Irlanda dell’Ovest

Irlanda dell’Ovest – magari fosse stato un biglietto di sola andata!

MAGGIO 2005

PROTAGONISTI:

Paul: pilota e interprete del gruppo di origini londinesi
Evelyn: mia sorella e fotografa per passione
Claudio: trader siciliano trapiantato a Torino
Io: affetta da irlandamania fin dalla nascita

Si parte..
Finalmente, dopo mesi di attesa terminiamo le 8 ore di lavoro in ufficio e partiamo alla volta di Bergamo.
Qualche piccolo inconveniente non può mancare e io puntualmente dimentico un indumento a casa.. In questo caso si tratta… della giacca. Dimenticare la giacca per andare in Irlanda è come dimenticare il costume per andare in Mar Rosso.
Ma in qualche modo, nonostante il traffico riusciamo ad arrivare all’aeroporto dove Claudio già ci aspetta.
Manca poco all’imbarco e c’è appena il tempo per un panino, accidenti!!
Il Boing Ryan ci accoglie e noi siamo eccitatissimi!! Ci accaparriamo i posti e io comincio a snocciolare i dettagli del viaggio che ho pianificato con cura quasi maniacale. Claudio mi chiede quanto dura il volo. “2 ore e mezza, 3” dico io.. Claudio strabuzza gli occhi! È decisamente un volo troppo lungo per lui, soprattutto perché è diretto a Nord!!! Ma quando arriva il momento di ammirare il tramonto “dall’alto”, tutti restiamo a bocca aperta. Sarà la prima di tante occasioni in questo fantastico viaggio, di rimanere meravigliati dinnanzi agli spettacoli della natura.
La magia svanisce quando iniziamo la discesa e ci immergiamo nelle nubi irlandesi.
I primi passi nella terra dello smeraldo sono carichi di emozione, almeno per me.. La temperatura è gradevole, e i compagni di viaggio mi aggrediscono perché ho consigliato con eccesso di scrupolo, abiti pesanti.
Paul mi lascia al ritiro delle valige mentre lui si occupa, da vero uomo, del ritiro dell’auto: una Toyota Avensis grigia che ci aspetta proprio fuori dal parcheggio di Shannon.
L’approccio con la guida a sinistra è fin troppo tranquillo: le origini anglosassoni di Paul ci salvano anche in questa occasione.
Il BB è nei dintorni di Hurler’s Cross e con l’aiuto delle mie cartine lo troviamo in tempo da record: il posto è incantevole e la cara Deidre ci mostra le nostre stanze; ci dice che se vogliamo, possiamo farci un the nella sala della colazione: commette un grande errore perché i miei compagni di viaggio faranno presto razzia di biscotti..
Claudio propone di uscire nonostante l’ora (23 passate) perché vuole mangiarsi una bella bistecca. Io lo metto in guardia: “Claudio, guarda che in Irlanda le cucine chiudono alle 21.30!” ma lui non mi crede e liquida il mio pessimismo. Ahimè le cucine sono davvero tutte chiuse e nonostante nei pub l’atmosfera sia caldissima non ci servono nemmeno più una guinness.. Ci compriamo qualche schifezza al TEXACO e filiamo a letto..

Il risveglio è dei migliori..
L’odorino è inconfondibile: c’è qualcosa che sta friggendo..
Paul mi incita come sempre a sbrigarmi, complice la fame della sera precedente.
Ci cimentiamo nell’avvelenamento da fritto, ordinando un irish breakfast. La fame di Claudio viene momentaneamente tenuta a bada mentre facciamo le valigie e salutiamo la cara Deidre. Già alla partenza però Claudio propone di fermarsi per un caffè e per acquistare il Financial Times. Questa piccola richiesta si riproporrà ogni giorno divenendo un rito, anzi, quasi una piacevole abitudine.
Comunque il semplice caffè si trasforma in una seconda colazione a base di Butter Scones.
Proseguiamo la tappa di oggi in direzione Isole Aran.
Sappiamo che dal porto di Doolin ancora non partono traghetti, perciò ci dirigiamo verso il Connemara, tentando la partenza da Rossavealt.
Paghiamo un salatissimo biglietto (25 euro a persona a/r) e ci lasciamo portare dalle onde non proprio tranquille fino all’isola maggiore, Inishmore.
Noleggiamo 4 bici e cominciamo il tour dell’isola, ignorando tranquillamente il percorso indicato dalla cartina. Tutt’ora non siamo a conoscenza della corretta direzione che avremmo dovuto prendere: ognuno di noi conserva la propria convinzione circa quest’argomento..
Comunque Evelyn sfoggia la sua attrezzatura fotografica fermandosi ogni 50 mt per fotografare il minimo dettaglio. Io, Paul e Claudio ci mostriamo ancora tolleranti, convinti che prima o poi i dettagli si sarebbero esauriti.
C’è un sole meraviglioso nonostante l’aria decisamente frizzante; la campagna è verdissima, come solo a maggio sa essere. Notiamo piccoli cespugli di fiori rosa disseminati tra le rocce e il mare. Ogni tanto appare qualche mucca e la fame di Claudio si risveglia istintivamente. Vorrebbe fermarsi anche a mangiare il pesce, ma non c’è tempo, il traghetto riparte alle 17.30 e sono già le 15!
Arriviamo a Dun Aengus e lo spettacolo delle scogliere ci ripaga la fatica fatta con le bici..
Giusto il tempo per scattare ancora qualche foto e poi via verso il ritorno.
Evelyn promette di non scattare più foto fino al traghetto, ma poi si fa prendere dallo sfinimento e non riesce a pedalare. Lasciamo Claudio e Evelyn con i loro problemi di stanchezza e ci cimentiamo in una garetta di velocità sorpassando addirittura un calesse in salita (dopo ore sulla bici e allenamento zero, è una buona conquista no?)
Ci fermiamo a goderci la prima e meritatissima pinta di guinness. Il sapore è delizioso, fresco e appagante: è esattamente quello che ci vuole.. si, quello che ci vuole per perdere il traghetto. Vediamo la gente che comincia a salire e noi siamo un po’ lontani. Evelyn scatta avanti in una corsa improbabile, Claudio la segue a distanza fumandosi pacificamente una sigaretta e incitandola a fermare il traghetto, mentre Paul cerca di capire perché le mie gambe non hanno alcuna intenzione di muoversi.
Una foca ci osserva dal porto mentre percorro i 300 mt più lunghi della mia vita.
Tolgono la scaletta appena salgo e ringrazio Evelyn che obbiettivamente ci ha salvato tutti.
Ci dirigiamo verso Galway e sulla strada ci fermiamo in un pub fantastico, con vista sul mare. Ci mangiamo salmone e bistecche e innaffiamo tutto con una Guinness, giusto quello che ci vuole per compensare il pranzo perduto. Un bel giretto a Galway non ce lo toglie nessuno: restiamo proprio soddisfatti di questa cittadina così vivace e accogliente. La lasciamo a malincuore e partiamo alla ricerca del prossimo BB. Lo troviamo nelle campagne sopra a Ballyvougan, nel cuore del Burren con una fortuna che ha quasi del soprannaturale. Miss Annette ci fa vedere le stanze stupende e dopo una doccia fantastica ci abbandoniamo tra le braccia di Morfeo.

Dal rumore si direbbe che il sole di ieri ci ha abbandonati, infatti piove ma nonostante il cattivo tempo, il Burren si mostra in tutta la sua bellezza. Dalla finestra guardiamo le mucche pascolare sotto casa in una campagna troppo verde per essere naturale.
Paul ovviamente mi sprona e mi mette fretta; io a mia volta sprono Claudio ed Evelyn e dopo qualche minuto ci troviamo dinnanzi un piatto di Scrumble Eggs e Salmone.
Chiacchieriamo con Annette che ci parla delle sue origini e ci chiede qualche dettaglio sulla vita italiana. La lasciamo davvero a malincuore, mentre lei ci saluta con la mano dalla porta principale della sua casa uscita da una fiaba di Andersen.
Insisto per mostrare a tutti il punto panoramico di Black Head e faccio bene perché è spettacolare.
Il tempo non è per niente clemente e una fitta pioggerella ci inzuppa in due minuti; non è nulla però in confronto alla doccia che saremmo costretti a fare ai Cliffs of Moher.
Claudio cerca di ripararsi con un cappellino ma è una battaglia persa. Io e Evelyn sfoggiamo il nostro kway mentre Paul si mostra tutto soddisfatto del suo piumino. Il tempo di inzupparsi ben bene e il piumino diventa un misto di bolle di sapone e schiuma, rimanenze di un violento lavaggio in lavatrice non proprio riuscito.
Ci godiamo l’immensità del panorama, mentre il vento spazza inesorabile ogni filo d’erba sulla costa. La nostra reporter si dimostra un po’ insoddisfatta delle foto che non è riuscita a fare a causa del vento che le muoveva la macchina. Nonostante la colazione ipercalorica da Annette, Claudio ci intima di fermarci perché le mucche in pascolo hanno nuovamente mosso il suo appetito. Ci mangiamo zuppe e bistecche in un localino carino e poi via verso il sud.
Sperimentiamo l’attraversata con traghetto Tarbert-Killimer che con soli 14 euro e 20 minuti, ci evita almeno 100 km di strada.
Arriviamo finalmente nella meravigliosa penisola di Dingle che però si copre con timidezza dietro a uno strato di nebbia sottile. Attraversiamo il Connor Pass ma sembra di essere in Pianura Padana in una giornata autunnale.
Dingle non è cambiata dall’ultima volta che l’ho vista: sempre coloratissima ma discreta, come se fosse nata insieme ai pascoli e alle spiagge. Facciamo qualche acquisto: Paul mi regala un delizioso cappellino in lana, tipico della zona e io gongolo e mi trastullo felice.
Cominciamo a cercare il BB: stavolta rimaniamo un tantino delusi dalle camere un po’ troppo antiquate e non proprio comode. Claudio ed Evelyn vincono per la prima, di numerose volte, il lancio della monetina e si accaparrano la stanza vista mare. Torniamo a Dingle e scegliamo un pub veramente bello dove prendere un aperitivo. Io assaggio la birra di mele tipica, e con il mio nuovo cappellino di lana in testa mi sento davvero in Irlanda. La pacchia raggiunge il culmine quando da Doyle’s cominciamo a divorare ostriche, pane nero, burro salato e pesce alla griglia. Facciamo amicizia con un’anziana coppia tedesca che non sembra intenzionata a lasciarci per almeno 15 minuti.
Torniamo al BB e io e Paul ci sentiamo due giganti nel letto ad una piazza e mezza. Ridiamo delle molle che spuntano sotto il materasso e che producono varie sinfonie a seconda dei movimenti.

Oltre all’odorino che ormai è diventato nauseante, ci svegliamo con un sole fantastico, mai visto in Irlanda.
Tutto luccica e riflette luce. Ci prepariamo in fretta e scendiamo, curiosi di vedere come si presenta oggi il mare. È bellissimo come sempre, increspato e luminoso, e mangiamo uova e salmone con un panorama mozzafiato.
Paul familiarizza con un’altra anziana coppia tedesca e anch’io tento di spiaccicare qualche parola con la moglie, ma il risultato è deludente. Lasciamo il BB e percorriamo la Slea Head Drive e lo spettacolo è tanto meraviglioso quanto inaspettato. Seguiamo la strada panoramica e ci perdiamo tra le nostre emozioni. Riusciamo solo a dire “ma che bello!” ma oltre non si riesce ad andare. Ognuno vive interiormente la bellezza dei panorami irlandesi, e le parole di Micheal Bublé che canta “I wanna go home” mi fanno pensare solo che io da lì non me ne andrei mai.
Tappa obbligata alla spiaggia di Inch giusto per fare qualche foto meravigliosa e comprare qualche souvenir. Ci dirigiamo di nuovo al sud verso Killarney: arriviamo prestissimo, grazie alla strada scorrevole e per niente stretta.
È tempo di fare qualche acquisto e riempiamo le borse di accessori in lino, magliette, libri per bambini e souvenir vari. Ormai è tardi per pranzare, sono quasi le 15 e Claudio è terribilmente deluso perché le cucine sono chiuse. Cerchiamo di mantenere il tasso di colesterolo più alto possibile, svaligiando un Burger King.
Arriva il momento di lasciare la città e io frugo nei miei ricordi cercando l’entrata più comoda per il parco. Parcheggiamo a qualche centinaio di metri da Torc Waterfall e cominciamo a risalire la foresta seguendo il rumore della cascata che cresce ad ogni passo. Il muschio è ovunque, ricopre sassi e cortecce e sembra di essere nella Terra di Mezzo. Claudio emette un gridolino e giura di aver visto passare un folletto. Ho paura che Evelyn ci creda, ma è troppo impegnata a scattare foto ad ogni foglia o goccia.
Due spagnoli ci fanno una foto ricordo e solo ora possiamo tornare indietro. Ci dirigiamo verso Muckross House. Cerco di non raccontare nulla di quello che stiamo per vedere ma qualche dettaglio mi sfugge. Il lago è bellissimo e anche se non c’è Micheal Bublè a cantare, penso comunque che non vorrei mai andarmene da lì.
Dopo 2 km di camminata la casa ottocentesca ci si para dinnanzi come un miraggio. L’immagine è troppo bella per essere descritta; le foto si sprecano e Paul vorrebbe tornare al BB a prendere pantaloncini e pallone per improvvisare una partitella nel prato della villa.
Il parco è tutto per noi e ci perdiamo tra i cespugli altissimi di azalee fiorite. Io e Paul ci cimentiamo anche in una foto alla “American Beauty” con i petali disseminati come un tappeto su tutto il parco. Ci avviamo verso l’auto godendoci la passeggiata che ci libera finalmente da un po’ di pesantezza acquisita negli ultimi giorni.
Arriviamo al BB: temiamo che sia bruttino come quello della sera precedente, ma è lussuoso e curatissimo, batte tutti quelli visitati. È pieno di orchidee fiorite e la padrona di casa ci mostra le stanze degne di un hotel 4 stelle: a differenza della qualità, il prezzo è decisamente basso perché le camere costano solo 33 euro a testa.
Mangiamo in un pub dove tre giovani armati di chitarra, fisarmonica e voci celtiche ci ricordano che Micheal Bublé e i Negramaro non c’entrano nulla con l’Irlanda. Rimango incantanta dalla bravura di questi ragazzi mentre cerco di imprimermi ogni dettaglio nella mente.
Killarney è in festa e giriamo per la città ridendo delle stranezze irlandesi. Dopo altre foto, decidiamo di goderci un po’ il BB e di andare a dormire.

Il giorno della partenza è arrivato. Altra colazione ipercalorica e altro addio alla padrona di casa. Evelyn vorrebbe dirle tante cose a proposito della casa bellissima, ma riesce solo a buttar lì un “thank you” anche se molto deciso.
Non voglio che i miei compagni di viaggio si perdano Lady’s View e Moll’s Gap e quindi ci dirigiamo ancora verso sud. Riesco ad avvistare un cerbiatto e da vera italiana mi addentro nella natura irlandese e cerco di fotografarlo. Tedeschi e spagnoli ridono di me mentre risalgo la scarpata con meno agilità della povera bestiola.
Torniamo a Killarney passando da Kenmare e ci obblighiamo a percorrere l’ultima tappa fino all’aeroporto di Shannon senza interruzioni. Facciamo un’eccezione a Adare per vedere le tipiche case con i tetti in paglia. Sono caratteristiche e cariche di storia, come tutta Adare, ma non c’è nemmeno il tempo per un the: dobbiamo ripartire subito.
Lasciamo la Avensis nelle mani dell’addetto Hertz e ci dirigiamo al Check in.
Abbandoniamo l’Irlanda troppo in fretta. Siamo tutti tristi, persino sul viso di Claudio riesco a scorgere un broncio nonostante non sempre sia stato facile trovare il Financial Times.
Ora mi rendo conto che tutta la pazienza profusa ad aspettare mia sorella è stata ampiamente ripagata dalle foto bellissime che sono quasi una cronologia perfetta di ogni emozione vissuta là, dove la terra è color verde smeraldo.

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