Coast to coast Usa

AMERICA COAST TO COAST: DIARI DEL VIAGGIO by Valeria

05/08/2014

Eccoci finalmente in partenza. E’ arrivato il giorno fatidico. Dopo i preparativi di mesi e l’idea di anni: il viaggio in America coast to coast  attraverso la route 66.

Siamo tutti cinquantenni che festeggiano i 25 anni di matrimonio, compagni di scuola del liceo scientifico di Guidonia: Valeria e Marco, ideatore ed organizzatore del viaggio, Marco e Licia (unica coppia al 26° anno di matrimonio), Felice e Antonella; e amici siciliani di vecchia data: Toni e Maria, Giuseppe e Veronica.

L’incontro è avvenuto alle 15,30 all’aeroporto di Fiumicino, presentazioni fra gli amici siciliani (Veronica è siciliana di Praga) e gli amici tiburtini e via verso il check-in; imbarco alle 19,00.

 

06/08/2014

Dopo una notte brava passata in una sala d’aspetto dell’aeroporto di Istanbul, un po’ stravolti, alle 7,00 saliamo sull’aereo che ci porterà a New York forniti di tutto il necessario: cuscini, libri, film e cruciverba.

Il viaggio dura 11 ore, sono molte, ma l’idea di un viaggio così lungo affrontato per la prima volta è entusiasmante. In fondo poi, tra la colazione, il pranzo, 2 film, qualche lettura, un po’ di chiacchere e un po’ di sonno, il tempo è passato abbastanza velocemente.

Alle 14 in punto arriviamo ai nostri appartamenti. Larry, il nostro locatore non c’è, dopo una ventina di minuti arriva ma le nostre stanze non sono ancora pronte; siamo un po’ dispiaciuti ma ci dice di avere un po’ di pazienza che sistemerà tutto subito. Non saranno pronte neanche alle 16, e nemmeno alle 17, né alle 18. Nel frattempo però un po’ arrabbiati e innervositi per il disagio ci siamo preparati tutti e usciamo per la nostra prima visita alla “Grande Mela”.

Decidiamo di vedere l’Empire State Building, uno dei grattacieli più alti di New York che offre la possibilità di una visione panoramica della città.

Superate le prime difficoltà sull’uso della subway, riguardante soprattutto l’acquisto dei biglietti, arriviamo sul luogo della nostra visita. La fila è lunga sia per il pagamento (decidiamo di comprare il biglietto cumulativo per diversi monumenti) che per la salita, ma ne valeva senz’altro la pena perché la veduta è mozzafiato, soprattutto per l’orario tardo che ci ha permesso di godere del panorama al tramonto quindi con una luce sufficiente per poter distinguere tutto e nello stesso tempo con la città illuminata come un presepe o meglio come un parco giochi.

La mia prima impressione è divergente dall’idea che mi ero fatta della città; io immaginavo una città tutta moderna, invece il vecchio convive perfettamente con il nuovo senza cesure né dissonanze così come il ricco con il povero, il bianco con il nero, il lussuoso con il folcloristico. La città è pulsante e piena di gente, anche se quelli che vediamo sono soprattutto turisti come noi.

Dopo una veloce cena da Mc Donald torniamo stravolti ai nostri appartamenti per un vero sonno ristoratore.

07/08/2014

Prima giornata piena a New York. Decidiamo di andare a vedere uno dei simboli non solo di New York ma di tutta l’America: la Statua della Libertà. Prendiamo la metro e scendiamo a Wall Street: siamo subito affascinati da questo pezzo di città e cominciamo a farci delle foto davanti  Tiffany, alla Banca d’America e alla Borsa. Andiamo poi alla ricerca del Toro simbolo della crescita della Borsa per un altro rush fotografico.

Dopo aver visitato la Trinity Church è quasi mezzogiorno e decidiamo di mangiare qualcosa qui in un self service, quindi ci avviamo versi il traghetto per la Statua della Libertà. Lunga fila, lunghi e meticolosi controlli, alla fine arriviamo a destinazione. Sul traghetto ammiriamo lo sky line di NYC e riconosciamo alcuni grattacieli già visti e discutiamo su quale possa essere il ponte di Brooklyn.

Folle di turisti seguono il nostro stesso percorso che continua verso Ellis Island dove visitiamo l’interessante museo dell’immigrazione. Riprendiamo il traghetto e ci avviamo verso il ponte di Brooklyn a piedi. Il percorso è lungo ma scopriamo altri lati di New York molto affascinanti nella Lower Manhattan, come la vivacissima Fulton Street, con negozietti di souvenir e una ristorazione

improvvisata con barbecue e tavolate all’aperto che diffonde un forte odore per tutte le vie intorno.

Rumori, suoni , odori mi hanno fatto pensare alla piazza Jemaa el Fna di Marrakech; l’igiene non è il massimo ma avrei rischiato lo stesso se non fosse stato per una fila interminabile degna del primo giorno di saldi nel negozio più ambito di una grande città.

Decidiamo di cenare in un altro self service (ce n’è uno in ogni angolo della città) ma prima, tutta la comitiva, (tranne due troppo stanchi) decide di andare sul famoso ponte proprio all’imbrunire quando si accendono tutte le luci della città. Finalmente dopo un bel po’ di strada saliamo sul ponte: è stupendo, ci facciamo un sacco di foto. Anche il panorama della città da qui è meraviglioso. E’ un altro mondo! Davvero è il “nuovo mondo”!

Ritorniamo indietro dove ci aspettano gli altri, ceniamo e finalmente, stanchi morti, facciamo ritorno alle nostre camere.

0808/08/2014

Oggi la prima meta è il MOMA. Siccome non sappiamo se anche al resto della compagnia potrebbe interessare, pensiamo di dividerci ma poi decidiamo di fare tutti una visita culturale ad uno dei più importanti musei di arte moderna al mondo.

All’uscita della metro siamo tutti sbalorditi per lo scintillio, vi sono concentrate tante gioiellerie, ma soprattutto tante vetrine piene di brillanti, le insegne indicano infatti uno specifico commercio di diamanti. Le vetrine non sono particolarmente eleganti, curate o lussuose, sono più che altro un ammasso informe di gioielli scintillanti. Maria mi spiega di aver letto che è un luogo in cui si concentrano negozi di Ebrei che sono tradizionalmente commercianti di diamanti e che alla fine della contrattazione sono soliti pronunciare una particolare frase yiddish. A proposito io ho letto che NY è la città a più alta concentrazione di Ebrei.

Dopo una breve passeggiata in cui abbiamo ammirato i grattacieli del Rockefeller Center, i cui ingressi sono lussuosissimi, siamo arrivati al MOMA, dove, muniti di audioguide, abbiamo iniziato ad ammirare alcuni tra i più grandi e famosi capolavori dell’arte moderna. Una curiosità: vi è conservata anche la mappa della Metropolitane di NY, capolavoro di un grande designer italiano morto proprio quest’anno. Suscita sempre una particolare emozione vedere e quasi “toccare” tutte quelle opere che hai studiato e hai visto solo in foto sui libri.

Usciti dal museo, dove ci eravamo attardati solo io e Marco, entriamo in un locale a mangiare una veloce insalata semi-preparata, per arrivare al punto dell’appuntamento e riunirci insieme a tutto il gruppo.

Alle 15,30 gli altri, che avevano goduto di un’altra panoramica sulla città al Top of the Rock del Rockefeller Center, ci raggiungono e ci incamminiamo per una visita alla chiesa di San Patrick. La Cattedrale, la più grande chiesa cattolica degli Stati Uniti, ci delude un po’ perché tutta impacchettata per i restauri e possiamo ammirare solo alcuni particolari.

Usciti ci avviamo verso Time Square. Nella passeggiata passiamo per la 5° strada e le sue parallele. La visione si trasforma man mano dall’elegante al chiassoso e popolare, la gente si concentra sempre di più fino a diventare un ammasso di folla in cui non si riesce più a camminare( è vero che ci sono anche lavori stradali). I grattacieli in basso si animano di luci colorate e visioni pubblicitarie in continuo cambiamento; vicino al negozio della Disney e di Toy’s r us ragazzi travestiti da personaggi dei cartoni e da supereroi si propongono per pubblicità e foto. Arriviamo infine a Times Square senza rendercene conto perché non pensavamo fosse così. La immaginavamo una piazza elegante, invece è assolutamente caotica e vivace, il cuore pulsante della città.

09/08/2014

Oggi abbiamo deciso di separaci perché non tutti vogliono vedere un altro museo. Inoltre per lo shopping è preferibile comunque non muoversi in comitiva.

Io e Marco raggiungiamo il Guggenheim che è uno spettacolo soprattutto per la sua concezione architettonica; non sono da meno neanche le opere esposte, anche se la collezione permanente non sembra molto cospicua. Interessante è invece la mostra temporanea sul Futurismo, completa di pittura, scultura, arredamento, abbigliamento, video, manifesti, opere letterarie.

Usciti dal museo, che è sulla Fifth avenue, ci avviamo a sud verso la zona famosa dei negozi più scic. Ma il cammino ci sembra infinito, la fame si fa sempre più intensa e non si vedono locali per mangiare, decidiamo quindi di provare uno dei tanto famosi taxi di NY, ce n’è uno in ogni angolo. Arriviamo così in pochi minuti nella zona da noi già battuta e decidiamo di scendere. Pranzo veloce da Mc Donald’s e via per le pazze pazze spese. Già so dove andare, ho alcune cose commissionate da figlia e cognata e per non sbagliare seguirò i consigli ricevuti: Victoria’s secrets, Abercrombie e Tiffany.

Strada facendo incontriamo metà della nostra compagnia che ci instrada per Victoria’s secrets, dove hanno già fatto spesa. Entriamo così in un negozio che sembra una bomboniera: marmi neri e pareti rosa, mobili rosa e fucsia, biancheria incantevole. Dopo il primo smarrimento di fronte a tante cose così adorabili, punto verso la biancheria da acquistare: brasiliane e slip. Volendo comprare un completino ho un po’ di difficoltà per la misura, con un po’ di aiuto si riesce a far tutto. Una gentile commessa ci fa vedere su internet dove si trovano gli altri due negozi che cerchiamo. Per raggiungerli prendiamo la metro.

Tiffany è sbalorditivo: il piano terra è tutto scintillante di diamanti, ci sono sei piani, ma noi raggiungiamo subito il terzo dove ci sono le cose d’argento, per comprare il braccialetto con cuoricino verde. Usciamo e raggiungiamo subito Abercrombie dove, dopo una fila non troppo lunga, entriamo ed effettuiamo anche qui alcuni acquisti.

Ci dirigiamo quindi verso casa, siamo stanchi e abbiamo un po’ di difficoltà nel trovare la giusta fermata della subway, propongo così di riprendere un taxi. Marco accetta  la mia proposta ed in men che non si dica giungiamo a destinazione.

10/08/2014

Oggi siamo di nuovo tutti insieme per andare a vedere Little Italy e Ground zero.

Camminiamo sulla strada di quello che era il vecchio quartiere italiano e sembra di stare nel set di un film a Cinecittà piuttosto che a New York. I palazzi sono più vecchi e più bassi che nel resto della città, le facciate sono interrotte da balconi in ferro e soprattutto dalle scale antincendio tipiche di tutti i palazzi di N Y costruiti fino ad una certa data. Bisogna sottolineate che una delle paure principali degli americani sembra essere quella degli incendi; infatti ogni angolo della città è fornito di bocchettoni per l’acqua ed è severamente vietato parcheggiare lì davanti.

Passeggiamo quindi per queste strade e oltre a molti ristoranti notiamo negozietti molto accattivanti, molto turistici e molto cari; osserviamo e non compriamo.

Da Little Italy si passa direttamente a China Town, sembra di essere a casa, anche noi siamo pieni di negozi di cinesi. Alla fine della strada c’è un giardino, oggi è Domenica e la piccola oasi verde è strapiena di cinesi, soprattutto anziani, dediti alle attività di svago più varie: musica, riposo, arti marziali, gioco delle carte. E’ molto simpatico. Foto di gruppo alla fontana; fermata per il gruppo di ragazzi neri supermuscolosi che si esibiscono in salti mortali e via verso il luogo delle Twin Towers.

Attraversiamo pezzi di città più silenziosi, più trasandati, forse più vecchi; riconosciamo da lontano grattacieli ormai a noi noti e alla fine ci troviamo immersi in un fiume di gente che scorre verso la stessa parte, sono tutti diretti verso la stessa meta: il luogo dell’attentato dell’11 Settembre 2001.

Dopo un percorso tortuoso, costeggiando lamiere di cantieri aperti per la costruzione di una nuova fermata della metro, arriviamo nel grande vuoto lasciato dal crollo delle torri gemelle. Al posto delle due torri ci sono due grandi fontane nere quadrate dove l’acqua scorre all’interno verso un altro buco quadrato  più basso e più piccolo. Al bordo delle fontane i nomi di tutti i morti. È’ molto suggestivo e impressionante.

Terminata la visita ci rifocilliamo in un fresco fast food.

Finita la pausa pranzo riprendiamo la metro diretti  verso la 5° avenue per un altro po’ di compere. La prima meta è Victoria’s secrets   dove quelle di noi che non hanno comprato decidono di fare acquisti per regali alle loro parenti e amiche. Poi è la volta dei negozi Timberland.  Ci dividiamo, alcuni preferiscono fare una passeggiata a Central Park. Riprendiamo la metro stanchi e assetati e raggiungiamo il grande polmone verde di N Y; io non sono più in grado di camminare molto, però possiamo godere  alla fine della nostra giornata di un meritato riposo in una panchina di questo enorme giardino. In questo giorno festivo, oggi è anche San Lorenzo  (mio figlio si chiama Lorenzo), molte persone e diverse famiglie trascorrono qualche ora facendo sport, leggendo, giocando o solo contemplando il meraviglioso spettacolo naturale che può offrire loro anche il centro della città.

Ritorniamo a casa per una cena tutti insieme: pasta ai funghi.

11/08/2014

Stamattina alle 8,30 Marco e Marco sono usciti per andare a prendere le due automobili, noleggiate da Roma, che saranno il nostro mezzo di trasporto da New York fino a Los Angeles. Abbiamo un po’ di difficoltà a sistemare i bagagli che non sono proprio essenziali. Alla fine, due coppie in una macchina e tre coppie nell’altra, alle 10,30 diamo il via alla lunga traversata.

Per il pranzo facciamo sosta in un ristorante dove ordiniamo più o meno consapevolmente due enormi panini ciascuno; naturalmente ne riusciamo a mangiare uno solo e ne teniamo uno per la cena.

Verso sera ci fermiamo in un motel in prossimità di Buffalo, vicino alle cascate del Niagara.

La sera per sgranchirci un po’ le gambe, pensiamo di fare un giro a Buffalo che si trova a circa 20 miglia dal motel. La città è un mortorio: strade larghe, grandi e moderni palazzi, nessun essere umano, solo poche macchine in giro. Torniamo indietro.

Il motel è bruttino e un po’ sporco, puzza anche di fumo. Il sonno però è lungo e tranquillo.

 

12/08/2014

Partiamo alle 9,30 dal motel dove abbiamo passata la notte. Dopo 22 miglia arriviamo alle cascate del Niagara dal lato americano, dopo alcune perplessità sulla strada da fare per arrivare al lato canadese, chiediamo indicazioni ai locali e tramite queste e la segnaletica stradale giungiamo alla frontiera. Il doganiere canadese risulta molto antipatico e indisponente. Marco T. che guida la macchina dietro, ci racconta il suo scambio di parole con tale individuo e ci fa morire dal ridere. Finalmente parcheggiamo.

Ci avviamo per la passeggiata nel parco delle cascate. Dal lato canadese si può ammirare il salto per tutta la sua lunghezza, mentre dal lato americano ti trovi sopra e per vederle sei costretto a scendere e salire sui battelli. Questi si possono prendere anche dal lato canadese ma noi decidiamo di non prenderli per non farci il bagno completo ,visto che i battelli arrivano proprio vicino alla caduta dove la nebulizzazione è tale da sembrare una fitta nebbia bianca. Lo spettacolo è veramente molto bello: le cascate sono due, nella prima, l’acqua, prima di cadere nel fiume  si rifrange su delle rocce; nella seconda, più grande e a ferro di cavallo, l’acqua cade direttamente nel fiume ed è qui che si formano una miriade di spruzzi che con il vento arrivano sul percorso pedonale formando una fitta pioggerella. Il tempo atmosferico previsto era piovoso, invece siamo stati fortunati, la pioggerella l’abbiamo avuta lo stesso, ma era quella inevitabile della cascata.

Alle 12,30 riprendiamo il viaggio.

Breve sosta per pranzo alle 14. Dopo tre quarti d’ora riprendiamo il cammino verso l’Ohio, dove pensiamo di fermarci presso un villaggio Amish.

Veronica ha letto tutte le informazioni scaricate da Marco e ci racconta le cose più interessanti. Le notizie apprese sono utili per immergerci nella visita e comprendere uno stile di vita così diverso dal nostro. Non tutti amano farsi fotografare, ma i pochi scatti sono molto eloquenti.

Siccome è già molto tardi fermiamo le cinque suite in un grande hotel e andiamo subito a mangiare. La cena in questa birreria ci lascia tutti pienamente soddisfatti: la bistecca è veramente ottima, saporita e cotta a puntino.

Torniamo in albergo molto stanchi e rimaniamo favorevolmente meravigliati dalla pulizia, dall’eleganza e soprattutto dallo spazio. A proposito, ogni camera doppia, qui in America, è fornita di due letti matrimoniali, perché loro usano dormire in letti separati.

13/08/2014

Prima di iniziare una lunga giornata di viaggio visitiamo il villaggio Amish, entriamo in un emporio, una buona parte è dedicato alla vendita di animali, un’altra buona parte alla vendita di cappelli (da cow boy e altri), per il resto ci sono ricordini vari. Guardiamo tutto attentamente e ciascuno di noi fa le proprie compere; alla fine chiediamo alla ragazza della cassa se vuole fare una foto di gruppo con noi, è molto carina e molto gentile e si offre volentieri.

Riprendiamo il viaggio.

E’ lungo e stancante, ci fermiamo per pranzo e per brevi soste. In macchina si parla, si legge, si ascolta musica, ma nonostante ciò ci sembra di non arrivare mai.

Il paesaggio che si offre al nostro sguardo è quasi sempre uguale: la strada (I 70) è a 4 corsie, due per ogni verso separate da un largo tratto in erba; ai lati, prati ben tenuti e boschi. Quando lasciamo la Interstate il paesaggio varia, perché ci troviamo in strade locali che costeggiano campi coltivati e abitazioni. Le case sono tutte in legno (tranne qualche eccezione), con portici, scalette e grandi prati fioriti: ne abbiamo viste tante nei film americani, sono bellissime e la vita là sembra tutta “rose e fiori”. Le coltivazioni sono grandissime distese di mais e di un’altra pianta che presumiamo sia soia.

Ecco perché nei supermercati ci sono intere corsie dedicate a prodotti fatti con il mais (corn) di cui in Italia giunge solo una piccola selezione.

Ci fermiamo vicino St Louis in un motel “Best western”; decidiamo infatti di usufruire per quanto possibile di queste catene già testate da altri globetrotters, perché offrono discreta pulizia a prezzi accettabili.

14/08/2014

Partiti da Effingham ci avviamo verso l’incrocio con la Route 66 (the mother road ) che parte da Chicago.

Passiamo per St Louis dove avremmo voluto fare una piccola sosta, ma abbiamo sentito dal notiziario che nella città stanno avvenendo delle rivolte di neri contro la polizia perché un agente ha ucciso un ragazzo di colore, sembra, senza un valido motivo. E’ addirittura dovuto intervenire l’esercito. Costeggiamo quindi la città e per fortuna abbiamo la possibilità di ammirare l’arco che rappresenta la porta verso l’ovest.

Il paesaggio offerto dalla Interstate 44 è simile a quello di ieri. Boschi, prati e campi coltivati.

Oggi c’è stato uno scambio passeggeri, nella macchina con noi sono venuti Felice e Marco e le rispettive consorti:

Il viaggio procede tranquillo. Verso l’ora di pranzo incrociamo la Route 66 e ci fermiamo per fare una foto; siamo parcheggiati male, occupiamo parte della carreggiata, così si ferma una macchina della stradale e subito ci preoccupiamo più del dovuto. Infatti spieghiamo ai due giovani poliziotti che siamo turisti e ci siamo fermati per una foto ricordo e si mostrano subito disponibili: uno ci scatta la foto, l’altro si mette con noi e si immortala nel nostro gruppo.

Ci rimettiamo in cammino, sosta per il pranzo e di nuovo in partenza.

Il pomeriggio il paesaggio cambia un po’, gli alberi si diradano e sembra somigliare di più a quello italiano.

Ogni tanto vediamo qualche falco. Per strada nelle statali ogni tanto qualche castoro (?) morto. Nelle cascate del Niagara ne abbiamo visto uno che si è fatto tranquillamente avvicinare e fotografare. A N Y invece abbiamo incontrato spesso degli scoiattoli.

Alle 19 arriviamo a Tulsa, e fermiamo subito le stanze in un motel 6, poi andiamo in città per una visitina e per cercare un locale in cui cenare. Scegliamo una birreria molto carina; la carne è ottima ma il trattamento sgradevole: abbiamo lasciato solo $ 4 di mancia e il ragazzo che ci ha servito si è arrabbiato e ci ha praticamente cacciati dal locale. In effetti sapevamo che qui in America la mancia è obbligatoria e varia da un 10 a un 20 % e noi avremmo dovuto lasciare almeno $20.

15/08/2014

Partiamo puntualmente alle 9,00 e percorriamo parte della route 66 per proseguire poi quasi tutto il viaggio sulla I 40.

Per pranzo sostiamo a Elk City e mangiamo in un ristorante italiano serviti da un ragazzo del Kossovo e prendiamo quasi tutti un’insalata greca. Ci rimettiamo in cammino. Chiudo un po’ gli occhi, li riapro ed il paesaggio è cambiato: gli alberi scompaiono quasi del tutto lasciando il posto ad una fitta prateria. Aumentano i cavalli e le mucche al pascolo.

Di pomeriggio arriviamo alla meta del giorno, Amarillo, Texas. Posiamo le valigie nel motel 6 e risaliamo in macchina per una visita. Per prima cosa andiamo a cercare il luogo dove sono piantate per terra in fila delle vecchie Cadillac. Piove un po’, strada facendo siamo stati travolti da un acquazzone che fortunatamente ha abbassato la temperatura che mano a mano, andando verso ovest, si era alzata.

Dopo una piccola ricerca attraverso il groviglio delle tante strade quasi vuote, arriviamo nel luogo che cercavamo. Da lontano al nostro sguardo si offre questa stravagante visione: 10 carcasse di Cadillac variopinte piantate con il muso dentro la terra in una spianata immensa e brulla come tutto il territorio qua intorno. Mio figlio per telefono mi ha detto che è stato un vecchio ad avere questa  idea così particolare.

Andiamo a fare delle foto fra queste macchine su cui tutti i visitatori, bombolette in mano, si improvvisano graffitari. Anche noi lo facciamo e ci immortaliamo così in questo suggestivo pezzetto d’America apparso anche nel film “Into the wild” amatissimo da mio figlio Lorenzo che ci sta seguendo giorno per giorno invidiando la nostra esperienza.

Il centro della città è deserto, larghissime strade che servono ordinatamente uffici che ora, alle 19 di venerdì, sono tutti chiusi. Qualche grattacielo e modernissimi palazzi sedi di banche, chiese e giornali. Nei piani terra ci sono alcuni locali, sale da gioco e ristorantini. Per mangiare però ci spostiamo con le macchine più in periferia dove abbiamo notato diversi locali interessanti; dobbiamo sbrigarci perché qui i ristoranti chiudono presto, oggi che è venerdì rimangono aperti fino alle 10, altrimenti chiudono alle 9. Ci fermiamo dal messicano dove per me il cibo è buonissimo soprattutto l’antipasto, tortillas con salsa piccante; Tony e Maria soffrono un po’ perché non amano mangiare piccante.

La serata ci riserva ancora una sorpresa: stiamo entrando nelle nostre camere quando Tony e Giuseppe tornano indietro e ci dicono di scappare, c’è la polizia con pistole e mitra spianati. Noi entriamo subito nelle nostre camere, loro entrano in macchina perché non possono raggiungere le loro. C’è un morto nel motel? Forse è un ricercato? Forse l’ha ucciso la polizia? Comunque la polizia circonda il motel e intima a qualcuno di uscire. Tony e Maria, Giuseppe e Veronica non possono entrare nelle loro stanze, quindi chiedono alla reception altre due camere per la notte e si arrangiano con quello che il nostro modesto motel può offrire.

16/08/2014

Partiamo da Amarillo alle 9,15 tutti puntuali nonostante la nottata alquanto alternativa. Pronti a trascorrere una lunga giornata di viaggio ci mettiamo subito in cammino.

Il territorio pian pino varia, i colori naturali passano dal verde al giallo al marrone all’avana, la terra è sempre più arida e la vegetazione cambia e si rarefà. Lungo la strada incontriamo ranch sconfinati, ed enormi allevamenti di bovini; mucche e cavalli al pascolo ovunque. Lunghissimi treni merci della Union Pacific. Passiamo dal Texas al New Mexico e l’ingresso è segnalato da un suggestivo portale. Ci fermiamo tutti per scattare delle foto ricordo.

A Santa Rosa ci fermiamo per un breve pit stop presso un Mc Donald’s. Ripartiamo e dopo un paio d’ore la sosta per il pranzo è a Carrizozo. Immediatamente scendendo dalla macchina Licia si accorge di non avere più la borsetta con il suo passaporto. Arrabbiatura e confusione iniziale poi più razionalmente si decide sul da farsi. Felice ha conservato lo scontrino di Mc Donald’s e Giuseppe telefona per assicurarsi che la borsa sia ancora lì; avuta la conferma Marco e Marco partono subito per recuperarla. Noialtri mangiamo in un ristorantino messicano dove sostiamo fino alle 16,30 del pomeriggio, in attesa dei viaggiatori forzati.

Dopo pranzo le donne decidono di sgranchirsi in po’ le gambe (che dopo tutti questi giorni di viaggio continuo si sono indolenzite) passeggiando lì intorno. Scopriamo un paesino quasi fantasma: strade larghe, case basse, poi ad un certo punto cominciamo a notare delle case vivacemente colorate; in una, un giardinetto tanto pittoresco attira la nostra attenzione, entriamo e notiamo tante sculture colorate. Una signora esce dalla casa e ci invita ad entrare, è una bellissima casa museo dove sono esposti vari tipi di oggetti dai quadri ai gioielli, dalle sculture ai vasi di ceramica; questi ultimi, che sono di artigiani locali, risultano particolarmente interessanti. Non posso trasportarli altrimenti sarei tentata di comprarli, acquisto solo un piccolo poster dove sono raffigurati una serie di asinelli dipinti in modo artistico da pittori diversi (è una tradizione locale). Ci sorprende la pioggia e corriamo verso il ristorantino messicano.

Alle 17 ci riuniamo di nuovo e riprendiamo il viaggio verso “the white sands” il parco naturale, deserto di sabbie bianche, costituito da sabbia di gesso. ( La prima località dove è stata fatta esplodere la bomba atomica come sperimentazione).

Lo spettacolo è unico al mondo, peccato che piove e tira un vento fortissimo. La sosta è breve e troppo breve anche il percorso con la macchina; io e Maria facciamo le nostre recriminazioni e le continuiamo fino a sera ma non servono a molto. Il contrattempo imprevisto ci costringe a tappe forzate e ripartiamo presto per l’ultima sosta della giornata.

Arrivo a Las Cruces alle 20, pernottamento in un motel super 8 (per cambiare) e cena in un bel locale “Steak house” con musica country da un juke-box touch-screen e tavolini con poltrone a rotelle.

Pochi avventori, alcuni  sono tipici: cappello texano, baffi e stivaloni.

17/08/2014

Siamo in partenza per il Saguaro National Park.

In macchina scrivo i miei commenti sulla giornata di ieri, poi leggo qualcosa sul parco che andremo a visitare. Le prime ore trascorrono tra chiacchere varie e l’osservazione del paesaggio che si presenta maggiormente arido e con una vegetazione che si arricchisce di palmizi e piante molto basse. Ho letto però che Luglio e Agosto sono mesi molto piovosi quindi, le piante sono più verdi e fioriscono e gli animali si riproducono maggiormente, soprattutto gli anfibi. Vicino la frontiera messicana ci controllano i passaporti, pensiamo di avere sbagliato strada e di stare per entrare in Messico, invece passiamo in Arizona e mettiamo gli orologi un’ora indietro. Breve sosta a San Simon per fare benzina e una visitina ai restrooms. Attorno al locale una miriade di scarafaggi vivi e morti. Scopriamo che anche dentro è pieno di questi deliziosi insetti. Facciamo buon viso a cattivo gioco e ci soffermiamo anche a fare piccoli acquisti di souvenir. Ripartiamo e prima di arrivare al parco nazionale facciamo solo una breve sosta da Mc Donald per un frugale pasto con cose comprate al supermercato.

Prima di arrivare al parco telefoniamo ad un amico di Marco e Licia che vive da 10 anni in America a Phoenix e che avrebbe piacere di averci come ospiti, sia per la cena che per la notte.

Man mano che ci avviciniamo al parco notiamo sedimenti rocciosi molto particolari come fossero grandi massi ciclopici posizionati uno sopra l’altro dalle mani dell’uomo. Poi appaiono sulle colline circostanti dei cactus particolarissimi che si presentano come dei monoliti cilindrici verdi e spinosi. Di varie altezze e con qualche protuberanza laterale sono sparsi per tutto il territorio come setole rade di una spazzola infinita. Notiamo anche altre piante verdi dall’andamento molto elegante. Man mano che ci avviciniamo al parco il terreno si inaridisce di più, è roccioso e sabbioso e la vegetazione si fa ricca e varia. Entriamo nel parco, sembra di stare in un giardino incantato di una maga cattiva, ammaliante e pericoloso nello stesso tempo. I saguaro (i cactus intravisti per strada) si fanno numerosi e sempre più giganti, intorno a loro tantissime piante per lo più verdi, grasse e spinose, qualcuna è in fiore.

Entriamo nella biglietteria e leggiamo i nomi delle piante e le loro caratteristiche, poi riusciamo per la visita che viene effettuata in macchina con brevi soste in punti strategici per una osservazione più ravvicinata e per lo scatto delle foto.

Usciti dal parco ci avviamo verso Phoenix dove ci aspetta Francesco, l’amico che ci ospiterà per questa notte. Ci ha dato l’indirizzo e ci incontriamo nei pressi di casa sua. Lo aspettiamo lì e dopo un po’ ci viene incontro, ci salutiamo, ci abbracciamo, e ci riconosciamo. La sua casa è in un consorzio che è a dir poco meraviglioso. La sua casa lo è altrettanto come pure l’ospitalità sua, della moglie e dei suoi amici che ospitano parte della nostra comitiva.

Passiamo tutti insieme una splendida serata; attraverso  ricordi e racconti ripercorriamo in poche ore tanti anni di vita vissuta. L’argomento dominante però è la società americana ed il confronto con la nostra. Scopriamo così tante cose e comprendiamo meglio tutto ciò che stiamo vedendo e che stiamo vivendo. E’ molto istruttivo, interessante ed anche piacevole. Francesco si dimostra un ospite veramente squisito.

Il gruppo si divide nelle due case ospitanti e a tarda notte andiamo a letto.

18/08/2014

La notte ha piovuto ma non è servito a rinfrescare l’aria; a ciò pensano i condizionatori che non mancano mai in case, motel , negozi, ristoranti, uffici; in città e in campagna. Siamo tutti provvisti di foulard e giacche perché noi non siamo abituati a questo freddo e tanto meno a questo spreco totale. Qui si dorme magari con la coperta, ma con il condizionatore acceso!

Oggi Franchino ci accompagnerà nella periferia di Phoenix per fare degli acquisti. Ci attardiamo a colazione, la moglie lavora, noi chiacchieriamo. Ci porta a visitare il suo comprensorio che include anche albergo, piscina e campo da golf. Tutte le costruzioni sono basse e perfettamente armonizzate con il paesaggio sia per le forme che per i colori; i giardini ripropongono le piante del Saguaro National Park.

Andiamo a casa del suo amico Riccardo che, particolarmente loquace è molto disponibile a farci visitare la sua casa e a raccontarci la vita in America, le sue esperienze e le sue opinioni.

Finite le spese, pranziamo insieme in uno dei tanti fast food delle tante catene americane che, a parte qualche piccola variante, ti offrono tutte le stesse cose: carne , insalata, panini, patatine fritte, bibite zuccherate e ghiacciate.

Arrivano gli addii, prima con Riccardo, poi con Franchino e la moglie, a casa dei quali torniamo per recuperare i bagagli.

Si sono dimostrati ospiti veramente squisiti, pensiamo che anche a loro abbia fatto piacere la nostra insolita visita.

Alle 17 partiamo da Phoenix diretti a Flagstaff dove abbiamo previsto di pernottare due notti per poter effettuare la visita alla Monument Valley e al Grand Canyon.

Il viaggio non è molto lungo, impieghiamo però un po’ di tempo per trovare un motel con prezzi accettabili, alla fine troviamo il nostro motel 6.

Il paesaggio è molto diverso da quello di partenza, è alberato e verde, qui siamo a 2000 metri di altezza e fa molto fresco.

Dobbiamo subito andare a mangiare perché anche qui i locali chiudono alle 9; dopo cena, anche se molto presto, ci ritiriamo nelle nostre stanze.

19/08/2014

Anche per oggi la partenza è prevista per le 9 e anche oggi mentre ci prepariamo ci mettiamo in contatto con i nostri figli aggiornandoli sui nostri spostamenti.

Abbiamo controllato il meteo e quindi decidiamo di andare nella Monument Valley perché al Grand Canyon piove e fa più fresco. Il percorso è di circa 3 ore.

Flagstaff, il paese dove abbiamo dormito è pieno di motel, negozi e ristoranti, pensiamo infatti che sia usato come stazione sciistica; è in montagna e fa freddo.

Man mano che procediamo con le macchine il paesaggio naturale cambia e i boschi lasciano i posto ad una vegetazione meno ombrosa. Più avanti ancora la vegetazione scompare e appaiono territori più aridi. I colori della terra variano dal giallo al rosso. Le rare abitazioni sembrano quasi tutte baracche; siamo entrati nella riserva dei Navaho: locali di servizio e negozietti di souvenir (tutto naturalmente è made in China).

Piove e il cielo è tutto nero, le meraviglie naturali della valle, le formazioni rocciose particolarissime che sembrano dei monumenti, sono poco visibili perché c’è grande foschia e poca luce. Ciò nonostante ci fermiamo nelle varie aree predisposte per le soste delle automobili a scattare alcune foto.

Mangiamo qualcosa in un Burgher King e continuiamo il percorso. Nel primo pomeriggio il cielo si apre un po’ e sulla strada del ritorno abbiamo la possibilità di scattare foto migliori.

Dopo tre ore siamo di nuovo a Flagstaff ma è già un po’ tardi e quindi decidiamo di andare subito a mangiare.

Il locale scelto è suggestivo, tutt’intorno alle pareti e in alto nell’isola centrale ci sono schermi di televisori; l’insalata è ottima.

20/08/2014

Oggi abbiamo un programma fitto e quindi decidiamo di partire alle 8,00. Tutti puntuali ci mettiamo in cammino verso il Grand Canyon.

Il paesaggio del parco è montano e l’aria è fresca, pensavo fosse tutto molto più arido. L’idea che mi ero fatta di questo posto dipende da tutti i film western che ho visto da bambina. Invece c’è un bosco che viene interrotto bruscamente e profondamente da una abissale e immensa voragine creata dal fiume Colorado.

Il Grand Canyon è lungo  446 Km e largo fino a 23 Km, il panorama è assolutamente unico ed inimmaginabile; continua la serie degli spazi infiniti dell’America!

Ci sono delle navette che portano i turisti lungo tutto il percorso facendo delle soste nelle zone più suggestive. Alla prima sosta decidiamo di fare una passeggiata a piedi, il tempo è bello e le previsioni dicono che non dovrebbe piovere per tutta la mattinata. Siamo subito catturati oltre che dalla vastità del Canyon, da un’aquila che vola sopra di noi e da due condor che stazionano su una formazione rocciosa non lontana dalla ringhiera che delimita l’affaccio. Scattiamo numerose foto, poi proseguiamo a piedi.

Per pranzo rientriamo verso i locali di ristoro.

Rifocillati decidiamo di percorrere il resto della visita sulle navette turistiche, sia perché abbiamo poco tempo, sia perché le nuvole si addensano. Infatti mentre siamo sul bus, comincia a pioviccicare. Riusciamo però a goderci un altro po’ di quello stupendo panorama che ci offre anche la visione dell’arcobaleno nel Canyon.

La pioggia si fa fitta e durante il rientro viene proprio un acquazzone. Arrivati alla fermata di scambio degli autobus corriamo verso la linea che dobbiamo prendere, perché sta per partire, ma non ci fanno salire perché è già pieno. Quando arriva il mezzo successivo alcuni di noi salgono, alcuni rimangono a terra (io, Marco, Maria e Giuseppe); proviamo lo stesso a salire  ma la donna che regola l’ingresso è categorica: possono salire solo 25 persone; nonostante le nostre proteste, le nostre richieste e le nostre giustificazioni ci vuole buttare fuori dall’autobus. Noi vediamo con i nostri occhi che il posto c’è e per non dividerci dal resto del gruppo non scendiamo dai gradini. Siamo sotto una pioggia torrenziale, insistiamo, strilliamo, inveiamo, ma non c’è niente da fare la donna è irremovibile, si  arrabbia tantissimo e  minaccia di chiamare i ranger. Alla fine siamo costretti a scendere per prenderne uno successivo, siamo infuriati, preoccupati e totalmente bagnati. Poi ci accorgiamo di essere in tre perché Maria non è con noi (scopriamo poi che Tony l’ha tirata a forza dentro), comunque ci fanno salire su un altro bus, ma sia il nostro che quello dove è salito il resto del gruppo non si muovono; altri arrivano e ripartono ma noi rimaniamo sempre fermi. Il mio sospetto che stiamo aspettando l’arrivo dei ranger viene confermato: Maria e Tony vengono fatti scendere; io, Marco e Giuseppe, irriconoscibili con giacche e cappelli diversi, passiamo inosservati e l’autobus su cui sediamo parte e fradici e preoccupati arriviamo al parcheggio. Dopo un po’ anche il resto del gruppo ci raggiunge, mancano solo Tony e Maria di cui non sappiamo niente, anche perché nel parco non c’è campo per i telefonini.

Dopo poco fortunatamente arrivano anche loro che se la sono cavata con una spiegazione convincente sull’accaduto e una lunga verbalizzazione. Siamo quasi tutti convinti che non c’è stata nemmeno una multa perché il ranger era un bonaccione, come si era subito intuito dalla sua espressione pacifica.

Anche se eravamo preoccupati e indecisi è stata una buona mossa quella di non aver fatto gruppo nella protesta perchè la situazione si sarebbe solo aggravata.

Ripartiamo per Las Vegas dove fortunatamente abbiamo già prenotato un motel 6 perché, per il notevole ritardo accumulato, raggiungiamo la città alle 11 passate.

21/08/2014

Las Vegas (I prati) si estende entro una piana quasi desertica; ma nel territorio in cui è situata la città, attorniato da alture rocciose, si trovano delle pozze che permettevano la nascita di una certa vegetazione, da qui il nome “I prati”.

Arrivare di notte a Las Vegas ci ha permesso di godere di una visione unica e strabiliante. Le nostre aspettative sono state soddisfatte; il luccichio della città si vedeva da molto lontano e faceva pensare ad una città sempre viva, che non dorme mai.

Il giorno dopo trascorriamo la mattinata a fare shopping in un outlet che ci avevano consigliato. Il pomeriggio cominciamo la visita alla città.

La strada principale di Las Vegas, la “Strip”, è lunga 6 Km e lungo questa sono situate le principali attrazioni. Le attrazioni sono i Casinò che si trovano ai piani terra di alberghi molto belli ma caratterizzati soprattutto da luci, colori e scenografie grandiose che ai nostri occhi appaiono quanto mai kitsch. Ciò non toglie che ci divertiamo moltissimo perché anche noi rimaniamo strabiliati e meravigliati dalla fantasia e dall’impegno profuso nell’attirare l’attenzione e nel catturare i clienti come mosche in una ragnatela.

La nostra allegria è totale, possiamo capire come si trovavano Pinocchio e Lucignolo nel paese dei balocchi.

Visitiamo diversi alberghi, facciamo foto a non finire perché le immagini parlano da sole, non hanno bisogno di alcun commento.

Verso le 18 torniamo in motel per riposarci e prepararci per la sera, perché non si può prescindere da una visita notturna alla città. Alle 20 siamo pronti per cenare, tutti eleganti ci avviamo verso il ristorante che ci ha consigliato l’amico di Franchino. “Lucille’s” offre un menù per 10 persone a prezzo fisso: carne al BBQ (salsa barbecue) e verdure varie. Quantitativamente non c’è che dire ma il sapore è dolciastro per la salsa barbecue spalmata sopra la carne e non piace quasi a nessuno. Comunque il locale è molto carino e l’atmosfera è ottima. Brindiamo più volte anche perché è il compleanno di Marco Talone. Terminata la cena affrontiamo Las Vegas by night. Ritorniamo al parcheggio del casinò dell’albergo “Palazzo” e ci avviamo verso altri alberghi che non abbiamo visto di pomeriggio.

Di sera l’entusiasmo si moltiplica per le luci della città del peccato dove è permesso ogni eccesso di alcol, droghe e sesso. Per la strada notiamo tante limousine bianche e nere. Camminando, osserviamo la gente che ci circonda, anche le persone che vediamo sono un’attrazione: giovani e adulti di ogni razza e ogni tipo che corrono a divertirsi a destra e a sinistra. Il vulcano che erutta è il massimo del trash, però ci attira, erutta con un ritmo cadenzato da percussioni e dal suo cratere fuoriescono fuoco, fumo e lapilli. Visitiamo altri hotel e i rispettivi casinò, ogni tanti ci fermiamo vicino a qualche tavolo, per osservare. Vorrei fare qualche puntata alla roulette ma è tutto elettronico e ho paura di sbagliare; inoltre vediamo le puntate degli altri e ci vergogniamo  delle nostre esigue possibilità. Un ragazzo in soli 5 minuti ha perso 1600 $.

Sono le 2,00 decidiamo di ritirarci prima che qualcuno di noi possa perdere la testa.

Domani ci aspetta un’altra lunga giornata.

22/08/2014

La prima tappa di oggi è un supermercato dove provvediamo al nostro pranzo; poi una puntatina all’Hard Rock Cafe di Las Vegas. Quindi ci avviamo verso la valle della morte. In prossimità di questa ci fermiamo a pranzare; il luogo è già quasi desertico ma il caldo non è asfissiante sebbene le temperature siano elevatissime.

Le costruzioni sono poche, isolate e sembrano baracche.

Dopo un’oretta arriviamo a Zabriskie point ( Antonioni ha intitolato così un suo film, dobbiamo vederlo!) caratterizzato da formazioni rocciose tipo calanchi ma naturalmente uniche per colori e dimensioni visto che non appena Marco ha fatto una foto sono state individuate subito dalle mappature di Google. L’aria è terribilmente secca,  sono le due del pomeriggio e tira un vento che asciuga tutti i pori.

Ancora qualche Km e arriviamo alla vera e propria valle della morte: un territorio depresso a quota -86 sotto il livello del mare. E’ una piana estesa ricoperta per gran parte da sale che la colora di bianco. Superata la depressione ricominciamo a salire fino ad arrivare al livello del mare. Percorriamo territori estesi e desertici con montagne aride in lontananza. Mulinelli di polvere si sollevano qua e là. Ad un certo punto attraversiamo una bassa nuvola di sabbia. Il territorio è infinito, nessuna forma di vita apparente, solo noi nel deserto; una sensazione di solitudine ma anche di immensità; qualcuno di noi si mostra turbato, io penso di vivere un’esperienza diversa e questo mi entusiasma. Le strade salgono e scendono come montagne russe, la macchina sforza in salita, i freni si surriscaldano in discesa, il cambio automatico non permette di usare il freno motore: l’acqua si surriscalda.

Inizia un po’ di preoccupazione e di tensione, pensiamo di aver sbagliato strada, che il TOM TOM non ci abbia portato nella giusta via. Si cominciano a leggere meglio le carte, la direzione sembra giusta ma non si arriva mai alla fine. Percorriamo ad un certo punto strade di montagna, saliamo, saliamo; il panorama è semplicemente unico: pendii e vallate vastissime e deserte.

La preoccupazione cresce ma anche la sensazione di novità e avventura, unica e soprattutto inaspettata. La meraviglia mi  procura un senso di pace  che contrasta con l’ansia crescente dei miei compagni di viaggio. Arriviamo finalmente all’atteso bivio; gli animi si riprendono. Attraversiamo ancora vasti terreni, molti di questi sono recinti militari, vediamo ogni tanto dei radar. Pensiamo siano basi missilistiche ( ne abbiamo in seguito la conferma).

Dopo un po’ vediamo finalmente qualche costruzione, qualche casa. Verso le 8 ceniamo in un Mc Donald.

Risaliti in macchina il buio contribuisce al mio dormiveglia. Verso le 11 arriviamo a destinazione, Visala, la cittadina dove abbiamo prenotato un motel 6 da cui partire domani per la visita al Sequoia National Park.

23/08/2014

Ci svegliamo in una bella giornata di sole, l’aria però è abbastanza fresca nonostante ieri notte fosse calda.

Ci mettiamo in cammino verso il parco. Non siamo molto lontani, quindi ce la prendiamo comoda.

Siamo in California e l’ambiente che ci circonda è un po’ più simile al nostro, zone collinari, vigneti, alberi da frutta. Ci fermiamo in un negozio di frutta, pensiamo di comprarne un po’ per pranzare con un po’ di frutta californiana. Mentre sto approfittando degli assaggini a disposizione, sento Marco che parla in modo piuttosto animato con degli italiani che si sono fermati anche loro, è la famiglia di un notaio di Roma con cui ha rapporti di lavoro. Il mondo è veramente piccolo, facciamo una foto insieme a dimostrazione di ciò.

Continuiamo il nostro percorso, il TOM TOM ci guida sempre ma generalmente abbiamo conferma dalla segnaletica, invece non vediamo più segnali, la strada sembra secondaria e di servizio ad abitazioni rurali. Cominciamo a salire sempre di più, il panorama è molto bello ma non siamo affatto sicuri che sia la strada giusta, confidiamo ancora nel navigatore; ad un certo punto la strada asfaltata finisce e comincia quella sterrata. Andiamo ancora avanti fino a quando la strada non si fa veramente stretta e appare un cartello con la scritta “the end”. Dobbiamo tornare indietro, abbiamo perso tempo, ma quando le vedute sono così belle ( mi fanno pensare ad un quadro che stava a casa mia e che rappresentava le balze di Volterra) non è mai tempo perso anche se Maria ha un po’ paura in queste strade strette che costeggiano profonde vallate.

Ritorniamo sulla retta via, più larga e con tutte le segnalazioni del caso. Giungiamo quindi alla nostra meta, 20 $ per macchina e ci addentriamo nel parco. Notiamo subito le alte sequoie, il bosco è molto fitto: sono tutti alberi altissimi, drittissimi e soprattutto larghissimi. Arriviamo al bosco dei giganti, parcheggiamo e cominciamo subito a fare una passeggiata. L’aria è ideale, fresca al punto giusto. Le meraviglie intorno a noi ci lasciano tutti stupefatti, le sequoie sono tutte gigantesche e sono tante. Ce n’è una tutta recintata è “Sentinel” il 2° albero più grande del parco. Ci facciamo tutti una foto e ne scattiamo tante altre passeggiando. In posa per una fotografia ci mettiamo tutti in circolo attorno ad un gigante ed altri subito ci imitano.

Tornati alla stazione principale prendiamo uno shuttle per andare a vedere il “Generale Sherman” l’albero più grande del mondo, non il più alto ma il più grande in quanto a volume di legno (è l’essere vivente con più massa). Inoltre ha un’età tra i 2500 e i 2700 anni. Ovviamente non risparmiamo le foto. Ne è valsa la pena anche solo per lui.

Soddisfatti ritorniamo alle nostre macchine per raggiungere la nostra prossima meta, Fresno, dove abbiamo già prenotato un motel 6. Ci riposiamo un po’ e poi andiamo a cena in un bel ristorantino messicano dove mangiamo bene e spendiamo poco.

Finalmente a letto.

24/08/2014

Partiamo puntuali ma ci dobbiamo fermare al supermercato per rifornirci di viveri e soprattutto di acqua.

Il tragitto non è lungo e dopo due ore circa arriviamo al parco dello Iosemite. Oggi c’è un bel sole e la giornata è calda; appena parcheggiato mangiamo qualcosa e ci prepariamo un panino. Ci avviamo per prendere un bus navetta che ci porterà in un punto di osservazione. Ci accorgiamo di essere in una estremità del parco che è caratterizzato solo dalla presenza di sequoie giganti. Capiamo quindi di aver sbagliato navetta e torniamo indietro per risalire sulle macchine e trasferirci verso la parte indicata dalle carte come più interessante. E’ un canyon di cui attraversiamo il fondo valle, è molto suggestivo perché a destra e a sinistra ci sono picchi rocciosi che spuntano tra una fitta vegetazione di sequoie ed altre specie di alberi.

Ci fermiamo a tratti a scattare delle foto e parcheggiamo in un punto nodale per fare una passeggiata a piedi e goderci il panorama delle Iosemite falls, le cascate più grandi del parco. Strada facendo ne abbiamo incontrata una in cui l’acqua anziché scendere veniva tutta nebulizzata dal vento e assumeva le sembianze di fumo.

Ci incamminiamo quindi a piedi verso le cascate ma il fiume è asciutto e le cascate sono completamente assenti. Scattiamo comunque numerose foto perché l’ambiente è suggestivo. Ci fanno compagnia una grande quantità di scoiattoli che anziché essere spaventati dai turisti sono attratti dal loro cibo. Anche un picchio è stato attratto dalle molliche di pane messe sull’albero da Marco T., e così abbiamo potuto immortalarlo in diversi primi piani.

Ritorniamo alle macchine e ci dirigiamo verso S. Francisco.

Verso le 8 ci fermiamo in una Steackhouse molto carina e piena di gente; mangiamo bistecca e contorno (io una big potatoes buonissima) e siccome nel tavolo dietro di noi si sta festeggiando il compleanno di un bimbo che compie 8 anni, gli cantiamo anche noi “tanti auguri a te”. La mamma e gli altri commensali ci ringraziano e ci offrono metà della loro torta.

L’ingresso a S. Francisco è trionfale come quello a Las Vegas perché la città da lontano appare vastissima e luminosissima. Programmato il navigatore verso un motel 6 in città, ci fermiamo in un posto che appare in po’ equivoco; inoltre il motel è estremamente caro $ 255 per una camera doppia; un prezzo assurdo considerando che nella suite della “piccola Svizzera” dei mormoni abbiamo speso meno della metà!

Decidiamo quindi di uscire dal centro città e ci dirigiamo verso la periferia e dopo un paio di tentativi troviamo disponibilità in un motel verso la mezzanotte.

25/08/2014

Partiamo puntuali alla volta di San Francisco. Attraversato il Golden Gate Bridge entriamo nella città costeggiando un parco e arriviamo in un quartiere di cui ci colpisce subito l’eleganza: tutte villette di legno a due piani con giardinetti curatissimi. Sembra di stare in una zona residenziale di una ricca cittadina di villeggiatura. Non possiamo fare a meno di fotografarne qualcuna. Notiamo che anche le automobili parcheggiate sono tutte molto costose.

Ci spostiamo ed entriamo nel vivo della città. Grattacieli e grandi palazzi , tanto traffico, strade  molto larghe e soprattutto molto lunghe con la caratteristica alternanza di salite e discese tipo montagne russe che le rende particolarissime ed inconfondibili. Le abbiamo viste molte volte in film e telefilm. Ci fermiamo in un grande parcheggio multipiano e ci avviamo alla scoperta della città.

Siamo in via Bush e davanti a noi sta passando il famoso mezzo su rotaie senza porte su cui si viaggia anche appesi all’esterno. Vorremmo prenderlo anche noi ma poi cominciamo a camminare. Arrivati in Market

Street ci dividiamo, Felice, Antonella, Marco e Licia proseguono da una parte, noi da un’altra; ci riuniremo nel pomeriggio.

Chiediamo informazioni ad un ragazzo addetto a questo servizio e ci incamminiamo verso un grattacielo simbolo della città, il grattacielo a forma di piramide. Notiamo per le strade una molteplicità di tipi diversi e stravaganti; ci sono meno persone di colore che a NY e anche meno  grassi ma moltissimi barboni e drogati di ogni età.

Arriviamo sotto alla “Piramide” e vediamo un altro simbolo della città, la torre rotonda. E’ arrivata l’ora di pranzo e prendiamo un’ottima insalata in un elegante fast food.

Poi ci incamminiamo verso il Pier 39, dove, dice Marco, potremmo vedere i leoni marini. Camminiamo a lungo e finalmente arriviamo. Il Pier è un molo di legno su cui trovano posto numerosissimi negozietti di souvenir e locali di ristoro, panchine e zone per spettacolini all’aperto: è una passeggiata pittoresca sul mare. Ma ancora più pittoreschi sono i leoni marini, numerosissimi, tutti sdraiati su delle pedane di legno sul mare a prendere il sole. Alcuni di loro si rotolano, altri lottano per la supremazia: offrono uno spettacolo ad una grande folla di turisti. Di fronte questo molo c’è l’isola di Alcatraz, famosa per il carcere da cui non si poteva evadere.

Continuiamo il giro della città e dopo tanto camminare, sali e scendi, arriviamo a Little Italy. Qui non è come a NY, i locali sono di proprietà o in gestione a veri italiani; con qualcuno di loro scambiamo qualche parola. Un ragazzo napoletano, da due anni in città, ci indica dove possiamo prendere un buon caffè. Passata Little Italy entriamo a China town, anche questa è molto più “vera “ di quella di NY; pullula di macellerie, frutterie, pescherie e negozi vari dove sia negozianti che acquirenti sono tutti cinesi. Trascorriamo molto tempo ad osservare le curiosità che ci offre questo angolo di città. Poi riprendiamo il cammino verso due altri monumenti della città segnalati dalla guida: Notre Dame e la Pagoda giapponese. Nel frattempo ci diamo appuntamento con il resto della compagnia. Ci incontriamo in un quartiere che sembra un po’ malfamato, in effetti è ancor più pieno di individui loschi oltre che di barboni. Lo riconosciamo! È il quartiere dove è situato il motel 6 che ci ha sparato un prezzo assurdo.

Tutti insieme andiamo in cerca prima della pagoda e poi di Notre Dame. Camminiamo moltissimo e chiediamo spiegazioni prima di raggiungere questa Pagoda che dopotutto non ci sembra niente di eccezionale, ma è simpatico vedere che c’è anche un quartiere giapponese, molto pulito ed elegante. Riscendiamo dalla collina e, nonostante tanto  camminare, non riusciamo a trovare la chiesa che cercavamo. Ci arrendiamo, siamo troppo stanchi e affamati. Notiamo una pizzeria, ma ci sono 45 minuti d’attesa; decidiamo di tornare alle macchine per cercare qualcosa fuori città, ma prima proviamo a vedere a Little Italy. Qui però non ci sono parcheggi.

Per uscire dalla città dobbiamo riprendere un ponte; percorrendo il lungomare ne notiamo uno stupendamente illuminato ma dalla macchina in moto non riusciamo a fotografarlo.

Anche la città offre una visione notturna stupenda, soprattutto dopo aver attraversato il mare.

Ormai è molto tardi e per cena dobbiamo accontentarci di un fast food messicano.

26/08/2014

Oggi vogliamo completare (si fa per dire) il giro di San Francisco in macchina. Il piano d’attacco è: Via Lombard, Golden Gate Park, Market Street. Maria propone anche il quartiere messicano. Partiamo; di nuovo il pedaggio sul ponte. Fortunatamente, nonostante il traffico, abbiamo una corsia preferenziale (fino alle 10 di mattina) per le macchine “full” che portano più di due passeggeri.( ?) Per raggiungere Via Lombard dobbiamo programmare il navigatore più volte, sia perché la strade sono molto lunghe, sia perché in pianta non si distinguono i dislivelli, ed il senso è unico dall’alto verso il basso. Una volta arrivati, ci fermiamo a fare delle foto. E’ pieno di turisti perché la strada è particolarissima, è tutta un ripido serpentone lastricato, delimitato da aiuole di fiori. Percorriamo la strada con entusiasmo e un po’ di tensione.

Adesso dobbiamo procedere verso il parco che è più grande di Central Park e anch’esso pieno di attrattive, naturalistiche e non. Quindi scopriamo nuove zone residenziali con belle case a due piani, naturalmente di legno e con giardinetto antistante.

Ad un certo punto Marco nota un poliziotto in moto dietro di lui che gli fa segno di fermarsi. Ci raggiunge e con sguardo molto serio ci dice che non ci siamo fermati allo stop e che allo stop non dobbiamo solo rallentare ma fermarci, perché è pericoloso. Marco dice di non capire bene la lingua e il poliziotto chiede se in macchina c’è qualcuno che parla inglese, naturalmente rispondiamo di no, Marco si scusa e il poliziotto, nonostante abbia una espressione contrariata, ci lascia andare.

Proseguiamo fino ad arrivare al parco, facciamo qualche foto in prossimità del mare e poi attraversiamo un tratto del più grande polmone verde della città.

Usciti ci dirigiamo verso Los Angeles.

Lungo la strada il panorama è per noi quasi familiare: coltivazioni di viti e alberi da frutta; pianure, alture, montagne. Notiamo però che i terreni sono molto aridi, l’erba è tutta gialla; pensiamo che non piova da molto. In effetti molti indizi ci hanno fatto pensare ad un lungo periodo di siccità. Strada facendo poi incontreremo ogni tanto proteste di agricoltori che manifestano per la scarsità dell’acqua.

Verso le 19,30 arriviamo a Santa Monica dove decidiamo di fermarci per la cena. Sostiamo in un grandissimo parcheggio in riva al mare ($12) e scegliamo di mangiare in un ristorante italiano sul Pier. Tutti pizza, io e Marco prendiamo salmone che, con gradita sorpresa ci viene offerto da tutta la compagnia, come ringraziamento per l’organizzazione.

Dopo cena passeggiamo un po’ per il molo ed incontriamo il cartello  della fine della Route 66; ci facciamo tutti una foto. Sul molo una moltitudine di persone, soprattutto ragazzi, a passeggio o pronti per qualche festa; ai lati pescatori intenti nel loro passatempo; alla fine del molo uno spettacolo musicale. Non mancano poi vetture di sorveglianza della polizia.

Verso le 10,30 risaliamo sulle macchine per l’ultima sosta della giornata: il motel 6 di Los Angeles.

27/08/2014

Los Angeles è una città vastissima, abbiamo solo un giorno e dobbiamo fare delle scelte. Quattro di noi andranno in un outlet per le ultime spese; gli altri  inizieranno subito la visita della città; io sono tra questi.

Noi decidiamo di visitare alcuni studi cinematografici, la scelta cade sugli Universal Studios che sembrano essere i più grandi.

Il navigatore ci conduce a destinazione: 16 $ il parcheggio, 90 $ ciascuno l’ingresso. Il prezzo è veramente troppo eccessivo, due  di noi decidono di non entrare, ci aspetteranno fuori tra negozi di souvenir e di cibi vari.

Noi ci immergiamo immediatamente nel fantastico mondo dei film, da quelli di horror a quelli di animazione, a quelli di fantascienza, western e serie televisive. Viviamo una esperienza in 3D con King Kong che lotta con un dinosauro; l’esperienza di un terremoto realizzato per “La guerra dei due mondi”, e attraversiamo la foresta dei dinosauri con montagne russe e bagno finale.

Un trenino ci porta a vedere i numerosi studios dove stanno attualmente lavorando, ci fa vedere poi angoli di città creati per film western o ambientati in una New York anni ’50 o in una attuale San Francisco. Siamo coinvolti in un nubifragio in una cittadina western, attraversiamo delle acque che si aprono al nostro passaggio; in una ridente zona di villeggiatura un subacqueo viene sbranato da uno squalo.

Infine dopo pranzo, in un enorme teatro, assistiamo alla spiegazione di come vengono effettuati alcuni effetti speciali.

Tutto quanto però è presentato come fosse una enorme macchina per divertimenti e molte cose che potevano essere senz’altro interessanti assumono un aspetto un po’ ridicolo o quanto meno fanciullesco. Forse è solo tutto molto “americano” e , per quanto siano più di 20 giorni che sono in America, posso comprendere un po’ la loro mentalità, ma non farla mia.

Di pomeriggio tutto il gruppo si riunisce e cominciamo a girare in macchina per Los Angeles; prima di tutto una foto alla scritta “HOLLIVOOD” sulla montagna; poi andiamo in cerca del Boulevard sul cui marciapiede ci sono le stelle con i nomi di moltissimi divi (personaggi famosi ?) Fatte le rituali fotografie ci dirigiamo verso Beverly Hills. Maria ci fornisce l’indirizzo dell’hotel dove era alloggiata “Pretty woman”, lo mettiamo sul TOM TOM. Percorriamo molte strade passando da una zona residenziale molto carina vicino a Hollivood ad una zona con caseggiati bassi molto trasandati e colorati da sembrare una zona popolare messicana, fino ad arrivare a Beverly Hills. Prati verdi, giardini curatissimi, ville; per lunghi tratti di strada. Poi arriviamo in una zona di negozi bellissimi, siamo giunti alla Rodeo Drive di pretty woman. Sono le 6,00 cerchiamo un parcheggio, sembra impossibile ma ci fermiamo in un posto dove dopo le 6,00 il parcheggio è gratuito. Parcheggiamo e cominciamo a camminare, non crediamo ai nostri occhi, negozi così belli non ne abbiamo mai visti, non tanto per gli articoli in vendita ma per l’architettura delle vetrine e il loro allestimento. Camminiamo con occhi spalancati e sbalorditi; facciamo foto, troviamo l’albergo del film e osserviamo le vetrine. Neanche l’ombra di un prezzo, molti negozi sono chiusi e alcuni hanno smontato le vetrine, soprattutto le gioiellerie.

Cerchiamo dove cenare, il luogo sembra inaccessibile alle nostre tasche ma poi troviamo un locale con cucina mediterranea e prezzi accettabili. L’ultima cena americana è a base di carne, riso, verdure grigliate e insalata: ottimo. Finito di mangiare continuiamo a passeggiare, adesso le vie e i negozi sono tutti illuminati, dico a Marco di fotografare la via e qualche vetrina perché mi sembra tutto molto elegante e chic. Sembra un sogno. La serata è molto piacevole, è l’ultima sera in America, ce la godiamo con tutta calma. Per l’indomani decidiamo di partire con comodo, ci aspetta un lungo viaggio con sosta a Istambul e ripartenza per Roma.

28 e 29/08/2014

Partiamo alle 11,30 con mezz’ora di ritardo sulla tabella di marcia, perché abbiamo perso un po’ di tempo per prenotare l’albergo a Istambul.

C’è un po’ di traffico, per fortuna prevedendo gli imprevisti avevamo programmato di metterci in cammino con notevole anticipo. Arriviamo all’aeroporto alle 13, scarichiamo i bagagli e Marco e Marco vanno a consegnare le macchine. Mentre aspettiamo ci trasferiamo dai voli nazionali agli internazionali e io ho il tempo di sistemare i miei bagagli (avevo dimenticato che non potevo portare a bordo bagno schiuma e altri contenitori di liquidi superiori ad un tot di litri).

Ci mettiamo in fila per il check in; passa un’ora, Licia ha qualche problema perché il bagaglio a mano è troppo pesante. Finalmente superiamo tutte le barriere ( a campione eseguono dei controlli che presumiamo sanitari).  E’ giunta l’ora di pranzo, incombenza che sbrighiamo squallidamente con una misera insalata; poi passeggiamo per i negozi dell’aeroporto per le ultime spese al duty free. Io acquisto alcuni prodotti di profumeria che mi consegneranno solo al momento   dell’imbarco.

Ci fanno salire sull’aereo con un po’ di ritardo e la partenza avviene  un’ora dopo il previsto e cioè alle 19,30 del 28 Agosto. In compenso il viaggio, tra cena, sonno e colazione, visione di film, lettura e scrittura, non sembra durare molto.

In 12 ore giungiamo a Istambul ma per il fuso orario perdiamo 10 ore e quindi giungiamo  il 29 Agosto alle 17,30 locali.

Cerchiamo un taxi che ci porti in albergo e poi contrattiamo con l’autista anche per un giro in città di sera e il trasferimento in aeroporto l’indomani.

Il nostro albergo è vicino l’aeroporto, quindi per raggiungere il centro abbiamo attraversato un bel pezzo di città: zone popolari, zone commerciali, mercato del pesce. Notiamo che è in continua crescita e trasformazione. Istambul ci piace sempre tanto!

Le strade sono decorate con le bandiere rosse della Turchia, il tassista ci dice che il 30 Agosto è un giorno di festa. Si festeggia una vittoria di Ataturk  decisiva per l’indipendenza.

Facciamo una passeggiata intorno alla Moschea Blu e a Santa Sofia, alcuni di noi acquistano qualche souvenir; quindi scegliamo un ristorante molto carino che ci fa un’ottima grigliata di carne con verdure cotte e crude e yogurt.

La serata trascorre molto piacevolmente. Brindiamo tutti insieme con una bibita assolutamente analcolica, alla lieta fine di un viaggio bello, interessante ,vario e soprattutto organizzato con grande maestria.

 

Valeria

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