La Francia nell’oceano Indiano: Ile de La Réunion

Quando anni fa mi è capitato di vedere, navigando per la rete, foto dell’isola de La Réunion, subito mi sono detta: prima o poi ci andrò. Il prezzo esorbitante del volo, però, mi ha sempre fatto desistere dal prenderla seriamente in considerazione.

VOLO

Ma ecco che nel monitorare in primavera i voli Air France abbiamo visto che alcune combinazioni di volo in giornate a noi favorevoli in settembre permettevano di restare sotto gli 800 euro (789 per la precisione)… ok, non pochissimo, ma molto meno delle cifre superiori al migliaio di euro che avevo sempre visto. E ci siamo lasciati convincere. Finalmente si va a l’Ile de la Réunion!

Dall’Italia (ma credo, in realtà, da nessuno stato europeo eccetto la Francia) non esistono voli diretti, è necessario transitare da Parigi; nell’acquistare il biglietto siamo stati attenti a scegliere una combinazione dove il volo da e per Milano Linate fosse su Orly, per evitare di dover anche cambiare aeroporto. Le tratte Milano – Parigi son state operate da Alitalia, ma non abbiamo dovuto ritirare i bagagli a Parigi (rifare i controlli, però, sì, per come è strutturato l’aeroporto di Orly).

All’andata lo scalo era di quasi 3 ore quindi ce l’abbiamo fatta in scioltezza, al ritorno avevamo un’ora sola e mi ero già messa nell’ottica di perdere la coincidenza; invece, essendo il volo in perfetto orario, anche in questo caso non abbiamo dovuto correre. Le valigie, invece, non ce l’hanno fatta! Ma sono fortunatamente arrivate a Linate col volo successivo, 3 ore e mezza dopo. Efficientissimi al Lost&Found, non me l’aspettavo!

il volo è lungo, 11 ore da Parigi, per noi il volo in assoluto più lungo mai fatto, ma avendo viaggiato di notte sia all’andata sia al ritorno il tempo è passato abbastanza rapidamente.

Prima esperienza con Air France che non abbiamo promosso a pieni voti: aerei scomodi e il sito che ci ha dato diversi problemi sia in fase di check-in sia in fase di modifica prenotazione; comunque nulla di grave.

 

ALLOGGIO

Scartate le opzioni viste su Booking (tutte troppo care per i nostri gusti) abbiamo cercato case in affitto su Homelidays e sul sito ufficiale del turismo Réunionese (http://www.Réunion.fr/en/home.html, ricco davvero di informazioni utili); alla fine ci siamo lasciati convincere dalla Villa des Tisserins, a L’Ermitage, citata anche dalla Lonely Planet per l’ottimo rapporto qualità/prezzo. Lo scambio email col proprietario ci ha maggiormente convinto, visto che ci ha detto di avere origini italiane e di parlare anche italiano (non male in un’isola dove praticamente parlano tutti solo il Francese). Si trattava di occupare un bungalow o una dependance all’interno della villa abitata dal proprietario, soluzione analoga a quella che avevamo scelto anni fa anche a Mauritius. Con 405 euro abbiamo quindi affittato un mini-appartamento per tutti i 10 giorni del soggiorno (senza pulizie, ma con cambio biancheria). Siamo rimasti soddisfatti della nostra scelta: proprietario gentile e villa a qualche minuto a piedi dalla spiaggia de L’Ermitage, una delle più belle dell’isola e tra le zone migliori per fare snorkeling; l’unico “imprevisto” è stato scoprire, solo una volta arrivati, che la zona wc dell’appartamento sarebbe stata in condivisione con un altro appartamento, il quale però è rimasto vuoto per tutta la durata del soggiorno, quindi anche questo non è stato un problema (e, nel caso, ci saremmo adattati).

Avevamo poi a nostra disposizione il giardino, la veranda  e  la piscina della villa

E condividevamo col proprietario l’affetto di tutti i suoi animali: cane, gatta, merlo indiano, tartarughe, canarini (e tralasciamo l’insettume tropicale vario e i gechi).

In ogni caso a Réunion ci sono soluzioni per tutte le tasche, dagli hotel 4 stelle (abbastanza costosi) alle chambres d’hotes (l’equivalente dei bed&breakfast), decisamente più economiche, ma spesso con serviiz in comunque con gli altri ospiti. Diffusissimi anche i gites, dei veri e propri rifugi.

MEZZI DI TRASPORTO

Dopo aver vagliato noleggiatori e broker, abbiamo optato per la prima volta per Rentalcar: Twingo abbastanza nuova e ben tenuta, a 295 euro per tutto il soggiorno; ci era però sfuggito il particolare dei 26 euro di tasse aeroportuali da pagare in loco.

L’auto privata è il mezzo migliore per spostarsi a La Réunion e praticamente tutti i turisti ne noleggiano una. Ci sono anche parecchie linee di autobus, ma ovviamente con orari limitati e che non arrivano ovunque.

Una curiosità: le auto a noleggio son quasi tutte bianche!

Ovunque e per tutta la durata della vacanza abbiamo visto lo stesso prezzo di carburante: 1.54 per la benzina e 1.2 per il gasolio.

POPOLAZIONE

L’isola è un Dipartimento Francese d’Oltremare dal 1946; siamo ufficialmente in Europa. La moneta è l’Euro e la lingua ufficiale il Francese (anche se la gente del posto parla tra loro il Creolo). La popolazione è molto variegata ma con una netta prevalenza di creoli africani. Vi sono diverse religioni ma la maggior parte della popolazione è cattolica; tuttavia anche qui, come a Mauritius, c’è molta tolleranza religiosa e capita di vedere templi, chiese e moschee nelle vicinanze.

Pare che il tasso di disoccupazione sia molto elevato, ma grazie ai sussidi passati dalla madrepatria non si assistono a particolari scene di indigenza, anzi la sensazione che si percepisce è che la popolazione se la passi mediamente bene.

CIBO

Il cibo è una contaminazione tra la cucina francese, quella africana e quella indiana. I piatti più diffusi sono i “cari”, ovvero piatti di carne o verdure a base di curry. Ovunque si trovano panetterie e pasticcerie. Abbiamo visto anche tantissime pizzerie, dal tanto che noi dicevamo ironicamente che forse la pizza era il loro piatto nazionale.

La domenica la gente del posto si scatena a fare pic-nic (l’isola è zeppa di aree pic-nic attrezzate con tanto di griglia): ovunque si sente profumo di carne abbrustolita e si vede il fumo propagarsi.

Sull’isola viene prodotta una birra di nome Bourbon, ma che tutti chiamano e conoscono come Dodo (ovviamente pronunciato alla francese con l’accento sulla seconda “o”) e ovunque vedrete le scritte “La Dodo le la”. Un’altra bevanda tipica è il Rhum arrangé, un rhum allungato con spezie e aromi vari (ognuno ha la propria ricetta segreta).

CLIMA

Per prima cosa siamo nell’emisfero australe e quindi le stagioni sono capovolte: perciò quando vi siamo andati noi a settembre era praticamente la fine dell’inverno. L’inverno corrisponde alla stagione più secca, dove le piogge sono scarse (il che non vuol dire assenti) e spesso soffia un forte vento da sud. La loro estate, invece, è umida e piovosa, molto piovosa: a Réunion sono stati battuti anche diversi record pluviometrici.

La costa nord-occidentale è quella che resta più riparata dalle intemperie e più asciutta. Ovviamente clima e temperature variano da zona a zona: nell’interno si superano i 3000 metri, quindi è normale che faccia freddo. Insomma in valigia serve di tutto, dal costume alla giacca pesante.

Dove abbiamo soggiornato, di giorno la temperatura non è mai scesa sotto i 25-26°C; la sera era più fresco ma un maglione di cotone era più che sufficiente. Sul vulcano abbiamo trovato 5°C e un vento gelido!

I PUNTI DI FORZA DE  LA RÉUNION

L’isola è perfetta per gli amanti della natura: c’è una varietà di paesaggi pazzeschi, si passa in pochi km dal reef alla montagna, dall’arido territorio vulcanico alla lussureggiante foresta tropicale.

Chi ama fare trekking  andrà a nozze, essendoci ovunque un sacco di sentieri ben segnalati, più o meno lunghi e più o meno difficili, nonché rifugi di montagna dove pernottare.

Le attività possibili, oltre ai trekking, sono molteplici: parapendio, canyonig, rafting, uscite di avvistamento balene. A La Réunion non ci si può annoiare!

Si può gustare il piacere di stare ai tropici pur essendo in territorio francese e quindi in Europa, con tutti i vantaggi che ne comporta (tra cui, banalmente, il fatto che si usi l’Euro e che si possa raggiungere senza passaporto ma con la sola carta d’identità).

Perfetta per fare una vacanza in “fai da te”, anche per il tasso di criminalità molto basso.

I PUNTI DEBOLI DE  LA RÉUNION

Il problema più grande dell’ isola è il traffico. So che sembra ridicolo: io che lavoro a Milano e faccio tutti i giorni la A8 mi lamento del traffico di una piccola isola tropicale? Ebbene sì. Praticamente ogni giorno ci siamo trovati in qualche ingorgo. A Saint Denis è inevitabile, così come nelle cittadine costiere. Talvolta abbiamo trovato rallentamenti anche sulla Route des Tamarins, la nuova superstrada che costeggia buona parte della costa occidentale (ma come facevano quando non c’era??). Il traffico ha spesso inciso sulle nostre tempistiche di spostamento, stravolgendoci i piani della giornata. A posteriori, per evitare questo problema, consiglierei di spezzare la vacanza soggiornando in due posti diversi.

Altro problema: le zanzare. Malgrado facessimo il bagno nell’Autan, ci hanno letteralmente massacrato. Un giorno ho contato 20 punture solo sul polpaccio sinistro. I momenti più critici la mattina e prima del tramonto. Considerato che era la stagione secca… non oso pensare a quella umida. Qualche anno fa a Réunion c’ è stata anche un’epidemia di una malattia trasmessa dalle zanzare, la chikungunya, non grave come la malaria ma comunque fastidiosa, ora la situazione è  tornata sotto controllo.

Il Francese: sull’isola si parla solo ed esclusivamente Francese e Creolo-Francese; anche il personale aeroportuale conosceva a stento l’Inglese. Se non si parla almeno un po’ di Francese si potrebbe avere qualche difficoltà anche se, a dirla tutta, non lo vedo come un problema così grave o limitante, alla fine ci si arrangia. Certo vi si rivolgeranno tutti in Francese, vedendovi turisti (il 99% dei turisti viene dalla Francia continentale, la “Metropole”, come la chiamano i Réunionesi), ma quando farete presente che non siete Francesi saranno tutti incuriositi dalla vostra provenienza (Italiani?!).

Siamo in territorio francese: ciò comporta tanti pregi ma anche qualche difetto; prima di tutti i prezzi, che sono altini e decisamente in linea con l’Europa; in più manca quell’atmosfera esotica che caratterizzava per esempio la vicina Mauritius.

Sconsiglio vivamente l’isola a chi in automatico associa alle parole “isola tropicale” il pensiero di sabbia bianca, acqua cristallina e dolce far niente tutto il giorno. Réunion non è assolutamente adatta ad una vacanza di mare. Certo la spiaggia da Saint Paul a Saint Leu merita, e si vedono anche tanti pesci, ma non è certo quello il punto di forza dell’isola. E in molte spiagge i cartelli che si vedono sono questi.

Val la pena farsi tante ore di aereo senza andare nell’interno dell’isola e stando sempre nella stessa spiaggia per non finire mangiati da uno squalo o travolti dalle correnti? Direi di no.

1-2 SETTEMBRE: MILANO-PARIGI-SAINT DENIS

I giorni antecedenti alla partenza sono stati un po’ all’insegna dell’ansia, causa dapprima il vulcano Bardarbunga, che sembrava far presagire un nuovo black-out dei voli aerei come nel 2011, e poi dei problemi tra il Madagascar e Air France (un sito riportava addirittura la notizia, errata, che pure i voli per La Réunion erano soggetti a problemi: ma dico io, non ho mai visto citata La Réunion su un articolo di giornale in 35 anni… e devono scrivermi queste cose a tre giorni dalla partenza??).

Ma fortunatamente, alla fine, si parte! Alla faccia di Bardarbunga e di tutto il resto!

Dopo il breve volo per Parigi e il lunghissimo volo notturno (ma passato per buona parte del tempo a dormire), partito con mezz’ora di ritardo, siamo atterrati a Saint Denis alle 10,20. Il tempo di attesa delle valigie al nastro è stato molto lungo e con un caldo anche abbastanza fastidioso. Dopo aver ritirato l’auto (gli uffici dei noleggi sono di fronte all’aeroporto) siamo partiti alla volta de l’Ermitage. Il viaggio è durato molto meno di un’ora, ma per la stanchezza ci è sembrato più lungo. Dopo aver preso possesso del nostro mini-appartamento siamo andati a farci un giro conoscitivo del luogo e in seguito a farci un primo bagno e un riposino in spiaggia. Eravamo cotti!

Piccola parentesi: avendo appunto la spiaggia migliore dell’isola a due passi da casa, abbiamo sempre e solo fatto il bagno lì. Nonostante l’acqua non sia particolarmente alta, le correnti sono molto forti, da far fatica a stare fermi anche in piedi. Se si riesce però a evitare queste correnti si fa del buono snorkeling: noi alla fine abbiamo visto molti più pesci che a Mauritius.

3 SETTEMBRE: LE SUD SAUVAGE

L’idea per il primo giorno pieno di vacanza era andare a Cilaos, ma il nostro padrone di casa ci ha fatto desistere dicendo che partire a quell’ora (alle 9) era troppo tardi, che la strada per Cilaos era lunga e piena di tornanti e che bisognava svegliarsi prima (cosa che dai giorni seguenti abbiamo fatto, con sveglia rigorosamente puntata tra le 6.30 e le 7.15: anche perché alle 18 il sole tramontava e bisognava sfruttare da subito le ore di luce). Così abbiamo ripiegato sulla zona meridionale dell’isola, nota come Sud Sauvage: qui si trova anche Saint Pierre, importante e vivace cittadina dell’isola, dove sorge anche un altro aeroporto, che non ha però collegamenti con l’Europa continentale.

Prima tappa a Grand Anse, dove le rocce basaltiche e il mare agitato la fanno da padroni: ma sarà bene o male così lungo tutta la costa meridionale.

Luoghi sicuramente molto suggestivi, ma che non invogliano affatto a farsi un tuffo, squali o non squali.

Deviazione poi verso l’interno a Petite Ile e in seguito siamo anche andati a visitare la Maison de Curcuma: possibile sia acquistare diversi prodotti locali sia vedere un breve video (in lingua francese) dove si parla della coltivazione e dell’utilizzo di questa spezia.

Superata l’incasinata Saint Joseph, abbiamo poi preso la strada che risale verso l’interno lungo la Rivière des Remparts: la strada costeggia il torrente ed è un susseguirsi di panchine e chioschi per il pic-nic; il posto è onestamente molto bello e credo che nel week-end sia gettonatissimo (i Reunionesi adorano letteralmente i pic-nic domenicali). In teoria dovremmo ad arrivare ai piedi di una cascata molto suggestiva e ad un certo punto ci compare questa:

Bella eh, ma ci aspettavamo qualcosa di più… e infatti è bastato fare qualche altro centinaia di metri per arrivare alla Cascata de la Grande Ravine. Davvero uno spettacolo!

La tappa successiva è stata il “Giardino delle spezie e dei profumi”, poco prima di Saint Philippe. Decisamente una delusione: 7 euro per entrare in un giardino tropicale senza neanche un cartello o un’indicazione su una pianta.

4 SETTEMBRE: CILAOS, KELONIA E LA COSTA NORD-OCCIDENTALE

Cilaos, Mafate e Salazie sono i tre Cirques de La Réunion, ovvero quello che resta dell’esplosione e del crollo delle camere magmatiche di un vulcano che ricopriva l’isola. Ora questa regione è ricoperta di foreste e costellata di sentieri. Durante la nostra vacanza abbiamo avuto modo di rimirare i tre cirques più volte da diverse angolazioni e devo dire che ogni volta è uno spettacolo.

Per raggiungere Cilaos, cittadina che si trova al centro dell’omonimo cirque, a circa 1200 metri, si imbocca la strada da Saint Louis: una strada indescrivibile, un susseguirsi di curve e tornanti (son più di 400) in uno scenario quasi incontaminato. Davvero un’esperienza da provare… anche se, pensando a quelli che a Cilaos ci abitano e dovranno fare spesso quella strada, non li si invidia proprio!

Purtroppo questa è stata la giornata più brutta (meteorologicamente parlando) della vacanza: la pioggia ci ha accompagnato per tutto il viaggio e anche a Cilaos non mancava; visto l’altitudine, poi, faceva anche freddino. Quindi ci siamo dovuti accontentare di un giro nel centro visitatori e poi siamo tornati indietro. Peccato! Ci sarebbero state tante passeggiate da fare…

Ci siamo poi fermati a Saint Leu, dove tirava un vento fortissimo ma almeno splendeva il sole, e abbiamo visitato Kelonia, un centro marino dedicato in particolare alla tartarughe. Ce n’erano anche di gigantesche! Ingresso a 7 euro ma stavolta ne vale valeva davvero la pena.

L’unica cosa che non mi è piaciuta è vedere tra i souvenir oggetti fatti col carapace delle tartarughe!

Il pomeriggio l’abbiamo invece dedicato ad un sopralluogo nelle località costiere nord-occidentali: Saint Paul, col suo famoso cimitero marino (noi però non conoscevamo praticamente nessuno), Bucan Canot con la sua spiaggia tranquilla e Saint Gilles les Bains, il fulcro della movida turistica Réunionese (ma non aspettatevi Ibiza, eh).

5 SETTEMBRE: MAIDO E LA FENETRE

Le Maido si raggiunge con una strada di montagna (ma che non è neanche lontanamente paragonabile a quella per Cilaos). In un’ora si arriva a 2200 metri, in un fantastico punto panoramico che si affaccia direttamente sul Cirque de Mafate.

Da qui, volendo, partono diversi sentieri.

Vicino al parcheggio abbiamo avuto modo si scambiare quattro chiacchiere con due Réunionesi che vendevano caffè e dolci fatti in casa ai turisti: malgrado il mio francese arrugginito, siamo riusciti a farci dire un po’ di informazioni sull’isola e in cambio noi abbiamo soddisfatto alcune loro curiosità sull’Italia. Li abbiamo poi incontrati qualche giorno dopo vicino a casa e si ricordavano di noi.

Per il ritorno abbiamo fatto una strada alternativa: la route forestière des Tamarins, una strada asfaltata di 36 km che attraversa una foresta di cryptomerie sino ad arrivare nei pressi di Etang Salé. Lungo tutto il tragitto abbiamo incrociato solo un’altra auto, sembrava di stare davvero in un posto ai confini del mondo.

Poiché era ancora presto, abbiamo proseguito sino al villaggio di Les Makes e poi da lì ancora 10 km verso La Fenetre, un altro fantastico punto panoramico che si affaccia stavolta sul cirque de Cilaos.

E stavolta il tempo era stato dalla nostra: ci siamo quindi potuti gustare Cilaos malgrado il tempo pessimo trovato il giorno prima.

La Fenetre è anche un posto idilliaco dove fare pic-nic.

6 SETTEMBRE: A CACCIA DI CASCATE NEL NORD-EST

La Réunion è un’isola molto ricca di acqua e ci sono tantissime cascate: alcune quasi irraggiungibili, altre che precipitano direttamente a bordo strada. Noi adoriamo le cascate quindi abbiamo fatto in modo di vederne il più possibile. Nella zona di nord-est, in particolare, ce ne sono parecchie, alcune anche segnalate dai cartelli, altre che si scoprono per caso.

La cascata del Cane si incontra seguendo dapprima la Rivière du Mat e poi le indicazioni per il Belvedere dell’Eden, in mezzo ad un tripudio di verde.

Superato Bras Panon ci sono invece le indicazioni per Bassin La Paix, un luogo idilliaco molto frequentato anche da chi fa canyoning.

Lì avremmo dovuto vedere un’altra cascata, ma vedevamo solo una cascatella; seguendo però il sentiero oltre il ponticello, ad un certo punto si incrociavano dei gradini che scendevano giù per la parete: ed ecco arrivare al cospetto della cascata di Bassin La Paix! La foto non rende giustizia della bellezza del posto; si poteva anche fare il bagno.

Risalire i ripidi gradini è stato un po’ faticoso, ma ne è valsa la pena.

A Santa Susanna, invece, è possibile vedere la cascata Delices, all’interno di un parchetto (nulla di che), e seguire le indicazioni per Bassin Boeuf, posto decisamente più suggestivo, anche se anche in questo caso la cascata non era nulla di particolare (chissà, forse subito dopo la stagione delle piogge…)

Altra delusione la Cascata Niagara: a regime deve essere molto suggestiva, ma quando siamo arrivati noi ci si presentava una parete completamente asciutta!

Tra una cascata e l’altra abbiamo anche fatto tappa a La Vanilleraie, all’interno di una vecchia dimora coloniale, dove viene coltivata e prodotta la vaniglia; è possibile anche acquistarne e seguire una breve visita guidata. In realtà nella zona nord-orientale vi sono molto “vaniglifici”: d’altronde La Réunion è nota anche come l’”isola della vaniglia” e viene coltivata e utilizzata in grande quantità.

7 SETTEMBRE: PITON DE LA FOURNAISE E MAISON DU VULCAN

Il Piton de la Fournaise è il vulcano attivo de La Réunion: vulcano di tipo hawaiano, uno dei più attivi del pianeta (abbiamo sperato anche in una eruzione durante la nostra permanenza sull’isola, ma nulla). Abbiamo scelto di andarci la domenica, evitando così le zone di mare o i cirques, presi d’assalto dai locali dediti al pic-nic. Siamo anche stati parecchio fortunati col tempo. Dopo aver raggiunto Plaine des Cafres, dove più che su un’isola tropicale pare di stare in Svizzera tra pascoli e mucche

abbiamo poi proseguito sino alla fine della strada, al Pas de Bellecombe (dove c’è anche un bar), tra tornanti, viste mozzafiato e tratti di strada sterrata a Plaine des sables (qui, in mezzo al nulla più totale, in un paesaggio che pare di essere su Marte, abbiamo visto due sposi che posavano per il loro album fotografico: originale, perlomeno per noi… probabilmente lì sarà una location molto gettonata!)

Su al passo, complice l’altezza (più di 2300 metri) faceva abbastanza freddo (5°C) e un vento gelido tagliava la faccia. Da lì parte una camminata che permette di raggiungere la cima del Vulcano… in sole 3 ore! Noi ci siamo limitati a scendere all’interno del cratere esterno e  raggiungere il piccolo cono di nome Formica Leo.

In questo caso ce la si cava con una mezz’oretta, la risalita però è breve ma impegnativa visto che si tratta di fare più di 500 gradini!

Anche se per molti tratti l’escursione al vulcano ci ha ricordato Tenerife o La Palma (sempre di vulcani si tratta d’altronde) resta sempre affascinante.

Tornando indietro ci siamo fermati a Bourg Murat, dove sorge la Cité du Vulcan, ex Maison du Vulcan, un museo totalmente dedicato al Piton e più in generale ai Vulcani del mondo; uno dei pochi posti, tra l’altro, dove abbiamo trovato anche informazioni in Inglese. L’ingresso costa 9 euro ma sono davvero ben spesi, il posto è stato totalmente ristrutturato di recente (la riapertura al pubblico era del mese di agosto) e molto multimediale. Adatto anche per bambini.

8 SETTEMBRE: CIRQUE DE SALAZIE

Poco dopo Saint André parte la strada che conduce all’interno di questo cirque. La strada è decisamente più “tranquilla” rispetto a quella di Cilaos, ma ugualmente col suo fascino. E soprattutto, state all’erta per non perdervi le varie cascate che costeggiano le pareti di questa valle (alcune piovono direttamente sulla strada e sulla macchina quindi non potrete non notarle).

Si attraversano dapprima il villaggio di Salazie e poi Hell Bourg, che un tempo era anche una stazione termale.

Abbiamo poi preso la deviazione per Grand Ilet e per Col des Boeufs: la strada offre una vista spettacolare.

Purtroppo le nuvole ci hanno preceduti e quando siamo arrivati in cima era tutto avvolto dal grigio, quindi non abbiamo neanche intrapreso il sentiero che conduce al punto panoramico che si affaccia sul Cirque de Mafate.

Per chi fosse interessato a camminate più impegnative: da qui partono i sentieri che conducono nei villaggi del cirque de Mafate raggiungibili solo a piedi (o in elicottero); se si decidesse di passare fuori la notte si sappia che al Col des Boeufs c’è un parcheggio custodito a pagamento.

9 SETTEMBRE: BEBOUR-BELOUVE e PLAINE DES PALMISTES

Superata nuovamente Plaine des Cafres, abbiamo proseguito stavolta verso Petite Plaine, dove parte la strada forestale per la foresta di Bebour-Bélouve: si attraversano dapprima boschi di conifere e in seguito fitte foreste tropicali di felci, il tutto costellato dalle consuete aree pic-nic.

20 km e si arriva nei pressi di un rifugio, da dove partono diverse passeggiate, come sempre più o meno impegnative. Noi abbiamo raggiunto il punto panoramico che si affaccia sul Cirque de Salazie: anche stavolta, la visione del cirque del giorno prima da un diverso punto di vista.

Dal rifugio parte anche il sentiero per Trou de Fer, dove sorge una della cascate più famose de La Réunion, ma il sentiero in quei giorni era chiuso.

Tornati indietro, abbiamo poi raggiunto Plaine des Palmistes, con lo scopo di trovare poi il sentiero per raggiungere la cascata Biberon; siamo riusciti a vedere, da lontano, la cascata, ma non trovavamo il punto di partenza del sentiero. Quando finalmente l’abbiamo trovato, abbiamo scoperto che era anch’esso chiuso per questioni di sicurezza. Peccato!

Ultima sosta, sulla strada del ritorno, a Bois Court, dove da un punto panoramico è possibile vedere la valle di Grand Bassin (raggiungibile solo a piedi) e la sua pittoresca cascata.

Per i più sportivi: non lontano dal punto panoramico parte il sentiero che conduce nella valle, 600 m più in basso… decisamente impegnativo, ma il posto deve essere qualcosa di davvero spettacolare e incontaminato!

10 SETTEMBRE: LA COSTA SUD-ORIENTALE E TAKAMAKA

Superate tutte le città della costa meridionale (con relativi traffico e rallentamenti) abbiamo fatto la prima sosta a Puits Arabe, una zona pic-nic con alberi di vacoa e da dove partono diversi sentieri.

Il contrasto tra il nero del suolo lavico, il verde degli alberi e della vegetazione e l’azzurro del cielo era spettacolare.

Altra sosta, più avanti, a Vieux Port, dove un sentiero conduce ad un assemblamento di rocce affacciate sul mare. Nulla di impegnativo, ma vista l’ora e visto il caldo ci ha abbastanza stremati.

Siamo arrivati poi al cosiddetto Grand Brulé: una distesa di lava, formata dalle eruzioni degli ultimi anni (ci sono anche i cartelli a bordo strada a indicare l’anno dell’eruzione). La strada passa proprio in mezzo a questi fiumi di lava.

Abbiamo poi fatto sosta pranzo in un luogo idilliaco: Anse da Cascade.

Un boschetto di palme da cocco (altissime), affacciato sul mare, con cascata sul retro e fiumiciattolo.

Pare che nel week-end sia preso d’assalto per i pic-nic e onestamente non faccio fatica a credervi.

A Sainte Rose c’è una curiosa chiesa: si dice che la lava, durante una delle sue discese in paese, si separò davanti alla chiesa per poi ricongiungersi oltre. Ed effettivamente la chiesa sorge proprio in mezzo alla colata, perfettamente intonsa.

Molto caratteristica, ma stavolta da un punto di vista più artistico, anche la chiesa di Sainte Anne.

A questo punto il programma prevedeva tappa al lago di Grand Etang e in seguito valle di Takamaka; ma come sempre il traffico aveva influito sulle tempistiche e il tempo a disposizione era poco, quindi abbiamo sacrificato il lago per andare a Takamaka.

La strada parte a nord di Saint Benoit e termina 15 km più avanti. Anche qui non mancano le cascate.

Una valle ricca di acqua, dal tanto che ci hanno costruito una centrale idroelettrica.

11 SETTEMBRE: CAP NOIR…  E RITORNO CASA

Avendo il volo di rientro la sera e potendo tenere la casa per tutto il tempo che volevamo, abbiamo deciso di sfruttare anche l’ultima giornata, senza però allontanarci troppo, visto che dovevamo ancora preparare i bagagli (escluso, quindi, il Grand Etang purtroppo). Abbiamo puntato allora su Cap Noir, raggiungibile in breve tempo prendendo, da Le Port, il bivio per Dos d’Ane. La strada finisce e già si godono superbi panorami.

Da lì partono diverse escursioni: alcune come sempre molto impegnative all’interno del Cirque de Mafate, altre decisamente più abbordabili. Noi ci siamo limitati a raggiungere il chiosco di Cap Noir (20 minuti di sentiero perlopiù pianeggiante).

Al ritorno, un’ultima capatina in spiaggia

e ultimi saluti Ferdinand, il nostro padrone di casa, e tutta la sua ciurma di animali… nonché al dannato traffico di Saint Denis: fortuna che siamo partiti per tempo!

Viaggio di ritorno tranquillo, passato perlopiù a dormire, e alle 8.30 eravamo a Linate (noi, non le valigie, come già detto, ma fortunatamente anche sta vicenda ha avuto il lieto fine).

 

 

La Réunion ci è piaciuta molto, anche se le è mancato quel “non so che” di esotico che ci aveva invece stregati immediatamente a Mauritius. Però, a due mesi dal rientro, scrivendo questo diario e guardando le foto dell’isola, mi viene tanta malinconia verso questo angolo di Francia disperso nell’oceano Indiano. Il fascino dell’oceano Indiano e dell’emisfero australe ha colpito anche questa volta.

 

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