¡Colombia: a la orden!

Prezzi a persona

Moneta:  € 1 = 2.535 Pesos Colombiani (COP) – il simbolo usato è il medesimo del dollaro ($)

 

E’ marzo, l’inverno è ancora lungo e sono già diversi giorni che guardo sulla rete alla ricerca di un volo per l’estate, metto destinazioni a caso, provo le combinazioni migliori per le ferie che abbiamo a disposizione: Africa – Asia – Sud e Centro America; è sabato sera, appaiono buone offerte per Bogotà.. B O G O T A’ … € 689 su lastminute.it , ok, destinazione scelta..

ma non è pericolosa la Colombia?

Questa sarà la frase che ci perseguiterà fino al nostro ritorno in patria, qualsiasi persona incontrata, amico e conoscente, appena percepiscono il paese scelto intonano – sgranando gli occhi  – il famoso quesito.

Stipulo l’assicurazione con Travel Guard (€ 63,87) e mi rendo conto, una volta stampato il certificato della polizza che copre “intero mondo ad esclusione di […] Paesi caraibici…” ‘azz..

Prestate quindi attenzione, non fate come la sottoscritta che parte, praticamente senza copertura assicurativa!!

Inizio a leggere siti di interesse, diari di viaggio, Lonely planet: sembra che siano davvero pochi i connazionali che si recano qui per le vacanze.. intuisco sin da subito che tutti i viaggiatori –  passato il calvario della famosa domanda sulla sicurezza – cercano di tranquillizzare gli interessati.

Consulto la mappa: c’è il Caribe, l’oceano Pacifico, giungla, pianure, valli, altipiani, montagne, ghiacciai e vulcani… la scelta sarà ardua! Si parte!

 

1^ Giorno: Milano Linate – Parigi – Panama – Bogotà

Ci alziamo in volo con Air France, breve sosta nella capitale francese, sorvoliamo l’Atlantico e siamo a Panama con qualche minuto di ritardo. Corriamo al gate e siamo di nuovo in volo. Uno spuntino offerto dalla Copa Airlines e atterriamo in Colombia.

Sono circa le 21.00, espletiamo le pratiche per il visto: un semplice foglio di carta da compilare e ritiriamo i bagagli. Fuori ci sono i taxi ed il Transmilenio ovvero il bus che porta in città, ma vista la fama del paese, l’ora tarda ed il rincoglionimento da volo+fuso, costringo Lele a prendere un taxi ($ 33.000) che ci porta dritto a destinazione. L’autista è un distinto signore di mezza età, vestito elegante ed un po’ raffreddato. Gli facciamo qualche domanda sul paese, sulla sicurezza, sulla droga e ci risponde che come in tutti i paesi del mondo anche qui, c’è la gente buona e quella cattiva; molti turisti vengono per la cocaina ma lui non ha niente a che vedere e non ne vuol sentir parlare.

Vediamo, sulla vetta di due colline, le rispettive chiese illuminate al neon e ci consiglia di recarci il giorno seguente, la domenica, alla funzione religiosa che si terrà al Monserrate – hei nonnetto, ci avevamo già pensato!

Arriviamo nel quartiere della Candelaria, le strade sono deserte, ci sono alcuni senzatetto che rovistano nei rifiuti in cerca di qualcosa. Non ci sono turisti in giro. Sembrano le 4 di mattina.

Raggiungiamo il Masaya Hostal prenotato su Booking, una camera doppia con bagno in comune, colazione e salviette incluse (€ 56 la camera per due notti).

La scelta è risultata ottima: vicina alle attrattive della città, alla fermata dell’autobus Transmilenio e, posso dirlo, in una zona apparentemente sicura e tranquilla.

Lo staff è molto disponibile e cordiale, l’ambiente è giovane e colorato. Ci sono pc, connessione wifi gratuita, strumenti musicali, tv, libri, giochi in scatola e videogame a disposizione degli ospiti.

 

2^ Giorno: Bogotà

Facciamo un bel pisolino fino alle 8 di mattina, quando ci alziamo e letteralmente divoriamo la colazione: succo di non so quale frutto, cereali, latte, frutta fresca, frittata, cioccolata calda e toast con marmellata.

Siamo pronti per la camminata verso il Monserrate!

Bogotà, per chi non lo sapesse, come la sottoscritta fino a quel momento, è a circa 2.600 mt slm, il Santuario del Monserrate, è a 3.152, raggiungibili con una comoda funivia oppure con una faticosissima scalinata… indovinate quale opzione sceglieremo?!?!

Mi trascino sulla scalinata, fa caldo e sudo ma ho freddo, sete, fame, fatica, mi viene da piangere…… alcuni fedeli arrancano, altri corrono su e giù dai gradini come in una maratona sportiva, c’è chi raggiunge la vetta in ginocchio.

In questo via vai, ci sono centinaia di venditori ambulanti che offrono gelati, frutta, bibite, spiedini, santini, formaggio, braccialetti e, ad ogni passante ripetono all’infinto la mercanzia offerta e la frase ¡a la orden! – questo diventerà anche il nostro motto, dopo averne intuito il significato: una sorta di “a sua completa disposizione” oppure per ringraziare per l’attenzione e/o il compenso ricevuto per il servizio offerto.

Arriviamo in vetta dopo circa 2 ore e ci sediamo a terra, in Chiesa.

Il rapporto dei bogotani con la religione è molto diciamo “folcloristico”: si siedono a terra, dove capita, alcuni portano il cappellino, altri si addormentano, chi risponde al cellulare, alcune ragazze hanno pantaloncini striminziti, e canotte succinte.

Assistiamo alla liturgia e, dopo il saluto ai fedeli, il prete, prende un bel succhiellino di acqua benedetta e la sparge sui pellegrini.

Le prime file si allontanano soddisfatte e fradice.

Ci godiamo il panorama ancora per un po’, la città si estende nella sabana – la valle sottostante – a perdita d’occhio.

Scendiamo per la stessa scalinata costellata sempre di venditori e di militari che controllano che non avvengano furti o situazioni spiacevoli ai passanti.

Assaggiamo una pasta filante dolce, servita in bicchierini del caffè, il sapore ricorda il torrone e viene letteralmente tirata e avvolta su di un ramo appeso ad una parete di roccia, da un abile venditore. ($ 500)

Compriamo qualcosa al supermercato Olimpica visto che domani ci sposteremo: cracker, biscotti, acqua e lo spazzolino da denti che Lele ha lasciato in Italia.

Continuiamo la visita della città fermandoci al Museo dell’Oro (gratuito la domenica), al Museo di Botero e quello della Moneda.

Camminiamo verso Plaza Bolivar e mangiamo ad un selfservice che serve il menu esecutivo ($ 8.500) formula già incontrata in Peru che comprende una zuppa, un piatto unico con riso, insalata e pomodori, in questo caso pollo o altra carne e… platano fritto! ovvero fette oppure polpettine di banana locale somiglianti a patate almeno nel sapore. Accompagnate da un succo oppure una gaseosita, una bevanda gassata con gusti improponibili che ricordano lo sciroppo per la tosse.

Torniamo in ostello, il fuso mi fa piombare in un sonno profondo fino a circa le 2 di notte, mi giro e rigiro fino a mattina.

 

3^ Giorno: Bogotà – Zipaquirà – Villa del Leyva

Ci alziamo verso le 7, facciamo colazione e ci dirigiamo verso la stazione del Norte in autobus: facciamo fatica a capire le indicazioni per prendere i mezzi, il traffico è congestionato e i segnali luminosi a noi incomprensibili non ci aiutano… (1 corsa urbana $ 1.700). Incontriamo in stazione una gentile signora che ci accompagna allo snodo per prendere la buseta per Zipaquirà ($ 4.300).

Ci fa mille raccomandazioni di stare attenti ai bagagli, di tenere lo zaino piccolo sul petto perché viene aperta la cerniera da abili ladruncoli che altrimenti sfileranno i vostri averi… già un po’ come accade a Milano o Napoli.

Dopo circa 1 ora di tragitto raggiungiamo la cittadina di Zipaquirà e a piedi, circa 1 km, raggiungiamo il Museo dove lasciamo in deposito gli zaini per continuare leggeri la nostra visita.

Saliamo la collina che ospita la Cattedrale di Sale, ed acquistiamo il biglietto comprendente anche il Sendero del Minero ($ 29.000).

La visita guidata illustra tutte le curiosità e le informazioni riguardanti l’ex cava di sale trasformata in maestosa cattedrale. Gli interni sono un susseguirsi di giochi di luci, stazioni della Via Crucis, statue sacre e allestimenti che mostrano la vita all’interno della straordinaria struttura.

C’è un cortometraggio 3D che spiega la storia del luogo, stand che vendono ogni sorta di souvenir, piccoli chioschi per mangiare qualcosa e una piccola ricostruzione di una cittadina locale.

Ci stacchiamo dal gruppo e partecipiamo al “Sentiero del minatore”, ci muniamo di torcia ed elmetto, esploriamo le grotte al buio e proviamo l’ebbrezza ma soprattutto la durezza del lavoro svolto dagli operai.

Terminiamo la nostra visita, recuperiamo gli zaini e prendiamo una buseta per Briceno ($ 2.500) perché il bus diretto per Tunja non c’è. Ci lasciano su di una statale e nello stesso istante, nella direzione opposta, si ferma un bus granturismo che per $ 15.000 ci porta a Tunja in 3 ore. Arriviamo al piccolo terminal, prendiamo una combi ($ 2.500) ed arriviamo a Villa de Leyva.

Quindi sì, voi che cercate informazioni sulla fattibilità della visita a Zipaquirà, senza tornare a Bogotà, si può tranquillamente fare, in tutta calma!!

Arriviamo nella cittadina che è buio, sembra notte fonda ma sono soltanto le 18.00, percorriamo le strade lastricate in cerca di un ostello e ci imbattiamo nel Hotel El Solar dove per $ 60.000 ci assegnano una bella doppia con bagno privato, wifi gratuito e colazione inclusa.

Abbiamo fame, gironzoliamo per le strade semideserte e ci imbattiamo ne El Paisa una cantinetta che prepara arepa: una sorta di hamburger di mais bianco imbottiti con pollo oppure verdure ed altra carne, ed empanada: sono dei fagottini fritti ripieni di carne e verdure serviti con le immancabili gaseositas. ($ 14.000 totali)

Torniamo in ostello e riposiamo le stanche ossa…

 

4^ Giorno: Villa de Leyva

La sveglia è sempre all’alba a causa del fuso, attendiamo la colazione con frutta fresca, cioccolata e caffè e ci rechiamo nell’enorme piazza del paese.

I pochi turisti in città sono ancora tutti sotto le coperte, ci godiamo il paesaggio e le vie deserte, sbirciamo nei cortili che ospitano caffè, artigiani e botteghe di souvenir, gironzoliamo senza meta scorgendo qua e là un museo, una chiesa e qualche edificio con targhe in memoria di personaggi noti.

Visitiamo il Museo di Nariño (gratuito), piccolo ma molto curato con un giardinetto rigoglioso.

E’ ora di pranzo e scegliamo un’anonima cantina che prepara el menù del dia: la solita zuppa e piatto unico con patatine, riso e una bistecca di carne con il bicchiere di succo. ($ 9.000)

Leggiamo sulla guida che ci sono delle cascate raggiungibili a piedi dal centro cittadino, seguiamo le istruzioni recuperando una cartina ad un ostello fuori città, seguiamo il sentiero e ci godiamo il panorama dalla vetta senza trovare le famose cascate.

Torniamo in paese, ammiriamo dei ragazzini che fanno volare gli aquiloni: qui si respira serenità e tranquillità, la vita è scandita dai lenti ritmi della natura.

Conserveremo un piacevole ricordo di questo posto…

Facciamo un po’ di spesa in un market e ci concediamo un aperitivo con birra e patatine.

Come potremo constatare durante tutto il viaggio, dopo le 19-19.30 è difficile trovare “ristocantine” aperti per una cena, ci sono i ristoranti turistici ma, sembra che la gente del posto ceni molto presto.

Seguiamo le abitudini locali e ci infiliamo in una panaderia che sforna dolci e prodotti salati dove gustiamo brioches al formaggio e prosciutto e una Postobon (gaseosa) al gusto fragola supersintetica. ($ 10.000)

 

5^ Giorno: Villa de Leyva – Barichara

Colazione e via verso il terminalito per raggiungere Tunja ($ 2.500) per proseguire in direzione San Gil ($ 25.000). Arriviamo in città e decidiamo subito di spostarci a Barichara, dopo il tranquillo soggiorno a Villa del Leyva non sopportiamo il traffico, il caos e la grigia città.

Con $ 4.200, sempre con la buseta, attraversiamo bellissimi paesaggi, un saliscendi di natura lussureggiante, animali al pascolo e aquile nel cielo.

Scendiamo nella piazzetta della cittadina e sembra di essere in un film: strade lastricate con ripide discese, muri imbiancati a calce, tetti di tegole rosse.

Fatichiamo un po’ a trovare un ostello economico “quanto basta per le nostre tasche” e la scelta ricade sul Tinto Hostel: camera con bagno privato, wifi gratuito e a disposizione una bella cucina attrezzata oltre ad una manciata di hormigas culonas (lett. formiche culone) da assaggiare: croccanti insetti al sapore di dado Star.

Ci spingiamo fino al Mirador,  dove si gode di una bellissima vista sulla vallata, il cielo è di un azzurro mozzafiato puntinato da grandi uccelli neri che planano sulle correnti sembrano aquile ma probabilmente sono condor.

Fatichiamo a trovare un posto per pranzare che non sia turistico, ma in una via poco distante dalla piazza scorgiamo il Rancho Quemado (o qualcosa di simile) dove per $ 6.000 mangiamo un super menu del dia e sorseggiamo della chicha – bevanda alcoolica a base di mais fermentato – per  $ 1.000.

Torniamo in piazza e ci facciamo tentare dal morbido gelato che molti passanti si stanno gustando… ci costa come il pasto ($ 6.000) ma diciamo che ne è valsa la pena.

 

6^ Giorno: Barichara – San Gil – Santa Marta

Ci svegliamo alle 6 e dopo aver consumato la colazione – acquistata nei giorni precedenti – nella bella cucina dell’ostello, ancora avvolti dalla nebbia, partiamo per il Camino Real che porta a Guane, 9 km di strada lastricata pedonale in mezzo alla natura. Sul nostro cammino incontriamo qualche mucca, un cane e circa 3 passanti, rumori di grilli, uccelli che cinguettano e nulla di più.

Ci fermiamo in piazza, dove c’è una deliziosa chiesetta, un monumento al parroco che fece molto per il paese ed il Museo Archeologico ($ 2.000); la custode chiude la porta dietro di noi e ci accompagna in questo gioiellino ricco di fossili, reperti e curiosità.

Attendiamo il bus delle 11 ($ 1.800) e in circa 35 minuti torniamo a Barichara.

Pranziamo al Rancho alla solita cifra e gironzoliamo per la cittadina, il mirador, il parque de las artes, la cappella ed il cimitero.

Ci rilassiamo sulle amache dell’ostello attendendo il bus delle 17 che ci riporta a San Gil ($ 4.200) e poi al terminal dove alle 19.30 prenderemo il bus di Brasilia diretto a Santa Marta, sulla costa ($ 55.000).

 

7^ Giorno: Santa Marta – Palomino

L’aria condizionata sui bus colombiani tocca punte sotto lo zero e la musica dei film trasmessi farebbe accapponare la pelle pure a mia nonna che è quasi sorda.

Non ho dormito benissimo, i bus peruviani battono alla grande quelli colombiani in comfort e ore dormite.

Facciamo un veloce cambio di bus a Cienaga, ma sono già le 6 di mattina, il sole è alto e la temperatura pure.

Prendiamo una combi che dal terminal ci porta a Palomino. ($ 15.000)

Conosciamo un ragazzo colombiano seduto sul sedile dietro di noi, si reca a Rioacha da alcuni amici per le vacanze… gustiamo insieme un ottimo bicchiere di succo di guanabana,  un grosso frutto dalla spessa buccia verde ed un interno polposo bianco e lattiginoso. Lo prendiamo al volo, mentre la buseta rallenta per un dosso, da una ragazza che vende succhi sul ciglio della strada ($ 500).

Scegliamo questo paesino ingolositi dalla descrizione sulla Lonely Planet, la decanta come meta per viaggiatori tranquilli dove c’è poco o nulla oltre alla spiaggia.

Il piccolo bus ci lascia al ciglio della strada principale, ingaggiamo due ragazzini che in moto ci portano fino in spiaggia ($ 2.000) a circa 1 km dalla statale. Qui troviamo il bel Dreamer Hostal, gestito da un ragazzo italiano. Purtroppo le camere sono tutte al completo, ci indica il vicino San Sebastian mooolto più spartano: $ 60.000 per una camera privata con bagno in comune, ribattezzata da noi “il laboratorio dei cinesi”. Potremo comunque usufruire, grazie alla gentilezza del proprietario del Dreamer, della bella piscina, della connessione wifi gratuita e dell’ottima colazione – a pagamento.

Approfittiamo subito della sua disponibilità assaggiando un succo servito in brocche da 1 litro ($ 4.500) rispettivamente di lulo (un simil limone meno aspro) e di mora.

Mettiamo i costumi e in men che non si dica, siamo in spiaggia.

Ci rendiamo subito conto che la destinazione è proprio come descritta dalla guida, una spiaggia lunghissima, palme e boscaglia oltre la distesa di sabbia fine, selvaggia e tranquilla per viaggiatori – per lo più zaino in spalla – in cerca di relax. Unico particolare tralasciato è che, essendo la corrente marina abbastanza forte, ci sono delle bellissime onde che impediscono la balneazione se non per divertirsi a riva, giocando con i cavalloni…

Per cena torniamo sulla strada principale dove al Restaurant Palomino (uno dei molti simili sulla strada) mangiamo il menu del dia per $ 7.000.

Facciamo spesa in una tienda al ciglio della strada: l’acqua imbottigliata in Colombia costa di più delle bibite gassate e della birra. Ci sono dei boccioni in plastica da 6 lt oppure delle buste sigillate – sempre in plastica – da 5 lt; optiamo per la seconda, travasandola poi in bottiglie di acqua gelosamente accantonate per il nostro fine. Il sapore non è per niente salutare (a parere mio)… e torno alle bottiglie da 0,500 o al massimo da 1,5 lt.

Ci fermiamo al Dreamer per un cocktail, fino alle 20.00 c’è l’happy hour 2×1 e per $ 10.000 ci gustiamo due Daiquiri alla mora, niente male!

 

9^ Giorno: Palomino

La giornata inizia con una super colazione da $ 6.000 a base di frutta, torte, crepes, succhi, uova, frittata e contorni di verdura.

Ci rosoliamo in spiaggia e poi in piscina attendendo la cena al chiosco di Doña Ana $ 6.000 + una rinfrescante gaseosita da $ 1.500 per digerire il bel piattone spazzolato in un batter d’occhio.

 

10^ Giorno: Palomino – Cartagena

Ottima colazione al Dreamer e siamo in partenza per Santa Marta con una buseta ($ 8.000), che all’ingresso del parco Tayrona, raccatta una ragazza inglese con la quale divideremo il taxi per raggiungere il terminal della città ($ 1.500 in tre) per poter prendere il bus per Cartagena de indias ($ 20.000) ed in circa 3 ore siamo alla stazione, anche lì prendiamo una buseta e siamo in centro città ($ 1.700).

Scegliamo l’Hostal Casa Venecia nel quartiere Getsemani, a 5 minuti a piedi dalle mura della città vecchia ($ 70.000 a notte con aria condizionata, colazione – povera – e bagno condiviso con un’altra camera).

Facciamo un giretto nel centro storico della città, si nota sin da subito che la città è turistica, curata, ogni angolino è un quadretto colorato e perfetto.

Acquisto della frutta buonissima da una mastodontica donna in abiti tradizionali (circa 4 € il piatto) porta dei guanti usa e getta mentre sbuccia la succosa frutta: cosa gradita ai molti  turisti che sbarcano dalle crociere

Ceniamo al Este es el punto nella nostra stessa via con $ 33.000 ci gustiamo un piattone di Bandeja Paisa letteralmente sarebbe un vassoio, ma è un bel piattone con fagioli, uovo, salsicce e l’immancabile platano fritto ed un altro piatto con pesce fritto ed il solito contorno.

Torniamo nella città vecchia dove incontriamo per caso il ragazzo colombiano con il quale abbiamo gustato il succo sulla buseta! Che coincidenza! Hasta luego amigo

 

11^ Giorno: Cartagena de Indias

La sveglia, come sempre suona piuttosto presto, ne approfittiamo per fare colazione in ostello arricchendola con i nostri acquisti (succo d’arancia e biscotti) e torniamo nella città vecchia per godercela in tutta tranquillità, ancora deserta…

Saliamo sulle mura e scrutiamo il mare che si estende oltre la città fortificata, visitiamo qualche chiesa nascosta tra piccole viette e alberi fioriti, curiosiamo nei molti negozi di souvenir in cerca di qualche regalino.

E’ ora di pranzo e scegliamo il Restaurante Paisa, a pochi passi dal nostro ostello: il solito garage allestito alla belle meglio, sopa, un piatto unico con carne e l’altro con pollo ed agua de panela (succo estratto dalla canna da zucchero allungato con acqua) per i soliti $ 5.000.

Ci rilassiamo un po’ in ostello e ci rechiamo al porto turistico per l’acquisto dei biglietti per il giorno seguente; scegliamo lo sportello dell’Alcatraz, il traghetto più grande e più lento che organizza l’escursione alle isole del Rosario e all’Isola di Barù, questo perché ci permetterà di prendere lo stesso mezzo, due giorni dopo senza pagare supplementi. Nei $ 53.000 sono comprese le tratte di andata e ritorno, la sosta sull’isola dell’acquario, il pranzo, l’ingresso al parco nazionale e la tassa aeroportuale.

La gentilissima incaricata ci consiglia di fare spesa per i beni di prima necessità: acqua in bottiglia e noi, ci aggiungiamo qualche snack per la nostra permanenza.

Come si è potuto intuire, la cucina colombiana non è molto fantasiosa e varia, e per questa sera ci concediamo una buona pizza al Restaurante Pavia, gestito da un italiano trasferitosi in questa bella città ($14.000).

 

12^ Giorno: Islas de Rosario e Isla Baru

Con il traghetto delle 9.15 salpiamo dal molo con sosta all’ Islas del Rosario, il cielo è coperto e non ci fa godere appieno del panorama e dei colori del posto.

Attendiamo circa 40 minuti la fine dello spettacolo che si sta svolgendo all’interno dell’Oceanario dove – per fortuna – hanno assistito pochi turisti acquistando il biglietto sui vari traghetti e barchette che ci hanno portato fino a qui.

Siamo stivati su di una piccola spiaggetta, tutti in attesa di ripartire per la vera sosta all’Isla de Baru; con il senno di poi non avrei partecipato a questa escursione ma avrei acquistato la tratta diretta per Baru, vero anche che, fermandoci a pernottare e quindi con parte degli zaini con noi, sarebbe stata una bella avventura arrivarci con le piccole lance che sfrecciano a pelo dell’acqua…

Arriviamo finalmente sull’Isla Baru precisamente a playa blanca, pranziamo al punto ristoro gestito da Alcatraz con un buon piatto di pesce con platano, riso ed insalatina, una dissetante limonata e torniamo in spiaggia per trovare l’alloggio.

La sabbia è bianchissima, il cielo si rannuvola e inizia a cadere una leggerissima pioggia..

Sceglieremo le cabañas Zion, gestite da un simpatico ragazzo, la moglie e i due figli piccoli ($ 40.000) qui non c’è acqua corrente, per fare la doccia si usano delle taniche di acqua dolce, il wc invece va alimentato con l’acqua salata contenuta in grosse cisterne.

La luce elettrica è prodotta dal generatore dalle ore 18 alle 02 di notte.

La nostra camera da letto è una palafitta sopra il bar, il tetto è in paglia, all’interno c’è un letto di bambù con materasso e due sedie; dal nostro terrazzino al mare ci sono circa 4 mt.

Il cielo è ancora coperto, passeggiamo sulla lunghissima spiaggia bianca e facciamo un sacco di bagni in queste acque cristalline. I traghetti e le lance ripartono, nei paraggi restano poche persone: questo incantevole posto è tutto per noi…

Sceglieremo il Restaurante Roy dove, con l’azzeccata formula Happy Hours 2×1 attira un sacco di clienti. Ci gustiamo due pesci locali alla griglia: una mojarra e un pargo, con un riso fantastico riso al cocco, il tutto annaffiato da birra Aguila. (tot $ 47.000)

Non essendoci la luce elettrica, sui tavoli vengono messe delle taniche per acqua tagliate, riempite di sabbia e accese delle candeline…. la spiaggia è costellata di piccoli puntini luminosi accompagnati dal rumore delle onde, l’atmosfera è molto romantica e rilassante….

 

13^ Giorno: Isla Barù

La mia sveglia biologica si innesca alle 5.. spiaggia deserta, il sole che albeggia, gli uccelli che svolazzano in cielo sopra la nostra capannina, il fruscio delle onde..

Inutile dire che la giornata passerà tra mille bagni, lettura di un buon libro, acquisto del cocco alla chiosco vicino a noi per $ 4.000, attendiamo l’ora di cena e scegliamo di fermarci dal nostro albergatore: due pesci succulenti, birrette ghiacciate ed i soliti contorni ($ 59.000).

 

14^ Giorno: Isla Barù

La giornata è scandita da bagni, sole, lettura e un buon pranzetto da Doña Mary con pesce, insalata, patacones (polpette di platano fritto) e dei gustosissimi succhi di frutta ($ 47.000) ed una cena a base di camarones (gamberi), birra e cocktail per la nostra ultima notte sull’isola ($ 56.000) da due simpatici ragazzi locali vicino alle cabañas Zulu.

 

15^ Giorno: Isla Barù – Cartagena

Ci godiamo ancora per qualche ora questo paradiso in compagnia dei bimbi del proprietario: oggi lezione di sorrisi… prendiamo delle encocadas (dolcetti al cocco) ed altri snack dalle venditrici sulla spiaggia. Acquistiamo del ceviche (pesce crudo marinato) ed attendiamo il traghetto che ci riporta sulla terra ferma.

Recuperiamo gli zaini lasciati in custodia all’ostello e corriamo a prendere una buseta che ci porti in stazione ($ 1.700).

Contrattiamo il prezzo con le varie società che offrono la tratta e scegliamo infine il Rapido Ochoa che, con $ 90.000 ci porterà a Medellin.

 

16^ Giorno: Salento

Durante la notte piove a dirotto, ci fermiamo in una specie di autogrill per fare colazione, fa molto freddo, abbiamo dormito poco e male.. arriviamo in città alle 08 e decidiamo di ripartire subito visto che la città di Medellin offre davvero poco, seppur la temperatura è ottima, non a caso viene chiamata la città dell’eterna primavera.

Siamo al terminal Norte e per poter continuare la nostra corsa ci dobbiamo spostare al terminal Sur ($ 1.700). Con Flota Occidental proseguiamo il viaggio ($ 39.000) tra scenari meravigliosi, ripidi tornati e vette sommerse dalle nuvole. Il bus ci lascia a Las Flores, una sorta di uscita della superstrada dove si fermano le varie combi per le località vicine. Prendiamo un piccolo bus che per $ 2.600 ci porta nella piazza della cittadina di Salento.

Gironzoliamo per le ripide strade in cerca di un ostello e scegliamo El Jardin, come recita il nome è un complesso formato da 2 palazzine, una delle quali di recente costruzione, affacciate su di un piccolo giardino curato e fiorito.

La camera è praticamente nuova, con coperte pulitissime e pesanti, salviette, bagno privato e wi-fi: per 3 notti spuntiamo un totale di $ 150.000, niente male!

Facciamo un giro in paese, l’atmosfera – anche qui – è rilassata, la gente per strada ci saluta e ci sorride; c’è una fiera agraria nel weekend, e tra le specialità proposte assaggiamo un portentoso guanabazo: succo di guanabana con aggiunta di caramello ($ 3.000).

Scorgiamo vicino alla piazza ed alla panaderia, una stanzetta con le pareti dipinte di un verde acido accecante, due signore sfrigolano i piatti dietro ad un muretto… chiaramente ci fermiamo da quella che sarà ribattezzata “la nonna” e per $ 10.000 comprensive di mancia alle arzille signore, spazzoliamo due piattoni con la solita formula: sopa + piatto unico con bevanda.

 

17^ Giorno: Salento 

Ci svegliamo alle 07.30 circa e, dopo un’abbondante colazione in panaderia con brioches, torta, biscotti e caffè tinto ($ 5.000 in due), ci rechiamo in piazza per prendere la jeep che ci porterà alla Valle de Cocora ($ 3.400) io mi siedo sulle panche, e Lele si aggrappa sul pianale dietro insieme ad altri due bellimbusti.

Dopo circa 40 minuti scendiamo dal mezzo tutti infreddoliti dall’aria pungente che entra dai lati del mezzo e ci incamminiamo per il sentiero.

La natura è bellissima, si incontrano delle mucche al pascolo, si guadano alcuni piccoli torrenti e si passano dei ponticelli, fino a raggiungere la Casa dei Colibrì (ingresso $ 5000 comprensivo di una bibita gassata oppure di cioccolata calda e formaggio). Ammiriamo questi eleganti uccellini svolazzare tra gli abbeveratoi, gustiamo la bevanda offerta e riprendiamo il nostro cammino fino al rifugio Montaña, situato appunto in vetta alla montagna.

Degradiamo sul sentiero Las Palmas, l’ingresso sarebbe di $ 3.000 ma non troviamo nessuno durante il nostro tragitto, quindi ci godiamo il bellissimo panorama, e lasciamo la proprietà privata.

Riprendiamo la jeep Willys per il paese (sempre $ 3.400) e ceniamo dalla cara nonnina con tamales (un fagotto verde fatto di foglie di banano al cui interno si cuociono riso e pollo) e comida corriente ($ 8.000).

Passeggiando in piazza, ci facciamo tentare dal meringon: un dolce multistrato con meringa e pesche sciroppate, una mattonella che in un paio di bocconi finisce nei nostri stomaci ($ 4.000)

 

18^ Giorno: Salento – Filandia

Oggi scegliamo di fare un giro a Filandia, (seppur sulla guida sia denominata FINLANDIA, il nome corretto è senza la N), dopo la consueta colazione in panetteria da $ 5.000 prendiamo un bus per Las Flores ($ 2.600) e da lì uno diretto nella cittadina (circa $ 3.000).

Arriviamo in città ed inizia a diluviare, sulla piazza ci sono i resti dei bagordi del weekend, un palco, delle sedie e i rifiuti tipici delle feste di paese, si sta smontando il tutto, la chiesa purtroppo è chiusa e l’ammiriamo solo dal fuori: bianca e blu, in stile coloniale.

Raggiungiamo un bello spiazzo con delle panchine nel centro sportivo, accanto alla caserma militare: c’è una sorta di addestramento, i soldati sono tutti schierati, uno è a passeggio con un cane antidroga, come sempre il clima è disteso, il mio forse un po’ meno… :D

Ci fermiamo in una caffetteria, prendiamo un tinto ed un agua de panela calda ($ 2.000).

Gironzoliamo ancora un po’ per il paese, tra una pausa della pioggia ed un altro scroscio..

Raggiungiamo a piedi il restaurante Los Urrea, c’è una bella insegna che recita horno de leña (forno a legna) e decidiamo di provare le pizze… l’interno è molto colorato e curato, ci sono oggetti appesi, tappi che decorano i muri, dischi, bottiglie di vino e molti attrezzi e utensili. La pizza è molto buona! ($ 26.000)

Ritorniamo a Salento sempre in bus e ci dirigiamo verso il cimitero, al ponte giallo pedonale che attraversa il fiume, andiamo oltre per “tastare il terreno” per la mattina seguente: la visita ad una Finca di caffè. Camminiamo qualche chilometro, il cielo si è aperto e fa abbastanza caldo…

Il mio stomaco è un po’ sottosopra, e mentre Lele ingurgita il solito pasto serale dalla nonna, io provo un rimedio locale: agua de panela con aggiunta di sale.. il gusto è terrificante ma sto decisamente meglio.

 

19^ Giorno: Salento

Ultima colazione in panetteria e partiamo a piedi per raggiungere la Finca di Don Elias,  immersi nella natura, su di una strada sterrata che porta fuori dal paese. Raggiungiamo la piantagione dove ad attenderci c’è un gentile ragazzo che lavora nella piantagione e si occupa dei tour sia in inglese che in spagnolo ($ 6.000). Don Elias purtroppo deve recarsi in città per delle commissioni quindi non ci accompagnerà nella nostra visita.

Ci illustra le piante di caffè, le altre specie che vengono piantate per eludere le api a non nutrirsi dei fiori di caffè, procediamo poi con l’essicazione e la tostatura fino alla macinatura e all’assaggio finale.

Riprendiamo la via del ritorno passando questa volta dalla Finca Ocaso, scendendo sul fiume, si attraversa il ponte e si passeggia tra cespugli di bouganville e giardini fioriti.

La zona turistica si chiama Bochia e si arriva alla strada asfaltata dove passa la buseta per tornare a Salento. ($ 1.500)

Pranziamo dalla nonna, la salutiamo e torniamo in ostello per recuperare gli zaini, destinazione Armenia ($ 3.600).

Scegliamo, al terminal, la società di trasporti Velotax che ci condurrà a Bogotà ($ 30.000 con wi-fi sul bus) e lasciamo i bagagli in custodia.

Facciamo un giro in centro: la città è molto caotica, ci concediamo uno snack: arepa boyacense (il mais è giallo, quasi dolciastra con una fetta di formaggio fuso) con succo di frutta. Ci spingiamo fino al Parco segnalato sulla guida ma è chiuso. Arriviamo ad un centro commerciale molto simile ai nostri, con abiti alla moda, negozi di marca ed accessori per la casa di design.

Si fa buio e ci lasciamo tentare da un piccolo locale dove preparano solo spiedini di carne… il volantino raffigura il cuoco di Ratatouille, l’offerta è composta da uno spiedino a scelta tra manzo, maiale o pollo + una gaseosita per un totale di $ 4.000, ne mangiamo ovviamente due a testa e ci intratteniamo a chiacchierare prima con il commesso e poi con il proprietario. Parliamo della nostra vista, del suo lavoro e, dopo una chiacchierata di quasi 2 ore si offre per accompagnarci, con la sua auto al terminal.

Saliamo sul bus delle 22:30, come da programma ma dopo circa 20 minuti di strada il bus si ferma, nel bel mezzo del nulla, in coda, a fari spenti. La strada è completamente bloccata in entrambe le direzioni a causa di un grosso camion in avaria… le ore sembrano interminabili, la coda è chilometrica. Proviamo a dormire sugli scomodi sedili al freddo e al fracasso della tv prima e della radio dopo.

 

20^ Giorno: Bogotà

Arriviamo a Bogotà verso le 8.00, prendiamo una buseta e dopo circa un’ora vediamo che abbiamo clamorosamente sbagliato parada (fermata)… il mezzo si inerpica sulle colline in periferia, decidiamo di scendere, bere un the caldo in una piccola bettola e riprendere la strada di casa. Dopo circa 3 ore dall’arrivo in città e $ 3.100 spesi, arriviamo al Masaya che ancora pioviggina.

Purtroppo tutte le doppie sono occupate, scegliamo il dormitorio misto da 5 posti letto per $ 25.000 a testa con un sconto del 10% visto che abbiamo già soggiornato presso la struttura.

Chiaramente nulla a che vedere con la comodità e il prezzo della camera privata…

Oggi visitiamo il Museo della Polizia (gratuito), dove un gentilissimo e professionale ragazzo in divisa ci illustra le sale contenenti i reperti più antichi fino alla storia più recente del suo paese; le interessanti vicende del famoso Pablo Escobar, le sue pistole, la sua motocicletta e gli effetti personali, un’altra sala molto apprezzata dal genere maschile racchiude centinaia di pistole e fucili. Mangiamo in un ristorante anonimo della Candelaria (il quartiere centrale e più antico della capitale) con la medesima formula di sempre a $ 6.500, facciamo un giro in Plaza Bolivar dove si sta tenendo una toccante manifestazione per i desaparecidos incarcerati e mai più ritrovati… Proseguiamo con il Museo Militare (gratuito), ci sono molte sale con le uniformi, i cannoni, le azioni militari più famose e la ricostruzione di alcuni scenari di guerra. Il piazzale esterno ospita un elicottero presidenziale, un sottomarino, un carro armato ed altri cimeli.

Le spossanti visite ci inducono a fare una pausa con tinto e brioches in una delle panetterie che costellano la città. Torniamo poi in ostello per preparare i bagagli.

Usciamo più tardi per cena ma, come sempre la città, dopo le 19 offre gran poco per mangiare.

Notiamo che moltissimi ragazzi escono dalle università, le lezioni terminano alle ore 20 ed i giovani si riversano sulle strade e nei bar per mangiare una brioches e chiacchierare.

Scegliamo una fruteria dove gusto per l’ultima volta una bella insalata di frutta con una limonata e Lele mangia arepas al formaggio e buñelos (una sorta di oliva ascolana molto grossa, leggera – solo nel peso -, con ripieno al formaggio) per $ 11.700.

 

21^ Giorno: Bogotà – Panama

Anche l’ultima sveglia suona alle 07.30, dopo colazione in panetteria con caffè con leche, yogurt, brioches e biscotti ($ 8.500), chiudiamo la valigia e prendiamo il Transmilenio per recarci in aeroporto: direzione Las Universidades ($ 1.700) e l’alimentador, un bus verde che accompagna fino alle partenze.

Ci alziamo sulla maestosa città, enorme, a perdita d’occhio, per fare una breve sosta sull’altrettanto affascinante Panama…

 

22^ Giorno: – Milano

Il volo è ottimo: Air France ha un’ampia scelta di cibi e bevande, ci sono snack e bibite ad ogni ora. I servizi di intrattenimento sono vari e diversi film sono in lingua italiana. I sedili sono comodi e l’equipaggio gentile.

 

Considerazioni personali

La Colombia è un paese semplice da vivere e da godere; con le consuete accortezze da adottare in qualsiasi viaggio sarà un’avventura meravigliosa.

La gente è ospitale, cordiale, disponibile e sempre sorridente; quando ci si incontra per strada – meno nelle grandi città – le persone azzardano un buenas (diminutivo di buenas tardes) a voce o fanno un gesto con il capo in segno di saluto. Un po’ come capita da noi in montagna, sui sentieri, quando si incontrano altri escursionisti.

Tutti sorridono, sempre! Se non fosse già stata battezzata la Thailandia, la terra del sorriso, proporrei la Colombia come sua degna concorrente.

La gente veste all’occidentale, ci sono negozi di marchi locali e non, che non hanno nulla da invidiare alla nostra grande distribuzione ed ai nostri negozi cinesi.

Tutte le donne hanno le unghie curate e dipinte esattamente come in Italia – tranne la sottoscritta.

Hanno molta cura per la loro persona e si stringono in attillatissimi leggings – qualsiasi sia la propria taglia.

Molti giovani sfoggiano apparecchi per i denti, dettaglio al quale non avevo dato peso finché non ho letto l’esauriente libro di Silva de Natale (Millevite – viaggio in Colombia) utile per capire la storia moderna e tragica di questo fantastico paese.

E’ un paese sicuro, non ci siamo mai sentiti in pericolo, abbiamo viaggiato sui mezzi locali che gli stessi cittadini usano abitualmente per spostarsi, anche durante le lunghe tratte notturne.

Sullo scottante argomento cocaina non ho proprio nulla da dichiarare a riguardo: in venti giorni di permanenza ci è stata proposta una sola volta da un venditore ambulante per strada, situazione che mi è capitata a Marrakech così come a Malindi, a Zanzibar e in mille altri posti, nonché nelle notti di movida milanese.

Diciamo che, se non si cercano grane, la Colombia non te le verrà a procurare.

Ad ogni angolo di strada ci sono giovani ragazzi in uniforme dell’esercito con mitra spianati e sorrisi innocenti, nella capitale ci sono agenti con i cani antidroga che passeggiano per strada; non nascondo che fanno un po’ di soggezione ma basta rivolgere un timido saluto o un cenno del capo che ricambiano orgogliosi della divisa che portano.

 

Usciamo dagli stereotipi e dalle convenzioni, mostriamoci aperti e non rintaniamoci in arcaiche congetture! Buon viaggio!

 

A tutti i colombiani che non hanno smesso di sorridere (cit.)

 

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