Sevilla Sevilla… olè!

Il caldo e sonnolento sud della Spagna, una terra ricca di storia ed antiche tradizioni, conserva una perla rara per il suo fascino ed il suo splendore: Siviglia. Questa città, capitale dell’Andalusia, seduce subito il visitatore con le sue belle giornate soleggiate, le caratteristiche vie del centro storico, i sorprendenti e maestosi monumenti, il profumo dei fiori d’arancio, la cortesia dei suoi abitanti e le squisite prelibatezze che escono dalle cucine dei suoi ristoranti.
Siviglia è caliente, seducente e vi farà innamorare perdutamente di lei. E’ capitato anche a me. In soli due giorni mi ha preso il cuore e sono entrato nella folta schiera dei suoi ammiratori.
Il fascino di Siviglia è dovuto anche alle diverse civiltà che l’hanno plasmata e resa unica al mondo. Qui si respira non solo l’aria della cara vecchia Europa, ma si sentono anche i profumi dell’Africa e si toccano con mano le novità portate dalle Americhe. Lo stesso patrimonio artistico della città è una strabiliante mescolanza di architettura romana, islamica, gotica, rinascimentale e barocca.
Mi è capitato raramente di rimanere così impressionato da una città. Sapevo che era bella ma non credevo fino a tal punto.

Venite a scoprire Sivglia con me:

PRIMO GIORNO – sabato 5 aprile
La sveglia suona molto presto perché il nostro volo Ryanair partirà alle 6.50 dall’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo). Per le 9.30 circa siamo già a Siviglia che ci accoglie con un bel cielo azzurro e temperature superiori ai 20 gradi… una meraviglia! Fuori dall’aeroporto prendiamo il bus navetta Tussam (Linea EA), situato subito a sinistra dell’uscita, che conduce fino al centro della città (costo 4€). I pullman sono molto gettonati per cui potrà capitarvi di dover attendere un attimo prima di salire (partono circa ogni 20 minuti).
Scendiamo in Avenida de Carlos V e ci dirigiamo a piedi verso l’hotel Melia Sevilla (90€ camera doppia per notte), una bella struttura di 4 stelle situata alle spalle di Plaza d’Espanya.
Bene, adesso inizia il tour vero e proprio della città! Raggiungiamo il centro in circa 20 minuti ma lungo il percorso abbiamo modo di visitare esternamente l’Antigua Fábrica de Tabacos (orari apertura: lun-ven 8.30-20.30; ingresso gratuito), oggi sede dell’Università, dove a partire dal XVIII secolo veniva prodotti sigari per tutta Europa. Poco più avanti si incontra il Palacio de San Telmo, con un’elaborato portale barocco, e l’Hotel Alfonso XIII, edificato in occasione dell’Esposizione iberico-americana del 1929 richiamando gli elementi carattestici dell’architettura spagnola.
Il profumo delle zagare (i fiori dell’arancio) che pervade l’aria è dolciastro ed inebriante. Lo si può sentire per tutta la città in quanto molti viali sono fiancheggiati proprio da aranci. E’ incredibile! Sembra quasi che qualcuno abbia spruzzato uno di quei deodoranti per ambiente!
Siamo partiti da così poco tempo e, forse per via delle zagare, Giorgio richiede già la sua dose di zuccheri. Ci sediamo da Starbucks per una seconda colazione e abbiamo così modo di osservare il vivace via vai di persone che passano accanto al nostro tavolino all’aperto. Acquisita la giusta carica di calorie, visitiamo dopo l’Archivio General de Indias (orari apertura: lun-sab 9.30-16.45 e dom 10-14). L’ingresso è gratuito e, salito lo scalone d’onore, si accede all’incredibile archivio in cui sono conservati antichi documenti sulle scoperte geografiche. Le grandi e massicce librerie in legno scuro corrono tutto attorno al quadrilatero di corridoi dove si tengono periodiche esposizioni di mappe, documenti e oggetti vari. Vuoi per l’imponenza del luogo e vuoi per l’atmosfera raccolta, mi viene una certa soggezione al pensare all’inestimabile valore delle carte qui conservate e allo scalpore e alla sorpresa che fecero nei secoli passati tutte queste sensazionali scoperte geografiche. La visita, che vi richiederà circa una mezzora, è assolutamente da non perdere.
Poi, svoltato l’angolo, tutto il campo visivo è catturato dalla meraviglia indiscussa della città, ovvero la sua Cattedrale (l’orario di apertura varia in base al periodo dell’anno e ai giorni della settimana; costo ingresso omnicomprensivo 8€). Lasciatemelo dire, è uno dei più imponenti, sorprendenti ed affascinanti edifici religiosi che abbia mai visto. Le sue solenni linee gotiche, quasi intoccate nel corso di sei secoli di storia, mi hanno fatto letteralmente venire la pelle d’oca. A quanto pare non l’hanno fatta venire solamente a me perché, nel lontano 1987, venne riconosciuta insieme con la Giralda come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO.
E’ davvero bellissima e visitarla è un’emozione immensa. Già, “immensa” è la parola giusta perché, per molti secoli, è stata la terza cattedrale al mondo per dimensioni dopo San Pietro a Roma e Saint Paul a Londra (superata oggi dalla Basilica di Nostra Signora della Pace a Yamoussoukro in Costa d’Avorio).
I lavori per la costruzione della Cattedrale di Siviglia iniziarono nel 1401 sulle fondamenta dell’antica moschea musulmana del XII secolo. La leggenda vuole che la giunta della città decretò: “costruiamo una chiesa per la quale ci considerino pazzi”. E forse un po’ lo erano davvero, ma non credo avessero idea di quanta meraviglia avrebbe suscitato per secoli la Cattedrale agli occhi dei fedeli e dei visitatori.
L’esterno dell’edificio è davvero molto ampio e le pareti sono così movimentate e decorate da sembrare quasi ricamate. Un intricato ed elegante susseguirsi di elementi gotici che trasmettono solennità e potenza.
Varcata la porta del Principe e un piccolo museo, si accede ad uno spazio immenso ed austero. Le cinque navate in stile gotico, con absidi e deambulatorio, sono illuminate da piccole vetrate colorate. Tutte le pareti sono abbellite da altari, elaborate grate in ferro battuto, gruppi scultorei, tele, affreschi e stucchi ma sono certo che la vostra attenzione sarà rapita dal coro della navata centrale, fiancheggiato da grandi organi e riccamente decorato, in cui si trovano 117 stalli in legno di quercia e abete bianco intagliati in stile gotico e mudéjar. Da qui si può ammirare la Cappella Maggiore (in fase di restauro nell’aprile 2014) dove è ubicato l’altare principale, uno splendente retablo fiammingo alto 20 metri. Alle sue spalle, la Capilla Real, in cui sono conservate le tombe della famiglia reale, culmina in una cupola a cassettoni.
La visita prosegue con la Sacristia Mayor, in stile plateresco e con pregiate opere pittoriche, la Sala Capitular e il Tesoro della Cattedrale, colmo di ostensori, calici e preziosissimi ornamenti religiosi in oro, argento, perle e gemme preziose.
Per quanto vi siano numerosi dubbi sulla presenza del corpo del grande navigatore, in uno dei transetti laterali della chiesa si trova il monumento funebre di Cristoforo Colombo, realizzato all’inizio del XX secolo.
Se la visita della Cattedrale ha succhiato tutte le vostre energie, uscite alla ricerca di un po’ di aria fresca e di ristoro all’ombra delle piante di aranci del Patio de los Naranjos. Quello che un tempo era il cortile delle abluzioni della moschea (realizzato nel 1172), oggi è un luogo di pace in cui l’acqua zampilla da tranquille e basse fontane in marmo.
Il profumo inebriante delle zagare in fiore aleggia per tutto il giardino e le grosse arance pendono dagli alberi. La bellezza della Cattedrale e della Giralda proteggono e sorvegliano questo angolo di mondo, mistico e perfetto.
Adesso che avete recuperato un po’ di forze, rientrate nella chiesa e spendetele per salire sulla Giralda, la celebre e superba torre campanaria della Cattedrale, alta 97 metri, che un tempo fu il minareto dell’antica moschea almohade.
Le pareti in mattoni sono decorate con disegni geometrici in stile islamico mentre la parte finale è frutto di un elegante restyling del 1568. Si raggiunge la sommità attraverso larghe rampe che, un tempo, permettevano al muezzin di salire e chiamare i fedeli alla preghiera direttamente in groppa al suo cavallo. Inutile dire che, da quassù, la vista sui tetti della città, sulla cattedrale e sul patio degli aranci è davvero superba.
I tempi di visita dell’intero complesso possono essere anche piuttosto lunghi data la moltitudine di cose interessanti da visitare. Essendo una delle principali attrazioni della città, dedicatele il giusto tempo (considerate almeno 1.30 ore).
Usciti, infine, da questo luogo incredibile, decidiamo di gironzolare per il quartiere ebraico situato alle spalle della Cattedrale. Strette viuzze pedonali si susseguono a piccole piazzette caratteristiche (su tutte spicca la graziosissima Plaza de Santa Cruz), scorci inaspettati su cortili di abitazioni private, ristorantini con tavoli all’aperto e mura antiche. L’atmosfera è esattamente quella che uno si aspetta di trovare durante un viaggio in Andalusia.
Nel nostro peregrinare e curiosare, scopriamo un bellissimo patio all’interno di un portone dove è possibile pranzare. L’atmosfera del ristorante La Cueva è strepitosa e ci gustiamo una splendida paella. I ritmi dei camerieri sono molto lenti ma decidiamo di adeguarci alle tempistiche di queste zone.
La prossima tappa del nostro tour ci porterà alla scoperta delle meraviglie nascoste oltre le spesse mura che separano il Real Alcazar dal resto della città. Il palazzo reale (orario apertura: durante il periodo estivo dalle 9.30 alle 19.00 ) è un’affascinante ed inusuale sovrapposizione di stili architettonici che hanno trasformato l’antico forte, eretto nel 720 d.C. sotto la dominazione araba, in un trionfo dello stile mudéjar (uno stile tipico andaluso in cui l’arte islamica incontra il gusto occidentale). A tratti sembra di visitare una medersa (scuola coranica) o un palazzo marocchino tanto gli stili si assomigliano.
Ampliato nel corso dei secoli e, soprattutto, nel periodo della Reconquista spagnola del XIII secolo, è stato dimora dei sovrani di Spagna per più di mille anni (tutt’oggi vi si trovano alcuni appartamenti regolarmente utilizzati dalla famiglia reale in visita alla città).
Lungo la coda per accedere alla biglietteria, una guida locale passava avanti e indietro offrendo ai turisti italiani una visita guidata. Chiediamo informazioni e, ad un prezzo di soli 5€ da aggiungere al ticket di ingresso (9.5€), la signora ci accompagna appassionatamente per circa un’ora alla scoperta di questa meraviglia.
Dalla Porta del Leone, ingresso principale del palazzo, si accede al patio de la Monterìa, un cortile dallo stile gotico che conserva ormai poche tracce dell’architettura originaria dell’Alcazares. All’interno, il complesso di edifici si sviluppa attorno a due principali cortili: quello di Las Doncellas, dove si svolgeva la vita ufficiale, e quello di Las Muñecas, il centro della vita privata. In entrambi la ricchezza dei decori è davvero stupefacente: marmi, stucchi elaborati, piastrelle policrome, eleganti porticati e tranquille fontane zampillanti di acqua fresca. La pace e la bellezza di questi patii toglie davvero il fiato.
La visita si snoda tra le diverse stanze affacciate su questi cortili ma la più spettacolare è sicuramente il Salone degli Ambasciatori, riccamente decorato con stucchi e piastrelle e con un favoloso soffitto in legno intagliato e dorato.
Una volta terminata la visita degli spazi interni (tra i quali si citano anche le stanze e la cappella di Carlo V, decorati con tappezzerie e piastrelle colorate del secolo XVI), si accede ai rigogliosi e curati giardini formati da terrazze, fontane, statue e padiglioni. Qui si mescolano lo stile moresco, rinascimentale e barocco. La pace e la frescura di questo parco sono davvero irresistibili e offrono rifugio al caos e alla calura della città.
La stanchezza comincia a farsi sentire così ci trasciniamo lungo Plaza de San Francisco, spiamo all’intento dell’Igreia del Salvador dove si sta tenendo una funzione religiosa e imbocchiamo la caratteristica Calle Sierpes, piena zeppa di negozi e persone che passeggiano in attesa dell’orario dell’aperitivo.
Rientrati in hotel, ci riposiamo un attimino e, dopo una bella doccia rigenerante, prendiamo il taxi e scendiamo nei pressi di Plaza de San Francisco dove ceniamo all’Albarama, in un bel localino caratteristico. Prendiamo qualche tapas per assaggiare i gustosi sapori della tradizione locale che qui, cosa inusuale, vengono serviti con una certa attenzione alla presentazione (oltre che al gusto!).
La città, dopo il calar del sole, è piena di vita, di musica e di persone così non riusciamo a resistere alla tentazione di una passeggiata qua e là per ammirare le piazze ed i monumenti illuminati. L’atmosfera è serena e la temperatura piacevole… se non fosse per la stanchezza non rientreremmo più in hotel!

SECONDO GIORNO – domenica 6 aprile
Oggi gireremo la città a bordo delle due ruote. E con “due ruote” intendo la bicicletta! Prima della partenza avevamo contattato via e-mail Rent a Bike, un noleggio di biciclette con sede in Plaza de Santa Cruz, che offre il comodissimo servizio di consegna e ritiro dei mezzi direttamente in hotel (per tutto il giorno costo 12 euro a persona + 3 di assicurazione facoltativa).
La città di Siviglia non è poi così piccola da visitare a piedi, specialmente se non volete fermarvi solamente al bellissimo centro storico. Se calcolate che per arrivare da Plaza de España fin verso la Basilica de la Macarena, nell’omonimo quartiere, dovrete macinare a piedi circa 3 km, il noleggio di una bicicletta rappresenta un’ottima soluzione per girare in lungo e in largo la città (specialmente se vi fermerete per pochi giorni).
Unica nota negativa è la scomodità del sellino. Già perché subito dopo poche ore inizia ad essere davvero fastidioso rimanere seduti (per non parlare del giorno dopo) e la situazione va decisamente peggiorando dato che buona parte delle strade sono lastricate e sconnesse.
Saliti a bordo delle nostre bici, andiamo subito alla ricerca dell’ingresso posteriore del Parque de Maria Luisa (orario di apertura dalle 8 alle 22, ingresso gratuito), uno splendido parco con fontane colorate, laghetti e animali in ceramica. La frescura e il profumo degli alberi è intrigante ed invitano a sostare a lungo… ma non abbiamo tempo! All’interno del parco si trovano anche il Museo de Artes y Costumbres Populares (orario di apertura mar-sab 9-20.30 e dom 9-14.30, ingresso gratuito) e il Museo Arqueólogico (orario di apertura mar-sab 9-20.30 e dom 9-14.30, ingresso gratuito), entrambi allestiti in due curiosi padiglioni realizzati in occasione dell’Esposizione del 1929. Ma l’edificio più strabiliante eretto a Siviglia per quell’evento, anch’esso situato all’interno del parco, è sicuramente Plaza de España, un’immensa piazza a semicerchio percorsa da un canale d’acqua e collegata con 4 ponti interamente ricoperti di piastrelle smaltate. Alcuni belli e colorati azulejos, che rappresentano le provincie spagnole, abbelliscono l’edificio, un tripudio di mattoni a vista, marmo e ceramica.
Usciti dal parco, costeggiamo le rive del Guadalquivir, il fiume della città, e raggiungiamo l’antica Torre del Oro, attualmente adibita a museo (orario di apertura dalle 10.30 alle 13.30, costo ingresso 3€), che però ci limitiamo ad osservare dall’esterno. La torre venne eretta dagli arabi nel 1200 ed un tempo era collegata all’Alcàzar da una linea di fortificazione, oggi scomparse.
La pedalata prosegue costeggiando l’Hospital de la Caridad (orario di apertura lun-sab 9-13.30/15.30-19.30 e dom 9-12.30, costo 5€), con la sua chiesa decorata da piastrelle smaltate. Nei dintorni troviamo numerose persone vestite di tutto punto che si recano nelle chiesette dei dintorni. Ne pediniamo qualcuna ed entriamo in una piccola chiesetta dove è allestito un carro con una madonna di legno interamente circondata da candele. Credo sia dovuto alle celebrazioni della Feria de Abril, una delle feste più celebri e chiassose dell’Andalusia, che si terrà nelle prossime settimane.
Come si fa a venire a Siviglia e a non fare una tappa a Plaza de Toros de la Maestranza? L’arena per corride più celebre della città, anche se siete contrari a questa tradizione locale, va assolutamente visitata (orario di apertura dalle 9.30 alle 19; biglietto d’ingresso 7€). Un tour guidato di circa un’oretta vi accompagnerà nell’arena, all’interno del piccolo museo dove sono conservati abiti e oggetti personali dei celebri toreri e dove una bravissima guida vi avvicinerà con curiosi aneddoti a questo mondo così ricco di storia, passione e misticità.
Ripresa la pedalata, capitiamo quasi per caso in Plaza del Museo dove decine di artisti espongono all’aperto le loro opere in un’atmosfera molto pittoresca. Tra i vialetti e gli alberi ombrosi, si trovano tele davvero belle e particolari. Su insistenza di Giorgio (e ha fatto bene) visitiamo il Museo de Bellas Artes (orario estivo di apertura dalle 10 alle 17; costo ingresso 1.5€) che si trova proprio qui, all’interno di un ex convento. Tra antichi cortili, saloni e una chiesa sconsacrata, il museo custodisce un incredibile tesoro tra cui opere di Murillo, Ribera, El Greco, Pacheco, Roelas, Herrera e Zurbarán.
E’ nuovamente tempo di risalire in bicicletta. Il sole è molto caldo e si inizia a sudare. Teniamo duro perchè pedalare per le vie di Siviglia è di una bellezza incredibile. Si incontrano persone curiose, si scoprono angolo caratteristici e sembra di toccare più con mano la vita quotidiana di qui. Giunti in Plaza de la Encarnacion, recentemente rivoluzionata dall’avveniristico Metropol Parasol, una tettoia immensa ed ultramoderna interamente realizzata in legno, cerchiamo un posticino in cui pranzare. E’ domenica, in città c’è molta gente e i ristoranti sono pieni. Ci fermiamo in un moderno locale dove mangiamo pesce. Siamo incuriositi dalle coppie di una certa età o dai gruppetti di signore che si fermano a pranzare fuori casa in un ambiente così moderno. Il connubio tra il nuovo e l’antico che ci ha colpiti nella piazza, lo troviamo curiosamente anche qui.
Per il caffè torniamo di qualche centinaia di metri sui nostri passi e ci fermiamo alla storica pasticceria Confiteria la Campana dove non resistiamo davanti ai dolci esposti dietro al bancone che hanno forme, colori e sapori così differenti dai nostri.
Saltiamo nuovamente sui nostri sellini, non senza qualche difficoltà e dolorino, e ci dirigiamo verso la Casa de Pilatos (orario estivo di apertura dalle 9 alle 19, costo biglietto comprensivo della visita al piano superiore 8€). Siviglia è disseminata di splendidi palazzi che traboccano di fascino dai loro giardini tranquilli e ombreggiati, dalle loro armoniose facciate e dai curiosi richiami allo stile mudéjar che in essi si trovano. Dopo l’impareggiabile superiorità del Real Alcazar (il palazzo reale), va assolutamente visitato il più incredibile ed affascinante palazzo della città: la Casa de Pilatos. L’architettura sivigliana del XV-XVI secolo qui tocca l’apice del suo splendore ed esplode in tutta la sua elaborata bellezza agli occhi eccitati del visitatore.
La costruzione della Casa de Pilatos, iniziata nel XV secolo, si deve ai coniugi Pedro Enríquez de Quiñones e Caralina de Ribera che realizzarono la residenza per il figlio Fadrique, marchese di Tarifa. Egli, di ritorno da un viaggio in Terra Santa, si convinse che la distanza che intercorreva tra la casa di Ponzio Pilato e il monte Golgota era la stessa di quella che separava il suo palazzo da un santuario ubicato fuori dalle mura della città di Siviglia, dedicato alla “Croce del Campo”. Il marchese decise quindi di installare una Via Crucis, con dodici stazioni, lungo questo percorso e, conseguentemente, si diffuse nell’immaginario popolare la credenza che la casa fosse una copia di quella del pretore romano.
Varcata la soglia della portineria con la nostra audioguida nelle orecchie, il candore e la ricchezza delle decorazioni del patio centrale, sul quale ruota tutta la struttura del palazzo, è davvero sensazionale e lascia a bocca aperta. Il nipote del primo marchese di Tarifa, in viaggio a Napoli e nel resto dell’Italia, si innamorò del gusto italiano tanto che, rientrato a Siviglia, volle coniugare l’architettura tipica andalusa al gusto rinascimentale. Si appassionò, inoltre, alle opere lasciate dagli antichi romani dei quali divenne collezionista. Tutto questo lo si può chiaramente vedere nel cortile che mantiene nel complesso uno stile rinascimentale, arricchito da moltissime decorazioni mudéjar. Una bella fontana centrale, dalla quale zampilla tranquilla dell’acqua limpida, e quattro statue romane, poste agli angoli, abbelliscono il patio, attorno al quale corre un porticato che ripara ventiquattro busti di imperatori romani. Attorno al cortile si affacciano numerose camere, riccamente decorate con azulejos colorati ed elaborate decorazioni in gesso, con finestre che danno sui giardini esterni. La raffinatezza e la perfezione del lavoro degli artigiani è davvero sorprendente.
Due giardini raccolti, tranquilli e traboccanti di fiori invitano a godersi un po’ di pace mentre il suono armonioso dell’acqua zampilla da qualche bella fontana.
Il piano superiore, al quale si accede tramite una spettacolare scalinata interamente decorata da azulejos dai differenti disegni e colori, è accessibile solamente tramite visita guidata della durata di circa 20-30 minuti (all’ingresso vi diranno l’orario del primo tour disponibile). In questi spazi è possibile ammirare l’evoluzione del gusto e degli stili architettonici susseguiti nel corso dei secoli. Tra ottocenteschi studi e salottini, si nascondono interessanti tesori tra i quali un ritratto del Tintoretto e una Tauromachia di Goya.
Terminata la visita, ci dirigiamo verso il quartiere della Macarena lungo Calle San Luis. La zona è tranquilla e piuttosto pittoresca anche se, a mio modesto parere, non è così imperdibile. Troviamo la Basilica de la Macarena completamente affollata di persone vestite con gli abiti della festa. La veneratissima statua della Madonna è issata su di un carro riccamente adornato ed interamente circondata di candelabri. Anche qui siamo finiti nel bel mezzo di qualche ricorrenza religiosa. Mi avvicino giusto per osservare qualche minuto la scena e per assaporare l’aria intrisa di venerazione e poi risaliamo a bordo delle nostre biciclette. Lungo il nostro peregrinare per la città sfrecciamo accanto alle antiche mura (Murallas) e alla Torre de los Perdigones. Attraversato poi il Guadalquivir, raggiungiamo il quartiere della Cartuja dove vennero allestiti i padiglioni dell’Expo 1992… che desolazione e che degrado! Immensi capannoni, parchi, parcheggi e palazzi realizzati secondo i perfetti gusti dell’architettura anni ’90 giacciono, oltre lunghe cancellate aggiunte successivamente, in un totale stato di abbandono. Che tristezza! Possibile che edifici così belli ed ancora utilizzabili siano stati lasciati a loro stessi? Subito il pensiero corre verso la nostra Expo 2015 di Milano. Speriamo non faccia la stessa misera fine…
Da qui proseguiamo verso il quartiere di Triana, per secoli legato al fiume ed al porto. Conserva ancora oggi qualche bello scorcio caratteristico ma siamo troppo stanchi dalla pedalata sotto il sole cocente per poterli apprezzare appieno. Ci rinfreschiamo le idee con un gelato (ad un prezzo esorbitante!) e ci rimettiamo in sella (ahi che dolore!) per rientrare in hotel.
La sera ci dirigiamo verso il centro in taxi (è vero che non è molto distante dall’hotel ma siamo pieni di dolori) e ceniamo all’Oca Giuliva, un ristorante italiano consigliatoci da amici. Dopo una passeggiata per il quartiere ebraico, bellissimo anche la sera quando non è invaso dai turisti, attraversiamo il bel parco che corre lungo il Paseo de Catalina de Ribera e ci dirigiamo in hotel.

TERZO GIORNO – lunedì 7 aprile
La sveglia suona nel cuore della notte perché alle 4.30 dovremo già essere in pensilina per prendere il bus navetta Tussam verso l’aeroporto. Per non rischiare di perderlo, arriviamo fin troppo presto. Per le strade non c’è ovviamente nessuno se non un taxi che si offre di accompagnarci in aeroporto ad un prezzo stracciato. Giorgio accetta subito e così abbiamo tempo per fare colazione in tutta calma finché, verso le 6 del mattino, ci rechiamo all’imbarco del volo Ryanair che ci riporterà in Italia.

Per maggiori informazioni sul mio programma di viaggio o sui monumenti visitati e per vedere le mie fotografie visita il mio blog (www.tusoperator.it)!

Tusoperator.it

 

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