Praga

PRAGA – PRIMAVERA 1993

Cercando di valorizzare la ricorrenza del pesce d’aprile, l’indomito Caprotti trova il modo di imbarcarsi sul primo volo decollante da Milano Malpensa per ritrovarsi proiettato come nel film “Ritorno al passato”, indietro di trent’anni nella realtà della splendida Praga.

Non so bene se siamo in Cechia, in Boema o in Slovacchia, in ogni modo la metropoli è affascinante, con grande somiglianza alla mitica Ville Lumière.

Il consiglio al forestiero per conoscere ogni minimo scorcio è, come nel nostro caso, di non prenotare l’albergo e di passare un intero pomeriggio senza incontrare uno, dicasi uno, sparuto angolo ove appoggiare il nostro regale fondoschiena.

Cercando di evitare l’accorpamento e la successiva marchiatura dei tipici gruppi vacanza Piemonte, attraversiamo Praga e prendiamo al volo un affollatissimo ciuff-ciuff con direzione Karlstein.

L’esperienza è memorabile, l’accelerato è gentile dono delle truppe di occupazione russe, da noi utilizzabile forse per il trasposto ovino nell’Agro-Pontino, il “volgo” incrociato deprimente, triste, malato, chiuso in un alone di misero distacco dal mondo esterno.

La realtà socialista, seppur annacquata dagli ultimi mutamenti storici, è semplicemente atroce, niente a che vedere con la ben più povera ma molto più dignitosa indigenza sudamericana.

Karlstein è un castello maestoso nei boschi intorno a Praga, raggiunto in maniera roccambolesca e visitato, da degni italiani, saltando la fila, unendoci ad un gruppo di strabici, miopi e cechi locali.

Full immersion in Praga, o meglio, giacché qui nessuno riesce a parlare una parola della lingua cara a Springsteen, giro turistico della capitale e visita completa di questo tenero, accogliente borgo bagnato dalla Moldava.

Tirando le somme, il sito è romanticissimo, sprizza arte, cultura e storia da ogni angolo, riservando vedute molto suggestive, scorci rimarchevoli, sorprese attraenti.

Un qualcosa di italiano ritorna in mente vedendo residenze, dimore e palazzi che potrebbero anche appartenere a Vienna o Parigi, se non fosse per l’incredibile differenza esistente tra il ceppo etnico occidentale e questi sfortunatissimi cugini est-europei, non si capisce bene se rassegnati o consapevoli di vivere in un mondo che in un’ora di volo sarebbe completamente sradicato e distrutto dall’aggiornato, moderno e consumistico capitalismo nostrano.

Piccola nota del redattore: stravolgimento mentale inusitato con la visita dell’unico esercizio pubblico che non sia un ristorante o un cambia-valuta: la locale Rinascente sembra un ipotetico Day After atomico nel più squallido degli spacci cooperativi dei Colli Romani.

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