Madagascar: (solo) una settimana a Nosy Be

Maggio 2010 (6 anni per scrivere un diario!).

Una settimana di vacanza a fine maggio. Voglia di Africa, sole, mare e di scoprire una natura totalmente diversa da quella vista finora.

Perchè Nosy Be

Le mete che pensavo più facili ed abbordabili erano Kenya e Zanzibar, ma mi sono subito resa conto che maggio è piena stagione delle piogge, tanto che la maggior parte dei villaggi resta chiusa fino a luglio.

Allora mi sono chiesta se fosse possibile realizzare il mio desiderio di visitare un pezzettino di quell’immenso Paese che è il Madagascar, che non è proprio Africa, ma nemmeno India… Il Madagascar, colonia francese fino al 1960 (e tuttora estremamente legato all’ex madrepatria), è un arcipelago dell’Oceano Indiano, al largo della costa orientale africana, e l’isola principale (Grand Terre) è la quarta isola più grande del mondo. La popolazione è costituita da 18 diverse tribù o etnie, molto diverse tra loro (vista la mescolanza di origini asiatiche, africane, arabe ed europee). L’80% circa di flora e fauna è endemico dell’arcipelago.

Visitare un Paese del genere in una sola settimana è assolutamente impensabile: il viaggio tipico attraverso la Grande Terre (come chiamano l’isola grande a Nosy Be) è di almeno tre settimane, quindi considerando anche periodo e budget a disposizione (abbastanza alto visto che nel 2010 non faremo altri viaggi importanti) la scelta cade sull’isola vulcanica di Nosy Be, a nord ovest del Paese, vicino alla costa, e uno dei principali poli turistici dello Stato.

Rispetto al 2010 oggi è abbastanza facile acquistare un volo (c’è anche un diretto Air Italy su Nosy Be che nei giorni scorsi veniva venduto a poco più di 400€), le strutture alberghiere sono aumentate. Quindi volendo il viaggio non è più un vero salasso.

Prima ancora di andare in agenzia avevo letto molte discussioni (vi consiglio in particolare Madagascar – Nosy Be – Villaggio Bravo Andilana Beach e Madagascar – Nosy Be – Escursioni da IlGiramondo.net, che sono ricche di informazioni e pareri aggiornati) e scelto il resort per la vacanza: il Bravo Club Andilana Beach Resort. Dovessi tornare adesso sceglierei probabilmente una struttura più semplice ed economica, magari una guesthouse (ce ne sono molte gestite da italiani) ma solo perchè alla fine il villaggio lo abbiamo goduto veramente poco.

In agenzia non ci hanno proposto molte alternative, solo un concorrente che sapevo già essere su una spiaggia decisamente meno bella.

Volo: Neos, non ricordo nulla di particolare, a parte lo scalo tecnico in Kenya (al ritorno) con un cielo tremendamente carico di pioggia.

Primo giorno

Dopo 8-9 ore di volo tranquillo avvistiamo l’arcipelago in cui si trova Nosy Be: quanto verde! La pista di atterraggio è praticamente in un campo in mezzo agli alberi, le strutture dell’aeroporto poco più di baracche in lamiera. Si perchè il Madagascar, ricchissimo di risorse naturali quasi tutte in mano ad indiani, cinesi ecc., è poverissimo. E avremo modo di vedere e toccare con mano l’abisso tra i resort turistici e le capanne in cui vive la maggior parte della popolazione (che non ha nemmeno assistenza sanitaria pubblica, e devono importare illegalmente i medicinali per la malaria dalla vicina Reunion, tuttora territorio francese).

Il viaggio verso il lussuoso Andilana si fa su un pullmino antiquato, ma divertente. Il resort è circondato da un parco lussureggiante (ma nulla rispetto a quello che vedremo uscendo), con camaleonti in libertà, una tartaruga regalata da un maraja al potente del tempo più o meno nel 1860 (se non ricordo male), e alcuni lemuri (abituati alla presenza dei turisti). La spiaggia è molto ampia e bella, anche se il mare non può vantare una barriera corallina come quelle del Mar Rosso, solo qualche corallo sparso. Piscina scenografica (usata forse una volta o due, per provare le bombole da immersione), camere ampie, semplici ma comode, ogni tanto visitate da qualche geko (non si sarebbe in Madagascar altrimenti).

piscina andilana

tramonto andilana

Il primo tramonto è già da togliere il fiato.

Ci accorgiamo subito che al Bravo Club si mangia divinamente…

Secondo giorno

Il primo giorno pieno di soggiorno è prevista una specie di introduzione alla flora e alla fauna locale, oltre a un’infarinatura sulla cultura e religione delle tribù malgasce, da parte del responsabile (l’italianissimo Luca Rosetti) delle escursioni di terra. Abbiamo così un primo incontro con alcuni degli altri “ospiti” del resort.

All’ora del tramonto ci si gode un tè alla vaniglia accompagnato da fantastici biscotti… e tutti schierati con le macchine fotografiche per fermare questi momenti meravigliosi (nel 2010 si usavano ancora le macchine fotografiche, sembra impossibile :) ).

Dopo cena prenotiamo le escursioni per i giorni seguenti; moltissimi si affidano ai beach boys per risparmiare, noi ci siamo fatti convincere dalla professionalità e dalla passione di Luca e abbiamo fatto tutto tramite la sua agenzia. Abbiamo speso molto (oggi riordinando in casa ho trovato le ricevute – non butto mai niente – e abbiamo speso veramente tanto), ma in cambio di un servizio eccellente e di tante esperienze nuove.

Terzo giorno: escursione in barca a Nosy Mamoko, Nosy Tanikeli e Nosy Sakatia

Oggi si parte già per la prima escursione, praticamente in villaggio ci abbiamo passato due giorni e mezzo su otto. Destinazione: Nosy Mamoko, Nosy Tanikely e Nosy Sakatia, tre isole più piccole a breve distanza da Nosy Be.

Nosy Mamoko ha un minuscolo villaggio abitato da persone ancora poco abituate al turismo; i bimbi (meravigliosi) impazziscono nello scattarsi le fotografie da soli e rivedersi subito (per andare a scuola o in qualsiasi altro luogo si muovono con le piroghe). Non c’è traccia di corrente elettrica o telefonini. Ci sentiamo degli intrusi, ma nello stesso tempo ben accolti dal capo villaggio.

Nosy Mamokoé

Al richiamo di maki maki arrivano dalla foresta i lemuri macaco, che si aspettano in cambio qualche banana; i neri sono maschi, i fulvi femmine. Grazie a un pezzo di banana quasi tutti abbiamo incontri molto ravvicinati con questi fantastici ed invadenti esseri pelosi (direttamente in spalla!). Si vede che sono abituati all’uomo, ma non troppo. Avuto quello che vogliono si affrettano a prendere le distanze.

[A Nosy Mamoko ci sono animali da compagnia un po’ alternativi… eccomi mentre ne accarezzo uno! ]

Da qui ci spostiamo al parco marino di Nosy Tanikely, piccolissima isola deserta, protetta in quanto circondata da una bellissima barriera corallina, molto ricca anche di fauna (tartarughe, tante tante, e anche uno squalo zebra che ci ha fatto prendere un colpo partendo improvvisamente dal fondo). Non siamo in molti ad affrontare lo snorkeling a lungo, perchè purtroppo l’acqua è anche infestata da piccole meduse che pizzicano non poco…

Dopo la nuotata saliamo fino al vecchio faro: il panorama è bellissimo, ma ancor di più lo sono gli incontri lungo il sentiero.

Il camaleonte che incontriamo qui non ha molta intenzione di nascondersi, anzi sembra voler risaltare sullo sfondo!

Camaleonte a Tanikely

I lemuri (una specie diversa) sono molto più schivi, si vede che qui non vivono a contatto con l’uomo.

Per il pranzo ci spostiamo all’isola di Sakatia, vicinissima a Nosy Be, dove ci sono un ristorante e qualche piccola struttura turistica. Un altro bagno e si rientra.

Di nuovo un meraviglioso tramonto sulla spiaggia dell’Andilana.

Quarto giorno: tour dell’isola in fuoristrada

Abbiamo prenotato un tour privato con una coppia di ragazzi simpaticissimi. L’autista malgascio è un dipendente di Luca, molto preparato e disponibile.

Andiamo alla scoperta dei laghi, in origine crateri vulcanici, che punteggiano l’isola, verso la cima del Mont Passot; a visitare una vecchia distilleria di ylang ylang, un albero sacro (un ficus enorme impossibile da fotografare per intero), una scuola locale, i vari quartieri di Hell-Ville (il centro abitato più grande dell’isola, con il suo mercato coperto e il centro commerciale pieno di cineserie).

Ficus bengalensis

Nel centro di Hell-Ville (Adoany) torneremo anche il giorno successivo a fare compere per il soggiorno a Lokobe. Città coloniale fondata dai francesi nel 1841 porta le tracce più evidenti della dominazione francese (il Madagascar è indipendente dal 1960) soprattutto nel parco macchine… esclusivamente Renault vecchissime (con i pezzi di ricambio fatti a mano in loco!).

Gli incontri con i camaleonti sono estremamente frequenti (ma bisogna dire che è quasi sempre la nostra guida ad avvistarli, anche passando in auto).

Quinto e sesto giorno: escursione alla riserva  di Lokobe

Ok, ci siamo fatti prendere la mano, ma non ce ne siamo mai pentiti. Unici due in tutto il villaggio decidiamo per l’escursione in notturna nella riserva naturale integrale di Lokobe, l’ultimo lembo di foresta primaria rimasto sull’isola. Dormiremo in un piccolo “resort” sulla spiaggia di Lokobe e poi torneremo con altri escursionisti anche la mattina successiva.

Ecco il nostro mezzo di trasporto.

piroga per Lokobe

Ho fatto un po’ di scena: in piroga si fanno solo circa 45 minuti, e io non ho aiutato a pagaiare (dovevo svuotare il fondo della barca dall’acqua…)! Al punto di partenza con le piroghe si attiva in fuoristrada o autobus.

Il “resort” (con due camere in tutto) gestito da un francese, con il minimo indispensabile ma che sembra una reggia rispetto al villaggio vicino, è un luogo di pace assoluta. Bellissimo. Non ricordo il nome, però ho letto in giro che successivamente hanno avuti grossi problemi di igiene!

Per l’escursione in notturna con noi ci sono Luca e due guide locali (ricordo che siamo solo noi due). Poi ceneremo con loro, e sarò io a sentirmi strana e diversa (così pallida) agli occhi di uno di loro (di una tribù lontana da qui). La cucina (mai viste tante ostriche in vita mia, Ma7730 ha avuto anche la mia parte, visto che non le mangio) è molto particolare, anche per gli elettrodomestici a disposizione (uguali a tutti quelli che abbiamo visto in giro, una pentola su un fuoco acceso a terra).

Gli incontri sia notturni che diurni sono molti, non sempre piacevoli per me che odio i ragni (non mi spaventerò più per mesi a casa vedendo i nostri ragnetti): mantidi, camaleonti di specie diverse (e di dimensioni estremamente ridotte), gechi rari. Ovviamente non ci inoltriamo profondamente nella foresta, si fanno sentieri già battuti, ma è giusto che sia così (non solo per ragioni di sicurezza). Bellissima esperienza che rifarei anche domani.

Uroplatus ebenaui

Lemuri macaco maschi

Dopo una notte agitata (lemuri dispettosi in camera) la mattina dopo veniamo raggiunti dal resto del gruppo. La foresta ha un aspetto completamente diverso, inondata di luce, occhi cuoriosi ci seguono. Le piante di vaniglia sono ovunque, ma non sono fiorite in questo periodo dell’anno. Oltre a un pitone lunghissimo che ci è passato di fianco, a un boa con la pancia piena, ranocchie minuscole, lemuri notturni che dormono con gli occhi spalancati…

Pranziamo tutti insieme di nuovo al nostro resort e poi si sale in piroga… Per quanto l’Andilana sia bellissimo, questi due giorni sono quelli per cui non scorderò mai questo viaggio.

 Settimo giorno e rientro in Italia

L’ultimo giorno di soggiorno ci si riposa in spiaggia, “mora mora” come dicono i malgasci, già presi dalla nostalgia del rientro (previsto la mattina successiva). Sono bianca come quando siamo atterrati, ma chissene dell’abbronzatura quando c’è così tanto da vedere!

L’ultimo tè al tramonto… lo ricordo ancora,  quasi 6 anni dopo, con una gran voglia di tornare a scoprire il resto di questo incredibile Paese.

(P.S. non scordatevi di comprare vaniglia a volontà!)

Se qualcuno è arrivato fino in fondo, mi scuso per la scarsità di foto (ho sempre problemi di connessione). Se siete interessati a vederne di più, ce ne sono alcune nell’album qui sul Gira o nel mio blog.

 

 

 

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