Un bianco Natal … a Zanzibar

Un bianco Natal … a Zanzibar
(by Luca, Sabrina, Federico e Leonardo)

Domenica 21 Dicembre:
Dopo un periodo piuttosto travagliato, con virus influenzali in giro per casa e anche un imprevisto intervento chirurgico, se Dio vuole, partiamo per un’altra vacanza … Nonostante tutto, nonostante la maledetta crisi economica, come ai bei tempi ci apprestiamo ad intraprendere il terzo viaggio in questo anno solare e andremo a passare il Natale nell’arcipelago di Zanzibar, in Africa, al largo delle coste della Tanzania.
Prendiamo il via un quarto d’ora dopo le tre del pomeriggio, in una grigia giornata invernale, con la nebbia che imperversa sulla nostra cara Pianura Padana.
Entriamo in autostrada a Faenza e alle 15:50 siamo a Bologna, poi, oltrepassato il capoluogo felsineo, imbocchiamo la A1 e meno di mezzora più tardi siamo a Modena … Sull’Autostrada del Sole attraversiamo l’Emilia intera e dieci minuti dopo le 17:00 valichiamo, a Piacenza, il corso del fiume Po’. In questo modo, con le prime luci della sera, giungiamo in vista di Milano.
Percorriamo tutta la Tangenziale Ovest seguendo le indicazioni per l’Aeroporto di Malpensa e alle 18:15 arriviamo al Park to Fly, dove lasceremo in deposito la nostra auto per i prossimi otto giorni.
Poco più tardi varchiamo anche l’ingresso del Terminal 1, appartenente al primo aeroporto meneghino, e guadagniamo l’Area Gruppi, dove si trova il banco della Zanzibar Viaggi (tour operator al quale ci siamo rivolti per questa vacanza).
All’ora stabilita ci consegnano i documenti di viaggio e con quelli affrontiamo poi la lunga coda per imbarcare i bagagli. Così, oltrepassati anche i controlli di sicurezza, ci mettiamo in attesa del volo alla porta B13. (Nostro inaspettato compagno di viaggio sarà il noto conduttore di Striscia la Notizia: Enzo Iachetti).
Alcuni istanti prima delle 22:00 prendono il via le operazioni di imbarco sul grosso Boeing 767-300 della compagnia aerea Meridiana, così, un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, alle 22:41 il volo IG 3264 prende quota virando immediatamente verso sud.
Passiamo quasi sopra a casa e seguendo il profilo orientale dell’italica penisola intraprendiamo la rotta che ci porterà a destinazione … Intanto sposto le lancette dell’orologio avanti di due ore, sul fuso di Zanzibar, e in un attimo è già …

… Lunedì 22 Dicembre:
Proviamo a dormire un po’, mentre Leonardo, con le guanciotte eccessivamente arrossate, non ha proprio una bella cera e, facendo i dovuti scongiuri, ci auguriamo che sia proprio, solo, stanchezza …
Le luci dell’alba arrivano mentre sorvoliamo il Kenya e subito dopo cominciamo la discesa verso Zanzibar, dove atterriamo felicemente alle 8:31 locali.
Appena fuori dall’aereo assaporiamo sulla pelle il piacevole caldo tropicale del luogo. Zanzibar, infatti, si trova sei gradi a sud dell’equatore ed è un arcipelago (non un’isola come erroneamente si è portati a credere) situato 35 chilometri al largo della Tanzania (di cui fa parte), formato da tante isole, a volte disabitate, ma in particolare da due principali: Pemba e Unguja … Proprio su quest’ultima (estesa per circa 1600 chilometri quadrati) si trova la capitale Stone Town e su di essa siamo atterrati per trascorrervi la nostra vacanza.
Sbrighiamo le formalità doganali: costosissimo visto (cinquanta euro a testa!) e controllo di Polizia … tutto sommato rapido, considerato quel che si diceva in merito … Nel frattempo arrivano anche le valigie, sbarcate a forza di braccia, e con quelle alla mano usciamo dall’aeroporto, dove troviamo ad attenderci il locale rappresentante della Zanzibar Viaggi: Massimo (o almeno così si fa chiamare).
Insieme al suo collega, Mario, saliamo sul pulmino che ci porterà al nostro villaggio e subito dopo prendiamo il via lungo le strade dell’isola, fiancheggiate da modeste, a volte fatiscenti, abitazioni: anche Zanzibar è Africa, nonostante sia un luogo molto turistico.
Passate da poco le 10:00, e dopo circa un’ora di viaggio, giungiamo nella località di Pwani Mchangani al Coral Reef Resort, che ci ospiterà per le prossime sette notti … Il villaggio a prima vista è carino, anche se un po’ datato (ma già lo sapevamo), però è anche, praticamente, vuoto … e in merito ci dicono che si riempirà nei prossimi due giorni.
Ci consegnano le chiavi della nostra stanza (la 114): una quadrupla abbondante, anzi, un piccolo appartamento con soggiorno, angolo cottura (che non utilizzeremo) e due camere da letto … Senza perdere tempo ci mettiamo in tenuta balneare, mentre Leo si palesa in forma e il suo aspetto poco rassicurante pare proprio fosse solo stanchezza … meglio così!
Corriamo subito nella spiaggia del villaggio, con l’Oceano Indiano di fronte a noi, anzi, in lontananza, visto che c’è la bassa marea … Il fenomeno delle maree, in effetti, in questa parte del mondo è molto accentuato e condiziona parecchio le giornate, con una cadenza ben precisa, della quale siamo a perfetta conoscenza.
In breve vengo adescato da alcuni Beach Boys (ragazzi che propongono, abusivamente, escursioni a zonzo per l’isola), fra i quali quello che si fa chiamare “Il Sindaco del Mare”: un bravo giovane (da quanto si legge in internet) del quale ci si può fidare … Da lui mi informo circa i prezzi praticati, con l’intesa di fargli poi sapere.
Mentre passano lungo la spiaggia donne locali in abiti tradizionali con ogni sorta di cose sulla testa, in compagnia di Federico e Leonardo, faccio una breve ma originale passeggiata sul fondo asciutto del mare poi, alle 12:30, vado all’appuntamento con il briefing di Massimo dedicato alle possibili escursioni organizzate dal villaggio, così, in quella sede, lo informo sulle proposte avute dal Sindaco e lui, in merito, mi promette un grosso sconto, che mi comunicherà nel pomeriggio.
Alle 13:30 andiamo a pranzo, consumato con una piacevole vista mare … Un mare che nel frattempo sta salendo a ritmi vertiginosi.
Più tardi Massimo mi propone, effettivamente, ottimi prezzi, così organizzo con lui praticamente tutte le giornate: da domani alla fine della vacanza.
Al ritorno in spiaggia, appurata la non eccelsa qualità del mare (piuttosto mosso e pieno di poco piacevoli alghe), comincia a salire in noi la stanchezza per il viaggio, allora ci addormentiamo tutti sui lettini e in questo modo poltriamo fin quasi all’imbrunire.
Rientrati in camera ci concediamo una rinfrescante doccia e poi andiamo a cena … Dopo, però, non c’è proprio nulla da fare al Coral Reef e ben presto ci troviamo di nuovo fra le quattro mura della stanza, dove sorprendiamo a girare tranquillamente, oltre a gechi, scarafaggi e millepiedi (sopportabili), anche un topolino, che cerchiamo invano di catturare … Lui si rintana sotto ad un mobile, che tamponiamo accuratamente con dei teli da bagno, e noi, con un briciolo di apprensione, ci rifugiamo fra le lenzuola, in attesa delle benevoli luci del mattino.

 

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Martedì 23 Dicembre:
La stanchezza accumulata era davvero tanta, così, nonostante il topo, ci svegliamo quando son già passate le 9:00 e dopo siamo costretti a far tutto di fretta per riuscire a consumare in tempo la colazione.
Soddisfatto il palato ci dedichiamo al nostro amato roditore e con l’aiuto di alcune persone del villaggio sistemiamo in bella vista un po’ di cibo avvelenato, poi liberiamo il mobile dai tamponi, che troviamo abbondantemente morsicati, e ci avviamo in direzione della spiaggia, anche se in cielo ci sono tante nuvole ed il sole va e viene.
Facciamo una passeggiata nella bassa marea, poi dobbiamo correre al riparo perché, all’improvviso, si abbatte su di noi un piccolo acquazzone … Dopo torniamo in spiaggia e fra altri chiaroscuri arriviamo all’ora di pranzo.
Rifocillati a dovere, nel primo pomeriggio, ci prepariamo per la prima escursione della vacanza, con il sole che nel frattempo, per fortuna, è tornato a splendere alto in cielo.
A bordo di un pulmino, accompagnati da Mario e altri turisti, raggiungiamo l’interno dell’isola, dove la vegetazione è più fitta e rigogliosa. Lì veniamo guidati, entro una sorta di cooperativa agricola, alla scoperta delle numerose spezie che si coltivano a Zanzibar (cannella, noce moscata, chiodi di garofano, zenzero, pepe, citronella, ecc…) e alcune curiosità botaniche come la karambola, il jackfruit ed il rambutan fruit, dalle inaspettate proprietà cosmetiche (in pratica un rossetto naturale).
Terminata l’esperienza arborea risaliamo sul pulmino e in breve raggiungiamo Stone Town, capitale di Zanzibar (con i suoi oltre 200.000 abitanti) e città ricca di storia, tanto da valergli, nell’anno 2000, l’iscrizione nelle liste del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

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Prima di tutto ci fermiamo presso la grande cattedrale anglicana Church of Christ, edificata sul finire dell’Ottocento, durante il dominio britannico, in stile neogotico, con insoliti dettagli arabi … Nel suo interno, piuttosto spoglio, spicca un piccolo crocifisso che si narra sia stato ricavato da un ramo dell’albero sotto al quale fu sepolto il cuore del celebre esploratore David Livingstone.
L’edificio religioso si trova poi nei pressi del sito che fu l’ultimo mercato degli schiavi d’Africa (chiuso nel 1873), così possiamo vedere, nel seminterrato dell’ex-ospedale, le agghiaccianti celle nelle quali uomini e donne venivano ammassati in condizioni tali da non potersi alzare nemmeno in piedi … Il luogo, naturalmente, è di una tristezza infinita!
Con una breve passeggiata raggiungiamo quindi il Mercato Centrale di Stone Town (chiamato anche Mercato di Darajani). Lo spazio interessato, che si dipana attorno al fabbricato del Seyyidieh Market (inaugurato nel 1904) è abbastanza vero e genuino, soprattutto per quanto riguarda la maleodorante zona del pesce, ma anche i colorati banchi della frutta e delle spezie.
Dopo ci avventuriamo fra le anguste vie del centro storico: un caotico labirinto fatto di case, a volte fatiscenti, negozi di ogni genere e moschee. Qui si trovano le famose porte in legno di Stone Town, le cui massicce ante con decorazioni in bassorilievo sono spesso caratterizzate da grosse borchie ornamentali e possono essere in stile indiano (con la volta arrotondata) oppure omanita (ad architrave retto).

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Passiamo accanto alla cattedrale cattolica di Saint Joseph e cammina, cammina arriviamo in riva al mare, proprio di fronte al cosiddetto Palazzo delle Meraviglie, uno degli edifici più rappresentativi della capitale, edificato nel 1883, che fu a suo tempo residenza dei sultani e sede del governo coloniale, con la sua facciata adorna di colonne in ghisa e la grande torre a orologio … il tutto però piuttosto decadente e bisognoso di un copioso restauro.
Di fianco si trova anche il vecchio Forte Arabo, o ciò che ne resta: una massiccia struttura difensiva edificata dagli omaniti nel XVIII secolo.
Mentre il sole scende rapidamente verso la linea dell’orizzonte passeggiamo sul lungomare di Stone Town brulicante di vita, poi passiamo a rendere omaggio alla casa natale di Freddy Mercury, indimenticabile cantante dei Queen, che qui vide la luce il 5 settembre del 1946, infine saliamo sulla terrazza dell’Africa House Hotel per ammirare il tramonto … che però c’è già stato e ci siamo persi … peccato!
Ormai stanchi ritroviamo il nostro pulmino e con quello, nel buio ormai totale, affrontiamo l’ora di strada che ci divide dal Coral Reef Resort, quindi più tardi andiamo a cena e trascorriamo una tranquilla serata, mettendo la parola fine su di un giorno di vacanza tutto sommato positivo.

Mercoledì 24 Dicembre:
E’ la vigilia di Natale e splende un magnifico sole … Ci alziamo con calma e andiamo a prendere posto in spiaggia, poi a far colazione.
Passiamo in tranquillità e relax tutta la mattinata, poi verso mezzogiorno facciamo la consueta passeggiata nella bassa marea, alla ricerca di interessanti prospettive … quindi andiamo a pranzo e subito dopo in camera a prepararci per l’escursione prevista nel pomeriggio.
All’ora stabilita, in compagnia di Massimo e di un autista, prendiamo il via verso l’estremo nord dell’isola. Lo stesso tenta di fare una coppia di ragazzi, ma affittando uno scooter … e ben presto si trova in un mare di guai, ferma al primo check-point della polizia. Così deve intervenire il nostro accompagnatore per sbrogliare la situazione, e dopo il versamento di un piccolo obolo riesce a farli ripartire … Tutto ciò è la dimostrazione che in certi posti è sempre meglio affidarsi ad una guida locale.
Intorno alle 15:00 giungiamo in vista del capo settentrionale di Unguja, nella località di Nungwi, umile villaggio di pescatori. Qui, dislocato sulle rive di una piccola laguna interna, si trova il Mnarani Natural Acquarium: minuscola riserva istituita nel 1993 per preservare ed allevare tartarughe verdi, una specie marina a rischio di estinzione.

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Effettuiamo una breve visita del luogo, che entusiasma particolarmente il bimbo, poi c’incamminiamo lungo la spiaggia, bagnata da un bel mare, per andare a vedere dove, con attrezzi ancora molto rudimentali, si costruiscono i dhow: le tradizionali imbarcazioni di Zanzibar.
Prima di risalire sul nostro pulmino esploriamo anche un piccolo mercato del pesce, quindi ci avviamo verso la parte balneare dell’escursione.
Percorriamo a ritroso, in direzione sud, una manciata di chilometri e poi deviamo sulla destra lungo un accidentato sterrato, che arriva fino al mare nella spiaggia di Kendwa, a detta di molti la più bella dell’isola … Infatti è un lunghissimo spiaggione di accecante sabbia bianca, bagnato da uno strepitoso mare, che certamente non delude … In più, vista la conformazione della costa, in questo punto le maree sono quasi inesistenti o molto meno invasive.
Il posto non è certo selvaggio, anzi è disseminato di villaggi turistici, che avevo anche preso in considerazione, ma che non rientravano nel budget della vacanza. Ciononostante la spiaggia ha un fascino particolare, che oggi possiamo goderci letteralmente e per prima cosa corriamo in acqua a crogiolarci fra gli splendidi flutti dai riflessi cristallini.

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Dopo torniamo sul bagnasciuga e ci guardiamo intorno … Domani è Natale e noi siamo immersi, anima e corpo, in questa meraviglia tropicale! La sensazione è così speciale che, per associazione di idee, esterno a tutti il mio originale pensiero: è questo il nostro “Bianco Natal” … a Zanzibar, però, dove bianca non è certo la neve, ma la sublime sabbia che lambisce il suo azzurro mare!
A Kendwa, visto l’orientamento, attendiamo anche il tramonto e, mentre il sole davanti a noi incendia il cielo, mangiamo frutta fresca, che gentilmente Massimo ci ha preparato, sbucciata e tagliata … il degno epilogo di un pomeriggio indimenticabile!

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Torniamo al Coral Reef di nuovo avvolti dalle tenebre e subito ci precipitiamo in camera a prepararci per il cenone di ZAN056Natale.
Mangiamo bene, soprattutto ottimi crostacei, anche se con tempi un tantino dilatati, poi corriamo immediatamente a letto, perché deve arrivare Babbo Natale … anzi, no … forse arriverà a casa, in Italia, per il piccolo Leo … In realtà corriamo a letto perché domani mattina ci aspetta una piccola levataccia per prendere parte ad un’altra escursione, alla scoperta delle meraviglie di Zanzibar.

Giovedì 25 Dicembre:
La sveglia è alle 6:00 in questo caldo Natale 2014.
Andiamo a far colazione e alle 7:00 siamo alla reception, pronti a partire per una nuova avventura.
Il pulmino con altri partecipanti si presenta a prenderci che son quasi le 7:30 e anche oggi ci accompagnerà Massimo.
Sotto ad un cielo libero da nuvole attraversiamo quasi tutta l’isola di Unguja, da nord a sud, e poco dopo le 9:00 giungiamo nel villaggio di pescatori di Kizimkazi, che si trova quasi all’estremità della costa sud-occidentale.
La baia prospicente il paese, che al nostro arrivo è piena di imbarcazioni locali e offre splendidi contrasti di colore, va famosa per l’avvistamento dei delfini e proprio per questo motivo ci siamo venuti.
Dopo varie peripezie saliamo su di una barca a motore e con quella, solcando acque cristalline, andiamo di qualche centinaio di metri al largo della costa … Trascorsi pochi minuti appaiono tra i flutti le prime, inconfondibili, pinne dorsali: sono due delfini, che prendiamo a seguire pazientemente.

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I simpatici mammiferi marini ogni tanto emergono, poi si inabissano e spariscono, quindi riemergono ad una certa distanza, così li rincorriamo per oltre un’ora.
Alcuni escursionisti si gettano anche in acqua per fare un bagno insieme a loro, ma i delfini sono piuttosto sfuggenti … A dir la verità speravamo (viste le recensioni) di incontrare un branco più nutrito e voglioso di stare con noi, ma così non è stato, allora ci siamo dovuti accontentare e, comunque, abbiamo consumato una bella esperienza.
Prima di rientrare ci fermiamo a fare un po’ di snorkeling in un piccolo banco corallino, poi torniamo a Kizimkazi dove, nel frattempo, la bassa marea ha messo in secca tutte le barche.
Ci dissetiamo e rifocilliamo con un po’ di frutta, poi lasciamo il luogo … non prima, però, di aver notato alcuni grossi baobab e diverse palme strapiene di nidi di Uccelli Tessitori: piccoli passeriformi dalla sgargiante livrea completamente gialla.
Seguiamo a ritroso parte della strada percorsa in mattinata e arriviamo nei pressi della Foresta di Jozani, l’ultimo tratto si selva tropicale che un tempo ricopriva gran parte dell’isola, inclusa nel Parco Nazionale Jozani – Chwaka Bay, il primo istituito a Zanzibar, nel 1995.

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Ai margini della foresta trova rifugio un nutrito branco di scimmie della specie Colobo Rosso e alcune di Cercopiteco dal Diadema. In pochi minuti le avvistiamo e sono uno spettacolo per quanto si rincorrono su e giù fra i rami … in più non hanno paura e si fanno facilmente avvicinare e fotografare.
Dopo veniamo accompagnati anche lungo il vicino Pete-Jozani Mangrove Boardwalk, un sentiero che si dipana su alcune comode passarelle in legno in una tipica foresta di mangrovie, evidenziando tutte le caratteristiche di questo ambiente palustre.
Il mezzogiorno è già passato da un po’ quando, assimilate anche le ultime interessanti esperienze, risaliamo sul pulmino e andiamo spediti verso il Coral Reef.
Arriviamo al resort intorno alle 13:30 … giusto in tempo per pranzare, poi nel pomeriggio poltriamo vergognosamente in spiaggia, fra i chiaroscuri di nuvole passeggere, trascinandoci fino a sera e all’ora di cena … In questo modo si conclude un altro bel capitolo zanzibarino, ma, soprattutto, un giorno di Natale davvero speciale.

Venerdì 26 Dicembre:
La sveglia è alle 7:00 e dopo colazione siamo pronti per la gita quotidiana, la prima della durata di una giornata intera. Sarà un’escursione tutta mare, nota come Blu Safari, che si svolgerà nella zona al largo della costa sud-occidentale dell’isola.
Anche se ci sono un po’ troppe nuvole in cielo non disperiamo e col solito pulmino raggiungiamo in poco più di un’ora il porticciolo di Fumba, situato in una penisola a sud della capitale, mentre come auspicato esce fuori il sole.
A Fumba, in compagnia di altri turisti, saliamo a bordo di un dhow e con quello prendiamo il largo nell’antistante Menai Bay. In questo tratto di mare, i cui colori si fano apprezzare fin dalla partenza, si trovano alcuni isolotti, fra i quali quello di Kwale, dove siamo diretti.
Lungo il tragitto però ci fermiamo su di un incredibile banco di sabbia, che con la bassa marea, a sua volta, si trasforma in una piccola isola. Qui ci accampiamo, per circa due ore, e consumiamo indimenticabili bagni, nel limbo dell’Oceano Indiano, in sottili strati di acqua cristallina e lingue di bianchissima rena … poi gustiamo frutta fresca all’ombra delle tende improvvisate dai nostri accompagnatori, fra i quali il fedelissimo Massimo.

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Poco prima di mezzogiorno lasciamo il banco di sabbia e con il nostro dhow ci spostiamo in un tratto di mare con qualche corallo per praticare un po’ di snorkeling (tutto sommato soddisfacente), poi facciamo rotta sulla vicina isola di Kwale, dove è previsto che pranzeremo.
Sbarchiamo distanti dalla baia principale perché c’è la bassa marea, così dobbiamo percorrere un bel tratto a piedi lungo la costa, incluse diverse scogliere in secca, fra le quali spicca un bell’arco naturale di roccia, normalmente immerso tra i flutti.
Giunti nella spiaggia ci sistemiamo sotto alla tettoia a noi riservata … Il luogo è molto visitato e oltre a noi ci sono tanti altri vacanzieri, in massima parte italiani.
Intanto che si completano i preparativi per il pranzo andiamo a vedere, fra la vegetazione nelle immediate vicinanze, un enorme e plurisecolare baobab, abbattuto tanti anni fa dalle intemperie e ricresciuto in una incredibile forma (a T rovescia) … Il grande albero, per la popolazione locale, è avvolto nel mito e nella leggenda, non per niente Kwale è anche detta “L’isola del baobab gigante”.

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Pranziamo, fra l’altro con ottimi e abbondanti crostacei, che sono già passate le 14:00, poi ci riposiamo sulla spiaggia di Kwale, mentre notiamo fra le fronde di alcuni alberelli, sopra la nostra testa, tanti enormi e bellissimi bruchi giallo-neri, che però, a detta di qualcuno, sarebbero urticanti … e quindi da evitare.
Verso le 17:00 risaliamo sulla nostra imbarcazione e lasciamo l’isola di Kwale … Il ritorno a Fumba però, controvento, è interminabile e gli schizzi del mare (per fortuna caldissimo) ci obbligano ad un bagno fuori programma.
Riguadagnato anche il pulmino facciamo poi rotta su Pwani Mchangani e sul Coral Reef, mentre Leonardo, stanchissimo, crolla e si addormenta dopo poche centinaia di metri.
Arriviamo al villaggio col buio ormai completo e subito corriamo in camera a consumare una doccia ristoratrice, poi andiamo a cena. In questo modo concludiamo una indimenticabile giornata, trascorsa nello stupendo mare di Zanzibar … unica nota negativa la salute di Federico, incrinata da qualche tipico disturbo tropicale, che speriamo non degeneri oltre misura …

Sabato 27 Dicembre:
Mentre la vacanza volge inesorabilmente al termine noi, imperterriti, continuiamo nel programma di escursioni che ci porterà, nel limite del possibile, alla scoperta di quasi tutta l’isola di Unguja.
Alle 8:00 siamo già alla reception e subito dopo col pulmino (questa volta puntuale) andiamo in direzione di Stone Town.
Giunti nella capitale, dalla spiaggia adiacente il porto principale (dove attraccano i traghetti provenienti dal continente) salpiamo, in compagnia di altri turisti, a bordo di un tradizionale dhow.
In cielo splende un bel sole, ma il mare questa mattina è piuttosto mosso e soffia una brezza tesa, così la navigazione controvento, come ieri pomeriggio, ci costringe ad iniziare la giornata con una doccia fuori programma.
Dopo circa mezzora di battaglia con i flutti dell’Oceano Indiano sbarchiamo sull’isola di Changuu, nota anche come Prison Island. Qui nell’Ottocento venne costruita una sorta di prigione (da cui il nome dell’isola), da utilizzare nella tratta degli schiavi … prigione che però non fu mai utilizzata, perché nel frattempo la schiavitù venne abolita.

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Oggi, tuttavia, la principale attrazione dell’isola è una grossa colonia di tartarughe giganti (changuu), dirette discendenti dei quattro esemplari (ancora in vita) provenienti dall’atollo di Aldabra, nelle Seychelles e regalati nel 1919 al reggente inglese di Zanzibar.
Entriamo nella piccola riserva con Leonardo impaziente di incontrare gli esemplari e in breve viene esaudito. Le grosse testuggini col tempo si sono infatti riprodotte e attualmente sono più di cento, delle quali molte ultracentenarie … Riportano l’età scritta a vernice sul carapace e sgraniamo gli occhi vedendo in successione 130 … 157 … e addirittura 191 anni!!! … Portati anche molto bene!
Dopo la colonia di tartarughe vediamo ciò che resta della prigione e poi facciamo ritrorno alla nostra imbarcazione per dedicarci alla parte balneare dell’escursione.
Facciamo rotta verso ovest e dopo aver solcato un altro bel tratto di mare giungiamo in vista del banco di sabbia chiamato Nakupenda (che in lingua swahili vuol dire “Ti amo”) … un’altra piccola meraviglia del mare di Zanzibar.
Appena sbarcati mi dedico all’esplorazione del luogo, che è relativamente piccolo. Bisogna infatti camminare con buona lena per raggiungerne l’estremità, dove si trova una nutrita colonia di gabbiani che se ne sta appollaiata in faccia al vento fin quando non arrivano i turisti a disturbarli.

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Scatto belle foto e assaporo stupende viste, con il bianco accecante della sabbia, il verde-azzurro del mare, il blu intenso del cielo e all’orizzonte la sagoma di Stone Town, che sembra più lontana di quanto non lo sia nella realtà.

A Nakupenda consumiamo un indimenticabile bagno, poi sotto alle tende, improvvisate per ripararci dagli insidiosi raggi bel sole, pranziamo con aragosta, cicale di mare, polipo, riso, patate e tanta, tanta frutta, raggiungendo in questo modo l’orgasmo della vacanza …

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A pancia piena ci concediamo un po’ di riposo quindi, più tardi, un altro bagno e anche un po’ di snorkeling (non eccezionale), infine dobbiamo lasciare, a malincuore, il delizioso banco di sabbia di Nakupenda, del cui nome abbiamo ora compreso appieno il significato …
Alle 16:00 siamo già a Stone Town e sessanta minuti più tardi al Coral Reef … Pensandoci bene non c’era poi così tanta fretta di rientrare visto che, per completare il pomeriggio, siamo costretti ad andare, per oltre un’ora, nella spiaggia del villaggio ormai tutta nell’ombra e battuta da un fastidioso vento.
Un po’ infreddoliti ci trasferiamo così al bar, dove attendiamo il buio e l’ora di tornare in camera a prepararci per la cena … Più tardi poi, come al solito, non c’è tanto da fare al Coral Reef e ben presto ci ritiriamo nei nostri appartamenti, comunque felici per il succedersi degli eventi che ci hanno fin qui deliziato.

Domenica 28 Dicembre:
E’ giunto così anche l’ultimo giorno intero da passare a Zanzibar e mentre a casa, in Italia, pare che nevichi noi siamo ad oltre trenta gradi e pronti a partire anche per l’ultima escursione della vacanza.
Poco dopo le 8:30 troviamo ad aspettarci un pulmino appena fuori la reception e con quello, assieme a due accompagnatori locali, andiamo verso nord lungo la costa.
Ad un certo punto la strada si fa sterrata, allora seguiamo la pista che conduce al remoto villaggio di Matemwe. Lì, dalla spiaggia prospiciente l’abitato salpiamo a bordo di un dhow, mentre il meteo non è eccezionale, con parecchie nuvole in cielo, ma soffia anche un buon vento, che speriamo ci venga in aiuto.
Appena preso il largo davanti a noi appare l’isola di Mnemba, piccolo paradiso tropicale, inaccessibile se non si è ospiti del suo lodge esclusivo, che si dice sia proprietà di Bill Gates. Tutto intorno si trova però il suo atollo e proprio lì siamo diretti, per fare snorkeling.

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Il mare è un po’ mosso, però in prossimità della barriera è molto più calmo, così possiamo scendere in acqua … e a giudicare dalla tante persone intorno a noi, venute per lo stesso motivo, pare proprio ne valga la pena … Infatti troviamo tantissimi pesci, di ogni forma e colore (pesci palla, chirurgo, balestra, angelo, farfalla, pappagallo, ecc. …), solo i coralli scarseggiano un tantino.
Fra sole e nuvole e dopo un paio di esplorazioni tutto sommato proficue e soddisfacenti (alla prima ha preso parte anche Leonardo) ci spostiamo in un’altra zona … meno ricca di fauna ittica della prima, ma che mi ha offerto la possibilità di immortalare il mitico Nemo, o pesce pagliaccio, fra i tentacoli della sua inseparabile anemone.
Non essendoci ancora la bassa marea non possiamo sbarcare su di una bella lingua di sabbia che in quel caso si forma, così poco dopo mezzogiorno ci apprestiamo a far ritorno a Matemwe.
Per un lungo tratto navighiamo sotto costa con belle vedute sulle spiagge e le scogliere circostanti, poi fatichiamo un po’ a rientrare perché, nel frattempo, il livello dell’acqua è cominciato inesorabilmente a scendere, ma alla fine riguadagniamo il nostro pulmino e con quello il Coral Reef per l’ora di pranzo.

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Nel primo pomeriggio, vista la bassa marea, mi avventuro a piedi, dalla spiaggia del villaggio, in direzione della barriera corallina, che dista diverse centinaia di metri e mi accompagna un’improvvisata guida locale, attraverso rocce, pozze e miriadi di ricci dagli insidiosi aculei … Impiego più di un’ora e lungo il tragitto vedo anche due piccole murene e tante stelle marine, poi torno a riva, fra le palme, ad oziare fino a sera.
Facciamo qualche compera, a cominciare dal tradizionale gioco swahili del Bao, composto da un tavoliere in legno con 32 buche e 64 semi (detti kete), che prevede una disputa fra due concorrenti, quindi saldo il conto dell’hotel, perché domani si parte.
Alle 19:00, col buio ormai totale, andiamo a rassettarci e a preparare le valigie e più tardi a cena … Siamo ormai agli sgoccioli: mi reco in spiaggia ancora una volta a sentire lo sciabordio del mare, sotto ad una bella stellata e poi ci ritiriamo in camera a dormire un po’, in previsione dell’imminente levataccia … che ci porterà via da Zanzibar.

Lunedì 29 Dicembre:
Comincia presto l’operazione rientro: alle 5:30 suona la sveglia, infiliamo (ahinoi!) i calzoni lunghi, chiudiamo le valigie e andiamo a fare una prematura colazione.
L’appuntamento è alle 6:30 alla reception e lì troviamo ad attenderci il mezzo che ci porterà in aeroporto. Ci accompagna Massimo, come al solito, ma questa mattina non ci fermeremo (purtroppo) al mercato ad acquistare frutta fresca per il proseguo della giornata …
Arriviamo in aeroporto e cominciamo subito a fare le inevitabili code: prima al controllo bagagli, dove una mami in divisa ci chiede un piccolo obolo per far passare alcune innocenti conchiglie, poi al check-in, quindi in dogana e alla fine ci mettiamo in attesa dell’ora di imbarco nella sala delle partenze … pare ci sia un po’ di ritardo, ma niente di sconvolgente.
A metà mattinata giunge l’aereo. Scendono i nuovi arrivati e poco più tardi saliamo noi (incluso il signor Enzo Iachetti, come all’andata) … Così il Boeing 767-300 di Meridiana, alle 10:45, rulla sulla pista dell’aeroporto internazionale di Zanzibar e prende quota, identificato come volo IG 4444, virando immediatamente verso nord.
L’atterraggio a Milano è previsto fra otto ore abbondanti … e fila via tutto liscio. In questo modo dopo circa cinque ore di viaggio ci affacciamo sul Mar Mediterraneo e contemporaneamente sistemo le lancette dell’orologio indietro di due giri. Poi riguadagniamo anche le coste italiane e cominciamo a rimontare la penisola.
Quando siamo più o meno sopra a Firenze l’aereo inizia la sua discesa e alle 16:57 atterriamo felicemente nell’aeroporto di Malpensa … Ci consegnano sani e salvi tutti i bagagli e intorno alle 18:00 siamo già al Park to Fly a ritirare la nostra auto.
Prendiamo a seguire la via di casa e un’ora più tardi ci lasciamo alle spalle il capoluogo meneghino, mentre ai bordi della strada non possiamo fare a meno di notare i residui della recente nevicata.
A Bologna sono le 20:10 e mezzora più tardi usciamo dall’autostrada a Faenza … In questo modo, alle 20:53, concludiamo positivamente il viaggio davanti al cancello della nostra dolce dimora, con Leonardo che corre subito a vedere se Babbo Natale ha davvero lasciato i regali sotto l’albero … e dagli urli di gioia si direbbe proprio di sì!
Siamo stanchi e ben presto ce ne andiamo a dormire … però già ci mancano le meraviglie tropicali di Zanzibar e poi il suo ritmo a suon di “pole pole” (piano piano) e il suo “hakuna matata” (nessun problema) … Da domani, ma soprattutto dalla fine della feste natalizie, torneremo a combattere con la frenetica vita di tutti i giorni e con la sua (purtroppo) … molta matata!

Dal 21 al 29 Dicembre 2014

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