presa larga e abbiamo attraversato l’altopiano centrale e paesini semisconosciuti: abbiamo evitato il traffico di Port Louis, ma ci abbiamo messo davvero tanto! 7 settembre: Ile aux Cerfs L’ho già forse detto ma lo ripeto: l’Isola dei Cervi è forse una delle località più famose di Mauritius. Perciò, ogni agenzia che si rispetti (e probabilmente anche quelle che non si rispettano) offre escursioni all’isola. Noi inizialmente volevamo raggiungere Trou d’Eau Douce per gli affari nostri e prendere direttamente da lì un battello, che facesse anche tappa però alle cascate di Grand Rivière de Sud-Est, il che ci sarebbe costato circa 600 rupie. Girando per agenzie, abbiamo trovato a Gran Baie la Northwest Tour che offriva a 750 rupie: trasferimento in pullmino, battello, cascate e pranzo: insomma per sole 150 rupie in più ci risparmiavamo il trasferimenti in auto e ci sfamavano anche! Purtroppo però quel giorno il tempo era pessimo, cielo molto nuvoloso e vento forte e freddo, forse la giornata peggiore di tutta la vacanza, ma ormai si aveva prenotato e alle 8 ci attendevano davanti all’agenzia (volendo, era possibile anche farsi venire a prendere a casa). La traversata da Trou d’Eau Douce all’isola l’abbiamo fatta su una barchetta che dava l’idea di affondare da un momento all’altro; a causa del vento gli schizzi del mare mi arrivavano tutti addosso, al che una signora mauriziana, in barca con noi, ha estratto un ombrello dalla borsa e me l’ha offerto per ripararmi: mi sembrava di stare a Milano quando c’è lo scirocco! E l’ombrello ha fatto più o meno la stessa fine che fa in quelle giornate: bacchette spaccate! Fortunatamente il viaggio è di breve durata e in poco più di 20 minuti siamo arrivati alla meta: e nel frattempo era anche uscito un raggio di sole.
Temevo di trovare un’isola zeppa di turisti, come avevo letto in giro, ma vuoi perché non eravamo in alta stagione, vuoi forse per la giornata non proprio bella, direi che di gente ce n’era ma in un contesto assolutamente vivibile. In ogni caso, consiglio a tutti di farsi un bel giro sul retro dell’isola, dove ci sono delle spiagge deserte incantevoli: peccato solo che quel giorno vento e mare mosso non invitassero assolutamente a farsi il bagno; però una passeggiata va sempre bene.
Verso le 12 siamo tornati sulla barca (stavolta un motoscafo veloce e non la bagnarola del mattino) che ci avrebbe portato a vedere le cascate, che sono visibili solo dal mare (in realtà credo ci sia il modo di raggiungerle a piedi, poiché che abbiamo visto delle persone… probabilmente qualche sentiero…). Avevamo quasi raggiunto le cascate quando… ha iniziato a diluviare! Rovescio tropicale in corso! Tra gli schizzi della barca, quelli delle cascate e la pioggia eravamo tutti completamente fradici… ma il pensiero di tutti era solo mettere al riparo la macchina fotografica!
Per il pranzo ci hanno portato invece sull’isola a fianco all’isola dei Cervi (dove sono invece vietati I barbecue) dove ci attendevano già tavoli apparecchiati e cibo (pane, pollo, pesce, insalata e banana flambé). Fortunatamente i tavoli erano riparati sotto ad un telone teso tra gli alberi, perché dopo una temporanea schiarita ha ripreso a piovere. Dei ragazzi mauriziano ci hanno allietato suonando e cantando a ritmo di seggae (incrocio tra il séga, musica tipica mauriziana, e il reggae).
Siamo poi stati ancora un paio d’ore all’Isola dei Cervi, ma ormai il tempo era decisamente corrotto e quindi tutto sommato non ci è spiaciuto che giungesse l’ora di andar via. Al ritorno siamo sbarcati all’interno del Touessrok, il resort considerato uno dei più “in” dell’isola. Sulla strada del rientro siamo stati allietati da un bell’arcobaleno.
Ero molto curiosa di vedere l’isola dei Cervi in quanto prima di partire avevo letto pareri molto contrastanti: chi la considera come uno dei posti più belli di Mauritius, chi invece la reputa sopravvalutata; io, mio malgrado, mi sento molto più vicina ai secondi. Posto bellissimo, per carità, ma per quello che mi riguarda l’Ilot Gabril o la Blue Bay sono un livello superiore! C’è da dire però che averla visitata con il brutto tempo probabilmente ha influenzato il mio giudizio: avessi trovato la stessa giornata meravigliosa che c’era quando siamo stati all’Ilot Gabriel forse non la penserei così. In ogni caso vale la pena andarci, fosse solo perché è uno dei luoghi rappresentativi dell’isola. 8 settembre: La Vanille e La Valle dei Colori I due parchi più noti di Mauritius sono il Casela, famoso in particolare per la camminata con i leoni, e il Vanilla, più noto per i coccodrilli. Visto che non avremmo comunque fatto la camminata coi leoni e che a Dario piacciono molto i coccodrilli, abbiamo optato per andare al Vanilla, che si trova nella zona sud dell’isola. L’ingresso nel week-end costa meno che in settimana (200 rupie). Come dicevo una delle attrazioni principali del parco sono i coccodrilli.
Ci sono poi scimmie, le volpi volanti e tanti altri animali, ma le migliori restano le tartarughe giganti delle Seychelles; sono tantissime e con il corrispettivo di circa 25 cent è possibile prendere un cespo d’insalata e dar loro da mangiare.
Ho anche fatto amicizia con una di esse.:laugh:
A La Vanille c’è anche un grosso insettario; avendo io una decisa fobia verso insetti e similari mi ero ripromessa di non entrarci, ma alla fine ho avuto la malaugurata idea di ficcarci dentro la testa… E da allora quell’immagine di quel ragno peloso grande come un gatto mi perseguita. Mai più! Ci siamo poi spostati verso la costa e abbiamo seguito le indicazioni per le Rochester Falls. La strada asfaltata ad un certo punto finisce ed inizia uno sterrato in mezzo alle canne da zucchero: no, forse non rende bene l’idea, distese a perdita d’occhio di canna da zucchero. Gira a destra, sinistra, ancora destra, in mezzo a questo paesaggio tutto uguale, ad un certo punto ci è venuta un po’ d’ansia di perderci. Seguivamo i cartelli per le cascate ma, arrivati ad un bivio… sono spariti! Abbiamo provato ad avventurarci un po’ a piedi ma nulla, al che abbiamo deciso che non avremmo visto le cascate e siamo tornati indietro. Di cascate e cascatelle in compenso ne abbiamo viste molte nella Valle dei Colori, un altro parco poco lontano, a Chamouny, dove appunto si può godere di un po’ di natura. Ci siamo finiti un po’ per caso perché, a differenza per esempio di Chamarel, non è molto pubblicizzato. L’ingresso base costa 250 rupie e volendo si possono fare diverse attività, come il giro in quad (pagando ovviamente di più).
Una peculiarità sono le cosiddette Terre Colorate, dovute al raffreddamento e alla sedimentazione di lava e ceneri; di primo acchito non sembra nulla di che, ma non appena esce un raggio di sole la valle si riempie effettivamente di colori.
Sulla strada del ritorno abbiamo fatto una sosta a Souillac, per vedere la falesia di Gris Gris. Quel giorno la spiaggia, già notoriamente non adatta alla balneazione, era davvero vittima di mareggiate molto forti.
9 settembre: Black River National Park, Chamarel e Le Morne Siamo tornati fino a Petrin, ma stavolta ci siamo addentrati in auto nel Black River National Park: subito delle scimmiette a bordo strada ci hanno dato il benvenuto. Il parco è attraversato da vari sentieri e qui e là ci sono parcheggi in prossimità di punti panoramici (da cui spesso si vedono delle belle cascate).
Peccato che non fosse una bella giornata e la luce di conseguenza abbastanza pessima. Abbiamo poi proseguito per il parco di Chamarel: l’ingresso si paga (125 rupie) ma si prosegue in auto. La prima sosta è per vedere le famose cascate di Chamarel, che fanno un salto maggiore di 100 m (in questa stagione, però, la portata non è grandissima, ma son comunque suggestive).
La tappa successiva è invece per vedere le terre colorate che non sono molto diverse da quelle osservate il giorno prima nella Valle dei Colori. Comunque carine!
Anche qui c’era qualche tartaruga gigante, ma nulla a che vedere con quelle viste il giorno prima. Ci siamo poi riportati sulla costa e abbiamo raggiunto l’estremità sud-occidentale dell’isola, la penisola di Le Morne: sognavo da tempo Le Morne (che spesso appare nelle immagini di Mauritius, essendo un po’ il luogo-simbolo dell’isola; è anche Patrimonio dell’Unesco e ad essa è collegata una storia molto triste legata al periodo in cui era legale la schiavitù… certo che tra Le Morne, la leggenda di Paul&Virginie e i naufragi di Cap Malheureux, a Mauritius c’è poco da stare allegri!) ma il cielo grigio e il vento hanno un po’ funestato il tutto. Malgrado ciò ci siamo lo stesso fermati a mangiare in spiaggia e devo dire che il contrasto di colori tra cielo cupo e mare aveva comunque un suo fascino.
Siamo poi tornati verso casa costeggiando la costa occidentale e attraversando Port Louis. Forse molti non condivideranno la nostra scelta di non aver visitato la capitale dell’isola, ma detto proprio terra terra non ci interessava farlo. Sarà che viviamo in mezzo al caos tutto l’anno ma quando siamo in vacanza gettarci in mezzo al traffico, alla gente e ai rumori è l’ultima cosa di cui abbiamo voglia. Chi però volesse visitarla avrà a disposizione diverse attrattive (mercati, musei…) 10 settembre: costa orientale e Cap Malheureux Ovviamente speravamo in un ultimo giorno di vacanza soleggiato e mite, invece la giornata si presentava densa di nuvoloni neri e con aria fresca. Abbiamo deciso di ripercorrere la costa orientale che ci era tanto piaciuta, ma facendo il giro al contrario rispetto all’altra volta: siamo quindi scesi fino a Mahebourg con la superstrada per poi seguire la strada costiera risalendo verso nord. Fortunatamente il tempo è andato migliorando e ci siamo goduti la meraviglia di Belle Mare e Palmar.
Abbiamo poi pranzato, malgrado il vento fastidiosissimo (i kyte-surfisti si divertivano invece) sulla spiaggia di Bras d’Eau.
A Cap Malheureux dei barcaioli ci hanno proposto di portarci fino alla barriera per fare snorkelling… ci abbiamo fatto un pensierino, ma alla fine abbiamo desistito, il tempo non ci convinceva.
Però un ultimo bagno l’ho fatto lo stesso, a Bain Beouf, lo stesso luogo del primo bagno del primo giorno: avrei fatto un ultimo bagno in acqua mauriziane anche se ci fossero stati 2°C! 11-12 settembre: Mauritius-Dubai-Milano Mattinata dedicata ai bagagli e al relax in veranda: ovviamente oggi non poteva che essere una splendida giornata di sole! Il nostro taxista è passato a prenderci alle 14 e in poco meno di un’ora eravamo in aeroporto. Peccato che uno degli ultimi ricordi di Mauritius siano stati i campi di canna da zucchero in fiamme (quanti incendi abbiamo visto in questi giorni: e considerato che dalla coltivazione della canna da zucchero arrivano i maggiori introiti dello Stato, è facilmente immaginabile quanta importanza fosse data alla notizia sui giornali). Anche i voli di rientro sono stati tranquilli e alle 8.25 del giorno dopo, puntuali, eravamo a Malpensa. Dove sta il vero lusso di Mauritius? Nei suoi resort 5 stelle? No… Certo, quelli sono splendidi, non lo nego, e chissà magari un giorno ci andrò anche io. Ma il vero lusso di Mauritius sta nei colori del suo fantastico mare, nella sua vegetazione rigogliosa, nella cordialità dei suoi abitanti, nel poterla girare in totale libertà senza alcuna ansia… nel beccarsi un bell’acquazzone durante un’uscita in barca e riderne tutti insieme: occidentali e africani, indù e musulmani! :bacio:

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Ci sono 35 commenti su “Il vero lusso di Mauritius

  1. il vero lusso di Mauritius sta nei colori del suo fantastico mare, nella sua vegetazione rigogliosa, nella cordialità dei suoi abitanti, nel poterla girare in totale libertà senza alcuna ansia… nel beccarsi un bell’acquazzone durante un’uscita in barca e riderne tutti insieme: occidentali e africani, indù e musulmani!

    in questa frase c’e’ tutta la descrizione che quest’isola meravigliosa merita di avere .
    il vero lusso Mauritius lo racchiude in se e nella sua splendida e varia popolazione :ok:
    bellissimo Samy :serenata::serenata:

  2. Stra bello questo diario!
    Ho davvero voglia di visitare Mauritius con lo stesso spirito con cui l’avete visitata voi, ossia non come pacchetto vacanza, ma come viaggio alla scoperta di un’isola piena di bellezza, contrasti, e ricchezza, naturale e culturale!

    Lola:rose:

  3. Bellissimo diario,complimenti!!!:clap:Mi hai fatto rivivere questa splendida isola,i colori di Blue bay,il lago sacro che ho visto con la nebbia :-x,Chamarel,l’isola dei Cervi :serenata:,a me è piaciuta tantissimo e anch’io a fine ottobre l’ho trovata con pochissima gente però con il sole…quello che mi è mancato Ilot Gabriel,purtroppo l’ho dovuta saltare perchè avevo la febbre:x!!!Mauritius è un isola davvero splendida!!!

  4. Brava Sam :clap::clap: bellissimo diario e bellissime foto, mi hai fatto rivedere diversi luoghi che abbiamo visto nel nostro breve viaggio di tre anni fa :serenata:, ci siamo stati solo per una settimana, un mordi e fuggi per tutto quello che c’è su questa bellissima isola e che non abbiamo avuto tempo di vedere ma sicuramente ci torneremo :-):-)

  5. Difficile commentare una sola foto… per commentarle tutte mi dilungherei troppo,:rose: scelgo le due che mi hanno emozionato di piu’, la prima ninfea… bellissima, e il lago sacro perche’ ho sentito una sorta di tranquillita’ guardandola!
    Certo vedere questi posti di sole, di caldo, di piedi nella sabbia, di abiti leggeri… con fuori -1:fear2::(

  6. Io sono stata a Mauritius 7 volte negli ultimi 8 anni. anche per lunghi periodi, tipo gennaio e febbraio 2013, 18 dicembre – 30 gennaio 2014, 16 dicembre -26 gennaio 2015. Quest’anno per problemi di lavoro di mio marito non siamo potuti andare e abbiamo “ripiegato” su Nosy Be del Madagascar; il fatto di ritornare a Mauritius la dice lunga; , il calore e l’ ospitalità, convivialità e fratellanza, quella vera,sono alla base di questo popolo, culture, tradizioni , princìpi e profondo rispetto per la diversità rendono gli abitanti di questo impareggiabile luogo il paradiso della libertà totale di pensiero e di costume per razza, colore ,ceto e provenienza…..contornati da una natura complice nel donare un sogno meraviglioso e una profonda nostalgia a chi come me sogna di potervi ancora ritornare….

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