Alla scoperta di Sal e Boavista

Alla scoperta di Sal e Boavista
(by Luca, Sabrina e Leonardo)

Mercoledì 22 Aprile:
Anche quest’anno, nei ponti primaverili, decidiamo di fare un viaggetto, così la nostra giornata comincia molto presto: alle 3:30 suona la sveglia e alle 4:00 in punto, col buio totale, siamo pronti a prendere il via per questa nuova esperienza.
Lasciamo casa con un briciolo di dispiacere: sarà questo infatti, dopo tanti anni, il primo viaggio senza il nostro figlio più grande, Federico, che ha preferito rimanere a casa in vista del prossimo esame di maturità.
Noi tre superstiti, invece, torneremo nel continente africano per visitare Sal e Boavista, due isole di Capo Verde, minuscola repubblica resasi indipendente dal Portogallo nel 1975, situata seicento chilometri al largo di Dakar (in Senegal) e formata da altre sette sorelle abitate e alcuni scogli, o pseudo tali, disseminati nell’Oceano Atlantico.
Un quarto d’ora dopo la partenza entriamo in autostrada a Faenza e alle 4:45 siamo al Park to Fly di Bologna a lasciare l’auto … così alle 5:00 in punto varchiamo le porte dell’aeroporto Marconi.
Affrontiamo subito la fila al check-in e imbarchiamo le valigie, quindi, consumata una precoce colazione, oltrepassiamo i controlli di sicurezza e doganali e ci mettiamo in attesa nel nostro volo alla porta 24.
Mentre albeggia, poco prima delle 7:00, iniziano le operazioni d’imbarco e puntualissimo, alle 7:28, il Boeing 737-800 della compagnia di charter Neos prende quota (identificato come volo NO 3830) … ma ben presto comincia a scendere, perché ci aspetta uno scalo a Roma Fiumicino.
Atterriamo nell’aeroporto capitolino alle 8:02, cambiamo equipaggio, facciamo il pieno di carburante, carichiamo i passeggeri romani e spicchiamo nuovamente il volo alle 9:40.
Mentre ci apprestiamo ad attraversare il Mediterraneo sposto le lancette dell’orologio indietro di tre ore, sul fuso orario di Capo Verde, poi sorvoliamo la penisola iberica e guadagniamo l’Oceano Atlantico … Così volando parallelamente alle coste occidentali dell’Africa e passando sopra all’arcipelago delle Canarie (a noi ben noto), alle 12:56 locali atterriamo sull’isola di Boavista, terza in ordine di grandezza dello stato, con i suoi 620 chilometri quadrati, ma settima per numero di abitanti (circa diecimila) e quindi scarsamente popolata.
Usciamo dall’aereo e subito veniamo colpiti dal vento, piuttosto teso e fresco … fin troppo!
Superiamo i controlli doganali, recuperiamo i nostri bagagli e ci affidiamo ai rappresentanti dei Viaggi di Atlantide, nostro tour operator per questo viaggio.
Saliamo sull’apposito pulmino e con quello raggiungiamo Sal Rei, il capoluogo dell’isola, quindi nella sua periferia settentrionale il Marine Club Resort, che ci ospiterà per le prossime quattro notti.
Andiamo subito a pranzo, poi ci consegnano le chiavi della nostra stanza: la 103.

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Ci mettiamo in tenuta balneare e prima di tutto ci fermiamo in piscina, in quanto Leo reclama con insistenza un bagno, ma ne esce ben presto, perché l’acqua è gelida, poi andiamo in spiaggia, ma il vento è molto fastidioso e pungente, allora cerchiamo il posto verosimilmente più riparato e in questo modo passiamo il pomeriggio … senza troppa gloria.
Alle 17:30 andiamo al briefing e lì organizziamo tutte le escursioni possibili, poi mi precipito a vedere in un maxi-schermo la partita di Champions Monaco-Juventus … così, mentre sono sportivamente impegnato, dalla camera Sabrina mi manda un messaggio che mi lascia impietrito: Leonardo ha la febbre alta! … E’ una stilettata al cuore: preferivo subire un gol dal Monaco, almeno c’era ancora la scappatoia dei supplementari!
Vado subito ad annullare l’escursione di domani … poi vedremo … Però se il buon giorno si vede dal mattino non credo sarà una vacanza coi fiocchi.
Più tardi andiamo a cena e subito dopo in camera, con la speranza che la notte porti in dono un mezzo miracolo …

Giovedì 23 Aprile:
La notte è passata abbastanza tranquilla, anche se il jet-lag ci ha fatto svegliare tutti abbastanza presto … Leonardo ha una cera migliore, ma anche qualche linea di febbre, quindi il tanto sospirato miracolo non si è manifestato, ma la cosa sembra meno grave del previsto.
Mentre in cielo ci sono tante nuvole andiamo a far colazione e in quella fase decidiamo di chiedere alla responsabile delle escursioni di ricontattare il pick-up annullato ieri sera, perché abbiamo intenzione di fare la prevista gita.
Ottenuto il sospirato via libera somministriamo una buona dose di tachipirina al piccolo e poco prima delle 10:00 partiamo, poco fuori il Marine Club, a bordo del pick-up guidato da Eliseu, un quarantenne capoverdiano che in breve ci racconta la sua vita, che sembra tratta da una telenovela brasiliana: ultimo di ventiquattro fratelli (di padre e di madre) a sua volta ha cinque figli con tre donne diverse, ma non abita con nessuna di queste perché da un po’ è tornato a vivere con sua madre …
Con lui passiamo prima di tutto nel centro di Sal Rei, capoluogo e “metropoli” dell’isola, con i suoi circa cinquemila abitanti, che nell’Ottocento fu anche la città più importante di Capo Verde dal punto di vista economico, prima del suo declino nel secolo scorso. Di quei tempi rimane qualche fatiscente abitazione, oltre alla caratteristica e colorata Igreja de Santa Isabel, del 1857, che prospetta sull’omonima e vasta piazza. Oggi però Sal Rei, grazie al turismo, sta vivendo una nuova stagione di prosperità, che promette un futuro migliore per la suoi cittadini.
Dal capoluogo andiamo poi a sud. Passiamo nei pressi dell’aeroporto e giungiamo nell’abitato di Rabil, che fu a sua volta capoluogo, prima che lo diventasse, nel 1810, Sal Rei. Da lì, poco dopo, lasciamo la strada asfaltata e cominciamo a seguire una pista che s’inoltra in un paesaggio arido e polveroso.

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Con le nuvole che in questa parte dell’isola sembrano essersi dileguate, dopo un po’ arriviamo nell’oasi di Santo Tirso, dove si trovano alcune palme, un piccolo baobab e qualche altro arbusto, ma non c’è anima viva, se si escludono alcune capre.
Da qui proseguiamo fra immense pietraie e ci approssimiamo al mare nel villaggio abbandonato di Curral Velho, dove un tempo risiedevano alcune famiglie di pastori (curral, stalla; velho, vecchio). Proprio di fronte alle case diroccate si estende l’omonima, ampia spiaggia, di accecante sabbia bianca, bagnata da un bel mare, purtroppo solcato da grandi onde … Scattiamo così qualche suggestiva foto e poi riprendiamo il nostro itinerario, che ora si spinge lungo la selvaggia costa orientale di Boavista.
Bordeggiando un’area umida a ridosso delle dune giungiamo in vista anche dell’intrigante e vastissima Praia de Joao Barrosa, quindi di quella di Ervatao, dove fra giugno ed ottobre giungono a nidificare numerose le tartarughe marine.
Da Ervatao torniamo un po’ verso l’interno e seguiamo una pista ben segnalata, con frecce e pietre verniciate di bianco, che fa parte del percorso della Ultra-matarona, una famosa manifestazione podistica lunga ben 150 chilometri che si svolge ogni anno sull’isola e che nell’ultima edizione ha visto trionfare l’italiano Ivan Zufferli.

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In questo modo arriviamo alla base del Morro Negro, una scura collina di roccia basaltica che è il punto più orientale di tutto l’arcipelago, quindi il più vicino al continente africano. A piedi saliamo sulla sommità (154 metri), dove si trova un faro (costruito nel 1931) ora in disuso, dalla cui spianata si gode di un grandioso panorama, sulla costa e sul paesaggio desertico retrostante.
Riguadagnato il pick-up, dal Morro Negro percorriamo un ultimo tratto di sterrato e ritroviamo, per così dire, la civiltà nel minuscolo villaggio di Cabeça dos Tafares.
Il paesino assieme ad altri due nelle vicinanze è, in pratica, un quartiere della comunità di Norte, che abita questa parte dell’isola, forse la più ricca d’acqua a giudicare dalla presenza di qualche campo coltivato e diverse palme.
Dopo pochissimi chilometri arriviamo infatti nel secondo villaggio della serie, Fundo das Figueiras: il più importante ed anche il più pittoresco, disseminato di tradizionali casette colorate a tinte sgargianti, con in più la bella chiesa parrocchiale cattolica, costruita fra il 1850 ed il 1870 e dedicata a San Giovanni Battista.
A Fundo das Figueiras, vista l’ora, Eliseu ci porta a pranzo al ristorante Reencontro, un tipico locale dove Tina, la titolare, ci prepara ottimi piatti di carne e pesce, accompagnati da un buon vino prodotto sulla vicina isola di Fogo.
Rifocillati a dovere facciamo quattro passi nell’abitato e poi riprendiamo strada per fermarci dopo pochi minuti nel terzo villaggio della serie, quello di Joao Galego, anch’esso caratterizzato da belle case colorate e sprazzi di quotidianità capoverdiana.

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Mentre Leonardo mostra i primi segni di cedimento, con la febbre che probabilmente sta tornando alla carica, passiamo anche nel paese di Bofareira, ormai nell’estremo nord dell’isola, dove spicca una piazzetta delimitata da edifici costruiti nella più classica architettura creola locale, quindi prima delle 17:00 siamo di ritorno al Marine Club, consapevoli di aver vissuto una bella esperienza.
Andiamo subito in camera, dove certifichiamo il ritorno della febbre alta per il piccolo, così per sicurezza lo portiamo a far visitare dal medico del resort, il quale ci rassicura, diagnosticando un semplice virus, che probabilmente avrà il suo naturale decorso … Allora ricorriamo a “santa tachipirina” … e poco più tardi il bimbo è di nuovo in forma per la cena.
Si conclude così una travagliata giornata, che doveva essere pessima, ma che nella realtà si è rivelata una piacevole sorpresa …

Venerdì 24 Aprile:
Il jet-lag non ancora digerito dal piccolo ci fa svegliare di nuovo piuttosto presto.
Scosto la tenda e ai miei occhi si presenta un cielo grigio ed un vento che soffia già teso … non proprio la giornata ideale per un’escursione più che altro di spiaggia e mare, come quella che ci aspetta fra un paio d’ore.
Ci alziamo con calma, poi alle 8:00, con Leonardo, facciamo un ulteriore passaggio nell’ambulatorio del Marine Club, dove un altro dottore ci conferma la diagnosi di ieri sera, così poco dopo gli somministriamo la dovuta dose di tachipirina e ci apprestiamo a partire per l’escursione che ci porterà nel sud-ovest dell’isola.
Con altri turisti saliamo a bordo di due pick-up (fra i quali anche quello guidato da Eliseu) e prendiamo strada.
Nonostante Boavista sia piuttosto limitata in quanto ad estensione nella sua parte più meridionale il tempo è sempre migliore, come affermato anche ieri dal nostro fedele autista. Infatti le nuvole sono più rade mentre transitiamo nell’abitato di Rabil e una manciata di minuti più tardi addirittura splende il sole, quando giungiamo del villaggio di Povoação Velha, che tradotto significa “vecchio insediamento” … In effetti si tratta del più antico paese dell’isola, fondato intorno al 1720, in questa posizione defilata e lontana dalla costa così da non essere individuata dai pirati.

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Visitiamo brevemente il paesino, con le sue tipiche casette, a partire dalla piazza, dedicata a Sant’Antonio, per giungere alla graziosa Igreja Nossa Senhora da Conceição, situata su di un’altura a sud dell’abitato.
Proprio nei pressi della chiesa parte poi lo sterrato che porta alla Praia de Santa Monica, la più bella e famosa di Boavista e, a detta di molti, fra le più scenografiche a livello mondiale.
Dopo svariati chilometri di un tracciato a tratti parecchio sconnesso giungiamo in vista dell’arenile: una lunghissima striscia di sabbia bianca, che si estende per 18 chilometri, bagnata da un bel mare, che però è normalmente mosso … anzi, oggi molto mosso.
Il luogo è davvero suggestivo, caratterizzato da sconfinati spazi battuti dal vento, così ci concediamo una lunga passeggiata sul bagnasciuga, con la colonna sonora delle onde che, fragorose, s’infrangono sulla riva … e in questo modo ci godiamo letteralmente Praia de Santa Monica … Poi, pochi istanti prima di andare via, la ciliegina sulla torta: nelle acque antistanti, a qualche centinaio di metri al largo della spiaggia, notiamo qualche caratteristico sbuffo d’acqua, poi una nera coda emergere tra i flutti, infine un magnifico salto di una inconfutabile balena! …. Meraviglioso, anzi, da brividi!

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Pieni di soddisfazione risaliamo sui pick-up e seguendo accidentate piste andiamo più a nord, lungo la costa, per conquistare, poco dopo mezzogiorno, anche Praia Varandinha: un altro gioiello incastonato nel selvaggio litorale di questa parte dell’isola.
Una soffice distesa di candida sabbia degrada fino all’inquieto mare capoverdiano, mentre sulle retrostanti scogliere, scavate dalla risacca, si trovano alcune grotte, entro le quali ci sistemiamo per consumare il pranzo al sacco.
Soddisfatto il palato poltriamo un po’ e ci rilassiamo al sole di Praia Varandinha fin quando, nel primo pomeriggio, non riprendiamo il nostro tour di Boavista.
Torniamo nel paese di Povoação Velha e da lì, lungo un’altra pista, a Rabil, per andare nella baia antistante: la Praia da Chave, molto sfruttata turisticamente, ma con ancora alcuni angoli selvaggi.
Nei pressi di una vecchia fornace di fine Ottocento, della quale resta in pratica solo il classico camino, si trovano alcune grandi dune, di soffice e finissima sabbia, che si protendono fino all’oceano … Lì trascorriamo ancora qualche piacevole momento, saltando e rotolando giù dai grossi cumuli di arena, fin quando non veniamo richiamati all’ordine per riprendere i nostri posti sui pick-up e far rientro al Marine Club.

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Ancora non è sera, così andiamo un po’ nella spiaggia del villaggio … o almeno, ci proviamo, visto che qua al nord ci sono ancora tante nuvole … Infatti, fa anche freddo e ben presto ci rifugiamo in camera, dove constatiamo anche, puntuale, il ritorno della febbre a Leonardo.
Somministriamo le solite cure al piccolo e più tardi andiamo a cena, dove incontriamo due italiani che vivono da nove anni a Capo Verde, i quali si lamentano per il freddo attuale, che dicono di non avere mai avuto … un freddo che purtroppo sta un po’ condizionando la vacanza ai tropici … ma quali tropici?

Sabato 25 Aprile:
E’ la prima mattina senza nuvole in cielo, anche se c’è una densa foschia ed il vento è ancora piuttosto pungente.
Andiamo a far colazione e poi ci prepariamo per la terza ed ultima escursione a Boavista.
All’ora stabilita anche oggi troviamo Eliseu ad attenderci col suo pick-up all’ingresso del villaggio, così, in compagnia di altri turisti, saliamo a bordo e partiamo alla scoperta del nord-ovest dell’isola.
Prima di tutto andiamo a Rabil, centro dal quale passano evidentemente tutte le escursioni e dove questa volta ci fermiamo per una breve visita ad un laboratorio di produzione di terracotta, mestiere per il quale il paese vanta una buona tradizione.
Acquistato un ricordino esploriamo anche il villaggio, con le sue casette colorate e la Igreja São Roque, risalente al 1801 e quindi la più antica di Boavista, ma anche piuttosto malandata e bisognosa di un restauro, poi ci lasciamo alle spalle Rabil.

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Percorriamo un breve tratto di strada verso nord, quindi uno sterrato che ci porta nel cuore del cosiddetto Deserto de Viana: un pezzetto di Sahara trasportato dai venti oceanici nel bel mezzo dell’Atlantico. Largo appena un chilometro e lungo cinque è caratterizzato da dune di sabbia chiara modellata dal vento ed una rada vegetazione … Un ambiente davvero suggestivo nel quale vaghiamo per qualche tempo, prima a piedi e poi in auto, alla ricerca delle migliori prospettive e delle creste più fotogeniche.
Riemersi dalle dune di Viana attraversiamo il vicino paese di Estãncia de Baixo e poi dopo una sosta in un bar di Rabil, dove assaggiamo il locale grog e alcuni strani snack di cotenna di maiale, andiamo in direzione della zona nord di Boavista. In questo modo, lungo un accidentato percorso fuoristrada, raggiungiamo la Costa de Boa Esperança, nota anche come Praia de Santa Maria.

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Il luogo, caratterizzato da selvagge dune di sabbia bianca, è costantemente battuto dal vento e spesso da violente mareggiate, quindi non è adatto alla balneazione, ma è comunque affascinante, anche grazie alla presenza dell’arrugginito relitto di un mercantile spagnolo (il Capo de Santa Maria), arenatosi qui, per motivi apparentemente inspiegabili, nel lontano 1968 e da allora in balia della risacca, che lo sta riducendo, giorno dopo giorno, ad un ammasso di indefinibile ferraglia.
Restiamo per un po’ a contemplare il mare, ascoltando le “voci” dei primordiali elementi, poi, risaliti sul pick-up, ci avviamo verso il termine della tappa odierna.
Transitiamo lungo la cosiddetta Via Pitoresca, una vecchia strada pavimentata a ciottoli che però di pittoresco non ha rimasto molto, da quando il rigoglioso palmeto che attraversava è stato praticamente sterminato dal locale punteruolo (un micidiale parassita) … e arriviamo al Marine Club poco dopo le 13:00, giusto in tempo per andare a pranzo.

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Nel primo pomeriggio, vista la giornata soleggiata, Sabrina va nella spiaggia del villaggio ed io con Leo (al quale è tornata la febbre) in camera a riposare un po’ … Più tardi ci ritroviamo poi tutti assieme sotto all’ombrellone ad aspettare l’imbrunire e in questa maniera ci gustiamo anche un bel tramonto.
In serata, dopo cena, assistiamo ad un piccolo spettacolo di capoeira, un’arte marziale di origine brasiliana praticata sul ritmo incalzante della musica, tanto da sembrare una danza tradizionale, poi andiamo in camera a sistemare le valigie in vista della partenza di domani verso la vicina isola di Sal.

Domenica 26 Aprile:
Sveglia, colazione e poi … valigie fuori dalla stanza. La partenza però è prevista nel pomeriggio, così ci sistemiamo in spiaggia, approfittando anche del fatto che oggi splende un bel sole.
Per ingannare il tempo facciamo una breve passeggiata lungo la costa rocciosa a nord del Marine Club, con intriganti vedute sul mare (sempre un po’ irrequieto), fino ai suggestivi resti della Capela Nossa Senhora de Fatima, fatta costruire nel 1930 ma ben presto abbandonata a se stessa. L’edificio si erge ancora fiero su di una calotta rocciosa e, solitario, domina l’antistante, omonima, baia.
Tornati sui nostri passi alla spiaggia del villaggio io mi allungo anche poco più a sud, nei pressi di una grande duna, poi ci mettiamo tutti insieme al sole in attesa dell’ora di pranzo.

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Subito dopo esserci rifocillati, alle 13:30, di presenta a prenderci il pick-up incaricato del nostro trasferimento, così poco più tardi nell’aeroporto semideserto di Boavista espletiamo tutte le operazioni e pochi minuti dopo le 15:00 ci imbarchiamo sul volo VR 4411 della TACV, la compagnia di bandiera capoverdiana.
L’ATR 72 alle 15:28 si alza in volo e appena dodici minuti più tardi, alle 15:40, atterra sulla pista dell’aeroporto internazionale di Sal, ottava isola in ordine di estensione dell’arcipelago, con i suoi 216 chilometri quadrati, ma principale polo turistico di Capo Verde.
All’uscita, stranamente, non troviamo nessuno ad aspettarci, allora, senza allarmarci, pazientiamo un po’ e finalmente si presenta a prenderci un pulmino, che in breve ci accompagna al Meliã Dunas Hotel, una mega struttura situata nel sud dell’isola, vicino all’abitato di Santa Maria.
Ci consegnano le chiavi della stanza 3023 e lì andiamo a sistemare le nostre cose, non prima però di aver affittato un pick-up per i prossimi due giorni.
Andiamo a fare una passeggiata nell’enorme complesso turistico, fino al mare, quindi torniamo in camera perché Leo dice di avere la sensazione che gli stia tornando la febbre … e ha ragione! Il termometro segna, impietoso, 39! … La cosa comincia a farsi davvero pesante.
Solite cure e poi a cena, quindi a vedere i titoli di coda di uno spettacolo di musica africana, infine a letto … E da domani, se Dio vuole, partiremo alla scoperta di Sal.

Lunedì 27 Aprile:
Dopo colazione ci rechiamo alla reception per incontrare la persona che ci noleggerà l’auto. Puntuale di presenta alcuni minuti prima delle 9:00 e ci consegna un pick-up Ford Ranger nero (targato SL 10 BD), piuttosto malandato e con quello, poco più tardi, prendiamo il via lungo le strade dell’isola.
Prima di tutto andiamo a Santa Maria, la più importante località turistica dell’arcipelago con i suoi circa ventimila abitanti, per vederne il centro, ma soprattutto le due principali chiese: Santa Maria das Dores, edificata nella prima metà del XIX secolo e caratterizzata da un alto campanile, e, tutta dipinta di turchese, l’Igreja Nazarena, di più recente costruzione.

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Dopo ci avventuriamo lungo uno sterrato, alle spalle dell’abitato, per raggiungere le intriganti saline, oggi semi-abbandonate ma particolarmente attive fra Otto e Novecento, quando l’isola prese il nome di Sal … Isola del Sale, appunto … Attualmente nei bacini in secca i bianchi cristalli creano suggestivi scorci, in contrasto col paesaggio desertico circostante e l’azzurro intenso del cielo.
Riguadagnato il centro di Santa Maria imbocchiamo la superstrada (completamente fuori luogo, visto il traffico quasi inesistente) che va a nord e, passando per l’aeroporto, arriva ad Espargos, il capoluogo amministrativo di Sal.
Da Espargos seguiamo poi la strada che va, verso la costa ovest, al paese di Palmeira e poco prima dell’abitato svoltiamo a sinistra su di una carrareccia che in breve ci porta a Praia Fontona … La spiaggia, abbandonata a se stessa e piena di detriti, non si può certo dire bella, anche se formata da un’intrigante sabbia nera.
Tornati sui nostri passi ci rechiamo così nel centro di Palmeira, principale porto commerciale dell’isola, disseminato di interessanti edifici e caratterizzato da genuini scorci capoverdiani.

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Da Palmeira ci spingiamo quindi più a nord, seguendo una pista che corre parallelamente al profilo costiero. In tal modo, dopo una manciata di chilometri, conquistiamo la strettissima insenatura di Buracona, dove le accidentate scogliere di origine vulcanica e l’azione delle maree danno vita ad un’insolita piscina naturale, nella quale ci si potrebbe anche bagnare in completa sicurezza e tante persone lo stanno facendo, ma vista l’aria pungente di questi giorni noi desistiamo.
Nelle immediate vicinanze si trova anche il cosiddetto Olho Azul: un grande foro orizzontale sulle scogliere, con sotto il mare … Qui nelle ore centrali della giornata i raggi del sole creano un originale effetto, illuminando l’acqua che si accende di un meraviglioso colore azzurro (l’occhio azzurro, appunto) … Osserviamo stupiti lo strano fenomeno e, dopo aver scattato tutte le foto del caso, riprendiamo strada.
Torniamo a Palmeira, quindi ad Espargos e da lì al Meliã Dunas per il pranzo.

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Nel primo pomeriggio vorremmo passare un po’ di tempo in spiaggia, così raggiungiamo Santa Maria per andare nella sua praia, considerata all’unanimità la migliore di Sal … In effetti è molto bella e ampia, con soffice sabbia bianca bagnata da un mare, neanche troppo mosso, i cui riflessi sono senz’altro invitanti, ma, purtroppo, l’odioso vento odierno non la rende affatto appetibile e i pochissimi bagnanti presenti ne sono la testimonianza più tangibile … è impossibile per noi metterci in costume e fare qui vita balneare.
Sconsolati immortaliamo la spiaggia, per conservarla nei nostri ricordi, e poi facciamo rientro al Meliã Dunas, dove, all’interno dell’area giochi bimbi, troviamo un posto riparato nel quale prendere il sole in tutta tranquillità e lì facciamo sera, mentre il piccolo se la spassa in compagnia di altri coetanei.
Poco prima delle 18:00 torniamo in camera e, naturalmente, torna anche la febbre (acc…!) … Così dopo un riposino ci sistemiamo e andiamo a cena, mentre la vacanza volge inesorabilmente al termine … Una vacanza, è inutile negarlo, con molti chiaroscuri, ma ormai ce ne siamo fatti una ragione.

Martedì 28 Aprile:
Ultimo giorno intero da passare sull’isola di Sal … Mi alzo da letto e scosto le tende: fuori è nuvoloso, ma non è previsto cattivo tempo … Infatti, giusto il tempo di far colazione ed esce fuori il sole.
Con il nostro pick-up andiamo a nord, superiamo l’aeroporto e poco prima di Espargos giriamo a destra seguendo le indicazioni per Pedra Lume. Ancora qualche chilometro e giungiamo in questa minuscola e sperduta località, situata al centro della costa orientale di Sal.

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Non si direbbe, ma Pedra Lume è il luogo più ricco di storia di tutta l’isola. Ne sono testimoni la bianca Capela Nossa Senhora da Piedade (del 1835) e la vecchia stazione di carico del sale, ormai in rovina, terminale della funivia (in disuso) proveniente dalle vicine saline, sfruttate intensamente per quasi due secoli.
Le saline di Pedra Lume, dalle quali ancora oggi, seppur in minima parte, si estrae sale, sono la principale curiosità di Sal, essendo situate sotto il livello del mare, entro il bacino di un antico vulcano.
Si raggiungono prima per mezzo di un breve sterrato e poi grazie ad una galleria scavata attraverso il bordo del cratere e sono altamente scenografiche.
A piedi scendiamo sul fondo della vastissima cavità, dove l’acqua del mare penetra attraverso le rocce porose sottostanti e dove si potrebbe fare anche un originale bagno, galleggiando benissimo grazie all’alta salinità, ma come al solito soffia un vento pungente che ci fa desistere dal farlo.

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Fra i chiaroscuri delle nuvole di passaggio cerchiamo di catturare le migliori immagini, poi osserviamo il luogo anche dalla sommità del cono vulcanico, seguendo un impervio percorso fuoristrada sul quale possiamo finalmente “scatenare” le nostre quattro ruote motrici.
Dopo le saline vorremmo andare un po’ per piste a nord di Espargos, verso la località di Terra Boa, dove non c’è traccia d’asfalto, ma ben presto ci perdiamo fra l’intricato dedalo di polverose tracce e facciamo dietrofront … del resto non ci saremmo aspettati nulla di eccezionale.
Torniamo allora verso sud e poco dopo la moderna località costiera di Murdeira, la cui insenatura non è certo da stropicciarsi gli occhi, deviamo a destra lungo uno sterrato che in breve ci porta alla solitaria Calheta Funda … Un luogo carino, dove il vento non soffia forte, la sabbia è soffice e piacevole, ma soprattutto il mare è quasi calmo e i suoi colori intriganti …

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Ci fermiamo sul posto a rilassarci fin quasi alle 13:00 e poi rientriamo al Meliã Dunas per il pranzo.
Sopiti i morsi della fame andiamo nella spiaggia della struttura turistica, quella di Ponta Petra … Il vento è calato notevolmente e si sta benone, così vi trascorriamo tutto il pomeriggio … finalmente un pomeriggio di mare come Dio comanda!
Più tardi, alla solita ora, la febbre a Leonardo non si presenta … E’ l’ultimo giorno di vacanza e tutto sembra sistemarsi … Come dire: tutto è bene ciò che finisce bene … Però! … Dopo andiamo a cena e poi torniamo in camera a sistemare le valigie in vista del viaggio di rientro a casa di domani.

Mercoledì 29 Aprile:
Siamo agli sgoccioli: ci rechiamo a far colazione e poi riconsegniamo l’auto a noleggio, quindi andiamo a trascorrere le ultime ore nella spiaggia del Meliã Dunas.
Per ingannare il tempo faccio una piacevole passeggiata lungo il vasto arenile di Ponta Petra, verso sud, dove questo si unisce alla Praia de Santa Maria.
In una pace atavica, con solo lo sciabordio del mare e immerso nella natura di questo tratto di costa, assaporo interessanti scorci, fra i quali quello di un’enorme duna in riva all’oceano e poi faccio ritorno all’hotel.

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Il tempo vola e alle 11:30 rientriamo in camera a sistemare le ultime cose, quindi facciamo check-out e alle 12:30 consumiamo un velocissimo pranzo … velocissimo perché alle 12:45 si presenta a prenderci il pulmino che ci accompagnerà in aeroporto.
Sbrigate tutte le formalità riguardanti l’imbarco alle 15:13, in leggero ritardo, il Boeing 737-800 di Neos si alza da terra, marchiato come volo NO 3831, e vira subito a nord-est, verso la nostra destinazione.
Raggiunta la quota di crociera sui video dell’aeromobile scorrono alcuni filmati turistici, fra i quali uno su Capo Verde, dove troviamo, con sorpresa, Eliseu fra i protagonisti, che evidentemente è un personaggio per l’isola di Boavista.
Dopo circa due ore passiamo sopra all’arcipelago delle Canarie, quindi entriamo nel Mediterraneo dalla porta principale: lo Stretto di Gibilterra.
Mentre riportiamo le lancette dell’orologio avanti di tre ore sorvoliamo anche le isole Baleari, poi, con sotto di noi la Sardegna, cominciamo la discesa verso Roma Fiumicino, dove atterriamo alle 23:37 … Così la mezzanotte scocca nell’aeroporto capitolino ed è …

… Giovedì 30 Aprile:
Riprendiamo quota alle 0:54, dopo rifornimento e cambio di equipaggio … Neanche il tempo di salire che comincia la discesa verso Bologna, dove atterriamo all’1:30.
Ritiriamo i bagagli e un’ora più tardi siamo seduti in auto sulla via di casa, così alle 3:00 usciamo dall’autostrada a Faenza e alle 3:11 concludiamo felicemente il viaggio di fronte al cancello della nostra dolce dimora.
Nonostante tutto, nonostante la temperatura non troppo piacevole e forse un po’ anche imprevista, nonostante, soprattutto, il malanno che ha colpito il piccolo Leo, credo che l’avventura a Capo Verde sia stata positiva e ci abbia permesso di conoscere un altro pezzetto di questo splendido pianeta. Certo, non sarà una vacanza da annoverare nella hit-parade dei nostri ricordi, ma penso abbia avuto anche i suoi risvolti positivi … Di sicuro, secondo la nostra esperienza, Capo Verde è il luogo tropicale più freddo al mondo, oppure è stato solo il destino ad esserci avverso …

Dal 22 al 30 Aprile 2015

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