Cuba, il ritorno.

Cuba, il ritorno.

Ritornare a Cuba dopo 25 anni. Cuba nel 1990 mi aprì un mondo di cui non ho potuto più fare a meno.
È cambiata tanto, ma quello che 25 anni fa mi fece innamorare è ancora qui intatto. È veramente una vecchia signora che orgogliosamente mostra tutte le sue rughe. Lei non cerca di sembrare diversa, più giovane. Cuba è questa che si vede niente di più. Puoi amarla o odiarla. Ma non potrai mai restare indifferente, perché lei non te lo permetterà. Palazzi decadenti, rumore, traffico. Ma una bellezza interiore che solo chi sa guardare oltre può vedere: musica ovunque, colori, sorrisi. Certo i cubani ti pressano con le loro richieste , ci sono code interminabili per comprare un biglietto dell’ autobus, per cambiare i soldi, per mangiare.Ma Cuba è questa; non esiterebbe Cuba senza le code , così dicono. E allora sorridi e “impari” la pazienza. Aspetti. Senza fretta.
Siamo arrivati all’Habana e dopo un giorno passato a girellare abbiamo iniziato il nostro viaggio.
Prima tappa, Cienfuegos. Citta’ tranquilla, 5 ore di autobus e siamo già in un’altra Cuba. Più rilassata, meno turisti. Tutto piu’ calmo. Per le strade girano 3 tipi di veicoli: biciclette, auto e coches de caballo.
Tutto si muove in maniera perfetta …un incastro incredibile. Stiamo dormendo nelle casas particulares, praticamente nelle abitazioni private di persone . Siamo entrati in questo “giro” e ora ogni volta che arriviamo in un posto nuovo troveremo qualcuno con un cartello con scritto Claudia che ci aspetta. Un bel modo per capire, conoscere e parlare .
Ci spostiamo a Trinidad. Bellissimo paese ma tanto, troppo turistico. Molto caratteristico, curato , colorato. Non manca niente, non ci sono code e non sembra nemmeno di essere a Cuba.
Facciamo una sosta di mezza giornata e poi scappiamo come sempre quando ci troviamo nei luoghi dove il numero dei turisti è superiore a quello degli autoctoni.
La tappa successiva ci porta a Camaguey. La chiamano il labirinto perché le vie del centro sono intrigatissime. Ed ‘ bello girare a caso e perdersi. Ci sono un sacco di chiese, di piazzettine, di localini fantastici. Non posso dire che qui non ci siano turisti, ma si vedono molto meno . Ed è più facile rilassarsi e immergersi nella realta’ cubana.
Si parte per Holguin, dove credo che siamo stati gli unici turisti avvistati in questi giorni. Siamo a dormire in casa di una coppia fantastica Elena ( russa) e Leo (cubano )e questa e’veramente la casa più particulares di tutte.Ci fermiamo per riprendere fiato. E’ stato un viaggio lunghissimo e domani abbiamo deciso che vogliamo un po’ di relax. Ci svegliamo e ci facciamo portare da un taxi a Guardalavaca dove ci sono stata anche 25 anni fa. Già allora uno dei posti più turistici che c’erano.
Sono aumentati i resort e i turisti. Chi va li’ in vacanza, di Cuba non sente nemmeno l’odore, ma il mare e la spiaggia sono veramente da sogno. Ti allontani dai resort e ti ritrovi in una spiaggia deserta, sabbia bianca, palme e mare di un colore che varia dal verde al celeste. Secondo Elena e’ la spiaggia piu’ bella di tutta Cuba e ci sta che abbia ragione.
Per concludere la giornata abbiamo deciso di fare cena alla pizzeria Roma, di cui ci hanno parlato molto bene. Ecco la scelta di questa pizzeria ci e’ costata due orette di fila e un costo di ben 3€ circa per mangiare 3 pizze e 3 birre. Dopo una giornata di relax siamo pronti a entrare nel caos di Santiago.
Siamo in un hostal molto carino in centro e l’impatto con Santiago e’ bello e forte.Già l’altra volta il sud di cuba mi era piaciuto di più. Tra l’Habana e Santiago aveva vinto Santiago e anche questa volta rivince lei. Piu’ calda la temperatura, più calda la gente ( anche troppo talvolta). Più musica,più rumori, più colori. Poi c’e’ tutta una parte di Santiago che scende al porto dove ti dimentichi anche di essere qui. Silenzio, calma, strade deserte. Un’oasi di pace dove ogni tanto fa bene affacciarsi per riprendere fiato. Concertino alla Casa della Trova stasera e domani partenza: Baracoa arriviamo.
E arriviamo nella zona più umida di Cuba e tanto per farcelo capire bene, piove un giorno intero.
Escursione nella foresta pluviale. Penso di non avere mai preso tanta acqua così in un solo giorno.
Bellissima la foresta però, nonostante il tempo . Ti guardi intorno e ti dimentichi di tutto.
Andiamo a letto un po’umidi e la mattina ci svegliamo con un sole stupendo. Il clima più imprevedibile dell’isola c’e’scritto nella guida. Ci si crede. Si parte alla volta di Playa Manguana. E ci ritroviamo di nuovo in una spiaggia di quelle da cartolina veramente . E ci voleva alla fine del viaggio un bel giorno di relax. E ci piace anche l’idea di finire questo viaggio qui a Baracoa. Un paese piccolo, tranquillo dove dopo poco ti senti a casa perché conosci tutto e tutti.
Gli ultimi giorni sono quelli un cui inizia la crisi da rientro e iniziò già a soffrire di nostalgia. Lo so che una volta a casa mi manchera’ Cuba, mi mancheranno le sue assurdità, mi mancherà la gente e soprattutto mi mancherà essere in viaggio.
Parlando con la gente, quando racconto che qui ci sono stata per la prima volta nel 1990, tutti mi dicono che quello e’ stato uno dei periodi peggiori della storia cubana. Ed è strani pensare che fu proprio quel viaggio, in quel preciso periodo, che segno’ l’inizio di questo mio itinerario che da anni mi porta in giro per l’america latina.
Si torna a Santiago, per poi partire. Mentre stiamo girellando ci ferma un ragazzo di nome Daniel che ci invita a bere in un bar per festeggiare il suo compleanno. Esitiamo un attimo perché Santiago è la città in cui tutti ti fermano perché vogliono qualcosa, ma alla fine andiamo e ci ritroviamo invischiati nella conversazione che in mezz’ora ci mettera’ di fronte a cosa vuol dire vivere a Cuba.Daniel è laureato ma non lavora, Daniel ha poca libertà, gli stipendi anche per chi lavora sono bassissimi. Non ci sono i mezzi per comprare un computer per studiare, internet e’raro, non ci sono giornali. Molti aspettano l’arrivo degli americani senza pensare che forse gli americani se arrivano in una Cuba come quella di oggi, potranno solo fare del male. Cuba prima deve aprirsi, cambiare qualcosa che permetta ai cubani di vivere meglio, poi potra apririsi al resto del mondo, americani inclusi. Deve finire la storia della doppia valuta che e’pazzesca, senza un senso. C’e’ gente che per una notte da un turista prende quello che altri non guadagnano nemmeno in un mese. E’ vero l’ istruzione e’gratuita, tutti sono istruiti. Ma a cosa serve se poi non hanno la possibilità di lavorare?

Capisci che ci sono due modi di vedere Cuba. C’e’ chi la vive semplicemente da turista, belle spiagge, bel mare,bella gente, musica e divertimento. Un viaggio facile. Poi però se hai voglia puoi andare oltre a tutto questo, puoi provare a parlare con chi questa realta’ la vive tutti i giorni.Questa è l’altra faccia di Cuba, dove niente e’ facile e dove i cubani lottano quotidianamente per la loro sopravvivenza armati solamente del loro sorriso e del loro splendido carattere. Hasta la victoria siempre.

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