Spagna on the road 2015

SPAGNA ON THE ROAD 2015

Si riparte…. La Spagna ormai ci è entrata nel cuore, dopo l’esperienza dell’anno scorso, anche per quest’anno  la nostra meta sarà la penisola Iberica. Nel 2014 partendo da Barcellona abbiamo visitato, oltre a Barcellona, le città di: Montserrat, Saragozza,  Madrid e Valencia, infine, prima di tornare a Barcellona, ci siamo fermati per sei giorni ad  Ametla de Mar,  una località balneare.

Quest’anno invece ci siamo spinti più a sud visitando gran parte dell’Andalusia e precisamente le città di: Granada, Sevilla e Cordoba, oltre a tornare a Valencia. Inoltre come tappa di sosta iniziale ci siamo fermati per un solo giorno a Tarragona ed infine come sosta balneare abbiamo trascorso sette giorni a  Canet D’en Berenguer provincia di Valencia.

L’avventura inizia dal porto di Civitavecchia il ventinove di Luglio quando alle 22.15 la nostra nave lascia il porto, amo viaggiare con lentezza, amo vivere ogni attimo e contemplare ogni luogo che visito, quindi anche  navigare per me  fa parte del viaggio ed osservare la terra che si allontana per poi sparire e lasciar spazio ad              un’infinità di acqua, mi emoziona. Alle 18.30 del trenta Luglio arriviamo a Barcellona e già i ricordi dell’anno precedente cominciano a rifiorire come se fosse stato ieri, lasciamo il porto, direzione sud e raggiungiamo Tarragona, situata sulla costa a 100 km da Barcellona, questa come dicevo è una tappa “tecnica” in quanto dovendoci recare a Valencia è d’obbligo fermarsi a Tarragona per la notte e riprendere il viaggio all’indomani.

Il giorno seguente, trentuno Luglio decidiamo di visitare  l’Anfiteatro Romano e la Cattedrale, naturalmente questa città offre molto di più, ma il tempo a disposizione non è molto. Lasciamo l’auto nel parcheggio sotto il mercato principale di Tarraco (così si chiamava Tarragona nell’epoca romana) e ci incamminiamo sulla Rambla Nova, dove è posizionato un castellers  interamente in ghisa che raffigura i castelli umani di Tarragona, gruppi di alcune decine di persone che formano un castello, una torre verso il cielo, posizionando sotto gli uomini più possenti ed in alto i bambini, dal 24 giugno al 24 settembre si svolgono vere è proprie gare tra famiglie di quartieri diversi, (un po’ come il Palio di Siena). In fondo alla Rambla Nova c’è il Balcone del Mediterraneo, così chiamato in quanto la strada finisce contro una ringhiera, dove affacciandosi si può ammirare il mare Mediterraneo, svoltando a sinistra si trova l’Anfiteatro Romano, anch’esso affacciato sul mare, l’edificio a forma ovale fu costruito nel secondo secolo d.c.  parte delle scalinate sono state ricavate direttamente nella roccia, l’anfiteatro misura 109 per 86 metri ed ha una capacità di 14.000 persone, qui nel 200 d.c. si tenevano le lotte tra gladiatori, inoltre venivano eseguite anche alcune esecuzioni pubbliche come quella che vide al rogo l’arcivescovo Fruttuoso ed i suoi diaconi nel 256 d.c. (brutta storia). Lasciamo l’anfiteatro e raggiungiamo la Cattedrale di  Santa Maria i lavori di costruzione iniziarono nel 1184 sui resti di un’antica basilica cristiana che, a sua volta, fu eretta su una moschea araba del X secolo. La chiesa è stata costruita in uno stile di transizione dal romanico al gotico, presenta una pianta a croce latina a tre navate, all’incrocio con il transetto si eleva una cupola ottagonale. Le tre navate terminano in altrettanti absidi circolari. Nella facciata principale si fa notare un bellissimo rosone intarsiato ed i due portali romanici del XII secolo. Il portone presenta sulla colonnina della bifora la statua della Madonna con il Bambino. All’interno da segnalare la quattrocentesca pala d’altare maggiore, opera di Pere Johan, e le sculture in alabastro policromato  della Madonna, di Santa Tecla e di San Paolo. Tra le più belle espressioni del gotico custodite in questa cattedrale vi è il Sepolcro dell’Arcivescovo situato vicino all’altare maggiore, e la trecentesca Cappella di Santa María. Oltre alla Cattedrale visitiamo anche il museo diocesano dove è possibile ammirare la collezione di arazzi, tessuti a Bruxelles, e la pala d’altare opera di Jaime Huguet.

Lasciamo la Cattedrale e con essa anche Tarragona e continuiamo il nostro viaggio  verso Valencia a  260 Km verso Sud, arriviamo al nostro hotel verso le 18.00 e subito dopo il chek-in, andiamo a rinfrescarci in piscina (ricordo che viaggiamo con due bambine  di 4 e 9 anni, bisogna accontentarli)

Il mattino seguente, primo Agosto iniziamo il nostro giro a Valencia, questa città è stata già nostra meta l’anno passato, abbiamo comunque deciso di tornarci e visitare alcune cose tralasciate nel 2014, oltre a rivisitare il Bioparco e la Citta dell’ arte e delle scienze, (il Bioparco, il mega acquario dell’oceanografico e lo spettacolo dei Delfini affascina i bambini, molto meno il sottoscritto). Ci rechiamo alla Citta          dell’ arte e delle scienze. Il complesso sorge nel vecchio letto del fiume Turia e si suddivide in tre aree tematiche: Arte, Scienza e Natura, copre una superfice totale di 350.000 mla costruzione ebbe inizio nel 1996 grazie al progetto degli architetti Candela e Calatrava  quest’ultimo ha disegnato e progettato anche il vicino Ponte, denominato appunto Ponte di Calatrava anche se il suo vero nome è Pont de l’assunt de l’or , raggiungiamo L’hemisferic, la struttura di 13.000 m2  ricorda l’occhio umano, prenotiamo il nostro spettacolo “I misteri dell’universo”  e dopo uno spuntino veloce entriamo per godercelo, la proiezione avviene sul maxi schermo di 900 m2, praticamente l’intero soffitto di forma sferica. Terminata la pellicola ci spostiamo nel padiglione delle scienze un complesso di tre piani per un totale di 24.000 m2 dove vi sono delle  mostre permanenti ed altre temporanee un vero museo interattivo con molti esperimenti di elettricità, domotica, forza cinetica, forza di gravità ecc..  in questo complesso ci siamo veramente divertiti oltre che aver appreso alcune nozioni di fisica, infine ci spostiamo nella zona che ospita l’oceanografico uno dei più grandi acquari d’Europa, un parco all’aria aperta di 110.000 m2. Al suo interno sono rappresentati tutti i differenti habitat marini di mari e oceani attraverso più di 40.000 specie diverse, inoltre è presente un delfinario dove ci  fermiamo a vedere lo spettacolo dei Delfini, sempre per la gioia dei nostri bambini. (io sono contrario) Usciamo da questo enorme complesso al tramonto e non ci resta che raggiungere l’hotel.

Il giorno seguente, due Agosto ci rechiamo al Bioparco questo Giardino zoologico  è situato alla periferia Nord-ovest della città. Il Bioparco è progettato rifacendosi ai moderni principi della zoo-immersione, in modo da ridurre al minimo l’impatto visivo delle barriere che dividono i visitatori dagli animali, dando spesso la sensazione di trovarsi direttamente al cospetto di quest’ultimi, quasi che il visitatore entri lui stesso nell’habitat dell’animale, in vari casi, ci si trova anche al di sotto del pelo dell’acqua e si possono osservare gli animali acquatici attraverso le ampie vetrate che delimitano le enormi vasche. Il Bioparco è stato inaugurato il 27 Febbraio del 2008 sullo stesso terreno dove sorgeva il vecchio zoo, chiuso il 31 luglio del 2007, attualmente ospita più di 4.000 animali di 250 specie differenti del continente africano, si estende su una superficie di 100.000 m2, dove sono riprodotti vari habitat dell’Africa: savana secca, savana umida, foresta equatoriale e Madagascar, in grandi spazi che riproducono l’ambiente in cui ogni specie normalmente vive. Ed è proprio in questo parco che il 14 gennaio del 2013 è nato il primo oritteropo della Spagna (un mammifero appartenente alla categoria Tassonomica). Trascorriamo l’intera mattinata al Bioparco, nel pomeriggio raggiungiamo Plaza de la Reina   nel centro antico della citta, nel cuore pulsante di Valencia, e dopo una “sosta gelato” visitiamo la Cattedrale dedicata all’Assunzione di Maria nonché sede dell’arcidiocesi di Valencia e dal 1886 anche basilica minore, venne consacrata nel 1238 dal primo vescovo di Valencia dopo la “Reconquista”  e venne costruita sull’antica moschea di Balansiya, che a sua volta era stata costruita sul sito in cui sorgeva l’antica cattedrale visigota. Usciamo dalla Cattedrale e ci  spostiamo in Placa della vergine dove ammiriamo e fotografiamo la Fontana del Rio Turia. Come ultima tappa di giornata visitiamo i Giardini Reali, splendida cornice di numerose manifestazioni questo giardino ospita numerose varietà di fiori e piante, in evidenza la Roselada, un’enorme spazio circolare con centinaia di rose di vari colori, un laghetto con cascata e alberi rigogliosi, naturalmente oltre a Begogne, Cactus, Azalee, Cipressi Palme ecc.. i giardini sono abbelliti da varie statue, fontane e servizi come parchi giochi, con i suoi 187.000 m2 è il parco più grande della città. Terminata la visita ai Giardini Reali  ci fermiamo in un locale poco dopo la Torres de Serrano, un’antica porta sorretta da due bastioni laterali che insieme alle mura delimitava la città, terminata la cena rientriamo in hotel.

La mattina del tre Agosto lasciamo Valencia per raggiungere, a 500 km di distanza la mitica città di Granada, la distanza è notevole ma le strade in Spagna sono fantastiche quindi il viaggio non ci pesa più di tanto. Granada è circondata dal complesso montuoso della Sierra Nevada  che nel 1996 è stato dichiarato dall’Unesco riserva della biosfera per raggiungere la città percorriamo la strada statale A-91 e A-92N che sale fino a quota 1.407 m.s.l. ma i picchi più alti del complesso del Sierra Nevada vanno ben oltre questa altitudine, infatti il monte Mulhacén con i suoi 3.482 metri è la montagna più alta di tutta la penisola Iberica e seconda d’Europa dopo le Alpi.

Arriviamo a Granada verso le 17.30 e raggiungiamo l’hotel Inglaterra in pieno centro storico, difronte all’hotel si trova la Cattedrale ed alle sue spalle il famoso quartiere Arabo Albaicin, dopo una doccia rigenerante usciamo per cena e ci inoltriamo tra le viuzze del quartiere arabo, la cucina di Granada come in tutta l’Andalusia è molto varia, i piatti sono ricchi di verdure, insalata, pomodori, porri, cetrioli, mais, cipolla, carote, ecc… con queste verdure per esempio si prepara la pipirrana dove le verdure sono tagliate a dadini ed insaporite con olio, aceto e sale, un altro piatto tipico a base vegetale è il gazpacho, in questo piatto però le verdure sono frullate ve lo consiglio perché fresco e saporito. In particolare a Granada oltre le verdure potete assaporare, la tortilla del Sacromonte, un tipo di frittata fatta con pane dolce e carne, il nome deriva dal monte che sovrasta il quartiere dell’Albaicin;  oppure la tipica paella alle verdure, alla carne o la morisco a base di pesce; i fagioli con prosciutto; la “cazuela de habas” (fave con prosciutto); las patatas pobre (un piatto di patate);  e il capretto all’aglio. Noi prendiamo una Paella di carne da dividere ed una insalatona con huevo…. Oltre a due cervezas freschissime.

Il quattro Agosto, dopo colazione raggiungiamo la Cattedrale dell’incarnazione, la sua cupola è decorata con vetrate di grande bellezza, all’interno ammiriamo sculture e dipinti di Alonso Cano, di particolare bellezza il dipinto dell’Immacolata, belli anche i  bassorilievi raffiguranti la Fede e la Giustizia. La facciata principale è barocca. Gli stalli del coro sono in stile plateresco. Usciamo dalla Cattedrale è utilizziamo un trenino turistico per ammirare la città, il trenino percorre parte del cento dell’ Albaicin,  gira intorno all’Alhambra  e taglia per il bosco sottostante. Finito il giro turistico, zaino in spalla alle 13.00 da Calle Cuesta de Gomerez entriamo nel grande complesso dell’Alhambra, l’intera aria misura ben 100.000 m2,  prima di giungere nella parte alta ci fermiamo nella vegetazione per uno spuntino, ma più che cibarsi abbiamo continuamente bisogno di dissetarci, gli oltre 40 gradi si fanno sentire anche se il clima è molto secco, recuperate un pò di energie raggiungiamo la sommità dell’Alhambra e cominciamo le nostre visite dal  Palacio de Carlo V, questo palazzo venne appunto costruito da Carlo V dopo le nozze con Elisabetta di Portogallo nel 1526, la struttura imponente presenta una pianta quadrata con all’interno un cortile a forma circolare, lasciamo il palazzo e continuiamo la nostra visita, l’Alhambra essendo una vera è propria città antica (Medina) autonoma da Granada ha, al suo interno tutto ciò che serviva per la vita quotidiana, scuole, moschee, botteghe ecc..  naturalmente ora molto di ciò che era è stato riadattato al turismo, infatti al suo interno ci sono negozi per lo shopping e due alberghi. Passo dopo passo arriviamo al palazzo ed ai relativi giardini Generalife, essi furono costruiti durante il regno di Maometto III (1302-1309) e ridecorati da Abu I-Walid Isma‘ tra il 1313 ed il 1324. Il complesso è composto dal Patio de la Acequia (Corte del Giardino Acquatico), che conteneva una lunga piscina contornata da aiuole, fontane, colonnati e padiglioni, e dal Jardín de la Sultana (Giardino della Sultana o Corte dei Cipressi). All’inizio il palazzo era collegato ad Alhambra attraverso un camminamento coperto che oltrepassava il burrone che li divideva. Il giardino di Generalife è uno dei più antichi giardini Mori sopravvissuti. I giardini odierni vennero iniziati nel 1931 e completati da Francisco Prieto Moreno nel 1951. I sentieri sono pavimentati in tipico stile di Granada con un mosaico di ciottoli: quelli bianchi provengono dal fiume Darro mentre quelli neri dal fiume Genil.   Torniamo sui nostri passi e ci avviciniamo al Palacios Nazaries (Palazzi Nazionali) il complesso è formato da due palazzi, il Palacio de Comares  ed il Palacio de los,  l’entrata a questi palazzi è regolamentata a fascia oraria, il nostro ingresso è per le 18.00, quindi ci mettiamo in fila e dopo qualche minuto entriamo, subito dopo la scalinata d’accesso si trova la sala Mexuar una delle più antiche e veniva usata per le udienze importanti, a seguire si trovano: Patio del Mexuar o del Cuarto Dorado, Patio de la Alberca o de los Arrayanes, Sala de la Barca, Salón de Comares o de los Embajadores, Sala de los mocárabes, Patio de los Leones, tutti molto belli, ma descrivere ogni singolo Patio o stanza sarebbe troppo lungo, molto bella è anche la Fuente de los Leones  gli ultimi studi fatti dicono che i leoni di questa fontana provengono dalla casa del visir ebreo Samuel Ben Nagrela, che la regalò al Sultano. I leoni sono dell’XI secolo e rappresentano le Dodici tribù di Israele, due dei leoni,  hanno inciso un triangolo sulla fronte, indicano le tribù elette: quella di Giuda e quella di Levi. Sul perimetro della vasca sono iscritti i versi del ministro e poeta Guadalquivir. Quando i musulmani occuparono Cordova  nel 756 la chiesa fu inizialmente suddivisa e utilizzata contemporaneamente da musulmani e cristiani. Successivamente l’emiro ʿAbd al-Raḥmān I  fece demolire la chiesa cristiana e intraprese la costruzione della grande moschea, nel corso dei secoli fu ingrandita tre volte dai suoi successori: 833 – 848ʿAbd al-Raḥmān II; 926 – 966 al-Ḥakam II; 929 – 958 ʿAbd al-Raḥmān III,  finendo per coprire 23.000  e diventare la più grande moschea del mondo musulmano di quel tempo, seconda solo dopo l’edificazione di quella di  Samara’ in Iraq.  Si presenta al giorno d’oggi con la forma di un grande quadrilatero di circa 180 m di lunghezza per 130 m di larghezza, con 19 navate e 856 colonne sormontate da capitelli in stili diversi, sulle colonne si appoggiano delle arcate doppie in mattoni e pietra bianca sovrapposte l’una sull’altra con uno spazio intermedio che permettono di avere un soffitto molto alto e donano all’edificio un’impressione di leggerezza. Il  miḥrā,  struttura a forma semicircolare e luogo di preghiera che in una Moschea indica sempre l’esatta direzione della Ka’ba della Mecca dovrebbe essere, in questo caso, rivolto a Sud-Est, invece punta a  sud,  per salvarlo dall’accusa di un così corposo errore la leggenda vuole che ʿAbd al-Raḥmān, nostalgico della città di Damasco da cui era stato cacciato dagli Abbasidi, avesse voluto appositamente orientare il mihrab della moschea di Cordoba nella stessa direzione di quello della moschea di Damasco. L’edificio iniziale, cominciato nel 785, comprendeva un cortile il Patio de los Naranjos, circondato da un muro di cinta sul quale si apriva in tutto il suo splendore la sala di preghiera, di forma rettangolare, composta da 11 navate, ciascuna avente 12 arcate, disposte di fronte al cortile, le navate erano separate da eleganti colonne di marmo. Accanto al muro di cinta, sul lato opposto della sala di preghiera, si trova il minaretoHishām I fece realizzare parecchie ristrutturazioni interne: le gallerie destinate alle donne che venivano a pregare e una vasca per le abluzioni. La lunghezza delle arcate fu successivamente raddoppiata da ʿAbd al-Raḥmān II nell’848 e allungata un’ultima volta da al-Ḥakam II nel 961. In entrambi i casi l’allungamento delle navate avvenne sul lato opposto all’entrata principale e per questo motivo il miḥrāb, anch’esso collocato sul quel lato, dovette essere ogni volta ricostruito. Quello attuale, montato con l’aiuto di artisti bizantini, è un’enorme cupola monolitica in marmo bianco superbamente decorato. Nel 987 Almanzor volle aumentare ancora la superficie della sala, ma la vicinanza al fiume Guadalquivir impedì il proseguimento dell’allungamento delle 11 campate nella stessa direzione, vennero pertanto aggiunte 8 arcate supplementari sul lato est dell’edificio, quasi raddoppiandone l’estensione e il mihrāb fu collocato in una posizione centrale. In quel momento la moschea contava addirittura 1293 colonne. Nel 1236 Cordova fu riconquistata dai cristiani di Ferdinando III di Castiglia, e la moschea fu convertita in cattedrale. L’apertura tra il cortile e la sala di preghiera fu murata, conservando una sola porta d’entrata, la Puerta de las Palmas. Inoltre vennero abbattute alcune file di colonne per lasciar libero lo spazio per la Cappella Reale. Nel XVI secolo il clero di Cordova decise di dotare la città di un edificio molto più sontuoso e alla moda del tempo. Il progetto consisteva nella demolizione di una parte importante del centro dell’edificio, rompendo la prospettiva della foresta di colonne, e l’inserimento al suo posto di una cattedrale cristiana. Il progetto fu inizialmente contrastato e oggetto di forti polemiche e soltanto dopo l’intercessione dell’imperatore Carlo V ne fu avviata la costruzione. Il risultato è una meraviglia architettonica che fonde gli stili gotico, rinascimentale e barocco con magnifiche decorazioni, anche se la costruzione ha fatto perdere la continuità  delle colonne in marmo abbassandone anche il numero dalle 1293 alle attuali 856. Sembra che successivamente anche Carlo V disse: «avete costruito qualcosa che si può vedere ovunque, distruggendo qualcosa che invece era unico al mondo». Nel 2010 la zecca spagnola ha dedicato una moneta commemorativa da 2 euro alla grande moschea di Cordova. Dopo questa meraviglia restiamo in centro per la cena, poi rientriamo in Hotel.

L’indomani dieci Agosto torniamo nel quartiere Arabo percorriamo il Ponte Romano posto al di la della Puerte del puente  e raggiungiamo la Torre de la Calahorra  una fortezza di origine islamica concepita come ingresso e protezione del ponte stesso. La torre, che sorge sulla riva sinistra del fiume Guadalquivir, venne modificata su ordine di Enrico II di Trastámara per difendersi da suo fratello Pedro I di Castiglia aggiungendo una terza torre alle due torri esistenti. Nel 1931 la torre venne dichiarata Conjunto histórico-artístico  e successivamente venne ceduta all’Istituto per il dialogo tra culture che dal 1987 vi ha installato un museo audiovisivo che presenta una rassegna culturale sul periodo di massimo splendore di Cordova, quando era la capitale di al-Andalus e centro di incontro delle culture, cristiana, ebraica e musulmana. Acquistiamo i nostri biglietti e cominciamo la visita, all’ingresso ci vengono consegnate anche delle cuffie che servono ad ascoltare la spiegazione di ciò che si vede in ognuna delle 8 sale del museo suddivise su due piani, infine saliamo sul terrazzo per godere della vista sulla città. Lasciamo la Torre de la Calahorra  e costeggiamo il Rio Guadalquivir attraversandolo dal puente de  Miraflores (ponte moderno e carrabile) e saliamo su per Calle San Fernando sino a raggiungere Plaza de Don Gome ed il Palacio de Viana, soffermandoci prima ad ammirare il Tempio Romano,  (almeno ciò che resta) che si trova su questa calle. Il palazzo del 1400 è stato mantenuto tale dall’ultima marchesa de Viana che lo ha abitato,  la Marchesa  Sophie Lancaster l’edificio si sviluppa intorno a 12 magnifici cortili ed un giardino. Il palazzo, ora adibito a museo conserva al suo interno numerose collezioni di ogni genere, come dipinti, piatti, piastrelle, tappeti e armi da fuoco. Lasciamo Palacio de Viana e torniamo sui nostri passi, l’ideale sarebbe trascorrere quest’ultima serata nel cuore di Cordoba  ma le nostre piccole principesse ci chiedono di essere clementi ed esprimono il desiderio di trascorrere qualche ora in piscina, non ci resta che accontentarle, quindi recuperiamo l’auto e torniamo in hotel dove ci rilassiamo. Ceniamo in hotel (che comunque non è male) e successivamente raggiungiamo la nostra camera.

L’undici di Agosto salutiamo anche questa splendida Città è ci mettiamo in viaggio per raggiungere  Canet D’en Berenguer   a 550 chilometri di distanza, direzione Nord-Ovest, Canet si trova a soli 30 chilometri da Valencia, raggiungiamo l’AGH Hotel dove resteremo per sette giorni, auspicandoci mare, sole e relax. Sinceramente non conoscevo questa località che si è rilevata davvero eccezionale.

Canet D’en Berenguer    non ha assolutamente nulla di storico, la città antica si trova a meno di un chilometro dalla costa ed ha una superfice di soli 4 km2 e appena 6.300 abitanti, ma spostandosi sulla costa  ci sono tantissime abitazioni moderne, ville, e strutture ricettive che nel periodo estivo accolgono migliaia di turisti, la spiaggia ha una lunghezza di 1,2 Km, è completamente libera ma tenuta benissimo, ci sono fontanine, docce, chioschi bar, ecc. inoltre un pezzo di Playa è attrezzatissima per i diversamente abili. Non ci resta che divertirci, sicure che tra la Playa, la piscina, i giardini, il ristorante dell’hotel ed i spettacoli serali che vengono organizzati sia dall’hotel ma anche dal comune nella piazza centrale del paese i giorni trascorrono velocemente. Nel pomeriggio del quarto giorno (14 Agosto) decidiamo di visitare la vicinissima città di Sagunto ed in particolare il Teatro Romano ed i Castillo “Il Castello”. La città è divisa in due: la parte vecchia mantiene la configurazione di un borgo dall’assetto medievale, circondato da mura e caratterizzato da stradine sinuose e anguste; e la zona nuova, in cui il percorso principale ai tempi della “Riconquista” è diventato l’arteria principale attorno a cui si è sviluppata l’urbanizzazione recente che ha via via inglobato i sobborghi di un tempo. Ci immergiamo nelle viuzze della  Juderìa l’antico quartiere Ebraico, attraverso un arco in Calle del Castillo, facile perdersi tra le  strette e tortuose strade mentre si resta incantati a guardare le  case imbiancate a calce, lasciamo il quartiere Ebraico e Raggiungiamo il Teatro Romano, la sua edificazione risale al primo secolo, di forma semicircolare è ricavato in parte nella montagna e molti dei gradoni sono stati ottenuti scavando nel terreno, il teatro è stato riconosciuto monumento nazionale già nel 1896, dopo secoli di abbandono, gli architetti Giorgio Grassi e Manuel Portaceli, con il patrocinio dell’assessorato alla cultura di Valencia, hanno eseguito un progetto di restauro e consolidamento del monumento, così da renderlo adatto a manifestazioni culturali pubbliche. Subito dopo il Teatro, proprio alle sue spalle, immenso e possente si trova i Castillo, la fortezza era dotata di un ponte levatoio all’ingresso principale che permetteva di superare un fossato profondo, le mura sono  testimone della presenza greca e dell’assedio cartaginese e si snodano per circa un chilometro,  hanno visto l’avvicendarsi di Romani, Barbari, Arabi e Cristiani. Il luogo storico si divide in sette aree. La Plaza de Almenara, che gli arabi chiamarono Saluquia, contiene resti di edifici di epoca romana: il foro, cisterne, templi, colonne. La Plaza de la Conejera era un tempo la fortezza araba. La Plaza de la Ciudadela era un tempo chiamata Plaza de Hercules per una torre dal medesimo nome; e ancora la Plaza del Dos de Mayo, la Plaza de San Fernando e la Plaza de los Estudiantes. I Castillo è stato proclamato monumento nazionale nel 1931. Terminata la visita rientriamo al nostro Hotel.

La mattina seguente quindici Agosto, il tempo non è dei migliori per restare in spiaggia quindi decidiamo di raggiungere Valencia e più esattamente il Parco Naturale dell’Albufera,  Il nome “Albufera” ha origini arabe e significa “il piccolo mare”, attualmente possiede un’estensione poco superiore ai 21.000 ettari ed è separato dal mare da una piccola striscia litorale sabbiosa e da una pineta, fu nominata come “parco naturale” nel 1986. L’Albufera di Valencia è una laguna poco profonda (media di circa un metro) situata nella costa mediterranea a sud della città, possiede un grande interesse eco-ambientale ed è luogo di svernamento per molte specie di volatili. Da sempre le sue acque sono servite per il sostentamento dei pescatori e delle popolazioni limitrofe, oltre che essere fondamentale per irrigare i campi di riso che si trovano nelle vicinanze. L’Albufera è definita anche come la culla della paella, infatti si racconta che l’origine del famoso piatto valenciano sia proprio originario di queste zone, oltre alla Paella si possono assaporare i piatti tipici della cucina Valenciana come, “l’arroz a banda”, “all i pebre” salsa che accompagna il piatto di anguille pescate nello stesso lago, e molto altro ancora.  La pesca nel lago fu riconosciuta legalmente solo nel 1250, quando un gruppo di abitanti di Valencia (dalla zona che attualmente viene chiamata “Barrio de Ruzafa“) s’installò nell’area, che al giorno d’oggi corrisponde al paese “El Palmar, per poter pescare comodamente. Si tramanda che la concessione della pesca in questa zona da parte dell’impero possedeva una condizione, che era quella di pagare una quinta parte del pescato. Nel 1865 il lago e il litorale passarono ad essere proprietà dello Stato, dopo circa sei secoli di proprietà della famiglia Reale; tra il 1911 e il 1927 la proprietà di questo spazio naturale di grande valore ecologico, ambientale e paesaggistico, passò alla città di Valencia. Per pranzo restiamo nel centro abitato di El Palmar, dove si concentra un gran numero di ristoranti e come tradizione vuole ordiniamo una mega Paella Valenciana. (squisuìita). Rientriamo a Canet, e considerando che il tempo è decisamente migliorato trascorriamo il pomeriggio in piscina, dopo cena l’hotel, vista la ricorrenza del ferragosto ha organizzato uno spettacolo serale diverso dal solito con ospiti esterni alla struttura, ballerini, maghi ecc… (ottima serata)

I giorni a seguire, sedici, diciassette e diciotto Agosto li trascorriamo in totale relax tra la Playa e la Piscina, l’ultimo giorno la malinconia incalza, il diciannove Agosto cominciamo a mettere da parte la nostra roba, potremmo restare in hotel fino al pomeriggio è partire dopo pranzo, ma considerando la distanza da percorrere per raggiungere il porto di Barcellona  (circa 330 Km.) decidiamo di lasciare l’hotel subito dopo colazione, anche se  sappiamo benissimo che sono sufficienti poco più di tre ore per coprire tale distanza, partiamo ugualmente. Poco prima delle 14.00 arriviamo a Barcellona, e ci accorgiamo che il vero motivo di una partenza così anticipata era quello di ritornare in alcuni luoghi che tanto ci sono piaciuti nel viaggio dell’anno precedente. Raggiungiamo Placa Catalunya, lasciamo la nostra auto nel parcheggio sottostante la piazza e ci incamminiamo sulla famosa Rambla dove gustiamo delle Tapas e sorseggiamo due ottime cervezas, dopo lo spuntino visitiamo la Cattedrale ed infine torniamo verso il porto e raggiungiamo Montjuic  un promontorio di 177 s.l.m. a sud della città, proprio sopra il porto. Il nome deriva dal catalano medievale Mont dels Jueus che significa “monte degli ebrei”, dovuto probabilmente alla presenza di un cimitero ebraico sul fianco della collina. Sul promontorio si può ammirare lo stadio olimpico costruito nel 1927, il Castell de Montjuïc, costruito nella parte più alta del monte alla fine del XVII secolo, il Palau Sant Jordi, costruito in occasione delle Olimpiadi del 1992 e utilizzato per eventi sportivi e concerti. Il Montjuïc è raggiungibile anche tramite una teleferica ed una  funicolare, noi la raggiungiamo con la nostra auto, ma nonostante ciò ci resta solo il tempo per una foto panoramica sulla città è tornare al terminal della Grimaldi per approntare i biglietti d’imbarco e partire. Che dire, dal giorno della partenza quando la nostra nave aveva la prua rivolta verso la Spagna sono passati ben 22 giorni, volati via come se fossero minuti. Partiamo con delle valige piene di roba da lavare ma con un animo pieno di cose favolose da portare con se, tutti i luoghi che abbiamo visitato hanno lasciato in noi un ricordo indelebile, dalla modernità della Città delle scienze di Valencia all’antica Cattedrale di Sevilla, dall’imponente Castello di Sagunto alla piccola Sinagoga di Cordoba, ma soprattutto il ricordo di tutte le persone che abbiamo incontrato in questa favolosa avventura, viaggiatori come noi o addetti alle strutture ricettive, bar, ristoranti, hotel ecc. Grazie anche a tutti coloro che leggeranno questo diario di viaggio  e soprattutto grazie al buon Dio per averci accompagnato in tutti gli oltre 3000 Km percorsi. GRAZIE.

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