Nepal, India & Kashmir: tutto da solo, ma in mezzo alla gente..no driver!!!

Nepal, India & Kasmir: tutto da solo ma in mezzo alla gente…no driver!

26 sett-13 ott   di giusep11

26 settembre                                                                                                                                                                                                                                                                                                             Dopo qualche mese di preparazione, di ricerca, di rifinitura, di incastri e con qualche dubbio irrisolto, arriva il giorno di partenza. Questo giorno segna la fine del grande lavoro, delle ore piccole, di tutti gli incubi vissuti, di tutte le incertezze e timori che potranno essere dissolti definitivamente solo in loco.  Il mio non è solo un viaggio ma anche una sfida contro le paure di quello che mi aspetterà e un test di prova sul proprio coraggio e capacità. Non sono nuovo a questo tipo di esperienza avendo fatto tutta l’Indocina da solo, ma questo viaggio ha un’altro sapore, diciamo che il livello è più alto.

Volo serale con Air India(compagnia di medio livello) ci porta puntualmente a Delhi. Seguendo il percorso transfer, e dopo un pò di controlli, arrivo all’ingresso per i voli, ma prima ritiro la mia carta d’imbarco al banco appena prima dell’ingresso ai voli, grazie a Dio già pronto, e dopo altri controlli posso prendrere il volo Air India per Kathmandu.

27/28/29/30 settembre    Patan/Kathmandu e dintorni                                                                                                                                                                                                           All’arrivo bisogna riempire due moduli, uno scaricabile e compilabile da casa(su cui va messa una fototessera e reperibile su vari siti), e il secondo, la disembarkation card, disponibile all’entrata dell’aeroporto. E’ conveniente pagare la visa on arrival con dollari(25$) per evitare cambi sfavorevoli usando altre monete. All’uscita dell’aeroporto, mi aspetta il primo impatto con i tassisti che subito si fiondano per accaparrarsi la corsa di 800NPR che si può ridurre notevolmente se si contratta  o ancor meglio se si prende il taxi fuori dall’aeroporto. La mia scelta è quella di non andare nell’orribile Kathmandu, ma di scegliere una più tranquilla Patan che si tradurrà in una scelta azzeccata. Avevo prenotato una G.H. proprio vicino alla Durbar Square in cui proprio quel giorno vi era un concerto di musica nepalese che mi accoglie con ritmi e suoni della loro tradizione. Passo così il primo pomeriggio a contemplare la magnifica Durbar e per cena mi delizio con il primo assaggio dei magnifici momo. Un problema generale del Nepal è la carenza di energia elettrica che si riversa nella mancanza di illuminazione delle strade, per cui dopo il tramonto si è immersi nel buio e fa comodo portare un torcia al seguito. Al mattino dopo comincio le mie visite seguendo un itinerario da me studiato che mi porta come primo step a Kirtipur. Per arrivarci prendo un taxi e sarà anche l’ultima volta che userò questo mezzo. Appena entro nel tempio di Kirtipur vengo avvicinato da un ragazzo(Be) che si presenta come una guida e che si offre di accompagnarmi lungo il mio itinerario. Con un pò di titubanza accetto, con la promessa che avrei pagato se mi avesse soddisfatto la sua prestazione. Be conosce bene Kirtipur perchè vive lì e mi fa fare un giro per tutto il paese facendomi vedere le cose più interessanti come il tempio e anche come si svolge la vita quotidiana così lenta che ti fanno rivivere i tempi di una volta. Lasciati Kirtipur facciamo un pezzo di strada a piedi fino ad arrivare alla fermata del bus che ci porterà alla cittadina Newari Pharping. Usare i bus locali e viverli è una esperienza particolare perchè ci si trova a diretto contatto con il popolo e si è immersi in un contesto molto particolare. I bus sono affollatissimi, si viaggia sempre con la porta aperta presidiata dal controllore che si sporge costantemente all’esterno cercando di fare il “buttadentro” per far salire più gente possibile richiamando l’attenzione delle persone in strada con grida disumane. Dopo la visita al tempio di Dakshinkali e fatto un giro generale ci avviamo per un trekking che ci porterà a Khokana attraverso campi e risaie. Khokana è molto interessante perchè presenta un’atmosfera di altri tempi dove tutto è come una volta ovvero si possono vedere tutte quelle attività quotidiane svolte in modo antico: donne che lavano le stovilgie,  fanno le trecce di aglio e peperoncino, attività artigianali. Facciamo anche visita ad una piccola fabbrica di olio di senape la cui presenza è annunciata dal gradevole odore così intenso che si sente per strada, e con molta curiosità seguo tutte le fasi della lavorazione. Si parte dalla cottura dei semi, che vengono versarti dentro una vasca e tramite una ganascia si pressano ad ottenere l’olio così profumato. Prima di andar via chiedo a Be di fare un’altro giro per rivedere il tutto. Al centro vediamo degli anziani con lunghe trombe che si si stanno preparando alla festa in maschera dell’indomani. Arriviamo a Bungamati un piccolo paesino dove si possono ammirare delle eccellenze nell’artigianato locale. E’ molto interessante curiosare nelle botteghe dove vengono prodotti vere e proprie opere d’arte in legno e metallo, nonchè artisti pittori. Credo che qui è possibile approfittare ad acquistare qualche ricordino veramente fatto a mano. Questo paese è attraversato dal fiume completamente inquinato dagli scarichi fognari di Kathmandu per cui è inutile come consiglia qualche t.o. di vedere il tramondo lungo le sponde del fiume….morirete dalla puzza. Lascio la guida Be con la promessa di rivederci l’indomani e corro a Khatmandu. Il livello di inquinamento atmosferico e acustico non ha eguali; certo ci sono delle cose belle da vedere, ma per me resta un postaccio. Arrivo, e dopo aver ricevuto indicazioni del tutto contrastanti giungo a Tamel per prenotare una g.h. per l’ultimo giorno, faccio un giro tra le viuzze zeppe di gente e mercanti e riprendo da Ratna park il bus per Patan. Le strade non sono illuminate ed in generale vi è un problema di penuria di energia elettrica e considerato il caos che c’è per strada, non viene voglia di stare fuori dopo il tramonto per cui mangio e torno in albergo.

Mi alzo presto e incontro Be a Patan per iniziare il secondo giro che sarà molto interessante. La parte che esploreremo oggi, secondo il mio programma, è quella nord con la prima visita a Budhanilkantha dove vi è un tempio Indù molto interessante in cui vi è rappresentata una divinità straiata in mezzo all’acqua ricavata da un unico blocco di pietra. La figura giace sopra un serpente detto Shesha che rappresenta l’eterno. Proseguiamo a piedi, sotto qualche scroscio d’acqua, fino ad arrivare sulla collina Shivapuri Hill e proseguendo ancora a piedi, attraversando campi, bosco e risaie, arriviamo ad un gompa tibetano, luogo in cui incontro degli occidentali che prendono lezioni di buddismo e di meditazione, e devo dire che sono sempre di più quelli che si convertono in questa religione. Durante questo spostamento incontriamo piccoli centri agricoli collinari e sono molto curioso di scoprire il loro modo di vivere, per cui invito Be a chiedere alle ragazze che incorntriamo alcune cose come la loro età e scopro che a 12 anni sono già sposate con figli e si dedicano al lavoro dei campi e ad accudire i piccoli. Be mi conferma che qui si sposano molto presto ed è raro trovare una ragazza a 20 anni non sposata, tant’è vero che lui che ha 28 anni desta molta curiosità per il fatto di non esserlo ed infatti riceve varie lettere di invito al matrimonio da parte delle ragazze, ma lui non può neanche fidanzarsi perchè non ha soldi e non può mantenere una famiglia. Proseguiamo per Gokarna, Kopan, Bodnath con il suo grande stupa buddista che domina l’orizzonte e conserva un agrande importanza in quanto nelle sue vicinanze sorgono vari gompas tibetani , Pashupatinath senza visitarlo all’interno ritenendo oneroso 1000Nrp. La giornata termina col la visita al tempio Swayambhunath ovvero il tempio delle scimmie che ho trovato carino con il grande stupone. Da qui una passeggiata a piedi fino a Tamel in cui acquisto in estremis un biglietto del bus per Dumre riuscendo a trovare solo posto in cabina driver per le numerose richieste dovute al rientro della grande folla venuta a Kathmandu nei giorni precedenti in occasione delle feste. Saluto definitivamente Be, lo ringrazio e via con minibus fino a Patan.

Il terzo giorno lascio Patan per trasferirmi a Tamel dove passerò l’ultimo giorno e da cui posso facilmente prendere il bus per Dumre il giorno dopo. Raggiungo il centro tramite minibus e dopo essermi sistemato in g.h. corro a Baktapur per allontanarmi dal caos. La distanza da Tamel è circa 12km fattibili con bus locale; una volta arrivato pranzo e visito il centro storico. Direi che l’ho trovata come veniva descritta, ovvero come un centro tranquillo molto antico con una piazza molto bella che sembra una piccola Durbar square. Girare per quelle stradine ci si sente portati indietro nel tempo di un secolo; si può apprezzare lo stile delle costruzioni abitative, le attività artigianali locali, i vari negozi e la tranquillità assoluta. Dopo aver girato per qualche ora decido di visitare un tempio Hindù in cima ad una collina a 7km da Baktapur. Mi incammino ma in caldo è notevole per cui decido di fare l’autostop ad una macchina che mi accompagna fin quasi al tempio e l’ultimo pezzo lo faccio in sella ad una moto che passava di lì.  Il tempio Changu Narayan è molto suggestivo e vale la pena vederlo. Io ho assistito dopo l’apertuna di una porta tenuta chiusa da un sistema molto particolare, alla benedizione data da un religioso ai fedeli che lo richiedevano secondo il rito Hindù. Intanto mi incammino lungo la strada per ritornare a Baktapur e mentre pensavo a chi chiedere un passaggio, vedo avvicinarsi una moto con 3 ragazzi a bordo. Inizialmente ritengo improbabile che mi possano caricare ma faccio lo stesso segno che volevo un passaggio; la moto inchioda e mi sento dire..”go go”, salto su e arriviamo in paese col lo stupore di tutti quelli che ci vedono scorrazzare in quattro su una moto. Al ritorno a Tamel vado subito a visitare l’ultima parte che mi mancava prevista dal mio programma: Durbar Square. Per arrivarci seguo le indicazioni datemi dai passanti che troppo spesso sono contradittorie e sono costretto, pertanto, a chiedere di continuo fino a incontrare un ragazzo che andava in quella direzione senza più sbagliare. Debbo dire che la Durbar di Patan l’ho trovata molto più deliziosa e affascinante della Durbar di Kathamandu che mi appare poco curata e sporcata dalle eiezioni dei  numerosi piccioni che la soggiornano, comunque merita una visita.

01 ottobre   Bandipur                                                                                                                                                                                                                                                                                 Parto da Kathmandu alle 7.00 del mattino con bus turistico. Vi sono una miriade di bus in sosta pronti per partire e per trovare quello giusto bisogna chiedere agli autisti. E’ giorno di rientro per numerosi nepalesi che sono arrivati nella valle per le feste e che ora ritornano; c’è un traffico impazzito e per uscire dalla città occorre più di un’ora. Lungo la strada incrociamo gip, moto, auto private e bus che portano le caprette nepalesi sul tetto. Arriviamo a Dumre e velocemente prendo un bus locale per Bandipur. Quando questo comincia ad essere pieno, i ragazzi salgono sul tetto per trovare posto e quando arriviamo in paese è tutta una festa con applausi per quelli che stavano sul tetto del bus. Mi fermo alla prima g.h. che incontro che per 200Nrp mi da una stanza; lascio i bagagli, mangio qualcosa e subito mi avvio lungo il sentiero che conduce a Ramkot. Ci vuole proprio, dopo tanto inquinamento finalmente aria fresca e pura per disintossicarsi. E’ molto bello questo sentiero per godersi un po’ di pace e tranquillità. Durante il trekking incontro tante persone che fanno ritorno a Ramkot dopo il giorno di festa con donne che vestono costumi tradizionali e c’è una ragazza che addirittura cammina scalza; le persone sono molto cordiali e si fa presto a fare amicizia. Ormai il sole comincia a scendere e decido di tornare indietro per visitare il paese. Devo dire che il centro è molto carino con la presenza di vari locali e si respira un’aria di calma; faccio conoscenza  con una ragazza locale che è seduta su un muretto a godersi il panorama e il colloquio va avanti per molto tempo. Il suo nome significa “luna piena” e quando mi domanda il significato del mio non so proprio cosa rispondere; mi chiede il livello di civilizzazione del nostro continente e si vede che sotto sotto soffre per la situazione di arretratezza che vive e ne è cosciente essendo studentessa e mi parla anche  dell’opera Romeo&Giulietta . Faccio un bel giro per il centro e incontro un gruppo di ragazzi che si stanno dirigendo verso la fontana Tindhara, mi coinvolgono e uno di loro, il leader, mi parla dell’Italia, del Sic(Simoncelli della motoGP)….molto divertenti. La giornata finisce a Bandipur, è stato breve ma molto bello.

02/03 ottobre   Pokhara                                                                                                                                                                                                                                                                            Mi alzo presto per fare un ultimo giro per Bandipur e arrivo al muretto dove avevo conosciuto “luna piena”, fisso un ultimo sguardo su quel belvedere e tornando indietro incontro proprio lei davanti a casa sua: la saluto e vado via. Cerco il bus per Dumre, ma quel giorno è festa e mi dicono che non ce ne sono per cui prendo un auto privata insieme ad altre persone; da lì autobus locale fino a Pokhara.  Mi trasferisco nella zona Lakeside dove trovo il mio hotel già prenotato e subito affitto una bici per scarrozzare per la città. Pokhara appare subito molto diversa da Kathmandu, è più ordinata c’è meno caos e inquinamento, e vi sono poche cose da vedere; diciamo che può essere un posto per riposare. Arrivo al bus stand per chiedere informazioni sul bus che va a Sonauli, ma decido di rinviare l’acquisto in prevendita per poterlo acquistare direttamente sul bus. Decido saggiamente di visitare il Museo Internazionale della Montagna in cui si possono apprendere molte cose sui costumi, sulle etnie locali, sulla geografia e topografia, sugli utensili antichi,  sulle spedizioni sulle affascinanti cime più alte del mondo tra cui quelle italiane che furono i primi a salire sul K2 e i primi a salire sull’Everest senza ossigeno(Messner)….veramente bello. Seguono le visite alle cascate Davis, alle Cave, al Tibetan Village dove ci sono donne anziane che lavorano la lana per i tappati in modo tradizionale, fino ad arrivare a Peace Padoga, ma non sono salito per motivo di tempo. E’ bello finire la  giornata sulla sponda del lago per potersi rilassare. La sera si possono fare dei giri per vedre gli innumerevoli negozi.

Il mattino dopo mi alzo alle 5 per salire su Sarangkot facendo trekking(si può prendere anche un taxi per 1000Nrp), ma non posso uscire perchè trovo chiuso l’albergo, quindi aspetto un po’ che faccia giorno. Mi incammino riuscendo a trovare la strada per salire e devo dire che mi hanno messo a dura prova quelle migliaia di scalini ripidi in mezzo al bosco, ma sono riuscito con soddisfazione ad arrivare fino in cima. Naturalmente  a mano che si sale si possono fare delle soste per ammirare il panorama che da sul lago.  Arrivo e butto lo sguardo sulle cime altissime del’Annapurna e company che sembrano sospese nell’aria. Considerato il periodo non c’è l’orizzonte nitido e cielo terso come in inverno, ma si vedono comunque bene. Vedo passare vari piccoli aerei e altre tipologie di veivoli tutti diretti verso le cime delle altissime montagne. E’ il momento di fare il percorso al contrario molto più comodo in discesa e quando arrivo in paese riprendo una bici per arrivare a Begnas lake con i suoi 13km che si possono fare tranquillamente a parte il sole forte. Passo il resto del pomeriggio sulle rive del Pewa lake.

04 ottobre  border India…Gorakpur                                                                                                                                                                                                                                                    E’ arrivato il grande giorno, si quello di dire addio al Nepal e Namaste all’India.                                                                                                                                                                      A Pokhara ci sono 2 bus station, uno locale(Prithvi) da dove partono i bus locali e notturni per il border e il tourist bus stand per i bus turistici.  La mia scelta è quella di arrivare a Sonauli mentre vedo che tutti gli altri prendono il bus per Bhairawa: chi ha fatto meglio?Chissà. Devo dire che il ticl’arrivo a Delhi in un punto particolare sull’autostrada chiamato “bypass”. Prendo accordo con l’autista e quando arriviamo lì mi chiama, scendo venendo subito circondato da una miriade di tuk tuk che si offrono per portarmi in aeroporto. La trattativa è dura e giungiamo ad un accordo ingaggiando un’altro cliente che arriva con un’altro autobus.

11/12  Leh, Ladakh, Kashmir                                                                                                                                                                                                                                                       Temevo di arrivare in ritardo al T1D  dell’aeroporto Indira Gandhi anche perchè abbiamo fatto molta strada col tuk tuk dal by -pass , ma invece arrivo con notevole anicipo che mi permette di fare il tutto con calma. Al check in  scelgo il sedile window per poter ammirare lo spettacolo delle montagne himalayane. Infatti è proprio così, a metà volo comincino a spuntare all’orizzonte le altissime cime che si presentano a tratti innevate e con piccoli e grandi laghi. Arriviamo a Leh in una giornata di sole splendida in un aeroporto molto piccolo notevolmente presidiato dai militari; dopo aver disbrigato qualche pratica esco fuori e prendo un taxi condiviso con una famiglia indiana che diventeranno miei amici di viaggio. Arriviamo in città e cominciamo ad cercare una g.h. insieme alla famiglia indiana con la quale decido di condividere l’escursione dell’indomani a Pangong  Lake. Intanto per quel giorno volevo raggiungere in gip il passo più alto del mondo Khardung La Pass, ma per arrivarci occorre il Permit, pertanto mi reco in un’agenzia che mi dice che occorrono almeno due persone per la pratica. Allora vado direttamente al D.C. Office ma il tipo nervosamente mi rimanda all’agenzia, per cui l’unica soluzione era quello di trovare un’altra persona.  Trovo una g.h e camminando per strada incontro due ragazzi inglesi ai quali spiego il problema del Permit. Uno dei due capisce subito e insieme creiamo una list per ottenere i rispettivi Permit. Decido di non andare più al Khardung La perchè ormai è tardi e conviene visitare Leh. Leh è un piccolo paese che giace in una valle a 3500 mt circondato da montagne aride, sabbiose senza vegetazione, con abitanti molto diversi dagli indiani che avevo incontrato fino allora. La main street è cantiere a cielo aperto per il rifacimento della strada e con difficoltà si riesce a camminare, da questa  dipartono una serie di stradine belle da scoprire. E’ bassa stagione e molti negozi e agenzie sono chiusi, ma per caso ho scoperto un fornaio che sforna delle piadine buonissime a 10Rs l’una. Alzo lo sguardo e fisso il Leh Palace malandato arroccato su un colle e mi dirigo lì facendo un piccolo trekking. Il Palazzo a 9 piani era la sede della famigia reale, oggi mezzo distrutto; non molto distante sulla Namgyal Hill vi è il Tsemo Gompa che non mi faccio sfuggire anche se l’arrampicata fin lì richiede un po’ di fiato. Arrivato in cima si gode di uno spettacolo che da su tutta la valle con vista unica della montagne che circondano il paese. Dopo aver scattato delle foto scendo giù,vado in agenzia per ritirare il Permit che mi servirà il giorno dopo e raggiungo il lo Shanti Stupa. Anche questa volta c’è da scalare per arrivare in cima, ma ragiunta la vetta c’è un bellissimo panorama e lo stesso stupa mi ha colpito positivamente. Ormai la serata volge al termine, mangio qualcosa e torno in albergo anche perchè dopo il tramonto non c’è più nessuno per strada. La notte trascorre non molto tranquilla per il freddo che ho avuto anche se ero avvolto dalle coperte.

Mi alzo presto per arrivare al meeting point puntuale dove aspetto gli altri della comitiva avendo organizzato un’escursione al mitico lago Pangong Lake. Dopo di me i primi ad arrivare è la famiglia indiana che avevo conosciuto il giorno prima. L’attesa della gip comincia ad essere noiosa sia per il freddo che per l’impazienza che comincia ad emergere, e quando stavamo quasi per rinunciare ecco che arriva con un’ora di ritardo. La strada è molto lunga e scomoda, alternata a tratti normali con tratti mulattiere. Lo spettacolo è notevole, siamo circondati da montagne, valli, corsi d’acqua, pascoli di animali selvatici come cavalli, muli e non potevano mancare i mitici Yak(detto anche bue tibetano). Arriviamo a Chang La pass 5300 mt e facciamo una sosta; vi è una postazione militare che ci ospitano nel loro gabbiotto a bere un thè caldo squisito. Restiamo un po’ e si riparte arrivando ad un certo punto in cui si cominciava a scorgere il lago da lontano e a mano a mano diventava sempre più evidente. La sosta al lago dura qualche mezz’ora e c’è tempo per fare foto, pranzare e ammirare le varianti di colore che offre la superficie dell’acqua. Ci spostiamo un po’ con la gip per vedere più dall’alto e si riparte. Prima di arrivare faccio richiesta di fermarci al Thikse Gompa che trovo molto interessante per la sua spiritualità che emana e sua struttura particolare con uno stupa distribuito su due piani. Il pomeriggio tardi faccio l’ultimo giro al mercato, compro la frutta e torno in albergo per preparare lo zaino. Al mattino mi alzo presto e ho tutto il tempo per arrivare in centro e comprare 4 piadine dal fornaio che le sforna caldissime e buonissime. Prendo il taxi e arrivo in aeroprto. I controlli sono rigorosi e numerosi; bisogna passare vari varchi dove si è perquisiti, controllati al metal-detector finanche vogliono smontare il cellulare che prontamente impedisco. Con volo GoAir(airbus 320) arrivo a New Delhi T1D e con bus shuttle mi trasferisco al T3 in condizioni climatiche completamente opposte a quelle che avevo lasciato a Leh. La storia è finita: si torna a casa.

 

Considerazioni & Info:

-Il viaggio è stato organizzato senza alcuna agenzia benchè meno di guida cartacea, ma solo uso di internet.

-Ho sempre viaggiato, mangiato e vissuto in mezzo alla gente normale senza vedere, molte volte, traccia di faccia occidentale, ma senza avvertire senso di pericolo.

-A mio parere ci sono delle questioni che devono essere chiare prima di partire ovvero sulle contromisure da applicare sul campo al verificarsi di talune condizioni come difendersi dagli eccessivi inviti restando fermi o ignorare; contrattare sempre prima di accettare il loro prezzo; non credere mai a quello che ti propongono, ma verificare; richiedere molteplici volte le informazioni su dove si va ai vari passanti per avere conferma che l’indicazione data dal primo sia giusta(troverete molta confuzione soprattutto in Nepal); evitare i ciclorisciò per non vedere gli anziani pedalare per voi.

-Tutto ciò per cui si offrono è solo per un tornaconto personale.

-Prendete liberamente i bus locali sono molto economici e potete sempre confidare sull’aiuto delle persone.

-NON APRIRE MAI IL PORTAFOGLIO VICINO alle altre persone, sarete guardati con mille occhi.

-La prima cosa da mettere in borsa è la carta igienica non reperibile in tutte le g.h. e una torcia.

-Se si viaggia in treno evitare la classe sleeper per mancanza dell’aria condizionata.

-Non c’è bisogno dell’adattatore per la presa di corrente anche se la spina ci sta un po’ larga.

-I treni(usare Cleartrip.com) e i bus a lunga percorrenza sono stati prenotati tutti dall’Italia.

-La visa per l’India si acquisisce dall’Italia riempiendo prima un modulo online e recandosi in ambasciata personalmente o con agenzia per la pratica. Troverete notizie sul sito ufficiale dell’ambasciata Indiana. Teoricamente si dovrebbe richedere prima la tourist visa(multi entry 6mesi) e se questa viene accettata acquistare il biglietto aereo.

-Telefono della guida di Kirtipur per la zona di Kathmandu: Be(pron. Bi) Nara tel.9841757200(parla un po’ italiano).

Altre considerazioni:

Quando si va in questi paesi pensiamo spesso alla natura incontaminata, al verde, all’aria pulita, purtroppo non è sempre così. Mi sono ritrovato per l’ennesima volta di fronte a spettacoli raccapriccianti come l’altissimo inquinamento atmosferico e acustico a Khatmandu, rifiuti di ogni genere dappertutto, nonchè corsi d’acqua inquinati dagli scarichi urbani. Generalmente le persone non hanno nessuna coscienza civica del danno che stanno provocando alla natura ed è necessaria una formazione ambientalista dalle scuole inferiori per sviluppare il senso del valore dell’ambiente pulito.                                                                                  Ritengo non ammissibile lasciare qualsiasi tipo di rifiuto anche nei percorsi di trekking dove dovrebbe esistere solo un colore: il verde.

 Lascio questi paesi sempre con la speranza che le nuove generazioni possano essere con la loro sensibilità i guardiani di un mondo più pulito!!!

 

 

 

 

Questo viaggio vuole risponde alla domanda:” E’ possibile viaggiare soli in questi paesi senza guida e driver?” La risposta è si!

Dedico questo viaggio a tutti quelli che viaggiano come me: in libertà.

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