Laos e Cambogia: da nord a sud

Volo Thai € 600 persona
Volo Lao Airlines € 100 persona
Volo Bangkok airways € 150 persona
9896 Kip= 1 euro

18 luglio
E così ci siamo. Solita partenza check in pilotato per i posti, grazie Charlie ,e siamo on board. Volo veloce Thai in posti super. Atterraggio in anticipo a BKK che è sotto una pioggia novembrina. Attendiamo tre ore l’imbarco per Luang Prabang e con stupore notiamo che siamo a bordo in dodici??! Dopo due ore di volo nelle nubi di tempesta atterriamo in Laos, dentro una pioggia torrenziale. Primo incontro con il Laos: pioggia e visto. Questo si paga a simpatia dei paesi di provenienza. Il tariffario è esposto: 35 usd a testa più 1$ che non vi viene messo in ricevuta. Totale due visti 72usd. Forse le guide e il sito viaggiare sicuri dovrebbero aggiornarsi invece di spacciare false informazioni. Fuori ci attende il pick up!….. Ma veramente un pick up, e i nostri bagagli finiscono fuori nel cassone sotto il diluvio! Non bisogna strofinare la lampada per trovare questo tipo di genio. Almeno l’ hotel ê gradevole: molto ecosostenibile e la manager australiana veramente efficiente.
Tuttavia il My Dreams è in posizione un pò defilata e per giungere nella città vecchia bisogna fare a piedi circa 1,5 km non prima di aver percorso un vecchio ponte giapponese di ferro per moto e bici, e di legno a strapiombo per i pedoni.

Chi vi spaccia che potete arrivare attraverso un ponte di bamboo, omette di specificarvi che durante il periodo delle pioggie (maggio- ottobre) il ponte viene tolto. Così sotto un’altra tempesta andiamo nella cittá vecchia. Delusione!! La città è come la Repubblica di San Marino, costruita solo per i turisti, in maggior parte giovanissimi francesi, inglesi e americani che vedono questa zona del triangolo d’oro come un eldorado….non un poliziotto nel raggio di 200 km!
La città è formata da due strade parallele costellate da un universo di bar, guest house, birrerie. Il costo della vita ê relativamente basso, tuttavia è marcata la tendenza di volersi approfittare del turista….ogni mondo è paese, però non vengano a fare i moralisti per medesimi casi accaduti sul suolo patrio. Sempre sotto un diluvio giriamo un pò mangiando in un finger food cibo laotiano veramente splendido, piccante con tantissimo aglio per 10.000 kip a testa ed ora a nanna a conclusione del 18 luglio.

19 luglio
Piove e piove…usiamo le bici lo stesso. Dopo un breve giro pranziamo bene al Tamarin, dove non veniamo nemmeno spennati.
Nel frattempo ricomincia a piovere. Bisogna cambiare moneta e ci fanno 8000 kip per 1$ e 9600 per 1€.Giriamo così senza una meta fissa decidendo di fare i 339 gradini per arrivare in cima al Poussi. Dall’alto si dovrebbe avere una vista panoramica tuttavia le piante mal curate lo impediscono. Cena Tamnak Lao Restaurant ,un ristorante laotiano dove a fronte di un servizio pessimo, di porzioni extra small, con il loro piatto principe finito (fried spring roll) paghiamo una certa cifra. Dimenticavo..piove! Rientriamo come sempre alle 21, in quanto in Laos vige ancora il coprifuoco alle 23! Tanto dopo le 21 ci sono solo pochi turisti e tutto chiuso.

20 luglio
Sveglia ore 4.30, c’è la questua dei monaci da andare a vedere! In bici partiamo e scopriamo che le info erano errate: inizia la questua alle ore 6.00 e non alle 5.00.

Il rito è prettamente turistico, centinaia di persone che scattano foto, video, si fanno immortalare con i monaci…un’attrazione turistica. Rientriamo a colazione non prima di aver visitato il morning market che consigliamo, per i non deboli di stomaco!


Dopo colazione il meritato riposino di due orette, e quindi sotto finalmente un sole caldissimo all’una visitiamo il tempio Xien Tuong. All’uscita riprendiamo le bici e nemmeno percorsi cinquecento metri vediamo venirci incontro una specie di lama di nebbia: un fronte di tempesta topicale. Ci rifugiamo all’interno di una garritta del museo nazionale, in cinque! La tempesta scende a mò di manichetta dei pompieri ma il mitico poncho Ferrino tiene egregiamente. Eh sì me n’ero scordato: il kit del turista previdente in Laos consta di un rain coat, un ombrello, un poncho! Rientriamo ancora sotto un diluvio e ci rimettiamo in sesto! Stasera abbiamo prenotato al Tamarin per 180.000 kip,escluse le bevande, il Pum Pa che si dice sia una forma di cena da non perdere. Arrivati, scopriamo che al nostro tavolo arriveranno altri commensali con cui divideremo quella che a detta della proprietaria australiana, una cena pantagruelica :-( al tavolo ci troviamo tre americani, una coreana un francese ed il loro bimbo. Dividiamo con loro 25 gr di salse, una porzione di riso glutinoso in due, 4 foglie di penen (erbe di fiume macerate seccate!) di secondo un pesce di circa 500 gr in quattro e un vassoio di erbe e foglie senza condimento. Il dessert almeno quello gradevole, riso viola cotto in salsa di banano e ananas: due etti in quattro. Totale con le bevande 205.000 kip, che sarebbero 20 eurini in Italia, ma qui una cifra ragguardevole. Dopo due sere a mangiar poco e nulla e a spendere tanto, qualcosa inizia ad andarmi in giostra e rivoglio il mio Vietnam; almeno ci fosse il sole!!! Rientriamo alle solite 21, scarico le foto sul nettino e….buonanotte

21 luglio
Sole finalmente e quando viene fuori è fortissimo! Usciamo in bici per andare a noleggiare un furgoncino collettivo tuk tuk,che ci porterá a Tat Kuang Si waterfalls. Percorso il solito ponte che oramai è diventato un amico, incontriamo subito il nostro driver. Contrattazione veloce, 180.000 kip in due….ma ci sono le bici?? No problem, ci carica le bici sul tuk tuk e ci riporta all’albergo dove il concierge esce impaurito credendo avessimo fatto un incidente! Tutto spiegato, scarichiamo le bici e ripartiamo in una nube di fumo. Le cascate distano 32 km da LP, tempo un’ora ci siamo attraverso colline di caffè, elefanti al lavoro e villaggi Hmong.

Durante il tragitto offriamo un passaggio ad una signora Hmong che per ricompensarci apre i suo sacco e ci dona due piccole pannocchie di mais grigio; un gesto altissimo, Lei che ci regala dalle sue povere cose questo cibo. Accettiamo e ringraziamo. Forse la miglior parentesi del Laos. Le cascate sono incredibili, all’interno c’è il santuario degli orsi salvati dall’orrenda pratica orientale della fistolazione per estrarre la loro bile. Ce ne sono davvero tanti. Seguendo il sentiero 5′ minuti dopo si incontrano le piscine naturali delle cascate, sono 3 a diverse altezze. La quarta è sotto la cascata e la si attraversa con un ponte. Dopo circa due ore ed un bel bagno rientriamo, non prima di vaer concesso al nostro autista di concludere una partita a soldi, di biliardo. Ritorniamo in hotel e ci ritempriamo in piscina in attesa di uscire per la cena entro le 19.30 perchè tutte le cucine alle 20.30 tirano giù la saracinesca. Con circa 6-8 usd si cena in due, con una cucina che adoriamo, 2 Lao beer grande comprese. Navetta hotel sempre alle 21 e quindi solito download delle foto. Dopo le 21 ribadisco, pochissimi disperati che gironzolano.

22 luglio
Sole bici wat: idea!attraversiamo il Mekong con il ferry pubblico che si prende davanti al Museo Nazionale ( ex Palazzo Reale): senza bici solo andata 5000 kip, con la bici 10000. Attraccati si entra in un mondo vero di vita laotiana; l’atmosfera turistica dell’altra sponda si perde nella completa indigenza e mancanza di infrastrutture. Se LP è l’Italia del 1930, i villaggi vicini sono fine ‘800. Strade bianche, non spietrate, salite vertiginose e discese in picchiata. Dopo un paio di km decidiamo di ritornare.



Saranno le salite vertiginose, sarà la fatica quando rientriamo, giá partito da casa con una protrusione alla schiena, mi si ripropone. E domani abbiamo un viaggetto di 389 km per Vientiane, in bus. Un massaggio da 10 $ in camera, un pò di ginnastica in piscina e “sembro” quasi nuovo! Cena e ricarica del cellulare laotiano: sim 15.000 kip e ricarica di 25.000. Ogni minuto di telefonata costa 2.000 kip. Rientriamo sempre al medesimo orario e fatti i bagagli andiamo a nanna. Ci balena in testa l’idea di perdere i 44 usd dei due ticket bus per farne due di aereo….ma poi non vedremmo il laos del Nord. Cerchiamo di dormire, visto che il tipo della 202 ci allieta la notte con un concerto di russata in do minore per alcolista.

23 luglio
Sveglia ore 6.00 colazione in anticipo e poi dopo un commiato da Evelyn da libro Cuore, saliamo sul van che ci porta al Southern terminal bus dove alle 8.00 parte il V.I.P. bus, che di vip ha solo il nome. Dopo vari tentativi di partenza, per saluti, sigarette, detersivi e acquisti vari alle 8.25 si parte. Ora di arrivo sulla carta 16.00 in realtá 19.30, quindi 11 ore e chi vi vende il tragitto in 8 ore è un farlocco.


E chi vi dice che fino a Van Vieng la strada è brutta ma dopo diventa un biliardo, un farabutto! I primi 210 km sono di altissima montagna, pioggia, nebbia e curve, tantissime e incroci con camion dove ci passa una banconota.

Il tempo di percorrenza fino a qui 8 ore, ma ci sono ancora 179 km, da percorrersi su di una strada senza asfalto, a buche che i Laotiani declamano come strada imperiale, sì di un imperatore del XIV secolo. Così solo quelle della Cambodia, ma durante la stagione delle pioggie, quando il Tonle Sap esonda. In verità dall’Hepbenu bridge la strada migliora di un tantinello, tuttavia è un percorso a buche e pietre. Speranzosi Vientiane si avvicina. Raggiungiamo Vientiane alle 19.30 circa 12 ore di viaggio, sotto una pioggia inclemente e veniamo scaricati al terminal bus più lontano dalla città. Contratto con un tuk tuk collettivo e per 20.000 kip a persona saliamo, con altri 14 compagni di viaggio. Il nostro hotel è sul Mekong, Beau rivage, ma il driver non riesce a trovarlo nella sera buia, bloccando anche la discesa a tutti gli altri. Finalmente l’individuiamo e scendendo notiamo con stupore che in quel tratto il lungofiume è terra rossa, quindi quando piove si trasforma in una fanghiglia rossa che blocca il passo. Il proprietario è un australiano che immediatamente ci da la stanza e ci dice che se vogliamo qualcosa da mangiare proprio a due metri due c’è il famoso, per Vientiane, Spirit House, luogo per vedere il tramonto sul fiume. La stanza è bella, wi-fi discreto colazione ok a 55 $ che per noi saranno in totale 165 perchè ci fermiano tre notti. Non c’è cassaforte in camera, si consegna alla reception il wallett ( che da questo momento chiameremo valletto?!!) che verrá conservato nella cassaforte centrale. Ottimo staff, unica pecca è il fango che si crea davanti e per un tratto di lungofiume. Regola dell’hotel, ci si deve togliere le scarpe prima di entrare e riporle nel box con il nr della stanza. Cena velocissima sul Riverside food mall dove non comprendono nemmeno l’inglese: poche migliaia di Kip a fronte di un discreto cibo e servizio.
24 luglio
Partiamo alla scoperta di Vientiane: contratto con il driver del tuk tuk dell’ albergo, un’ ora di scarrozzamento per 60.000 kip ( circa 8 usd). Visitiamo il Patouxay e ci saliamo (2000 kip) il complesso dei templi That lou a circa tre km di distanza (5000 kip) e poi ci facciamo portare nel centro città, di questa piccola capitale. La Fontana centrale è impacchettata, mentre si riconoscono già gli intenti di occidentalizzazione della città. Un grande boulevard va dal palazzo presidenziale al Patouxay è disseminato di ministeri, a volte di dubbia utilità, compagnie aeree e due Mall. Per il resto la si visita in meno di due giorni. In uno dei tanti ristoranti garage, Thonglor Restaurant in Quai Fa Ngum facciamo una grandissima cena laotiana, tanto pesce cucinato con amor,un trionfo di spezie aglio e un‘insalata di papaya da eruzione vulcanica , due dolci tipici e tanta Lao il tutto 6 usd


25 luglio
Piove tutto il giorno, ormai tiriamo a sera. Le notizie su Vicente il tifone che ha bloccato HKK e Beijing e che sta intessando il Lao e la Cambodia, viste le condimeteo ci mettono un pò in apprensione per ciò che ipotizziamo di trovare nelle 4000 isole. A letto presto domani sveglia alle 4 per aereo alle 6.30, unico volo giornaliero per Pakse (780 km, in bus una follia!).

26 luglio
Tutto ok taxy, arrivo aereoporto,8 usd, check in modello aereoclub, ufficio immigrazione (gabbiotto con poliziotto indolente), attesa in sala imbarco con preponderante odore di cipolla e aglio. Il tabellone ê a pennello e all’aereo ci si va a piedi. Atr72 che parte pieno e che deve giungere in fretta a Pakse per coincidenza con aereo per Siem Reap. Atterriamo con 10′ di anticipo. Disbrigo velocissimo delle formalità, piccola contrattazione per taxi fino a Champasak, all’Inthira definito da molti un bell’hotel ma che in realtà si dimostra un incubo per servizio, stanza e qualità ( ragni e rane in camera, sporcizia ovunque 53 usd notte).vi giungiamo alle 9 circa attendiamo quella che definiscono la stanza migliore, la 5, ci cambiamo e per 80.000 kip andiamo con un tuk tuk al Wat Phu che merita la visita, anche se la salita alla collina è duretta. Ad un tratto diluvio, ma siamo attrezzati con il nostro fido poncho cerato. Rientriamo e spieghiamo che rimaniamo solo una notte delle due pattuite, con grande gioia del manager!!?! Acquistiamo però il passaggio per Ban Nakasang per le 4000 isole del Mekong, per l’indomani. Giovanna dorme mentre mi sento Indiana Jones in stanza cacciando ragni veramente giganti e rane coloratissime.


27 luglio
Ore 8 si parte su un camioncino sporchissimo che con il fumo emesso uccide almeno tre pedoni. Ci porta su di una ripa scoscesa, tutta fango rosso dove portiamo i nostri bagagli a struscio. Un barcaiolo ci imbarca su un guscio di noce ed attraversiamo il mekong. Sorpresa all’arrivo una medesima situazione, questa volta in salita. Raggiungiamo un bivio ma il minibus non c’è! Riusciamo a sapere che qui il minibus si ferma per caricare, visto che arriva da Pakse. Dopo pochi minuti arrivano altri disperati, ed inizia l’attesa che durerà circa un’ora.

Saliti a bordo il driver fan di Alonso frusta i cavalli, anche troppo ed in poco piû di un’ora e mezza siamo al pier. Solita manfrina dei bagagli paghiamo 20000 kip a testa per il passaggio fino a Don Khone.

Scaricati su una riva scoscesa tra arbusti e fango la risaliamo e percorso un breve tratto di strada nelle buche con acqua e con fango giungiamo all’Auberge Sala Done Khone, ottima sistemazione veramente. Se vogliamo trovare un piccolo neo, la fornitura di acqua per lavarsi che è limitata al serbatoio, oltremodo la nostra suite è la 03 ultima approvvigionata, quindi sempre doccia limitata. Per il resto grandiosa, con un servizio ed uno staff efficiente: stai tre notte ne paghi due colazione compresa tutto a 110 usd.

Ci cambiamo, pranziamo benissimo con questa cucina che apprezziamo e gradiamo e inizia l’esplorazione. La location è spartano selvaggia, ma silenziosa. Il silenzio è rotto talvolta dalle urla di richiamo del gibbone, che ha fame! Scopriamo poi che la scimmia è una specie di cane per la proprietaria! Tutti i piccoli bar terrazza hanno wi-fi free, basta una piccola consumazione,dai prezzi veramente contenuti. Percorriamo la strada ed incontriamo il ponte francese ma prima un money casher: ebbene sì per andare dalla parte opposto del villaggio si devono pagare 20.000 kip a testa, ma il ticket vale un giorno.

Non si paga prima delle 8 e dopo le 17. Tutti noleggiano bici, 10.000 kip al giorno è un piacere da staccarsi anche poi viste le condizioni delle strade, tutte sterrate, questo piacere si trasforma in un vero inferno, dove ognuno in sella è chiamato a doti di abilità da mtb biker.

28 luglio
Oggi in sella alle due “poderose”,partiamo alla volta di Don Det che abbiamo cassato nella nostra scelta dell’isola, in quanto zona di fumati, sballati e tutti dediti ai cocktail “happy”, con marjuana! Una delusione e ci convinciamo sempre di più della nostra scelta. Il ticket pagato ci consente di visitare le cascate che sono gigantesche per estensione: seguendo il percorso si raggiunge una spiaggia dove i temerari possono fare il bagno! Riprendiamo il percorso e dopo 3,5 km raggiungiamo il punto più a sud dell’isola dove si fronteggia la Cambodia da dove si parte per cercare di vedere i delfini irrawaddy….qui si può vedere una locomotiva giapponese che fa il paio con quella francese vicino al ponte…infatti la strada sterrata è la vecchia ferrovia che serviva a trasportare i battelli dal nord dell’isola al sud per superare le cascate che altrimenti avrebbero impedito la navigazione.



Nel rientro un temporale ci coglie in bici,ma noi sempre preparati, bei coperti continuiamo a pedalare nel fango. Rientriamo restituiamo le bici e dopo una doccia ristoratrice lenta però! Ci beviamo una LaoBeer costo 10.000 kip. Ceniamo come tutte le sere con non più di 8-9 usd, con vari piatti sostanziosi speziati con un trionfo di prik.


29 luglio
Tutta notte piove a dirotto e la mattina prendiamo tempo. Ad un certo momento ci diciamo che no possiamo oziare così, diavolo, dico facciamo qualcosa! Bici e affrontiamo l’altro percorso dell’isola, attraverso un tempio! Sì all’inizio perchè dopo procediamo in voragini di fango su stradine piccolissime in mezzo ad una fitta jungla. Io mi becco pure due sanguisughe. Quando ne usciamo dopo circa 6 km siamo da lavatrice!


Rientriamo, ciao bici, doccia, succo di vero tamarindo come tutti i giorni e due piatti laotiani sempre a Pa Kha Guest House (praticamente una specie di tettoia sotto qualche tavolo, wi-fi che funziona bene! Rientrati ci giungono i ticket per il bus di domani per Phnom Pehn, 35 usd con trasporto al bus in barca a testa. Cena bagagli notte

30 luglio
Happy Birthday old Pryor, 50 anni! Alzati alle 7 in barca alle 8 al bus che non c’è alle 8,30… e qui iniziano iniziano i c***i! Il bus internazionale arriva alle 11.30 con due ore e mezza di ritardo….nel frattempo io e giovanna fumiamo di rabbia ( tuttavia l’alternativa era il taxi a 240 usd).


Così trascorro un momento rilevante nella vita di una persona a bordo di un bus che non sappiamo a che ora arriverà. Degna di nota il fatto che alla frontiera con la Cambodia non si scende ma pensa a tutto il ragazzo della società ( a fronte di 30usd ci viene fatto il visto velocemente). Ripartiamo e per i primi 80 km la strada è bella ma poi riaffiora lo spettro della LP-Vientiane….fino a Kratie dove giungiamo alle 3.35 pm. Adesso il bus fa la direttissima su Kampong Cham costeggiando tutto il Mekong in un pomeriggio al tramonto assolato….uno spettacolo! Uno stop per uno spuntino e poi si riparte

Purtroppo lo spettro delle 12 ore si siede accanto a noi! E questa volta non si alza…alle 8pm arriviamo in kompong cham dove quasi tutti trasbordano sul bus in attesa per andare a Siem Reap, dove si ipotizza che arrivino alle 2 am! Piove di una pioggia da paura la strada scorciatoia si rivela un percorso nelle buche,ma ci fa risparmiare due ore. Intanto si sfora l’arrivo al Billabong di ore e quindi cerchiamo di chiamare. Il nostro cell non riesce a prendere la linea, allora chiedo a gesti ad un signore se può usare il suo cell Khmer per chiamare. Gentilissimo compone il numero e ci passa il cell….fatto! Alle 22.25 entriamo a PP, in condizioni di killeraggio. Primo tuk tuk due dollari per portarci al Billabong che scopriamo essere a 100 mt, e il driver ride! Ok solàti! Scarichiamo i bagagli ed usciamo per mangiare un piatto di riso, in un garage! Buon compleanno Pryor, 50 anni in garage :-)). Rientriamo e festeggiamo con due cornetti Talgida, l’algida taroccata che qui si chiama wall’s..notte ragazzi. (comunque un bel compleanno, o almeno da ricordare!)
31 luglio
Colazione, lasciamo i bagagli in deposito al Billabong ed usciamo, direzione Central Market…ritorniamo a PP come l’anno scorso e conosciamo che qui tutti vendono tutto! e successivamente per un ritorno al consumismo stelle e striscie andiamo al market del Sorya. Ritorniamo a prendere i bagagli e ci trasferiamo al Pavillion, camera 6.

Alla reception troviamo anche la sim card della Be Line ( ma è meglio quella della Mobitel, ma fatela acquistare da un cambogiano perchê ai turisti non la vendono), con la quale spendiamo 22 cent di dollaro al minuto ( info per chiamare: comporre 179 39 02 1234567). Piscina e poi stasera Frizz per il miglior amok di Phnom Pehn….e così è due amok un Saik ko neung teuk kroch ( tagliata di manzo saltata con erbe e spezie servita in salsa d’arance su letto di inslata di cavolo), un big Laobeer, 17$ ben spesi! Due passi fino al Riverside, un gelato al Blu Pumpkin (5 $) e poi rientro in tuk tuk.Si festeggia così il mio 50°!!Chapeau allo chef!!


1 agosto
Ah Pavillion che bello che eri lo scorso anno!! Eh sì purtroppo gli inglesi lo definirebbero ” noise” hotel: dallo scorso anno vicini di muro è giunta una caserma di addestramento delle guardie del corpo del primo ministro ed a qualsiasi ora sembra che tu li abbia in stanza ( tra parentesi la stanza è uno scherzetto di 80 usd notte!), ma questo è niente se si pensa che l’anno scorso c’erano i lavori per la nuova spa, mentre quest’anno sotto la finestra è work in progress la nuova cucina…stai in piscina con muratori, piastrellistri carriole….però esce il manager e per scusarsi del disturbo se la cava con un lemon juice!! Usciamo usciamo e con un tuk tuk giungiamo alla famosa prigione di Pol Pot , S21 e raggiungiamo un accordo di 13 usd per andare anche ai Killing Fields e ritorno. Il Tuol Sleng Genocide Museum è un museo situato a Phnom Penh, Cambogia. Un tempo l’edificio era sede di una Scuola Superiore ribattezzata Ufficio di Sicurezza 21 (S-21) dal regime comunista dei Khmer Rossi dalla loro ascesa al potere nel 1975 alla loro caduta nel 1979. “Tuol Sleng” in lingua khmer significa “collina degli alberi velenosi”; nella sigla “S-21”, S sta per Sala e 21 è il codice del Santébal, la Polizia di sicurezza. Recenti studi hanno rivelato che la S-21 è la punta dell’iceberg di un vasto sistema di prigioni.Nel 2009 l’UNESCO ha inserito il museo nell’Elenco delle Memorie del mondo. La visita alla prigione ( un ex liceo) dura non meno di due ore e consiglio anche di fermarsi a conoscere uno dei sette sopravvissuti all’eccidio,Bou Meng e acquistare il libro con dedica diretta dell’autore (10$ ben spesi!!).


L’ingresso all’S21 costa 2 $. Si riparte per i Killing Fields, circa 20 km a sud di PP, su una strad enorme polverosa, tra enormi camion, ingorghi, slum…e poi si volta a sinistra e si giunge all’ingresso del Choeung Ek Memorial. Choeung Ek, sito di un ex-frutteto e cimitero cinese, è il più noto dei luoghi noti come “Campi della Morte”, o “Killing Fields”, in cui il regime dei Khmer Rossi giustiziò migliaia di persone tra il 1975 e il 1979. L’ingresso costa 5 $ ben spesi se pensate che 3 sono per la brochure e 2 per l’audioguida in italiano, una fantastica precisa ed emozionante audioguida. La visita dura circa due ore con zone di visita drammatiche; durante il periodo delle piogge emergono, causa dilavamento del terreno, ossa denti mandibole e resti delle fosse comuni.


Una particolare menzione di sosta per una zona con un grande albero usato come mezzo di esecuzione per i neonati. Da sottolineare che l’età dei carnefici oscillava tra i tredici ed i diciassette anni, provenienti dalle campagne analfabeti, indottrinati dal regime comunista che li rendeva come automi. Da sottolineare il palleggio delle responsabilità alla fine dei tre anni otto mesi e venti giorni ( così i cambogiani ricordano quel periodo, e nessuno dice periodo di PolPot o dei Khmer Rossi): i sottoposti confessano di aver eseguito gli ordini e non sapevano cosa stavano facendo; i comandanti confessano che non sapevano quali crimini commettessero i sottoposti. Ed alla fine il governo oggi in carica predica “tollerare e dimenticare”…..tuttavia quando si esce dal campo una voce ci ricorda che quello che abbiamo visto, non sará l’ultimo degli eccidi, ma che potrebbe accadere ancora…anche nel tuo paese! Ed ora si ritorna indietro…però prima ci facciamo uno stop al Russian Market dove all’interno mangiamo due piatti di squisiti noodle cinesi cucinati alla fiamma davanti a noi accompagnati da due gustosi lemon juice, il tutto per ben 3 $!



Mi compro un khrama rosso ( la tipica sciarpa khmer) da 6$ arrivo a 2….ed ora si rientra per un meritato riposo nella piscina dei muratori, tanto sono già le 3 e mezza di un assolato pomeriggio! Un tuffo un pò di mail controllate…una doccia…E poi khmer surin, rinomato ristorante khmer: cena sontuosa in ambiente creato in pagoda cinese mangiamo quattro abbondanti piatti khmer solita Laobeer il tutto per 16$. Usciamo ma inizia a piovere sempre piû forte, tuk tuk portaci via e torniamo al Pavillion. Un girino in rete, ovunque ogni stanza free wi-fi e poi nanna. Si spegne a luce
2 agosto
‘no due ‘no due così alle 5 veniamo allietati dai militari. Oggi attraversiamo PP camminando sul Bld Norodom dal monumento all’indipendenza( attualmente incartato) sino alla collina del Wat Phom. Una passeggiata tra ministeri,alcuni che ci lasciano perplessi per la loro natura, scuole università fino a giungere alla modesta collina alta ben 27 mt dove solo gli stranieri pagano (1$). Scendendo si giunge ad un grandioso boulevard, dove troviamo sulla nostra sinistra la gigantesca ambasciata americana fronteggiata dall’hotel Raffles. Due gocce e poi il diluvio durata due minuti scarsi e si riprende la marcia giungiamo alla Cambodia Telekom, passiamo dinanzi alla facoltà di medicina, farmaceutica ed grattacielo della Canadia Bank al cui fianco sta sorgendo un altro grattacielo simile a quello di Saigon. Attraversiamo la strada e giungiamo alla stazione ferroviaria, non in uso da tre anni,chiusa ed utilizzata dai senzatetto, ma dell’esterno si vedono treni nuovi fermi. Scopriamo che una joint venture cino australiana sta concludendo la riattazione di tutte le linee, allontanando anche con la forza le migliaia di disperati che hanno costruito le lo baracche sulla vecchia ferrovia. Tra meno di un anno la ferrovia civile ritornerà funzionante, per adesso i treni merce hanno testato i 30 km nuovi.



Da lì a giungere al Sorya center e il central market sono solo 100 metri. Acquistiamo qualche t shirt ed uno zaino della victorinox fantastico per 20$ che rivediamo nel negozio originale della victorinox ( che cosa ci faccia qui il negozio svizzero resta un mistero, visti i prezzi!!) a 90. Riprendiamo la via del ritorno a piedi….siamo fuori di testa…giungiamo davanti al frizz e ci fermiamo per un boccone. Rientriamo brasati dal caldo e dai 15 km percorsi: piscina e muratori ci ristorano. Cena al frizz con bbq cambogiano e lok lak,da cui siamo dipendenti!!
3 agosto
Abbiamo i ticket del bus per Sihanoukville: con l’hotel 9 $, se te li acquisti personalmente 5…noi splendidi 9, ma volevamo avere in cambio al ritorno un trattamento di favore ( e così è stato)! Giornata shopping, ma prima visita al wat sul riverside e attraverso un mercato rionale incredibile per varietà di merci ( serpenti, scorpioni, grossi rospi…insieme a vestiti ,pompe da bicicletta!) andiamo all’Orussey market dove dopo tanto peregrinare troviamo il tanto cercato ufficio del Mekong Express. Il market non è per stranieri ed è una simpatica esperienza. Si ritorna ma questa volta con l’ausilio del tuk tuk. Ultima cena al frizz con i tre piatti della cucina khmer, amok, Saik ko neung teuk kroch e lok lak due passi sul riverside, un finto cocktail sul top bar del moon(10 $ un follia!) e poi a nanna…domani si viaggia.
4 agosto
Che partenza…arriviamo al central market mostriamo il ticket…un **** cambogiano del servizio ci fa salire su di un bellissimo bus….purtroppo il nostro viaggio dura solo 25′. Ci cacciano dal bus per far posto a degli indigeni e ci troviamo in un girone dantesco senza indicazioni…così lavora la società Sorya….alla fine veniamo caricati su di un bus malconcio guidato da uno svogliato driver che impiega circa sei ore e mezza per coprire 239 km….con una fermata per il pranzo alle ore 11.00 dopo ben due ore di guida. Si viaggia male e la societá ê pessima…meglio la Paramount con i VIP bus. Arriviamo a Sihanoukville, al centro della discarica dei rifiuti della città e qui veniamo trasbordati su un piccolo bus con i bagagli accatastati e portati in centro. Grazie a Pietro Hublitz finiamo il calvario. Andiamo all’ orchidee guesthouse, dove la stanza assegnata si rivela essere un forno crematorio con condizionatore rotto. Scegliamo la suite ed anche qui uno dei due condizionatori è rotto…e la manutenzione ci dice che la sostituzione avverrà solo in alta stagione…lo staff è indisponente e sempre irritabile…lavandini che perdono acqua che allaga il bagno….la risposta è che ora non si interviene. Da evitare assolutamente, meglio l’hotel nuovissimo OC a pochi mt di distanza. Cena in posto sperduto grazie a Pietro e Da ma che cena fantastica: un filetto rondella del diametro di 25 cm marinato steccato con aglio servito con verdure e morning glory, birra coca ecc in quattro 30 usd. Uno spesone; la sera a Sihanoukville durante la stagione delle piogge però si conclude alle 21.30 dopodichè il nulla e quindi a nanna.
Il sito di Pietro per coloro che desiderano visitare la Cambodia http://cambogia-viaggi-avventure.com
5 agosto
Spiaggia mare otres beach con Pietro….il mare e alla sera a cena sulla spiaggia: due chili di capesante, due di vongoloni un tonnetto birra e coca per ben 16 usd….ma come posso trovare questi prezzi in Italia?



6 agosto
Indipendence beach… Mare cocchi e a cena questa volta free for all; Pietro ha un impegno e decidiamo di scegliere noi un ristorante…cattiva idea…rientriamo e nel dopo cena comincio a vomitare e ad avere la febbre; sebbene sia vaccinato contro epatite, colera, febbre tifoide, febbre gialla , sotto profilassi antimalarica con Malarone ( che scopriamo qui gratuito, mentre da noi costa 53 € a scatola, ma Giovanna in un suo viaggio a Parigi l’ha acquistato a 39€ a scatola)il tutto per uno scherzetto di quasi 500€, il sud della Cambogia come il sud del Laos è soggetto a Dengue fever endemica che nel peggiore dei casi si trasforma in emorragica. La febbre si alza, la notte la passo come uno straccio..
7 agosto
Giovanna chiama Pietro, spiegando la situazione: risposta con la febbre non si deve assolutamente tergiversare, tempo 5′ ed è in hotel mi carica sul 4×4 e via in clinica. Incredibile dove mi porta, la clinica ha dei letti sulla strada, ma il medico è bravo ed è una clinica che esegue in tempo reale l’esame del sangue. Visto che sono farang e pago in usd vengo fatto coricare nell’ambulatorio del medico con aria condizionata. Il paramedico che mi fa il prelievo è un mago. L’esame andrà ad individuare la presenza di ceppo di flavivirus fattore eziologico della Dengue. Dopo un’ora esito negativo?! Ritorniamo in hotel rassicurati, fino ad una cena veramente frugale…una ciotola di steamed rice.
8 agosto
Pietro e Srei Da ci vengono a prendere, ritorniamo a Otres beach al Moorea dove rimaniamo per tutta la mattinata, fino a che Pietro lancia l’idea di andare a prendere un drink da Ezio al Martini Bar. Questo bar su Ocheteuil beach ė gestito da un italiano ed è il rifugio di molti italiani peccatori qui espatriati….e non proseguo con altra spiegazione!
Rientriamo in hotel prepariamo i bagagli per l’indomani, doccia riposino e ripassano i nostri due amici. Ultima cena insieme, andiamo a New sea villa restaurant dove mangiamo del pesce prelibato….30 usd in quattro…e poi rientro e nanna.


9 agosto
Taxi prenotato da Pietro su mia richiesta: non mi andava di fare 250 km in 6 ore in bus….invece li percorriamo in meno di tre ore con una spesa di 45 usd…ben spesi! Veniamo depositati proprio davanti al Pavillion di Phnom Pehm, dove veniamo accolti dal Manager che ci ha riservato ad un prezzo stracciato una room con piscina privata….questo perchė prima di partire per Sihanoukville abbiamo rinunciato alla prenotazione per il Pavillion a causa di rumori di lavori ed abbiamo indirizzato la nostra preferenza al 240, dello stesso proprietario. Al rientro il manager ci ha gentilmente convocato, in quanto era venuto a conoscenza del nostro disappunto e dispiaciuto per l’accaduto ci aveva promesso che al nostro ritorno avremmo avuto un trattamento speciale. E la notte già pagata al 240? No problem diverso nome ma medesima tasca….ed infatti eccoci qui in questa room di 80 mq con piscina privata.

Siamo a casa…quindi cambio di vestiti e subito fuori: davanti c’è una lavanderia e depositiamo i nostri indumenti e ci fanno 2 usd al kg con la promessa di farli per domani. Quando rientriamo li vedremo appesi ad asciugare sulla via!ora è deciso tuk tuk e via all’Orussey Market al Mekong express per acquistare i biglietti per andare a Siem Reap. Purtroppo dopo averli acquistati ci siamo allontanati di circa un km, quando nutro il desiderio di vedere come sono questi biglietti…orrore quell’idiota di impiegata impegnata sul cellulare con facebook ci ha dato i biglietti per HoChiMin…..adesso quindi dietrofront e dopo un buon km ritorniamo all’ufficio dove schiumando di rabbia non la insulto. Lei neanche un plissè come se tutto fosse normale una bella risata, ed intanto continua con FB sul cellulare. Adesso parte un’ondata di insulti! Decidiamo di pranzare al Sorya mall al quarto piano ai food stall ma prima acquistiamo per mezzo dollaro un termometro al mercurio, bandito in Europa. Dopo circa due ore prendiamo un tuk tuk e ritorniamo per un bagno ristoratore in piscina.a cena stasera si va al Khmer Surin. Qui proviamo la cena seduti per terra su stuoie e con il tavolo per i puffi! E a cena conclusa si va sul riverside!! E qui Giovanna che desiderava una borsa da Smateria si lancia in acquisti. Gelato al Blu Pumpkin e poi si ritorna a nanna.

10 agosto
E adesso ci togliamo la soddisfazione dopo tante volte qui, di visitare il museo archeologico. Piccolo ma veramente bello, in un’ambientazione da pagoda con giardini chiusi veramente eccezionali. Ingresso in due 5 usd ma da vedere. Uscendo andiamo a visitare templi vicini, Wat Ounalom,il Monastero,e il Kandal Market dove turisti non ve ne sono. Da lì attraverso poche vie si giunge in Central Market. Pranzo al Sorya mall e quindi tuk tuk che ci riporta al Pavillon. Piscina, tanta piscina relax e bagagli. Cena per l’ultima volta al Frizz con un’abbuffata di piatti cambogiani (stavolta ho esagerato!!ma lo chef è troppo bravo ed il cibo è irrinunciabile). Bagno serale nello piscina della stanza e poi a nanna.


11 -17 agosto
Il Pick del Mekong Express ci passa a prendere con una precisione svizzera, fa un giro piuttosto lungo per raccogliere altri viaggiatori e ci porta al terminal del Mekong Express. Novità: in 10 mesi hanno trasferito il terminal quasi all’ingresso della nuova autostrada per Siem Reap (costruita fino all’11/08 per circa 50 km). Il bus è tutto prenotato e a differenza degli altri paesi dell’indocina, qui l’autista non si ferma a raccogliere amici e/o parenti. L’uso della toilette è consigliato, infatti dopo ogni fruizione uno dei tre membri dell’equipaggio si lancia a sanitizzare e pulirla. Negli 11 usd di ticket è compreso pure un piccolo cestino da viaggio.

Il viaggio ormai lo conosciamo, ed attendiamo solo di giungere a Siem Reap dove ad attenderci sarà Sambo, un tuk tuk driver che conoscemmo anni prima e che ci fa da driver ogni volta che torniamo (veramente sicuro , ottimo conoscitore di Angkor Vat e dintorni, disponibile a tute le esigenze e molto conveniente :samboren2007@yahoo.com). Infatti arriviamo con 15’ di anticipo sulla tabella di marcia ma lui è li ad attenderci. Sa dove portarci, visto che alloggiamo ancora allo Steung.

All’arrivo c’è qualche problema con la prenotazione, la stanza che ci danno non è quella richiesta, l’interno del corpo principale non è più all’altezza. Tutte le stanze accusano guasti e danneggiamenti: ci spiegano che a causa dei continui tour provenienti da Taiwan, Taipei, Korea Russia e dal sud della Cina, succede di tutto. Infatti ne avremo la riprova: cinesi che fumano in stanza nei corridoi, a colazione, russi che entrano ubriachi alle 3 di notte urlanti e incapaci di intendere e volere. Urlano in qualsiasi occasione, compreso emettere rutti altisonanti e peti. Noi abituati alla cortesia e basso profilo vietnamita, abbiamo preteso di avere il cambio di stanza due volte, con la minaccia di denunciare il fatto all’ufficio centrale della Polizia Turistica, una potenza in Siem Reap! Detto fatto due stanze con mille scuse.A distanza di pochi mesi l’aeroporto di Siem Reap si è ingigantito, con la costruzione di Casinò, investimenti cinesi. Ci sono giornalmente tre cinque voli per Taipei, Nanning,Shangai, Seoul tutti prenotati da tour operator che scaricano aerei di turisti neofiti alla loro prima vacanza o volgari arricchiti russi . Il nostro soggiorno di ben 6 giorni si snoda sulla rivisita di Angkor, ma con un ticket seven days pass dal costo di 60 usd (3 gg costa 40 usd, non portare foto vi viene scattata con la tecnica aeroportuale), quindi con estrema calma soffermandoci sia sui più noti templi e su alcuni templi minori che in precedenza non avevamo visitato. Un particolare cenno ai Roulos group Temple, che sono da visitare soprattutto perché rappresentano i primi templi Khmer. Il Lolei piccolo conserva solo vestigia,il Preah Ko esemplare e il Bakong monumentale con tutta l’area attorno di frangipani ed il fossato. Si trovano a 13 km da Siem Reap direzione PP. Questo è un buon motivo per farsi portare alla riserva naturale o fishing natural village di Kampong Phulk. Dopo aver percorso almeno 10 km su strada si imbocca uno sterrato che nella stagione umida ogni tanto bisogna guadare a bordo del tuk tuk. Prima però ci si deve stoppare presso una casa/biglietteria dove il costo del ticket è a simpatia o conoscenza del driver: a noi è toccata bene Sambo conosce e quindi 20 usd a persona, altri hanno pagato 40, so che taluni 18…(Ci hanno detto che una società coreana che sovrintende ora la strada e le barche, ecco il motivo per il pedaggio.) All’arrivo all’imbarcadero presenti il tuo ticket e ti viene assegnata una barca personale (una grande barca per due!!) si parte e il tragitto è molto lungo e divertente e si incrociano pescatori nell’atto di raccogliere reti, nasse e trappole per attraverso percorsi di mangrovie esotici finché non siamo arrivati ​​al villaggio. Case colorate alte 4-6 metri a mò di palafitte.


Lungo la strada abbiamo preso scorci di vita di tutti i giorni in acqua, al nostro passaggio i pescatori con le reti, i bambini sguazzare in piccole imbarcazioni e le donne che trasportano cibi e pentolame. Ciò che ha reso il nostro viaggio davvero speciale è stato passare il tempo con una delle famiglie del villaggio. Altro luogo da menzionare è il Prasat Phnom Krom in direzione opposta, si tratta di un tempio posto in cima ad una brulla collina che domina il tramonto sul Tonlè Sap. Prima vi invito a fermarvi al Russey Luk e poi a Moat Pean altro villaggio di pescatori ma molto povero e dimesso.
Durante il nostro soggiorno siamo andati a trascorrere qualche ora con il bambini dell’ODA, che già Pietro ci aveva indicato, visto che è stato webmaster per il loro sito.


L’ODA (http://orphansdisabledcambodia.org/) è un orfanatrofio piccolissimo molto vicino al Banteay Kdey e al Prasat Bat Chum (un piccolissimo tempio dimenticato dai più dove Giovanna ha acquistato da una piccola bambina un bicchiere ricavato da un tronco): ODA supporta attualmente 20 bambini nel loro orfanotrofio residenziale, e mira a raggiungere fino a 40 – 50 se i fondi consentono. Hanno in programma di utilizzare il sito originale come modello e sviluppare altri tre orfanotrofi nei prossimi 5 anni. In Cambodia ci sono tanti orfani o semi orfani che hanno bisogno di un posto sicuro per dormire e ricevere cibo, una formazione completa e un’amorevole cura – tuttavia ingenti fondi sarebbero necessari per realizzare questo futuro. Può sembrare una cosa strana da dire di un orfanotrofio, ma i bambini in cura ODA qui sono davvero molto fortunati, in quanto è un fatto triste della vita in Cambogia che 2-3 pasti al giorno e l’istruzione primaria e secondaria non sono consentiti a molti bambini, e la fame rappresenta un problema critico. Lung e sua moglie Su Sry fanno miracoli tutti i giorni guadagnandosi finanze dalla vendita delle opere d’arte dei bambini, oltre a donazioni di qualsiasi tipo da parte dei visitatori. Nel corso degli anni Lung e Sry On hanno aiutato più di 50 bambini a diventare membri produttivi della società.Tutti i contributi vanno direttamente per provvedere ai bisogni di base dei bambini. Consiglio per chi desiderasse visitarlo: fermatevi in un qualsiasi store di siem reap, acquistate dentifricio spazzolini (non bisognebbe portare le caramelle, ma davanti ad una affermazione languida di un bimbo di 5 anni che ti dice I Love Mentos…) e oggetti non deperibili e portateli in dono. In alcuni periodi si può incontrare un’insegnante australiana in pensione, la nostra amica Shirley che da 15 anni trascorre molto tempo qui all’ODA.


Abbiamo trascorso un tardo pomeriggio anche in cima al Phnom Bakheng per il rito del Sunset. Esperienza che vale la pena ripetere: una scarpinata comoda ma lunga su una strada in buone condizioni e si giunge in cima da dove si domina Angkor Wat e tutta l’area del sito. Dopodiché si attende piacevolmente in compagnia di migliaia di persone di varie etnie il calar del sole. La foto più bella ed emozionante non è quella che ritrae il sole calante, ma la muaraglia umana di “indiani” assiepati sulle balconate del tempio. Il rientro al buio per questo sentiero rende il tutto veramente emozionante.Dal giugno 2012 il bellissimo tempio Neak Pean con le sue quattro fontane dell’elefante, della scimmia, di Budda e dell’uomo sono interdette ai visitatori, in quanto colpite gravemente dall’alluvione del l’ottobre 2011. Una perdita di visita non indifferente visto il contesto (una mega piscina che si attraversava su un ponte di bambù piuttosto stretto in fila indiana in entrambe i sensi). Da visitare i due templi del big tour, Kbal spean (da fare i salita 1500m in giungla ma ciò che vi attende sarà il giusto premio. Ricordarsi di portare il costume da bagno per fare la doccia sotto la cascata alla fine dei Lingas..dimenticavo:il tempio è nel torrente. Banteay Srey, questo tempio di colore rosso è ben noto per le sue sculture intricate, e vale la pena con il precedente di una gita di mezza giornata (circa 55 km dal centro di Siem Reap, 13-15 usd).



In conclusione la città di Siem Reap, che nell’arco di 10 mesi grazie(??) all’intervento cino koreano ha modificato il suo aspetto…in negativo. Siem Reap cinque anni fa era la culla del turista desideroso di estasiarsi innanzi la magnificenza di Angkor (anche se a me capita tutte le volte innanzi al Bayon), oggi la vedi attraverso le bandierine dei tour guidati, delle insegne luminose dei casinò(i cinesi sono accaniti giocatori, a livello dostoevskiano). La città si presenta come una piccola Bangkok dove tutti vendono tutto, dove si è fatta strada l’insistenza dei venditori (Sharm è un luogo di principianti!), dove puoi se vuoi,una città che è profondamente cambiata in peggio per chi vi è stato più volte. Sempre pregevole il ristorante Amok (http://www.restaurant-siemreap.com/html/amok.php) I prezzi sono sui 6 usd a piatto, un pò esagerato il costo della birra alla bottiglia,4 usd, rispetto alla concorrenza ( 2 usd) tuttavia ci sta con la qualitá del servizio. Da non perdere: due ingressi, uno davanti all’Old Market ed uno nella passage street. Possibilitá anche al piano superiore…provare steamed fish salad e ovviamente l’amok da chapeau!! Altri ristorantini sono pregevoli anche se ormai i prezzi sono molto simili a quelli europei. Il gelato? Blue pumpkin in old market, e dalle 20.30 in poi tutto al 50%. Al Viva in street 9 1 usd per un margarita, e 1usd per il nachos.

18 agosto
Partenza per Bangkok con Bangkok airways: i due ticket sono costati una fortuna 460 usd per poi partire con due ore di ritardo.



Giunti al Suvarnabhumi, solita manfrina dell’immigration che per sfortuna abbiamo fatto con i passeggeri di quattro aerei appena arrivati. Altre due ore. Taxy ormai consorziati, non più possibilità di scegliere e contrattare. C’è la possibilità del treno veloce a 90 tbh ma non se hai 4 ore di ritardo (http://bangkokairporttrain.com/time-table-route.html) . E così fino al Silom Centre point 280 tbh. L’hotel che conoscevamo è sempre all’altezza della propria fama: non fatevi ingannare per ciò che c’è al primo piano (supermarket, galleria negozi e bancarelle) le stanze sono al 20 piano e sono dei veri appartamenti con lavatrice inclusa, forno, microonde e tutta una cucina. Vista chao praya e Lebua hotel innanzi. Chi va a BKK provi la serata al vertigo ma anche il 64° del Lebua con dress code obbligatorio.
Dal 19 al 22
Bangkok . Ma siamo di casa ormai ecco perchè il nostro viaggio finisce sempre qui. E pochi passi in volo e ritorniamo a casa!

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Ci sono 6 commenti su “Laos e Cambogia: da nord a sud

  1. piove,piove,piove! anche io non ho compreso bene se il laos vi è piaciuto. ma mi è sembrato di no.*-)

    che tristezza leggere di questo cambiamento di siem reap…mi tengo stretta i miei ricordi sapendo che non saranno ripetibili.

    perchè il turismo deve sempre rovinare tutto e non riesce ad essere responsabile?:(

  2. Ringrazio prima di tutto il sito che mi ha dato l’opportunità di poter espimere alcune brevi :oops: considerazioni di viaggio ed i mei pochi gentili lettori e sciolgo loro la riserva sull’ipotesi che il Laos non ci sia piaciuto: è un luogo ameno, forse lasciato in una arretratezza post-moderna e mi spiego: luoghi prettamente turistici, improvvisatamente turistici e ciò entra in frizione con il costante wild world che lo contraddistingue, e per il quale sono in Asia. LP interessante la parte oltre il Mekong, le 4000 isole eccezionali per l’ambiente, Vientiane….beh una piccola città che tende al moderno…il bilancio consuntivo è positivo anche se chi è stato in Laos lo ricordi per quel che era. Per quanto attiene il discorso pioggia….il Vietnam è anche talvolta più inclemente :no:

    ps: il diario è stato redatto in tempo reale..poi è sopravvenuta la pigrizia per inviarlo! :ok:

  3. ciao, ho letto con interesse il vostro diario di viaggio, essendo reduce dalla cambogia da poco, e mi ha molto interessato. a noi manca solo il Laos e leggendo il vostro d.dib. mi è scappata la voglia, ma poi dite che invece vi è piaciuto, meno male. comunque noi andiamo sempre in inverno, quindi rischio pioggia scongiurato. complimenti ancora.:yummy:

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